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Il dormiglione, ovvero: Eravamo tutti fascisti (e lo siamo ancora)

razza2Il presidente Gianfranco Fini ha affermato oggi, nel settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali di Mussolini, che sarebbe stata «l’intera società italiana» a non reagire ad esse, compresa «duole dirlo» la Chiesa cattolica; che «l’ideologia fascista da sola non basta a spiegare quest’infamia».
Basterebbe citare l’enciclica Mit brennender Sorge di Pio XI per spiegare che Fini spara cazzate; ma poverino, non è colpa sua, non è che finga di non sapere, lui è effettivamente ignorante, casca dalle nuvole.
Fini, infatti, si è svegliato adesso, dopo un lungo sonno; anche se c’era, dormiva. S’era assopito mentre nonno Almirante gli raccontava la favola di una società totalitaria, che ormai non c’è più, in cui ogni forma di libertà di pensiero, di associazione e di educazione era abolita e un partito unico deteneva il controllo assoluto della propaganda, del sistema scolastico, dell’educazione.
Destatosi improvvisamente dal brutto sogno, per tacitare la propria cattiva coscienza (fascista, ammesso che ne esista una) il Presidente Fini si mette a infangare quella altrui.
Mentre tutti dicono che, proprio grazie alla presenza della Chiesa cattolica, in Italia le leggi razziali ebbero molto meno effetto che in Germania, dove Hitler, in spregio al concordato, aveva fatto chiudere tutte le scuole confessionali, lei no, Presidente, lei va controcorrente e spara nel mucchio: “la società”… “la chiesa”.
Caro Presidente, Mussolini ed Hitler non erano stupidi. Sapevano che se avessero voluto attuare politiche nazionaliste e razziali di quella portata avrebbero dovuto sopire le coscienze e dunque controllare per intero i canali educativi ed imbavagliare in primo luogo le Chiese. Le coscienze erano torpide, è vero; ma è ingenuo credere che la narcosi sia avvenuta spontaneamente: i regimi totalitari si erano appositamente lavorato a pieno ritmo e sistematicamente un’intera generazione di tedeschi ed italiani per raggiungere quell’obiettivo. La Chiesa, con i canali di cui ancora disponeva, faceva quel che poteva.
La società italiana ebbe una reazione debole alla vergogna delle leggi razziali, anche questo è vero, caro Presidente Fini, ma semplicemente perché era quasi per intero una società fascistizzata.
E (a quanto pare) lo è ancora.

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  1. Fabio
    17 dicembre 2008 alle 17:40

    Credo che la sortita di Fini meriti anche una lettura politica,
    Mi sembra che la puntura alla Chiesa sia la manifestazione del suo desiderio di trovare uno strapuntino di visibilità, attraverso una strizzata d’occhio ai laicisti che non si riconoscono nella sinistra.
    In una fase in cui la sinistra in pratica non esiste più (complici anche le inchieste giudiziarie che coinvolgono sempre più spesso amministratori del PD), un’uscita di questo genere potrebbe rappresentare il tentativo di impossessarsi di quella fetta di elettorato radicale che non ama i continui corteggiamenti tra Berlusconi e la Santa Sede e, nello stesso tempo, sta decidendo di lasciare la sinistra,
    Direi che non si tratta di una vera novità. E’ un percorso, quello di Fini, che inizia da lontano e che ha segnato una tappa importante in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, quando l’attuale Presidente della Camera si schierò a favore del voto (e per il SI’ a 3 quesiti su 4), in aperto contrasto con l’invito all’astensione proveniente dal Cardinal Ruini.
    La destra italiana si pone sempre più come una sorta di nuovo arco costituizionale alternativo, in cui Berlusconi funge da unico polarizzatore di istanze anche contrastanti. Tra esse perchè non inserire anche una corrente laicista? Poi, se il prezzo per accaparrare pezzi del consenso abbandonato dalla sinistra moribonda è sparare qualche cazzara storica, chi se ne importa?
    Ciao,
    Fabio

    • 17 dicembre 2008 alle 18:57

      Caro Fabio, mi trovi in completa sintonia. Complimenti per l’analisi. Bravo!
      Ho capito bene? Veltroni ha dato ragione a Fini? Se è così, Fini finge d’essersi appena svegliato e di non saperne nulla, ma Veltroni se la dorme ancora della grossa. Non svegliatelo, poverino, potrebbe farsi male, cadendo dal letto !

