SCUOLA di PREGHIERA
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Riccardo Incandela:
Riccardo Incandela, Feto: vivo o morto? X La religione è l'antidoping del popolo La Chiesa palermitana e la sua guidaMichele Vilardo:
La settimana santa a Vallelunga Ottobre rosso +VENERABILIS+ +Venerabilis+ Ripropone criticamente parte del dibattito di TdN su sacerdozio cattolico e omosessualitàAttualità
Claudio Procida,
Il Diavolo oggi...Theme: Vigilance by Jestro


Infatti, non sono turpiloquio, ma una sua sublimazione. Un’arte raffinata che nell’italiano televisivo è ormai persa.
Ciao Giampiero,
la frase di Gesù:
“o con me o contro di me” è condivisibile anche da un buddista. Infatti nella terza parte del Gosho “Lettera da Sado” Nichiren afferma che non è possibile praticare un buddismo per così dire “all’acqua di rose”. Non esistono mediazioni nella pratica, come nel principio stesso della Legge Mistica. O si sposa completamente questo principio con un totale atto di fede, o si offende la Legge.
“chi non odia il padre e la madre e persino la sua stessa vita, non è degno di me” Certamente Gesù non voleva indurre le persone all’odio, poichè egli è amore, giusto? Inoltre, non affermò forse “onora il padre e la madre”? Quindi, bisogna interpretare questa frase, che è ovviamente una metafora, metafora alla quale io do questo significato in linea con il pensiero buddista e non solo: bisogna essere liberi da ogni dipendenza, cioè liberi da legami che non ti permettono di realizzare un progresso di vita.
“La mia carne è vero cibo”
questa frase non è un incoraggiamento al cannibalismo, ma per un buddista può significare il forte legame karmico che intercorre tra discepolo e maestro. “Il vero cibo”, per un buddista è la Legge Mistica di causa-effetto. Il carattere “MIO” di nam-mio-ho-renge-chio, che rappresenta la vera natura di tutte le manifestazioni del reale.
In questo caso “la mia carne” vuole significare “la mia vera natura” cioè il mio-ho-renge-chio.
Tutto ciò mi pare di assoluto buon senso.
Resto comunque lontana dall’affermare che Cristo fosse buddista.
Parto per il mio fine settimana.
Ti saluto con affetto.
Cara Rosa,
è decisamente tortuoso, dal punto di vista metodologico, il percorso che proponi; cioè partire da ciò che avrebbe inteso dire Gesù, con delle frasi che egli ha effettivamente detto, se invece di essere giudeo egli fosse stato buddhista. Finendo per di più col dire che non hai mai voluto affermare che egli fosse buddhista.
Non è più semplice cercare di capire che cosa egli ha effettivamente voluto significare con quelle sue parole e poi confrontare questo significato con la dottrina buddhista?
A mo’ di esempio, incollo qui di seguito uno stralcio da un mio commento a Giovanni 6,51-58, in cui è contenuta la frase: “la mia carne è vero cibo” (Gv 6,55):
[...]un giudeo osservante come Gesù, con il termine “carne” non intende semplicemente il “corpo”, come comunemente per noi occidentali, bensì una serie di implicazioni antropologiche che hanno al centro la singola esistenza umana caratterizzata dalla sua intrinseca limitatezza creaturale. L’analisi linguistica del v. 51 conferma quest’uso: l’espressione “pane vivo” è il termine che media tra il concetto di “carne” e la formula dell’autorivelazione “Io sono”, cioè porta ad identificare la “carne” con l’atto di soggettività del parlante.
Si presti attenzione anche all’aggettivo “vero” (55) che in Giovanni compare, talvolta in alternativa all’equivalente termine “buono”, vicino alla formula di autorivelazione [...] Poiché il simbolo del “mangiare il pane di Dio” significa il vero culto basato sull’ascolto diretto della parola di Dio (cfr. 45) in breve nel v. 55 Gesù afferma se stesso come vera Pasqua del Popolo eletto, punto d’arrivo e rivelazione del senso ultimo dell’esperienza religiosa d’Israele.
C’è inoltre qui la possibilità di interpretare l’aggettivo “vero” non solo nel senso di “corrispondente alla realtà”, ma anche nel senso operativo dell’”efficacia” del simbolo. Il Pane che Gesù promette è “vero” in riferimento alla sua capacità di alimentare e sostenere la vita con un’intensità inarrivabile per qualsiasi “cibo” sacro dato in precedenza, compresa la manna nel deserto (58).
[...]Chi parla vuole sicuramente sottolineare il realismo del suo “darsi” come pane, ma anche individuare la prova dell’efficacia della sua parola nell’intensità di effetti da essa prodotti nella vita spirituale dei credenti: la reciproca inabitazione tra Cristo e il discepolo (56).
