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		<title>terra di nessuno</title>
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		<title>Il risotto</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:41:20 +0000</pubDate>
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Il risotto, inserito originariamente da kaloscam.


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<br />
<span style="font-size:.8em;margin-top:0;"><a href="http://www.flickr.com/photos/44850714@N06/4120646636/">Il risotto</a>, inserito originariamente da <a href="http://www.flickr.com/people/44850714@N06/">kaloscam</a>.</span>
</div>
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Prova di invio da flickr</p>
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		<title>Cristi tristi. Perché fallisce la nuova evangelizzazione</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2009/11/22/cristi-tristi-perche-fallisce-la-nuova-evangelizzazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 15:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Cardinale Carlo M. Martini]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo ed inculturazione]]></category>
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Nonostante l&#8217;impegno della Chiesa continua il processo di scristianizzazione della società europea. Anche in Italia, ancorché sia possibile constatare ad ogni occasione pubblica l&#8217;ostentata identità cristiana della generalità delle classi dirigenti, la stragrande maggioranza degli adulti iscritti all&#8217;anagrafe battesimale incarna nel privato una forma di cattolicesimo postcristiano che vive di una stentata identificazione con la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1715&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/09/siddiato_praga1.jpg"></a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/09/siddiato_praga1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1650" title="Siddiato_Praga[1]" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/09/siddiato_praga1.jpg?w=411&#038;h=620" alt="" width="411" height="620" /></a>Nonostante l&#8217;impegno della Chiesa continua il processo di scristianizzazione della società europea. Anche in Italia, ancorché sia possibile constatare ad ogni occasione pubblica l&#8217;ostentata identità cristiana della generalità delle classi dirigenti, la stragrande maggioranza degli adulti iscritti all&#8217;anagrafe battesimale incarna nel privato una forma di cattolicesimo postcristiano che vive di una stentata identificazione con la dottrina magisteriale.<br />
Di questi giorni è la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che dà ragione al ricorso di una cittadina italiana che chiedeva la rimozione dei crocifissi dalle aule delle scuole pubbliche in Italia. Non ritengo affatto cruciale la querelle dell&#8217;esposizione del simbolo della religione di Stato nei luoghi pubblici e nelle scuole. Si pensi quale rilevanza potrebbe avere una sentenza futura che ordinasse di fare scomparire le molte croci che fanno bella mostra di sé negli stemmi di comunità territoriali e nelle bandiere di molte laicissime nazioni europee.<br />
La croce in classe è un po&#8217; lo stereotipo di &#8220;brava gente&#8221; che gl&#8217;italiani si sono autoconferiti, concretizzato nella tangibilità di un segno. E&#8217; piuttosto un&#8217;espressione d&#8217;italianità che di fede. Come opportunamente è stato rilevato, esso è politicamente innocuo, moralmente indifferente. Il crocifisso (inteso come effigie) d&#8217;ordinanza nei luoghi pubblici come l&#8217;immagine del presidente della Repubblica, o, come al tempo della sua introduzione obbligatoria, del Re e del Duce, non è né fuoco né spada, perciò non ha nessun particolare valore per la fede cristiana. Il cristianesimo ha i suoi veri simboli (la formula di fede, i sacramenti, le Scritture; la Chiesa vivente, in primo luogo luogo) e potrà fare tranquillamente a meno, per la propria sopravvivenza, dell&#8217;esibizione di questa suppellettile.<br />
Duole solo dover osservare tutto questo agitarsi di tonache, che si percepisce più intenso nel presente come nel caso dell&#8217;ora di religione a scuola, piuttosto che nei confronti, ad esempio, delle nuove politiche italiane dei flussi immigratori, che hanno provocato l&#8217;estate scorsa un numero neppure determinabile di perdite in vite umane nel Mediterraneo. Ad ogni modo, la questione potrebbe ritenersi archiviabile, una volta avvertiti quelli che con troppa faciloneria hanno parlato dell&#8217;ennesima aggressione alle radici cristiane dell&#8217;Europa (ed all&#8217;occorrenza volessero scendere in piazza per difendere la causa, letteralmente, di due legnetti in croce) che, trattandosi della difesa di uno stereotipo, si troveranno nell&#8217;imbarazzante compagnia della parte più retriva e razzista della società italiana. Tuttavia, nonostante la <em>parvitas materiae</em> della questione, la guerra dei crocifissi trova una sua ragione nella scelta culturalista compiuta dai vescovi italiani nell&#8217;era Ruini, quando si trattò di trovare la via italiana alla nuova evangelizzazione a suo tempo lanciata da Wojtyla, per cui val la pena di spendere qui qualche parola. La vicenda delle reazioni ufficiali del mondo ecclesistico all&#8217;ordine di spogliare le scuole dei loro crocifissi è infatti indicativa anche di una certa mentalità che condiziona l&#8217;evangelizzazione in Italia. Il nocciolo della problematica della nuova evangelizzazione, infatti, che è spesso indicato in una dissoluzione di radici o d&#8217;identità cristiana, può anche essere visto, in maniera diametralmente opposta, come un eccesso di inculturazione del cristianesimo che si spinge, qui da noi, fino alla rinuncia di quest&#8217;ultimo al proprio ruolo di riserva critica nei confronti di ogni pretesa di assolutezza mondana.</p>
<p>Con &#8220;eccesso d&#8217;inculturazione&#8221; del cristianesimo intendo l&#8217;esito di una strategia di evangelizzazione che procede dalla pretesa di radicare il cristianesimo partendo dalle <em>élites</em> di una società, di radicarlo, diciamo, per aria, anziché sulla terra, cioè a partire dalle persone comuni, com&#8217;è ovvio che sia e com&#8217;è, tra l&#8217;altro, prescritto nel Vangelo.<br />
Di questo processo culturale esiste un modello in scala ridotta in quella che è probabilmente l&#8217;ultima società cristiana ancora esistente al mondo, in cui pubblico e privato, cattolicesimo e politica sono una cosa sola in un&#8217;identica visione del mondo: la società siciliana.<br />
Parlo una lingua in cui per dire &#8220;una persona, un tale&#8221; si dice ancora &#8220;un cristiano&#8221;. Vivo in una città in cui praticamente in ogni angolo dei quartieri più antichi e culturalmente stratificati vi è un&#8217;immagine non del Crocifisso, ma dell&#8217;Addolorata e, più spesso, dell&#8217;Ecce Homo. Gli antropologi proveranno a spiegare il dato parlandovi della disillusione come cifra dell&#8217;uomo siciliano e dell&#8217;identificazione proiettiva del siciliano col Cristo umiliato e offeso. Più che di un siciliano disilluso, però, io parlerei di un siciliano risentito. Il siciliano (come tipo umano) si rispecchia ovviamente nel Cristo sottomesso, ma non per quella fiducia nel Padre che fa di lui un&#8217;icona del perdono, bensì in quanto viatico della propria rivalsa. &#8220;Noi siamo déi&#8221;, soleva dire il Gattopardo ai suoi ospiti stranieri, quando si trattava di spiegare la Sicilia, &#8220;abituati a spaccare il pelo in quattro, ma sempre per i nostri dominatori, mai per noi stessi&#8221;, sicuro che i forestieri non avrebbero potuto comunque capire&#8230;<br />
Chi è l&#8217;Ecce Homo? Un Cristo senza croce, ferito ma non finito. Un dio onnipotente che non ha accettato del tutto la propria sconfitta e che giusto per questo ha perso la sua trascendenza e la sua grazia. Essendo ad un tempo dio, re, giudice e condannato, finisce col saturare ogni spazio e possibilità di redenzione. Così l&#8217;<em>ecce homo</em> siciliano è triste non per la sua scarsa identità ma al contrario perché è culturalmente troppo radicato nella propria disgrazia: flagellato per sempre, non risorgerà mai. Il cristo siciliano è tragico perché, come un Totò Merumeni, oppresso e oppressore di sé, è risentito contro se stesso.<br />
Le attuali radici cattoliche della Sicilia, a differenza che nel resto d&#8217;Italia, specie di quella centro-settentrionale, non affondano nell&#8217;età apostolica, ma in un&#8217;epoca assai più recente. L&#8217;evangelizzazione cui risale l&#8217;identità cristiana dell&#8217;Isola non è mai stata &#8220;dal basso&#8221;; essa si è presentata all&#8217;uomo siciliano sin dalle sue origini in un blocco unico con una certa organizzazione della società e con l&#8217;ideologia del vincitore. Esattamente come per la via che si vorrebbe seguire per la cosiddetta nuova evangelizzazione in Italia, la cristianizzazione della cultura siciliana è avvenuta dall&#8217;alto, operando una scelta privilegiata per le classi dirigenti, servendosene e lasciandosi prendere al loro servizio. Ma poiché l&#8217;eccesso d&#8217;inculturazione del cristianesimo, che in questo modo si realizza, accade attraverso forme di massificazione e in sistematica assenza di una personale metànoia, esso ha tra i suoi effetti quello di naturalizzare come cristiani tratti culturali oggettivamente antievangelici.<br />
Il vangelo non garantisce nessuna immunità o superiorità morale alle culture storicamente prodotte dai cristiani, come si vede, e come tristemente dimostra, tra l&#8217;altro, il profondo radicamento culturale del fenomeno mafioso in società anche di antica evangelizzazione, tradizionalmente permeate di cristianesimo, come in tutto il meridione italiano e particolarmente in Sicilia. Il senso ultimo del cristianesimo sta, evangelicamente, nell&#8217;essere sale e lievito, cioè nel suo carattere di minoranza essenziale, nella sua irriducibile diversità trascendente, nel suo essere un supplemento di anima delle società che esso inabita. Comunità più piccole e giovani, come quella valdese, ripropongono oggettivamente meglio della cattolica, almeno in Sicilia, la portata &#8220;politica&#8221; dell&#8217;ispirazione ecclesiale delle origini evangeliche e non è certo un caso che siano state e siano tuttora meno perplesse della comunità ecclesiale cattolica di fronte a certi mali endemici siciliani, come la mafia.<br />
Questo sovraccarico culturalista del cattolicesimo e di totale saturazione degli spazi culturali è in definitiva la causa del drammatico rifiuto dell&#8217;identità cristiana dell&#8217;Europa secolarizzata, laddove la stessa eredità culturale del cristianesimo esprime il naturale disgusto della coscienza evangelica per ogni forma di potere dispotico.</p>
<p>Durante il regno di Giovanni Paolo II, la serrata per fronteggiare l&#8217;impegno del conflitto decisivo con l&#8217;ideologia comunista e la sfida dell&#8217;integralismo islamico, con la tentazione di opporvi un&#8217;identità forte, furono i principali motivi che hanno condotto all&#8217;insofferenza prima, e poi alla disaffezione, per ogni dialettica interna alla Chiesa.<br />
Crollato il muro di Berlino e considerato vinto il secolare confronto ideologico col marxismo, con la fine del blocco comunista il magistero cattolico, la comunità teologica e gli stessi intellettuali cattolici andarono impreparati alla nuova battaglia contro il liberismo, l&#8217;edonismo, l&#8217;ateismo pratico di massa e, più recentemente, contro il relativismo e il nichilismo, con scarsa attrezzatura concettuale, la predilezione per il pensiero forte e l&#8217;autolesionistica rinuncia ad attingere dall&#8217;immenso patrimonio dell&#8217;immaginario cristiano. Inoltre, la fine del partito cattolico in Italia, e della sua funzione di mediazione tra politica e gerarchie ecclesiastiche, spinse la conferenza episcopale italiana a giocare direttamente un ruolo in politica facendo valere il peso della propria capillare presenza nel territorio. Si è assistito così in Italia a strani fenomeni di reciproci mimetismi, come quello degli atei devoti e dei teocon, o al fenomeno della doppia morale, per cui, per mera convenienza politica, personaggi dalla dubbia eticità personale e politica o portatori di residui di fascismo o di ideologie semipagane hanno potuto presentarsi come paladini dell&#8217;identità cristiana degl&#8217;italiani. Lo scarso successo ottenuto ha tuttavia potuto a qualcuno apparire pericolosamente incoraggiante, perché il liberismo ha nella propria dotazione ereditaria, soprattutto nel razionalismo, proprio quegli elementi filosofico-dottrinali scelti dalla Chiesa per combatterli; mentre relativismo e nichilismo, lo stesso ateismo pratico, rispondono a una matrice culturale che affonda parzialmente le sue radici nel cristianesimo. In compenso la stessa comunità ecclesiale vive immersa in questo magma culturale. Liberismo, nichilismo ed edonismo sono inevitabilmente anche nella Chiesa. Qui sta il nodo forse principale di tutta la questione. La Chiesa italiana si è rifiutata di vedere se stessa coinvolta nel processo di secolarizzazione e di leggere queste dinamiche di trasformazione della società nei termini inclusivi di un conflitto interno alla coscienza cristiana. Invece di puntare ad un modello di liberazione, cominciando dal proprio interno, la cosiddetta nuova evangelizzazione ha operato scelte strategiche estranee alla logica teologale della <em>kènosis</em>, che le sarebbe propria.<br />
L&#8217;assunto di partenza, errato, è che in Italia la società sia tuttora connaturata al cattolicesimo e che sia sufficiente espungerne i pochi elementi estranei perché essa torni ad essere &#8220;cristiana&#8221;. La nuova evangelizzazione è così diventata l&#8217;etichetta impropria di un programma di catechizzazione della cultura, cominciando dalle classi politiche e dai ceti dirigenti. La speranza era quella di riuscire, in questa logica discendente, a far giungere ad ogni ceto sociale questo rinnovamento culturale.</p>
<p>Ci troviamo oggi in Italia in una nuova fase del confronto tra cattolici e laici caratterizzato dalla crisi del passaggio di autorità da Wojtyla a Ratzinger dopo un lunghissimo periodo di fine pontificato.  Ma se stimi il tuo interlocutore tanto poco da ritenerlo deficiente d&#8217;umanità finirai inevitabilmente col parlare di sciocchezze. Meglio, allora, non dialogare affatto. L&#8217;astronomia nel diciassettesimo secolo era mischiata alla magia, alla mitologia ed alla superstizione; Newton era attratto dalle arti occulte, cosa di moda, del resto, nel secolo dei Lumi; la teoria darwiniana servì da base scientifica a teorie razziste ed eugenetiche e medici e biologi si avvalsero dell&#8217;ampia disponibilità di cavie umane per condurre stravaganti esperimenti nei lager nazisti. Tutto ciò, naturalmente, non depone nulla contro l&#8217;attendibilità scientifica della fisica, dell&#8217;astronomia, dell&#8217;evoluzionismo e della medicina; così come risulterebbe assai arduo impegnarsi nella dimostrazione che la S. Inquisizione e le crociate siano espressioni del cattolicesimo più autentiche, poniamo, del salvataggio della cultura classica, del pauperismo francescano, delle ridotte gesuitiche, di una Madonna rinascimentale o dell&#8217;invenzione degli ospedali. Se prescindiamo da polemiche, certamente epocali, e tuttavia contingenti dal punto di vista storico e culturale, non sarà difficile riconoscere che la concezione giudaico-cristiana della trascendenza del divino, attraverso quella, strettamente correlata, di immanenza e autonomia delle realtà mondane, ha messo in moto processi millenari: dalla concezione laica dello Stato al riconoscimento dei diritti dell&#8217;uomo fino alla nascita della scienza galileiana. Ma a che pro continuare su questi toni apologetici? Già l&#8217;omiletica patristica si riferiva alla Chiesa con l&#8217;eloquente ossimoro di <em>Casta Meretrix</em>. Non è maneggiando la storia come arma dialettica nelle controversie che se ne rispetta lo statuto epistemologico, non è più tempo di <em>questiones disputatae</em>. Se si vuole essere all&#8217;altezza della propria storia, le proprie radici vanno accettate anche con l&#8217;enormità dei loro errori.  Un atteggiamento revisionista o negazionista oltre che intellettualmente disonesto sarebbe immorale <em>tout court</em>. Noi cattolici italiani, oggi, non siamo all&#8217;altezza della nostra storia. La scelta di privilegiare la visibilità politica e lo scontro tra cultura religiosa e laica per ristabilire un&#8217;egemonia culturale del cattolicesimo in Italia ha spinto sempre più il cattolicesimo italiano verso il localismo e il passatismo che attualmente lo contraddistinguono, laddove una vera scelta degli ultimi avrebbe significato liberare l&#8217;universalità della comunicazione della salvezza e l&#8217;universalità dell&#8217;evento Cristo e avrebbe portato il confronto tra laici e cattolici sul terreno delle rispettive capacità di cooperare e di umanizzare la convivenza sociale.</p>
<p>Riflettendo sul fallimento della propria evangelizzazione nella città di Atene, Paolo di Tarso osserva che alla domanda di razionalità da parte dei laici, come del resto alla richiesta di dimostrazioni di autorevolezza avanzata dai credenti, l&#8217;apostolo non dispone di altre risposte che non siano la morte vergognosa e stupida di Dio. &#8220;Ekenosen&#8221; è il termine tecnico, che evoca il vuoto primordiale, tou wabou, da cui Dio trasse ogni cosa, usato da Paolo per dire l&#8217;indicibile: Dio si svuotò, si annullò, ha ridotto se stesso a niente, si è azzerato. Il movimento inverso alla creazione. La scelta sistematica di un opus tollendi, dunque, di seguire la via di un alleggerimento dei processi di inculturazione è un&#8217;ipotesi, come si vede, risalente.<br />
Di recente così si è rivolto Eugenio Scalfari al Card. Martini:</p>
<p>«Lei carissimo cardinale Martini, ha un amplissimo mantello di compassione, di passione per gli altri. Col suo mantello ricopre anche me talvolta, come il miio può ricoprire anche lei [...] E&#8217; per questo che sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all&#8217;amore del preossimo. A lei lo invia il suo Dio e il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazareth o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l&#8217;amore prevalse sul potere».</p>
<p>Nel dialogo tra cattolici e laici in Italia si tratta oggi di intendere in maniera nuova la proposta di metodo che Giovanni XXIII avanzava nella sua enciclica <em>Pacem in Terris</em>, e ripresa dal Concilio, di cercare ciò che accomuna gli esseri umani. Ma non si tratta ormai più di cercare questo qualcosa che accomuna tutti nell&#8217;astrattezza universale della natura umana e delle sue aspirazioni, ma nel concreto bagaglio politico di quella civiltà morale che riconosce in Gesù di Nazareth il proprio indiscusso capostipite.</p>
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		<title>Voce dell&#8217;essere e giudice della storia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 23:01:56 +0000</pubDate>
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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE
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Anno B, Tempo ordinario, XXXIV domenica (Cristo Re)
Dn 7,13s; Ap 1,5-8; Gv 18,33-37
Gv 18,33 Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». 34 Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l&#8217;hanno detto sul mio conto?». 35 Pilato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=839&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p style="text-align:center;"><span style="color:#993300;">COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE</span></p>
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<p>Anno B, Tempo ordinario, XXXIV domenica (Cristo Re)<br />
Dn 7,13s; Ap 1,5-8; Gv 18,33-37</p>
<p>Gv 18,33 Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». 34 Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l&#8217;hanno detto sul mio conto?». 35 Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». 36 Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».</p>
<p>Il significato del brano dell’ultima lettura evangelica di quest’anno liturgico va cercato tra i sott’intesi del dialogo, non meno che tra quanto è palesemente espresso.<br />
«Dici da te, che io sono re, oppure altri te l&#8217;hanno detto sul mio conto?». Come dire: «E’ una domanda o un capo d’accusa?»<br />
In effetti nessuno aveva formulato l’accusa in questi termini così espliciti, nei versetti precedenti.<br />
«Sono io forse Giudeo?». Significa: «No, non è un’accusa». Almeno, per Pilato proclamarsi re dei Giudei non sembra rappresentare un crimine. Il procuratore intende semplicemente informarsi su fatti; mentre per i Giudei, e per Gesù medesimo, non si tratta di un giudizio sui fatti, ma sulla sua stessa persona.<br />
«La tua gente&#8230;» La risposta di Pilato è circospetta, quanto la domanda di Gesù. Si stanno studiando. L’alto funzionario imperiale non ha alcuna voglia di immischiarsi in beghe religiose. Deve anche badare a non farsi usare per gli scopi altrui.<br />
«Il mio regno non è di questo mondo». Gesù cerca di uscire dall’ambiguità di linguaggio e della distanza culturale che lo separa da Pilato. Il regno di Gesù è tale in una dimensione “altra”, ed in un senso, diremmo noi oggi, teologico; non è una grandezza politica.<br />
Pilato potrebbe aver capito la risposta, ma più probabilmente no; insiste sulla domanda di partenza, vuole uscire da quello che per lui forse è un tentativo di tergiversare.<br />
Questa volta, la seconda affermazione di Gesù circa la propria regalità è al tempo stesso un’affermazione sulla propria identità trascendente.<br />
Il senso della regalità di Cristo si ricava dalla contrapposizione tra questo mondo e l’”altro” di cui è originario e dal significato profondo della “verità” di cui Gesù si fa martire. Tale contrapposizione tra i due mondi non è spaziale, non è ideologica, non poggia su una base etnica. Il senso della domanda iniziale di Gesù: “Dici questo da te oppure altri te l&#8217;hanno detto sul mio conto?”, viene dunque prendendo corpo. Anzitutto Gesù è Re dei Giudei in un senso che comprende i giudei in maniera speciale ma comunque non esclusiva. In secondo luogo il contesto giudiziale-processuale romano del dialogo in cui questo rapporto tra la regalità e la verità si colloca ci dice che Gesù più che un re si erge qui a giudice e legislatore supremo dell&#8217;umanità. Ma è soprattutto alla luce di una verità che viene dall’alto che la regalità di Gesù assume tutte il suo senso. La verità di cui qui si parla più che una verità dottrinale o filosofica è simile alla verità che risulta da un contraddittorio in tribunale (33), in cui agiscono persone; ma è anche la verità intesa come legge profonda che regola il cammino della natura umana nella storia.<br />
La verità di cui Gesù è testimone lo riguarda al tempo stesso personalmente ma è anche qualcosa di oggettivo. C’è una verità in ogni uomo che è la dimensione trascendente dell’origine personale, dimensione che coincide d’altra parte con l’essenza personale di Cristo. La seconda parte dell’espressione: “chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”, lo conferma.<br />
La regalità di Gesù più che in una particolare dignità risiede in un’autorevolezza che egli possiede in se stesso, che non proviene da un consenso e non ha bisogno di riconoscimenti ma si manifesta nell’obbedienza che ogni uomo deve alla voce profonda del proprio essere.</p>
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		<title>1989</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 21:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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Le rivolte popolari in Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, e quella studentesca a Pechino; la caduta del regime in Romania, la rivoluzione di velluto; Solidarnosc, Piazza Tienammen, la caduta del muro di Berlino.
Cronaca di un anno indimenticabile.

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<p>Le rivolte popolari in Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, e quella studentesca a Pechino; la caduta del regime in Romania, la rivoluzione di velluto; Solidarnosc, Piazza Tienammen, la caduta del muro di Berlino.<br />
Cronaca di un anno indimenticabile.</p>
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		<title>Il giardino felice</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 09:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/10/famiglia-berlusconi-jpg.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1687" title="Famiglia Berlusconi" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/10/famiglia-berlusconi-jpg.jpg?w=600&#038;h=418" alt="Famiglia Berlusconi" width="600" height="418" /></a>E&#8217; l&#8217;Italia, secondo il nostro Premier. Il quale Silvio Berlusconi s&#8217;è spesso vantato dicendo che tutti gl&#8217;italiani vorrebbero essere come lui, ad onta del fatto che lui stesso pretende di essere diverso da tutti gli altri italiani. Il paradosso è già tutto nella linea degli avvocati che peroravano la causa del lodo (dolo) Alfano di fronte alla corte costituzionale: il Premier come «<em>primus super pares</em>». La Corte non ha forse risposto (com&#8217;era ovvio) che ciò contraddirebbe la legge (l&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge) che è a fondamento  della legge stessa? Ma l&#8217;anomalia è logica prima che giuridica: un «<em>primus</em>» non può che essere «<em>inter pares</em>»; se questi pretende di essere «<em>super</em>» non si considera più «<em>primus</em>» bensì «<em>unicum</em>».</p>
<p>In pratica Berlusconi non vorrebbe cambiare la Costituzione: vi si vorrebbe sostituire. Vi si è già sostituito. Lui non si accontenta di governare questo Paese, lui vuole essere la Costituzione di questo Paese. Vuole che i suoi comportamenti pubblici e privati vengano imitati, presi a modello da ogni italiano, divengano costituzione vivente e vissuta da ogni italiano, perché tutti gli italiani siano di successo, ricchi e felici come lui è. Naturalmente tutto questo a condizione che egli sia appunto <em>unicum</em>. La diseguaglianza è necessaria ad alimentare il sogno, anzi ne è l&#8217;essenza stessa. La stessa Villa Certosa, questa specie di eden islamico abitato solo da Berlusconi e dalle donne che rappresentano il premio delle sue fatiche, non è la perfetta metafora dell&#8217;Italia che vorrebbe?</p>
<p>In questo paradosso di un popolo che si lascia guidare dall&#8217;uomo che esso invidia e da cui è disprezzato vi è il vero principio della decadenza di questo benedetto Paese. Nella pretesa del Cavaliere di essere <em>unicum super pares</em> in cui s&#8217;identifica un&#8217;intera nazione, il dramma di un intero popolo senza più identità.</p>
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		<title>Nostra mafia quotidiana</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 13:02:19 +0000</pubDate>
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&#8220;Reverendo, ma questa mafia, alla fine, cos&#8217;è ?&#8221;, chiese il papa al segretario dell&#8217;arcivescovo di Palermo.
&#8220;La mafia è quella che non si vede e non si sente, ma chi è nato qui sa vederla ovunque&#8221;, rispose il giovane prete.
