Tutti casa e chiesa

Il portico sud della Cattedrale di Palermo occupata da un gruppo di senzatetto. 6.10.2008. Foto G. Tre Re.

Il portico sud della Cattedrale di Palermo occupata da un gruppo di senzatetto. 6.10.2008. Foto G. Tre Re.

Gentile Dott. Piero Cascio, cronista del Giornale di Sicilia

Stamane ho letto il suo articolo dal lapidario titolo “Estremismo pericoloso”, pubblicato il 6 ottobre 2008 sulle colonne di quel Tempio della Libertà di Stampa e di Pensiero, che è il Giornale di Sicilia. In quell’articolo lei denuncia coraggiosamente l’«eclatante atto dimostrativo» dell’occupazione della Cattedrale di Palermo da parte di sfollati, colpevoli di avere «rifiutato l’offerta» del sindaco Diego Cammarata, di un «ricovero presso la missione di Biagio Conte», l’istituzione caritativa che accoglie gli homeless palermitani (anche se Biagio Conte manda a dire che da lui non s’è fatto sentire nessuno e comunque non ha posto).

Gente, insomma, questi manifestanti, che non si accontenta di «quel che passa il convento» (cioè l’elemosina) ma che osa chiedere niente poco di meno che «la casa, solo quella» (cioè un diritto). La loro temerarietà si spinge sino a pretendere, lei dice, «Una casa sicura, comoda, pagata coi soldi pubblici» (cioè una vera casa!). Ad ogni modo, incuriosito da queste sue alate parole mi sono recato in Cattedrale a sincerarmi di persona. Infatti, tra il via vai dei turisti, nel portico sud ho trovato ben diciassette invasori a oziare sotto un bel sole d’ottobre. Anch’io, come lei, sprezzante del pericolo, mi sono soffermato a chiacchierare con un gruppo di questi pericolosi estremisti: un anziano invalido, quattro donne tra i diciotto e i sessantaquattro anni, due uomini disoccupati, due ragazzi e un neonato. Ho potuto così raccogliere una serie di dichiarazioni eversive, la prima delle quali è che per manifestare hanno scelto la Cattedrale «perché non sanno dove altro andare e la Chiesa è nostra, ed è la casa di tutti». Inoltre ho potuto rendermi conto che avevano persino letto il suo articolo giacché rispondevano punto per punto ai suoi argomenti. Mi hanno raccontato che erano già stati sgomberati dalle abitazioni popolari occupate abusivamente, e poi beneficiari dell’assegno casa, (con la contropartita burocratica dell’estromissione dalle graduatorie di assegnazione degli alloggi popolari), ospiti per dieci mesi in alberghi e locande, come l'”Italia” o la “Sicilia” (nomi che, date le circostanze, mi parvero involontariamente comici). Ogni volta comunque per brevi periodi, anche solo pochi giorni, poi invariabilmente il Comune finiva i soldi. Mi hanno detto della proposta avanzata dal comune di occupare i container di via Messina Montagne (sì, proprio quelli, gli stessi del terremoto del Belice, forse per celebrare degnamente il loro quarantesimo anno d’utilizzo). Mi hanno raccontato dell’occupazione precedente della Cattedrale, quella finita con il parroco della Cattedrale, Mons. Gino Lo Galbo, che punta i piedi ché rivuole la sua chiesa e con la consegna di cinque case e la promessa da parte del sindaco Cammarata di provvedere presto per altre trecento famiglie… e invece siamo di nuovo qui. E dei mobili e delle suppellettili, finiti nell’ex macello, alla mercé dei vandali e dei ladri, e provi lei, ma coi suoi figli piccoli, a dormire una sola notte, con tutto il rispetto, alla missione di Biagio Conte e invece il silenzio che c’è qui la notte e come dormono bene i bambini dentro la grande Chiesa…

