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Verità assoluta, verità asserite ovvero: Gesù e la parrucchiera

Duccio da Boninsegna, Gesù e la Samaritana

Duccio da Boninsegna, Gesù e la Samaritana

In un articolo sulle difficoltà del dialogo tra cattolici e laici, comparso di recente sul quotidiano la Repubblica, G. Zagrebelsky rileva un complesso di superiorità e una certa doppiezza da parte del magistero e degli intellettuali cattolici nel rapportasi con “i non credenti”. Zagrebelsky ascrive una parte importante della colpa di questa situazione alla distinzione, comune nella dottrina cattolica, tra verità in tesi (livello dei principi non negoziabili) e in ipotesi (livello dell’applicazione dei principi sul piano della prassi). Secondo Zagrebelsky, ciò che viene asserito sul piano delle tesi viene spesso smentito sul piano delle ipotesi o, viceversa, ciò che viene acquisito sul piano della prassi non trova conferme e non viene accolto o non viene formalizzato sul piano delle tesi.

Le basi ed i problemi di comunicazione del dialogo tra cattolici e laici, in realtà, non sono qualcosa di molto diverso da quelli del dialogo tra credenti.
Siamo tutti figli del fissismo aristotelico quando ci si interroga sulla verità e non teniamo conto della legge della gradualità che sostiene la concezione semitica, complessa e articolata, tutt’altro che ingenua, di una verità che si organizza analogicamente, che compare nelle Scritture.
Mi aiuterò con un esempio tratto dal vangelo di Giovanni.

“Viene un tempo, ed è questo, in cui gli uomini adoreranno Dio in spirito e verità”.

E’ già sorprendente che Gesù rivolga queste parole non ad un teologo, ma ad una donna comune; credente, ma non giudea. La scena, infatti, suscita stupore negli apostoli, come forse qualcuno oggi potrebbe meravigliarsi nel vedere l’eminente cardinale, citato da Zagrebelsky nel suo articolo, parlare di teologia con una parrucchiera. A parte questo, possiamo forse avere un’idea di cosa voglia dire “adorare Dio in spirito”; ma che s’intende, qui, con l’espressione “adorare in verità”?

Il concetto di verità “assoluta” è sconosciuto alla Bibbia, la quale preferisce esprimersi con categorie, come ad esempio “testimonianza”, che evocano piuttosto una speciale qualità del tempo (non kronos, bensì kairòs) nel quale la verità “viene” (erchetai) o “si fa”. La verità vi è concepita come una realtà vivente che, come tutto ciò che vive, cresce nel tempo, seguendo una sua precisa legge interna della gradualità. Non è lo scorrere del tempo a far crescere la verità, è piuttosto la verità a muovere il tempo; non sono gli eventi storici che cambiano le nostre opinioni, i valori, il modo di vedere le cose, non è il progresso umano a far avanzare la verità: è “vero”, piuttosto, ciò che fa crescere l’umanità aprendola gradualmente alla comprensione di sé, del proprio destino ultimo, del senso del proprio cammino nella storia. Nella prospettiva biblica, la verità è la struttura portante del tempo e il suo motore, non viceversa. Nella tensione tra eschaton (ultimo kairòs; senso, fine o scopo del tempo) e apokalypsis (rivelazione) il tempo dischiude il proprio significato solo nell’apparire della verità “tutta intera”. Se la verità “assoluta” vive nel tempo solo nella parola del testimone, cioè nella verità asserita, questa verità asserita è tuttavia solo provvisoria e, in certo modo, parziale ed a sua volta attende di avverarsi sotto il giudizio della verità “tutta intera”.

Il laico, per propria cultura, tende generalmente a diffidare di ogni assoluto, perché vi avverte una minaccia all’autonomia morale, al metodo del dubbio, al carattere ipotetico della proposizione scientifica; ma soprattutto perché una pretesa di assolutezza è storicamente alla base di ogni progetto di società autoritaria. Al contrario, nella visione ebraico-cristiana la verità “assoluta”, intesa, come si è detto, quale verità ultima di senso, è (a meno di clamorosi fraintendimenti, sempre possibili) condizione epistemologica di ogni dialogo interculturale e riserva critica nei confronti di ogni preteso assoluto mondano.
Zagrebelsky rileva lucidamente che la preoccupazione del magistero cattolico di fronte al nuovo interesse della cultura laica per i temi religiosi è oggi il rischio di “protestantizzazione”, cioè della perdita della dimensione pubblica del cattolicesimo tradizionale. Questa preoccupazione agli occhi del laico può apparire, possiamo capirlo, una conferma del sospetto che il magistero non abbia in raltà mai rinunciato ad una sua visione illiberale sulla società. Ancora maggiori preoccupazioni ed un accurato esame di coscienza dovrebbe però, a mio avviso, suscitare nei pastori il fenomeno dell’incomunicabilità col loro stesso popolo: perché il vescovo non riesce più a farsi intendere dalla parrucchiera?

