Barak e l’ultimo muro

obama-kennedyUna vecchia enciclica di Papa Giovanni XXIII, la Pacem in terris (1963), scritta in piena guerra fredda, mentre il mondo si apriva alla speranza per gli slanci idealisti del neoeletto Presidente degli Stati Uniti e tremava per la crisi di Cuba, la più grave crisi politico-militare globale di tutto il dopoguerra, insegna che la pace universale non potrà mai essere realizzata tramite l’equilibrio del terrore, ma solo liberando il profondo desiderio di pace presente in ogni uomo in quanto creato da Dio. In un famoso passo della stessa enciclica il papa distingueva tra le ideologie e i movimenti storici che da esse scaturiscono. Egli, pur respingendo fermamente le premesse teoriche di ateismo di taluni di essi, invitava a cooperare con quei movimenti ovunque la coscienza cristiana non lo impedisse.
La possibilità di riferire la Pacem in Terris al comunismo è del tutto evidente. Si può dire, ad esempio, che il male oscuro che portò al crollo dei regimi dell’Est non fu il comunismo ma piuttosto il loro ateismo. Il comunismo infatti è un sistema economico come un altro, che potrebbe essere giudicato anche soltanto sulla base della sua efficienza (o non efficienza) nel produrre benessere sociale. Tuttavia la causa vera del suo crollo fu l’ateismo, che soffocò le energie naturali di interi popoli e, paradossalmente, dello spirito più autentico del comunismo stesso, reprimendone le aspirazioni ideali che pure nella sua storia erano elevate e possenti nel profondo desiderio di condivisione e solidarietà.
Ricordo che il crollo del muro di Berlino, nel 1989, e la fine del socialismo reale furono salutati da molti come il trionfo del modello occidentale, soprattutto nella versione mercatista offertane negli anni ’80 dalla politica economica di Reagan. In appassionati dibattiti con i miei giovani amici romani della parrocchia di Stella Matutina si andava invece sostenendo la tesi che, fatta salva la sacra libertà personale di coscienza di chi ritiene di doversi professare ateo, il crollo del muro di Berlino dimostrasse, piuttosto, che l’ateismo in se stesso è contrario ai veri interessi dell’umanità.

Il principio e la metodologia di separare i giudizi sulle ideologie da quelli sulle forme storiche che esse assumono nei processi di trasformazione delle società possono ricevere un’applicazione, paradossalmente rovesciata, anche al capitalismo e al liberismo. Gli stessi segni dei tempi che nella Pacem in Terris esprimono una profezia eziologica sul comunismo valgono, anche oggi, per l’ateismo pratico prodotto dalle cosiddette radici cristiane del mondo occidentale.
Il Benedetto laico, appena elevato al soglio pontificio del paese più religioso e pragmatista del mondo, per uno scherzo della storia si trova a governare sulle macerie del crollo di Wall Street nell’occorrenza dell’ottantesimo anniversario della crisi del ’29, nel sessantesimo della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nel quarantesimo dell’assassinio di Martin Luther King e nel ventesimo del crollo del muro di Berlino.
Gli aspetti religiosi della personalità di Obama, della sua campagna elettorale e della sua stessa successione ad una politica presidenziale che amava ostentare un filo diretto con l’Altissimo sono stati spesso sottolineati, e non è il caso di ripetere qui questo tipo di analisi. Diciamo soltanto che vediamo il rischio che questa straordinaria concentrazione di simboli, condensati attorno alla figura di Obama, possa alimentare improprie aspettative salvifiche.
Si è sentito spesso parlare, in questi giorni, di un cambiamento storico. Sul Muro degli Eroi, nella capitale statunitense, molta gente semplice, elettori di Obama, ma anche turisti stranieri, hanno lasciato delle invocazioni, quasi delle preghiere, rivolte al nuovo Presidente. Pare che nella chiesa natìa di Obama il giorno della sua elezione si sia letto il salmo dell’insediamento del Re messianico. Ecco dei segnali poco confortanti, dinnanzi ai quali è appena il caso di osservare che la nuova amministrazione non ha ancora neppure messo piede a Washington. Pregiudizi, in buona sostanza; positivi, certo, ma sostanzialmente della stessa pasta di quelli che preconizzano catastrofi al solo motivo del colore della pelle del nuovo presidente.
Sarà piuttosto il caso di ricordare che Obama, al di là del suo colore, del suo idealismo, della sua spiccata religiosità sarà comunque il presidente dell’unica superpotenza mondiale. Sarà bene aspettarci da lui non imprese messianiche ma che egli subisca le pressioni di lobby e potentati economico-politici. Sarà opportuno augurarci non che egli governi paternalisticamente seguendo un’ispirazione religiosa, bensì nel rispetto delle regole democratiche e internazionali e dei diritti dell’uomo. Sarà più giusto chiedere che il nuovo presidente demistifichi la finanza, riempia di politica la democrazia, dissemini i diritti anche fuori del giardino dei wasp, ponga fine al sacrificio di milioni di esseri umani agli interessi egoistici, agli errori, alle scommesse irresponsabili di qualche gruppo di potere.
Quando al giovane candidato alla Casa Bianca, John F. Kennedy, che sarebbe stato il più giovane Presidente degli Stati Uniti (altra analogia con Obama), e il primo cattolico, veniva chiesto se la sua appartenenza religiosa avrebbe potuto essere un ostacolo nella sua corsa elettorale, egli soleva rispondere che non c’è nulla nel cattolicesimo che impedisca di governare seguendo la Costituzione degli Stati Uniti. In linea con la sua dottrina più celebre, Kennedy riteneva che un credente, quand’anche fosse the Mr. President, non debba chiedersi cosa lo Stato possa fare per lui, ad esempio come lo Stato possa mettersi al servizio di un’ottica di fede, ma cosa il credente, come un qualsiasi altro cittadino, possa fare per lo Stato.
Che Obama possa essere un Presidente, non diciamo abbastanza cristiano, ma abbastanza kennediano, è quanto di meglio si possa sperare.