Insomma parlare con questi cittadini è stato per me un vero esercizio di liberazione dall’occupazione del pensiero e dall’abusivismo intellettuale da parte di pennivendoli come lei, caro Piero Cascio. Andavo rendendomi conto, a poco a poco, che di pericolante lì c’erano solo le sue argomentazioni e di estremo solo la sua ignoranza dei diritti sociali.
Ma quella per cui il suo articolo meriterebbe il premio Pulitzer è certamente la chiusa, in cui lei si erge, avendone certamente ben donde, a difensore civico dei valori morali, e persino religiosi, dei palermitani. Val la pena citarla per esteso:

«Altro che assistenza morale e politica. Qui c’è una sfida all’ordine pubblico e chi vi dà paternità politica si assume una grande responsabilità. Una città non può tollerare il sequestro del suo Duomo. Per ragioni civili, morali, economiche. Per rispetto dei fedeli. E della legge…»

Bene, bravo. Però forse lei non è troppo esperto di cose di religione e si è confuso. Gesù cacciò i mercanti che bivaccavano nel Tempio, non i fedeli.
So che cercano, caro Cascio, un primo trombone al teatro Massimo, che tanto sta a cuore al committente che ha comprato i servigi della sua preziosa Montblanc. Si presenti, portandosi dietro il suo articolo: la prenderanno subito…

Distinti saluti

Giampiero Tre Re

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  1. 8 ottobre 2008 alle 21:31

    Le risposte preconfezionate di parte della Chiesa gerarchica e la “ruffianeria” di sedicenti politici e operatori dell’informazione nei suoi confronti la privano della carica profetica che dovrebbe avere. Non ci sono prese di posizione forti (che so, la rinunzia ad un, dico ad un, privilegio qualsiasi per dare un segno che costituisca luce per tutti, credenti e non credenti). L’arroccarsi su posizioni di parte ( e per di più della parte del più forte) per difendere un’identità la privano della vera identità cristiana, che consiste nella prossimità all’uomo.

  2. 9 ottobre 2008 alle 16:48

    Non è la prima volta, caro Tori, che ho la possibilità di apprezzare la tua fine capacità di lettura, di ciò che è scritto, ma soprattutto della realtà. Mi piace ad esempio consigliare ai viaggiatori in Terra di Nessuno dal tuo blog:

    http://shots.snap.com/explore/27119/?url=http%3A%2F%2Ftorietoreri.splinder.com%2Fpost%2F18611836%2FEconomia%2Be%2Bparabrezza%250ACapisco.&key=e5a3c1e6dff5de35b1c6e7c470411886&src=pub-2311827-www.wordpress.com&cp=&tol=shot_content_link

    Sì, c’è, netta, la sensazione che non abbiamo più parole cristiane da spendere, quelle parole antiche che fanno cose, spostano montagne, in grado di operare efficamente nelle cose dello spirito e anche nelle nostre città terrene. Allora balbettiamo banalità, cose mezzepensate… Non siamo più in grado, per esempio, di capire e farci capire dai poveri: non mi riferisco al povero come tipo spirituale, di quello, che poi non esiste nella realtà, di cui traboccano tutti i piani pastorali… Mi riferisco alle persone povere: ai disoccupati, ai senzatetto, agl’immigrati, ai ragazzi degli ultrà, al popolo delle discoteche, a tutti i pubblicani e samaritani e prostitute di questo mondo (che ci passeranno avanti, nell’altro).

    Un abbraccio.
    Tuo Giampiero.

