«Vangelo della carità» ed esistenza cristiana

«Vangelo della carità» ed esistenza cristiana.

Pubblicato per la prima volta in Segno XXI (1995) n. 169, 89-98

Un chiarimento preliminare dei concetti teologici che staranno alla base del convegno delle chiese italiane, in programma a Palermo per il mese di novembre 1995. Il contributo etico del Nuovo Testamento rivisitato attraverso l’analisi dell’uso biblico e dei contenuti del concetto di agape: la novità dell’esistenza cristiana e le indicazioni che ne scaturiscono circa la “presenza religiosa” della comunità credente nel mondo contemporaneo.

di Gianpiero Tre Re

Il tema dell’imminente convegno palermitano della chiesa italiana «Il vangelo della carità» non è affatto qualcosa di nuovo. Esso si colloca nel solco delle tematiche sulle quali i vescovi e le comunità ecclesiali riflettono dall’inizio degli anni ’90.
L’espressione «vangelo della carità» non si trova come tale in nessun passo scritturistico. Essa esprime una sintesi teologica attuale del dato biblico sull’amore, riuscendo a renderne efficacemente certe risonanze.
Il presente contributo vorrebbe a sua volta riusultare un utile chiarimento sui contenuti teologici evocati dai termini scelti.
1. L’uso neotestamentario dei termini “amore/amare” (agape/agapao) e loro traduzione nelle lingue moderne

L’impiego del concetto di agape in tutti gli scritti del Nuovo Testamento autorizzano a ritenerlo una nozione di primissimo piano nel linguaggio religioso, nella spiritualità e nell’universo di pensiero cristiano.
Da San Paolo e da San Giovanni agape/agapao (agaph/agapaw) è addirittura considerato un termine tecnico della teologia cristiana e non ammette praticamente alcuna eccezione. Per dare un’idea del valore attribuitogli, si osservi che nel vangelo di Giovanni amore/amare è reso solo due volte con un vocabolo diverso. In 11,36 il termine “ephilei” rende chiaramente un significato non tecnico, come emerge dal contesto narrativo e dal fatto che l’evangelista riporta una frase pronunziata dalla “folla”. In 5,20 troviamo ancora “philei”: si tratta di una variante di 3,35 e altri logia (cfr. 10,17). Inoltre alcuni manoscritti e autori antichi (Tertulliano, Origene, Crisostomo) attestano “agapao” al posto di “phileo” anche in Gv 5,20.
Nella traduzione della Conferenza Episcopale Italiana agape/agapao è reso per lo più con “amore/amare”, mentre il termine italiano “carità” traduce 54 volte il sostantivo “agape”. Non sapremmo indicare con esattezza le ragioni della scelta di questa doppia traduzione adottata nella versione ufficiale della chiesa cattolica italiana e in altre versioni del nuovo testamento nelle lingue moderne. Al contrario, la vulgata traduce, quasi senza eccezione, agape con caritas, mentre le forme verbali vengono rese con diligo.
Il fatto che ben 43 volte su 54 “carità” traduce l’uso del sostantivo agape nell’epistolario paolino sembrerebbe volere sottolineare una sfumatura da esso assunta nel pensiero di S. Paolo. Le diverse traduzioni in lingua moderna, infatti, riservano il termine carità all’amore-virtù teologale, distinguendolo, così, tanto dall’agape intesa come amore di Dio (sia che lo si voglia considerare come amore «per noi», cfr. Rm 8,35; sia che lo si intenda come amore increato, «in Cristo», cfr. Rm 8,39) quanto dall’amore fraterno o affetto vicendevole (che Paolo chiama talvolta philadelphia). Una conferma viene dal fatto che spesso la traduzione agape-carità si trova in contesti in cui troviamo anche gli altri termini-chiave dell’esistenza cristiana: fede e speranza.
Dunque le traduzioni moderne che distinguono, nel medesimo termine di agape, tra il concetto di amore e quello di carità, esplicitano una certa precomprensione del testo. Operano una scelta di campo di fronte all’alternativa di sottolineare le diverse considerazioni possibili della complessa realtà dell’agape o piuttosto privilegiare la sostanziale unità del dinamismo che ne compagina la ricchezza degli aspetti. Sarà una scelta dolorosa perchè invetabilmente la lettura della traduzione agevolerà una comprensione del testo piuttosto che l’altra.
Ad ogni modo quando si passerà alla elaborazione teologica del dato biblico si dovrà comunque tener conto della natura complessa ed organica dell’agape.
2. La legge dell’amore nella tradizione dei vangeli sinottici