Vedi qui su Terra di Nessuno il commento completo a Giovanni 6,51-58
http://terradinessuno.wordpress.com/scuola-di-preghiera/litterae-dominicae/anno-b-tempo-ordinario-xx-e-xxi-domenica/
Buon week-end.
A Giampiè!
Capisco la significatività della pericope e non meno quella del tuo relativo commento, sicuro in linea con l’intenzione di non revocare i fondamenti delle rispettive dottrine, con riferimento al dialogo.
Capisco che sentivi la necessità di rimediare alla “tortuosità metodologica”.
Non capisco come pensi che codesta esegesi e rigorosa, sia opponibile alla “tortuosità metodologica”. Voglio dire che se rimuovi gli effetti, non elimini le cause.
Il problema è di metodo. E’ vero. Come dire. “Il problema”.
E maneggiare il metodo è tutto.
Riprendo dal tuo felice battresimo; “prove tenciche per …” (aut similia), ma metto prima le mani avanti.
and @Rosa
Ovviamente non voglio dire che il buddista non possa discutere del cristianesimo, nè viceversa. Ovviamente, ancora, non voglio dire che ciò sia dottrina universale.
Secondo me state ancora dialogando tra sordi. Come si fa a trovare del cristianesimo nel buddismo e del buddismo nel cristianesimo? Non si può, perchè seppure vi fosse questa compenetrazione il corpo in origine estraneo mutererre la sua natura per incorporazione.
Ora, per ripredere una questione che mi è scappata dalla tastiera, andiamo al “buon senso”.
La mia modesta conoscenza di una parte minima delle Scritture, non mi ha mai posto in contatto con il buon senso. Di certo buon senso non c’è nelle citazioni che sono state fatte negli ultimi post.
Arguisco che “buon senso” dev’essere un’interpretazione buddista di un qualche precetto o prassi di Cristo e che vuole significare “plausibilmente compatibile con, o riscontrabile nel, buddismo”. Consegue che “buon senso” è una lettura buddista di un buddista di Cristo. Va bene? Non credo. A volere restare sul piano pragmatico è perfettamente inutile. Un buddista continuerà per ciò a essere tale, un cristiano non per ciò cesserà di essere tale – of course – ma nessuno dei due avrà conosciuto – veramente – nulla dell’altro. Inevitabilmente, infatti, ciascuno troverà in eventuali pseudo-concordanze solo una ragione in più non spingersi nel terreno dell’altro. E siamo al punto.
Ho immaginato questo dialogo come una serie di visite dell’uno in casa dell’altro. Avete mai visto un buon ospite che dica all’invitato, guarda qua e la non è mica come a casa tua? Qua è così e colì è uguale al tuo? (E magari per l’invitato non lo è affatto?)
Bene, Rosa, io in casa tua mi sono perso.
Puo rispondere alle mie domande?
Bene, Giampero, in casa tuo sono a mio agio, vogliamo mostrare a Rosa una solo stanza alla volta?
Potresi iniziare – non è una provocazione – dalla relazione immanente-trascendente?
E tu Rosa potresi fare la stessa cosa?
E ognuno di voi potrebbe evitare i paragoni ab imis?
Buona settimana a tutti.
@Seb, about Kal. C’è posta per te:
http://terradinessuno.wordpress.com/scuola-di-preghiera/#comment-6613
Capito Seb?
(@Kal: ma che glielo dico a fare?)
at GP
Ma suvvia, per non farlo agitare!
Tu lo cheti. E se torna un poco più sereno si può anche scherzare senza fomentargli la coprolalia; dopotutto, siamo sempre su scuola di preghiera.
Ci vorrebbe del Valium, piuttosto.
Il link praticamente mi porta nella zona sbagliata, apro questa stessa pagina ma, posso immaginare l’intenzione. Porca paletta mi hai preso in parola? eh eh eh!
Evviva i cessi, sian benedetti!
Evviva i bagni, le toilette, i gabinetti,
evviva i campi da concimare
viva la mer*da e chi ha voglia di ca*gare!
ah ah ah ah!!!
Della serie
“Quando il buon giorno si vede dal mattino” & “Il Mattino ha l’oro in bocca (bleaaaaahhhhhhhh!!!!)” :
@ Calogero
Toglimi una curiosità… ma se invece di un “va caca” ti avessi esclamato un “va a farti fot*ere”, avresti postato anche in quel caso qualche foto?
@ Administrator
Credo proprio che i link delle repliche ai post, non funzionano bene. Penso che mandino all’inizio pagina di dove si trova in quel momento l’utente che clicca ma, non nella replica reale, che potrebbe trovarsi nei post precedenti e quindi in altre pagine.
E’ un difetto della piattaforma. Non posso farci nulla; speriamo quelli di wordpress lo correggano prima o poi. Puoi ovviare manualmente cliccando sopra il link “vedi commenti precedenti” in calce alla pagina.
Va benissimo anche così, figurati. La mia voleva essere solo una segnalazione tecnica. E’ già tanto quello che fai e l’impegno che ci metti.
Piuttosto, ti affido una piccola incombenza (prenditi tutto il tempo che vuoi, naturalmente e, se puoi) in riferimento al Vangelo che hai pubblicato oggi.
Gesù “AMMAESTRAVA” ecc.. ec…
Il termine AMMAESTRAVA più o meno originale greco qual’è? Che possibili alternative concederebbe la traduzione in italiano?
ThAnX +
Mt 5,2
καὶ ἀνοίξας τὸ στόμα αὐτοῦ ἐδίδασκεν αὐτοὺς λέγων
kai anòixas to stoma autù edìdasken autùs legon
e avendo aperta la sua bocca insegnava loro dicendo
Giampiero hai anche detto qualche post fa:
Io credo sia incomprensibile anche “con” le Scritture. La cristologia è comprensibile solo con (per, in) Cristo.
Personalmente sono daccordo con te, per quel che possa valere il mio parere ma, come fai a sapere questo? Da dove lo hai estrapolato questo concetto? E’ molto ma molto importante ciò…
Chi comprende questo fondamentale affermazione “per il verso giusto” è a metà dell’opera. Questa comprensione tra l’altro, realizza il “capirsi al volo” tra discepoli di Cristo.
BRAVO!
ThAnX +
Eh, questo non si estrapola né si evince da nulla. È il principio-Parola, un cominciamento assoluto, che non può mai essere dedotto. Principio del vangelo di Gesù Cristo, dice Marco (1,1). In principio era la Parola, risponde Giovanni 1,1: in principio lo è e lo sarà. Anche il vangelo è principiato dalla Parola. Le Scritture sono parole nella Parola.
Non è che ciò significa che le scritture non servano alla salvezza, si badi: perciò anche Kalos ha ragione. È che le scritture stesse confermano che senza Cristo nulla giova, neppure lo studio delle Scritture; mentre osserviamo che OVUNQUE vi sia vera conoscenza là c’è Cristo.
mmm… no. Le Scritture, fino ad un certo punto. Sono e restano copie tradotte di copie, di copie, di originali che non esistono più, e mezzo di orientamento ecclesiale di massa. Sono pur sempre un filtro interposto tra l’uomo e la divinità e, occasione di dispute e multi interpretazioni. Ridicolo e infantile tutto ciò; esattamente ciò che non fu Gesù Cristo. Un cristianesimo maturo richiede di lasciar tutto e seguirlo. Chi capisce capisce.
ThAnX +
Ma infatti ho detto “fino ad un certo punto”. Non le escludo, ma non le pongo in primo piano. Gesù Cristo è sempre e comunque oltre le Scritture tanto che le dissacrerei. Non più testo “sacro” ma testo e basta. Organo di indirizzo.
I tempi richiedono la conoscenza diretta del Cristo senza interposizioni e filtri di sorta. E ciò è possibile in virtù del fatto che il Risorto è veramente risorto e sperimentabile. Tutti i realmente convertiti lo sanno, perchè Gesù si manifesta veramente. Un percorso maturo richiede poi un tiro diretto “al cuore” del Cristo, ma ciò non avviene o, è prerogativa di pochi coraggiosi e temerari che per intuizione o non so cosa, ci provano. Il risultato è sconvolgente e di immenso valore spirituale.
P.s. Ma tu, come stai, caro?
Dici che le scritture si frappongono come uno schermo tra noi e Cristo, come la folla tra questi e Bartimeo, e puoi avere ragione. Ma questo è un punto di partenza, non di arrivo. Ammesso che si superi il problema della comunicazione, eliminando in qualche modo la folla, cioè le Scritture, c’è poi ancora quello della cecità di Bartimeo, cioè le condizioni SOGGETTIVE della conoscenza, da superare. Se tu vuoi interiorizzare la conoscenza di Cristo, devi anche interiorizzare le condizioni di questa conoscenza. In altre parole lo “schermo” tra noi e Cristo non è fuori di noi, ma in noi. L’incomunicabilità è già nelle condizioni soggettive di percezione e conoscibilità.
Non vedo nulla in ciò che ho detto prima, che vada in conflitto con quanto dici.
Immagino di avere qualcosa in approvazione!
Pubblico un anticipo di un articolo pubblicato su Repubblica di ieri. Appena posso lo pubblico per intero (un paio di giorni, credo).
