Voglie di preghiera

Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo

 

 

Aut male, aut mala, aut mali.
E’ ciò che rispondeva Agostino di Ippona a chi gli domandasse perché certe preghiere non vengono esaudite: può darsi malo il modo, l’oggetto o il soggetto della preghiera.
La citazione mi viene in mente per questa voglia di soprannaturale che sembra ultimamente aver fatto irruzione nella politica italiana. Non che la cosa meriti esplicite condanne… La richiesta rivolta a Dio di interferire nel libero convincimento delle persone è qualcosa di così palesemente sbagliato, e addirittura blasfemo, che lo Spirito Santo ha voluto servirsi, appena poche settimane fa, di un monumento del laicismo come E. Scalfari per tentare di far desistere la senatrice teologa democratica Paola Binetti dall’abitudine di invocare continui interventi divini per rendere meno difformi dalla morale della Chiesa parecchi decreti e leggi dello Stato e infine lo stesso ordinamento giuridico del nostro Paese.
Non sarà tuttavia Paola Binetti, né Ruggero II, rappresentato qui sopra, ma probabilmente Totò Cuffaro a passare alla storia come il personaggio politico che cercò con maggiore insistenza di arruolare l’Altissimo tra i suoi sostenitori. L’On. Salvatore Cuffaro, UDC, Presidente della regione Sicilia, rivela, infatti, di aver sollecitato presso i suoi molti e devoti amici, una quantità mai vista di veglie di preghiera per impetrare l’assoluzione nel processo che lo vedeva accusato di favoreggiamento di un mafioso. A differenza della senatrice teodem Paola Binetti, però, il Governatore Cuffaro, com’è noto, non è riuscito nel suo intento, essendo stato condannato a cinque anni in primo grado.

Allora, per S. Agostino in primo luogo è cattiva preghiera quella che chiede “male“, ossia una preghiera fatta in maniera cattiva. Gesù mette spesso in guardia dall’ambiguità della preghiera, specialmente nel Discorso della Montagna, proprio in quanto atto per eccellenza dell’uomo religioso. «Prega in segreto, non in piazza o in chiesa, per farti bello; Non farti pubblicità, non strombazzare la tua religiosità, non sappia la tua destra cosa fa la sinistra; Non sperare in ricompense»; sono solo alcuni esempi tra i moltissimi che potremmo citare dal nuovo e dall’antico testamento. Esiste certamente una pornografia della preghiera, l’ostentazione dell’intimità spirituale allo scopo di sottolineare la propria appartenenza, aumentare la propria considerazione sociale con la speranza di averne un ritorno favorevole per la propria immagine pubblica. Una preghiera indubbiamente oscena agli occhi di Dio.
C’è più di un modo sbagliato di pregare, e su questi Gesù usa parole insolitamente dure: «Pagàno è chi crede di essere esaudito a furia di chiacchiere; Non chi blatera “Signore, Signore” entra nel Regno di Dio» e così via.

Poi c’è la preghiera cattiva perché chiede “mala“, cioè cerca di ottenere da Dio cose cattive, per sé e/o per altri. Qui è da chiarire anzitutto come sia possibile chiedere a Dio qualcosa di cattivo per se stessi. Il fatto è che l’ignoranza umana di Dio è tale che nella preghiera, come dice l’Apostolo, «non sappiamo neppure cosa chiedere» per il nostro bene. “Nostro bene” è da intendersi qui non in assoluto, ma “coram Deo“, ciò che per noi si rivela bene al cospetto di Dio. Analogamente per “mala” deve intendersi non solo ciò ch’è palesemente ingiusto o malvagio, come il proprio utile a danno di altri, ma anche, dice Gesù, pregare per cose come «il cibo o il vestito», cioè la richiesta di beni come risposte modellate su un’idea tutta immanente dei bisogni umani: «Non di solo pane vive l’uomo…» I “beni” di cui si fa richiesta a Dio sono solitamente dalle persone religiose pensati sui modelli umani di bontà; tipicamente, il buon padre di famiglia. Per questo dopo aver detto: «Se tuo figlio chiede pane, gli darai forse un sasso?», Gesù aggiunge: «Dio darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono». In altre parole, Dio trascende l’umano al punto che è possibile vivere un’intera esistenza facendo totalmente a meno di lui o accontentandosi di una sua qualsiasi immagine surrogata.
Quanto alla bontà dell’oggetto, dunque, unico modo di non nominare Dio invano è osare chiedere nella preghiera che Dio stesso si doni a noi nella preghiera. Diversamente avremo la preghiera-borborigmo; la stessa parola “Dio” sarà svuotata della sua sostanza personale per divenire un significante senza significato.