  2. 18 dicembre 2008 alle 19:38

    Caro Fabio,
    Evidentemente le cazzate sono come le ciliegie: una tira l’altra. Qui si sono bevuti il cervello. Alla luce di quello che tu scrivi nel tuo commento si può capire l’opportunismo di La Malfa che parla di “polemiche pretestuose” e loda “il coraggio” di Fini e “il cammino che ha compiuto”; ma che pensare di Veltroni che benedice l’analisi di Fini e parla di “verità palmare”? Ti giuro che resto di stucco , di fronte all’ingenuità di un Bachelet, cattolico, PD, che addirittura “si commuove” di fronte alle mostruosità storiche proferite da Fini. Ora si comincia a capire che volevano dire quando promettevano di riscrivere i libri di storia. Vedrai che questa cialtroneria ce la ritroveremo nei libri di testo.
    Vorrà dire che venereremo S. Benito della Provvidenza da Predappio, protettore degli ebrei.
    Stammi bene.
    Giampiero.

  3. 19 dicembre 2008 alle 19:48

    San Benito da Predappio? Bella, mi mancava! La cosa grave è che i “nipotini della LUPA”,attraverso un finto trasformismo e pseudo-rigetto del loro passato,hanno fatto strada SIINO a raggiungere la poltrona della terza carica istituzionale dello stato:vi sembra poco?
    Ma se l’On. Fini,può dire quello che ha detto, ciò è dettato dal fatto,oltre che della sua ignoranza storica in materia, dalla inconsistenza culturale di un cattolicesimo “politico” (quello della tradizione di Moro) che ha consegnato la sua anima ai nipotini di Stalin.Francamente e non per voler difendere l’On.Fini,me ne guarderei,trovo molto più disgustusa quest’ultima perdita d’identita che non il fatto che un figlio della LUPA possa rimanere sempre tale e quale.

    • 20 dicembre 2008 alle 10:29

      Caro Michele,
      È sempre un piacere sentirti. Questa volta sono solo parzialmente d’accordo con te. L’attuale crisi d’identità del pensiero politico del cattolicesimo italiano s’inquadra dentro una più ampia decadenza politica del Paese. Il punto è, per me, che non esiste un cattolicesimo politico di destra, ma solo cattolici che vanno a destra, che condividono una visione strumentale della religione (quale essa sia) come fattore di controllo sociale, conservazione e stabilità. Per questo il cattolicesimo come fonte d’ispirazione di novità rimane la sola matrice cristiana per una dottrina genuinamente politica e popolare e si colloca o al centro o a sinistra. Ora, che Fini possa fare un discorso come quello che ha fatto per il 70.mo delle leggi razziali fasciste è solo un sintomo, lampante, ma solo uno dei tanti, che la politica italiana e soprattutto la società è sempre più spostata a destra. Occorre perciò colpire ogni residuo di cultura di sinistra: quello d’ispirazione comunista è già fuori combattimento. Quello post comunista ha la consistenza di un ectoplasma (Veltroni) o la faccia inquietante del culto della personalità politica di un D’Alema. Solo il cattolicesimo sociale sarebbe in grado ormai di fare un’opposizione popolare. Perciò è lì che colpiscono. Se Veltroni fosse uno davvero interessato alle masse popolari e non quel pupazzone che è, valorizzerebbe i cattolici nel PD invece di volerli rinchiusi nell’area protetta delle questioni cosiddette eticamente sensibili. D’altra parte, se i cattolici di sinistra fossero davvero più formati teologicamente sarebbero anche più laici e rifiuterebbero di farsi confinare nel ruolo della prefica bacchettona…
      Un Santo Natale a te e ai tuoi cari, amico mio.