  3. 9 ottobre 2008 alle 17:43

    ESTREMISMO PERICOLOSO
    di Piero Cascio

    Giornale di Sicilia, Palermo 6 ottobre 2008

    C’è un’insana voglia di estremismo in questa insistente protesta delle famiglie sgomberate dalle case occupate abusivamente. L’emergenza abitativa riguarda centinaia, migliaia di persone. Ma a Palermo la si affronta sempre guardando a pochi nuclei familiari che negli anni si rendono protagonisti di atti dimostrativi eclatantì. E che spesso vogliono non quel che «passa il convento», ma di più. Il Comune aveva offerto un ricovero presso la missione di Biagio Conte, loro l’hanno rifiutato. L’assessore alla Casa, Giampiero Cannella, ha svelato un retroscena che spiega qual è la posta in gioco. Qualcuno, nel dire no alla proposta, ha sentenziato: «Vulemo a casa». Già, vogliono la casa, solo quella. Una casa sicura, comoda, pagata coi soldi pubblici. Quella che a nessuno è concessa, nemmeno a chi, secondo la legge, ne ha più bisogno di loro. Chi ha davvero diritto a un alloggio, non può entrarvi: l’hanno «rubato» gli abusivi e gli sgomberi non si fanno mai, per un motivo o per l’altro.
    Di fronte a distorsioni così evidenti, ci sono consiglieri della sinistra che amano farsi riprendere a fianco degli occupanti. Ci spieghino, almeno gli esponenti politici, perché mai dormire in cattedrale è meglio che andare da Biagio Conte. Perché i container disponibili in via Messina Montagne, dove pure altre famiglie vivono da mesi, non possono essere abitati da queste persone. Su questo regna il silenzio, così come sulle distorsioni denunciate dall’Iacp: alloggi occupati allo Zen e trasformati in regge, abusivi che hanno altre case e redditi al di sopra della soglia di povertà, sfrattati che vengono giù dalle case «rubate» con tv al plasma e mobili di pregio. C’è un consigliere che vuole commentare questi fatti? Se qualcuno sta guidando i senzatetto, sta facendo qualcosa di molto pericoloso. Altro che assistenza morale e politica. Qui c’è una sfida all’ordine pubblico e chi vi da paternità politica si assume una grande responsabilità. Una città non può tollerare il sequestro del suo duomo. Per ragioni civili, morali, economiche. Per rispetto dei fedeli. E della legge…

  4. 9 ottobre 2008 alle 19:43

    Leggo il tuo articolo,ben fatto,con molta amarezza.Mentre il Papa invita proprio le comunità cattoliche ad operarsi in favore degli ultimi,siano essi “nostrani” o extra…..-in forza della carità credente che non può demandare tutto e sempre allo Stato(che comunque deve fare la sua parte)
    ,sono sempre esseri umani-da queste parti continua a vigere il famoso detto “Parigi va bene una Messa”!
    L’alleanza tra il trono e l’altare è dura a morire:perchè?

  5. 11 ottobre 2008 alle 9:32

    Questo tuo lacerante articolo fa il paio con una intervista a Corrado Augias di Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche in occasione della presentazione del suo libro Inchiesta su Gesù, e mi associo alla domanda, senza risposta, dei suoi lettori che Augias rigira allo spettatore: perché la Chiesa non fa (non è) la Chiesa?

  6. 11 ottobre 2008 alle 9:50

    Giusto per completezza, l’intervista ad Augias: http://mtv.it/music/podcast/show/invasioni/augias.mp3