E’ certamente motivo di sorpresa il consatatare che i vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) non riportino che pochi logia, detti, di Gesù sull’argomento. Tenuto conto dei passi paralleli (Mt 5,44.46 e Lc 6, 27.32.35) possiamo contare non più di cinque pronunziamenti di Gesù sul comandamento dell’amore. Inoltre, come già risulta in Mc 12,28-34, Cristo, secondo la testimonianza dei sinottici, affronta il tema sempre nell’ambito della diatriba di scuola, (per noi, oggi, non facilissima da cogliere immediatamente in tutte le sue sfumature ed implicazioni) circa la gerarchia da rispettare all’interno della complessa e minuziosa legislazione mosaica. Anche l’invettiva antifarisaica riportata in Lc 11,42 si attiene a questa linea. Il legalismo viene infatti rimproverato al fariseo proprio sulla scorta del primato del comandamento dell’amore, che, all’interno di una certa spiritualità cultualistica, tutta concentrata sulla propria correttezza formale, risulta irrimediabilmente posposta agli adempimenti di vuoti ritualismi tradizionalistici.
Pertanto, sin qui, l’insegnamento del Cristo attestato dai sinottici sembrerebbe, su questo punto, allinearsi con la grande tradizione deuteronomistica senza apportarvi nulla di originale. Nonostante ciò e a dispetto della parsimonia con la quale i sinottici tramandano il pensiero di Cristo sull’agape, non può tuttavia sfuggirci che lo stesso contesto “colto” in cui questo solitamente avviene, il contesto cioè di una disputa teologica risolta con un solenne richiamo alla sapienza biblica, suggerisca che qui si agita una tematica cruciale. La nostra attenzione è pertanto attratta da un secondo logion di Cristo, trasmesso da Matteo e da Luca, che conferisce un maggiore spessore all’originalità del pensiero di Gesù su questo argomento perché sembra porsi in atteggiamento dialettico rispetto a quella stessa legge dell’amore contenuta nei libri di Mosè. Vale la pena riportare il brano, nella versione di Matteo 5:

[43]Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico.
[44]ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
[46]Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?

Nella legge di Mosè non sta affatto scritto di odiare il nemico; in verità Cristo allude a Lv, 19, 16-18, in cui viene data un’interpretazione restrittiva del termine “prossimo”: «Non odiare il fratello nel tuo cuore; correggi francamente il tuo compatriota [...] non serbare rancore ai figli del tuo popolo. Ama il tuo prossimo come te stesso». In breve: non è in questione la legge ma una sua interpretazione “ufficiale”. Quest’ultima risulta gretta e non regge all’esame delle esigenze di universalità imposte dal compito di evangelizzazione che Cristo si è assegnato e che vengono richieste a chiunque in questo stesso compito voglia seguirlo.
Sotto questa luce nuova che ne illumina più profondamente le esigenze, l’antico comandamento dell’amore assume la centralità che gli spetta anche nella nuova economia salvifica. Così, il comandamento dell’amore si inserisce armonicamente nel ritratto teologico di Gesù emergente dall’intera narrazione sinottica. La predicazione stessa di Gesù è il compimento delle Scritture (Mc 1,15; Lc 4,17-21), inaugura gli ultimi tempi, è un’opportunità di pentimento (Mt 9,6 e parr.; Lc 5,32). La predicazione del Vangelo «compie» le Scritture anzitutto ponendo in luce la provvisorietà della legge mosaica e la sua limitata competenza per quanto riguarda la presenza del male nel mondo (Mt 5,21s.31-34.38s; 19,3-9; Mc 10,2-12).
La struttura semantica del motto programmatico di Gesù, tramandato da Mc 1,15, ad un primo momento, costituito dall’indicativo kerigmatico («peplhrwtai o kairoV kai hggiken h basileia tou qeou»), fa corrispondere un imperativo che sollecita una presa di posizione da parte dell’uditorio («metanoeite kai pisteuete en tw euaggeliw»).
Con ciò si vuol dire che oltre ad un nuovo kairos storico salvifico, la caratteristica predicazione kerygmatica di Gesù determina un progresso, un salto, un distacco incolmabile anche rispetto al precedente vissuto individuale. L’interiorità, radicalità, definitività, dinamismo, fortuna del Regno sono alla base di un personale processo di iniziazione che il discepolo percorre dietro a Cristo.
La metanoia (pentimento, cfr. Mc 1,15) è appunto il “capovolgimento” di tutti i valori (materiali, affettivi, morali, religiosi) che l’irruzione del Regno impone, e si esprime compiutamente nelle scelte etiche qualificanti la novità della prassi richiesta e inaugurata da Gesù stesso nel Discorso della Montagna (Mt 5-7): in forma negativa, nella pratica di un metodo di lotta non violenta (Mt 5,38-41) e nella riserva critica nei confronti del potere (Mt 5,19; 19,23s; 23,1-12; Mc 8,15; Lc 13,31s; 22,24-27); in forma positiva, nella scelta dei poveri (Mt 8,20); nell’interiorizzazione e radicalizzazione delle istanze religiose e morali (Mt 5,21-48; 6,1-18); nel modello dell’infanzia spirituale (Mt 18,1-5); nell’invito alla sequela: in una parola, nel radicalismo dell’amore.
Ma la follia di quest’amore evangelico così intransigente tanto da apparire paradossale e persino delirante, così audace da ispirarsi alla stessa perfezione e capacità d’amore di Dio lascia trasparire la trama della pretesa “scandalosa” di Cristo. Quando, parafrasando il primo di tutti i comandamenti mosaici, quello di amare Dio con tutto il proprio cuore e le proprie forze, avverte: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me (Mt 10,37)», egli in effetti chiede per sé, da parte del discepolo, proprio quell’amore al di sopra di ogni cosa, dovuto solo a Dio, senza riserve. Anche se nei citati versetti non compare il termine “agape” bensì il meno tecnico “philia”, il senso appare estremamente chiaro: l’amore evangelico non accetta di essere rinchiuso negli stereotipi della morale convenzionale. L’amore per Cristo, così come l’amore tout court, può solo essere un amore “divino”: esige una dedizione totale e richiama assai da vicino la logica sconvolgente della croce: «Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23). La carità non può farsi vangelo, letteralmente: “buona nuova”, se non incarnando qualcosa che sia molto più di ciò che il comune senso della moralità intende per “amore del prossimo” (Lc 10,25-37). Ne è prova il fatto che Gesù ama identificarsi piuttosto col popolo dei derelitti, degli esclusi (Mt 25,34-40; Lc 14,20), con l’immensa moltitudine degli “stranieri” e dei crocifissi di ogni razza e tipo, compresi i peccatori e gli eretici (Mt 18,12-14; Lc 15,11-31).
Questi egli predilige ed ama e come tale ed in essi egli vuole essere riamato.

3. L’agape nel pensiero teologico paolino

San Paolo sviluppa la propria riflessione sull’amore, quale condizione esistenziale-soprannaturale del credente, nel contesto della questione circa il rapporto tra fede cristiana e legge di Mosè (Torah). Ritorna dunque nelle lettere paoline il problema, già incontrato nei sinottici, dell’armonizzazione tra l’universalità dell’evento di salvezza, realizzato in Cristo, e la Torah e della rispettiva efficacia in ordine al male.
Per l’Apostolo, pagani e giudei condividono la medesima condizione di creaturalità e la stessa situazione esistenziale di radicale peccaminosità (Rm 2,17-23; 5,12ss). In quanto opera grazie alla stessa struttura ontologica dell’immagine di Dio impressa nel cuore umano, la “legge scritta nel cuore” svolge per i gentili, ed ogni essere umano, la stessa funzione che la Torah riveste limitatamente al giudeo. Una rivelazione di questa legge sotto forma di norme positive, ossia la legge di Mosè, si è però resa storicamente indispensabile a causa della minaccia portata al successo del piano salvifico della creazione dal progresso storico della situazione di peccato in cui l’intera umanità si trova esistenzialmente rinchiusa (Rm 11,32).
Ciò fa sì che la stessa Torah sia posta sotto un segno ambiguo: essa costituisce una messa in guardia dal peccato, smascherandolo, senza tuttavia essere in grado di superarlo (Rm 4,15; 5,20; 7,7-13; 2Cor 3,6; Gal 3,19); anzi, in certo modo, rafforzandone la potenza (Rm 7,7-11). La legge di Mosè, infatti demarca storicamente l’inimicizia tra pagani e giudei precisamente, secondo Paolo, in quanto segno della radicale alienazione dell’umanità da Dio, introdotta dal peccato (Rm 5,10; Ef 2,11-15). Dunque, alla legge di Mosè cui l’israelita corrisponde con le opere, Paolo oppone la legge dello Spirito nella quale il credente è costituito mediante la fede (Rm 5,5; 8,1-4). Ora, come la legge scritta nel cuore dell’uomo, e dunque anche la Torah, vige in forza dell’atto creativo di Dio (Rm 2,14ss) così questa legge dello Spirito agisce nel credente per l’efficacia ricreatrice dell’azione redentiva di Dio in Cristo (Rm 8,9ss; Gal 5,16-29; 6,15; Ef 2,8ss; 1 Tess 4,3). Alla prospettiva antica e statica dell’”essere in regola” è sostituito un dinamismo pneumatico, la docilità allo Spirito, che rimette in ordine le storture che affettano le finalità immediate dell’uomo (l’ordine della sessualità, della socialità, delle realtà temporali: Gal 5,18-23). L’uomo si libera così dalla tentazione dell’autoglorificazione e dalla pretesa di “autosalvarsi” (Rm 3,27).
Stabilito dunque il rapporto di analogia tra la legge naturale in ordine alle strutture personali create e rispettivamente la legge dello Spirito in ordine alla “struttura di redenzione”, la specificità qualificante della novità cristiana risulta esser posta sul piano della esistenza teologale del credente.
Questa esistenza ha un suo fondamento nell’amore che Dio manifesta concretamente, nell’evento di morte-resurrezione di Cristo, per ogni singolo essere umano (Rm 5,8; 1Cor 5,14; Gal 2,20):

[Gal 2,20]Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

Tale fondazione comporta un momento intellettivo di autocomprensione e decifrazione della vicenda personale del credente sulla base dell’offerta di senso proveniente dal Cristo, ed un momento “pratico”, di vitale identificazione con la persona stessa del Cristo (Rm 8,35-39), in cui l’amore del Salvatore diviene causa esemplare di tutta la prassi cristiana (Ef 5,2.25). L’amore è per San Paolo una mozione interiore che permea completamente ogni aspetto della vita spirituale e morale del credente nelle sue manifestazioni individuali come in quelle interpersonali (Col 3,12; Ef 5,28; Fil 1,8; 2,1; 4,8; 1Tess 2,7; 4,9; 2Tess 3,5; Tm 6,2). Insieme alla dimensione cristologica dell’amore S. Paolo considera così la sinergia pneumatica come principio soprannaturale e personale, coestensivo e concomitante all’esistenza e all’operatività del credente (Rm 8,14-17; Gal 5,16). Lo Spirito è la causa efficiente (Gal 5,22) che costituisce in Cristo (Rm 8, 9-11), unifica, fa crescere e perfeziona nel suo amore (Rm 13,10; 1Cor 4,15s; 1Cor 13,4-10; Ef 3,19; Col 2,2; 1Tess 3,12) la realtà umana nella sua interezza.
Inteso nel suo senso più profondo di dinamismo finalistico inerente all’evento salvifico in Cristo l’amore può dunque essere applicato come criterio di verifica dell’autenticità cristiana dell’agire personale e collettivo. Nel celebre inno alla carità contenuto in 1Cor 13 l’amore figura come l’unità sulla quale si commisurano tutti i valori (1Cor 13,8ss), il grado di verità di ogni conoscenza (1Cor 8,2; 13,1s), l’efficacia della prassi (1Cor 13,3) e la giusta direzione di marcia della crescita spirituale e morale (Ef 4,15s):

[15]vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo,
[16]dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
4. L’amore nella riflessione di San Giovanni Evangelista

Esiste una seconda linea di riflessione sull’esistenza credente come “vita nello Spirito”, caratteristica, anche se non esclusiva, della teologia giovannea.
Secondo la dottrina di San Giovanni, dalla parola e dall’agire di Cristo traspare una ineguagliabile esperienza di Dio, che gli proviene dall’autocoscienza sulla propria esclusiva figliolanza divina (Gv 1,1.18). Di fronte alla parola di Gesù il credente non è un semplice destinatario del volere divino, ma un chiamato ad essere partecipe di questa condizione filiale ed esperienza unica del Padre (Gv 20,24ss; 1Gv 1,ss). Proprio per l’assoluta singolarità dell’esperienza di Dio in Cristo, dentro la quale è proposta l’unica possibilità di salvezza (Gv 14,6), si viene a stabilire una sostanziale uguaglianza tra tutti coloro che vi si imbattono (Gv 1,9.12s; 3,5-8). Perciò essa previene qualsiasi iniziativa umana e ridimensiona fino a rendere irrilevanti, ai fini dell’efficacia salvifica di questa proposta, le differenze sociologiche e culturali, ideologiche e razziali di coloro ai quali viene offerta (Gv 4,21-24).
Essendo di per sé incomunicabile, questa esperienza del Padre assume forma sacramentale (Gv 12,45; 13,20; 14,6-11) affinché il discepolo possa accedervi lasciandosi simbolicamente immettere nel dinamismo kenotico, “discendente”, del Figlio Gv 8,28; 10,7.9; 12,32; 15,12s), intimamente comunicando alla sua vicenda umana di morte e resurrezione (Gv 6,44.51). Conforme alla sua nuova dignità filiale l’esistenza redenta si distingue così per una qualità radicalmente nuova di atteggiamenti interiori, la teologalità, la «vita nello Spirito» (Gv 15,26; 16,13; 20,22; 1Gv 3,3-9), che si traducono progressivamente in una radicale novità della prassi (Gv 13,34; 15,5.8ss).
Tutto ciò viene chiaramente espresso dall’Evangelista tramite le categorie portanti “conoscenza” e “amore”, delle quali è stata abbondantemente dimostrata dagli studiosi la valenza esistenziale.
Per Giovanni l’amore è anzitutto la realtà inerente alla vicendevole immanenza delle relazioni divine (Gv 14,10s). Su di esso si fonda la reciproca inabitazione di Padre e Figlio (Gv 17,11b.21s). L’”obbedienza” del Figlio alla missione salvifica affidatagli è qualcosa di assai più profondo di un’adesione alla volontà ad extra del Padre (Gv 17,4.7); è piuttosto una risposta vitale e perfettamente libera con la quale il Figlio offre completamente il proprio essere alla presenza del Padre (Gv 17,10) e si sottopone docilmente allo slancio oblativo ed effusivo dell’amore divino (Gv 3,35; 5,20; 10,17). L’amore è questa medesima Presenza “verso”, esser rivolti, rimanere al cospetto, esserci intensionale… (cfr. Gv 1,1; 1Gv 1,2). Non è esagerato pertanto affermare che questo amore ha per S. Giovanni una consistenza personale in sé e si identifichi con lo Spirito (Gv 14,15ss; 20,21ss; 1Gv 4,13).
Al discepolo è richiesta questa stessa obbedienza o deliberazione vitale di radicare la propria esistenza nel dinamismo trascendente dell’agape (Gv 14,21.23; 15,10). L’obbedienza del discepolo alla legge dell’amore è precisamente la condizione essenziale di questo accesso, in quanto legata al modo stesso di essere di Padre e Figlio in mutua compresenza d’amore (Gv 17,23s.26).
Questo ci mette in condizione di comprendere la “novità” dell’amore cui Cristo chiede di aderire. «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34; cfr. 15,12). Il “nuovo” sta nel fatto che al principio della reciprocità, sul quale si fonda la regola aurea di amare il prossimo come se stessi, è qui sostituito un principio soprannaturale consistente nell’amare come Cristo. La reciprocità passa in secondo piano, risultando a sua volta fondata nell’identità di Cristo col discepolo.
L’amare come Cristo è formula complessa alla quale l’Evangelista attribuisce una pluralità di significati. Essa contiene innanzi tutto la “misura smisurata” dell’amore ad oltranza, l’amore estremo e senza riserve del Cristo crocifisso (Gv 13,1; 15,13), in cui non può esservi posto per alcuna interpretazione riduttiva o restrittiva del precetto. In secondo luogo stabilisce il primato dell’iniziativa salvifica di Dio, unilaterale e assolutamente preveniente (Gv 15,16; 1Gv 4,9ss) quale ragione ultima dell’obbligo del perdono, della gratuità del servizio e dell’amore disinteressato. Infine, ma non da ultimo, la pari dignità (Gv 15,15), anzi, l’identità del discepolo con Cristo nell’amore (Gv 17,23s.26) istituisce una sorta di reductio ad unum dell’amore di Dio e del prossimo (1Gv 4,20-5,2).
Come infatti Gesù vive in totale comunicazione e confidenza col Padre, perché ne osserva i comandamenti (Gv 10,17; 15,10), cioè ama senza riserve come anche il Padre ama (Gv 3,16) e perché sa di essere amato dal Padre senza riserve (Gv 3,35); così anche il discepolo, amando come Cristo, sa di essere amato da lui (Gv 13,34), obbedisce totalmente al comandamento nuovo, e rimane in lui (Gv 15,9s.12s):

[9]Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
[10]Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
[12]Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.
[13]Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Cristo viene a trovarsi al centro di un chiasmo dialogico. Egli è causa sacramentale, cioè esemplare e al tempo stesso efficace, di un amore totale divino-umano.
I medesimi concetti troviamo nella Prima lettera di Giovanni, ma accade qui qualcosa di analogo a quanto abbiamo osservato nel pensiero di Paolo a proposito della capitolo 13 della Prima lettera ai Corinti. Il rapporto “discendente” che nel vangelo di Giovanni viene stabilito tra l’inabitazione Padre-Figlio e la legge nuova dell’amore, quale condizione imprescindibile per accedervi, nella prima lettera di Giovanni si ritrova in qualche modo rovesciato, nel senso che l’amare «come Cristo» diviene qui criterio di riconoscimento dell’autentica esperienza di Dio (1Gv 3,10.14ss; 4,16; 4,20s; 5,1s).
Dal carattere normativo dell’esistenza di Cristo come essere-per-gli-altri (1Gv 4,9ss) e dalla consapevolezza vitale di «essere in Dio» che da ciò sprigiona per il credente (1Gv 2,3-6; 3,1) l’Apostolo inferisce addirittura l’essenza stessa del Dio-amore (1Gv 4,7s):

[7]Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.
[8]Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
5. Verso il convegno delle chiese italiane

Cercando una sintesi della ricchezza di apporti della riflessione neotestamentaria su questo argomento diremo che l’amore è realtà divino-umana di comunione, consistente nel trovarsi esistenzialmente costituiti, mediante l’operatività dello Spirito, nell’agire cristologico del Padre.
Pertanto esiste un preciso rapporto tra il grado di partecipazione al dinamismo immanente dell’amore trinitario e l’avventura storica della carità. L’intimità col Padre viene a stabilire un contesto di senso entro il quale non vi può essere che un’unica norma, anzi, entro il quale non può esistere alcuna vera e propria legge ma piuttosto la tensione a portare sempre un po’ oltre le possibilità dell’amore.
L’opera dell’evangelizzazione richiama così, inevitabilmente, ad una riflessione previa sul significato e l’essenza dell’esser Chiesa.
Come si è visto, la “novità” del vangelo si realizza esistenzialmente in un modo radicalmente nuovo di concepire i rapporti degli uomini tra loro. Il vangelo dell’amore, la proclamazione della sua definitiva instaurazione nel mondo e di una sua definitiva compiutezza è tutt’uno con l’estensione universalistica delle sue esigenze e il superamento nell’amore della fondamentale alienazione da Dio, della quale le conflittualità religiose, sociologiche, sessistiche, razzistiche sono un riflesso storico. Tutto ciò impone un ripensamento del concetto stesso di religione, la quale deve allontanarsi dal rischio di trasformarsi a sua volta in fonte di divisioni e di conflitto.
L’evangelizzazione della carità impedirebbe di per sé alla Chiesa di concepire a sua volta il significato della propria “presenza religiosa” nel mondo in termini di contrapposizione. L’interlocutore dell’opera salvifica, cui si rivolge l’offerta di partecipare al dialogo intratrinitario, non è la Chiesa visibile e militante, la quale è piuttosto strumento salvifico, ma proprio il mondo. L’evangelizzazione suppone che l’intera umanità rappresenti se stessa come insieme solidale e comunicante nella cui storia accade l’evento-Cristo e la novità dell’amore. La conflittualità in questo modo non è né misconosciuta né rimossa ma accettata non più come un limite invalicabile ma come una sfida da vincere insieme. La comunità dei credenti non può accettare di essere delimitata da alcuno steccato ideologico; non può essere, per così dire, che un largo accesso alla trascendenza, una presenza religiosa come spazio di accoglienza del divino, e pertanto il “luogo umano” della faticosa assiduità al dialogo, della composizione e del superamento dei conflitti e simbolo della riconciliazione universale.
Il «vangelo della carità». Elenco delle citazioni neotestamentarie.

AMORE/AMARE

A. Sinottici e Atti

Vangelo secondo Matteo – cap. 5
[44]ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
[46]Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
Vangelo secondo Matteo – cap. 10
[37]Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
Vangelo secondo Matteo – cap. 19
[19]onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso>>.
Vangelo secondo Matteo – cap. 24
[12]per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà.
Vangelo secondo Marco – cap. 12
[33]amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici>>.
Vangelo secondo Luca – cap. 6
[27]Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano,
[32]Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
[35]Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.
Vangelo secondo Luca – cap. 7
[5]perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga>>.
[47]Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco>>.
Vangelo secondo Luca – cap. 11
[42]Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre.
Atti degli Apostoli – cap. 5
[41]Ma essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù.

B. Corpus Johannaeum

Vangelo secondo Giovanni – cap. 3
[16]Dio infatti ha tanto amato (agapao) il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
[35]Il Padre ama (agapao) il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 5
[20]Il Padre infatti ama (phileo) il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.
[42]Ma io vi conosco e so che non avete in voi l’amore di Dio.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 10
[17]Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 11
[36]Dissero allora i Giudei: <>.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 12
[25]Chi ama (phileo) la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
[43]amavano infatti la gloria degli uomini più della gloria di Dio.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 13
[1]Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato (agapao) i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
[23]Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava (agapao), si trovava a tavola al fianco di Gesù.
[34]Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato (agapao), così amatevi anche voi gli uni gli altri.
[35]Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri>>.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 14
[15]Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.
[21]Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui>>.
[23]Gli rispose Gesù: <
[24]Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
[28]Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 15
[9]Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
[10]Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
[12]Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.
[13]Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
[17]Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 16
[27]il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 17
[23]Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
[24]Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
[26]E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro>>.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 19
[26]Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: <>.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 20
[2]Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: <>.
Vangelo secondo Giovanni – cap. 21
[7]Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: <>. Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare.
[20]Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: <>.

Prima lettera di Giovanni – cap. 2
[5]ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui.
[10]Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v’è in lui occasione di inciampo.
[15]Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui;
Prima lettera di Giovanni – cap. 3
[1]Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui.
[10]Da questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, né lo è chi non ama il suo fratello.
[14]Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte.
[16]Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.
[17]Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?
Prima lettera di Giovanni – cap. 4
[7]Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.
[8]Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
[9]In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui.
[10]In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
[10]In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
[11]Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
[12]Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.
[16]Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
[17]Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo.
[18]Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.
[19]Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.
[20]Se uno dicesse: <>, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.
[21]Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.
Prima lettera di Giovanni – cap. 5
[1]Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
[2]Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti,
[3]perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Seconda lettera di Giovanni – cap. 1
[3]grazia, misericordia e pace siano con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore.
[6]E in questo sta l’amore: nel camminare secondo i suoi comandamenti. Questo è il comandamento che avete appreso fin dal principio; camminate in esso.

C. Corpus paulinum

Lettera ai Romani – cap. 5
[5]La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
[8]Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Lettera ai Romani – cap. 8
[28]Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.
[35]Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
[37]Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.
[39]né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
Lettera ai Romani – cap. 9
[13]come sta scritto: Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù.
Lettera ai Romani – cap. 11
[28]Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri,
Lettera ai Romani – cap. 12
[10]amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Lettera ai Romani – cap. 13
[8]Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge.
[10]L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore.
Lettera ai Romani – cap. 15
[30]Vi esorto perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l’amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio,
Prima lettera ai Corinzi – cap. 2
[9]Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.
Prima lettera ai Corinzi – cap. 4
[21]Che volete? Debbo venire a voi con il bastone, o con amore e con spirito di dolcezza?
Prima lettera ai Corinzi – cap. 8
[3]Chi invece ama Dio, è da lui conosciuto.
Prima lettera ai Corinzi – cap. 16
[22]Se qualcuno non ama il Signore sia anàtema. Marana tha: vieni, o Signore!
[24]Il mio amore con tutti voi in Cristo Gesù!
Seconda lettera ai Corinzi – cap. 4
[5]Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù.
Seconda lettera ai Corinzi – cap. 5
[14]Poiché l’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti.
Seconda lettera ai Corinzi – cap. 6
[6]con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero;
Seconda lettera ai Corinzi – cap. 8
[8]Non dico questo per farvene un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri.
Seconda lettera ai Corinzi – cap. 9
[7]Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.
Seconda lettera ai Corinzi – cap. 13
[11]Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
[13]La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
Lettera ai Galati – cap. 2
[20]Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.
Lettera ai Galati – cap. 5
[22]Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé;
Lettera agli Efesini – cap. 1
[15]Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi,
Lettera agli Efesini – cap. 2
[4]Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati,
Lettera agli Efesini – cap. 3
[19]e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
Lettera agli Efesini – cap. 4
[2]con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore,
Lettera agli Efesini – cap. 5
[2]e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
[25]E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,
[28]Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.
Lettera agli Efesini – cap. 6
[24]La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore nostro Gesù Cristo, con amore incorruttibile.
Lettera ai Filippesi – cap. 1
[8]Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù.
[16]Questi lo fanno per amore, sapendo che sono stato posto per la difesa del vangelo;
Lettera ai Filippesi – cap. 2
[1]Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione,
Lettera ai Filippesi – cap. 4
[8]In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Lettera ai Colossesi – cap. 1
[8]e ci ha pure manifestato il vostro amore nello Spirito.
Lettera ai Colossesi – cap. 2
[2]perché i loro cuori vengano consolati e così, strettamente congiunti nell’amore, essi acquistino in tutta la sua ricchezza la piena intelligenza, e giungano a penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo,
Lettera ai Colossesi – cap. 3
[12]Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza;
[19]Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse.
Prima lettera ai Tessalonicesi – cap. 1
[4]Noi ben sappiamo, fratelli amati da Dio, che siete stati eletti da lui.
Prima lettera ai Tessalonicesi – cap. 2
[7]Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature.
Prima lettera ai Tessalonicesi – cap. 3
[12]Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti, come anche noi lo siamo verso di voi,
Prima lettera ai Tessalonicesi – cap. 4
[9]Riguardo all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri,
Seconda lettera ai Tessalonicesi – cap. 2
[10]e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi.
[13]Noi però dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità,
[16]E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza,
Seconda lettera ai Tessalonicesi – cap. 3
[5]Il Signore diriga i vostri cuori nell’amore di Dio e nella pazienza di Cristo.
Prima lettera a Timoteo – cap. 6
[2]Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi. Questo devi insegnare e raccomandare.
Seconda lettera a Timoteo – cap. 1
[7]Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza.
Seconda lettera a Timoteo – cap. 3
[2]Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione,
[3]senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene,
[10]Tu invece mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nella condotta, nei propositi, nella fede, nella magnanimità, nell’amore del prossimo, nella pazienza,
Seconda lettera a Timoteo – cap. 4
[8]Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
Lettera a Tito – cap. 1
[8]ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di sé,
[11]A questi tali bisogna chiudere la bocca, perché mettono in scompiglio intere famiglie, insegnando per amore di un guadagno disonesto cose che non si devono insegnare.
Lettera a Tito – cap. 2
[2]i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati, saldi nella fede, nell’amore e nella pazienza.
[4]per formare le giovani all’amore del marito e dei figli,
Lettera a Tito – cap. 3
[4]Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini,
[15]Ti salutano tutti coloro che sono con me. Saluta quelli che ci amano nella fede.

D. Ebrei

Lettera agli Ebrei – cap. 1
[9]hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni.
Lettera agli Ebrei – cap. 12
[6]perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio.
Lettera agli Ebrei – cap. 13
[1]Perseverate nell’amore fraterno.

E. Lettere cattoliche

Lettera di Giacomo – cap. 1
[12]Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.
Lettera di Giacomo – cap. 2
[5]Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?
Lettera di Giacomo – cap. 4
[4]Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio?
[5]O forse pensate che la Scrittura dichiari invano: fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi?
Prima lettera di Pietro – cap. 1
[8]voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa,
[22]Dopo aver santificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri,
Prima lettera di Pietro – cap. 2
[13]State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano,
[17]Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re.
Prima lettera di Pietro – cap. 3
[10]Infatti: Chi vuole amare la vita e vedere giorni felici, trattenga la sua lingua dal male e le sue labbra da parole d’inganno;
Seconda lettera di Pietro – cap. 1
[7]alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità.
Lettera di Giuda – cap. 1
[1]Giuda, servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo, agli eletti che vivono nell’amore di Dio Padre e sono stati preservati per Gesù Cristo:
[21]conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna.

F. Apocalisse

Apocalisse – cap. 1
[5]e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue,
Apocalisse – cap. 2
[4]Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.
Apocalisse – cap. 3
[9]Ebbene, ti faccio dono di alcuni della sinagoga di satana di quelli che si dicono Giudei, ma mentiscono perché non lo sono : li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi e sappiano che io ti ho amato.
Apocalisse – cap. 22
[15]Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!

CARITA’ (_____)
A. corpus paulinum

Lettera ai Romani – cap. 12
[9]La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene;
Lettera ai Romani – cap. 14
[15]Ora se per il tuo cibo il tuo fratello resta turbato, tu non ti comporti più secondo carità. Guardati perciò dal rovinare con il tuo cibo uno per il quale Cristo è morto!
Prima lettera ai Corinzi – cap. 8
[2]Ma la scienza gonfia, mentre la carità edifica. Se alcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere.
Prima lettera ai Corinzi – cap. 13
[1]Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
[2]E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
[3]E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
[4]La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,
[8]La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.
[13]Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
Prima lettera ai Corinzi – cap. 14
[1]Ricercate la carità. Aspirate pure anche ai doni dello Spirito, soprattutto alla profezia.
Prima lettera ai Corinzi – cap. 16
[14]Tutto si faccia tra voi nella carità.
Seconda lettera ai Corinzi – cap. 2
[8]Vi esorto quindi a far prevalere nei suoi riguardi la carità;
Seconda lettera ai Corinzi – cap. 8
[7]E come vi segnalate in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella scienza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così distinguetevi anche in quest’opera generosa.
[19]egli è stato designato dalle Chiese come nostro compagno in quest’opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l’impulso del nostro cuore.
Lettera ai Galati – cap. 5
[6]Poiché in Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità.
[13]Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri.
Lettera agli Efesini – cap. 1
[4]In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,
Lettera agli Efesini – cap. 3
[17]Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità,
Lettera agli Efesini – cap. 4
[15]Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo,
[16]dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Lettera agli Efesini – cap. 5
[2]e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
Lettera agli Efesini – cap. 6
[23]Pace ai fratelli, e carità e fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo.
Lettera ai Filippesi – cap. 1
[9]E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento,
Lettera ai Filippesi – cap. 2
[1]Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione,
Lettera ai Filippesi – cap. 2
[2]rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.
Lettera ai Colossesi – cap. 1
[4]per le notizie ricevute della vostra fede in Cristo Gesù, e della carità che avete verso tutti i santi,
Lettera ai Colossesi – cap. 3
[14]Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione.
Prima lettera ai Tessalonicesi – cap. 1
[3]memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo.
Prima lettera ai Tessalonicesi – cap. 3
[6]Ma ora che è tornato Timòteo, e ci ha portato il lieto annunzio della vostra fede, della vostra carità e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci come noi lo siamo di vedere voi,
Prima lettera ai Tessalonicesi – cap. 5
[8]Noi invece, che siamo del giorno, dobbiamo essere sobrii, rivestiti con la corazza della fede e della carità e avendo come elmo la speranza della salvezza.
[13]trattateli con molto rispetto e carità, a motivo del loro lavoro. Vivete in pace tra voi.
Seconda lettera ai Tessalonicesi – cap. 1
[3]Dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, ed è ben giusto. La vostra fede infatti cresce rigogliosamente e abbonda la vostra carità vicendevole;
Prima lettera a Timoteo – cap. 1
[5]Il fine di questo richiamo è però la carità, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera.
[14]così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
Prima lettera a Timoteo – cap. 2
[15]Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.
Prima lettera a Timoteo – cap. 4
[12]Nessuno disprezzi la tua giovane età, ma sii esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza.
Prima lettera a Timoteo – cap. 6
[11]Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza.
Seconda lettera a Timoteo – cap. 1
[13]Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù.
Seconda lettera a Timoteo – cap. 2
[22]Fuggi le passioni giovanili; cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro.
Lettera a Filemone – cap. 1
[5]perché sento parlare della tua carità per gli altri e della fede che hai nel Signore Gesù e verso tutti i santi.
[7]La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua.
[9]preferisco pregarti in nome della carità, così qual io sono, Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero per Cristo Gesù;

B. Ebrei

Lettera agli Ebrei – cap. 6
[10]Dio infatti non è ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e rendete tuttora ai santi.
Lettera agli Ebrei – cap. 10
[24]Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone,
Prima lettera di Pietro – cap. 4
[8]Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati.

C. Lettere cattoliche

Prima lettera di Pietro – cap. 5
[14]Salutatevi l’un l’altro con bacio di carità. Pace a voi tutti che siete in Cristo!
Seconda lettera di Pietro – cap. 1
[7]alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità.
Terza lettera di Giovanni – cap. 1
[6]Essi hanno reso testimonianza della tua carità davanti alla Chiesa, e farai bene a provvederli nel viaggio in modo degno di Dio,
Lettera di Giuda – cap. 1
[2]misericordia a voi e pace e carità in abbondanza.

D. Apocalisse

Apocalisse – cap. 2
[19]Conosco le tue opere, la carità, la fede, il servizio e la costanza e so che le tue ultime opere sono migliori delle prime.
La parola «carità» è stata riscontrata 54 volte.

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