  4. maik07
    20 dicembre 2008 alle 20:21

    Carissimo Giampiero,
    Innanzitutto ricambio gli auguri di un Santo e sereno Natale e te e famiglia.
    Pur non essendo un politologo, mi sembra che la tua analisi sia sostanzialmente condivisibile con qualche precisazione.
    La destra italiana,ad oggi,non è una destra “moderna” e risente moltissimo della voglia del manganello e dell’olio di ricino.L’uso strumentale della religione da parte della destra è questione annosa. Ad esso,però,si affida chi crede di poter imporre i valori del cattolicesimo “dall’alto”,con una garanzia giuridica,mentre il paese reale va verso altri lidi. Il centro. Se consideriamo che l’UDC è sopravvissuto in parlamento solamente grazie ai voti di San Totò da Raffadali,ciò la dice lunga! Il vero problema è che il paese va a destra perchè rifiuta il massimalismo estremista della sinistra radicale, ma,soprattutto,perchè la divisione politica dei cattolici,tiene in pianta questo sistema bipolare in cui i cattolici sono usati solamente come buon serbatoio di voti. L’incucio tra una parte del cattolicesimo popolare e i comunisti presunti progressisti sta rafforzando enormemente la destra e per l’incapacità di dialogo valoriale nel PD e perchè,a me sembra,che i vari Veltroni,D’Alema ecc.ecc. stiano sostituendo,in toto,i vecchi democristiani di stampo gaviano o limo-cianciminiano. Cioè la cultura della mangiatoia!
    Scusa la semplicità del mio dire,sperando che ciò che ho detto non sia eccessivamente banale.

  5. Fabio
    22 dicembre 2008 alle 17:21

    Cari Giampiero e Michele, provo a dettagliare meglio il mio pensiero.
    Al di là della specificità italiana, nella definizione di “destra liberale” è opportuno ascrivere le concezioni della politica che assegnano allo stato un ruolo minimalista, lasciando ai singoli la libertà di movimento più ampia possibile.
    Sto parlando della teoria dello “stato minimo” (Locke) base ideologica dell’ottimismo liberistico, che confida nelle capacità del capitalismo puro di generare la più ampia sfera di benessere (felicità?) possibile. Nell’ottica liberista di stampo calvinistico la giustizia sociale non è compito dello stato, ma consiste nella corretta distribuzione della ricchezza: hanno di più quelli che sono maggiormente meritevoli; i poveri sono tali a causa del loro scarso impegno nello studio, nel lavoro, nell’impresa. Per i sostenitori di questa impostazione della politica in fondo non c’è motivo per un intervento invasivo dello stato, perché riequlibrando la ricchezza si toglierebbe a chi si è più impegnato per generare ricchezza, a vantaggio di a quelli che hanno fatto e prodotto di meno. Nella prospettiva della “destra” liberale la socialdemocrazia introduce un’elemento di falsificazione dei valori in campo, danneggiando gli strati migliori della società a vantaggio di quelli composti dai meno meritevoli (i fannulloni…). Di più, incentiva stili di vita meno votati alla ricerca del benessere, peggiorando la qualità generale della società.
    L’etica personale a mio avviso, non può essere completamente disgiunta dalla visione più globale che si ha della società e, in particolare, della società politica.
    Mi sembra più coerente con le teorie dello stato minimo la visione “radical” che riconosce al singolo la più ampia sfera di libertà nelle scelte della vita, lasciando allo stato un ruolo di arbitro super partes che garantisce tutti senza mai sposare una visione etica specifica. Ad esempio, quante volte abbiamo sentito dire: “ai cattolici nessuno nega il diritto di non abortire/fecondare artificialmente/ricorrere all’eutanasia”, purchè non impongano agli altri la loro visione… Accettare che all’autodeterminazione dell’individuo debba essere riconosciuta la più ampia sfera di libertà possibile, prescindendo sistematicamente dal merito delle singole questioni, fa a mio avviso il paio con il liberismo nel campo dell’economia. Se l’individuo ha il diritto di perseguire la sua felicità autodeterminando come vivere, come gestire la propria vita sessuale, come morire, perchè non può farlo anche autodeterminando la strada che lo conduce al successo economico perseguendo la massima ricchezza (e viceversa)? Se è vero – come io credo – che questi due aspetti della vita non possono essere separati, questa visione liberista è di “destra” (liberale) o di “sinistra”?
    Tirando le somme: nell’eventualità che la mia impostazione sia corretta: Fini è sostanzialmente di “destra” (liberale). Berlusconi, a casusa del suo collateralismo, è più conservatore e portato a rafforzare il ruolo (o almeno la visibilità) dello Stato centrale, purchè sia lui a rappresentarlo.
    E la sinistra cosa fa? Le ultime battaglie di sinistra sono state per i DICO, per la fecondazione assistita, e per l’eutanasia. Sono temi che toccano il cuore delle classi più disagiate? Sono le riforme che servivano per risollevare il paese?
    Se è vero quello che ho scritto in gran parte la sinistra “radical” finisce per fare da sgabello alla mentalità liberista, riducendosi all’irrilevanza e alla marginalità e lasciando spazi alla “destra” vera di Fini che coerentemente pianta il suo paletto e issa il suo vessillo laicista e borghese, più che nero.