Infine, «aut mali»: l’orante cattivo fa cattiva l’orazione. Il principio «Nessuno è buono se non Dio solo» è uno dei pilastri della morale evangelica, la quale perciò non mostra alcuna indulgenza nei confronti della comune psicologia autogiustificatoria dell’uomo religioso. Delle quattro richieste che i discepoli sono invitati a rivolgere al Padre, nella preghiera insegnata loro da Gesù, subito dopo la supplica di anticipare ad oggi l’elargizione del pane escatologico, nelle restanti tre chi prega prende atto del proprio bisogno di perdono, della fragilità della propria condizione di peccatore e di soggezione rispetto al male. Le parabole rappresentano sovente la persona religiosa moralmente atteggiata ad una disposizione troppo benevola nei confronti della proprie intenzioni e della propria coscienza. Nel celebre cammeo della preghiera nel Tempio del pubblicano e del fariseo, Gesù non risparmia neppure la sua feroce ironia all’autocompiacimento, al complesso di superiorità, al delirio d’onnipotenza spirituale dell’uomo che si crede religioso.
L’efficacia della preghiera sta nel perdono; nell’offrirlo, nell’ottenerlo. La preghiera autentica è un’espressione di pentimento, non certo l’ostentazione, e meno che mai la ratifica, della propria giustizia.

Come mai, dunque, nel caso di Cuffaro l’intercessione di un così gran numero di persone s’è mostrata inefficace? Probabilmente, per tutt’e tre i motivi che, secondo S. Agostino, rendono cattiva una preghiera: ha moltiplicato a dismisura le ciance religiose, chiedendo a Dio non l’assoluzione dei peccati ma quella per non aver commesso il fatto. Ma forse il Presidente intende contestare proprio questo, cioè che la preghiera in suo favore abbia potuto fallire. Mentre scriviamo questa nota, infatti, Cuffaro e i suoi avvocati sono intensamente impegnati in festeggiamenti a base di cannoli e champagne e a spiegare ai cittadini che rimarrà al suo posto perché la sentenza segna per lui un successo, in quanto lo solleva dall’accusa infamante di collusione con la mafia.
Poiché sembra che il pubblico capisca piuttosto che il Governatore stia semplicemente cercando di rivoltare la frittata, suggerisco a Cuffaro, per risultare davvero convincente nei confronti di elettori, compagni di partito e alleati, di essere coerente e devoto fino in fondo, e di chiedere ai suoi di raccogliersi un’ultima volta in una veglia di preghiera. Per grazia ricevuta.

Annunci
  1. rickinca84
    21 gennaio 2008 alle 22:01

    propongo la reintroduzione ad hoc per Cuffaro del penitenziale medievale… credo che cinque anni di pane e acqua, vestito di sacco e cosparso di cenere non potranno che fargli bene alla sua salute spirituale e anche fisica… a meno che la cosa non faccia arrabbiare gli amici, e gli amici dgli amici…