Per approfondire:

Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici

Breve introduzione alla teologia biblica

https://terradinessuno.wordpress.com/2006/12/03/un-gesu-laico/

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  1. 27 agosto 2008 alle 15:08

    Mi verrebbe da risponderti “perché forse scrive difficile come te”….ma sarebbe una risposta superficiale, indegna di te e di me, perché io so che tu riesci a farti intendere dalla parrucchiera, se vuoi. Il testo evangelico della Samaritana mi è sempre piaciuto molto e l’ho analizzato in varie chiavi di lettura; per cui ho apprezzato il fatto che tu lo abbia scelto ad esempio per spiegare l’essenza della Verità rivelata al popolo di Dio…. Traducendo ciò che scrivi in un linguaggio accessibile ai più, la Samaritana potrebbe essere, ai giorni nostri, una parrucchiera straniera non cristiana ma credente in Dio. Ella conosce le scritture, le ha lette, poiché è in grado di rispondere a Gesù che le parla; e se è vero che non comprende alcuni passaggi, ciò succede in quanto essere umano di tutti i tempi, non in quanto donna samaritana di 2000 anni or sono…. Gesù è sorprendente in questo dialogo, poiché, in mezz’ora, si rivela a lei come Verità, mentre impiega 3 anni per far comprendere la stessa cosa ai suoi apostoli…Gesù dà fiducia a questa donna, non presume di parlare con un povero “essere” che, per il solo fatto di essere “donna” per lo più “straniera” e “sposata più volte” è giudicata dai suoi contemporanei ignorante, non considerabile, inattendibile, inaffidabile, immorale….ma sa perfettamente che ciò che le dice, anche se non viene immediatamente compreso da lei in toto, verrà da lei compreso gradualmente negli anni…Noi sappiamo dal testo che l’evangelizzazione della Samaria comincia dalla testimonianza di questa donna che conduce molte persone a Gesù. Diciamo che Gesù non dà mai per scontato nulla e non pre-giudica mai nessuno…cioè si comporta esattamente all’opposto di molti Monsignori, Vescovi e Sacerdoti contemporanei…Di recente ho sentito un’omelia sul testo citato che mi ha fatto rabbrividire, poiché incentrata sull’immoralità di questa donna…e ho pensato tra me e me: ”povero prete ignorante”…
    Analizziamo il fatto: Gesù si rivolge da solo, a tu per tu, ad una donna straniera, credente ma non giudea, divorziata e risposata…cosa ci poteva essere di peggio all’epoca? E infatti gli apostoli, quando sopraggiungono ed assistono alla scena, sono molto stupiti. Tuttavia, abituati alle “stranezze” di Gesù, lo lasciano fare. Per accentuare maggiormente ciò che scrive Zagrebelsky, sarebbe come se un Vescovo italiano di oggi parlasse con una parrucchiera Nigeriana, divorziata e risposata…
    Gesù, rivolgendosi per primo alla Samaritana, chiedendole da bere, infrange la barriera che inizialmente potrebbe frapporsi tra loro. La straniera, dal canto suo, dimostra subito di possedere una certa intelligenza, poiché incalza Gesù con domande piuttosto sensate. Diciamo che vuole capire se l’uomo che le sta parlando è uno di cui lei si può fidare o no, e se conosce realmente qualcosa di più degli insegnamenti biblici che lei già conosce… Ma Gesù è molto più di ciò che lei si aspetta, infatti alla domanda: “Dimmi dove posso trovare di quest’acqua?” le si rivela nella sua interezza, rispondendole: “Sono Io che ti sto chiedendo da bere”. Infine, per risultare credibile ai suoi occhi di essere umano, le parla di lei, dimostrando di conoscerla profondamente, non in apparenza e non la giudica minimamente per il fatto che lei ha avuto 5 mariti (cosa inconcepibile sia allora, sia oggi). Le chiede solo di andare ad evangelizzare sulla base di quell’incontro avvenuto alla fonte, che sicuramente le cambierà la vita per sempre. Ma…e questo è il punto…il Vescovo che non riesce più a farsi intendere dalla parrucchiera…ha incontrato anche lui Gesù alla fonte, o ne ha solo letto sui testi di teologia????

  2. 29 agosto 2008 alle 14:40

    Grazie per avermi splendidamente tradotto, Jò. La verità in tesi e in ipotesi di cui parla Zagrebelski non è ancora la verità assoluta, la quale si presenta da sé, come persona, che non può essere conosciuta se non amandola e non può essere amata se non conoscendola. Perciò può ben accadere che la verità si riveli alla parrucchiera nigeriana e rimanga perfettamente ignota al cardinale… (ma, in fondo, Ruini non scrive tanto difficile!)

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