  7. 11 ottobre 2008 alle 13:08

    Caro Claudio,

    benvenuto in Terra di Nessuno (ma ci siamo già incontrati, o mi sbaglio?). Qualche tempo fa si tenne a Roma un convegno ufficiale in cui dei vescovi e teologi rispondevano agli errori contenuti nel “Codice da Vinci” di Dan Brown. Augias commentò esprimendo un’idea simile a quella che tu riporti, a cui, evidentemente, è affezionato: posto che il libro di Dan Brown è pessimo da ogni punto di vista, come mai tanto successo? Perché, rispondeva Augias, viene incontro a una fame di conoscenza della verità storica su Gesù, da parte del grande pubblico, cui la Chiesa non sa più dare risposte. Credo che in realtà Augias pensi, anche se non lo dice espressamente, che la Chiesa rappresenta un “tradimento” storico di Gesù, tesi che si ricava dai suoi ultimi due libri “Inchiesta su Gesù” e quello più recente, dedicato alla nascita del cristianesimo (puoi trovarne una breve recensione qui, su Firmino). Insomma, il Cristo che la Chiesa predica non sarebbe il Gesù della storia.
    Io concordo con la prima affermazione di Augias, ma non con le tesi dei suoi libri. C’è una crisi di comunicazione della Chiesa con il suo interlocutore tradizionale, il popolo. Le cause che possono individuarsi sono molte. Innanzi tutto non c’è più un popolo, ma cittadini. Poi, in questa crisi di comunicazione c’è un problema di linguaggio. La Chiesa, parlo qui di quella italiana, ha fatto una scelta culturale strategica, almeno negli ultimi trent’anni, privilegiando nel dialogo interculturale le classi dirigenti. Ne ha assunto, così, i linguaggi secolari, vale a dire una certa lettura della realtà, disabituandosi pian piano ad una sua lettura propriamente religiosa. Un intero “mondo” e le presenze che lo abitano sono fatalmente “scomparsi” così, insieme alle sole parole che erano in grado di esprimerlo e interpretarlo. E quando irrompono improvvisamente, come accade per esempio nella nostra Cattedrale in questi giorni, ci sembrano fantasmi del passato, figure anacronistiche e bizzarre, al limite, eversive.

    Mi permetto di suggerire, sull’argomento, quest’altra lettura qui in Terra di Nessuno:
    Verità assoluta, verità asserite, ovvero: Gesù e la parrucchiera

  8. 11 ottobre 2008 alle 19:13

    “Non c’è più un popolo, ma cittadini”. A me sembra piuttosto che non c’è più un popolo e basta. Non c’è, per lo più, la coscienza di essere persona (e quindi cittadino, laico, cristiano se lo si è). Ci si riconosce in una vaga aggregazione difensiva di un’identità qualunque (occidentale, cristiana, … ove questi aggettivi segnano un vallo invalicabile con gli altri non occidentali, non cristiani…). La Chiesa stessa fa spesso a livello gerarchico una scelta “culturale” non perchè la cultura costituisce il mezzo per trasmettere il Messaggo (la mediazione culturale) ma perchè sceglie una cultura a danno di altre (v. Messa in latino e altre prese di posizione, in tutti i sensi: es. spalle al popolo). E ciò comprende anche la mancanza di ascolto delle istanze, e quindi la formzione di una vera “cultura”, cioè “coltivazione” dell’uomo. Ma di questo possiamo parlare successivamente.

  9. 12 ottobre 2008 alle 14:01

    Salve Giampiero,
    sì avevamo già scambiato dei commenti in precedenza e hai anche incluso un articolo del mio blog nella sezione “Oltre terra di nessuno” 🙂
    Scrivo dalla terra d’Irlanda dove mi ha portato il lavoro e che sembra soffrire simili problemi di disaffezione della gente dalla chiesa, alle messe si vedono tante teste canute, molti migranti (come il sottoscritto) e pochi giovani

