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Taglio basso. Eluana e gli altri

terri schiavo

Finalmente libera dalle costrizioni terrene

Mi è recentemente capitato di leggere, sul giornale cittadino, un “taglio basso”, a firma di Bruno Vespa, dedicato al caso di Eluana Englaro, la donna da sedici anni in stato vegetativo permanente, sul quale di recente la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza storica, in Italia. I giudici di terzo grado, infatti, hanno dato torto a chi aveva impugnato una precedente sentenza, emessa in sede d’Appello, che dichiarava legittima la richiesta di Beppino Englaro di sospendere l’alimentazione forzata alla figlia Eluana. L’Englaro sarebbe riuscito a dimostrare, infatti, l’esistenza di una “volontà” della figlia, da lei espressa oralmente e da lui stesso raccolta, insieme ad altri testimoni, dalla quale risulta che Eluana non avrebbe dato il proprio consenso alla prosecuzione di tali trattamenti.
Ciò che più colpisce nell’articolo di Vespa è l’approccio di basso profilo dato alla problematica, tutta ridotta a un pro o contro il testamento biologico:
«Per il centrodestra e alcuni cattolici del Pd il testamento biologico può autorizzare il distacco delle macchine e la cessazione di ogni cura, ma non la sospensione del trattamento alimentare che viene considerato naturale e non terapeutico. Per il centrosinistra e alcuni laici del PdL anche l’alimentazione somministrata attraverso un sondino è una terapia come tutte le altre: si avrebbe quindi il diritto di farla cessare quando si vuole»
A parte le numerose inesattezze dell’articolo e la rappresentazione troppo schematica degli schieramenti, Vespa sembra credere sia più comprensibile (o rassicurante) per il pubblico che il conflitto di doveri si presenti piuttosto come un conflitto tra poteri dello Stato, tra magistratura e Parlamento. Le contrapposte ispirazioni etiche si trasformano immediatamente in drammatiche spaccature di partito, più o meno trasversali. Personificato in entità mitologiche, il dibattito è così sceneggiato in una sorta di riduzione teatrale parlamentare. Non si capisce bene se al grande giornalista sfugga la reale portata filosofica, politica, etica, antropologica della formidabile questione o se essa debba essere intenzionalmente manipolata per presentarla nella maniera adatta ad un pubblico ritenuto pigro e fifone. Per concludere, quello innescato dalla Cassazione è «un bel pasticcio». Davvero illuminante.

Si possono capire, anche se non giustificare, le superficialità del giornalista stretto tra le necessità di non allarmare i lettori né dispiacere i suoi referenti di partito né apparire troppo sfacciatamente di parte. Ma che dire delle dichiarazioni di politici, intellettuali, ecclesiastici?
Ho qui davanti una qualsiasi rassegna stampa sul caso:
– La Consulta di bioetica del centro Politeia parla di vittoria dello Stato di diritto e affermazione della democrazia e dell’autonomia individuale.
Esultanza fuori luogo, laddove vi sono persone che soffrono.
– Il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e il presidente dell’UdC, Rocco Buttiglione, tracciano, chissà perché, un’analogia tra il caso Englaro e la pena di morte. Anche chi è condannato a morte per un crimine commesso, ragiona quest’ultimo, può subire un profondo cambiamento morale così da non meritare più la pena capitale. A piu forte ragione, dunque, conclude il filosofo-politico dell’UdC, trattandosi di un’innocente, dopo tanti anni dovrà concedersi ad Eluana, anche se non può esprimersi, il beneficio del dubbio di un suo ipotetico cambiamento d’idee, che avrebbe potuto portarla, oggi, a chiedere l’alimentazione forzata.
L’argomento è, forse, fin troppo audace e un po’ incauto, date le presumibili intenzioni di Buttiglione. Infatti la possibilità di cambiare idea è un tratto tipico della persona; se questa possibilità manca, ciò potrebbe far pensare che la persona abbia già cessato di sussistere.
– L’ex Ministro della Sanità, Francesco Storace, sembra il più confuso di tutti. Egli infatti vuole che il diritto all’alimentazione sia stabilito per decreto.
Gli sfuggono, pertanto, alcuni piccoli particolari: ciò che è in discussione è proprio cosa debba intendersi per alimentazione, se l’alimentazione sia un dovere (del medico) o un diritto (dell’ammalato) e, in tal caso, infine, se questo diritto sia, o no, rinunciabile. Ma quello che è più sconcertante è che un ex ministro, pur autobattezzatosi demofascista, ritenga possibile sancire un diritto per decreto.
– Il presidente della CEI, Bagnasco, dal canto suo, mette bene in chiaro cosa dovrà essere il “testamento biologico”, e la propria corretta lettura del dettato costituzionale: in quanto cura, e non terapia, non può esservi, per definizione, accanimento terapeutico nell’alimentazione forzata, che dunque non potrà essere rifiutata. Per definizione. E per testamento.
Non è dato sapere, d’altronde, per quali ragioni si dice che le cure siano sempre obbligatorie e cosa esattamente impedisca di applicare al caso di Eluana la sentenza di Pio XII secondo la quale una perdita della coscienza, stimata permanente, permettebbe al medico di lasciare che la natura faccia il suo corso. In altre parole: cosa esattamente distingue la situazione esistenziale di Eluana da quella di una persona dalla quale sia moralmente lecito espiantare degli organi per la donazione? Proprio questo, che è il nocciolo della questione, non viene esplicitato.
Solo dalle suore della clinica “Beato L. Talamoni” di Lecco, che attualmente si prendono cura di Eluana, sembra venire una dichiarazione all’altezza della solennità del caso: «Se c’è chi la considera morta, lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva. Non chiediamo nulla in cambio se non il silenzio e la libertà di amare e donarci a chi è debole, piccolo e povero».
Nessuno però, che mi risulti, afferma che Eluana è morta. Tutta la questione ruota piuttosto attorno al dubbio che Eluana sia viva. Il punto sta allora nel prendere in considerazione le giuste obbligazioni morali e giuridiche a cui l’incertezza delle condizioni esistenziali di Eluana vincolano l’intera collettività.