L&#8217;ospedale costruito come un castello di sabbia è mafia, e medici e pazienti lo sanno;
La dilapidazione delle risorse ambientali, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1655&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2009/10/04/nostra-mafia-quotidiana/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Kn7P-mlzaMI/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>&#8220;Reverendo, ma questa mafia, alla fine, cos&#8217;è ?&#8221;, chiese il papa al segretario dell&#8217;arcivescovo di Palermo.<br />
&#8220;La mafia è quella che non si vede e non si sente, ma chi è nato qui sa vederla ovunque&#8221;, rispose il giovane prete.<br />
L&#8217;ospedale costruito come un castello di sabbia è mafia, e medici e pazienti lo sanno;<br />
La dilapidazione delle risorse ambientali, i cassonetti traboccanti e l&#8217;immondizia sparsa per strada, la gestione illegale dei rifiuti è mafia, e chi paga l&#8217;apposita tassa ogni anno più alta lo sa;<br />
Il racket delle cooperative edilizie e il lavaggio di denaro sporco attraverso le sale gioco, il sistema degli appalti, i comitati d&#8217;affari, il voto di scambio è mafia, e chi ha dovuto ringraziare per avere come favore ciò che era già suo per diritto, lo sa;<br />
L&#8217;abusivismo in aree pericolose o protette, il furto e la gestione illegale delle acque, il dissesto idrogeologico di intere regioni, la predazione del territorio è mafia, e chi è rimasto imprigionato e ucciso da questo fango lo sapeva.<br />
Oggi ho sentito un prete predicare al cospetto del Sindaco di Palermo in occasione dell&#8217;inaugurazione della &#8220;Mostra della legalità&#8221; (!): &#8220;Preghiamo per le vittime della catastrofe naturale (sic!) che si è abbattuta sul messinese&#8221;. Ma forse chi ha parlato così era continentale, e dunque che questa non è affatto &#8220;natura&#8221;, bensì &#8220;mafia&#8221; e &#8220;politica&#8221;, lui non lo sa.</p>
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		<title>Ultima canzone per Puglisi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 19:08:01 +0000</pubDate>
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		<title>Mai più la guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 23:02:36 +0000</pubDate>
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		<title>Col cerino in mano. L’autodistruzione umana e i paradossi dell’ambientalismo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 13:45:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli incendi estivi di boschi e macchie sono un problema ecologico? Per quanto ciò possa apparire paradossale, solitamente non vengono percepiti come tali nella considerazione della pubblica opinione, ma neppure nei media. Quando non provocano danni diretti alle persone o alla proprietà, tutt&#8217;al più se ne sottolineano le problematiche ambientalistiche, per esempio la distruzione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1567&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/07/944-memic-net_crimson_by_affinityfx_311.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1569" title="pianeta in fiamme" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/07/944-memic-net_crimson_by_affinityfx_311.jpg?w=300&#038;h=246" alt="pianeta in fiamme" width="300" height="246" /></a>Gli incendi estivi di boschi e macchie sono un problema ecologico? Per quanto ciò possa apparire paradossale, solitamente non vengono percepiti come tali nella considerazione della pubblica opinione, ma neppure nei media. Quando non provocano danni diretti alle persone o alla proprietà, tutt&#8217;al più se ne sottolineano le problematiche ambientalistiche, per esempio la distruzione di particolari beni naturalistici o la massiccia emissione di c02 che essi provocano. Ma ambientalismo ed ecologia non sono la stessa cosa e, ammesso che si tratti di scienze, non rappresentano due diverse denominazioni della medesima disciplina. <span id="more-1567"></span>In poche parole, l&#8217;approccio ambientalista affronta separatamente i singoli aspetti giuridici, economici e scientifici del problema ambientale, ad esempio il trattamento dei rifiuti o appunto gli incendi estivi. Ma a differenza dell&#8217;approccio ambientalistico, l&#8217;ecologia si distingue per l’approccio globale al problema della crisi dell&#8217;ecosistema: da qui la sua tendenza a lanciare ponti tra scienze naturali, etica e la politica. Mentre l’ambientalismo considera le conseguenze sulla società e sui comportamenti umani di “fatti” che accadono nell’ambiente fisico in cui viviamo, l’ecologia considera più volentieri gli effetti dell’ambiente culturale, in cui si trova immersa ogni convivenza umana, sull’ecosistema. Un modo, se vogliamo, più “filosofico” di affrontare il problema. Ma quali sono gli effetti pratici, se ve ne sono, di questi due diversi punti di vista sul medesimo problema?</p>
<p>La conseguenza più vistosa, a parere di chi scrive, consiste nel fatto che l’approccio ambientalista produce paradossi a catena proprio sul piano dell’intervento politico sull’ambiente. Uno di questi paradossi dell’ambientalismo lo si vede nella tendenza a risolvere la crisi globale dell’ecosistema, provocata dallo sviluppo tecnologico… immettendovi altra tecnologia. Un altro esempio, forse più vicino al nostro punto di partenza, può essere il seguente: il movimento ambientalista nasce quando la natura selvaggia (cioè non antropizzata, <em>wilderness</em>) comincia ad essere considerata “valore”, vale a dire, in conformità al più classico dei concetti dell’economia classica, quando comincia a scarseggiare. Ove essa abbonda è piuttosto <em>res nullius</em>; bene senza valore o non valore <em>tout court</em>, laddove valore s’identifica con proprietà, e proprietà, secondo la celebre definizione del codice napoleonico è <em>jus uti et abuti</em>: diritto di usare e distruggere. Paradossalmente distruggere la natura selvaggia è valorizzarla. Attraverso la simbolica dell&#8217;abuso, la distruzione del patrimonio boschivo è una sua valorizzazione come appropriazione di una <em>res nullius</em>.</p>
<p>Una conseguenza concreta: la legge che impone agli enti locali l&#8217;istituzione del &#8220;catasto&#8221; degli incendi potrebbe non essere efficace anche se fosse applicata, in alcune regioni italiane in cui il principio del monopolio dello Stato sul controllo del territorio è debole per la presenza di poteri antagonisti di controllo del territorio stesso, come le organizzazioni mafiose.<br />
Si potrebbe obiettare che quest’analisi può forse spiegare alcuni atti incendiari, ma non tutti. Ove non vi sia l’implicazione di ecomafie, ad esempio, che ci guadagnerebbe l&#8217;incendiario dalla distruzione del patrimonio ambientale? Odio e vendetta, viene subito da rispondere. Il che, ancora una volta presuppone il valore nei termini di proprietà, e nella forma, anche se rovesciata, dell&#8217;<em>uti et abuti</em>: la crisi ecologica è al tempo stesso una crisi umanitaria, ed anche umanistica su scala planetaria. E&#8217; un esempio di un fenomeno già descritto in altre occasioni. Uno sviluppo civile ridotto alla sola dimensione dello sviluppo tecno-economico porta in sé una logica perversa di marginalità e subalternità che spinge i paesi emergenti a rincorrere l&#8217;Occidente su una via di sviluppo disintegrato dalla loro storia di relazioni socio-ecosistemiche. L&#8217;effetto sull&#8217;ecosistema è disastroso perché tecnologie obsolete e risorse ecologicamente sempre meno efficienti prolungano il loro ciclo di vita e i danni all&#8217;ambiente. Esattamente allo stesso modo l&#8217;incendiario espropria la collettività, ed anche se stesso, esprimendo contro di essa un proprio potere nella simbolica della distruzione. A ben guardare, come accade anche con l&#8217;accelerazione della crescita d&#8217;intensità ed estensione delle problematiche etiche, la crisi ecosistemica globale presenta riflessi epistemologici e linguistici, crisi di capacità espressiva e di provocare decisioni morali e politiche in determinati ambiti da parte dei linguaggi tradizionali. Proprio come quella cui assistiamo oggi nelle ricorrenti crisi ambientali.</p>
<p>Il perché dei paradossi dell’ambientalismo si deve cercare nella sua scarsa attitudine a interrogarsi sui concetti di cui fa uso, in particolare, come si è visto, del concetto di “valore” ambientalistico. Una vera soluzione di un problema apparentemente “chiaro” come quello degli incendi estivi dovrebbe dunque tenere conto di un autentico punto di vista ecologico: lo strutturarsi culturale della convivenza umana include sempre un’idea che un determinato gruppo umano si fa di sé e della propria posizione nell’ecosistema. Una vera soluzione non verrà mai raggiunta senza un profondo pentimento culturale.<br />
Ma, posta così, la distruzione di interi sistemi naturalistici offre finalmente lo spunto di una più generale riflessione sulla relazione intrinseca tra bene e valore, sulla preminenza del valore umano sulla proprietà, sul principio della destinazione universale dei beni della terra. In altre parole, riflettendo su concetti apparentemente distanti da una cultura ambientalistica puramente conservatrice e difensiva, concetti come comunicazione, relazioni umane, diritti. Una riflessione sull&#8217;autodistruttività umana di cui, per via del suo pragmatismo, la cultura ambientalista non sembra essere capace. Le ragioni andrebbero cercate nel ruolo giocato dai dinamismi trascendentali della personalizzazione nel fluido rapporto tra bene e valore, tra <em>distructio</em> e <em>distractio</em>: un essere tirati via da sé. Un delirio dal sentiero della personalizzazione, che lega l&#8217;identità di sé all&#8217;amore dell&#8217;altro per me. L&#8217;autodistruttività come negazione dell&#8217;esistenza della forma kenotica, cioè senza qualificazioni, dell&#8217;altro nella costruzione dell&#8217;identità.</p>
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		<title>L&#8217;agenda rossa</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 22:44:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Io so cosa c&#8217;è nell&#8217;agenda rossa di Paolo Borsellino, quella di cui oggi tutti i giornali italiani parlano, quella misteriosamente sparita dalla scena libanese di via D&#8217;Amelio il 19 luglio 1992. Alla data 25 giugno, ad esempio, stava scritto: biblioteca comunale.<br />
C&#8217;ero anch&#8217;io tra il pubblico di cittadini, quella sera, nello splendido chiostro seicentesco di Casa Professa, ora biblioteca comunale di Palermo, quando Borsellino, in un silenzio surreale, cominciò lentamente dicendo di essere venuto per ascoltare e poi continuò affidando a quel suo ultimo discorso pubblico, a quel gruppo di concittadini il senso di una vita professionale, di un&#8217;esistenza umana. Con quella sua ruvida voce da fumatore, che mette persino nel suo vizio lo stesso accanimento con cui persegue tutto ciò che fa, parlò di Giovanni Falcone. Parlò di sé parlando dell&#8217;amico, della sua agenda, e raccontò esattamente ogni singola pagina della propria.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2009/07/18/lagenda-rossa/"><img src="http://img.youtube.com/vi/emY4SyyM6K8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>«Io sono venuto questa sera soprattutto per ascoltare. Purtroppo ragioni di lavoro mi hanno costretto ad arrivare in ritardo e forse mi costringeranno ad allontanarmi prima che questa riunione finisca. Sono venuto soprattutto per ascoltare perché ritengo che mai come in questo momento sia necessario che io ricordi a me stesso e ricordi a voi che sono un magistrato. <span id="more-1504"></span>E poiché sono un magistrato devo essere anche cosciente che il mio primo dovere non è quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze partecipando a convegni e dibattiti ma quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze nel mio lavoro. In questo momento inoltre, oltre che magistrato, io sono testimone. Sono testimone perché, avendo vissuto a lungo la mia esperienza di lavoro accanto a Giovanni Falcone, avendo raccolto, non voglio dire più di ogni altro, perché non voglio imbarcarmi in questa gara che purtroppo vedo fare in questi giorni per ristabilire chi era più amico di Giovanni Falcone, ma avendo raccolto comunque più o meno di altri, come amico di Giovanni Falcone, tante sue confidenze, prima di parlare in pubblico anche delle opinioni, anche delle convinzioni che io mi sono fatte raccogliendo tali confidenze, questi elementi che io porto dentro di me, debbo per prima cosa assemblarli e riferirli all&#8217;autorità giudiziaria, che è l&#8217;unica in grado di valutare quanto queste cose che io so possono essere utili alla ricostruzione dell&#8217;evento che ha posto fine alla vita di Giovanni Falcone, e che soprattutto, nell&#8217;immediatezza di questa tragedia, ha fatto pensare a me, e non soltanto a me, che era finita una parte della mia e della nostra vita.<br />
Quindi io questa sera debbo astenermi rigidamente &#8211; e mi dispiace, se deluderò qualcuno di voi &#8211; dal riferire circostanze che probabilmente molti di voi si aspettano che io riferisca, a cominciare da quelle che in questi giorni sono arrivate sui giornali e che riguardano i cosiddetti diari di Giovanni Falcone. <!--more-->Per prima cosa ne parlerò all&#8217;autorità giudiziaria, poi &#8211; se è il caso &#8211; ne parlerò in pubblico. Posso dire soltanto, e qui mi fermo affrontando l&#8217;argomento, e per evitare che si possano anche su questo punto innestare speculazioni fuorvianti, che questi appunti che sono stati pubblicati dalla stampa, sul &#8220;Sole 24 Ore&#8221; dalla giornalista &#8211; in questo momento non mi ricordo come si chiama&#8230; &#8211; Milella, li avevo letti in vita di Giovanni Falcone. Sono proprio appunti di Giovanni Falcone, perché non vorrei che su questo un giorno potessero essere avanzati dei dubbi.<br />
Ho letto giorni fa, ho ascoltato alla televisione &#8211; in questo momento i miei ricordi non sono precisi &#8211; un&#8217;affermazione di Antonino Caponnetto secondo cui Giovanni Falcone cominciò a morire nel gennaio del 1988. Io condivido questa affermazione di Caponnetto. Con questo non intendo dire che so il perché dell&#8217;evento criminoso avvenuto a fine maggio, per quanto io possa sapere qualche elemento che possa aiutare a ricostruirlo, e come ho detto ne riferirò all&#8217;autorità giudiziaria; non voglio dire che cominciò a morire nel gennaio del 1988 e che questo, questa strage del 1992, sia il naturale epilogo di questo processo di morte. Però quello che ha detto Antonino Caponnetto è vero, perché oggi che tutti ci rendiamo conto di quale è stata la statura di quest&#8217;uomo, ripercorrendo queste vicende della sua vita professionale, ci accorgiamo come in effetti il paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il 1° gennaio del 1988, se non forse l&#8217;anno prima, in quella data che ha or ora ricordato Leoluca Orlando: cioè quell&#8217;articolo di Leonardo Sciascia sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; che bollava me come un professionista dell&#8217;antimafia, l&#8217;amico Orlando come professionista della politica, dell&#8217;antimafia nella politica. Ma nel gennaio del 1988, quando Falcone, solo per continuare il suo lavoro, il Consiglio superiore della magistratura con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Antonino Meli. C&#8217;eravamo tutti resi conto che c&#8217;era questo pericolo e a lungo sperammo che Antonino Caponnetto potesse restare ancora a passare gli ultimi due anni della sua vita professionale a Palermo. Ma quest&#8217;uomo, Caponnetto, il quale rischiava, perché anziano, perché conduceva una vita sicuramente non sopportabile da nessuno già da anni, il quale rischiava di morire a Palermo, temevamo che non avrebbe superato lo stress fisico cui da anni si sottoponeva. E a un certo punto fummo noi stessi, Falcone in testa, pure estremamente convinti del pericolo che si correva così convincendolo, lo convincemmo riottoso, molto riottoso, ad allontanarsi da Palermo. Si aprì la corsa alla successione all&#8217;ufficio istruzione al tribunale di Palermo. Falcone concorse, qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro, e il giorno del mio compleanno il Consiglio superiore della magistratura ci fece questo regalo: preferì Antonino Meli.<br />
Giovanni Falcone, dimostrando l&#8217;altissimo senso delle istituzioni che egli aveva e la sua volontà di continuare comunque a fare il lavoro che aveva inventato e nel quale ci aveva tutti trascinato, cominciò a lavorare con Antonino Meli nella convinzione che, nonostante lo schiaffo datogli dal Consiglio superiore della magistratura, egli avrebbe potuto continuare il suo lavoro. E continuò a crederlo nonostante io, che ormai mi trovavo in un osservatorio abbastanza privilegiato, perché ero stato trasferito a Marsala e quindi guardavo abbastanza dall&#8217;esterno questa situazione, mi fossi reso conto subito che nel volgere di pochi mesi Giovanni Falcone sarebbe stato distrutto. E ciò che più mi addolorava era il fatto che Giovanni Falcone sarebbe allora morto professionalmente nel silenzio e senza che nessuno se ne accorgesse. Questa fu la ragione per cui io, nel corso della presentazione del libro La mafia d&#8217;Agrigento, denunciai quello che stava accadendo a Palermo con un intervento che venne subito commentato da Leoluca Orlando, allora presente, dicendo che quella sera l&#8217;aria ci stava pesando addosso per quello che era stato detto. Leoluca Orlando ha ricordato cosa avvenne subito dopo: per aver denunciato questa verità io rischiai conseguenze professionali gravissime, ma quel che è peggio il Consiglio superiore immediatamente scoprì quale era il suo vero obiettivo: proprio approfittando del problema che io avevo sollevato, doveva essere eliminato al più presto Giovanni Falcone. E forse questo io lo avevo pure messo nel conto perché ero convinto che lo avrebbero eliminato comunque; almeno, dissi, se deve essere eliminato, l&#8217;opinione pubblica lo deve sapere, lo deve conoscere, il pool antimafia deve morire davanti a tutti, non deve morire in silenzio.<br />
L&#8217;opinione pubblica fece il miracolo, perché ricordo quella caldissima estate dell&#8217;agosto 1988, l&#8217;opinione pubblica si mobilitò e costrinse il Consiglio superiore della magistratura a rimangiarsi in parte la sua precedente decisione dei primi di agosto, tant&#8217;è che il 15 settembre, se pur zoppicante, il pool antimafia fu rimesso in piedi. La protervia del consigliere istruttore, l&#8217;intervento nefasto della Cassazione cominciato allora e continuato fino a ieri (perché, nonostante quello che è successo in Sicilia, la Corte di cassazione continua sostanzialmente ad affermare che la mafia non esiste) continuarono a fare morire Giovanni Falcone. E Giovanni Falcone, uomo che sentì sempre di essere uomo delle istituzioni, con un profondissimo senso dello Stato, nonostante questo, continuò incessantemente a lavorare. Approdò alla procura della Repubblica di Palermo dove, a un certo punto ritenne, e le motivazioni le riservo a quella parte di espressione delle mie convinzioni che deve in questo momento essere indirizzata verso altri ascoltatori, ritenne a un certo momento di non poter più continuare ad operare al meglio. Giovanni Falcone è andato al ministero di Grazia e Giustizia, e questo lo posso dire sì prima di essere ascoltato dal giudice, non perché aspirasse a trovarsi a Roma in un posto privilegiato, non perché si era innamorato dei socialisti, non perché si era innamorato di Claudio Martelli, ma perché a un certo punto della sua vita ritenne, da uomo delle istituzioni, di poter continuare a svolgere a Roma un ruolo importante e nelle sue convinzioni decisivo, con riferimento alla lotta alla criminalità mafiosa. Dopo aver appreso dalla radio della sua nomina a Roma (in quei tempi ci vedevamo un po&#8217; più raramente perché io ero molto impegnato professionalmente a Marsala e venivo raramente a Palermo), una volta Giovanni Falcone alla presenza del collega Leonardo Guarnotta e di Ayala tirò fuori, non so come si chiama, l&#8217;ordinamento interno del ministero di Grazia e Giustizia, e scorrendo i singoli punti di non so quale articolo di questo ordinamento cominciò fin da allora, fin dal primo giorno, cominciò ad illustrare quel che lì egli poteva fare e che riteneva di poter fare per la lotta alla criminalità mafiosa.<br />
Certo anch&#8217;io talvolta ho assistito con un certo disagio a quella che è la vita, o alcune manifestazioni della vita e dell&#8217;attività di un magistrato improvvisamente sbalzato in una struttura gerarchica diversa da quelle che sono le strutture, anch&#8217;esse gerarchiche ma in altro senso, previste dall&#8217;ordinamento giudiziario. Si trattava di un lavoro nuovo, di una situazione nuova, di vicinanze nuove, ma Giovanni Falcone è andato lì solo per questo. Con la mente a Palermo, perché sin dal primo momento mi illustrò quello che riteneva di poter e di voler fare lui per Palermo. E in fin dei conti, se vogliamo fare un bilancio di questa sua permanenza al ministero di Grazia e Giustizia, il bilancio anche se contestato, anche se criticato, è un bilancio che riguarda soprattutto la creazione di strutture che, a torto o a ragione, lui pensava che potessero funzionare specialmente con riferimento alla lotta alla criminalità organizzata e al lavoro che aveva fatto a Palermo. Cercò di ricreare in campo nazionale e con leggi dello Stato quelle esperienze del pool antimafia che erano nate artigianalmente senza che la legge le prevedesse e senza che la legge, anche nei momenti di maggiore successo, le sostenesse. Questo, a torto o a ragione, ma comunque sicuramente nei suoi intenti, era la superprocura, sulla quale anch&#8217;io ho espresso nell&#8217;immediatezza delle perplessità, firmando la lettera sostanzialmente critica sulla superprocura predisposta dal collega Marcello Maddalena, ma mai neanche un istante ho dubitato che questo strumento sulla cui creazione Giovanni Falcone aveva lavorato servisse nei suoi intenti, nelle sue idee, a torto o a ragione, per ritornare, soprattutto, per consentirgli di ritornare a fare il magistrato, come egli voleva. Il suo intento era questo e l&#8217;organizzazione mafiosa &#8211; non voglio esprimere opinioni circa il fatto se si è trattato di mafia e soltanto di mafia, ma di mafia si è trattato comunque &#8211; e l&#8217;organizzazione mafiosa, quando ha preparato ed attuato l&#8217;attentato del 23 maggio, l&#8217;ha preparato ed attuato proprio nel momento in cui, a mio parere, si erano concretizzate tutte le condizioni perché Giovanni Falcone, nonostante la violenta opposizione di buona parte del Consiglio superiore della magistratura, era ormai a un passo, secondo le notizie che io conoscevo, che gli avevo comunicato e che egli sapeva e che ritengo fossero conosciute anche al di fuori del Consiglio, al di fuori del Palazzo, dico, era ormai a un passo dal diventare il direttore nazionale antimafia.<br />
Ecco perché, forse, ripensandoci, quando Caponnetto dice cominciò a morire nel gennaio del 1988 aveva proprio ragione anche con riferimento all&#8217;esito di questa lotta che egli fece soprattutto per potere continuare a lavorare. Poi possono essere avanzate tutte le critiche, se avanzate in buona fede e se avanzate riconoscendo questo intento di Giovanni Falcone, si può anche dire che si prestò alla creazione di uno strumento che poteva mettere in pericolo l&#8217;indipendenza della magistratura, si può anche dire che per creare questo strumento egli si avvicinò troppo al potere politico, ma quello che non si può contestare è che Giovanni Falcone in questa sua breve, brevissima esperienza ministeriale lavorò soprattutto per potere al più presto tornare a fare il magistrato. Ed è questo che gli è stato impedito, perché è questo che faceva paura».</p>
<p style="text-align:right;">Paolo Borsellino, 25 giugno 1992</p>
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		<title>Lettera al Presidente della Repubblica</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2009/07/14/lettera-al-presidente-della-repubblica/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 22:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiare Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti dell'uomo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Angelino Alfano]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[legge 2 luglio 2009]]></category>
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		<category><![CDATA[reato di immigrazione clandestina]]></category>
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		<description><![CDATA[Ill.mo Presidente della Repubblica
Onorevole Giorgio Napolitano,
Consenta anche a me di chiederLe, in virtù del potere attribuitoLe
dall&#8217;art. 74, comma 1, della Costituzione (&#8220;Il Presidente della Repubblica,
prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere
chiedere una nuova deliberazione&#8221;), di non promulgare il testo di legge
deliberato in via definitiva dal Senato il 2 luglio 2009, noto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1483&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ill.mo Presidente della Repubblica</p>
<p>Onorevole Giorgio Napolitano,</p>
<p>Consenta anche a me di chiederLe, in virtù del potere attribuitoLe<br />
dall&#8217;art. 74, comma 1, della Costituzione (&#8220;Il Presidente della Repubblica,<br />
prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere<br />
chiedere una nuova deliberazione&#8221;), di non promulgare il testo di legge<br />
deliberato in via definitiva dal Senato il 2 luglio 2009, noto come<br />
&#8220;pacchetto sicurezza&#8221;, in quanto recante norme incostituzionali<br />
e in palese violazione di fondamentali diritti umani e di rinviarlo alle Camere con<br />
messaggio motivato, affinché esso sia modificato conformemente al dettato<br />
della Costituzione della Repubblica Italiana, alle norme di diritto<br />
internazionale recepite nel nostro ordinamento e ai principi della civiltà<br />
giuridica.</p>
<p>Con Osservanza,</p>
Posted in Chiare Lettere, Diritti dell'uomo, Politica estera, Politica italiana, Zibaldone Tagged: Angelino Alfano, Giorgio Napolitano, legge 2 luglio 2009, pacchetto sicurezza, reato di immigrazione clandestina, Roberto Maroni <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/1483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/1483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/1483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/1483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/1483/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1483&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Risus abundat</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2009/06/15/risus-abundat/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 17:06:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiare Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache palermitane]]></category>
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		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Cattedrale di Palermo occupata da senzatetto]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Cammarata]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza rifiuti a Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[Gentile Signor Diego Cammarata, Sindaco di Palermo,
Qualche tempo fa le chiesi dalle colonne di questo blog di rendere trasparenti le sue spese della sua ultima campagna elettorale a sindaco, quella in cui la sua faccia appariva, col suo ormai celebre sorriso, accanto a frasi del tipo: &#8220;Palermo, la città più glamour d&#8217;Europa&#8221;; &#8220;Palermo, la città [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=613&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_1119" class="wp-caption alignleft" style="width: 282px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/banzai.jpg"><img class="size-full wp-image-1119" title="banzai" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/banzai.jpg?w=272&#038;h=335" alt="Il re leone" width="272" height="335" /></a><p class="wp-caption-text">Banzai, la iena ridens stupida del film: Il re leone</p></div>
<p>Gentile Signor Diego Cammarata, Sindaco di Palermo,</p>
<p>Qualche tempo fa le chiesi dalle colonne di questo blog di rendere trasparenti le sue spese della sua ultima campagna elettorale a sindaco, quella in cui la sua faccia appariva, col suo ormai celebre sorriso, accanto a frasi del tipo: &#8220;Palermo, la città più glamour d&#8217;Europa&#8221;; &#8220;Palermo, la città più vivibile del mondo&#8221;. Ora, forse non ricordo bene e onestamente non saprei più dire se sto esagerando io adesso o lei allora&#8230;<span id="more-613"></span></p>
<p>Nel corso di un suo recente intervento lei ha dichiarato: «Chi vuol bene alla città, sarà mio amico; chi rema contro alla città, anche dentro al mio partito o alla mia giunta, sarà contro di me» (Intervista rilasciata al TgR Sicilia).<br />
Complimenti, davvero, per il piglio severo che aveva in TV. Immagino lo sgomento in preda al quale sono caduti i suoi amici/avversari all&#8217;udire queste parole. Suppongo che il suo riferimento immediato sia chiaramente quello legato alla munnizza, cioè allo scontro consumatosi sull&#8217;emergenza rifiuti all&#8217;interno della maggioranza del Palazzo di Città. Lei qui minaccia i ribelli, che si sono opposti all&#8217;ennesimo aumento della tassa sull&#8217;immondizia, da lei fortemente voluto per contrastare la crisi. Da semplice elettore non saprei cosa pensare circa l&#8217;espressione &#8220;voler bene alla città&#8221;. Probabilmente lei ha voluto lanciare l&#8217;accusa di demagogia a chi, nel suo stesso partito, teme che l&#8217;aumento della tassa sull&#8217;immondizia possa provocare un&#8217;emorragia di voti. D&#8217;altra parte, però, non si può non osservare che l&#8217;emergenza rifiuti è solo uno dei tanti risultati della manifesta incapacità della sua giunta, signor Sindaco, di prendere qualsiasi decisione quando, finite le campagne elettorali e spenti i riflettori, si tratta di lavorare all&#8217;amministrazione della città.<br />
Il suo intervento si concludeva con una speranzosa invocazione al Governo Centrale per ottenere la stessa grazia impetrata dal suo omologo catanese, sotto forma di una pioggia di milioni. Spero sinceramente per lei (e anche per me &#8211; lo confesso &#8211; in quanto palermitano) che il Premier non le opponga un&#8230; rifiuto. Ma, mi domando, quando questi soldi (se mai arriveranno) saranno finiti non per risanare ma per tappare la spesa corrente e tutte le falle della cattiva gestione dell&#8217;Amia, con quale denaro si risolveranno i problemi strutturali? Dove si scaricherà l&#8217;immondizia visto che la discarica di Bellolampo è ormai satura? Dove sono gli impianti, la raccolta differenziata, le politiche ambientali?<br />
Comunque &#8211; per tornare alla domanda di cui all&#8217;inizio &#8211; naturalmente lei non mi rispose. Non che non me l&#8217;aspettassi: tutti i palermitani, infatti, sanno che lei è impegnatissimo.<br />
Se torno a scriverle, questa volta, non è per farle domande impertinenti, ma per manifestarle tutto l&#8217;apprezzamento di un suo concittadino per la fermezza e coerenza della sua azione politica. Non sono affatto sarcastico &#8211; mi dispiacerebbe apparirlo &#8211; se dico che una medesima linea politica è riscontrabile nel suo modo di risolvere, per dire, l&#8217;emergenza rifiuti e la questione sollevata a suo tempo dai senzatetto ospiti nella Chiesa Madre di Palermo. Anche questi ultimi, indecoroso spettacolo agli occhi dei cittadini e dei turisti, esattamente come la munnizza ammonticchiata per le strade cittadine, hanno rappresentato un problema brillantemente risolto secondo il suo stile ormai ben noto: spazzandoli sotto il tappeto. O genialità del paradosso; quale sublime analogia del parallelismo antitipico! I problemi ci sono, ma non sembra, mentre lei appare di continuo, ma non c&#8217;è!</p>
<p>Nel suo caso, infatti, caro Sindaco, sebbene lei sia stato assente ovunque tranne che davanti alle telecamere e sui campi del tennis club, non è possibile spendere neppure l&#8217;onorevole parola &#8220;fallimento&#8221;, per gli stessi motivi per cui non si può neppure chiederle di farsi da parte, scomparire, dimettersi; perché lei è già dimissionario. Dalle sue responsabilità politiche.</p>
<p>Mi perdoni la franchezza e la prego di credermi sinceramente suo:</p>
<p>Giampiero Tre Re</p>
Posted in Antropologia, Chiare Lettere, Cronache palermitane, Diritti dell'uomo, Zibaldone Tagged: Cattedrale di Palermo occupata da senzatetto, Diego Cammarata, emergenza rifiuti a Palermo <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/613/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/613/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/613/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/613/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/613/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/613/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/613/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/613/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/613/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/613/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=613&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Munnizza &#8216;ncapu munnizza</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 16:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si profila a Palermo una nuova emergenza ambientale, come a Napoli lo scorso anno.