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  1. 11 novembre 2008 alle 16:15

    Sono felice di aver letto un tuo lunghissimo articolo che in qualche modo parla di Obama!
    Inutile nascondere che sono tra i sostenitori della “messianicità” di Obama…spero non ti dispiaccia…ma anche se ti dispiace non mi importa nulla, perché ho letto i suoi libri, 1 dei quali scritto 13 anni or sono…per cui…ben prima che potesse addirittura pensare di diventere presidente degli U.S.A….e mi sembra che abbia la cultura famigliare, le conoscenze teoriche, l’intelligenza, la fede, la speranza e le capacità politiche per…poter “ricostruire” la casa sul monte e non più sulla sabbia. L’idea, paventata da molti, che possa evocare l’idealità di un presidente “universale” non mi dispiace…certo, il rischio di sovraccaricare un essere umano di aspettative messianiche, é eccessivo e pericoloso, come dici tu, tuttavia…..
    Gli uomini e le donne portatori di speranza mi sono sempre piaciuti, lo sai, e lui lo é. Senza alcun dubbio lo é!
    Restano tuttavia molti interrogativi, uno fra tutti: quanto e sino a che punto le lobby politiche ed economiche da te citate, lo lasceranno agire???

  2. 12 novembre 2008 alle 17:00

    Da ieri ho già cambiato leggermente idea…inizia a preoccuparmi Obama….se sono vere le notizie che
    sono “trapelate”….
    1) la possibile alleanza con l’Iran…contro l’Afghanistan…mi chiedo: in virtù di cosa il presidente iraniano sarebbe meglio di Osama Bin Laden???
    2) ha bandito i regali di Natale e di compleanno per le figlie perché “devono essere preparate alle privazioni”…
    3) Le staminali embrionali rappresentano un inutile infanticidio…inoltre è provato che non guariscono, mentre invece si stanno già raggiungendo dei
    risultati con le staminali prelevate dal cordone ombelicale e con quelle adulte.
    Tuttavia, a suo favore posso dire che Barak Obama si trova a dover ricostruire l’America con 2 guerre in atto VOLUTE E STUDIATE APPOSITAMENTE A TAVOLINO DA BUSH (Afghanistan ed Irak) e la peggior recessione economica da dopo il 29…per cui il suo mandato é come quello di Kennedy (guerra in Wietnam) e Roosvelt (crisi del 1929) messi insieme!!!
    Non è mica facile il compito che gli hanno affidato gli elettori americani!!!

  3. 12 novembre 2008 alle 17:56

    L'”uomo dellea Provvidenza” è stato sempre pericoloso in politica. L’ultima volta che le chiese hanno benedetto bandiere di partiti politici le cose sono andate molto, ma molto, male. In Italia abbiamo un’esperienza molto lunga e negativa, al riguardo, anche con il partito cattolico al potere per cinquant’anni. Oggi il nostro Primo ministro si proclama “Unto del Signore”, anche se come al solito la butta sul ridere.
    Attenzione: con ciò non voglio stabilire nessun parallelo; le cose stanno molto diversamente nei tempi e nei luoghi, anche se potremmo indicare in George W. Bush un buon esempio dei danni che può produrre la commistione di religione e politica. Ciò che voglio dire è che la coscienza cristiana deve svolgere una funzione di riserva critica nei confronti del potere, non quella di santificarlo.
    Trovo opportuno citare qui una dottrina di J. F. K.: non c’è nulla nella fede cristiana (Kennedy diceva: “cattolica”) del Presidente che gli impedisca di governare seguendo la costituzione degli Stati Uniti.
    Spero che Obama sia, non dico abbastanza cristiano, ma abbastanza kennediano da pensarla allo stesso modo.

  4. 20 novembre 2008 alle 20:01

    «In Iraq non c’è stata alcuna “Obamania”. La popolazione sa che cambiano i presidenti americani ma non cambia la strategia americana»

    Jean Benjamin Sleiman
    Arcivescovo cattolico di Baghdad

  5. 21 novembre 2008 alle 10:22

    @Giampi.
    Prima di giudicare le sue intenzioni operative, prova a leggere:
    “I sogni di mio padre. Un racconto sulla razza e l’eredità.” di Barak Obama ed Nutrimenti – ristampa 2007 – prima edizione 1995 titolo originale “Dreams from My Father. A story of race and Inheritance”.
    Su Obama siamo in disaccordo, mi dispiace.

