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Ariel Toaff e le “Pasque di sangue”: Perché non possiamo non dirci giudei

M. Chagall, crocefissione bianca

M. Chagall, crocefissione bianca

E’ nella TeNaK (Torah, nebiim, ketubim: Legge, profeti e scritti sapienziali, i libri sacri di Israele) che troviamo l’autocomprensione storico salvifica del popolo ebraico. Com’è noto, nel canone biblico dei cristiani rientra l’intero corpo dei libri ritenuti ispirati dagli israeliti. Di conseguenza l’identità e la memoria d’Israele sono parte del patrimonio di riflessione dei cristiani. Con l’espressione memoria ed identità di Israele non si vuol indicare qui solo la spiritualità monoteista, in cui Israele fu per millenni un caso assolutamente unico al mondo; ma anche il bagaglio morale, la tradizione giuridica, le trasformazioni antropologiche, sociali e istituzionali del popolo di Israele, le lotte secolari per il riconoscimento della dignità di ogni singolo oppresso, orfano, vedova, diseredato, bambino, ammalato, condannato, reietto, sconfitto, nell’infinita varietà di volti umani in cui Jahweh si compiace di lasciar apparire la propria immagine. Dal monoteismo abramico ai diritti dell’uomo si può vedere all’opera come un principio epigenetico ad assicurare continuità di crescita ad un processo di umanizzazione che gradualmente investe tutte le civiltà. Attraverso la tradizione che si richiama all’insegnamento del giudeo Gesù di Nazareth questa identità storica del popolo d’Israele è ora patrimonio di tutti i popoli cristiani. Si può discutere se ciò valga anche, in quale misura e per quali vie, per i popoli islamici.

Di questo processo, virtualmente coestensivo all’intera storia dell’umanità, Israele è, comunque, parabola, cifra messianica, icona segreta. “Israele siamo noi”, nel senso più umano e radicale dei termini. Si pensi alla Shoah: essa non rappresenta il primo caso di genocidio e neppure quello di maggiori proporzioni. E’ tuttavia in reazione alla violazione del diritto di esistenza del popolo ebraico che i diritti dell’uomo per la prima volta vengono storicamente percepiti nella loro portata realmente universalistica. Da allora il genocidio è visto non più come attentato, se pur spregevole, all’esistenza di un mondo culturale “altro”, ma come il tentativo di negare ogni alterità al proprio mondo ed infine come tentazione, sempre in agguato nella storia umana, di negare se stessa in quanto “altro” di fronte ad un “tu”; la tentazione, in ultima analisi, di affermarsi in un amore assoluto di sé, fino all’autoannientamento. Ciò che accade ad Israele accade all’umanità in un senso epocale e cosmico.

Il libro del rabbino Ariel Toaff, Pasque di sangue, in cui si esaminano con metodo storico le leggende circa sacrifici umani e cannibalismo di bimbi cristiani da parte di ebrei, è ritirato dal commercio in seguito alle proteste delle comunità ebraiche, timorose di una rerudescenza di antisemitismo. E’ stato ben fatto? Da chi potrebbero venire le temute aggressioni? La questione non ammette facili risposte. Verrebbe anzitutto da ripetere Ecclesia non sitit sanguinis, la Chiesa non è assetata di sangue (intendi: perché beve il sangue di Cristo ogni giorno) antica sentenza con la quale i pontefici si opponevano in linea di principio alla pena di morte.
“Il cristianesimo è giudaismo per il popolo”, è stato detto con sentenza gravata forse da intenti spregiativi, ma non necessariamente inaccettabile, per il cristiano, nella sostanza. Nonostante i numerosi conflitti che ne hanno contrassegnato il divenire, la storia dei rapporti tra la Chiesa e la Sinagoga è suscettibile di essere letta anche nei termini inclusivi di un’evoluzione interna ad una stessa religione e ad uno stesso popolo e guidata da una precisa logica storica. In altre parole, non è la Chiesa a rappresentare oggi una minaccia per gli ebrei. Ma se la Chiesa non ha (più) sete di sangue, vedo molti altri, in giro, che ne bramano ancora: sangue di ebrei, sangue di cristiani, sangue di musulmani, sangue di tutte le minoranze e dei diversi della terra. Capisco, perciò, le ragioni di chi ha ritenuto di dover censurare il libro. Tuttavia, proprio in forza della coscienza della singolarità storica di Israele, le sue guide spirituali e i suoi intellettuali dovrebbero sentirsi investiti di una speciale responsabilità e competenza nel prevenire nuove forme di violazione dei diritti dell’uomo, impedendo che la paura dell’altro abbia il sopravvento.

Per approfondire:

Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici

Breve introduzione alla teologia biblica

Massimo Introvigne

Sviluppi sulla seconda edizione di Pasque di sangue di A. Toaff

http://centroculturalelugano.blogspot.com/

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