Già atteso per il Luglio 2008, il crac dell&#8217;Amia di Palermo, l&#8217;azienda municipalizzata per la gestione della viabilità e l&#8217;igiene ambientale, si ripresenta puntualmente con l&#8217;inizio della calda stagione. Intanto, tra la giunta del sindaco Diego Cammarata e il consiglio comunale si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1408&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_1431" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/cenciaioli.jpg"><img class="size-medium wp-image-1431" title="cenciaioli" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/cenciaioli.jpg?w=300&#038;h=201" alt="Palermo - Cenciaioli al lavoro in discarica - Archivio storico Amia" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Palermo - Cenciaioli al lavoro in discarica - Archivio storico Amia</p></div>
<p>Si profila a Palermo una nuova emergenza ambientale, come a Napoli lo scorso anno.<br />
Già atteso per il Luglio 2008, il crac dell&#8217;<a href="http://www.amianet.it/">Amia</a> di Palermo, l&#8217;azienda municipalizzata per la gestione della viabilità e l&#8217;igiene ambientale, si ripresenta puntualmente con l&#8217;inizio della calda stagione. Intanto, tra la giunta del sindaco Diego Cammarata e il consiglio comunale si consuma all&#8217;interno della maggioranza una lotta di tutti contro tutti per riuscire nella quadratura del cerchio; una lotta che comuncia a coinvolgere la Regione e perfino il governo centrale: salvare l&#8217;Azienda e i suoi posti di lavoro e di consenso con un consistente aumento della tassa sui rifiuti o, in vista delle imminenti tornate elettorali, evitare di irritare i cittadini mettendo loro, come si dice, le mani in tasca?<br />
Magari con uno spettacolare super regalo da Roma, a suon di milioni di euro (sembra ne occorrano 150-170 solo per sanare il disavanzo dell&#8217;Amia), come quello elargito lo scorso anno al sindaco forzista di Catania, Scapagnini?<br />
Staremo a vedere. Intanto&#8230;<span id="more-1408"></span></p>
<div id="attachment_1409" class="wp-caption alignright" style="width: 610px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/munnizza-4-giorno.jpg"><img class="size-full wp-image-1409" title="Munnizza 4 giorno" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/munnizza-4-giorno.jpg?w=600&#038;h=399" alt="Palermo, via Bernabei - quarto giorno di sciopero dell'Amia" width="600" height="399" /></a><p class="wp-caption-text">Palermo, via Bernabei - quarto giorno di sciopero dell&#39;Amia</p></div>
<div class="mceTemp">Ecco come si prentava via Bernabei ieri, 30 maggio, e la stessa via stamattina (sotto, a destra). Durante la notte cassonetti e i rifiuti sono stati bruciati, mentre altri rifiuti si sono immediatamente accumulati. C&#8217;è di strano che andando in giro per la città si vedono cumuli d&#8217;immondizia ma anche cassonetti vuoti. Forse il servizio viene svolto a scacchiera, per risparmiare risorse? Di seguito altra immondizia in via Malaspina, poco distante da via Bernabei e in via Umberto Giordano.</div>
<div class="mceTemp">
<div id="attachment_1427" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/bernabei-5-giorno.jpg"><img class="size-medium wp-image-1427" title="Bernabei 5 giorno" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/bernabei-5-giorno.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Palermo, via Bernabei - 5 giorno di sciopero Amia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Palermo, via Bernabei - 5 giorno di sciopero Amia</p></div>
<div id="attachment_1428" class="wp-caption alignright" style="width: 610px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/via-malaspina-5-giorno.jpg"><img class="size-full wp-image-1428" title="via Malaspina 5 giorno" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/via-malaspina-5-giorno.jpg?w=600&#038;h=450" alt="Palermo, Malaspina, 5 giorno di sciopero Amia" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Palermo, Malaspina, 5 giorno di sciopero Amia</p></div>
<div id="attachment_1429" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/via-u-giordano-5-giorno.jpg"><img class="size-medium wp-image-1429" title="via U giordano 5 giorno" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/via-u-giordano-5-giorno.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Palermo, Via Umberto Giordano - 5 giorno di sciopero Amia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Palermo, Via Umberto Giordano - 5 giorno di sciopero Amia</p></div>
</div>
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		<title>Un Paese per vecchi</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 00:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
«Non temo Berlusconi in sé,
temo Berlusconi in me»
(Giorgio Gaber)
Perché gl&#8217;italiani da quindici anni votano soprattutto Berlusconi? Perché il nostro è un Paese vecchio. La popolazione invecchia. I giovani abitano con i vecchi fino a tarda età. Il vecchio convive col vecchio. Il vetusto con l&#8217;arcaico. Sono vecchi gli uomini politici; l&#8217;età media del governo, all&#8217;atto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1386&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/bardem.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1404" title="Bardem" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/05/bardem.jpg?w=418&#038;h=314" alt="Bardem" width="418" height="314" /></a></p>
<p>«Non temo Berlusconi in sé,<br />
temo Berlusconi in me»<br />
(Giorgio Gaber)</p>
<p>Perché gl&#8217;italiani da quindici anni votano soprattutto Berlusconi? Perché il nostro è un Paese vecchio. La popolazione invecchia. I giovani abitano con i vecchi fino a tarda età. Il vecchio convive col vecchio. Il vetusto con l&#8217;arcaico. Sono vecchi gli uomini politici; l&#8217;età media del governo, all&#8217;atto dell&#8217;insediamento, era di 50; ma ancora più alta l&#8217;età media in Parlamento: 54 anni (contro i 42,5 anni della popolazione italiana, che pure è seconda al mondo solo a quella del Giappone, di un anno più vecchia). <span id="more-1386"></span>La Costituzione italiana è tutt&#8217;ora più giovane di buona parte dei nostri parlamentari. Anche i pochi uomini politici &#8220;giovani&#8221; (under 40), sembrano già vecchi, perché è vecchia la politica. L&#8217;economia italiana? Vecchia. L&#8217;età media dei top-manager italiani è di 58 anni (56 negli USA). La metà dei quaranta top-manager italiani ha più di 60 anni. Ma nelle attività produttive meglio che altrove è smentito il detto che la vecchiaia è innocua. L&#8217;obsolescenza di impianti e attrezzature rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio negli incidenti sul lavoro, per i quali l&#8217;Italia è tristemente in testa a tutte le classifiche.<br />
Le nostre scuole sono vecchie, crollano. Età media degli edifici scolastici, al nord come al centro e al sud: 70 anni. Gli ospedali appena compiuti sono già vecchi, infatti crollano pure questi, quasi subito. La ricerca è vecchia, l&#8217;università è vecchia: in Italia ci si laurea, in media a 27-28 anni. L&#8217;età media dei docenti universitari italiani? 51 anni, la più alta d&#8217;Europa. I programmi televisivi sono vecchi e per vecchi. La sigla di Porta a Porta, per dire, la trasmissione di Bruno Vespa (65), suona dal 22 gennaio 1996, ed ha finora realizzato circa 1550 puntate, per un totale di oltre 2840 ore di trasmissione. La satira politica è vecchia. Le battute dei politici sono vecchie e anche quelle sui politici. Persino gli scandali, in Italia, sono roba per vecchi nevrotici ossessionati da una falsa immagine di sé.<br />
In altre occasioni ho tuttavia affermato che la vecchiezza del nostro sistema non è in sé un male; che, per dirne una, Mussolini fu, a soli 39 anni, il più giovane primo ministro italiano di tutti i tempi, mentre Berlusconi iniziò la sua carriera politica a ben 58 anni, più o meno la stessa età in cui l&#8217;altro la concludeva. La vecchiaia, insomma, può stoicamente esser vista come un sistema di autoregolazione intrinseco all&#8217;ordine naturale delle cose&#8230;<br />
Il sospetto è, però, che tutta questa obsolescenza celi una scarsa attitudine alla meritocrazia nella selezione delle classi dirigenti, ma soprattutto un basso grado di mobilità sociale, e dunque di uguaglianza sostanziale.<br />
Gl&#8217;italiani votano Berlusconi perché si rispecchiano in uno di loro. Perché Berlusconi è uno di noi, povero vecchio!</p>
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		<title>Ricordo del 25 maggio 1992</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 23:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
I mafiosi non sono cristiani
Un fatto di cronaca come la strage di Capaci, nonostante si presti ad una interpretazione su più livelli, viene solitamente affrontato sotto il profilo politico-giuridico. Credo possa risultare utile se cerco di abbozzare, sforzandomi di non uscire troppo dalle mie competenze etico-teologiche, qualche considerazione su questo episodio da punti di vista [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=189&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2009/05/23/189/"><img src="http://img.youtube.com/vi/mtzTlTqVkiY/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><strong>I mafiosi non sono cristiani</strong></p>
<p>Un fatto di cronaca come la strage di Capaci, nonostante si presti ad una interpretazione su più livelli, viene solitamente affrontato sotto il profilo politico-giuridico. Credo possa risultare utile se cerco di abbozzare, sforzandomi di non uscire troppo dalle mie competenze etico-teologiche, qualche considerazione su questo episodio da punti di vista forse meno usuali. Guardare il fenomeno da diverse prospettive può aiutarci a razionalizzare (sarebbe assai utile, ad esempio, l&#8217;approccio quantitativo al fenomeno mafioso, cosa che è stata fatta solo in un ristrettissimo numero di studi) e a contrastare quindi la tendenza giornalistica a una lettura mitologica dell&#8217;emergenza mafiosa, che finisce per alimentare nell&#8217;opinione pubblica l&#8217;epos popolare di una mafia quasi circonfusa di un&#8217;aura leggendaria.<span id="more-189"></span></p>
<p align="center">***</p>
<p>Ci si è domandato con insistenza se il delitto Falcone sia da riportare all&#8217;attività precedente del giudice o se piuttosto fosse da riferire ad impegni che egli stava per assumersi.<br />
Nella logica perversa della mentalità mafiosa l&#8217;assassinio di Falcone, anche ammesso che egli non si trovasse più davvero in prima linea, avrebbe comunque un senso, per quella che potremmo chiamare la simbolica dell&#8217;atto mafioso. La differenza specifica che distingue il delitto mafioso dalla delinquenza comune è che la mafia, oltre al disegno criminale di immediata utilità, persegue anche scopi per così dire &#8220;didattici&#8221;. Il crimine di mafia è sempre anche un segnale, un messaggio, un gesto dimostrativo. La mafia, diceva Falcone, è passata dal kalashnikov al tritolo per superare le misure di più accorta autodifesa dei giudici attuate a partire dall&#8217;assassinio di Rocco Chinnici. Ciò resterebbe affermazione tutto sommato scontata se non sottintendesse qualcos&#8217;altro. E&#8217; chiaro che non si usa il bazooka lì dove basta la P38, ma con questo aberrante salto di qualità la mafia intende dimostrare di poter colpire dove, quando e chi vuole, qualsiasi cosa si faccia per cercare di impedirlo. Così la strage di Capaci è una esibizione di forza, certo, per l&#8217;ostentata efficienza nella capacità organizzativa, nel controllo del territorio, nel dispiego di mezzi e nell&#8217;investimento di intelligenze allo scopo di programmare e attuare la violenza; ma soprattutto un&#8217;affermazione di potere per il fatto che lascia intravvedere, solo per un attimo, l&#8217;esistenza di una vasta strategia politica alternativa al potere legale. La simbolica dell&#8217;atto mafioso è dunque una simbolica del potere, che attraverso l&#8217;eliminazione fisica di alcuni vuole rappresentare la volontà di annientamento morale di tutti. E&#8217; un potere che per legittimarsi ha bisogno di distruggere le basi stesse della legalità. E&#8217; un potere che per reggersi ha bisogno di convincerci della irrilevanza della nostra dignità. Per questo esprime i suoi feroci moniti con l&#8217;arcaico linguaggio, comprensibile a tutti, del sangue, della vita e della morte.</p>
<p align="center">* * *</p>
<p>C&#8217;è un filo rosso tra la debolezza mostrata dal sistema nei giorni immediatamente precedenti l&#8217;attentato a Falcone e l&#8217;attentato stesso? Io sono tra quelli che pensano di sì, sia perché la simbolica dell&#8217;atto mafioso esige che ogni cosa vada fatta a tempo e luogo opportuno; ma anche perché per colpire tanto in alto non basta la volontà criminale, determinata quanto si vuole: occorrono condizioni politiche che lo consentano. Pesa sullo Stato, e specialmente nel nostro Meridione, una sorta di eredità borbonica nella concezione del potere legittimo, un potere ridotto a un clone, fine a sé stesso, legittimato sulla base della pura e semplice salvaguardia della propria continuità. Un potere che si regge sulla tecnica del non-fare, del lasciar correre, del non governo. Il potere legittimo si è così a poco a poco trasformato in un guscio vuoto. Tutto preoccupato di questioni curiali, rinchiuso nel palazzo, impegnato in una politica limitata alla lotta per la spartizione di un certo numero di poltrone, lo Stato ha abbandona il paese reale al potere, ahimé, reale della criminalità organizzata. Per queste stesse ragioni, la mafia non si limita a riempire i vuoti lasciati nel paese reale per l&#8217;assenteismo e l&#8217;immobilità dello Stato, ma stabilisce con una parte di esso un rapporto di simbiosi: garantisce consenso in cambio di impunità.<br />
Pertanto non servono leggi speciali, non basta accrescere la capacità repressiva dello Stato. E&#8217; più urgente riempire di contenuti il confronto politico: rinforzare la presenza dello Stato nel territorio, migliorare i servizi, applicare la legge.</p>
<p align="center">* * *</p>
<p>Che cosa possono fare i cittadini di fronte all&#8217;offensiva della mafia? Il discorso qui si sposta sempre più in un campo che fa da ponte tra politica ed etica. Oggi non basta più «opporre la propria personale giustizia all&#8217;ingiustizia di molti» come ebbe a dire una volta il Cardinale Pappalardo. Occorre superare la sterile indignazione individualistica; bisogna dare corpo politico alla rivolta morale, tradurla in una prassi di liberazione. Gli strumenti sono quelli della lotta democratica: la cultura, la scuola, la pubblica opinione, i media, il voto. Partecipare.<br />
I politici facciano la loro parte. Se intendono rendere credibili le loro proteste di voler moralizzare la vita pubblica, rinunzino a certi ambigui sostegni e al consenso inquinato, denunzino al parlamento tutte le collusioni di cui sono sono a conoscenza al di là delle logiche di partito e di appartenenza ideologica, rinunzino all&#8217;immunità parlamentare e prendano le distanze da certi squallidi ed eternamente impuniti cialtroni.</p>
<p align="center">* * *</p>
<p>Falcone sosteneva, con una espressione dalle risonanze quasi bibliche, che «la mafia è un fatto umano e, come tutti i fatti umani, ha avuto un inizio e avrà un termine»; («i giorni dell&#8217;uomo sono come l&#8217;erba -dice il salmista- al mattino fiorisce, germoglia; alla sera è falciata, dissecca»).<br />
Non mi piace la metafora della &#8220;piovra&#8221; e neppure quella della &#8220;pantera&#8221; per denotare la mafia, perché nell&#8217;immaginario collettivo suscitano il fantasma di un potere occulto non solo pervasivo ma anche invincibile. Ma le facce mafiose dietro le sbarre del maxiprocesso mostravano il ghigno cinico della iena o l&#8217;aria bovina di chi è abituato da sempre a non discutere gli ordini.<br />
La mafia è forte, perché ha mezzi, ma è anche debole, perché non ha dignità. Rosaria Schifani, vedova, di anni 22, ha dimostrato come si può battere la mafia dieci, cento, mille volte su questo terreno.<br />
Ho visto una città dignitosa e signorile rendere omaggio a tutti gli Uccisi dalla mafia. Palermo ha dato di sé un&#8217;immagine non meno nobile di quella offerta da Bologna o Milano in circostanze simili. Mi fai tenerezza, città mia di crocifissi e addolorate.<br />
Mentre scrivo queste note, Scalfaro è qui a Palermo per i funerali degli uomini della scorta di Borsellino. «&#8230;Ognuno avrà il diritto di esigere da me -lo ha detto lei, signor Presidente- che io sia il supremo garante della giustizia&#8230;». Signor Presidente, si ricordi di essere stato eletto il giorno in cui Palermo gridava: «giustizia, giustizia».<br />
Buon lavoro, signor Presidente.</p>
<p align="right">21 luglio 1992</p>
<p align="left"> </p>
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		<title>Il ritratto di Dorian Gray</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 23:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[tutta la verità su Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutta la verità su Silvio

Il Cavaliere si rifiuta di rispondere alle domande di Repubblica, l&#8217;ultima delle quali concerne il suo stato di salute. Ma quale sarebbe l&#8217;aspetto del Presidente del Consiglio senza trapianti, coloriture, restauri e tagliandi? Ci siamo avvalsi del prezioso aiuto di un giovane grafico, Davide Agnello, per azzardare, come nella celebre opera [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1378&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>Il Cavaliere si rifiuta di rispondere alle domande di Repubblica, l&#8217;ultima delle quali concerne il suo stato di salute. Ma quale sarebbe l&#8217;aspetto del Presidente del Consiglio senza trapianti, coloriture, restauri e tagliandi? Ci siamo avvalsi del prezioso aiuto di un giovane grafico, Davide Agnello, per azzardare, come nella celebre opera di Oscar Wilde, una nostra fantasiosa ipotesi in proposito. Si ricorderà, però, come nella finzione letteraria si trasferissero sulla tela del magico ritratto le brutture morali del protagonista, che così appariva tanto più esteticamente piacevole e seducente quanto più avanzava la sua decadenza interiore. Ma nel caso dell&#8217;illustre protagonista delle cronache italiane qui raffigurato, trattandosi del foro interno della di lui coscienza, e sentendoci noi vincolati al comandamento di non giudicare, non vogliamo sottintendere alcuna valutazione morale quando poniamo l’analogia tra la metafora di Wilde e il lifting mediatico cui quotidianamente si sottopongono le politiche e le private faccende del Presidente. Si tratta solo, lo si creda o no, di una trovata picaresca, puro e semplice divertimento. Semmai, dal momento che il ruolo istituzionale, e ancor più la parabola biografica del nostro Primo Ministro fanno di lui, a suo stesso dire, ciò che l&#8217;italiano medio vorrebbe essere, al tempo stesso fanno dell&#8217;effigie di ciò che egli davvero è lo specchio del nostro presente, di ciò che questo benedetto Paese è diventato.</p>
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		<title>Referendum per Referendum</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 08:06:23 +0000</pubDate>
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		<title>Il dilemma di Obama, le certezze di Frattini</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 15:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Barak Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza di Ginevra]]></category>
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		<category><![CDATA[Diplomazia vaticana]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Frattini]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/04/consigli-a-obama.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1347" title="consigli-a-obama" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/04/consigli-a-obama.jpg?w=300&#038;h=181" alt="consigli-a-obama" width="300" height="181" /></a>E&#8217; oggettivamente grave che praticamente l&#8217;intero occidente non abbia partecipato alla stesura del documento finale della conferenza dell&#8217;ONU sul razzismo, la cosiddetta Durban 2. Nonostante la ridicola giustificazione che la conferenza di Ginevra non fosse un&#8217;espressione dell&#8217;ONU ma di una sua sottocommissione, la scelta degli Stati Uniti di appoggiare gli assenteisti rappresenta un grave indebolimento dell&#8217;ONU.  I Paesi occidentali appaiono sempre più determinati, agli occhi del resto del mondo, a far valere la loro supremazia economico-tecnologica anche sul piano giuridico internazionale e a rafforzare il G8 o il G20 come luogo deputato in cui un&#8217;oligarchia mondiale intende risolvere le questioni d&#8217;interesse planetario. E&#8217; un passo avanti nell&#8217;implicita affermazione del principio di diseguaglianza tra le nazioni. In conclusione, chi è rimasto alla Conferenza di Ginevra non ha dato solo un&#8217;astratta dimostrazione di tolleranza e di voler prendere sul serio il diritto di espressione di tutte le idee e di tutti gli Stati, ma ha avuto la possibilità di respingere il discorso d&#8217;inaugurazione di Ahmadinejad e di firmare alla fine un buon documento, in cui è condannata ogni forma di razzismo, antisemitismo e persecuzione religiosa. Ma d&#8217;ora in poi ogni presa di posizione di un paese occidentale, e in particolare degli USA, in materia di razzismo e conflitto israelo-palestinese, apparirà inevitabilmente di parte.</p>
<p>Il ruolo dell&#8217;attuale governo in Israele, guidato da Netanyahu, è paragonabile alla condotta di Ahmadinejad e non ha nulla a che vedere col razzismo, in nessun senso. Mi spiego meglio: perché non si può definire fascista una politica violenta e aggressiva, se è un partito israeliano a praticarla, senza essere tacciati di terrorismo, antisemitismo, razzismo? Quello tra Netanyahu e Ahmadinejad è in realtà uno scontro tra estremisti su chi dei due stia più a destra, e non si risolve prendendo le difese di un reazionario o dell&#8217;altro. Ahmadinejad dopo il suo intervento alla conferenza di Ginevra, è stato accolto in Patria da condottiero vincitore e ciò dimostra che la sua politica estera è condotta con tutti e due gli occhi fissi sulla politica interna. Ma lo stesso può dirsi di Netanyahu. Entrambi subordinano al consenso interno ed alle politiche regionali una questione di ordine globale.</p>
<p>La posizione degli USA. Quella di Obama è apparsa subito la situazione più difficile, ma anche la più incerta: tende la mano all&#8217;Iran e poi esita fino all&#8217;ultimo sulla propria partecipazione alla conferenza di Ginevra per non dare un dispiacere alla comunità ebraica statunitense che lo sostiene. Ma il ritorno all&#8217;isolazionismo nella politica estera che fu del suo predecessore, non paga, come si è visto ad esempio sulla questione ecologica. La differenza tra la politica estera di Obama e quella che fu di Bush è dunque solo una questione di stile?</p>
<p>La posizione europea. Gli assenti hanno sempre torto. Le idee cattive si combattono con le buone idee, con le armi della critica e soprattutto sul campo.  Ma la scelta peggiore l&#8217;ha fatta chi ha cambiato idea in corsa, alzandosi e andandosene durante il discorso di Ahmadinejad.  Non solo ha dimostrato che non c&#8217;è una linea europea chiara, ma che all&#8217;occorrenza la confusione fa il gioco delle strategie sbagliate, ma chiare, come quelle del Canada, della Germania, dell&#8217;Olanda. La posizione dell&#8217;Italia fa eccezione, perché oltre che sbagliata è anche confusa. Gli Stati Uniti difendono il loro privilegio di membro permanente al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, lo stesso fanno, per altro verso Francia e Regno Unito. La Germania con la sua linea di fermezza rompe il fronte unico europeo in nome di una politica coerente con la sua candidatura ad un seggio permanente in vista di un riassetto istituzionale dell&#8217;ONU e del Consiglio di Sicurezza stesso. Ma l&#8217;Italia?<br />
L&#8217;Italia avrebbe interesse, per la sua linea diplomatica di riforma istituzionale dell&#8217;ONU, di difendere, non di restringere, il principio di uguaglianza delle Nazioni. Ma, nel caso dell&#8217;Italia, è il particolare assetto politico della maggioranza a provocare questa imbarazzante confusione nella linea di politica estera del nostro Paese. Se non altro perché la nostra storia nazionale dimostra che l&#8217;Aventino può apparire un bel gesto, ma contro i regimi totalitari non attacca.</p>
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		<title>Pasqua 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 19:11:49 +0000</pubDate>
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<a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/grunewald1-resurrezione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-324" title="Grunewald, Resurrezione" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/grunewald1-resurrezione.jpg?w=180&#038;h=300" alt="Grunewald, Resurrezione" width="180" height="300" /></a></p>
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		<title>Sull&#8217;estraneamento della Chiesa dalla società contemporanea</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 07:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera alla comunità ecclesiale


Molti fatti con i quali veniamo in contatto ci dicono che oggi la Chiesa si trova in una situazione di progressivo estraneamento rispetto al mondo contemporaneo.  Molti uomini e donne, specialmente tra i giovani, avvertono da parte loro una radicale estraneità dalla Chiesa. In breve, fra Chiesa e società si è determinata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1210&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3>Lettera alla comunità ecclesiale</h3>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/02/dali-tentazioni-di-s-antonio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1220" title="dali-tentazioni-di-s-antonio" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/02/dali-tentazioni-di-s-antonio.jpg?w=468&#038;h=343" alt="dali-tentazioni-di-s-antonio" width="468" height="343" /></a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/02/dali-tentazioni-di-s-antonio.jpg"></a><br />
Molti fatti con i quali veniamo in contatto ci dicono che oggi la Chiesa si trova in una situazione di progressivo estraneamento rispetto al mondo contemporaneo.  Molti uomini e donne, specialmente tra i giovani, avvertono da parte loro una radicale estraneità dalla Chiesa. In breve, fra Chiesa e società si è determinata una frattura sulla libertà di coscienza, i diritti umani fuori e dentro la stessa Chiesa, il pluralismo religioso e  la laicità della politica e dello Stato. La Chiesa appare ripiegata su se stessa e incapace di dialogare con gli uomini  e le donne del nostro tempo.<br />
