Le rivolte popolari in Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, e quella studentesca a Pechino; la caduta del regime in Romania, la rivoluzione di velluto; Solidarnosc, Piazza Tienammen, la caduta del muro di Berlino.
Cronaca di un anno indimenticabile.
Una vecchia enciclica di Papa Giovanni XXIII, la Pacem in terris (1963), scritta in piena guerra fredda, mentre il mondo si apriva alla speranza per gli slanci idealisti del neoeletto Presidente degli Stati Uniti e tremava per la crisi di Cuba, la più grave crisi politico-militare globale di tutto il dopoguerra, insegna che la pace universale non potrà mai essere realizzata tramite l’equilibrio del terrore, ma solo liberando il profondo desiderio di pace presente in ogni uomo in quanto creato da Dio. In un famoso passo della stessa enciclica il papa distingueva tra le ideologie e i movimenti storici che da esse scaturiscono. Egli, pur respingendo fermamente le premesse teoriche di ateismo di taluni di essi, invitava a cooperare con quei movimenti ovunque la coscienza cristiana non lo impedisse.
La possibilità di riferire la Pacem in Terris al comunismo è del tutto evidente. Si può dire, ad esempio, che il male oscuro che portò al crollo dei regimi dell’Est non fu il comunismo ma piuttosto il loro ateismo. Continua a leggere…
(Palermo, 1959). Docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, è dottore di ricerca in Diritti dell'Uomo presso l'Università di Palermo e licenziato in Teologia morale presso l'Università Gregoriana di Roma. Specialista di bioetica è autore di vari articoli e saggi tra cui Terra di nessuno. Bioetica dei diritti dell'embrione umano, Palermo 1999.
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