  6. 22 dicembre 2008 alle 19:37

    Ti ringrazio, Fabio, per questa esatta disamina. Tradizionalmente esistono precise e coerenti corrispondenze teoretiche tra le diverse famiglie etiche e le rispettive dottrine dello Stato. Su questo ci troviamo perfettamente d’accordo, come puoi verificare leggendo il post “L’ultima ideologia”, pubblicato qui su TdN all’inizio di dicembre:

    https://terradinessuno.wordpress.com/2008/12/04/lultima-ideologia/

    Bene anche lì dove metti in evidenza che ormai non è più così, almeno in Italia, dove Berlusconi incarna una specie di ossimoro ideologico statalista-individualista condensato nell’immagine dello Stato-azienda.
    Questo sincretismo tra principi di per sé inconciliabili, dici bene ancora, c’è anche nell’estenuazione ideologica della sinistra, che si trova a combattere battaglie non dico “di destra” ma sicuramente non prioritarie per le masse di cui dovrebbe interpretare i bisogni.
    Ma perché escludere Fini e in generale gli ex o post-fascisti da questo marasma ideologico? Storace ha recentemente dato alla luce l’inedita figura del fascio-democratico, cioè di colui che non ritiene essenziale l’antifascismo tra le caratteristiche della democrazia; mentre Fini tenta disperatamente da tempo di salvare capre e cavoli, lo statalismo tradizionale della destra mussoliniana (che non a caso denominava se stessa “sociale”) e l’idiosincrasia per ogni forma di statalismo della destra liberale moderna d’ascendenza anglosassone. Se vuole governare un paese moderno la destra italiana si deve certamente “ripulire”, non può certo presentarsi nei salotti buoni europei in camicia nera ed eia-eia alalà; d’altra parte Fini e Berlusconi sanno bene che l’Italia è un Paese sostanzialmente di destra, ma di un tipo che nulla ha a che vedere con quella moderna e liberale. Così sono costretti, se vogliono governare, a non scontentare nessuno. Un po’ come fece Mussolini quando il fascismo si trasformò da movimento rivoluzionario in regime, rassicurando la borghesia con la sua capacità d’imporre ordine e pace sociale. In quest’ottica Fini arriva a dire che Mussolini fu il più grande statista italiano del secolo scorso e che fino alle leggi razziali il fascismo non fu poi così male, lasciando credere che esse saltarono fuori per un inopinato sbaglio piuttosto che come coerente espressione di un certo impianto ideologico.
    Oggi la partita politica in occidente non si gioca più nel confronto novecentesco tra destra e sinistra, ma nel passaggio da una destra ad un’altra: si tratta di vedere quale tipo di destra interpreta meglio la voglia di benessere delle società opulente. Per questo oggi i programmi sono così uniformi e appiattiti dappertutto. La tragicomica particolarità italiana di oggi è che Berlusconi, Fini, Bossi, la destra in generale trascinano il Paese verso questa destra “moderna” proprio mentre l’ideologia liberale affonda.
    Giampiero.

  7. Fabio
    23 dicembre 2008 alle 10:11

    Probabilmente il sincretismo ideologico di cui parli è conseguenza della mercificazione anche delle ideologie, dipende dalla necessità di conquistare il consenso esclusivamente ricorrendo alle tecniche del marketing (il caso il nostro Premier è più che emblematico).
    Se un politico serio tenta di proporre soluzioni e valori che sarebbero consoni alla sua parte paga il prezzo di essere ignorato da giornali e tg, cioè non esiste.
    Le idee allora diventano prodotti da vendere. Serve ogni volta una novità e bisogna confezionare il “prodotto” inventando sempre un abbinamento inedito… dal neofascismo radical all’individualismo statalista, passando per il liberismo di sinistra. Ciascuno può scegliere dallo scaffale quello che in quel momento gli piace di più… e passare alla cassa per pagare l’acquisto. Al pacco ci pensano loro!
    Buon Natale,
    Fabio

    • 24 dicembre 2008 alle 14:58

      Ricordo di aver letto, ai tempi dei miei studi universitari, un articolo di Sturzo in cui veniva criticato a fondo il concetto di “sociale” alla luce del concetto di “politico”. Non saprei più indicare la fonte con esattezza ma ricordo che la tesi sturziana era paradossale: il sociale e il politico autentico perseguono fini contrastanti e devono pertanto rimanere in una vicendevole posizione dialettica. Quando il “politico” a caccia di consenso si adegua al “sociale”, vi si appiattisce, perdendo la sua specifica funzione propulsiva. Mi pare che tu, Fabio, descriva una situazione di questo tipo.
      Allora la modernità di questa lezione di Sturzo balza da questa sua intatta capacità di lettura del presente.