  2. 23 gennaio 2008 alle 23:58

    Sulla strabiliante vicenda Cuffaro se ne stanno dicendo tante, che forse oggi è già troppo tardi per aggiungerne qualcuna, essendo stato scritto già quasi tutto.
    Tuttavia un’immagine non riesco a togliermi da davanti agli occhi ed è quella dell’On. Cuffaro che, poco prima della sentenza, rilascia un’intervista con un quadretto della Madonna delle Lacrime di Siracusa, posta in bella mostra giusto alle sue spalle.
    L’uso strumentale della spiritualità religiosa è veramente inaccettabile per me che sono credente, ma laico.
    Ma penso che dovrebbe essere non tollerabile da parte della gerarchia ecclesiale, perchè costituisce un vero e proprio peccato mortale, per di più pubblico, nel caso del “pro tempore” Presidente della Regione On.le Cuffaro. Infatti, siamo davanti alla palese trasgressione del 2° Comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”. Nella società contemporanea c’è una strisciante, ma pervasiva tendenza a considerare sempre più la religione come un qualcosa di magico, che, a seconda delle peculiarità dei protagonisti, può da alcuni venir strattonata e acquistata (mi pare che sia questo il caso di Cuffaro), da altri autoritariamente posseduta e minacciosamente agitata e da altri addirittura elargita con fare idolatrico!
    La Bibbia ci narra le indignazioni profetiche e del Messia contro queste aberrazioni dell’umana vanità, ma oggi purtroppo non possono esserci più profeti e Cristo stesso viene spesso ignorato o frainteso.
    Il risultato complessivo è che la maggioranza dei Siciliani riconosce in Cuffaro il devoto alla Madonna, sul quale impetrare con le preghiere le grazie non solo nelle aule giudiziare, ma anche nelle aule ecclesiali!

  3. Kronos
    24 gennaio 2008 alle 0:12

    cosa significa essere credente, ma laico?

    il DIo dei cristiani è un Dio misericordioso, quindi, se perdona lui, perkè non dobbiamo farlo noi ke siamo nullità?

    Cuffaro devoto alla Madonna e al Signore? cosa c’è di male? perkè giudicarlo? ki siamo noi x farlo?

  4. 24 gennaio 2008 alle 11:43

    Caro Kronos,
    Giacché hai sollevato questioni molto importanti e centrali per comprendere cosa sta accadendo alla Chiesa del nostro tempo, consentimi di spiegare meglio quello che precedentemente ho sostenuto.
    In primo luogo ho usato la parola laico in accordo al canone 207 §1 del Codice di Diritto Canonico, che così recita: “Per istituzione divina vi sono nella Chiesa tra i fedeli i ministri sacri, che nel diritto sono chiamati anche chierici; gli altri […cioè noi…] sono poi chiamati anche laici”.
    Come vedi la distinzione non è mia, ma del Magistero e noi dobbiamo osservarla, anche se intuisco che a te piacerebbe che questa distinzione dentro il Popolo di Dio non venisse così solennemente proclamata.
    Capisco pure che a questo riguardo tu sei stato tratto in equivoco dall’uso esterno che si fa della parola laico, che generalmente viene intesa come contrapposta a fedele o a credente: ma noi, giacché ci dichiariamo entrambi cristiani, siamo tenuti ad osservare la giusta terminologia ecclesiale.
    La seconda questione è molto più pregna di conseguenze ed esige un chiarimento serio.
    Dio è misericordioso e sempre parla al cuore di ogni uomo come solo Lui può fare e quindi la mia e la tua anima, allo stesso modo di quella di Cuffaro, sono affidate a Lui e da Lui aspettano la salvezza.
    Ma la questione qui è relativa non alla salvezza personale di qualcuno o di molti, qui la questione riguarda la palese incongruenza tra ciò che si proclama e ciò che si pratica.
    Gesù nella Sua predicazione terrena e, dopo di Lui, la Chiesa hanno sempre annunciato che non ci può essere separazione tra ciò che si proclama e ciò che si mette in pratica.
    La strumentalizzazione della fede è forse il peccato più grave, proprio perché è contro la carità e porta i credenti come noi ad esser facili prede di suggestioni deleterie e di luoghi comuni e, in definitiva, a farsi un quadro sbagliato della fede.
    Questo è veramente un peccato che non può essere ignorato, perché specialmente in figure che hanno pubbliche responsabilità mette in pericolo la “salus” complessiva del Popolo di Dio.
    Cuffaro, nella migliore delle ipotesi che lo vedono già condannato in primo grado, ha abusato del potere, che noi siciliani gli abbiamo conferito, per passare informazioni giudiziarie riservate a terzi e per fare affari con persone condannate per mafia. Ha l’unica scusante che probabilmente non si rendeva conto di cosa stesse facendo!
    Ma le sue reazioni dopo la condanna a cinque anni di carcere non fanno intravedere propositi di cambiar modi di fare e la sua sbandierata devozione alla Madonna appare essere sempre più un paravento al riparo del quale continuare a fare quello che ha sempre fatto. Per questo la Gerarchia, invece di tollerare veglie di preghiera nelle aule ecclesiali, dovrebbe pronunciarsi per tutelare i fedeli, chierici e laici insieme.
    Un’ultima cosa ti chiedo: non nasconderti dietro il nome Kronos ed intervieni in questi affascinanti dibattiti con il tuo bel nome e cognome.
    Un abbraccio,