  10. 13 ottobre 2008 alle 0:07

    Caro Claudio,

    Ti ringrazio per l’attenzione che, pur da lontano, continui a riservare alle cose della città ed al blog.
    Vedi, uno degli scopi di questo blog è di mostrare che certe chiavi ermeneutiche e certi linguaggi non hanno ancora esaurito il loro potere di spiegazione della realtà. Ovviamente non so granché della Chiesa irlandese; forse tu, vivendola dall’interno per un poco, sarai in grado di darci qualche analisi. Però posso applicare certi principi. In questo caso, il principio di sacramentalità della Chiesa (che è «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano», Concilio Vat. II, Lumen Gentium 1) ci dice che in quanto “segno” ogni Chiesa è radicata in un qui-e-ora, cioè entro precise coordinate storiche e culturali, che sono come la materia del segno. Ciò significa, per esempio, che c’è un ben preciso profilo che la liberazione dal male assume in un certo luogo in un determinato momento storico e, nel contempo, che quella specifica “redenzione” che il Vangelo mostra di saper operare per quel determinato gruppo di esseri umani, rimanda a un significato salvifico universale.
    L’evangelizzazione in Sicilia ed in Irlanda ha storie diverse. Sono sempre più convinto che, solo per fare un esempio, in quanto fenomeno “religioso” la mafia deve avere stretti nessi con il difetto di evangelizzazione della nostra Isola; in Irlanda non saprei. La struttura sacramentale va presa con serietà: non si possono azzardare sbrigative analogie, occorre studiare pazientemente e con amore, da quanti più punti di vista diversi è possibile, l’universo umano in cui ti senti radicato. La riflessione teologica ha le sue esigenze di scientificità che suggeriscono un paziente esercizio di umiltà intellettuale. Guai a pensare di aver capito tutto o di poter risolvere i problemi con un solo colpo di bisturi. Anche per la teologia può dirsi ciò che è vero, in generale, per ogni sapere: «non possiamo conoscere per intero neppure il più piccolo pezzo di mondo».
    Eppure è vera anche l’esortazione di Tolstoj: «racconta il tuo villaggio e sarai universale». So che un problema ecclesiale o la sua soluzione, qui, come in America Latina, in Burundi, in India, come ovunque e sempre nella Chiesa-sacramento, non rimane chiuso nella sua dimensione periferica, ma in quanto segno sacramentale può esprimere la sua efficacia soprannaturale per ogni dove vi siano esseri umani che attendono la loro liberazione.

  11. 13 ottobre 2008 alle 0:28

    @tori

    Condivido il tuo ultimo post.

    Quando dico a Claudio “non c’è più popolo ma cittadini” non mi riferisco a come stanno le cose: hai ragione tu; non ci sono, di fatto, né popolo, né cittadini.
    Mi riferivo invece al “dover-essere” nel sentimento morale, civile e politico diffuso. Quando si pensa alle relazioni sociali “come dovrebbero essere” le si pensa come relazioni di cittadinanza, generazionali, di genere, di massa, di classe, di gruppi egemoni o subalterni ecc. e non più come relazioni di fratellanza (popolo). Non voglio nostalgicamente dire qui che quest’ultimo punto di vista sia quello buono, e perduto, e che gli altri lo siano meno, ma che la Chiesa italiana ha commesso a mio parere un grosso errore quando si è ritenuta costretta a guardare il mondo secolarizzato con uno sguardo, e linguaggi, secolarizzati.

    Giampiero

  12. 23 ottobre 2008 alle 16:35

    Bravo Giampi, bravo!
    E grazie, a nome di tutti i poveri del mondo.

  13. 23 ottobre 2008 alle 17:52

    Grazie a te, Jò.

  14. 11 marzo 2009 alle 14:23

    Salve Giampiero,
    avendo trovato questa sua foto (Il portico sud della Cattedrale di Palermo occupata da un gruppo di senzatetto. 6.10.2008.) durante una ricerca web, vorrei chiederle la possibilità di utilizzrala per la rivista di cui mi occupo. La rivista si chiama Progetto Solidarietà ed è il trimestrale dell’associazione per la quale lavoro, CCS Italia. Il focus del numero in uscita e’ dedicato a immigrazione e nuove povertà.
    Spero che per lei non sia un problema e che anzi le faccia piacere questa scelta… se vuole curiosare per capire qualcosa in più sull’associazione potrà visitare http://www.ccsit.org. Dal menu’ principale, alla voce rivista, possono essere scraicati tutti i numeri precedenti del giornale.

    Grazie mille!
    Daniela Fiori
    CCS Italia onlus

    • 11 marzo 2009 alle 16:36

      Sì, mi fa molto piacere, cara Daniela: permesso accordato. La prego solo di citare l’autore (me) e la fonte.
      I migliori auguri per il suo lavoro.
      Giampiero Tre Re. Webmaster.

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