Insomma, come già per Terri Schiavo, la superficialità e il chiasso mediatico, con cui tutta questa vicenda è stata affrontata, vanno di pari passo. Ma a chi serve una questione così complessa confezionata con un taglio (così) basso?
Vi sarebbero attualmente dai duemilacinquecento a quattromila pazienti nelle medesime condizioni della Englaro. Credo che queste cifre siano uno degli aspetti maggiormente tenuti presenti da chi ritiene questa sentenza della Cassazione un tragico errore, il lasciapassare per l’uccisione di un’innocente o la cruna dell’ago da cui, d’ora in poi, transiterà qualsiasi cammello. E’ così certamente per il presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, il quale parla di un «primo passo verso l’eutanasia». Intanto prendiamo atto che per il Cardinal Bagnasco questo caso che vede Eluana protagonista non è un caso di eutanasia. In questa diatriba sulla testa di Eluana per il testamento biologico, non è in ballo, alla fine, molto più che il solito argomento della “china scivolosa”. Cade opportuno allora domandarsi se il rischio di perdere migliaia di vite, ma solo in via ipotetica ed eventuale, abbia più peso di una sola persona, ma reale, e del suo diritto certo ad una morte dignitosa.
Il lato curioso della faccenda sta nel fatto che rimanendo sul piano “alto” dell’argomentazione strettamente religiosa si dovrebbe giungere a «lasciar andare in pace» la povera Eluana, in quanto l’esistenza personale, in senso teologico, coincide col disporre di sé nell’autoaffidamento al Padre («Nelle tue mani affido il mio spirito»). Mi piace citare qui una riflessione del Card. Martini, pubblicata di recente in Conversazioni notturne a Gerusalemme: «Un concetto teologico mi è stato d’aiuto nel mio travaglio: senza la morte non saremmo in grado di dedicarci totalmente a Dio. Terremmo aperte delle vie d’uscita, non sarebbe vera dedizione. Nella morte, invece, siamo costretti a riporre la nostra speranza in Dio e a credere in lui. Nella morte spero di riuscire a dire questo sì a Dio». Quali gravissime ragioni sono in grado di giustificare un rinvio a tempo indeterminato del momento in cui anche Eluana potrebbe dire il suo sì a Dio?
Quello della china scivolosa, invece, è un argomento “basso”, poco convincente sul piano intellettuale e, soprattutto, di stampo consequenzialista. Ciò nondimeno un certo pensiero deontologico e tuziorista, come quello di Ruini e Bagnasco, dopo aver strappato l’argomento del piano inclinato all’armamentario dialettico della teoria etica avversaria, se n’è appropriato, illudendosi di farne il bastione della moralità sulla linea del Piave della difesa della vita.
Più che per un desiderio di verità e giustizia, per un diffuso bisogno di rassicurazione e di certezze.