  6. 21 novembre 2008 alle 10:37

    Al contrario; ho letto il pezzo che hai postato su “Firmino” e lo trovo interessante. Entrambi, credo, diciamo di lasciare che faccia qualcosa prima di giudicarlo. Intanto, però già dice (o i media gli fanno dire) qualcosa e questo qualcosa, specie sull’ambiente, mi lascia perplesso: sembra di sentire piuttosto Al Gore, che Obama.

  7. 21 novembre 2008 alle 11:26

    …”o i media gli fanno dire”…
    la seconda che hai detto, credo.
    Quindi ok, lasciamo “che faccia qualcosa prima di giudicarlo”.
    Proprio leggendo il suo libro si capisce che è una persona profonda che tra l’altro sa scrivere…cosa non da poco per un presidente degli Stati Uniti che di solito legge i discorsi preparati da altri….e in più…é cristiano, forse a modo suo, poiché é approdato al cristianesimo da adulto, non avendone avuto le basi in famiglia….Tuttavia a Chicago ha scelto di fare un lungo lavoro per le comunità afro-americane locali, sottopagato, nonostante la sua laurea in legge…ed é lì, nelle chiese locali che ha scoperto il cristianesimo vissuto.

  8. 21 novembre 2008 alle 19:54

    Ho raccolto il tuo suggerimento “sottotraccia” riducendo l’articolo sull’elezione di Obama. Il collegamento con la Pacem in Terris è diventato così più diretto, ma bisogna aggiungere qualche spiegazione sul rapporto tra il cristianesimo e i sistemi economici che si pongono come una sua attuazione storica. Nell’enciclica Giovanni XXIII pone quattro principi, o pilastri, della pace: libertà, giustizia, verità, amore. I primi due sono rispettivamente il principio di base del liberalismo e del comunismo. Né l’uno né l’altro sono, da soli, la verità ed in grado di garantire una pace duratura all’umanità. Solo il cristianesimo può farlo, ma non nel senso di una alternativa mondana, ma nel senso di realizzare la verità dell’uomo, conciliando libertà e giustizia nel loro trascendimento nell’amore.

  9. 18 marzo 2009 alle 8:43

    “Tutti ci auguriamo che Obama riesca a fare qualcosa di veramente significativo prima che finisca la luna di miele con gli americani. I sondaggi scricchiolano, il Presidente rischia di vanificare l’immenso favore popolare che l’ha portato alla Casa Bianca. Siamo tutti con lui, ma deve sbrigarsi. Averci messo tanto prima di bloccare i bonus ai capi dell’Aig non è un buon segnale”.
    (Paul Samuelson)

    Registriamo il fatto che, quando si è trattato di finanziare le politiche demografiche, Obama è stato velocissimo…

  10. 5 giugno 2009 alle 17:42

    Dedicato a Jò

    B. Obama, Un nuovo inizio.
    Discorso del Presidente all’Università del Cairo (4.6.2009)

    «Sono onorato di essere nella città senza tempo del Cairo e di essere ospite di due importanti istituzioni. Per oltre un millennio Al-Azhar è stato un faro per la cultura araba e da più di un secolo l’università del Cairo è stata la fonte dello sviluppo dell’Egitto. Voi, insieme, rappresentate l’armonia tra progresso e tradizione e sono grato della vostra ospitalità, come dell’accoglienza del popolo egiziano. Sono fiero di essere il portavoce della buona volontà del popolo americano e di portare un saluto di pace dalle comunità musulmane del mio paese: assalaamu alaykum.

    Lettura integrale:
    https://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/b-obama-un-nuovo-inizio/

  11. 9 luglio 2011 alle 17:31

    3 gennaio 2008. Discorso di Obama dopo la vittoria alle primarie democratiche in Iowa

    Speranza. la speranza è ciò che mi ha portato fin qui oggi. con un padre del Kenia, con una madre del Kansas, con una storia che poteva accadere solo negli Stati Uniti d’America. la speranza è il fondamento del nostro paese. la convinzione che il nostro destino sarà scritto non per noi, ma da noi, da tutti gli uomini, da tutte le donne che non vogliono accontentarsi del mondo com’è: che hanno il coraggio di rifare il mondo come dovrebbe essere.
    Barack Obama

  12. 14 ottobre 2011 alle 19:06

    “Signor Presidente Obama….” comincia così la lettera scritta dal Presidente della Virtus Bologna, Claudio Sabatini, alla ricerca di un modo per sbloccare la trattativa sull’arrivo in Italia con la maglia delle “VNere” di Kobe Bryant. Una lettera studiata dopo che la famosa videoconferenza prevista per la mezzanotte di ieri che doveva dare la risposta definitiva è saltata. Gli agenti di Bryant infatti non si sono presentati all’appuntamento.
    Così Sabatini ha preso carta e penna ed ha scritto a Barack Obama, noto appassionato di basket.
    da blogpanorama.it

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