  8. 2 aprile 2009 alle 21:20

    “Quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni”
    (G. Fini commenta la sentenza di abrogazione della Corte Costituzionale di alcune parti della legge procreatica 40/2004).

    Dal che deduciamo ben tre definizioni di laicità dello Statista Fini:
    1. Atteggiarsi ad anticlericali per rimanere autenticamente fascisti;
    2. Orgogliosa ostentazione di stupidità finalizzata al mantenimento del potere;
    3. Faccia tosta che mentre consente al suo possessore di accusare di clericalismo una legge che ha votato e la coalizione cui appartiene, al tempo stesso non gli impedisce di essere fondatore del partito più papalino mai esistito nella storia della Repubblica.

    (Scegliete la vostra a piacere).

  9. 24 aprile 2010 alle 18:25

    Risvegli

    Ecco che ci risiamo. Di quando in quando Fini cade in catalessi ed al risveglio si accorge che, mentre era in letargo, il mondo è tranquillamente andato avanti senza di lui.
    La feroce resa dei conti di questi giorni con Berlusconi è una ricaduta di Fini nella sua narcolessia. Il presidente della Camera accusa Berlusconi di essere una marionetta nelle mani di Bossi e di avere per questo disatteso programmi di riforma dello Stato e degl’ideali (!) del Popolo della Libertà, in forza dei quali Fini si era degnato di accettare la terza carica dello Stato. Solo ora si accorge che Berlusconi è un padrone che non ammette nessun comprimario e non muove foglia per cui non abbia un diretto tornaconto personale? Oggi il cofondatore del PdL denuncia le gravissime violazioni della dignità umana operate da amministrazioni leghiste: ma quando firmava la più disumana delle leggi italiane, che vede il suo nome accanto a quello di Bossi, che faceva Fini, dormiva?
    Invece di ammettere l’errore di aver dato per convinzione, convenienza o stupidità, il proprio consenso al progetto politico fascistissimo che, mentre lui ronfava, ha partorito i mostri che si portava dentro, accusa gli altri di averlo costretto ad essere quello che non è; o meglio, di non avergli impedito di essere quello che è.

  10. 26 aprile 2010 alle 12:42

    Mi sono sbagliato. Fini non si è affatto svegliato, sta ancora dormendo.
    Durante l’intervista rilasciata ieri a “In Mezz’ora” di Lucia Annunziata, Gianfranco Fini aveva la faccia di chi crede nei sogni. Ha detto sostanzialmente tre cose: a) che non vuole mettere in discussione la leadership di Berlusconi e non uscirà dalla maggioranza; b) che intende discutere democraticamente i contenuti e le modalità di attuazione di ogni singolo elemento della riforma istituzionale, dalla magistratura al federalismo; c) che Berlusconi e Bossi glielo lasceranno fare perché lui non si dimetterà mai dalla carica di Presidente della Camera e perché le elezioni anticipate sono da irresponsabili, e farebbero sprofondare anche l’Italia nella sindrome di Atene.

    Appunto, sogna. Chi glielo ha detto che Bossi e Berlusconi sono personaggi responsabili? Se lo sarà sognato. E tutti questi spazi di democrazia interna nella maggioranza dove sono?
    Silenzio, Bersani, lascialo in pace. Tanto, a che ti servirebbero nuove elezioni?

  11. 14 agosto 2010 alle 0:15

    Gaffe di Feltri
    La bionda vista in spiaggia con Fini non è la Tulliani

    – Elisabè, ma tu, veramente, chi sei?

  12. 23 agosto 2010 alle 11:06

    Ormai!?

    La narcolessia dell’ex-post-fascista dev’essere contagiosa.
    Come Fini, a proposito delle leggi razziali fasciste, anche Bocchino s’addormenta sul più bello e al risveglio scopre improvvisamente che il suo passato politico è impresentabile. Quindi s’inventa una storia, accaduta approfittando del suo letargo, che spieghi che le responsabilità sono sempre e comunque di altri: «Ormai il Pdl si è ridotto a diktat e killeraggio».
    Come, “ormai”, Bocchino!? Quando mai, semmai, il Pdl è stato qualcosa di diverso da un partito autoritario?
    Sacrificano l’onestà intellettuale per salvare il fantasma della propria intelligenza. Offendendo la nostra.

    • 23 agosto 2010 alle 11:28

      Gli inquietanti elogi dell’Economist per Fini

      Da tempo circolano voci su presunte affinità elettive tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e la massoneria.
      Qualcuno parla già di un Fini in grembiule.
      I più maligni hanno addirittura intravisto un richiamo subliminale nel nome scelto per i nuovi gruppi parlamentari “Futuro e Libertà”. Troppo simile a “Giustizia e Libertà”, la celebre loggia coperta di piazza del Gesù, destinata a riunire i fratelli più in vista, e che in passato aveva accolto anche l’ex presidente del Senato e senatore a vita Cesare Merzagora, i generali Giuseppe Aloja e Giovanni De Lorenzo, e perfino il ras fascista Giulio Caradonna.
      Pare che anche Cuccia, Carli e altre eminenti figure della finanza illuminata abbiano fatto parte della loggia che poi confluì nel Grande Oriente (1973), obbedienza ufficialmente riconosciuta dalla Grande Loggia Unita d’Inghilterra.
      Né è passato inosservato il fatto che Fini, nel febbraio del 1995, abbia scelto proprio Londra, e non a caso la Chatam House – vero e proprio santuario massonico dei poteri fortissimi –, per celebrare il proprio autodafé laico, rinnegando le ingombranti origini fasciste e scaricando Benito Mussolini tra i detriti della Storia.
      Ragionavo su queste circostanze, quando lo scorso 5 agosto ho letto un interessante editoriale dell’Economist intitolato “Signor Fini, where do you stand by?”.
      In quell’articolo il Presidente di Montecitorio veniva presentato come «the most able», il più abile dei politici italiani attualmente sulla scena pubblica, un vero «liberal» e, soprattutto, «the most keen to limit the Catholic church’s influence over Italians’ lives». Sì, proprio così, il più determinato a limitare il potere di influenza della Chiesa cattolica sulla vita degli italiani.
      Beh, è davvero singolare che proprio l’Economist – prestigiosissimo foglio influenzato dalla massoneria britannica e da Chatham House – si sia sbilanciato in questo modo a favore di Fini.
      Le evidenti influenze di loggia sull’Economist, peraltro, sono tali da aver costretto persino un moderato come Pier Ferdinando Casini a denunciare una «manina» della massoneria internazionale dietro gli attacchi violenti condotti contro il Vaticano e la Santa Sede proprio dal quotidiano di St. James’s Street.
      Singolare anche che molte delle analisi critiche sulla situazione italiana denunciate da Fini, a partire dalla debolezza culturale della politica («weaknesses in the political culture»), fino alla necessità di limitare l’ingerenza della Chiesa («separation of church and State») corrispondano esattamente alle analisi fatte dall’Economist nel 2007, quando nel formulare l’index of democracy ha declassato l’Italia tra le democrazie di serie B, definendola «flawed democracy», insieme a Paesi del Sudamerica e dell’Est Europa.
      Anche le posizioni finiane sulla fecondazione artificiale – business attorno al quale, in Gran Bretagna, ruota una girandola di milioni – coincidono esattamente con quelle dell’Economist. Frasi come «le leggi si devono fare senza il condizionamento dei precetti di tipo religioso» (pronunciata da Fini all’incontro con gli studenti di Monopoli del 18 maggio 2009), o «la laicità delle istituzioni significa affermazione chiara del confine che deve separare la sfera privata rispetto a quella religiosa» (discorso al Congresso di AN del 23 marzo 2009), o ancora «la differenza non è tra laici e cattolici, ma tra laici e clericali» (Festa del PD di Genova, 26 agosto 2009), sembrano tratte da un editoriale di John Micklethwait.
      Il percorso della conversione laica ed illuminista del Presidente della Camera sembra non tralasciare nessuna delle priorità iscritte nell’agenda politically correct tanto cara alle lobby massoniche.
      Coincidenza anche il fatto che l’accusa lanciata a freddo da Fini, nel dicembre 2008, contro i presunti silenzi della Chiesa cattolica nei confronti delle leggi razziali del 1938, abbia rappresentato un altro dei cavalli di battaglia anticattolici dell’Economist.
      Se Fini avesse studiato, però, avrebbe saputo che Pio XI è stata la sola personalità pubblica del suo tempo a opporsi apertamente a Mussolini per la sua politica antisemita, arrivando a definire pubblicamente, il 15 luglio 1938, quella politica una «vera apostasia» del cristianesimo. Così come il 21 luglio dello stesso anno, ricevendo in udienza gli assistenti ecclesiastici di Azione Cattolica, il Santo Padre ricordò che «cattolico vuol dire universale, non razzistico, nazionalistico, separatistico», e che le ideologie antisemite finiscono «con non essere neppure umane». Nella storia sono rimaste impresse pure le parole di Pio XI rivolte, il 28 luglio 1938, agli alunni di Propaganda Fide: «Il genere umano non è che una sola e universale razza di uomini. Non c’è posto per delle razze speciali (…) La dignità umana consiste nel costituire una sola e grande famiglia, il genere umano, la razza umana». Fini avrebbe dovuto anche sapere che in quegli anni vigeva in Italia un potere dittatoriale che non consentì, attraverso l’uso della censura, la pubblicazione di una serie di articoli di Civiltà Cattolica contro la deriva razzista dell’antisemitismo.
      Tornando all’attualità, anche l’ultima boutade goliardica dell’Economist sulla ridefinizione dei confini d’Europa non pare sia stata esattamente compresa nella sua reale portata. Com’è noto, nel recente articolo intitolato “Redrawing the Map” (ridisegnando la cartina), si nota che l’Italia risulta divisa in due all’altezza di Roma, che viene accorpata al sud ed alle isole, per formare una nuova nazione dal nome poco elegante di Bordello. Si è parlato di odioso antimeridionalismo, di volgare disprezzo per il Sud del nostro Paese, di becero leghismo in salsa anglosassone.
      In realtà, però, per gli esperti di cose d’Oltremanica è stato subito chiaro che l’attacco dell’Economist non riguardasse tanto il Mezzogiorno d’Italia (che la massoneria inglese ha peraltro contribuito a “liberare” dai Borboni), o il potere romanocentrico. Il vero obiettivo era lo Stato Città del Vaticano, quella aborrita Santa Sede, considerata la pestifera sentina di tutti i mali d’Italia. E’ proprio lì, nella Babilonia luterana che non è stata purificata dalla Riforma, che per i soloni dell’Economist si insedia il maggiore ostacolo ad una completa evoluzione illuministica e liberale del nostro Paese.
      Basti pensare che lo stesso giorno in cui è stato pubblicato l’elogio di Fini, lo scorso 5 agosto, l’Economist ha dato spazio ad un ennesimo articolo al vetriolo contro la Chiesa cattolica, dal titolo “The Void within”, il vuoto all’interno, denunciando uno stato di «quasi teocracy», un inspiegabile «attaccamento atavico» alle gerarchie vaticane, e arrivando ad evidenziare la differenza tra “cattolicesimo” e “cattolicismo”; per concludere con una riflessione filosofica: «l’Illuminismo europeo può aver posto fine a quella sorta di formale teocrazia nella quale i papi guidavano gli eserciti e i re governavano per diritto divino, ma per un’intricata combinazione di circostanze l’autorità della Chiesa e quella dello Stato, in Europa, sono rimaste intrecciate».
      Quando ho letto le lodi sperticate dell’Economist a Gianfranco Fini, considerato il più abile e deciso politico italiano, capace di contrastare lo strapotere vaticano e la nefasta influenza della Chiesa cattolica nella vita degli italiani, mi sono fatto qualche idea in più sulla svolta politico-esistenziale del Presidente della Camera.
      Dalle parti di Chatham House non amano sprecare parole.
      Lì, davvero, nulla è casuale.

  13. 23 agosto 2010 alle 14:09

    «Fini, where do you stand by?» lo possiamo tradurre: «Da che parte stai?». Ma forse è più calzante nel senso, anche se non nella lettera: «Fini, ci fai o ci sei?».

  14. 2 settembre 2010 alle 19:01

    Che fini hanno fatto le ideologie

    -Contro di noi le squadracce fasciste di quei bolscevichi del PdL

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