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  1. 26 marzo 2009 alle 17:00

    Perché fare un testamento biologico se hanno già deciso tutto loro in vece mia?
    Che senso ha?
    Sono molto preoccupato per un futuro che in italia si rivela sempre più illiberale, soprattutto per quanto riguarda le scelte individuali. Sembra di stare nell’ex Unione Sovietica. Li erano i religiosi ad essere perseguitati, qui i non credenti.
    Non si può mettere ai voti un fatto di natura morale, che oltretutto conivolge la sfera individuale.
    Quando esiste la libertà, é per tutti, credenti e non credenti. A nessuno sarebbe stato rifiutato un trattamento sanitario, se non espressamente richiesto. In questo caso invece viene imposto con la forza, anche se la persona vorrebbe disporre diversamente.
    Questo fatto apre la strada a un sentimento nuovo da parte mia. L’odio per l’istituzione cattolica e per tutti coloro che intendono imporre le loro concezioni morali anche a me che non le condivido. Credo di averne tutte le ragioni.

    • 26 marzo 2009 alle 18:34

      @Luloca
      I sentimenti di odio non le fanno onore, ma soprattutto spostano il problema sul piano emotivo e ne rendono più difficile l’analisi sul piano appropriato, che è quello etico e politico.
      Sul piano etico: la colpa di questa situazione non è solo dei cattolici ma anche dei laici perché invece di affrontare la discussione sul piano filosofico, cercando così alleati anche tra i cattolici, hanno preferito semplificare il dibattito trasformandolo in una battaglia culturale di contrapposizione di matrici ideologiche.
      Sul piano politico: ma perché la legge sul testamento biologico non l’hanno fatta le sinistre con i cattolici, quando ciò era possibile, cioè nella legislatura precedente? Non è che, lo dico così, per caso, c’entra anche qui la volontà massimalista del tutto-o-niente che ha paralizzato il governo di centro sinistra anche sulla riforma elettorale o sul conflitto d’interesse?
      Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

  2. Sebastian
    26 marzo 2009 alle 17:27

    Ma poi a quanto pare questa forma di testamento b. non è più vincolante per i medici (casta intoccabile), per cui la volontà preventivamente espressa assume un valore pari a zero.

  3. 26 marzo 2009 alle 19:53

    L’odio non fa onore a nessuno, ma é quello che provo. Questo é un dato di fatto, che nasconderlo sarebbe ipocrisia pura. Un odio provato e alimentato da questo stato di cose, che ritengo contribuirà ad estremizzare ogni posizione contro la chiesa.
    Sulla politica italiana degli ultimi decenni stenderei un velo pietoso. Non parlerei neanche di politica, perché non ne ha alcuna caratteristica.
    Napoleone diceva che Parigi val bene una messa, e D’Alema quando é diventato premier, la prima cosa che ha fatto é stato di far battezzare suo figlio. Il papa entra a parlare persino in parlamento, e il simbolo del potere cattolico, persino a scuola, sta in una posizione più alta rispetto a quella del presidente della repubblica.
    Il papa un tempo incoronava i sovrani, e a quanto pare quei tempi non sono mai finiti. L’illusione di una società emancipata dai dogmi della religione, é appunto solo un’illusione. Il cattolicesimo, e il suo potere corruttivo della libertà individuale, sta in ogni dove, in quasi tutti gli schieramenti. Ma ciò che considero grave é che non si tratta di un cattolicesimo inteso come religione, ma come ideologia, al pari del comunismo o del nazismo. Una forma di ideologia ottusa, effimera, illogica e cattiva. In tutto questo ritengo che le prime vittime siate voi: ovvero le persone che professano genuinamente un credo religioso, lontani da questo ciarpame immondo fatto di scambi di voto e di corsa al potere.

  4. 26 marzo 2009 alle 20:13

    Chi agisce in spregio alla libertà e alle scelte altrui, imponendo di fatto la sua visione morale, anche a chi non la condivide, il minimo é che sia odiato e detestato profondamente. Sarebbe paradossale si aspettassero il contrario.
    Calpestare gli altri, e soprattutto le minoranze, é tipico delle ideologie estremiste del secolo scorso, e in questi episodi vedo molte analogie.
    Considerare la propria morale “superiore”, tanto da sentirsi in diritto di imporla agli altri, é qualcosa di molto molto pericoloso, che getta delle ombre sinistre sul futuro.