    Andrea Volpe

  5. 24 gennaio 2008 alle 13:47

    Caro Andrea,

    penso di far cosa gradita a te ed ai lettori di TdN se riprendo dal tuo sito l’articolo di Augusto Cavadi sull’omelia di domenica 20 gennaio, che don Cosimo Scordato ha dedicato alle veglie di preghiera pro Cuffaro.
    Con stima,
    Giampiero.

    Di seguito è possibile leggere l’articolo di Augusto Cavadi, pubblicato il 23-1-2008 su Repubblica di Palermo e da me riportato all’indirizzo web:

    http://www.andreavolpe.net

    L’articolo si riferisce alle voci di veglie di preghiera svoltesi alla vigilia della sentenza sull’On. Cuffaro e riporta il parere del Prof. Cosimo Scordato, noto teologo palermitano.

    Spero che, soprattutto per coloro che ci professiamo cristiani, la lettura dell’articolo possa essere illuminante, al fine di vegliare perché al centro delle nostre azioni ci sia sempre il giusto discernimento, evitando così di esser preda di facili suggestioni o di luoghi comuni.

    Veglie in chiesa: il disagio cattolico

    Disagio sulle veglie in chiesa; la risposta in una omelia

    di Augusto Cavadi

    Come spesso accade all´inizio della messa, anche domenica don Cosimo Scordato ha chiesto ai fedeli della chiesa di san Francesco Saverio all´Albergheria quali avvenimenti della settimana appena conclusasi li avessero colpiti, in bene o in male. Dunque con quali gioie e con quali angustie si riunissero a fare memoria attualizzante della cena del Nazareno. Alcune delle risposte, in realtà formulate come controdomande, erano sui grandi eventi nazionali o internazionali e segnatamente sul caso della mancata visita del papa all´Università Sapienza di Roma. Ma le più insistenti riguardavano la cronaca siciliana degli ultimi giorni.
    Più di uno dei presenti si è dichiarato turbato all´idea che, pochi giorni prima, altri cattolici praticanti si fossero potuti riunire in preghiera, in altre chiese sparse in mezza Sicilia, in attesa della sentenza giudiziaria sul presidente della Regione Salvatore Cuffaro accusato di favoreggiamento alla mafia.
    Mi sembra che valga la pena di riportare il più fedelmente possibile l´analisi che di quel fatto ha compiuto dal pulpito don Scordato che, ricordiamolo, è anche docente della Facoltà teologica di Sicilia. Bisogna supporre – dice don Scordato- che la richiesta a Dio non fosse di un´assoluzione «a prescindere»: anche perché, in questo caso, non si potrebbe dire che il Padreterno sia stato abbastanza disponibile all´ascolto. Probabilmente, secondo lo spirito autentico del Vangelo, che è parola di verità e di giustizia, quei fratelli nella fede cattolica avranno pregato perché i magistrati, illuminati dallo Spirito divino, potessero esprimere un giudizio quanto più vicino possibile alla legalità democratica e all´equità.
    Comunque, quale che possa essere stata l´intenzione di altri – ha detto il celebrante – proporrei di chiarirci insieme le possibili motivazioni di questa nostra assemblea eucaristica odierna. E ha aggiunto: «Per quanto mi riguarda, ma ciascuno e ciascuna di voi saprà aggiungere altre intenzioni, riterrei urgente pregare innanzitutto perché l´Onnipotente assista le nostre guide ecclesiali e civili. Le nostre guide ecclesiali affinché svolgano con fermezza la loro missione, ma evitando di identificare la propria causa con la causa del Regno di Dio: evitando di dimenticare che non è la storia dell´umanità in funzione della gloria della Chiesa, piuttosto la Chiesa a servizio della fraternità e della libertà degli uomini. Le nostre guide civili, i nostri politici nazionali e locali: perché, in ogni caso e in particolare nel caso che si dicano cristiani, non nominino il nome di Dio invano; perché evitino, dovendo scegliere fra la famiglia e il potere, di optare per il potere della famiglia; perché sappiano subordinare in ogni momento gli interessi privati al bene pubblico».