Siamo molto preoccupati per le conseguenze negative che tale perdurante situazione produce per un annuncio credibile del Vangelo.  Per questo, ci sembra saggio riprendere e rilanciare la feconda intuizione di Giovanni XXIII nel suo discorso di apertura del Concilio Vaticano II: quella di «un balzo in avanti» per una testimonianza ed un annuncio cristiani che possano rispondere «alle esigenze del nostro tempo».<br />
Il tentativo in atto di contenere lo Spirito del Concilio è, a nostro avviso, un grave errore che, se perseguito fino in fondo, non può che aumentare in modo irreparabile lo steccato tra Chiesa e mondo, Vangelo e vita, annuncio e testimonianza. A noi sembra che l&#8217;insistere sulla riaffermazione di norme e visioni anti-storiche o, addirittura, non biblicamente fondate se non a volte anti-cristiane, non aiuti la credibilità ecclesiale nell&#8217;annuncio del regno di Dio. Vanno ripensati, ad esempio, le questioni riguardanti l&#8217;esercizio effettivo della collegialità episcopale e del primato papale, i criteri nella nomina dei vescovi, la condizione dei separati, dei divorziati e delle persone omosessuali, l&#8217;accesso delle donne ai ministeri ecclesiali, la dignità del morire.<br />
Vogliamo una Chiesa che si fidi solo della forza libera e mite della fede e della grazia di Dio, che non  imponga mai a nessuno le proprie convinzioni sui problemi dell&#8217;etica e della politica.<br />
Vogliamo una Chiesa che pratichi la compassione e trovi nella pietà la sua gloria. E faccia sue le parole che il santo padre Giovanni XXIII incise sul frontone del Concilio: «Oggi la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che della severità. Essa ritiene di venire incontro ai bisogni di oggi non rinnovando condanne ma mostrando la validità della sua dottrina. La Chiesa vuol mostrarsi madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bontà, anche verso i figli da lei separati».<br />
Vogliamo una Chiesa che sappia dialogare con gli uomini e le donne e le loro culture, senza chiusure e condizionamenti ideologici, e impari ad ascoltare e a ricevere con gioia le cose vere e buone di cui gli interlocutori sono portatori. La verità e la bontà sono di Dio, il quale le dà a tutti gli uomini e non solo ai cristiani.<br />
Vogliamo che al centro  della Chiesa venga messo il Vangelo e la sua radicalità. Solo così la Chiesa potrà essere vista e sperimentata come &#8220;esperta in umanità&#8221;.<br />
E&#8217; tempo che, senza paura, nella Chiesa e nella città prendiamo la parola da cristiani adulti e responsabili, per una credibilità e veracità ecclesiale.</p>
<p>Barbera Giuseppe<br />
Fasullo Nino<br />
Garbo Rosellina<br />
Giuè Rosario<br />
Impellitteri Tommaso<br />
Passarello Teresa<br />
RestivoTeresa<br />
Romeo Zina Rumore<br />
Rumore Rosanna<br />
Scordato  Cosimo<br />
Stabile Francesco Michele<br />
Mario Giarratana<br />
Giovanna Staropoli<br />
Antonino Giarratana<br />
Francesca Giacopelli<br />
Giampiero Tre Re</p>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 16:00:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Carissimi viandanti in Terra di Nessuno, Vi presento &#8220;FIRMINO&#8221; la rubrica libraria interamente dedicata alle recensioni di volumi sui temi cari a Terra di Nessuno: Filosofia, teologia, spiritualità, scienze umane, bioetica, ecologia, politica, diritti dell&#8217;uomo, scuola. Questo spazio verrà aggiornato di volta in volta e si arricchirà col tempo, anche delle vostre recensioni, se [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=552&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/firmino01g.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-556" title="firmino" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/firmino01g.jpg?w=300&#038;h=230" alt="" width="300" height="230" /></a> Carissimi viandanti in Terra di Nessuno, Vi presento &#8220;FIRMINO&#8221; la rubrica libraria interamente dedicata alle recensioni di volumi sui temi cari a Terra di Nessuno: Filosofia, teologia, spiritualità, scienze umane, bioetica, ecologia, politica, diritti dell&#8217;uomo, scuola. Questo spazio verrà aggiornato di volta in volta e si arricchirà col tempo, anche delle vostre recensioni, se lo vorrete, di consigli per la lettura o semplicemente di una vostra segnalazione su libri che voi ritenete importanti per la vostra vita.</p>
<p style="text-align:left;">
<h2><span style="color:#ff6600;">Solidarietà a Roberto Saviano</span></h2>
<h3><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/23/firmino/#comment-2771" target="_blank">Gomorra. Incipit</a></h3>
<h2><span style="color:#ff6600;">In libreria</span></h2>
<div id="attachment_1281" class="wp-caption alignright" style="width: 262px"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/bibi-bianca-leggenda-di-santo-rosario/"><img class="size-medium wp-image-1281" title="ladro-di-palermo" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/02/ladro-di-palermo.jpg?w=252&#038;h=253" alt="ladro-di-palermo" width="252" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Leggi, di Bibi Bianca, &quot;Leggenda di Santo Rosario&quot; </p></div>
<p>da 18 marzo: Bibi Bianca, Il ladro di Palermo</p>
<p><span style="color:#ff6600;"><span style="color:#0000ff;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2009/02/02/firmino/#comment-3591">R. Lopes, Tu da che parte stai? (recensione)</a></span><br />
</span></p>
<div id="attachment_1170" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/roberto-lopes-tu-da-che-parte-stai/"><img class="size-medium wp-image-1170" title="lopes-puglisi" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/lopes-puglisi.jpg?w=300&#038;h=264" alt="R. Lopes, Tu, da che parte stai?" width="300" height="264" /></a><p class="wp-caption-text">Leggi R. Lopes, Tu, da che parte stai?</p></div>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/denaro-mugno-copertina.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-701" title="denaro-mugno-copertina" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/denaro-mugno-copertina.jpg?w=300&#038;h=214" alt="" width="300" height="214" /></a> Matteo Messina Denaro, <em>Lettere a Svetonio. Il capo di Cosa Nostra si racconta</em>, a cura di Salvatore Mugno, Eretica ed., Viterbo 2008.</p>
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<h3><span style="color:#ff6600;">Ultime recensioni </span></h3>
<p><span style="color:#000000;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/23/firmino/#comment-2573">Augias &#8211; Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo</a> <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/23/firmino/#comment-2663"> Nuova versione cattolica ufficiale della Bibbia in italiano</a></span> <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/23/firmino/#comment-2723">Maxence Fermine, Il labirinto del tempo </a> <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/23/firmino/#comment-2740">Il Vangelo secondo Giuda di Beniamino Iscariota</a> <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/23/firmino/#comment-2742">G. CHINNICI &#8211; U. SANTINO &#8211; G. LA FIURA &#8211; U. ADRAGNA, Gabbie vuote</a> <a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/naro-seminarista-anni-sessanta.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-572 alignright" title="C. Naro, seminarista, col padre Salvatore. Anni sessanta." src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/naro-seminarista-anni-sessanta.jpg?w=63&#038;h=96" alt="" width="63" height="96" /></a> Un articolo di C. Naro su E. Montale e il cattolicesimo fiorentino dell&#8217;epoca di Giorgio La Pira, in <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/29/omaggio-a-cataldo-naro/">Omaggio a Cataldo Naro</a></p>
<h3><span style="color:#ff6600;">Segnalazione</span></h3>
<p><a href="http://www.paoline.it/site_ecomm/libreria/prodotto.asp?dep_id=65&amp;IdProd=4406">R. SEMPLICI, <em>La cura della salute. Presentazione di Bruno P. Pieroni, </em>Paoline Editoriale libri, Milano 2008</a> <a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/semplici_salute_cura_arte_musica_paoline_33h33.jpg"><img class="size-full wp-image-560 alignright" title="semplici_salute_cura_arte_musica_paoline" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/semplici_salute_cura_arte_musica_paoline_33h33.jpg?w=160&#038;h=252" alt="" width="160" height="252" /></a></p>
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<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/06/ariel-toaff-e-le-pasque-di-sangue-perche-non-possiamo-non-dirci-giudei/">Ariel Toaff, <em>Pasque di sangue</em></a> <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/04/01/odifreddi-perche-dobbiamo-dirci-cretini/"> Piergiorgio Odifreddi, <em>Perché non possiamo dirci cristiani</em></a> <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/08/26/mafiadalla-mattanza-a-provenzano-di-costantino-margiotta/"> Costantino Margiotta, <em>Mafia. Dalla mattanza a provenzano</em></a> (recensione di M. Vilardo) <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/chiesa-e-mafia/la-prima-biografia-di-puglisi/"> Francesco Anfossi, <em>Puglisi, Un piccolo prete fra i grandi boss</em></a></p>
<p style="text-align:center;">
<h2><span style="color:#ff6600;"> </span></h2>
<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#ff6600;">Buona lettura!</span></h2>
<p style="text-align:center;">Terradinessuno. Giampiero Tre Re. Webmaster.</p>
Posted in Firmino (recensioni), Zibaldone Tagged: Ariel Toaff, Augusto Cavadi, Beniamino Iscariota, Bibi Bianca, Cataldo Naro, Chiara D'Assisi, Corrado Augias, Costantino Margiotta, Ernesto Ruffini, Ferdinando Siringo, Firmino (recensioni librarie), Francesco Anfossi, Francesco M. Stabile, Francis J. Moloney, Giampiero Tre Re, Giorgio Chinnici, Giovanni Abbagnato, Giuseppe Betori, Jeffrey Archer, La Fiura, Maxence Fermine, Nicola Figlia, Nuova versione della bibbia in italiano, Piergiorgio Odifreddi, Remo Cacitti, Rita Borsellino, Roberto Lopes, Roberto Saviano, Rosaria Cascio, Rossella Semplici, Salvatore Mugno, Ugo Adragna, Umberto Santino, Veronique Buborgel, Vittorio Messori <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/552/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/552/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/552/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/552/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/552/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/552/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/552/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/552/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/552/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/552/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=552&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Né su questo monte, né in Gerusalemme. Un loghion per</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 23:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«&#8221;Nel dire nuova, Dio ha reso antiquata la prima alleanza. Ma ciò che diventa antiquato e che invecchia è prossimo alla scomparsa&#8221; (Lettera agli ebrei 8, 13). La profezia contenuta in questo testo apostolico tuttora inserito a pieno titolo fra le lettere di Paolo (benché l&#8217;attribuzione sia controversa) ha subito la smentita di diciannove secoli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1152&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/luzzati-succoth-jpg.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1193" title="luzzati-succoth-jpg" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/luzzati-succoth-jpg.jpg?w=300&#038;h=183" alt="luzzati-succoth-jpg" width="300" height="183" /></a>«&#8221;Nel dire nuova, Dio ha reso antiquata la prima alleanza. Ma ciò che diventa antiquato e che invecchia è prossimo alla scomparsa&#8221; (Lettera agli ebrei 8, 13). La profezia contenuta in questo testo apostolico tuttora inserito a pieno titolo fra le lettere di Paolo (benché l&#8217;attribuzione sia controversa) ha subito la smentita di diciannove secoli di storia.<br />
Sopravvissuti a innumerevoli persecuzioni e tentativi di sterminio, nel Novecento gli ebrei hanno rifondato uno Stato nella loro terra d&#8217;origine e sono tornati in milioni a parlare una lingua che pareva morta, a lungo rinchiusa nelle sole funzioni liturgiche.<br />
Un enigma, un miracolo, un accidente fastidioso? Il mondo fatica a rispondere, e con esso la Chiesa che si era concepita come Nuova Israele».</p>
<p>Per quanto non privo di osservazioni accettabili il pezzo di Gad Lerner apparso stamani su Repubblica col titolo &#8220;Quel vescovo non è un alieno&#8221; è un esempio di come NON vada fatto il dialogo ebraico-cristiano.<span id="more-1152"></span><br />
Come non capire che cercare le radici dell&#8217;antisemitismo negli stessi testi sacri, oltre che insostenibile scientificamente, mette in mano al fondamentalismo religioso antisemita un argomento irresistibile? Se davvero si potesse fondare l&#8217;antisemitismo su un brano del Nuovo Testamento, allora al cristiano correrebbe l&#8217;obbligo di essere antisemita per stretta obbedienza di fede, dal momento che la Parola di Dio non può essere abrogata.<br />
E che dire se trattassimo la <em>Tenak</em>, (le sacre scritture ebraiche, esattamente corrispondenti a ciò che per i cristiani è l&#8217;Antico Testamento) come Lerner tratta il Nuovo Testamento? Passi come Giosuè 6,21: «[Gli israeliti] Votarono allo sterminio tutto quanto c&#8217;era in città [Gerico]: Uomini e donne, giovani e vecchi, buoi, pecore e asini, tutto passarono a fil di spada» cosa sono: la fondazione del diritto alla pulizia etnica a sfondo religioso, la prova biblica della legittimità della guerra santa o la dottrina rivelata che la Shoah è cosa abominevole, a meno che non siano gli ebrei stessi a infliggerla all&#8217;altrui? O piuttosto la prova che affermazioni del tipo: «[la Chiesa] guarda con ostilità alla trasformazione delle vittime di sempre in combattenti» sono prima di tutto una fesseria storica?<br />
Ma per fortuna la tesi di Lerner che il vescovo lefebvriano Williamson non sia un isolato perché il seme dell&#8217;antisemitismo è sin nel cuore del Nuovo Testamento è solo uno sciocco infortunio giornalistico, di cui tuttavia non si sentiva affatto il bisogno, in questo momento.<br />
Nulla più della buona teologia servirebbe invece al dialogo interreligioso.<br />
Servirebbe anche a Lerner sapere che quella profezia di Ebrei 8,13 si è in realtà avverata effettivamente dopo pochi anni, già nel 70 dopo Cristo, con la distruzione del secondo Tempio e la diaspora, perché con &#8220;fine dell&#8217;Antica alleanza&#8221; l&#8217;autore di Ebrei non intende certo (come non si è mai inteso) la revoca delle promesse ad Abramo, e quindi della sopravvivenza della sua discendenza fino alla fine dei tempi, bensì l&#8217;Alleanza mosaica (3,3) dunque l&#8217;abrogazione del sacerdozio levitico e dei riti del Tempio di Gerusalemme (9,11-14), che &#8211; nessuno si offenda &#8211; come ognun sa, sono tuttora estinti.<br />
Mai Lerner avrebbe scritto il suo brutto articolo se avesse saputo che l&#8217;antisemitismo è di là da venire al tempo della lettera agli Ebrei e che il suo autore è assai probabilmente un giudeo ellenista di stretta osservanza passato al cristianesimo, senza con ciò sentirsi obbligato ad abbandonare le sue amate Scritture e persino la sua fede nel Dio d&#8217;Israele (1,1).<br />
Ma Lerner dovrebbe prendere anche qualche lezione di buona teologia ebraica ed apprenderebbe allora che la fine dell&#8217;alleanza mosaica era una dottrina apparsa già in epoca profetica (Geremia 3,32-41; Ez 16,60; 36,26s ecc.)&#8230; a meno che Lerner non voglia vedere antisemitismo persino nelle Scritture ebraiche!<br />
E&#8217; vero, invece che c&#8217;è un gran bisogno di una buona teologia cristiana dell&#8217;ebraismo, così come di una teologia ebraica del cristianesimo. Nulla più del conoscersi reciprocamente distrugge il pregiudizio. Ma (anche questo è vero) questa teologia sarebbe, è una teologia eversiva. Facendosi uomo, il Dabar Jahweh assume tutta la tradizione morale e spirituale, tutti i linguaggi del Popolo Eletto. Da Israele pertanto possiamo apprendere chi è veramente Gesù di Nazareth. Ma proprio questa comprensione giudaica di Gesù, anche per me rabbino rappresenterebbe un problema teologico non da poco: come sia stato possibile che «Gesù, un nostro fratello» (Amos Oz) dalla santità così spiccatamente giudaica abbia potuto subire una così clamorosa smentita, la maledizione della croce (Deuteronomio 21,22s), in nome di Dio? Che potrebbe voler dire per un giudeo &#8220;accettare&#8221; Gesù? E&#8217; proprio sicuro che l&#8217;uomo voglia conoscere tanto a fondo l&#8217;abisso del proprio cuore?<br />
Ogni buona teologia nasce da un <em>loghion</em>, un punto d&#8217;appoggio biblico. Quello che vorrei indicare per avviare una teologia ecumenica dell&#8217;ebraismo è basato sulla convergenza dei monoteismi non solo sulle proprie origini (creazione, Abramo, Israele) ma anche sulla destinazione finale della storia. Sia l&#8217;ebraismo, che il cristianesimo e l&#8217;Islam credono che alla fine dei tempi sarà il Messia a giudicare i popoli e le loro storie, e concordano anche sul fatto che questo Messia sarà un giudeo. Ecco il <em>loghion</em>:</p>
<p>«&#8230;viene l&#8217;ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l&#8217;ora &#8211; ed è questa &#8211; in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che adorano devono adorare in spirito e verità».</p>
Posted in Ebraismo e cristianesimo, ecumenismo, Spiritualità, Teologia, Zibaldone Tagged: Benedetto XIV, dialogo ebraico-cristiano, dialogo interreligioso, ecumenismo, Gad Lerner, Gesù giudeo, lettera agli Ebrei, Marcel Lefebvre, Mons. Richard Williamson <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/1152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/1152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/1152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/1152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/1152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/1152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/1152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/1152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/1152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/1152/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1152&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dio, chi? (Tre paradossi, due domande, un dubbio)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 23:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[i bambini di Gaza
Nel giorno in cui l&#8217;«America volta pagina», ho tre paradossi morali, due domande politiche e un dubbio di fede sui bombardamenti israeliani a Gaza.
I paradossi:
1. Se l&#8217;uccisione di un bimbo da parte dei nostri nemici è un crimine, l&#8217;uccisione per rappresaglia di mille bambini nemici è giustizia?
2. Perché chi è armato fino [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1125&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/i-bambini-di-gaza.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1134" title="i-bambini-di-gaza" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/i-bambini-di-gaza.jpg?w=468&#038;h=311" alt="i-bambini-di-gaza" width="468" height="311" /></a><a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/bambini-gaza/1.html">i bambini di Gaza</a></p>
<p>Nel giorno in cui l&#8217;«America volta pagina», ho tre paradossi morali, due domande politiche e un dubbio di fede sui bombardamenti israeliani a Gaza.<span id="more-1125"></span></p>
<p>I paradossi:<br />
1. Se l&#8217;uccisione di un bimbo da parte dei nostri nemici è un crimine, l&#8217;uccisione per rappresaglia di mille bambini nemici è giustizia?</p>
<p>2. Perché chi è armato fino ai denti può invocare la legittima difesa, mentre chi è completamente indifeso non può neppure protestare a parole, altrimenti è un terrorista?</p>
<p>3. E&#8217; più grave bruciare con l&#8217;accendino una bandiera nel corso di una manifestazione o una persona col fosforo nel corso di un&#8217;azione di guerra?</p>
<p>Le domande:<br />
4. Se il governo israeliano può dire, pur seminando morte e distruzione tra i civili di Gaza, di non aver nulla con i palestinesi, ma solo contro Hamas, perché allora a dire d&#8217;essere per i palestinesi si viene accusati d&#8217;essere a favore di Hamas e nemici d&#8217;Israele?</p>
<p>5. La tregua unilaterale indetta da Israele, ha qualcosa a che vedere con l&#8217;insediamento di Barak Obama?</p>
<p>Il dubbio:<br />
6. Perché si assolve sempre il Dio dei vincenti e si condanna il Dio degli sconfitti, pur essendo lo stesso identico Dio?</p>
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		<title>Addio, Gigi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 10:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminare Insieme]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa di Senigallia]]></category>
		<category><![CDATA[Mons. Giuseppe Orlandoni]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine dei Servi di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Luigi A. Poli]]></category>

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		<description><![CDATA[
Eccellenza rev.ma,
desidero rivolgere a lei, ai rappresentanti del presbiterio e al popolo di questa sua Chiesa il ringraziamento a nome del gruppo-famiglia Camminare Insieme per l&#8217;ospitalità che avete offerto a P. Luigi negli ultimi anni della sua vita, e al gruppo stesso. Desidero dirle anche che la sua Chiesa è stata beneficata da Dio con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1024&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;">
<div id="attachment_1042" class="wp-caption alignright" style="width: 309px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/gigi-cristo-delle-nevi.jpg"><img class="size-full wp-image-1042" title="gigi-cristo-delle-nevi" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/gigi-cristo-delle-nevi.jpg?w=299&#038;h=234" alt="P. Luigi A. Poli" width="299" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">P. Luigi A. Poli</p></div>
<p>Eccellenza rev.ma,</p>
<p style="text-align:left;">desidero rivolgere a lei, ai rappresentanti del presbiterio e al popolo di questa sua Chiesa il ringraziamento a nome del gruppo-famiglia Camminare Insieme per l&#8217;ospitalità che avete offerto a P. Luigi negli ultimi anni della sua vita, e al gruppo stesso. Desidero dirle anche che la sua Chiesa è stata beneficata da Dio con la presenza di una persona, di quest&#8217;uomo, questo prete speciale.<span id="more-1024"></span></p>
<p style="text-align:left;">Mentre venivo qui in volo da Palermo per dare l&#8217;ultimo saluto a P. Luigi, gli dicevo: &#8220;Non credere di poter andar via così, senza aver litigato un&#8217;ultima volta&#8221;.<br />
Chi ha conosciuto P. Luigi sa che non era un uomo facile. Per lui l&#8217;amore è sempre stata una rigorosa disciplina di fedeltà, a partire dalle più piccole cose, come le lettere che ci mandava, sempre uguali: ogni volta che leggo qualcosa di P. Luigi ho come l&#8217;impressione di aver già letto centinaia di volte la stessa lettera. Oppure la sobrietà nel vestire: al posto dello scapolare e della stola, sulla sua bara oggi avrei poggiato il suo basco, il girocollo nero e la stessa giacca a vento di cui lo abbiamo visto vestito per trent&#8217;anni. E poi su, su fino alle cose più importanti: la fedeltà ai suoi frati Servi di Maria, alla Chiesa, alla Madre di Dio, all&#8217;eucaristia che non ha tralasciato un solo giorno di celebrare dal momento della sua ordinazione. Quando rimproverava qualcuno di noi era sempre per qualche mancanza di fedeltà, per esser venuti meno a qualche impegno sottoscritto con lui, perché per lui era un impegno sottoscritto insieme col Signore. P. Luigi era così, e dunque quando sbagliava era generalmente per un esagerato senso di fedeltà. Per amore, in definitiva.<br />
Venendo qui e pensando a P. Luigi, sapevo di aver bisogno d&#8217;essere perdonato; essere perdonato di non averti perdonato la tua ultima lettera di tanti anni fa, di non aver litigato con te una volta ancora &#8211; per poi fare pace, come sempre &#8211; invece di strapparla&#8230; Mi sono venuti in mente due brani della S. Scrittura. Il primo è la lotta tra l&#8217;Angelo e Israele, quando questi dice &#8220;Non ti lascerò andare senza che tu mi abbia benedetto&#8221;. L&#8217;altro brano è quello in cui Gesù risorto chiede tre volte a Pietro &#8220;mi ami?&#8221;: la prova che Cristo gli dà d&#8217;essere vivo sta nel perdono che gli offre. Nel perdono siamo veramente vivi. &#8220;Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori&#8221;: nel perdono ricevuto e condiviso è il tratto essenziale dell&#8217;essere cristiani.<br />
Ora va in pace, Padre Luigi, ché Cristo ti ha perdonato. Sei vivo, perché oggi con gli altri di Camminare Insieme qui accanto a te, mi sento perdonato da te.</p>
<p style="text-align:left;">Eccellenza, P. Luigi non fu un costruttore di chiese e non ha realizzato grandi opere. Quello che ha fatto nella sua vita sono le persone che vede qui, siamo noi di Camminare Insieme, l&#8217;impronta cristiana che ha lasciato nella vita di tanti di noi. Questo è il suo contributo, il mattoncino che egli ha posto nella costruzione della Chiesa.<br />
Auguro a lei, Eccellenza, ai suoi presbiteri, all&#8217;Ordine dei Servi di Maria, ai fedeli che sono qui presenti e a me stesso, di ricevere da Dio la grazia che si possa un giorno dire altrettanto di noi, quando avremo concluso il nostro cammino.</p>
<p style="text-align:left;">Ultimo saluto rivolto da Giampiero Tre Re, a nome del gruppo-famiglia &#8220;Camminare Insieme&#8221;, a P. Luigi A. Poli (1926-2008 ) in presenza del vescovo di Senigallia, Mons. Giuseppe Orlandoni. 13.12.2008.</p>
Posted in Camminare Insieme, Zibaldone Tagged: Camminare Insieme, Chiesa di Senigallia, Mons. Giuseppe Orlandoni, Ordine dei Servi di Maria, Padre Luigi A. Poli <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/1024/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1024&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Uomini e no</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 16:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa e mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilianità]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Agostina Aiello]]></category>
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		<description><![CDATA[Cari amici,
Ho bisogno del vostro aiuto per avere informazioni su questa istantanea che ritrae Padre Pino Puglisi all&#8217;inizio del suo ministero. Qualsiasi dato può essermi utile: sul luogo, l&#8217;anno (anche approssimativo), le persone che compaiono nella foto; in particolare sul ragazzo con gli occhiali, che sorride, proprio davanti a P. Puglisi.
Grazie.
Giampiero Tre Re. Webmaster.
Posted in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1048&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_1049" class="wp-caption aligncenter" style="width: 478px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/6.jpg"><img class="size-full wp-image-1049" title="Puglisi" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2009/01/6.jpg?w=468&#038;h=315" alt="Dall'Archivio Puglisi. Per gentile concessione di Agostina Aiello e Rosaria Cascio" width="468" height="315" /></a><p class="wp-caption-text">Dall&#39;Archivio Puglisi. Per gentile concessione di Agostina Aiello e Rosaria Cascio</p></div>
<p>Cari amici,</p>
<p>Ho bisogno del vostro aiuto per avere informazioni su questa istantanea che ritrae Padre Pino Puglisi all&#8217;inizio del suo ministero. Qualsiasi dato può essermi utile: sul luogo, l&#8217;anno (anche approssimativo), le persone che compaiono nella foto; in particolare sul ragazzo con gli occhiali, che sorride, proprio davanti a P. Puglisi.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>Giampiero Tre Re. Webmaster.</p>
Posted in Antropologia, Chiesa e mafia, Sicilianità, Zibaldone Tagged: Agostina Aiello, Chiesa e mafia, Padre Pino Puglisi, Rosaria Cascio <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/1048/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/1048/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/1048/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/1048/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/1048/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/1048/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/1048/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/1048/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/1048/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/1048/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=1048&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>«Sì, ma verso dove?»</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/12/29/%c2%absi-ma-verso-dove%c2%bb/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 17:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiare Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache palermitane]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
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		<category><![CDATA[Ufficio di Pastorale Scolastica di Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Qui sopra: Intervista a Padre Pino Puglisi in occasione dell&#8217;apertura del centro sociale &#8220;Padre Nostro&#8221;, da lui fondato a Brancaccio
Caro Marcello Briguglia,
Mi giunge una mail in cui tu, in qualità di responsabile laico dell&#8217;Ufficio di Pastorale Scolastica di Palermo, m&#8217;inviti alla marcia nazionale della pace che avrà luogo a Palermo il 31 dicembre. L&#8217;altisonante e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=973&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/12/29/%c2%absi-ma-verso-dove%c2%bb/"><img src="http://img.youtube.com/vi/tZMQynuPCkg/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Qui sopra: Intervista a Padre Pino Puglisi in occasione dell&#8217;apertura del centro sociale &#8220;Padre Nostro&#8221;, da lui fondato a Brancaccio</p>
<p>Caro Marcello Briguglia,</p>
<p>Mi giunge una mail in cui tu, in qualità di responsabile laico dell&#8217;Ufficio di Pastorale Scolastica di Palermo, m&#8217;inviti alla marcia nazionale della pace che avrà luogo a Palermo il 31 dicembre. L&#8217;altisonante e rarefatto tema: &#8220;Lotta alla povertà e solidarietà globale&#8221; (l&#8217;aggettivo &#8220;globale&#8221;, si sa, è ormai globalizzato) è leggermente diverso da quello, un po&#8217; più concreto, assegnato da Benedetto XVI per la giornata della pace del 1° gennaio &#8220;Combattere la povertà, costruire la pace&#8221;.<span id="more-973"></span><br />
La tua mail contiene il nome degli organizzatori della marcia (la Commissione Episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace, la Caritas Italiana, Pax Christi e l&#8217;Arcidiocesi di Palermo) degli ospiti di riguardo (S.E. mons. Arrigo Miglio, presidente della suddetta Commissione Episcopale) e l&#8217;indicazione degli scopi, affidati all&#8217;agile prosa dell&#8217;Arcivescovo Romeo:</p>
<p>&#8220;&#8230;ai partecipanti viene chiesto di rinunciare alla cena e di offrire il loro contributo da destinare per una iniziativa in favore di persone che vivono in particolare condizione di povertà. Il contributo di tutti sarà devoluto per la creazione di uno sportello sociale e legale a sostegno dei richiedenti asilo politico&#8221;.</p>
<p>Parole che suonano piuttosto come delle scuse imbarazzate per il fatto che non è prevista la cena. Quanto ai poveri, penso che si sarebbe fatto prima a devolvere il denaro speso per l&#8217;organizzazione per allestire una mensa di San Giuseppe.<br />
Ad ogni buon conto, vi saranno, di contorno, l&#8217;immancabile tavola rotonda, il pontificale dell&#8217;Eccellentissimo e, di contrappeso, una bella preghiera ecumenica. Ci sarà pure la televisione. Insomma, per farla breve, il solito carrozzone.</p>
<p>Caro Marcello, ti scrivo per dirti che le semplici parole con cui tu concludi il tuo invito:</p>
<p>«Perché non partecipare?»</p>
<p>mi hanno commosso, proprio perché vengono da una persona buona di cui conosco bene la profonda sincerità, l&#8217;acuta intelligenza matematica, la preparazione teologica, la rettitudine professionale, la lunga militanza nella comunità ecclesiale. E così ho deciso di risponderti sul motivo per non partecipare:</p>
<p>Una marcia (bada bene, non una processione!) organizzata da una chiesa che è ferma da anni? Non ha senso.<br />
Questa è una chiesa che cerca visibilità nelle passerelle ufficiali, ma che rifiuta la conversione. Che cosa propongono? Elemosine e digiuni? Queste ritualità da benpensanti fanno schifo a Dio; di più: gli sono perfettamente indifferenti.<br />
E&#8217; una chiesa che si limita ad accusare senza fare metanoia, solo chiacchiere: «Pace, giustizia; giustizia e pace», per andare daccordo con tutti e non disturbare nessuno. Come se vi fosse qualcuno che vuole guerre e soprusi! Perfino i mafiosi vogliono giustizia e pace.<br />
E&#8217; una chiesa che vuol mettersi la coscienza a posto con le tavole rotonde sui poveri, le marce e le marcette e spera di farla franca: ma dov&#8217;è l&#8217;evangelizzazione dei poveri? Dove sono più i Puglisi e i Naro? I pastori si sono arrangiati a fare i pecorai e ora occupano abusivamente la vigna del Signore. Avete dimenticato Paolo: «Guai a me se non evangelizzo?». Chi vi ha insegnato a sfuggire così ai rimproveri di Dio?<br />
Sentono la frustrazione di chi non sopporta più il peso dei tempi lunghi dell&#8217;educazione a partire dai più piccoli e dai giovani, i veri poveri. Dov&#8217;è tuo fratello Abele? Nessuno crede più al faticoso lavoro invisibile di formazione cristiana che asseconda la lentezza della crescita umana e della pedagogia di Dio? Tutti vogliono visibilità, la più grande possibile e subito. Tutti vogliono la ripresa televisiva mentre si tuffano dal pinnacolo più alto del Tempio. Dov&#8217;è più Cristo?</p>
<p>Caro Marcello, ecco qua i motivi per non partecipare a questa e a tutte le altre manifestazioni del genere. Ti faccio io un invito: la sera del 31, invece che alla marcia, recitiamo insieme un &#8220;Te Deum&#8221; e poi andiamo a cena da qualche parte.<br />
Un abbraccio.</p>
Posted in Chiare Lettere, Cronache palermitane, Scuola, Zibaldone Tagged: Arcidiocesi di Palermo, Benedetto XVI, Caritas Italiana, Cataldo Naro, Commissione Episcopale per i problemi sociali il lavoro la giustizia e la pace, Mons Arrigo Miglio, Mons. Paolo Romeo, Padre Pino Puglisi, Pax Christi, Ufficio di Pastorale Scolastica di Palermo <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/973/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=973&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Buon Natale</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/12/24/buon-natale/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 09:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Caravaggio, Natività, Oratorio di S. Lorenzo, Palermo (trafugato)
RITROVIAMOLO
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="Caravaggio, Natività, Oratorio di S. Lorenzo, Palermo (trafugato)" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/12/nativita_con_i_santi_francesco_e_lorenzo.jpg"></a></p>
<div style="text-align:center;"><a title="Caravaggio, Natività, Oratorio di S. Lorenzo, Palermo (trafugato)" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/12/nativita_con_i_santi_francesco_e_lorenzo.jpg">Caravaggio, Natività, Oratorio di S. Lorenzo, Palermo (trafugato)</a><img class="aligncenter" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/12/nativita_con_i_santi_francesco_e_lorenzo.jpg?w=384&#038;h=512" alt="Caravaggio, Natività, Oratorio di S. Lorenzo, Palermo (trafugato)" width="384" height="512" /></div>
<h1>RITROVIAMOLO</h1>
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		<title>Il dormiglione, ovvero: Eravamo tutti fascisti (e lo siamo ancora)</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/12/16/il-dormiglione-ovvero-eravamo-tutti-fascisti-e-lo-siamo-ancora/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 14:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolicesimo e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente Gianfranco Fini ha affermato oggi, nel settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali di Mussolini, che sarebbe stata «l&#8217;intera società italiana» a non reagire ad esse, compresa «duole dirlo» la Chiesa cattolica; che «l&#8217;ideologia fascista da sola non basta a spiegare quest&#8217;infamia».
Basterebbe citare l&#8217;enciclica Mit brennender Sorge di Pio XI per spiegare che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=919&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="size-full wp-image-923 alignleft" title="razza2" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/12/razza2.gif?w=180&#038;h=248" alt="razza2" width="180" height="248" />Il presidente Gianfranco Fini ha affermato oggi, nel settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali di Mussolini, che sarebbe stata «l&#8217;intera società italiana» a non reagire ad esse, compresa «duole dirlo» la Chiesa cattolica; che «l&#8217;ideologia fascista da sola non basta a spiegare quest&#8217;infamia».<br />
Basterebbe citare l&#8217;enciclica <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/11/11/leggendo-lenciclica-mit-brennender-sorge/">Mit brennender Sorge </a>di Pio XI per spiegare che Fini spara cazzate; ma poverino, non è colpa sua, non è che finga di non sapere, lui è effettivamente ignorante, casca dalle nuvole.<span id="more-919"></span><br />
Fini, infatti, si è svegliato adesso, dopo un lungo sonno; anche se c&#8217;era, dormiva. S&#8217;era assopito mentre nonno Almirante gli raccontava la favola di una società totalitaria, che ormai non c&#8217;è più, in cui ogni forma di libertà di pensiero, di associazione e di educazione era abolita e un partito unico deteneva il controllo assoluto della propaganda, del sistema scolastico, dell&#8217;educazione.<br />
Destatosi improvvisamente dal brutto sogno, per tacitare la propria cattiva coscienza (fascista, ammesso che ne esista una) il Presidente Fini si mette a infangare quella altrui.<br />
Mentre tutti dicono che, proprio grazie alla presenza della Chiesa cattolica, in Italia le leggi razziali ebbero molto meno effetto che in Germania, dove Hitler, in spregio al concordato, aveva fatto chiudere tutte le scuole confessionali, lei no, Presidente, lei va controcorrente e spara nel mucchio: &#8220;la società&#8221;&#8230; &#8220;la chiesa&#8221;.<br />
Caro Presidente, Mussolini ed Hitler non erano stupidi. Sapevano che se avessero voluto attuare politiche nazionaliste e razziali di quella portata avrebbero dovuto sopire le coscienze e dunque controllare per intero i canali educativi ed imbavagliare in primo luogo le Chiese. Le coscienze erano torpide, è vero; ma è ingenuo credere che la narcosi sia avvenuta spontaneamente: i regimi totalitari si erano appositamente lavorato a pieno ritmo e sistematicamente un&#8217;intera generazione di tedeschi ed italiani per raggiungere quell&#8217;obiettivo. La Chiesa, con i canali di cui ancora disponeva, faceva quel che poteva.<br />
La società italiana ebbe una reazione debole alla vergogna delle leggi razziali, anche questo è vero, caro Presidente Fini, ma semplicemente perché era quasi per intero una società fascistizzata.<br />
E (a quanto pare) lo è ancora.</p>
Posted in Cattolicesimo e politica, Chiare Lettere, Dialogo Chiesa-Mondo, Diritti dell'uomo, Ebraismo e cristianesimo, Politica italiana, Zibaldone Tagged: Adolf Hitler, Benito Mussolini, Cattolicesimo ed ebraismo, Gianfranco Fini, leggi razziali, Mit brennender Sorge, Pio XI <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/919/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=919&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ho camminato (credevo) insieme</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 17:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notiziario]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Camminare Insieme]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine del Servi di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[P. Luigi Aldo M. Poli]]></category>
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		<description><![CDATA[di P. Luigi A. Maria Poli
Lunga è stata la mia vita; non tanto per il tempo quanto per l&#8217;intensità e per tutto quello che mi è accaduto. Era il 24 maggio del 1953; iniziava per me l&#8217;attività sacerdotale. Quanto entusiasmo! Quanta inesperienza! I primi successi,le prime delusioni! Le prime vittorie con le prime cadute. Ricordo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=892&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">di P. Luigi A. Maria Poli</p>
<div id="attachment_894" class="wp-caption alignright" style="width: 291px"><img class="size-full wp-image-894" title="S. Buttafava" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/12/file0021.jpg?w=281&#038;h=375" alt="S. Buttafava, Copertina del primo numero di &quot;Camminare Insieme&quot;" width="281" height="375" /><p class="wp-caption-text">S. Buttafava, Copertina del primo numero di &quot;Camminare Insieme&quot;</p></div>
<p>Lunga è stata la mia vita; non tanto per il tempo quanto per l&#8217;intensità e per tutto quello che mi è accaduto. Era il 24 maggio del 1953; iniziava per me l&#8217;attività sacerdotale. Quanto entusiasmo! Quanta inesperienza! I primi successi,le prime delusioni! Le prime vittorie con le prime cadute. Ricordo tutti e tutto (anche se sono stato dimenticato&#8230; credo solo apparentemente). Ricordo chi mi ha dato una mano amica (ed ora è morto) e chi mi ha procurato difficoltà che mi hanno veramente ferito. E poi si è aperto l&#8217;orizzonte &#8230; da lontano era tutto meraviglioso. Le premesse erano le più rosee anche se e&#8217;era chi si sentiva incaricato di mettermi sull&#8217;avviso di una prospettiva amara. <span id="more-892"></span>Credevo in certi ideali e mi battevo per questi. Fui trasferito nel 1956. Fu il primo duro colpo alle mie illusioni. RICOMINCIAI da capo, sicuro &#8220;che quello che sognavo un giorno si sarebbe realizzato. Ciò che aveva procurato la fine della prima esperienza era tenuto d&#8217;occhio e volutamente evitato. Di nuovo; prospettive meravigliose, promesse da capogiro,realtà attuale stupenda. E poi &#8230; un nuovo trasferimento ed in parte la fine (dopo un certo periodo) di una bella e promettente esperienza. Questa volta non ce la feci a ricominciare; non volli! CONTINUAI con chi volle,il cammino iniziato. E fu (nonostante tutto e tutti) bello ugualmente anche se non mancarono nuovamente i &#8230; divorzi. Poi quando sembrava che i sogni divenissero realtà,eccomi buttato di nuovo &#8230; in alto mare &#8211; in balia delle onde &#8211; amareggiato e deluso per essere rimasto quasi solo. Quasi tutti VOLUTAMENTE hanno ripreso il loro cammino. La carità di Cristo che tutti dicevamo di avere dentro di noi non fu sufficiente a farci rimanere uniti! E dall&#8217;alto del mare,quando ormai tutto sembrava sommerso e finito,ecco di nuovo all&#8217;orizzonte apparire qualcosa di vivo &#8230; siete TUTTI VOI cari ragazzi e care ragazze che mi ridate la speranza e la gioia di pensare che la mia missione CONTINUA e&#8230;che forse ho trovato la compagnia buona per &#8220;CAMMINARE INSIEME&#8221;.</p>
<p>P.LUIGI ALDO M. POLI</p>
<p>(Da: &#8220;Camminare Insieme&#8221;, anno 2, n. 5, maggio 1975, p. 59)</p>
<p><em>P. Luigi, O.S.M., fondatore del gruppo-famiglia ecclesiale &#8220;Camminare Insieme&#8221; è morto oggi, 11 dicembre 2008. Era nato il 18 luglio 1926.</em></p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong>Per approfondire:</strong></span></p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong>In Biblioteca di Terra di Nessuno:<span style="color:#0000ff;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/luigi-a-m-poli-il-natale-del-73/"><br />
Luigi A. M. Poli, <em>Il Natale del &#8216;73</em></a></span><br />
</strong></span></p>
Posted in Notiziario, Spiritualità, Zibaldone Tagged: Camminare Insieme, Ordine del Servi di Maria, P. Luigi Aldo M. Poli, Sandro Buttafava <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/892/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/892/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/892/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/892/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/892/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/892/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/892/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/892/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/892/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/892/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=892&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>L&#8217;ultima ideologia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 12:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sembra che, vent&#8217;anni dopo il crollo del muro di Berlino, il crollo di Wall Street si porti via l&#8217;ultima ideologia del novecento. Rivolgendosi ai Padri Sinodali, Benedetto XVI ha recentemente paragonato questa crisi globale dei mercati finanziari al crollo della casa costruita sulla sabbia, di evangelica memoria. Certo, occorre andar cauti a tirare Dio dalla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=863&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_865" class="wp-caption alignnone" style="width: 470px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/12/money4602.jpg"><img class="size-full wp-image-865" title="moneta-monito" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/12/money4602.jpg?w=460&#038;h=300" alt="monito" width="460" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">monito</p></div>
<p>Sembra che, vent&#8217;anni dopo il crollo del muro di Berlino, il crollo di Wall Street si porti via l&#8217;ultima ideologia del novecento. Rivolgendosi ai Padri Sinodali, Benedetto XVI ha recentemente paragonato questa crisi globale dei mercati finanziari al crollo della casa costruita sulla sabbia, di evangelica memoria. Certo, occorre andar cauti a tirare Dio dalla propria parte, affinché non accada, alla luce dei fatti, come a G. W. Bush (il quale fino a poco tempo fa amava biblicamente ripetere che la democrazia americana è una &#8220;città edificata su un monte&#8221;) di sbagliare clamorosamente versetto. Ma forse, trattandosi del Vicario di Cristo, questa volta possiamo confidare che la citazione sia quella giusta. <span id="more-863"></span>Vi sono parecchi passi, infatti, in cui i vangeli toccano il tema della ricchezza, del benessere materiale e della giustizia economica, e la citazione proprio di quella metafora, la casa, le sue fondamenta e la sabbia, che tra l&#8217;altro non pare avere nel contesto da cui è tratta un particolare riferimento al denaro, non può certamente essere casuale. Nel Vangelo di Matteo (la versione datane da Luca ne è debitrice) l&#8217;immagine delle due case edificate rispettivamente sulla roccia e sulla sabbia ha un posto di rilievo perché chiude, per l&#8217;appunto, il celebre Discorso della Montagna, il più grande e importante nei sinottici. Esso raccoglie le linee programmatiche dell&#8217;Annuncio e offre una sintesi del pensiero di Gesù e dei suoi temi preferiti. La similitudine è preceduta da un &#8220;chiunque ascolta queste mie parole è simile a&#8230;&#8221; Durante il discorso, il monte su cui stanno Gesù e il suo uditorio era entrato già una volta nel dire stesso di Gesù: &#8220;Non può restare nascosta una città che sta sopra un monte&#8221; (5,14). Se &#8220;città&#8221; è, dunque, l&#8217;uditorio di Gesù allora la &#8220;roccia&#8221; (in aramaico cefa, pietra, ma anche rupe, o monte) è precisamente il discorso che sul quel monte è appena stato pronunciato e l&#8217;atto del fondarvi sopra la casa (o meglio ancora di ricavarsi o scavarsi dentro di essa un rifugio) è il costituirsi dell&#8217;esistenza credente sulla Parola di Cristo, e sulle parole di quel preciso Discorso in particolare. Ma che dire allora dell&#8217;antitipo dato dalla &#8220;sabbia&#8221;? Nel Discorso della Montagna Gesù parla di fame e sete di giustizia anche in riferimento ai beni mondani, ma non esclusivamente. Perché allora associare l&#8217;immagine delle fondamenta di sabbia a una crisi finanziaria sia pure di proporzioni mondiali? L&#8217;immagine è stata suggerita solo dall&#8217;analogia del crollo di un muro (come possono essere Wall Street o Berlino) con il crollo di una casa dalle fragili fondamenta, o c&#8217;è dell&#8217;altro? Se il fondamento roccioso è dato dalle parole del Discorso della Montagna, la sabbia dev&#8217;essere un terreno che gli somigli ma che nella sostanza è ad esso opposto. Per &#8220;sabbia&#8221; non dovrebbe intendersi dunque il denaro, la finanza, il mercato, bensì una dottrina, un&#8217;ideologia antagonista, che contende al Discorso della Montagna l&#8217;ambizione di fondare una casa comune dell&#8217;umanità. Non una &#8220;semplice&#8221; dottrina economica, dunque, ma un&#8217;intera e coerente visione alternativa dell&#8217;uomo. L&#8217;ideologia liberista ha una sua base etica e addirittura religiosa, come ha mostrato Max Weber. E&#8217; qui che bisogna individuare, nella ripresa della metafora da parte di Benedetto XVI, la fragilità delle sue fondamenta, nelle premesse utilitaristiche ed individualistiche della sua &#8220;eticità&#8221;. L&#8217;ideologia liberista ha una sua base etica ed anche una matrice religiosa giudaico &#8211; cristiana. Tuttavia quanto più mutano le condizioni culturali ed economiche in cui essa ebbe origine, tali premesse producono effetti contraddittori con il suo quadro ideale di riferimento, che è proprio il Discorso della Montagna. Il liberalismo, nella formulazione &#8220;classica&#8221; datane originariamente da J. Locke e dagli altri suoi fondatori, aveva lo scopo di permettere «la coesistenza pacifica in una unica società di fedi, sistemi di valori e modi di vivere diversi» (Timothy Garton Ash, la Repubblica, 10.10.2008, p. 43). All&#8217;origine del liberalismo, come nella Pacem in Terris, c&#8217;è dunque l&#8217;obiettivo dell&#8217;abbattimento di una certa quota di conflitto sociale. Quest&#8217;ideale di uguaglianza e tolleranza delle diversità trovò nell&#8217;utilitarismo il suo punto di riferimento etico. L&#8217;utilitarismo può essere definito come la riformulazione secolare dell&#8217;introduzione del discorso della Montagna, le celebri otto beatitudini: «Beati i poveri in spirito&#8230;». Centrale, in entrambi, è il desiderio umano di felicità. Il nocciolo, e la fortuna, dell&#8217;utilitarismo consiste nell&#8217;identificazione della felicità con la soddisfazione, e del bene con l&#8217;utile. Questa sovrapposizione, infatti, ha reso misurabile, in termini di preferenze, non solo il bisogno di felicità ma anche il bene stesso. Nell&#8217;impostazione utilitarista il bene è il risultato di un calcolo, si direbbe oggi, minimax; quella che non a caso Bentham definiva la &#8220;formula della felicità&#8221;: dar soddisfazione al maggior numero possibile di preferenze col minor numero possibile di preferenze non soddisfatte. Il bene è l&#8217;efficienza della capacità di ottimizzare l&#8217;utile. La regola aurea, centrale nel Discorso della Montagna, ossia l&#8217;ascendenza morale originaria del liberismo, &#8220;fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te&#8221;, ha così subito una mutazione solo apparentemente lieve: &#8220;fa&#8217; agli altri secondo le loro preferenze&#8221;. Le ragioni del successo del liberalismo che, specialmente dei paesi anglosassoni, hanno portato alla quasi perfetta convertibilità di democrazia e liberalismo, stanno nell&#8217;adattabilità dell&#8217;utilitarismo etico ai regimi democratici. C&#8217;è, nell&#8217;importanza accordata alle preferenze individuali e nell&#8217;uguaglianza nel trattare tali pretese individuali alla soddisfazione, un&#8217;evidente affinità tra democrazia e utilitarismo. Una risposta ad un bisogno, una soluzione ad un problema collettivo, una politica pubblica di allocazione di risorse è considerata tanto più buona quanto maggiore è l&#8217;efficienza che mostra di possedere in queste due direzioni: garantire la libertà d&#8217;espressione delle preferenze e, secondo, nella capacità di soddisfarle. Ma, d&#8217;altra parte, la quantificabilità del bene, che si viene a determinare in questo modo, rende confrontabili, quasi &#8220;scientificamente&#8221;, politiche alternative. La critica che più di frequente viene rivolta all&#8217;impostazione utilitarista dell&#8217;etica è che una preferenza arbitraria, immotivata o incompetente o, al limite, capricciosa, folle o autolesionista, vale per uno, esattamente quanto qualsiasi altra preferenza saggiamente ponderata in prospettiva di un duraturo e disinteressato conseguimento del bene comune. L&#8217;utilitarista non chiede cosa significhi una determinata preferenza ma solo che essa sia espressa nella maniera formalmente corretta. L&#8217;attenzione così è spostata dai contenuti alle procedure del conseguimento della felicità. Il formalismo, il disinteresse per gli aspetti qualitativi della felicità si trasformano in una certa debolezza nello stabilire limiti e norme sostanziali: quali preferenze prendere concretamente in considerazione? In teoria quelle di tutti, indistintamente. Ma vi è una certa difficoltà a determinare l&#8217;insieme su cui applicare il calcolo utilitaristico, che può frequentemente dar luogo a discriminazioni di classe, razza, nazionalità, anche laddove queste vengano formalmente rifiutate. Preferenze apparentemente individuali sono il più delle volte dettate dai gusti e dalla cultura del gruppo cui si appartiene. Seppure ha una tendenza ad estendersi, l&#8217;utile ha al tempo stesso un&#8217;inclinazione contraria alla chiusura, ad accentuare identità e conflitti. Così, per un canto, nel liberismo i limiti di validità delle norme tendono a svaporare, tendono continuamente all&#8217;autoabrogazione. La totale deregolamentazione del mercato non sarebbe, da questo punto di vista, che l&#8217;estremizzazione di un tratto essenziale nell&#8217;ereditarietà etica del sistema liberista. Dall&#8217;altra parte l&#8217;utile, solitamente, tende in concreto a non coincidere affatto con le preferenze dei più, ma con quelle dei gruppi contrattualmente più forti o con maggiore disponibilità di mezzi di persuasione. La regola aurea subisce così un&#8217;ulteriore trasformazione: &#8220;fa&#8217; in modo che tutti abbiano le tue stesse preferenze&#8221;. L&#8217;appiattimento della politica sui suoi aspetti formalistici, finanziari e quantitativi trascina con sé la tendenza al conformismo etico, alla manipolazione mediatica del consenso, a sostituire il contraddittorio pubblico con il sondaggio d&#8217;opinione. L&#8217;ambivalenza del sistema liberista diventa evidente in questi giorni in cui le contraddizioni tra le sue matrici religiose e i suoi esiti storici danno spettacolo di sé nelle risposte protezionistiche al crollo dell&#8217;ultima ideologia. All&#8217;interno dei sistemi ultraliberisti i gruppi ricchi impongono un ricatto utilitaristico ai gruppi deboli: per questi ultimi si tratta di chiedersi se preferiscono pagare il conto dell&#8217;egoismo di chi per anni si è arricchito a loro spese; oppure punirli, e perdere tutto. Ma anche nelle dinamiche economiche globali l&#8217;ingiustizia degli esiti utilitaristici tradisce le aspirazioni ideali del liberismo. Qui viene in mente il folgorante giudizio di Noam Chomsky: il liberismo per le economie povere, il protezionismo per quelle ricche. I Paesi ricchi che, fin quando s&#8217;arricchivano, costringevano quelli poveri, col miraggio dello sviluppo, a un liberismo senza regole, pretendono un protezionismo per sé, ora che essi stessi s&#8217;impoveriscono. Praticamente la versione finanziaria del personaggio dell&#8217;Alice di L. Carroll, Humpty-Dumpty. Fortunatamente c&#8217;è anche un aspetto positivo in tutto ciò, e di non piccola importanza, giacché si fa sempre più chiara l&#8217;impossibilità di ridurre la democrazia a mera procedura tipica del sistema economico compiutamente espresso dall&#8217;ideologia liberale.</p>
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		<title>Taglio basso. Eluana e gli altri</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 07:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_816" class="wp-caption aligncenter" style="width: 432px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/terrischiavo401.gif"><img class="size-full wp-image-816" title="terri schiavo" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/terrischiavo401.gif?w=422&#038;h=291" alt="terri schiavo" width="422" height="291" /></a><p class="wp-caption-text">Finalmente libera dalle costrizioni terrene</p></div>
<p style="text-align:left;">Mi è recentemente capitato di leggere, sul giornale cittadino, un &#8220;taglio basso&#8221;, a firma di Bruno Vespa, dedicato al caso di Eluana Englaro, la donna da sedici anni in stato vegetativo permanente, sul quale di recente la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza storica, in Italia. I giudici di terzo grado, infatti, hanno dato torto a chi aveva impugnato una precedente sentenza, emessa in sede d&#8217;Appello, che dichiarava legittima la richiesta di Beppino Englaro di sospendere l&#8217;alimentazione forzata alla figlia Eluana. L&#8217;Englaro sarebbe riuscito a dimostrare, infatti, l&#8217;esistenza di una &#8220;volontà&#8221; della figlia, da lei espressa oralmente e da lui stesso raccolta, insieme ad altri testimoni, dalla quale risulta che Eluana non avrebbe dato il proprio consenso alla prosecuzione di tali trattamenti.<br />
Ciò che più colpisce nell&#8217;articolo di Vespa è l&#8217;approccio di basso profilo dato alla problematica, <span id="more-805"></span>tutta ridotta a un pro o contro il testamento biologico:<br />
«Per il centrodestra e alcuni cattolici del Pd il testamento biologico può autorizzare il distacco delle macchine e la cessazione di ogni cura, ma non la sospensione del trattamento alimentare che viene considerato naturale e non terapeutico. Per il centrosinistra e alcuni laici del PdL anche l&#8217;alimentazione somministrata attraverso un sondino è una terapia come tutte le altre: si avrebbe quindi il diritto di farla cessare quando si vuole»<br />
A parte le numerose inesattezze dell&#8217;articolo e la rappresentazione troppo schematica degli schieramenti, Vespa sembra credere sia più comprensibile (o rassicurante) per il pubblico che il conflitto di doveri si presenti piuttosto come un conflitto tra poteri dello Stato, tra magistratura e Parlamento. Le contrapposte ispirazioni etiche si trasformano immediatamente in drammatiche spaccature di partito, più o meno trasversali. Personificato in entità mitologiche, il dibattito è così sceneggiato in una sorta di riduzione teatrale parlamentare. Non si capisce bene se al grande giornalista sfugga la reale portata filosofica, politica, etica, antropologica della formidabile questione o se essa debba essere intenzionalmente manipolata per presentarla nella maniera adatta ad un pubblico ritenuto pigro e fifone. Per concludere, quello innescato dalla Cassazione è «un bel pasticcio». Davvero illuminante.</p>
<p>Si possono capire, anche se non giustificare, le superficialità del giornalista stretto tra le necessità di non allarmare i lettori né dispiacere i suoi referenti di partito né apparire troppo sfacciatamente di parte. Ma che dire delle dichiarazioni di politici, intellettuali, ecclesiastici?<br />
Ho qui davanti una qualsiasi rassegna stampa sul caso:<br />
- La Consulta di bioetica del centro Politeia parla di vittoria dello Stato di diritto e affermazione della democrazia e dell&#8217;autonomia individuale.<br />
Esultanza fuori luogo, laddove vi sono persone che soffrono.<br />
- Il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e il presidente dell&#8217;UdC, Rocco Buttiglione, tracciano, chissà perché, un&#8217;analogia tra il caso Englaro e la pena di morte. Anche chi è condannato a morte per un crimine commesso, ragiona quest&#8217;ultimo, può subire un profondo cambiamento morale così da non meritare più la pena capitale. A piu forte ragione, dunque, conclude il filosofo-politico dell&#8217;UdC, trattandosi di un&#8217;innocente, dopo tanti anni dovrà concedersi ad Eluana, anche se non può esprimersi, il beneficio del dubbio di un suo ipotetico cambiamento d&#8217;idee, che avrebbe potuto portarla, oggi, a chiedere l&#8217;alimentazione forzata.<br />
L&#8217;argomento è, forse, fin troppo audace e un po&#8217; incauto, date le presumibili intenzioni di Buttiglione. Infatti la possibilità di cambiare idea è un tratto tipico della persona; se questa possibilità manca, ciò potrebbe far pensare che la persona abbia già cessato di sussistere.<br />
- L&#8217;ex Ministro della Sanità, Francesco Storace, sembra il più confuso di tutti. Egli infatti vuole che il diritto all&#8217;alimentazione sia stabilito per decreto.<br />
Gli sfuggono, pertanto, alcuni piccoli particolari: ciò che è in discussione è proprio cosa debba intendersi per alimentazione, se l&#8217;alimentazione sia un dovere (del medico) o un diritto (dell&#8217;ammalato) e, in tal caso, infine, se questo diritto sia, o no, rinunciabile. Ma quello che è più sconcertante è che un ex ministro, pur autobattezzatosi demofascista, ritenga possibile sancire un diritto per decreto.<br />
- Il presidente della CEI, Bagnasco, dal canto suo, mette bene in chiaro cosa <em>dovrà</em> essere il &#8220;testamento biologico&#8221;, e la propria corretta lettura del dettato costituzionale: in quanto cura, e non terapia, non può esservi, per definizione, accanimento terapeutico nell&#8217;alimentazione forzata, che dunque non potrà essere rifiutata. Per definizione. E per testamento.<br />
Non è dato sapere, d&#8217;altronde, per quali ragioni si dice che le cure siano sempre obbligatorie e cosa esattamente impedisca di applicare al caso di Eluana la sentenza di Pio XII secondo la quale una perdita della coscienza, stimata permanente, permettebbe al medico di lasciare che la natura faccia il suo corso. In altre parole: cosa <em>esattamente</em> distingue la situazione esistenziale di Eluana da quella di una persona dalla quale sia moralmente lecito espiantare degli organi per la donazione? Proprio questo, che è il nocciolo della questione, non viene esplicitato.<br />
Solo dalle suore della clinica &#8220;Beato L. Talamoni&#8221; di Lecco, che attualmente si prendono cura di Eluana, sembra venire una dichiarazione all&#8217;altezza della solennità del caso: «Se c&#8217;è chi la considera morta, lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva. Non chiediamo nulla in cambio se non il silenzio e la libertà di amare e donarci a chi è debole, piccolo e povero».<br />
Nessuno però, che mi risulti, afferma che Eluana è morta. Tutta la questione ruota piuttosto attorno al dubbio che Eluana sia viva. Il punto sta allora nel prendere in considerazione le giuste obbligazioni morali e giuridiche a cui l&#8217;incertezza delle condizioni esistenziali di Eluana vincolano l&#8217;intera collettività.</p>
<p>Insomma, come già per Terri Schiavo, la superficialità e il chiasso mediatico, con cui tutta questa vicenda è stata affrontata, vanno di pari passo. Ma a chi serve una questione così complessa confezionata con un taglio (così) basso?<br />
Vi sarebbero attualmente dai duemilacinquecento a quattromila pazienti nelle medesime condizioni della Englaro. Credo che queste cifre siano uno degli aspetti maggiormente tenuti presenti da chi ritiene questa sentenza della Cassazione un tragico errore, il lasciapassare per l&#8217;uccisione di un&#8217;innocente o la cruna dell&#8217;ago da cui, d&#8217;ora in poi, transiterà qualsiasi cammello. E&#8217; così certamente per il presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, il quale parla di un «primo passo verso l&#8217;eutanasia». Intanto prendiamo atto che per il Cardinal Bagnasco questo caso che vede Eluana protagonista <em>non è</em> un caso di eutanasia. In questa diatriba sulla testa di Eluana per il testamento biologico, non è in ballo, alla fine, molto più che il solito argomento della &#8220;china scivolosa&#8221;. Cade opportuno allora domandarsi se il rischio di perdere migliaia di vite, ma solo in via ipotetica ed eventuale, abbia più peso di una sola persona, ma reale, e del suo diritto certo ad una morte dignitosa.<br />
Il lato curioso della faccenda sta nel fatto che rimanendo sul piano &#8220;alto&#8221; dell&#8217;argomentazione strettamente religiosa si dovrebbe giungere a «lasciar andare in pace» la povera Eluana, in quanto l&#8217;esistenza personale, in senso teologico, coincide col disporre di sé nell&#8217;autoaffidamento al Padre («Nelle tue mani affido il mio spirito»). Mi piace citare qui una riflessione del Card. Martini, pubblicata di recente in <em>Conversazioni notturne a Gerusalemme</em>: «Un concetto teologico mi è stato d&#8217;aiuto nel mio travaglio: senza la morte non saremmo in grado di dedicarci totalmente a Dio. Terremmo aperte delle vie d&#8217;uscita, non sarebbe vera dedizione. Nella morte, invece, siamo costretti a riporre la nostra speranza in Dio e a credere in lui. Nella morte spero di riuscire a dire questo sì a Dio». Quali gravissime ragioni sono in grado di giustificare un rinvio a tempo indeterminato del momento in cui anche Eluana potrebbe dire il suo sì a Dio?<br />
Quello della china scivolosa, invece, è un argomento &#8220;basso&#8221;, poco convincente sul piano intellettuale e, soprattutto, di stampo consequenzialista. Ciò nondimeno un certo pensiero deontologico e tuziorista, come quello di Ruini e Bagnasco, dopo aver strappato l&#8217;argomento del piano inclinato all&#8217;armamentario dialettico della teoria etica avversaria, se n&#8217;è appropriato, illudendosi di farne il bastione della moralità sulla linea del Piave della difesa della vita.<br />
Più che per un desiderio di verità e giustizia, per un diffuso bisogno di rassicurazione e di certezze.</p>
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		<title>Una tragedia incomprensibile, anzi, annunciata</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 15:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal barbiere è ancora possibile fare incontri interessanti. Proprio ieri parlavo di uno dei miei argomenti preferiti, la scuola, con un signore, anche lui in attesa del suo turno. «Che lei abbia questa passione nell&#8217;insegnamento è ammirevole, professore, ma l&#8217;edilizia scolastica, al contrario di quanto lei sostiene, è un problema marginale», mi diceva più o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=812&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_813" class="wp-caption alignright" style="width: 344px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/scuola_torino_334_871977061.jpg"><img class="size-full wp-image-813" title="scuola_torino_334_871977061" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/scuola_torino_334_871977061.jpg?w=334&#038;h=219" alt="Il crollo della scuola" width="334" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">Il crollo della scuola</p></div>
<p>Dal barbiere è ancora possibile fare incontri interessanti. Proprio ieri parlavo di uno dei miei argomenti preferiti, la scuola, con un signore, anche lui in attesa del suo turno. «Che lei abbia questa passione nell&#8217;insegnamento è ammirevole, professore, ma l&#8217;edilizia scolastica, al contrario di quanto lei sostiene, è un problema marginale», mi diceva più o meno nello stesso istante in cui a Rivoli crollava il tetto di un&#8217;aula scolastica, uccidendo un alunno di diciassette anni, Vito Scafidi, e ferendone gravemente altri. Invano io cercavo di spiegare la scuola come la vede un personalista, e cioè come a un bisogno, e come occorra, quindi, rispondere alle condizioni materiali primarie prima di poter anche solo pensare alla soddisfazione di esigenze più elevate e spirituali. <span id="more-812"></span>Il che vuol dire investire sulle persone invece che sulle carte, sugli studenti e i cittadini, più che sugli &#8220;utenti&#8221;, migliorare la scuola primaria e media per avere migliori università, adeguamento dell&#8217;edilizia scolastica (appunto) prima delle divise scolastiche o del voto in condotta.</p>
<p>Come si possa pensare di realizzare programmi scolastici destinati a chi dovrà far muovere un Paese ad economia avanzata dentro strutture scolastiche a suo tempo realizzate per un Paese ad economia emergente è per me un mistero.  Come si possa pensare di far scuola dentro strutture edilizie progettate per civile abitazione, pure.  Come si possa sperare in un&#8217;istruzione di qualità, tempo pieno, progetti da miliardi di euro, costringendo al tempo stesso trenta adolescenti per otto ore in venti metri quadri (per mancanza di spazio e risparmi sul personale docente) senza impianti sportivi, biblioteche, laboratori, mense, aule attrezzate, senza trasformare questi cittadini in furie scatenate&#8230; Idem.<br />
Sento il Premier dire: «Il crollo della scuola a Rivoli? Una fatalità che può accadere in qualsiasi abitazione privata». Allora accadrà ancora, infatti la maggior parte delle scuole sono ospitate in edilizia di civile abitazione. Oppure l&#8217;Uomo più Intelligente del Mondo voleva dire che una cosa simile potrebbe accadere anche a Villa Macherio?<br />
«Una tragedia incomprensibile», dice la Maria Stella Ministra. Come se i tagli alla scuola li avesse fatti mio nonno. Comprensibile, Stella, comprensibilissima, anzi, annunciata.</p>
<p>Ormai entro ogni giorno in classe dicendo: speriamo che oggi i superiori ci lascino fare lezione. Infatti, poiché mancano strutture materiali adeguate, gli approfondimenti pomeridiani vengono sempre più spesso trasferiti al mattino, durante le ore destinate alle discipline curriculari: &#8220;Come!? Due diverse discipline nella stessa ora di lezione?&#8221;. E&#8217; assurdo, vero? Ma vero, verissimo. Svegliatevi, genitori, contribuenti!<br />
«Speriamo ci facciano fare lezione», pensavo, mentre mi accingevo a parlare della &#8220;filosofia del principio come principio della filosofia&#8221;. Ed ecco che irrompono in aula persone a me sconosciute: «Siamo medici, siamo qui per parlare di talassemia, non ne siete stati avvertiti?» No, non eravamo stati avvertiti. Magari la talassemia è una questione più utile e interessante della bizzarra faccenda consistente nel fatto che la scuola di Mileto, Talete, Anassimandro, Anassimene, cioè i primi filosofi, curiosamente riflettano sul principio, mostrando così d&#8217;avere una singolare consapevolezza di sé, oltre che di pensare a ciò che stanno facendo.<br />
Però, come sarebbe utile che qualcuno, lassù, ascoltasse questa lezione!</p>
Posted in Filosofia, Scuola, Zibaldone Tagged: crollo della scuola di Rivoli, Maria Stella Gelmini, problemi della scuola, Silvio Berlusconi, Vito Scafidi <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/812/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/812/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/812/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/812/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/812/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/812/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/812/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/812/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/812/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/812/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=812&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Perché scelgo lo stato laicale. Lettera di un giovane prete al suo vescovo</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 23:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiare Lettere]]></category>
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		<description><![CDATA[
A Sua Eccellenza rev.ma
Salvatore De Giorgi, Arcivescovo.
Prima di iniziare questa memoria desidero benedire la bontà di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che mi ha chiamato al servizio della comunità ecclesiale ed all&#8217;annuncio del Vangelo tramite il dono soprannaturale del sacerdozio. Dichiaro di amare la comunità ecclesiale e di venerare tutti i suoi insegnamenti.
Eccellenza, mi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=215&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="pappal-autografo-omissis.jpg" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/11/pappal-autografo-omissis.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/11/pappal-autografo-omissis.jpg?w=320&#038;h=426" alt="pappal-autografo-omissis.jpg" width="320" height="426" /></a></p>
<p>A Sua Eccellenza rev.ma<br />
Salvatore De Giorgi, Arcivescovo.</p>
<p>Prima di iniziare questa memoria desidero benedire la bontà di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che mi ha chiamato al servizio della comunità ecclesiale ed all&#8217;annuncio del Vangelo tramite il dono soprannaturale del sacerdozio. Dichiaro di amare la comunità ecclesiale e di venerare tutti i suoi insegnamenti.</p>
<p>Eccellenza, mi risolvo dopo una lunga ed attenta riflessione a chiedere la riduzione allo stato laicale con annessa dispensa dal celibato. <span id="more-215"></span>Questa richiesta è stata preceduta da alcuni periodi di pausa dall&#8217;esercizio del ministero che Sua Eccellenza ha voluto concedermi perché giungessi ad una decisione ben ponderata. Nel corso di quest&#8217;ultimo anno si sono chiarite in me le principali motivazioni, generali e particolari, e le cause, recenti e remote, che mi conducono a questo passo.</p>
<p>Non occorre molto per raccontare la mia storia vocazionale. Sono nato il sabato di Pasqua del &#8230;., secondo di quattro figli maschi, in una minuscola casa popolare del quartiere palermitano della Noce. Mio padre era operaio, mia madre casalinga. L&#8217;educazione mia e dei miei fratelli è semplice: la scuola, la parrocchia di S. Ernesto, ove ebbi la fortuna di essere affidato, sin dall&#8217;età di cinque anni, per la preparazione alla prima comunione e successivamente come piccolo ministrante ed iscritto all&#8217;azione cattolica, alle cure di Don («Padre») Giuseppe Castiglione, morto in fama di santità. Ricordo che sin da allora manifestavo la volontà di essere prete. La mia famiglia è religiosa da sempre; la figura del sacerdote (Don Francesco Pizzo ed il cugino Giuseppe, parroco di S. Ernesto, Don Fanara&#8230;) è sempre stata presente e familiare per noi piccoli.<br />
All&#8217;età di nove anni lasciai questo ambiente ricco di rapporti ed esperienze per andare a vivere con una coppia di zii (lei sorella di mia madre, lui di mio padre) senza figli. Questa zia era stata adottata e viveva, insieme al marito, praticamente nella stessa casa di una sorella della madre, sposata ed anche lei senza figli. Gli zii inoltre vivevano nello stesso stabile ed in stretta comunione di rapporti con la mia nonna materna, vedova, la seconda delle tre figlie di quest&#8217;ultima ed altre quattro sorelle della nonna, tutte nubili.<br />
Le condizioni economiche di questa nuova famiglia erano sensibilmente migliori rispetto a quella dei miei genitori ma andavo ad inserirmi in una realtà che mi era estranea, dominata da una moltitudine di figure femminili, per lo più anziane, e da nessuna figura materna. La voglia di non deludere, soprattutto nella scuola, e la difficoltà di manifestare bisogni, disagi e desideri, ma soprattutto il trauma di essere strappato all&#8217;ambiente d&#8217;origine, fecero di me un bambino isolato e nevrotico. Perciò ho vissuto il mio ingresso al seminario minore, nell&#8217;autunno del 1970, senza il dolore della separazione dalla famiglia, anzi, come la coronazione di un desiderio coltivato da tanto tempo.<br />
Ricordo gli anni del seminario minore tra i più belli della mia giovinezza. La sede si trovava allora in via Vespri, un grande complesso che il Card. Ruffini aveva dotato di alcune strutture d&#8217;avanguardia: laboratorio scientifico, palestra, campi sportivi ed una grande cappella. Qualcuno lamentava che il seminario non contasse che centodieci alunni, quell&#8217;anno. La mia classe era composta da ventiquattro ragazzi. Il clima era sereno, c&#8217;era un&#8217;atmosfera di impegno, tutto un fervore di attività parallele alla preghiera ed allo studio: sport, teatro, cinema, giardinaggio. In estate ci si recava per un mese a Baida per il seminario estivo. In quegli anni ho incontrato alcuni dei sacerdoti che più stimo: Salvatore Di Cristina, Pietro Magro, Giovanni Oliva, Pino Sclafani, Mario Golesano, Salvatore La Sala, Pino Puglisi ed allacciai amicizia con parecchi compagni, alcuni dei quali sono sacerdoti: Cesare Rattoballi, Mario Cassata&#8230; Erano anni di sperimentazione, anche nella Chiesa ed il seminario era un vero laboratorio di nuove proposte formative. Allora non potevo certo rendermene conto, ma le idee del Concilio passavano attraverso lo stile e la prassi dei superiori, quasi sempre giovani sacerdoti o addirittura freschi di studi e prossimi all&#8217;ordinazione. Ma le idee nuove e le inquietudini che filtravano dal mondo esterno, a mano a mano che la crisi degli anni &#8216;70 andava maturando, portavano con loro anche dei problemi. Le vocazioni andavano scarseggiando, il numero dei seminaristi diminuiva sensibilmente ogni anno.<br />
Nel 1974 la «Sesta Casa», il vecchio seminario minore di via Vespri, fu chiusa per sempre. Ci trovammo così in quarta ginnasiale, essendo rimasti una ventina, a dover cambiare sede ed istituto scolastico. Trovammo sistemazione presso l&#8217;attuale Seminario Maggiore, in via Incoronazione; per la scuola ci recavamo ogni mattina al seminario di Monreale, nei cui locali era distaccata una sezione del ginnasio Guglielmo II. Si tratta di anni importanti per la mia formazione umana ed affettiva. Nonostante i ritmi comunitari, non mancavano i contatti con giovani non seminaristi. Tra i nostri compagni di classe c&#8217;erano anche alcune ragazze. Fu senz&#8217;altro per via di quest&#8217;aria di apertura che, conclusisi i due anni di ginnasio, noi seminaristi decidemmo di iscriverci al liceo statale Vittorio Emanuele II pur continuando l&#8217;esperienza comunitaria a tempo pieno nella comunità del seminario minore. I superiori, in particolare Don Salvatore Di Cristina, nominato rettore proprio quell&#8217;anno, assecondarono la decisione. Essendo rimasti in quattordici ci trasferimmo nella sede di Piazza Peranni. Si trattò di un&#8217;esperienza dolorosa ed esaltante ad un tempo. L&#8217;affiatamento tra noi ed i superiori, Di Cristina, prima, Alessandro Manzone e Rosario Giuè successivamente, era così forte che si può parlare davvero di una comunità autogestita fino nei più piccoli dettagli: dalla liturgia, alla formazione, gli orari, ai contatti con l&#8217;esterno, alla manutenzione della casa, la pulizia degli ambienti, il giardino, l&#8217;arredo e persino la preparazione della colazione e della cena. I rapporti con i compagni e le compagne di scuola erano intensi ed essi frequentavano assiduamente e con naturalezza la nostra casa.<br />
Ma si trattava degli ultimi slanci di un&#8217;esperienza in via di esaurimento. I tempi della sperimentazione erano ormai finiti, il seminario minore era destinato a scomparire; la Curia, attraverso l&#8217;economo, ci faceva sapere che non era vantaggioso tenere in piedi una comunità di poco più di dieci seminaristi. Il seminario minore doveva chiudere. Poiché noi seminaristi avremmo voluto proseguire in una istituzione della diocesi il nostro cammino vocazionale, il Card. Pappalardo, nel corso di una nervosa riunione, ci disse che avremmo dovuto noi stessi trovare qualche sacerdote disposto ad assumersi l&#8217;incarico di rettore. Ricordo che contattammo, tra gli altri, il compianto Don Giosuè Bonfardino, il quale rifiutò.<br />
La brusca fine del seminario minore per banali motivi di amministrazione avrebbe lasciato in me un risentimento profondo che non sarei mai più riuscito a superare. Mi sentivo tradito dalla mia Chiesa. Per la prima volta mi rendevo conto che motivi di carattere economico avevano la meglio su qualsiasi altra considerazione e valore in una scelta pratica della diocesi e potevano prevalere persino sulle persone stesse.<br />
Trascorsi a casa dei miei l&#8217;ultimo anno di liceo e il primo di teologia. Anni importanti anche questi, perché ricchi di idealità, progetti, sogni; di affettuosi rapporti di profonda amicizia con molti coetanei e di speciale tenerezza per una ragazza.<br />
Nell&#8217;autunno del 1979 entrai come interno al seminario maggiore. Il rettore era allora Mons. Vincenzo Cirrincione, attuale vescovo di Piazza Armerina. L&#8217;intero gruppo dei superiori era stato nominato proprio quell&#8217;anno. La comunità del seminario maggiore, infatti, usciva da un periodo drammatico. L&#8217;anno precedente si erano verificati episodi di omosessualità nei quali erano coinvolti alcuni seminaristi; uno di questi aveva infine tentato di suicidarsi in seminario.<br />
Al &#8220;minore&#8221; avevo vissuto un&#8217;esperienza formativa ed umana di prim&#8217;ordine, che sovrastava di gran lunga gli stili e i modelli &#8211; che mi apparivano grossolani, sprovveduti dal punto di vista pedagogico, spiritualmente poveri e culturalmente antiquati &#8211; proposti dai responsabili negli anni del seminario maggiore. Il tipo di prete che in quel mondo a misura di parroco si andava formando mi appariva del tutto estraneo alla necessità di incarnare un&#8217;umanità a misura del mondo, di plasmare in se stessi il modello dell&#8217;uomo di tutti, di rappresentare esistenzialmente l&#8217;uomo delle beatitudini, le forme di un&#8217;umanità universale. Preparati a compilare a dovere il modulo del processicolo matrimoniale &#8211; come ebbe a dire icasticamente, appena qualche anno fa, un vescovo siciliano &#8211; ma incapaci di un&#8217;ermeneutica salvifica dell&#8217;oggi.<br />
Gli anni del seminario maggiore trascorsero proficuamente, dal punto di vista della mia preparazione teologica, ma con un disagio e una delusione crescenti dal punto di vista umano. A causa delle lotte intestine al collegio dei docenti, della scarsa considerazione da parte dell&#8217;episcopato siciliano e della crisi legata al delicato passaggio istituzionale verso l&#8217;erezione a facoltà teologica, gli allievi dell&#8217;Istituto teologico S. Giovanni, ed in particolare i seminaristi, vivevano un profondo malessere. L&#8217;ultimo nostro anno di teologia fu particolarmente sofferto. Gli allievi furono, in maniera più o meno aperta, accusati dal Preside, Mons. Crispino Valenziano &#8211; una persona ossessionata dalla paura che la sua creatura potesse naufragare &#8211; di complottare contro la facoltà. I seminaristi che sostennero in quell&#8217;anno l&#8217;esame di baccellierato si videro abbassare di un voto il risultato dell&#8217;esame finale. Io stesso fui più volte convocato dal Preside ed invitato a cambiare istituto.<br />
Anche in questa circostanza il Card. Pappalardo si sottrasse alle sue responsabilità. Solo in un&#8217;occasione, quando ormai la data dell&#8217;ordinazione presbiterale era stabilita, si limitò ad affermare: «non ti avrei mai ordinato diacono se avessi saputo di te certe cose&#8230;».<br />
Poi mi consegnò il seguente biglietto:</p>
<p><em>Ecco alcuni punti sui quali il caro&#8230; è invitato a riflettere e progredire:<br />
- segno d&#8217;intelligenza è <span style="text-decoration:underline;">non</span> l&#8217;essere tenacemente attaccati al proprio giudizio <span style="text-decoration:underline;">ma</span> saper considerare e tenere in conto anche le idee e le ragioni degli altri;<br />
- accettare norme ed indicazioni di comportamento che vengono date da persone responsabili non è subire violenza dall&#8217;esterno, ma vivere nella Comunità ed evitare atteggiamenti singolari o stravaganti o talora pericolosi;<br />
- le qualità e le doti che si possiedono devono essere sempre messe a servizio del ministero e mai fatte prevalere su di esso e sulle sue esigenze;<br />
- la funzione di guida e di leadership va svolta con semplicità e modestia, procurando di mettere in mostra ed utilizzare le capacità degli altri.</em></p>
<p>Fui ordinato presbitero il &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. Quell&#8217;anno ho anche conseguito, con il giudizio di magna cum laude il grado di baccelliere presso la facoltà teologica di Sicilia.<br />
Solo dopo i primi tre anni di ministero presbiterale, svolto come vice parroco presso la parrocchia di &#8230;. («andrai con Don &#8230;., che ti conosce bene&#8230; Non posso mandarti in una parrocchia qualsiasi, rischieresti di bruciarti subito&#8230;», aveva detto il Cardinale il giorno dopo la mia ordinazione) e di insegnamento della religione cattolica presso il liceo scientifico &#8230;, ottenni dall&#8217;Arcivescovo il permesso di trasferirmi a Roma per un periodo di studi, durato quattro anni, presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendo la licenza in teologia morale con il voto di magna cum laude. Nel frattempo svolgevo attività pastorale, prevalentemente al servizio dei giovani, presso la parrocchia romana di Stella Mattutina. Nel 1987 ho anche ottenuto la laurea in storia e filosofia presso l&#8217;Università di Palermo con la votazione finale di 110 e lode.<br />
Non potendo continuare gli studi a Roma, soprattutto a causa delle ristrettezze economiche in cui mi trovavo, non godendo allora di alcun sostentamento, tornai in diocesi. Il mancato sostentamento economico si era protratto, dal settembre 1986 agli inizi del 1990, per tutta la durata dei miei studi di perfezionamento in teologia morale presso l&#8217;Università Gregoriana di Roma. Al proposito ripeto quanto già ho avuto modo di dire a Sua Eccellenza e cioè che il Card. Pappalardo assicurò che si sarebbe provveduto in qualche modo al mio sostentamento, assicurazione cui la diocesi non riuscì in seguito ad ottemperare, nonostante per due volte, in tempi diversi, avessi fatto presente la cosa allo stesso Arcivescovo e al responsabile dell&#8217;istituto diocesano per il sostentamento del clero, allora Mons. Vincenzo Manzella. La mia permanenza romana ed i miei studi furono in qualche modo resi possibili solo ed esclusivamente grazie alla carità di alcuni amici sacerdoti (Don Piero Magro, in primo luogo), di alcune persone buone e dell&#8217;ospitalità dell&#8217;amatissimo Mons. Gabriele Perlini, parroco della comunità romana di Stella Mattutina.<br />
Se menziono questi fatti è solo perché tutto ciò ebbe conseguenze negative che si sono prolungate fino a tempi recenti. Infatti proprio a causa delle ristrettezze economiche in cui versavo mi vidi nell&#8217;impossibilità di conseguire il dottorato in teologia e dovetti proseguire la stesura della tesi a Palermo. Rientrato a Palermo dal mio soggiorno di studi a Roma ho iniziato la stesura della tesi di dottorato sotto la direzione del prof. S. Privitera. Dal 1990 ad oggi ho insegnato teologia morale fondamentale e tenuto seminari sul gradualismo teologico-morale, prima presso lo studio teologico «S. Luca», di Catania, poi a Palermo, presso la nostra facoltà teologica, col titolo di assistente alla cattedra di teologia morale e dal 1994-95 anche presso l&#8217;Istituto teologico «B. Giovanni Duns Scoto», della provincia siciliana dei frati minori conventuali, tenendovi i corsi di morale fondamentale, dottrina sociale della Chiesa, morale della vita fisica, logica e cosmologia. Dal 1994 sono dottorando presso la cattedra di filosofia del diritto dell&#8217;Università di Palermo. Ho svolto la mia attività di ricerca anche attraverso la pubblicazione di articoli su riviste scientifiche ed intervenendo a conferenze e convegni dedicati soprattutto a tematiche di bioetica, etica sociale, diritti dell&#8217;uomo. Dal 1993 al giugno del 1996, infine, ho prestato il mio servizio pastorale presso la chiesa di &#8230;., in qualità di rettore.<br />
Il &#8230;. ho consegnato le mie dimissioni dalla facoltà teologica di Sicilia e successivamente da tutti gli altri incarichi di insegnamento teologico. Anche se precedute da una lunga crisi iniziata con il martirio di Padre Puglisi, che diede l&#8217;avvio in me ad una riflessione sulle colpe della nostra comunità diocesana in quella morte, le vicende cui sono legate tali dimissioni costituiscono la causa prossima che mi fa risolvere alla richiesta di lasciare il ministero.<br />
Non credo sia il caso di scendere ulteriormente nei dettagli di questa vicenda, che, del resto, ho già illustrato a Sua Eccellenza nella mia lettera del &#8230;. Ripeto solo che le mie dimissioni furono dovute al fatto che in vari colloqui e, in almeno un&#8217;occasione, anche in presenza del preside e del vice preside di allora, rispettivamente i professori Salvatore Di Cristina, e Aldo Naro, il prof. Salvatore Privitera ha rinunciato alla difesa della mia tesi dottorale sulla (a suo tempo da lui presentata, nel suo impianto generale, al consiglio dei docenti di codesta facoltà ed in quella sede debitamente approvata) motivando questa sua posizione con la denuncia dell&#8217;errata impostazione della tesi, dalla quale procederebbe, ad onta di numerose ed esplicite dichiarazioni in contrario in essa contenute, la fallacia logica di stampo relativista, decisionista, non cognitivista&#8230;<br />
In realtà il rifiuto del direttore della tesi a difenderla in sede dottorale fu dovuta ad una sua incomprensione o/e intolleranza di una impostazione teologico-morale diversa da quella che egli riteneva di dover personalmente sostenere. A questo proposito colgo l&#8217;occasione per ribadire la mia adesione a tutto ciò che è insegnato in materia di morale dal Magistero ecclesiale, ed in modo particolare dal concilio Vaticano II, e nuovamente respingo qualsiasi accusa di relativismo morale.<br />
L&#8217;episodio delle mie dimissioni dalla facoltà teologica, come dicevo, è stato particolarmente rilevante per la mia richiesta di essere sospeso dal ministero. Come si vede da questa deposizione, nel corso di quasi quattordici anni di ministero non ho mai ricoperto particolari responsabilità pastorali. La mia presenza ecclesiale è stata caratterizzata da una certa marginalità. Prima che accadesse l&#8217;ultimo degli episodi esposti ritenevo, in tutta semplicità, che ciò corrispondesse alle intenzioni dichiarate dei superiori, in particolare dell&#8217;Arcivescovo, il Card. Pappalardo, e successivamente del suo vicario generale Mons. Salvatore Gristina; l&#8217;intenzione, cioè, che il mio ministero si svolgesse nel campo della ricerca teologica e dell&#8217;insegnamento. Questo, infatti, era il compito esplicitamente assegnatomi dall&#8217;Arcivescovo per motivare, per esempio, la mia permanenza a Roma e tutti gli altri incarichi pastorali affidatimi in questi anni. Perciò l&#8217;indifferenza manifestata dai superiori di fronte alle mie dimissioni dall&#8217;insegnamento presso la facoltà è stata per me profondamente rivelatrice dei dubbi e del sostanziale scetticismo che in realtà essi nutrivano sull&#8217;autenticità del mio impegno ecclesiale e sulla mia fedeltà al Magistero.<br />
Certo, la mia sfera affettiva non è integra, nel senso che mi porto dentro ferite antiche alle quali si sono sovrapposti successivi errori. In particolare, sin dalla formazione in seminario e dall&#8217;ordinazione ho sempre commesso un errore di valutazione, che mi ha portato a credere che questa mia fragilità non mi avrebbe impedito di perseguire l&#8217;obiettivo di contribuire &#8220;dall&#8217;interno&#8221; alla crescita della Chiesa. Perciò nonostante l&#8217;attrattiva della vita coniugale e nonostante l&#8217;inadeguatezza dell&#8217;istituzione del celibato ecclesiastico rispetto alla sensibilità ed alla cultura degli uomini e delle donne di oggi fosse sempre più chiara nella mia mente, mi sono sforzato di rimanere fedele al ministero ed alla promessa di celibato per amore del mio popolo, anche a prezzo di sacrifici e dilanianti rinunce. Ma una volta giunto alla conclusione di essere stato deliberatamente posto in isolamento per tredici anni (e, ancor prima, fin dai tempi del seminario maggiore) oggi avverto che sarebbe contrario alla volontà di Dio reprimere il desiderio di ricostruire una mia integrità affettiva e di conquistare un equilibrio interiore con l&#8217;aiuto della persona che amo. Ma credo soprattutto che il Signore mi chiami oggi ad un ministero di carità, ancora più impegnativo, nella vita coniugale, nell&#8217;accoglienza della vita, nell&#8217;educazione dei bambini e dei giovani all&#8217;amore, nell&#8217;aspirazione ad una pienezza di vita umana.<br />
Quanto ai miei superiori di questi anni mi rammarico solo della loro sconfortante mancanza di coraggio che ha seppellito, per accidia, per cupidigia, vanità, attaccamento al potere o semplicemente per paura di supposti «atteggiamenti singolari, stravaganti e talvolta pericolosi», innumerevoli talenti che lo Spirito aveva disseminato nella comunità ecclesiale.</p>
<p>Eccellenza, eccomi alla fine di questa confessione. In questi giorni cerco di relativizzare la mia esperienza e di inserirla in un più grande travaglio in cui si trova tutta la Chiesa.<br />
Non penso di sbagliarmi, almeno su questo: una parte delle mie contraddizioni sono in realtà quelle di tutta intera la nostra comunità, che, proiettata su uno scenario che è sempre più vasto ed assume sempre più le dimensioni universali di quella messe su cui si posa lo sguardo di Cristo nel vangelo, in qualche modo, nonostante tutto, va liberandosi delle sue visioni contingenti. Forse questa goccia di sofferenza nel mare della Chiesa e del mondo potrà rivelarsi non del tutto inutile in futuro. Allora potrà ricevere un bagliore di significato nella logica che sostiene la speranza del chicco di grano.</p>
<p>Eccellenza rev.ma,<br />
approfitto dell&#8217;occasione, nel consegnarle questa nuova versione leggermente riveduta della mia memoria per la dispensa, per porgerle l&#8217;augurio di un S. Natale e rinnovarle i sensi della mia stima e del mio affetto per lei.<br />
Sento dai giornali e dai discorsi di tanti amici che anche l&#8217;arcivescovo di Palermo è finalmente impegnato in modo convincente nella fatica di quanti cercano di redimere le nostre Chiese da ogni collusione ed indulgenza nei confronti di certe forme di peccato. Lei, Eccellenza, ha saputo trovare parole migliori &#8211; vorrei dire &#8220;più evangeliche&#8221; ma certamente più sincere &#8211; di quanto non si sia riusciti nel nostro recente passato ecclesiale. Parole più credibili perché invitano a denunciare il male guardando in primo luogo a quello che è presente proprio in seno alla stessa comunità ecclesiale.<br />
Non è affatto un caso che avvengano solo adesso fatti di inaudita gravità, che sembrano riportarci a trascorsi tenebrosi, e scene penose come quella che vede il nostro vescovo pubblicamente schiaffeggiato dal prete palermitano più notoriamente corrotto degli ultimi trent&#8217;anni.<br />
Vorrei consolarla, Eccellenza, anche se ne sono del tutto indegno, dicendole che stanno semplicemente colmando la loro misura. Mi riferisco, oltre alla persona che ha compiuto questo gesto, anche ad altre che lei ha in qualche modo allontanato ed altre ancora che rimangono tuttavia al loro posto. Sono mercenari, non pastori, che, nonostante l&#8217;avvicendarsi nella cattedra palermitana di tre cardinali, hanno sempre goduto il favore di chi invece avrebbe dovuto allontanarli. Sono gli stessi che, forse perché troppo occupati a progettare centri commerciali, hanno lasciato solo e senza aiuti P. Puglisi e quei pochi impegnati nei centri sociali, l&#8217;unico efficace strumento non repressivo che in questi anni la comunità civile e quella ecclesiale abbiano saputo inventare per combattere la mafia. Sono gli stessi che hanno spogliato parrocchie ed antiche chiese, depredato ed abbandonato al degrado il patrimonio culturale e spirituale della Chiesa, mentre decine di parroci di periferia venivano lasciati operare, per anni ed anni, senza strutture, senza oratori, senza canonica, senza neppure luoghi di culto degni di questo nome, in luoghi malsani, capannoni industriali, autorimesse&#8230;<br />
Quegli equilibri di potere che hanno impedito per anni lo sviluppo civile, economico, culturale e spirituale del Paese sono stati garantiti, nella nostra città da queste stesse persone scambiando consenso e privilegi. Ovunque, nella Chiesa di Palermo per venticinque anni è prevalso il calcolo economico sull&#8217;interesse pastorale ed il benessere spirituale della nostra gente.<br />
Ma certamente lei conosce tutte queste cose.<br />
Nell&#8217;esempio biblico del servo sofferente a causa degli empi l&#8217;uomo buono trova il proprio conforto.<br />
Desidero ringraziarla ancora una volta per la bontà, anzi la delicatezza, con la quale lei mi ha trattato nel breve periodo in cui le sono stato affidato come sacerdote e per il bene che lei ha già fatto a questa Chiesa.</p>
<p>Fraternamente suo</p>
<p>Palermo, 17 dicembre 1997</p>
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Posted in Chiare Lettere, Dialogo Chiesa-Mondo, Pedagogia, Teologia, Zibaldone Tagged: Cardinale De Giorgi, Cardinale Pappalardo, Cataldo Naro, celibato, Chiesa di Palermo, crisi vocazionale, Gabriele Perlini, Mons. Di Cristina, Padre Pino Puglisi, riduzione allo stato laicale, sacerdozio, Salvatore Privitera, Seminario dei chierici <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/215/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=215&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>C.Catherwood,Perchè il mondo combatte nel nome di Dio?</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 16:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maik07</dc:creator>
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di 
Michele Vilardo

 
 
Cristiani contro musulmani. Sunniti contro sciiti. Cattolici contro protestanti. Perché il mondo combatte nel nome di Dio? Le guerre religiose, e in particolare lo scontro fra civiltà, sono da sempre appartenute alla storia dell’uomo, come se nel genere umano fosse presente una tendenza innata a combattere e distruggere se stessi e gli altri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=794&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">di </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Michele Vilardo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/img-10.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-793" title="img-10" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/img-10.jpg?w=202&#038;h=300" alt="img-10" width="202" height="300" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Cristiani contro musulmani. Sunniti contro sciiti. Cattolici contro protestanti. Perché il mondo combatte nel nome di Dio? Le guerre religiose, e in particolare lo scontro fra civiltà, sono da sempre appartenute alla storia dell’uomo, come se nel genere umano fosse presente una tendenza innata a combattere e distruggere se stessi e gli altri in nome di una fede. Dalla prima jihad nel VII secolo, all’indomani della nascita della religione islamica, alle crociate cristiane del Medioevo; dalle guerre connesse alla Riforma protestante fino al terrorismo settario dei giorni nostri e alla risposta dell’antiterrorismo, Christopher Catherwood ricostruisce accuratamente la storia della guerra santa, la complessità e la molteplicità di aspetti di un argomento che ha diviso e continua a dividere l’opinione pubblica, Il risultato è un’analisi esaustiva del rapporto tra la violenza del passato e i conflitti contemporanei, che rivela lo sconvolgente legame tra guerra e religione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">C.Catherwoord,<em>Perchè il mondo combatte nel nome di Dio? Jihad,crociate,terrorismo:tredici secoli di guerre sante</em>. Newton Compton Editori,Roma 2008.</span></p>
Posted in Firmino (recensioni), Scuola, Teologia, Zibaldone Tagged: crociate, guerre di religione, Guerre sante, jihad, terrorismo <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/794/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=794&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Barak e l&#8217;ultimo muro</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 15:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/obama-kennedy.jpg"><img class="size-full wp-image-810 alignleft" title="obama-kennedy" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/obama-kennedy.jpg?w=260&#038;h=360" alt="obama-kennedy" width="260" height="360" /></a>Una vecchia enciclica di Papa Giovanni XXIII, la <em>Pacem in terris </em>(1963), scritta in piena guerra fredda, mentre il mondo si apriva alla speranza per gli slanci idealisti del neoeletto Presidente degli Stati Uniti e tremava per la crisi di Cuba, la più grave crisi politico-militare globale di tutto il dopoguerra, insegna che la pace universale non potrà mai essere realizzata tramite l&#8217;equilibrio del terrore, ma solo liberando il profondo desiderio di pace presente in ogni uomo in quanto creato da Dio. In un famoso passo della stessa enciclica il papa distingueva tra le ideologie e i movimenti storici che da esse scaturiscono. Egli, pur respingendo fermamente le premesse teoriche di ateismo di taluni di essi, invitava a cooperare con quei movimenti ovunque la coscienza cristiana non lo impedisse.<br />
La possibilità di riferire la <em>Pacem in Terris</em> al comunismo è del tutto evidente. Si può dire, ad esempio, che il male oscuro che portò al crollo dei regimi dell&#8217;Est non fu il comunismo ma piuttosto il loro ateismo. <span id="more-609"></span>Il comunismo infatti è un sistema economico come un altro, che potrebbe essere giudicato anche soltanto sulla base della sua efficienza (o non efficienza) nel produrre benessere sociale. Tuttavia la causa vera del suo crollo fu l&#8217;ateismo, che soffocò le energie naturali di interi popoli e, paradossalmente, dello spirito più autentico del comunismo stesso, reprimendone le aspirazioni ideali che pure nella sua storia erano elevate e possenti nel profondo desiderio di condivisione e solidarietà.<br />
Ricordo che il crollo del muro di Berlino, nel 1989, e la fine del socialismo reale furono salutati da molti come il trionfo del modello occidentale, soprattutto nella versione mercatista offertane negli anni &#8216;80 dalla politica economica di Reagan. In appassionati dibattiti con i miei giovani amici romani della parrocchia di Stella Matutina si andava invece sostenendo la tesi che, fatta salva la sacra libertà personale di coscienza di chi ritiene di doversi professare ateo, il crollo del muro di Berlino dimostrasse, piuttosto, che l&#8217;ateismo in se stesso è contrario ai veri interessi dell&#8217;umanità.</p>
<p>Il principio e la metodologia di separare i giudizi sulle ideologie da quelli sulle forme storiche che esse assumono nei processi di trasformazione delle società possono ricevere un&#8217;applicazione, paradossalmente rovesciata, anche al capitalismo e al liberismo. Gli stessi segni dei tempi che nella <em>Pacem in Terris</em> esprimono una profezia eziologica sul comunismo valgono, anche oggi, per l&#8217;ateismo pratico prodotto dalle cosiddette radici cristiane del mondo occidentale.<br />
Il Benedetto laico, appena elevato al soglio pontificio del paese più religioso e pragmatista del mondo, per uno scherzo della storia si trova a governare sulle macerie del crollo di Wall Street nell’occorrenza dell&#8217;ottantesimo anniversario della crisi del &#8216;29, nel sessantesimo della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nel quarantesimo dell&#8217;assassinio di Martin Luther King e nel ventesimo del crollo del muro di Berlino.<br />
Gli aspetti religiosi della personalità di Obama, della sua campagna elettorale e della sua stessa successione ad una politica presidenziale che amava ostentare un filo diretto con l’Altissimo sono stati spesso sottolineati, e non è il caso di ripetere qui questo tipo di analisi. Diciamo soltanto che vediamo il rischio che questa straordinaria concentrazione di simboli, condensati attorno alla figura di Obama, possa alimentare improprie aspettative salvifiche.<br />
Si è sentito spesso parlare, in questi giorni, di un cambiamento storico. Sul Muro degli Eroi, nella capitale statunitense, molta gente semplice, elettori di Obama, ma anche turisti stranieri, hanno lasciato delle invocazioni, quasi delle preghiere, rivolte al nuovo Presidente. Pare che nella chiesa natìa di Obama il giorno della sua elezione si sia letto il salmo dell’insediamento del Re messianico. Ecco dei segnali poco confortanti, dinnanzi ai quali è appena il caso di osservare che la nuova amministrazione non ha ancora neppure messo piede a Washington. Pregiudizi, in buona sostanza; positivi, certo, ma sostanzialmente della stessa pasta di quelli che preconizzano catastrofi al solo motivo del colore della pelle del nuovo presidente.<br />
Sarà piuttosto il caso di ricordare che Obama, al di là del suo colore, del suo idealismo, della sua spiccata religiosità sarà comunque il presidente dell’unica superpotenza mondiale. Sarà bene aspettarci da lui non imprese messianiche ma che egli subisca le pressioni di lobby e potentati economico-politici. Sarà opportuno augurarci non che egli governi paternalisticamente seguendo un’ispirazione religiosa, bensì nel rispetto delle regole democratiche e internazionali e dei diritti dell’uomo. Sarà più giusto chiedere che il nuovo presidente demistifichi la finanza, riempia di politica la democrazia, dissemini i diritti anche fuori del giardino dei <em>wasp</em>, ponga fine al sacrificio di milioni di esseri umani agli interessi egoistici, agli errori, alle scommesse irresponsabili di qualche gruppo di potere.<br />
Quando al giovane candidato alla Casa Bianca, John F. Kennedy, che sarebbe stato il più giovane Presidente degli Stati Uniti (altra analogia con Obama), e il primo cattolico, veniva chiesto se la sua appartenenza religiosa avrebbe potuto essere un ostacolo nella sua corsa elettorale, egli soleva rispondere che non c&#8217;è nulla nel cattolicesimo che impedisca di governare seguendo la Costituzione degli Stati Uniti. In linea con la sua dottrina più celebre, Kennedy riteneva che un credente, quand&#8217;anche fosse <em>the Mr. President</em>, non debba chiedersi cosa lo Stato possa fare per lui, ad esempio come lo Stato possa mettersi al servizio di un&#8217;ottica di fede, ma cosa il credente, come un qualsiasi altro cittadino, possa fare per lo Stato.<br />
Che Obama possa essere un Presidente, non diciamo abbastanza cristiano, ma abbastanza kennediano, è quanto di meglio si possa sperare.</p>
Posted in Antropologia, Cattolicesimo e politica, Dialogo Chiesa-Mondo, Diritti dell'uomo, Filosofia, Teologia, Zibaldone Tagged: Barak Obama, Comunismo, crisi del '29, crisi finanziaria globale, Crollo di Wall Street, Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, George W. Bush, Giovanni XXIII, John F. Kennedy, liberismo, Martin Luther King, muro di Berlino, Pacem in Terris, Ronald Reagan <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/609/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/609/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/609/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/609/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/609/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/609/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/609/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/609/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/609/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/609/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=609&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Chicche di Sicilia.</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 16:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Michele Vilardo


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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">di Michele Vilardo</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-755" title="1" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/1.jpg?w=468&#038;h=656" alt="1" width="468" height="656" /></a></p>
<p style="text-align:center;">
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/1/' title='1'><img width="106" height="150" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/1.jpg?w=106&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="" title="1" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/2/' title='2'><img width="150" height="105" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/2.jpg?w=150&#038;h=105" class="attachment-thumbnail" alt="" title="2" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/8/' title='8'><img width="107" height="150" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/8.jpg?w=107&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="" title="8" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/11a/' title='11a'><img width="150" height="106" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/11a.jpg?w=150&#038;h=106" class="attachment-thumbnail" alt="" title="11a" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/101/' title='101'><img width="150" height="106" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/101.jpg?w=150&#038;h=106" class="attachment-thumbnail" alt="" title="101" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/3/' title='3'><img width="150" height="107" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/3.jpg?w=150&#038;h=107" class="attachment-thumbnail" alt="" title="3" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/1a/' title='1a'><img width="150" height="105" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/1a.jpg?w=150&#038;h=105" class="attachment-thumbnail" alt="" title="1a" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/2a/' title='2a'><img width="106" height="150" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/2a.jpg?w=106&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="" title="2a" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/3a1/' title='3a1'><img width="150" height="105" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/3a1.jpg?w=150&#038;h=105" class="attachment-thumbnail" alt="" title="3a1" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/4/' title='4'><img width="150" height="108" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/4.jpg?w=150&#038;h=108" class="attachment-thumbnail" alt="" title="4" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/4a/' title='4a'><img width="150" height="104" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/4a.jpg?w=150&#038;h=104" class="attachment-thumbnail" alt="" title="4a" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/6a/' title='6a'><img width="150" height="107" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/6a.jpg?w=150&#038;h=107" class="attachment-thumbnail" alt="" title="6a" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/5a/' title='5a'><img width="107" height="150" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/5a.jpg?w=107&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="" title="5a" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/51/' title='51'><img width="106" height="150" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/51.jpg?w=106&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="" title="51" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/6/' title='6'><img width="150" height="105" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/6.jpg?w=150&#038;h=105" class="attachment-thumbnail" alt="" title="6" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/8a/' title='8a'><img width="107" height="150" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/8a.jpg?w=107&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="" title="8a" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/9a/' title='9a'><img width="150" height="106" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/9a.jpg?w=150&#038;h=106" class="attachment-thumbnail" alt="" title="9a" /></a>
<a href='http://terradinessuno.wordpress.com/2008/11/09/chicche-di-sicilia/attachment/11/' title='11'><img width="150" height="107" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/11/11.jpg?w=150&#038;h=107" class="attachment-thumbnail" alt="" title="11" /></a>
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</p>
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		<title>SCUOLA di PREGHIERA</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 16:51:44 +0000</pubDate>
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padre nostro aramaico.mp3


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<p style="text-align:right;"><a href="http://www.missionecristiana.it/israele/padrenostro/aramaico.mp3" target="_blank">padre nostro aramaico.mp3</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/trinita1.jpg"><img class="size-medium wp-image-530 alignleft" title="Rublev, Trinità" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/trinita1.jpg?w=224&#038;h=244" alt="" width="224" height="244" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/pater-aramaico.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-532" title="pater-aramaico" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/pater-aramaico.jpg?w=204&#038;h=243" alt="" width="204" height="243" /></a><a href="http://www.missionecristiana.it/israele/padrenostro/aramaico.mp3"></a></p>
<p><a href="http://www.missionecristiana.it/israele/padrenostro/aramaico.mp3"></a></p>
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		<title>Di cosa parliamo quando parliamo di scuola</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 13:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre si parla di tagli alla scuola può accadere pure che il contribuente paghi due volte la stessa ora di lezione. E&#8217; ciò cui ho assistito nelle scuole professionali e ciò che mi succede di dover vedere anche quest&#8217;anno, ora che insegno in un liceo: una certa associazione propone al Dirigente d&#8217;Istituto approfondimenti pomeridiani, diciamo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=720&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/lindisfarne-gospels-beginning-of-john-698.jpg"><img class="size-medium wp-image-722 alignleft" title="lindisfarne-gospels-beginning-of-john-698" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/lindisfarne-gospels-beginning-of-john-698.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a>Mentre si parla di tagli alla scuola può accadere pure che il contribuente paghi due volte la stessa ora di lezione. E&#8217; ciò cui ho assistito nelle scuole professionali e ciò che mi succede di dover vedere anche quest&#8217;anno, ora che insegno in un liceo: una certa associazione propone al Dirigente d&#8217;Istituto approfondimenti pomeridiani, diciamo, d&#8217;inglese, arte, informatica e psicologia. I corsi sono finanziati con fondi regionali, il preside accetta, il collegio dei docenti delibera, il progetto parte. La didattica degli insegnamenti curriculari, quella che si svolge nelle ore mattutine, ne risente, perché i ragazzi sono maggiormente impegnati e hanno minore disponibilità di tempo per lo studio personale. Finisce che, se possibile, studiano a casa ancor meno del solito. Ma, pensa il docente titolare della cattedra dell&#8217;insegnamento curriculare, il tempo sottratto allo studio personale è compensato da una maggiore ampiezza dell&#8217;offerta formativa. Fin qui tutto bene, dunque. Ma si sono fatti i conti senza l&#8217;oste, la classe, <span id="more-720"></span>che, vedendosi aumentare il carico di lavoro senza nulla in contraccambio e senza miglioramento delle condizioni di studio, comincia a disertare le ore pomeridiane, sempre più spesso, cominciando dai fuori sede, fino ad assentarsi in massa provocando l&#8217;interruzione dei corsi. A questo punto la frittata è fatta. «Io, preside» infatti «ho pagato e non voglio sentire ragioni». La via d&#8217;uscita per giustificare le spese sarà assurda e inevitabile: l&#8217;approfondimento prende il posto delle lezioni di cui dovrebbe essere approfondimento, nelle stesse ore di scuola al mattino, con buona pace di ogni buon senso didattico, sia pure elementare.<br />