E’ un tratto del nuovo libro del Cardinal Martini (ed. Mondadori) che sarà in libreria dal 3 Novembre “Qualcosa di così personale. Meditazioni sulla preghiera”.
* * LA VECCHIAIA IL TEMPO E LA PREGHIERA * *
Ho bene 82 anni di vita e la malattia di Parkinson e gli acciacchi dell’età si fanno sentire. Ma probabilmente, per quanto riguarda la preghiera, sono a metà del guado. Sento che la mia preghiera dovrebbe trasformarsi, ma non so bene in che modo, e sento anche una certa resistenza a compiere un salto decisivo.
P.S.
Certo, queste personali riflessioni di un Cardinale come Martini, sembrerebbero suonare strane. Dopo una vita è a metà del guado! Dopo una vita, da un Cardinale, un principe della Chiesa, ci si aspetterebbe che il guado fosse totalmente superato. Ed invece lui afferma di no. Un pò come quando Madre Teresa di Calutta affermò di dubitare dell’esistenza di Dio la cui presenza non vedeva e neppure percepiva.
Personalmente la cosa non mi meraviglia.
di Card. Carlo Maria Martini
da “Qualcosa di così personale. Meditazioni sulla preghiera”
ed. Mondadori
* * LA VECCHIAIA IL TEMPO E LA PREGHIERA * *
Ho bene 82 anni di vita e la malattia di Parkinson e gli acciacchi dell’età si fanno sentire. Ma probabilmente, per quanto riguarda la preghiera, sono a metà del guado. Sento che la mia preghiera dovrebbe trasformarsi, ma non so bene in che modo, e sento anche una certa resistenza a compiere un salto decisivo.
So che posso dire come Isacco:”Io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte” (Gen 27,2), ma di questo non ancora tratto le conclusioni. Cerco comunque di chiarirmi le idee riflettendo un pò sull’argomento. Mi pare che si possa parlare in due modi della preghiera dell’anziano. Si può considerare l’anziano nella sua crescente debolezza e fragilità, secondo la descrizione metaforica (ed elegante) del Qohèlet:” Ricordati del tuo Creator/nei giorni della tua giovinezza / prima che vengano i giorni tristi / e giungano gli anni di cui dovrai dire: non ci trovo alcun gusto. / Prima che si oscurino il sole, / la luna /, la luce e le stelle / e tornino ancora le nubi dopo la pioggia; quando tremeranno i custodi della casa / e si curveranno i gagliardi / e cesseranno di lavorare le donne che macinano, / perchè rimaste poche / e si offusceranno quelle che guardano dalle finestre [...]” (12,1-4. Ma anche fino al verso 8). In questo caso il tema sarà la preghiera /qui evocata dalle parole”Ricordati del tuo Creatore”) di colui che è debole e fragile, di colui che sente il peso della fatica fisica e mentale e si stanca facilmente.
La salute e l’età non consentono più di dedicare alla preghiera i tempi lunghi di una volta: si sonnecchia facilmente e ci appisola. Mi pare quindi sia necessario imparare a utilizzare al meglio il poco tempo di preghiera di cui si è in grado di disporre. Non riuscendo più a dedicare alla preghiera lo stesso tempo di quando si avevano più energie, e sentendola spesso come un pò distente e poco consolante, è possibile che il proprio spirito venga catturato da un certo senso di di scoraggiamento. Allora la tentazione sarà di accorciare ulteriormente i tempi da consacrare alla preghiera, limitandosi alla strettamente necessario.
Tuttavia questo accorciare i tempi dell’orazione potrebbe essere molto pericoloso. Infatti la preghiera, per dare qualche conforto, deve essere di norma un pò prolungata. Se si restringe il tempo, anche le consolazioni sorgeranno con maggior difficoltà e si creerà una sorta di circolo vizioso, che porterà a pregare sempre meno.
Ma la preghiera dell’anziano potrebbe anche essere considerata la preghiera di qualcuno che ha raggiunto una certa sintesi interiore tra messaggio cristiano e vita, tra fede e quotidinità. Quali saranno allora le caratteristiche di questa preghiera? Non è facile stabilirlo in astratto e apriooristicamente, occorerrebbe piuttosto riflettere sull’esperienza dei santi, in particolare dei santi anziani. Perciò bisognerebbe dedicare con pazienza, un pò di tempo alla ricerca. Anzitutto nella Bibbia.
In molti Salmi si parla apertamente dell’anziano e della sua condizione con espressioni molto significative e suggestive. Ad esempio:”Sono stato fanciullo e ora sono vecchio; non mai visto il giusto abbandonato nè i suoi figli mendicare il pane” (Sal 36,25). Si veda anche l’esortazione del Salmo 148,12: “I vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore”. La Scrittura ci offre anche preghiere tipiche di un anziano. La più nota è la preghiera dell’anziano Simeone al tempio quando prende tra le sue deboli braccia il piccolo Gesù:”Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perchè i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli”. (Lc 2,29 ss.)
La ricerca dovrebbe allargarsi ai Padri apostolici, come Ignazio e Policarpo, quindi ai Padri del deserto e ai grandi oranti di tutti i secoli. Non essendo qui possibile percorrere una tale via analitica, mi limiterò ad alcune riflessioni generali, aiutato anche dalla testimonianza di qualche confratello più anziano di me. Mi chiederò, cioè, quali potrebbero essere alcune caratteristiche positive nella preghiera di un anziano. Mi pare che possano emergere tre aspetti: un’insistenza sulla preghiera di ringraziamento; uno sguardo di carattere sintetico sulla propria vita ed esperienza; infine una forma di preghiera più contemplativa e affettiva, una prevalenza della preghiera vocale sulla preghiera mentale.
Sul primo di questi tre punti riporto la testimonianza di un confratello :”Riguardo ai contenuti della mia preghiera in questi anni di vecchiaia – ho 85 anni – si distingue la preghiera di ringraziamento. Si sono sviluppati due motivi per ringraziare Dio: anzitutto per avermi concesso un tempo in cui mi posso dedicare (vorrei quasi dire a tempo pieno”) a prepararmi alla morte. E ciò non è dato a tutti. In secondo luogo per avermi mantenuto finora nel pieno dominio delle risorse mentali e, largamente, anche di quelle fisiche”.
La dove invece non c’e questo vigore fisico e/o mentale la preghiera si colorerà soprattutto di pazienza e di abbandono nelle rnani di Dio, sull’esempio di Gesù che muore dicendo: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). E cosi che i Salmi ci insegnano a pregare: “Tu salvi dai nemici chi si affida alla tua destra” (Sal 16,7);”Miaffido alle tue mani: tu mi riscatti, Signore, Dio fedele” (Sal 30.6);
“Lo salvero, perche a me si e affidato” (Sal 90,14). Chi ha raggiunto una certa età è anche nelle condizioni di volgere uno sguardo sintetico sulla propria vita, riconoscendo i doni di Dio, pur attraverso le inevitabili sofferenze. Veniamo quindi invitati a una lettura sapienziale della nostra storia e di quella del mondo da noi conosciuto. E beati coloro che riescono a leggere il proprio vissuto come un dono di Dio, non lasciandosi andare a giudizi negativi sui tempi vissuti o anche sul tempo presente in confronto con quelli passati!
La terza caratteristica della preghiera dell’anziano dovrebbe essere un crescere della preghiera vocale (e quindi una diminuzione della preghiera mentale) insieme a un inizio di semplice contemplazione che esprime con mezzi molto poveri la propria dedizione al Signore. Diminuisce la preghiera mentale per la minore capacità di concentrazione dell’anziano. Ma contemporaneamente bisogna aver cura di aumentare la preghiera vocale. Anche se un po’ assonnata o distratta, essa e comunque un mezzo per avvicinarci al Dio vivente. Sarebbe ideale arrivare a conternplare molto sernplicemente il Signore che ci guarda con amore, oppure pensare a Gesù che ha bisogno di noi per rendere piena la sua lode al Padre. Ma qui sara lo Spirito Santo che si farà nostro maestro interiore. A noi non restera che seguirlo docilmente.
+ E’ MORTA NATUZZA EVOLO +
Ieri 1 Novembre 2009, si è spenta Natuzza Evolo.
CHI ERA.
Una popolana analfabeta di Paravati di Mileto (Vibo Valentia). Diceva di aver ricevuto le stimmate fin dall’età di 10 anni, di avere il dono dell’ubiquità e di parlare coi morti. Natuzza era anche conosciuta per la sua capacità di parlare con gli Angeli, con i Santi e con le anime dei defunti e per le stigmate che si arrossavano sulle sue mani nel periodo di Quaresima. Aveva 85 anni ed era malata da tempo. La mistica è morta nella casa anziani della fondazione Cuore immacolato di Maria, da lei stessa voluta e costruita con i soldi delle offerte dei fedeli.
* * IL LIBRO TIBETANO DEI MORTI * *
Il video completo del LIBRO TIBETANO DEI MORTI è composto da 5 parti.
Ecco la seconda. Il resto è facilmente reperibile su youtube.
Poiché con il sistema delle repliche ogni tanto si crea casotto riprendo da questo punto la discussione con Sebastian iniziata qui
http://terradinessuno.wordpress.com/scuola-di-preghiera/#comment-6652
fino a qui
http://terradinessuno.wordpress.com/scuola-di-preghiera/#comment-6670
Ultimo post di Sebastian:
Non vedo nulla in ciò che ho detto prima, che vada in conflitto con quanto dici.
Fino ad un certo punto. Se consideri le Scritture un ostacolo al rapporto diretto con Cristo, allora dovrai considerare altrettanto le stesse strutture cognitive umane che sono condizione di possibilità della conoscenza tanto delle Scritture quanto della conoscenza diretta di Gesù.
Se c’è un’inconoscibilità del trascendente, questa è prima di tutto IN noi, è un’incapacità intrinseca ed immanente alle nostre strutture cognitive.
Quindi o accetti entrambe (Scritture e conoscenza diretta di Cristo) o le respingi entrambe, perché funzionano sugli stessi presupposti. Ma tu una volta mi hai contestato l’idea, che io sostenevo, e continuo a sostenere, dell’intrinseca incomunicabilità del trascendente…
A meno che…
Tu ci stai giocando sopra e, si vede proprio. O magari sei momentaneamente distratto. Diciamo pure, che non ti riconosco. Oppure, io vengo dalla luna!
Se io fossi Gesù Cristo in questo momento ti risponderei:«Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini». Nonostante questo (non sono Gesù) te lo dico lo stesso e con un sorriso
Per essere brevi, al di là di tutto, c’è un momento, il Suo, in cui devi lasciar TUTTO e seguirLo. Dove, chissà. Devi aver fede. Questo è forse il più grande mistero di DIO, e da questo si riconoscono i suoi veri discepoli.
In tutta onestà e franchezza, credo proprio di aver capito, che non esiste nulla di così importante in tutta la creazione come il seguirLo, che possa dar un senso pieno alla nostra vita.
@Giampi
Quando avrai finito di spiegare a Seb che chi non respira muore e ti sari accertatato che abbia capito (oppure che sia morto) fai un fischio; così riprendo la mia partecipazione.
@Seb,
Ma per mia fortuna tu non sei Cristo e per tua fortuna io non sono Kalos
La tua ultima risposta non è pertinente, in questo discorso. Per due motivi. Da una parte che Gesù chiami risulta dalla testimonianza dei chiamati, cioè dalle scritture. In altre parole senza le scritture non potrei neppure capire il senso di quello che dici, se non fossi un chiamato anch’io. Capisco quello che vuoi dire solo perché abbiamo la stessa esperienza di Cristo. A uno che non ha ancora udito la vocazione non puoi parlare di vocazione se non facendoti “Scrittura” per lui (v. S. Paolo). Non risulta, infatti, che Gesù sia apparso direttamente a molti, dopo gli apostoli. E anche così, ed è il secondo motivo, rimane sempre la struttura immanente della conoscenza che rende possibile la conoscenza di Cristo e che rimane inadeguata a conoscerlo come Figlio trascendente di Dio; problema che tu ti ostini a eludere. Il fatto che Cristo chiami, infatti non corrisponde in tutti ad una sequela, come si vede, tra l’altro, nei vangeli. Non vedo perché, dunque, dal fatto che Gesù chiami debba discendere la conclusione che le scritture non possano condurre a Cristo. O rispondi a questa obiezione, oppure sei costretto a concludere che OGNI conoscenza di Dio, indiretta o presuntamente diretta, è impossibile.
(Guagliò, ccà nun sta a pazzià niscuno!)
Scusa, ma ho riletto un pò meglio quello che hai scritto. Non ho intenzione di eludere nulla, per carità. Al massimo leggo velocemente e poco rifletto. Ormai sono immerso in un meccanismo irreversibile e per di più, percepisco aumentata con l’età la mia congenita cocciutagine.
Naturalmente ti preferivo con ciò che hai inizialmente espresso di cuore:”Io credo sia incomprensibile anche “con” le Scritture. La cristologia è comprensibile solo con (per,in) Cristo.”
Capisco il tuo successivo imbarazzo e, approvo che stai cercando di risollevarti con un tentativo riabilitativo di emergenza assolutamente comprensibile. La cristologia pura, del resto, è un percorso privo di fama, sconosciuto, poco illuminato ed orientato alla scoperta di questo Risorto del quale poco sappiamo (chi è?) ma, che abbiamo deciso di seguirlo fedelmente in virtù della promessa di sappiamo cosa.
Tirare in ballo le strutture cognitive umane nel rapporto con Cristo è un argomento estremamente complesso ed a tiratura personale, cosa che le Scritture non sono. Sono infatti parole scritte, tangibili oggettivamente e, di massa; un fatto pubblico sul quale si può intervenire. Cosa che, a quanto pare, è successo più volte e per fini diversi.
Io non metto in discussione il sublime valore delle Scritture per la diffusione del cristianesimo e la conoscenza di vari aspetti essenziale di Gesù ma, ne defocalizzo l’attenzione, al fine di guardare oltre. Non vedo miglior terapia che quella della desacralizzazione. Il SACRO è Uno solo.
Un esempio di ostacolo della Scrittura ad una più profonda comprensione del Cristo, la evidenzia il Card. Martini quando afferma:”[...]Sento che la mia preghiera dovrebbe trasformarsi, ma non so bene in che modo, e sento anche una certa resistenza a compiere un salto decisivo.”
Pensi che il suo salto decisivo dipenda da una più approfondita conoscenza della Scrittura? Non penso possa essere il caso del dotto Cardinale. Ma lui, insiste a cercare lì, non riuscendo a comprendere il da farsi ma subendo la percezione che bisogna andare oltre.
Hai tirato fuori altri argomenti ma brevemente ne ricordo uno ad esempio: io ho fatto riferimento a “manifestazioni” del Risorto e non ad “apparizioni” come tu hai detto; è diverso.
Siamo completamente fuori strada…
Riamango del parere che la figliolanza divina del Cristo è di per sé incomunicabile, essendo essenzialmente coincidente con la sua stessa persona. Il credente vi può partecipare solo se si lascia immettere nel flusso della generazione eterna. Ciò è possibile attraverso la partecipazione sacramentale al mistero del figlio. Scritture e sacramenti sono dunque le due facce inseparabili dello stesso Logos fatto carne.
Se pensi di avere visto Cristo faccia a faccia, ricorda che questa forma di conoscenza di Cristo non dà accesso alla stessa beatitudine di coloro che pur non avendo visto crederenno.
Stai sereno.
Mah? Si sarà fatto una canna prima di scrivere!
@Giampi (about trascendente)
Semplicemnete non lo capisce. Fortunato lui!
Carissimi Giampiero e Kalos,
come state? ho una riunione buddista giovedì alle 19,30 in Via Giovanni Bonanno a Palermo. Mi piacerebbe invitarvi entrambi. Se avete piacere di partecipare, vi indicherò il numero civico. Ogni due volte al mese, oltre l’attività di studio e di pratica, si tengono degli incontri su teni più svariati. L’argomento di questa riunione è il daimoku, cioè: la grande invocazione del nam-nio-ho-renge-chio. Il significato profondo di questa ripetizione del titolo del Sutra del Loto. Se avrete piacere di venire, vi farò visitare……………. la mia casa!
Caro Kalos,
il cui nome è bello quanto il suo stesso significato,
mi chiedi di affronatre il tema del trascendente e dell’immanente…..
E’ evidente che vuoi “tuccarimi u pusu” (perdonami la licenza).
Per un buddista, non esiste alcuna differenza!
Quando un “dormiente” si “risveglia” e diventa un budda, percepisce quello che noi chiamiamo “ichinen sanzen” cioè, comprende il senso profondo dei “tremila mondi in un singolo istante di vita”. Questo significa che acquisisce una saggezza tale da comprendere il senso profondo della vita ed abbracciare completamente e con piena consapevolezza il “fiume” della realtà, in tutte le sue forme di manifestazione e latenza. Se un buddista non si pone il problema di Dio, come può porsi il problema della trascendenza? Sei un uomo molto intelligente, come è possibile una simile gaffe?
Caro Giampi,
ti ho conosciuto in un infinito passato. Già allora eri tortuoso. La tua metodologia non è poi così diversa dalla mia.
Quello che ti chiedo è:
Credi che Gesù volesse fondare una religione?
e ancora:
La tua religione ti rende felice?
libero?
realiza i tuoi desideri?
sconfigge le tue oscurità?
ti libera dal peccato?
ti libera dal senso di colpa?
fa di te una persona vittoriosa?
ho apprezzato molto il tuo spirito di ricerca.
Se vorrai venire alla riunione, so che lo farai per quello stesso “spirito di ricerca”che da un senso alle nostre vite.
Cara Rosa,
Può un boddhisattva essere tortuoso?
Scherzi a parte, mi riconosco una personalità complessa, tortuosa non credo.
Grazie per l’invito e per le domande che mi poni.
Non credo che tu mi conosca da un infinito passato. Per me il passato è finito, in tutti i sensi. Questa, per un cristiano, è l’unica vita che abbiamo, perché unico è il kairos della salvezza in Cristo. Di infinito per noi c’è solo il futuro. E’ possibile, ciò nonostante, che tu mi conosca, come dici. Ma non c’è bisogno di scomodare il karma, per questo. Nella coscienza capita che esperienze psichiche profonde, come ad esempio la colpa o la conversione, stiano davanti a noi nella particolare dimensione spirituale di un presente senza tempo. E’ possibile, da un punto di vista cristiano, dare una spiegazione teologica a questo fenomeno psichico.
A differenza che nel buddhismo, nel giudeo-cristianesimo la concezione del tempo ha una struttura lineare, non circolare. Il passato custodisce la nostra identità, ma nello stesso tempo, in quanto è irreversibile, esso è la morte del cambiamento e della possibilità, così come la morte non è altro che il passato che, nella coscienza, estende la sua ombra sul nostro futuro personale e quello della nostra specie. Quello che è successo è successo, neppure Dio potrebbe far sì che non fosse mai stato. Sicché la morte, non Dio, sembrerebbe la vera signora delle nostre esistenze.
Ma proprio questo legame del tempo con la morte è ciò che lo connette con la nostra libertà. In effetti una libertà è possibile solo a condizione che vi sia un futuro che apre tante possibilità tra cui scegliere, ma che vi sia anche un passato che, bloccando la scelta per sempre, la fissi alla nostra responsabilità, da una parte, e la renda non indifferente tra le tante altre possibilità escluse o non realizzate. E’ paradossale pensare che, proprio perché finita nel tempo, ogni nostra azione o libera scelta contiene in sé, e precisamente nella responsabilità che esse generano, un lato di eternità. Specialmente quelle azioni e scelte con le quali, implicitamente, deliberiamo di noi stessi. Ogni nostro atto libero in qualche modo sbugiarda la morte e postula un “oltre”. Un postulato, però a cui la libertà stessa non può dare certezza da sé.
Noi cristiani, accanto alla tradizionale lettura della Resurrezione di Gesù come vittoria della vita sulla morte, dovremmo abituarci a pensare la Resurrezione anche in questa chiave di qualità del tempo, come vittoria della libertà sul passato o il che è lo stesso, come vittoria del perdono sull’errore e sul rancore. Credere nel Risorto vuol dire scegliere che non sia la morte in quanto fine delle possibilità a far prevalere il passato sul futuro, ma la scelta della vita a far prevalere la libertà sul passato.
Sbaglio se con ciò ritengo di non dover dare un doppione di risposta alle altre tue domande?
Un abbraccio.
P.S. Per giovedì non credo sia possibile per me, partecipare alla riunione buddhista; ma certamente una delle prossime volte approfitterò della tua gentilezza ed ospitalità.
Non stavo saggiando proprio niente. E non ho fatto alcuna gaffe, forse perchè non sono poi così intelligente come sembra. E poi l’intelligenza senza la conoscenza è poca cosa.
Sarà stato eccessivamente sintetico: Dio non è necessariamente trascendente (non per ebrei e derivati, naturalmente); la trascendenza non implica necessariamentete Dio (non per ebrei e derivati, naturalmente). Che nel buddismo non si abbia a che fare con la trascendenza, mi suona affatto nuovo; vi vedevo anzi una certa tensione dialettica con l’immamenza. Sicchè, questo, mi pare proprio un buon inizio; per saperne di più.
Anch’io questo giovedì non posso. Sarei lieto di venire un’altra volta e avendo un poco più di tempo per l’organizzazione (leggasi babisitteraggio!)
@ Giampiero
Non ho visto Cristo faccia a faccia e non cerco ne beatitudini, ne conoscenza come comunemente detta (cos’è esattamente?). Le cedo volentieri a chi le cerca e se questo può dargli soddisfazione ed appagamento. Mi sembra evidente che il punto da considerare sia proprio questo. Infine la mia serenità o non serenità non è un problema per me ed ha il valore che ha. Mi lascia sostanzialmente indifferente…
Passa tutto.
Saluti.
Caro Calogero,
sono talmente d’accordo con ciò che dici in queste ultime quattro righe (e di conseguenza in disaccordo con quello che dici a proposito della presunta mia tortuosità metodologica, nelle prime quattro) che stavo appunto mostrando a Rosa non una stanza, e neppure il vestibolo di TdN, ma il campanello d’ingresso.
Nisba. Non lo ho detto che sei tortuoso.
Campanello di ingresso con Giovanni! Ma va!
Però ora aggiungo: e per campanello, invece delle camapane di San Pietro (a rietini stisi), non ci potevi mettere un noramle du-ton.
Non mi sono spiegato? (Mi è tornato il buonumore!)
Allora la dico diversa!
Lo sai quello che hai fatto? Ah? Lo sai?
Hai preso l’attacco del Rach 4 … ce lo hai spiehato, ce lo hai fatto sentire … e poi ci hai detto: ora suonalo con il marranzano!
Ma quello? Che colpa ne ha se ha il marranzano? No ci potevi suonare che so macari macari i soldatini?
Vado dai miei figlioli.
Dici che ho esagerato un po’?
-:)
@Seb.,
Come fai a sapere cosa fu o non fu Cristo, visto che gli “originali non esistono più”?
ops! la replica è sopra.