    Riportando ancora una parte del discorso di don Scordato, egli sottolinea che per un cattolico sarebbe troppo facile pregare per la conversione degli altri senza auspicare la propria e senza impegnarsi di conseguenza. Infatti non ci sarà nessun miglioramento nei comportamenti del ceto dirigente se i cattolici, riuniti in ogni comunità, non chiederanno perdono per le proprie responsabilità. Se non rivedranno radicalmente la propria tendenza a disinteressarsi di ciò che avviene nella comunità ecclesiale, nella società e nelle istituzioni; a mantenersi in una sorta di aurea neutralità, senza rendersi conto che non prendere posizione è già una presa di posizione; a non firmare deleghe in bianco senza prendersi la briga, faticosa, di chiedere conto periodicamente ai propri rappresentanti del loro operato. Ed ecco la conclusione del discorso: «Solo se ognuno di noi sarà disposto a investire un po´ di tempo e di energie nel seguire le vicende della cosa pubblica, in modo da farsi dei criteri di giudizio fallibili ma fondati e da poter far sentire conseguentemente la voce individuale e collettiva da parte della base, potremo sperare in uno spiraglio di luce. Che il Signore ci liberi dal peccato, ma anche dalle strutture di peccato che ci immergono un po´ tutti in un pantano di compromessi: in quelle zone grigie che rendono la vita di noi tutti, ma soprattutto dei più deboli, appesantita da sofferenze inutili».
    Anche questa domenica si riconoscevano tra i presenti alla strana omelia diverse persone che non si dichiarano credenti, ma che seguono questi momenti di vita comunitaria nella convinzione che – al di là di ogni peloso confessionalismo – siano occasioni di partecipazione anche etica e civile, di sprono a non scoraggiarsi davanti alla marea montante della sfacciataggine di chi chiama bene l´illecito e stupida l´onestà. Non pare che se ne tornino a casa delusi.

    Arrivederci a presto,

    Andrea Volpe

  6. Sebastian
    24 gennaio 2008 alle 18:21

    L’attacco del Papa ai media “Megafono del materialismo”.

    24.01.08 – CITTA’ DEL VATICANO – Papa Benedetto XVI, nel tradizionale messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ammonisce che dai mass media rischiano di abbattersi sull’umanità “possibilità abissali di male” e denuncia la “pubblicità ossessiva”, l’imposizione di modelli e valori di vita “distorti”, la “trasgressione, la volgarità e la violenza”, usate per catturare il pubblico ecc…ecc…

    Sempre la solita sbobba… Per favore Benedetto, almeno tu, insegnaci a pregare! Ma possibile che nessuno si prenda realmente cura di questo vecchietto? Ultimamente mi sembra molto turbato…

    Pax +

  7. 26 maggio 2008 alle 11:31

    Ho spostato il messaggio di Antonella al seguente indirizzo:
    https://terradinessuno.wordpress.com/benvenuti/#comment-2008
    Giampiero. Webmaster.

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: