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La nota della CEI sui DICO e il dialogo tra laici e cattolici

h46.jpgCon un fondo apparso sul quotidiano La Stampa, in edicola ieri, Gian Enrico Rusconi esprime l’opinione che il dialogo tra laici e cattolici sarà impossibile, dopo la pubblicazione della nota della Conferenza Episcopale Italiana sulle Dichiarazioni di Convivenza (DiCo). Come era prevedibile che la nota annunciata dal Card. Ruini non avrebbe contenuto scomuniche o sanzioni, così si può prevedere che il dialogo tra laici e cattolici non si fermerà a causa di una nota, certamente autorevole, ma non emessa ai più alti livelli di magistero. Le ragioni di tale dialogo, infatti, sono assai più profonde. Il testo più autorevole, al riguardo, rimane la costituzione pastorale conciliare Gaudium et Spes. A chi volesse approfondire, queste pagine offrono il modesto contributo reperibile al seguente indirizzo Da questa Terra di Nessuno. Breve preambolo al dialogo tra laici e cattolici.

In buona sostanza comminare la scomunica, in materia morale, nella quale ricade appunto il divieto di votare i DiCo, sarebbe un errore logico, un’implicita ammissione che le norme morali proclamate dalla Chiesa valgano solo per i cattolici, il che contraddirebbe il loro carattere universale. La scomunica, infatti, equivarrebbe ad un pronunziamento ex cathedra, in pratica la proclamazione di un dogma. Ora, benché non impossibili in linea di principio, non vi sono, di fatto, dogmi in materia morale. Perché? In breve, per il carattere razionale della legge naturale, per la sua estensione universale, per la sua origine dalla legge divina, capace di vincolare in coscienza ogni essere umano. In pratica non esistono dogmi morali per le stesse ragioni per cui la Chiesa ritiene di avere una competenza universale in materia di morale e per gli stessi motivi che rendono possibile la comunicazione tra fede e ragione, cattolici e laici.

Rusconi ha ragione, invece, quando afferma che, dopo la nota, sarà inevitabile un fronte di discussione interno al cattolicesimo. Questo fronte interno, per quanto doloroso, sarebbe auspicabile proprio dal punto di vista del laicato cattolico. Rusconi ha ragione pure quando sostiene che la scelta di agire direttamente sul piano politico mette l’episcopato in un curioso paradosso: «…se rimanere orgogliosamente una minoranza di “veri credenti” o viceversa avanzare come unico rappresentante della “maggioranza degli italiani”». Lo statuto kerigmatico della dottrina cristiana o, come i vescovi dicono di se stessi nella nota, l’essere «custodi di una verità e una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo» sono in aperta ed insanabile contraddizione col linguaggio, lo stile e le prassi lobbistiche con le quali si è mossa la Chiesa italiana dell’era Ruini.

Riguardo ai contenuti della nota dei vescovi non ho altro da aggiungere a quanto ho già detto da queste pagine in altra occasione, se non che non è chiaro, tuttora, perché i DiCo toglierebbero «al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro». Posto che, nel linguaggio magisteriale, tali «diritti esclusivi» dei coniugi sono, tradizionalmente, i «bona matrimonii», ossia l’unione sessuale e la prole, cose di cui non si fa mai menzione nella proposta di legge, l’argomento che i vescovi avanzano, qui, non è altro che la metafora consequenzialista della cosiddetta “china scivolosa”.

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  1. paola.agnani
    6 ottobre 2007 alle 19:49

    sono la presidente di un’associazione di volontariato, stiamo organizzando un convegno sul dialogo possiamo utilizzare per la grafica l’immagine trovata sul vostro sito? vi prego di rispondere presto.
    grazie

  2. 6 ottobre 2007 alle 21:03

    Naturalmente si, cara Paola.
    Posso chiederle di tenere informati i lettori di Terra di nessuno sul vostro lavoro?
    In bocca al lupo per il vostro convegno.

    Giampiero.

  3. 19 gennaio 2012 alle 9:50

    Ragusa, il vescovo dice sì alle unioni gay
    Da Repubblica.it Edizione Palermo 14 GENNAIO 2012

    http://video.repubblica.it/edizione/palermo/ragusa-il-vescovo-dice-si-alle-unioni-gay/85723/84112

    Leggi l’intera intervista rilasciata dal Vescovo di Ragusa Ibla, Paolo Urso, al Quotidiano Nazionale.
    http://www.reteiblea.it/2012/01/11/il-vescovo-di-ragusa-mons-urso-lo-stato-riconosca-lunione-gay-32683

  1. 30 marzo 2007 alle 10:40

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