    • 27 marzo 2009 alle 11:14

      Caro Luloca,
      Non mi permetto di entrare nella sfera dei sentimenti personali, anzi per essere esatti neppure voglio.
      Né intendevo contestare che la mia comunità possa meritarsi l’odio di qualcuno. Volevo solo dire che l’odio è un sentimento che lei, come nessuno al mondo, non meriterebbe d’essere costretto a provare.
      Poi, ma solo assai secondariamente, aggiungo che nelle traversie politiche del testamento biologico i laici e la sinistra hanno dimostrato una volta di più di conoscere e capire il Paese, in questo passaggio storico, molto meno dei propri avversari politici.
      Le vorrebbe uno Stato italiano senza Chiesa. Io vorrei una Chiesa senza potere.
      Sono una “vittima” come lei dice? Non credo di averne la vocazione. Preferisco pensarmi come un osservatore, uno che vive ad occhi aperti, un testimone.

  5. 26 marzo 2009 alle 22:40

    Con tre link segnalo le ragioni per cui a mio avviso la discussione sul TB non può più stare qui e a mio avviso può continuare sul “Estraniamento”.

    http://cgwmonitor.temilavoro.it/?p=173 per l’aspetto tecnico, molto sommario ma può bastare

    http://www.facebook.com/notes.php?ref=sb#/note.php?note_id=63643795492 per l’aspetto politico, un poco lungo in verità.

    https://terradinessuno.wordpress.com/2009/02/27/sullestraneamento-della-chiesa-dalla-societa-contemporanea/#comment-4726 per uno sfogo etico-politico-teologico-viscerale.

  6. 26 marzo 2009 alle 22:41

    Troppi link nel precedente post!

  7. 27 marzo 2009 alle 16:07

    La comunità alla quale appartiene, in Italia ha carattere di istituzione e le sue relazioni con lo stato e con la politica sono quotidiane.
    Non vorrei essere frainteso, in precedenza, ho parlato di chiesa come istituzione. E’ quella che non sopporto e che vorrei sparisse di colpo.
    In uno stato laico nessuno dovrebbe imporre la propria morale a tutti. Se ciò avviene é solo perché si sono persi di vista contenuti come verità e libertà, o forse semplicemente non ci sono mai stati.
    La democrazia non é mai stata il governo della maggioranza. Anche le peggiori dittature sono state sostenute dalla maggioranza. La democrazia é un luogo dove tutti hanno voce, ma dove nessuno é autorizzato ad alzarla.
    La democrazia é un luogo dove ogni persona dovrebbe sentirsi a casa sua, per quanto rappresentante di una esigua minoranza.
    Una legge sul testamento biologico, fatta in questo modo, non soddisfa nessuno, ed é solo un modo per impedire l’esercizio della libertà individuale, trasformando la legge in un vincolo di tipo confessionale: un dogma al quale vengono obbligati all’obbedienza anche coloro che non professano alcuna fede.
    In Italia, le leggi ed i referendum, che al contrario sono stati promossi da aree laiche, non presuppongono mai che debbano uniformarsi anche i credenti. Si tratta sempre e solo di tutele di quelle che sono delle libertà individuali dettate dalle proprie convinzioni etiche e morali. In altri termini, si difendono le libertà di tutti, anche le vostre di non avvalervi della possibilità del divorzio o dell’aborto.
    Promuovere leggi che violano le libertà individuali ed impediscono di professare le proprie convinzioni etiche e morali, non fa parte della democrazia. Siamo in un altro campo!

  8. 18 giugno 2011 alle 17:08

    Cara Terra di Nessuno,
    riguardo al momento il post su Eluana e ‘gli altri’, l’accanimento di alcuni ultimi commenti e le proteste. mi colpisce la scelta grafica di copertina Terri Schiavo, tutta forme conturbanti, quasi una recuperata bellezza nell’ultimo approccio alla vita. ecco quale bellezza.. se io sono bella davvero anche oggi nella sofferenza. è il dramma peggiore di una società che non si sa soffermare sul male e accoglierlo in ogni sfumatura di dramma, c è un attesa di soluzioni che sembrano possibili solo nello sdradicamento finale della vita contro ogni senso di attesa e di speranza anche quella semplice di una presenza che ci rende memoria della verità, la relatività del tempo su di noi. la non discostanza del bene e degli affetti presenti e possibili, perchè vivi e presenti ancora noi.. protagonisti
    Grazie
    Giulia

  9. Rosa
    18 giugno 2011 alle 18:51

    Sono mille volte contraria all’accanimento terapeutico. Per quello che è la mia visione della vita, nessuno dovrebbe mai interferire con la libertà dell’individuo. la mia libertà non finisce dove inizia la libertà dell’altro, ma dipende dal fatto che ci sia libertà per tutti. Chiunque dovrebbe avere la libertà di decidere della propria vita. Comunque, ciò che conta è sempre lo stato vitale di questo istante.

    • 18 giugno 2011 alle 20:55

      Nessuno è per l’accanimento terapeutico. La polemica verte su altro, ed è proprio una questione di limite: quali trattamenti, in concreto, sono da considerare accanimento?
      Chi è contrario all’accanimento “mille volte”, fino a che punto è disposto a spingersi, quell’unica volta che serva in pratica? Fino a consentire la somministrazione di antidolorifici, ancorché tossici? Fino a sospendere qualsiasi trattamento, anche quelli non “sproporzionati”? Fino a fornire o somministrare direttamente sostanze letali?
      Lo “stato vitale”, infine, non è criterio che rientri tra i numerosi stabiliti dal protocollo di Harvard. Ma quand’anche fosse misurabile, sarebbe comunque inapplicabile in molti casi in cui il soggetto titolato a stabilire l’intensità del proprio stato vitale è impossibilitato a farlo, ad esempio perché non cosciente, o perché non competente, ad esempio minorenne.

      • 19 giugno 2011 alle 8:06

        Mai dimenticare the old adage: medici vecchi e barbieri giovani!
        Cure approssimative, eccessivo tecnicismo, AZIENDE Ospedaliere e produttività, diffidenza di pazienti nei confronti di medici, multinazionali di farmaci e vaccini….
        Meditate, gente, meditate…

      • Rosa
        19 giugno 2011 alle 10:56

        Per “stato vitale” intendo la condizione dello spirito che si ha quando arriva la morte. Anche come si muore è importante e decisivo per la perpetuazione del karma. Perchè un minorenne non dovrebbe essere libero di decidere della propria vita? basta che sia un essere umano.
        La persona che mi è più cara al mondo è morta dopo tre mesi di coma profondo, a seguito di un ictus cerebrale. Forse Seb sa che cos’è la rianimazione. Io la considero l’anticamera del paradiso. Per tre mesi l’ho frequentata giornalmente. Ho detto addio alla persona che amavo in molti modi. Nell’ultimo mese, due volte i medici l’hanno
        ririportata “tra i vivi” risolvendo due complicanze cardiorespiratorie. Ero furiosa. Negli ultimi quindici giorni ho pregato tutti quanti di togliere la spina che la teneva ancora “in vita”. Sapete, dopo mesi di coma si cominciano a formare molte piaghe, soprattutto sulla testa, sui talloni, sulle natiche. Il corpo gonfia per il cattivo drenaggio, comincia un ristagno ai polmoni….
        I medici non potevano fare nulla per me, anche se le condizioni erano assoluatemte disperate già dal primo giorno. Fortunatamente, una notte, se n’è definitivamente andata.
        Ho già detto molte volte che non credo nel bene e nel male in senso assoluto, ma solo relativo. Se esiste un testamento biologico è necessario rispettarlo. Se non esiste, si facciano semplicemente delle norme che indicano il tempo massimo di assistenza terapeutica che secondo me non dovrebbe essere troppo lunga e non deve certo tenere conto più degli interessi economici delle aziende salitarie, che intascano un mare di soldi (circa mille euro al giorno ?) per ogni paziente in rianimazione.
        Per quanto, come diceva Nichiren Daishonin, un Budda morto vale meno di un cane, anche un cane morto ha diritto ad altre occasioni nella vita….

      • Rosa
        19 giugno 2011 alle 10:59

        Negli anni ’90 costava circa due milioni e mezzo al giorno. Ora, non so.

    • 19 giugno 2011 alle 12:21

      Contro ogni protocollo, per cercare un senso, contro ogni menzogna, perchè la vita si vive fino in fondo. e nonostante ogni insensato inaccettabile limite. Contro ogni pietosa mano, che uccide, non restituisce verità, ma la nega. Io sono adesso anche quando non so più chi sono.

      • 19 giugno 2011 alle 12:53

        eh certo…

  10. 19 giugno 2011 alle 11:31

    Metterei da parte la questione costi delle unità di terapia intensiva. Sono costi esorbitanti e pochi utili. Vedi sistema di classificazione dei pazienti dimessi dagli ospedali ecc… applicato in Italia ecc… DRG. Infatti le cliniche private non ne vogliono sapere di organizzarsi in tal senso. Quando le questioni gli si complicano inviano i pazienti negli ospedali pubblici che sono forniti di unità di rianimazione. Si spera lo facciano in tempo!

    Staccare la spina per diminuire i costi delle unità rianimatorie in questione è comprensibilmente improponibile in Itaia. Siamo fuori da un etica ampiamente condivisibile e, situazione culturalmente lontana da noi. Bensì, si può e si deve discutere il rispetto della scelta individuale in caso di condizione di salute estrema. Ognuno scelga per se. Purtroppo le cose stanno come stanno, e lo sappiamo tutti. Una certa area parlamentare si oppone in tal senso, alimentata da una morale che di laica ha ben poco.

  11. 19 giugno 2011 alle 12:11

    A proposito! Avete sentito la storia di Scapagnini? Interessante…

    • 19 giugno 2011 alle 13:58

      Avrà preso lucciole per lanterne, ubriaco com’era: folgorato sulla via di Arcore.

  12. 19 giugno 2011 alle 13:33

    “Gli infermi (come dicemmo) trattano con gran carità, non tralasciando cosa alcuna cerca le medicine e il governo del vivere, che vaglia a rendere a quelli la sanità. S’alcuno è incurabile, tenendoli compagnia, parlando con lui e servendolo, allegeriscono la sua calamità. Ma se l’infermità è incurabile e di perpetuo dolore, i sacerdoti e il magistrato lo confortano che, essendo già inetto agli ufFicii de la vita e molesto agli altri e greve a sé stesso, che non voglia sopravivere a la propia morte e nodrire seco la pestifera infermità, e che, essendogli la vita un tormento, non dubiti di morire; anzi, ch’avendo buona speranza che sarà libero da tale acerba vita, uccida sé stesso o si lasci dagli altri uccidere; e che farà opera da prudente, quando che le calamità saranno da lui lasciate morendo, non i commodi; oltre che, seguendo il consiglio dei sacerdoti interpreti dei dèi, farà opera santa e pia. Chi sono a questo persuasi, overo con astinenza finiscono la vita, overo dormendo sono uccisi. Ma non ne fanno morire alcuno contra sua voglia, né mancano di servirlo ne l’infermità, parendo loro che questa sia onorata impresa. Ma s’alcuno s’uccide senza il consentimento dei sacerdoti e del magistrato, egli, senza esser sepolto, viene gittato in una palude”.
    (Thomas More, Secondo Libro di quel parlamento che fece Rafaello Hytlodeo de l’ottimo stato de la republica Utopiense (Utopia), 1515).

    • 19 giugno 2011 alle 13:53

      Brano sorprendente da più punti di vista: per l’epoca in cui fu scritto (probabilmente la prima volta in cui si parla di legalizzare qualche forma di eutanasia; solo due anni dopo Lutero appenderà le sue tesi alle porte della cattedrale di Wittemberg); per il suo autore (un geniale uomo politico inglese, cattolico, martire e santo); ma soprattutto per la chiarezza con cui pone la questione dei processi intersoggettivi di decisionalità in questioni eticamente controverse, in società che si avviano ad essere sempre più complesse, pluraliste, interconfessionali. La rottura del quadro unitario medievale, la prima crisi del principio di autorità in campo etico, una profezia politica di (post)modernità in cui ci troviamo a prendere decisioni e fare scelte che coinvolgono altri soggetti morali.
      Una curiosità: secondo More la figura professionale del medico non deve entrare in processi decisionali di questo tipo. Sono competenti solo il soggetto ammalato, il sacerdote e il magistrato.

      • 19 giugno 2011 alle 15:08

        Chris Brown Justin Bieber _Next to You

  13. 19 giugno 2011 alle 15:09

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