Non è un esempio per dire la necessità di razionalizzare i fondi destinati alla scuola ma un fatto per dimostrare che la logica ultima che esige i tagli è la stessa che provoca gli sprechi.<br />
Quando, bambino, chiedevo al nonno perché dovessi andare a scuola, egli rispondeva: «Per imparare a leggere e scrivere». Si tratta, fuor d&#8217;ogni dubbio, di un&#8217;idea in forte anticipo sui tempi, alla luce del fatto che quarant&#8217;anni dopo si fanno campagne elettorali e politiche scolastiche promettendo «Internet e inglese», cioè più o meno la stessa cosa di imparare a leggere e scrivere.<br />
Ma, «Io so già leggere e scrivere!», rispondeva il bambino al nonno.<br />
I tagli al sistema scolastico sarebbero perfettamente giustificati nell&#8217;ottica di mio nonno. I soldi spesi per la scuola sono certamente troppi se la scuola è davvero solo imparare a leggere, scrivere e far di conto. Ma l&#8217;età di mio nonno andava col secolo ed era operaio, non ministro dell&#8217;istruzione, aveva idee di destra, senza aver mai avuto tessere; era una persona intelligente, gli si può perdonare di non avere avuto idee particolarmente illuminate sulla scuola. Sono certo tuttavia che anche lui realizzerebbe oggi che imparare a leggere e scrivere, agli inizi del XXI secolo, non può essere la stessa cosa degli inizi del XX.</p>
<p>La nostra scuola è vecchia e costosa. Tanto più è vecchia quanto più è costosa. Qual è la causa di questo paradosso? Chi è ai vertici della piramide decisionale del sistema scolastico nazionale non ha una chiara idea di cosa sia la scuola, o meglio ne ha una, aziendalista, che non risponde a nessuna antropologia, ma solo alla logica della partita doppia.<br />
Nel De Magistro (Il Maestro), scritto nel 389, un dialogo sulle condizioni di possibilità del linguaggio e dell&#8217;insegnamento (G. Madec), Agostino di Ippona respinge la tradizionale teoria denotativa del linguaggio per proporne una nuova e rivoluzionaria, di tipo &#8220;profetico&#8221;, del linguaggio come allusione ed evocazione.<br />
Leggiamone il folgorante esordio:</p>
<p>«AGOSTINO: Secondo te, che cosa vogliamo ottenere parlando?<br />
ADEODATO: Per quel che ora mi viene in mente, insegnare o imparare.<br />
AG.: Sono d&#8217;accordo su uno dei due e mi appare evidente, perché è chiaro che parlando intendiamo insegnare; ma imparare, come?<br />
AD.: E come credi se non interrogando?<br />
AG.: Ma, anche in questo caso vedo solo che intendiamo insegnare. Perché tu, ti domando, interroghi per un altro motivo, che non sia insegnare a colui che interroghi?<br />
AD.: Dici il vero.<br />
AG.: Vedi dunque che con il linguaggio non desideriamo altro che insegnare»</p>
<p>A scuola, dunque, tutti insegnano a tutti. Insegnare è qualcosa di intimamente connaturato ad ogni essere umano in quanto essere linguistico.<br />
Nel cap. 10 Agostino porta all&#8217;estremo le conseguenze di questa premessa. Il parlare e l&#8217;insegnare non sono mai attività strumentali né estrinseche l&#8217;una all&#8217;altra ma interdipendenti ed intimamente connesse al dinamismo profondo della crescita personale. Al punto che per Agostino vi è in ciascuno un maestro interiore che s&#8217;identifica con la parola (verbum), grazie alla quale la persona si costituisce interiormente e dialogicamente nella verità.<br />
L&#8217;idea di Agostino sarebbe dunque che s&#8217;impara a parlare per far scuola, s&#8217;impara a far di conto per far scuola, s&#8217;imparano inglese e informatica per far scuola (e non viceversa).<br />
Ma il Ministro dell&#8217;Istruzione non è Agostino d&#8217;Ippona. Con buona pace d&#8217;ogni buon senso didattico e con buona pace, pure, del contribuente.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/10/19/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-scuola/#comment-2753">L&#8217;ipotesi di Calamandrei</a></p>
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		<title>Parole cristiane sulla città</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/10/13/parole-cristiane-sulla-citta/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 09:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Sua Eccellenza Reverendissima Sig. Paolo Romeo,
Arcivescovo di Palermo
Anzitutto le porgo i ringraziamenti, a nome dei senzatetto rifugiati presso la sua Cattedra, con i quali ho parlato alcuni giorni or sono, per aver imposto al recalcitrante parroco Mons. Gino Lo Galbo, (che già due anni fa, in una situazione analoga, aveva dalla chiesa madre sfrattato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=656&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_630" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/cattedrale-di-palermo.jpg"><img class="size-medium wp-image-630" title="cattedrale-di-palermo" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/cattedrale-di-palermo.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La Cattedrale di Palermo. Foto G. Tre Re</p></div>
<p style="text-align:right;">A Sua Eccellenza Reverendissima Sig. Paolo Romeo,<br />
Arcivescovo di Palermo</p>
<p>Anzitutto le porgo i ringraziamenti, a nome dei senzatetto rifugiati presso la sua Cattedra, con i quali ho parlato alcuni giorni or sono, per aver imposto al recalcitrante parroco Mons. Gino Lo Galbo, (che già due anni fa, in una situazione analoga, aveva dalla chiesa madre sfrattato gli sfrattati) di mettere loro a disposizione quel poco di conforto che la struttura può offrire: gabinetti, acqua corrente, un tetto sulla testa per la notte, visibilità del loro problema davanti a tutta la città. La ringrazio anche perché mi risulta che lei si è opposto all&#8217;intervento dei Vigili del Fuoco e del personale del Comune e della Prefettura per lo sgombero forzato delle persone che hanno esercitato una sorta di loro antico diritto di asilo nella sua Cattedrale.<br />
Le scrivo perché il caso o, piuttosto, la somma di enormi colpevoli negligenze, ha voluto che in questi giorni nella nostra città di Palermo venissero al pettine alcuni formidabili nodi. <span id="more-656"></span>Oltre che alle famiglie dei pacifici occupanti della Cattedrale (i quali, mentre scrivo, si apprestano a trascorrere l&#8217;ottava notte di fila sdraiati sui banchi a fare compagnia alle tombe di Federico II, Costanza d&#8217;Altavilla e degli Imperatori normanni) mi riferisco alle devastazioni del rione Albergheria che hanno fatto seguito ai funerali dei due giovani, Giuseppe e Pasquale, rimasti uccisi pochi giorni fa in un incidente stradale mentre cercavano di fuggire da un inseguimento della polizia, imboccando contro mano la Circonvallazione.<br />
Parlando di queste emergenze cittadine, il sociologo e gesuita palermitano padre Gianni Notari ha detto recentemente in un&#8217;intervista televisiva che tra le cause vi sono «i troppi silenzi di chi governa la città». Eccellenza, perdoni, ma io credo che questa sarebbe una risposta tutto sommato accettabile da qualunque parte provenisse, tranne che da un prete. Il credente non può omettere che anche l&#8217;annoso, inspiegabile silenzio di chi governa questa Chiesa deve prendersi la sua parte di colpe. E per silenzio della Chiesa dico qui il silenzio di parole cristiane. A furia di parlare per categorie sociologiche o per categorie dello Spirito, noi cattolici ci troviamo oggi a non avere davvero più nulla di serio da dire. Ma soprattutto di non avere nessuno a cui dirlo. Nessuno sa più fare neppure un&#8217;omelia decente con le parole degli antichi linguaggi nostri, che nessun&#8217;altro conosce, per parlare non banalmente del dolore, della morte, della vita eterna, del perdono. E il nostro tradizionale interlocutore, mentre noi parliamo alle classi dirigenti, passa dalle processioni patronali al più degradante sfascio materiale e morale.</p>
<p>&#8220;Ogni maestro ridiventato alunno non perde una virgola di ciò che sa, e trae dal suo bagaglio e l&#8217;antico e il nuovo&#8221;. Esca dal Palazzo, Eccellenza, e dal silenzio; si ponga in ascolto degli antichi problemi della città, ed anche dei nuovi, se ne faccia alunno, ma parli anche, con le parole nostre antiche, che sono anch&#8217;esse sempre nuove.<br />
Certo, qualcuno parlerà di sopravvivenza di una visione paternalistica, in fondo clericale, di anacronistica funzione di supplenza, di linee che assecondano l&#8217;inerzia dello Stato e via così sofisticheggiando. Io mi domando se non vengano prima di tutto le esigenze della carità. Come quando il ministro Urbani, andava in solluchero, per rimanere in tema di senzatetto, per i catoi di via Resuttana, invece di considerare la sofferenza di chi ci viveva dentro, scambiando così tuguri malsani per preziose testimonianze del passato, il punto è che i linguaggi secolari offrono alla nostra osservazione sempre e solo un punto di vista sulla città, il proprio.<br />
Io credo che l&#8217;amore di carità, l&#8217;amore fraterno non valgano di per sé come soluzioni politiche, ma aiutino a vedere le cose da un nuovo punto di vista e dunque a ristrutturare cognitivamente i problemi. La carità rende <em>pensabili </em>certe soluzioni e fa considerare certi prezzi non così alti da pagare, per amore del bene della giustizia, delle persone.</p>
<p>Se non l&#8217;ha già fatto, Eccellenza, parli al più presto personalmente con questi cristiani, prima che non lo siano più, parli con le famiglie di Giuseppe e Pasquale.<br />
Non risolverà nessun problema materiale, ma&#8230; &#8220;non di solo pane&#8230;&#8221;: servirà, certo, all&#8217;anima di questa città.</p>
<p>Devotamente suo<br />
Giampiero Tre Re</p>
<p>N.B.  L&#8217;occupazione della Cattedrale di Palermo da parte delle famiglie senzatetto è terminata Sabato 11 ottobre, intorno a mezzogiorno.</p>
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		<title>Tutti casa e chiesa</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 17:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentile Dott. Piero Cascio, cronista del Giornale di Sicilia
Stamane ho letto il suo articolo dal lapidario titolo &#8220;Estremismo pericoloso&#8221;, pubblicato il 6 ottobre 2008 sulle colonne di quel Tempio della Libertà di Stampa e di Pensiero, che è il Giornale di Sicilia. In quell&#8217;articolo lei denuncia coraggiosamente l&#8217;«eclatante atto dimostrativo» dell&#8217;occupazione della Cattedrale di Palermo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=622&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_631" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/cattedrale-occupazione-08.jpg"><img class="size-medium wp-image-631" title="cattedrale-occupazione-08" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/cattedrale-occupazione-08.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Il portico sud della Cattedrale di Palermo occupata da un gruppo di senzatetto. 6.10.2008. Foto G. Tre Re." width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il portico sud della Cattedrale di Palermo occupata da un gruppo di senzatetto. 6.10.2008. Foto G. Tre Re.</p></div>
<p>Gentile Dott. Piero Cascio, cronista del Giornale di Sicilia</p>
<p>Stamane ho letto il suo articolo dal lapidario titolo &#8220;Estremismo pericoloso&#8221;, pubblicato il 6 ottobre 2008 sulle colonne di quel Tempio della Libertà di Stampa e di Pensiero, che è il Giornale di Sicilia. In quell&#8217;articolo lei denuncia coraggiosamente l&#8217;«eclatante atto dimostrativo» dell&#8217;occupazione della Cattedrale di Palermo da parte di sfollati, colpevoli di avere «rifiutato l&#8217;offerta» del sindaco Diego Cammarata, di un «ricovero presso la missione di Biagio Conte», l&#8217;istituzione caritativa che accoglie gli homeless palermitani (anche se Biagio Conte manda a dire che da lui non s&#8217;è fatto sentire nessuno e comunque non ha posto).<span id="more-622"></span></p>
<p>Gente, insomma, questi manifestanti, che non si accontenta di «quel che passa il convento» (cioè l&#8217;elemosina) ma che osa chiedere niente poco di meno che «la casa, solo quella» (cioè un diritto). La loro temerarietà si spinge sino a pretendere, lei dice, «Una casa sicura, comoda, pagata coi soldi pubblici» (cioè una <em>vera</em> casa!). Ad ogni modo, incuriosito da queste sue alate parole mi sono recato in Cattedrale a sincerarmi di persona. Infatti, tra il via vai dei turisti, nel portico sud ho trovato ben diciassette invasori a oziare sotto un bel sole d&#8217;ottobre. Anch&#8217;io, come lei, sprezzante del pericolo, mi sono soffermato a chiacchierare con un gruppo di questi pericolosi estremisti: un anziano invalido, quattro donne tra i diciotto e i sessantaquattro anni, due uomini disoccupati, due ragazzi e un neonato. Ho potuto così raccogliere una serie di dichiarazioni eversive, la prima delle quali è che per manifestare hanno scelto la Cattedrale «perché non sanno dove altro andare e la Chiesa è nostra, ed è la casa di tutti». Inoltre ho potuto rendermi conto che avevano persino letto il suo articolo giacché rispondevano punto per punto ai suoi argomenti. Mi hanno raccontato che erano già stati sgomberati dalle abitazioni popolari occupate abusivamente, e poi beneficiari dell&#8217;assegno casa, (con la contropartita burocratica dell&#8217;estromissione dalle graduatorie di assegnazione degli alloggi popolari), ospiti per dieci mesi in alberghi e locande, come l&#8217;&#8221;Italia&#8221; o la &#8220;Sicilia&#8221; (nomi che, date le circostanze, mi parvero involontariamente comici). Ogni volta comunque per brevi periodi, anche solo pochi giorni, poi invariabilmente il Comune finiva i soldi. Mi hanno detto della proposta avanzata dal comune di occupare i container di via Messina Montagne (sì, proprio quelli, gli stessi del terremoto del Belice, forse per celebrare degnamente il loro quarantesimo anno d&#8217;utilizzo). Mi hanno raccontato dell&#8217;occupazione precedente della Cattedrale, quella finita con il parroco della Cattedrale, Mons. Gino Lo Galbo, che punta i piedi ché rivuole la sua chiesa e con la consegna di cinque case e la promessa da parte del sindaco Cammarata di provvedere presto per altre trecento famiglie&#8230; e invece siamo di nuovo qui. E dei mobili e delle suppellettili, finiti nell&#8217;ex macello, alla mercé dei vandali e dei ladri, e provi lei, ma coi suoi figli piccoli, a dormire una sola notte, con tutto il rispetto, alla missione di Biagio Conte e invece il silenzio che c&#8217;è qui la notte e come dormono bene i bambini dentro la grande Chiesa&#8230;</p>
<p>Insomma parlare con questi cittadini è stato per me un vero esercizio di liberazione dall&#8217;occupazione del pensiero e dall&#8217;abusivismo intellettuale da parte di pennivendoli come lei, caro Piero Cascio. Andavo rendendomi conto, a poco a poco, che di pericolante lì c&#8217;erano solo le sue argomentazioni e di estremo solo la sua ignoranza dei diritti sociali.<br />
Ma quella per cui il suo articolo meriterebbe il premio Pulitzer è certamente la chiusa, in cui lei si erge, avendone certamente ben donde, a difensore civico dei valori morali, e persino religiosi, dei palermitani. Val la pena citarla per esteso:</p>
<p>«Altro che assistenza morale e politica. Qui c’è una sfida all’ordine pubblico e chi vi dà paternità politica si assume una grande responsabilità. Una città non può tollerare il sequestro del suo Duomo. Per ragioni civili, morali, economiche. Per rispetto dei fedeli. E della legge&#8230;»</p>
<p>Bene, bravo. Però forse lei non è troppo esperto di cose di religione e si è confuso. Gesù cacciò i mercanti che bivaccavano nel Tempio, non i fedeli.<br />
So che cercano, caro Cascio, un primo trombone al teatro Massimo, che tanto sta a cuore al committente che ha comprato i servigi della sua preziosa Montblanc. Si presenti, portandosi dietro il suo articolo: la prenderanno subito&#8230;</p>
<p>Distinti saluti</p>
<p>Giampiero Tre Re</p>
Posted in Antropologia, Chiare Lettere, Cronache palermitane, Diritti dell'uomo, Zibaldone Tagged: Biagio Conte, Cattedrale di Palermo occupata da senzatetto, Diego Cammarata, Mons. Gino Lo Galbo, Piero Cascio <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/622/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/622/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/622/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/622/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/622/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/622/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/622/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/622/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/622/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/622/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=622&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il boss agnostico. Dio, Patria e Famiglia in Matteo Messina Denaro</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 15:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa e mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo qui di seguito due stralci tratti dalle lettere, venute in possesso degli inquirenti, del boss della mafia trapanese, il latitante Matteo Messina Denaro, indirizzate, sotto lo pseudonimo di &#8220;Alessio&#8221;, a &#8220;Svetonio&#8221;, nome in codice di un personaggio non identificato.
Di queste lettere colpisce soprattutto l&#8217;immagine della religiosità del boss. Il vocabolario religioso è piuttosto convenzionale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=595&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_600" class="wp-caption alignright" style="width: 270px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/messina-denaro-rielaborazione.jpg"><img class="size-full wp-image-600" title="Matteo Messina Denaro" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/10/messina-denaro-rielaborazione.jpg?w=260&#038;h=320" alt="Il capomafia latitante Matteo Messina Denaro in una rielaborazione di Giampiero Tre Re" width="260" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Il capomafia latitante Matteo Messina Denaro in una rielaborazione di Giampiero Tre Re</p></div>
<p>Pubblichiamo qui di seguito due stralci tratti dalle <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/matteo-messina-denaro-lettere-a-svetonio/">lettere, venute in possesso degli inquirenti, del boss della mafia trapanese, il latitante Matteo Messina Denaro</a>, indirizzate, sotto lo pseudonimo di &#8220;Alessio&#8221;, a &#8220;Svetonio&#8221;, nome in codice di un personaggio non identificato.<br />
Di queste lettere colpisce soprattutto l&#8217;immagine della religiosità del boss. Il vocabolario religioso è piuttosto convenzionale e moralistico. Troviamo l&#8217;appello alla coscienza e alla responsabilità personale insieme a valori più presenti nello stereotipo del mafioso: l&#8217;onore, l&#8217;amicizia, la responsabilità, la rispettabilità. Emerge anche un ambiente relazionale, familiare e sociale, in cui è ancora assai importante l&#8217;ideologia religiosa. La mamma, la figlioletta, il prete, i legami affettivi con l&#8217;amico sono letti spesso in una cornice di sacralità naturale. La religiosità è chiaramente per lui ancora un valore e l&#8217;importanza del suo ruolo sociale appare ancora ovvia: essa detta un contegno ed è tuttora in grado di regolare le relazioni interpersonali, almeno formalmente e limitatamente a certe circostanze.<br />
Ma questa religiosità tradizionale, legata come un tutt&#8217;uno agli affetti familiari e infantili, è soggetta a sviluppi sotto l&#8217;influsso di profonde riflessioni sull&#8217;esperienza morale personale ed altrui.<span id="more-595"></span></p>
<p>Messina Denaro rappresenta dunque un&#8217;evoluzione nella cultura religiosa di Cosa Nostra, perché sembra rivendicare legittimità all&#8217;autonomia, fino alla spregiudicatezza, dei percorsi individuali di organizzazione dei propri valori, in campo religioso, etico ed anche politico. Sebbene si dichiari sereno nell&#8217;aver abbandonato la fede, che rimane in lui come una sorta di struggente nostalgia infantile, il boss rileva con una certa soddisfazione il fatto che il suo mentore ha conservato &#8220;nonostante tutto&#8221; la sua religiosità.<br />
Questa stessa idea rassicurante e consolatoria della religione soggiace anche ai discorsi di Messina Denaro sulla morte. Egli dichiara di non averne paura, perché, personalmente, &#8220;non ama la vita&#8221;: a chi non teme la morte, è il suo ragionamento, non occorre neppure religione. Egli sembra aver chiaro, per conto proprio, che l&#8217;esito del percorso religioso personale non è affatto scontato per un uomo d&#8217;onore e sembra personalmente propendere, addirittura con rammarico, per l&#8217;incompatibilità tra religione e scelte che egli è costretto a fare.<br />
D&#8217;altro canto, in Messina Denaro la netta separazione tra la vita interiore e la quotidianità è evidente, al punto che essa trova uno specchio persino nella struttura di alcune sue lettere, in cui si passa spesso, bruscamente, da questioni concernenti la &#8220;vita interiore&#8221; alle &#8220;miserie di tutti i giorni&#8221;, gli affari. Che poi proprio questi ultimi rappresentino la parte più importante cui il boss dedica la sua attenzione e il suo tempo risulta chiaro dal fatto che la preoccupazione cui sembrano rispondere queste confidenze &#8220;religiose&#8221; è, in fondo, utilitaristica. Si tratta di confortare il proprio interlocutore circa la propria inalterata affidabilità. Ciò avviene principalmente attraverso uno sforzo empatico, l&#8217;implicita affermazione d&#8217;essere, per dir così, della stessa pasta, di dialogare tra capi allo stesso livello di autorevolezza e levatura morale, nonostante le scelte esistenziali del più giovane boss possano apparire incompatibili con i valori tradizionali del gruppo e dunque probabilmente disapprovate dal più anziano.<br />
Vi è poi una seconda frattura, tra morale e politica, dovuta alla concezione fortemente individualistica della moralità in Messina Denaro. In questo campo egli è trasgressivo solo in apparenza. Ama spiazzare il proprio interlocutore manifestando ammirazione per personaggi di sinistra (Bettino Craxi, Jorge Amado, Tony Negri) ed emette sentenze trancianti sulle politiche moderate, che negli anni &#8216;90, per effetto dell&#8217;azione di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e dell&#8217;inchiesta &#8220;Mani Pulite&#8221;, lentamente tagliano i ponti con il suo mondo. &#8220;Un golpe bianco tinto di rosso attuato da alcuni magistrati&#8221;  Messina Denaro chiama questo processo della politica italiana. Ma poi spende retoricamente la mitologia gattopardesca della misconosciuta superiorità culturale della Sicilia, manifestando il solito risentimento contro la secolare oppressione &#8220;straniera&#8221; di cui lo Stato Italiano sarebbe solo la versione più recente. Ed è in fondo questo il giudizio, piuttosto scontato nel comune sentire popolare siciliano, che guida il suo atteggiamento e le sue analisi sulle cose politiche e sulla sua vita di personaggio pubblico.</p>
<p>Uno degli aspetti più interessanti delle problematiche religiose sollevate in queste lettere, è che &#8220;Alessio&#8221; accetta che nel suo interlocutore possano convivere, in maniera assai meno conflittuale di quanto egli vede accadere dentro se stesso, stili di vita per lui incompatibili. Nella lettera del 22 maggio 2005 sembra riconoscere, con una meraviglia assai controllata ma chiaramente percepibile, questo stesso compromesso nella condotta di un prete.<br />
Insomma, in Alessio non si scorge nessun dinamismo della fede, ma ciò può lasciare relativamente indifferenti, atteso il fatto che egli stesso riconosce di aver smarrito la fede. Ciò che davvero sconcerta è che questo dinamismo interiore sembra totalmente assente anche in chi dà a intendere d&#8217;essere ancora un uomo di fede e ancor di più in chi s&#8217;illude che le proprie funzioni ecclesiastiche possano assicurargli un certo ascendente sul boss.<br />
Beninteso, occorre tener presente che la descrizione di fatti e personaggi è condotta dal punto vista strettamente soggettivo del capomafia. Possiamo benissimo trovarci di fronte ad una semplice proiezione di stati d&#8217;animo di Messina Denaro; tuttavia tra le notizie che riceviamo da lui c&#8217;è il fatto che questa figura di ecclesiastico non solo è assidua di ambienti mafiosi, ma che questa contiguità si verifica in piena coscienza. Ciò che manca, per esempio nell&#8217;incredibile proposta del sacerdote a Messina Denaro, di impartirgli una &#8220;benedizione&#8221;, è proprio la necessità di fuoriuscire dalla visione rituale di una religiosità rasserenante e conciliante, per ristabilire nella capacità di provocare un cambio nel giudizio etico e nella prassi personale il criterio di misura dell&#8217;onestà della fede. Difficilmente, così, la presenza stessa del religioso in certi sodalizi potrà evitare di divenire un rinforzo della falsa consapevolezza di fede dei mafiosi che egli frequenta. Tra le righe del discorso di Alessio si coglie infatti la convinzione di un&#8217;assenza di sostanziali differenze tra il pragmatismo (meglio sarebbe dire il cinismo) cui lo ha condotto la perdita della fede infantile e quello di Svetonio o del prete, che invece l&#8217;hanno conservata. Anzi, al di là, delle forme ossequiose, si avverte chiaramente nelle parole di Alessio-Messina Denaro la coscienza di una superiorità morale:  il suo cinismo, a differenza di quello altrui, ha almeno il pregio della sincerità.<br />
Così la religiosità del ras, anche quella osservata in altri e interpretata da altri, che pure pervade questi scritti, rimane piuttosto naturalistica: esteriorità, occasionalità, contingenza, non radicalità, non esclusività, senza nessun primato nella scala di valori e nella vita interiore; queste le sue caratteristiche. In poche parole, qualcosa di assai distante da quella indicata nei vangeli come ideale di perfezione e di santità.</p>
<p>«1-2-2005</p>
<p>Carissimo mio,</p>
<p>spero tanto di trovarla bene assieme ai suoi cari. La ringrazio infinitamente del suo abbraccio paterno, della sua amicizia e della sua affettuosità e, mi creda, non ho mai avuto alcuno dubbio su ciò; la lontananza può mortificare la quotidianità del vivere ma mai può offuscare i sentimenti anzi li rafforza quando sono onesti e sinceri come i nostri. Non ho parole per ringraziarla degli elogi a quel faro ed alla mia persona, ne sono lusingato ed onorato perché provengono da lei. Veda, io non parlo mai con alcuno di quel faro, me lo sono ripromesso e sino ad oggi mantenuto, non è superbia la mia, soltanto che di lui si parlò così tanto mentre era in vita che oggi preferisco che riposi in pace, almeno da parte mia, mi restano i mici ricordi e quelli fortunatamente non me li può togliere alcuno; sento ora la necessità di mettere un po&#8217; da parte ciò che mi ero ripromesso per sprecare due parole: veda che lo ha voluto veramente tanto bene e lo stimavo tantissimo, provò tanto dolore e dispiacere per le sue vicissitudini e non ci trovò mai un senso in tutto ciò, si chiese sempre perché proprio lei, non si seppe mai dare una risposta; mi creda da figlio tutto ciò è sola verità. Discorso chiuso.<br />
Ho notato con piacere per lei che nonostante il suo vissuto è riuscito a mantenere il suo credo e la sua fede, io non ci sono riuscito. La mia mamma è una credente e nella fede ha cresciuto i propri figli, ad un tratto non so come e non so quando mi sono reso conto con grande rammarico che con me aveva sprecato il suo tempo, non avevo più la mia fede e non credevo più in niente, per me Dio non c&#8217;cra più o quantomeno non gli andava di guardare giù quando si trattava di me; non avendo fede non c&#8217;è più speranza ed infatti oggi vivo per come il fato mi ha destinato, mi preoccupo soltanto di essere un uomo corretto, ho fatto della correttezza la mia filosofia di vita e spero di morire da uomo giusto, tutto il resto non ha più valore. Non pensi che io dica ciò con arroganza, non è così, se mi vedesse noterebbe solo umiltà in questo mio dire, non c&#8217;è neanche cattiveria e astio verso qualcuno nelle mie parole; veda, io ho conosciuto la disperazione pura e sono stato solo, ho conosciuto l&#8217;inferno e sono stato solo, sono caduto tantissime volte e da solo mi sono rialzato; ho conosciuto l&#8217;ingratitudinc pura da parte di tutti e di chiunque e sono stato solo, ho conosciuto il gusto della polvere e nella solitudine me ne sono nutrito; può un uomo che ha subito tutto ciò in silenzio avere ancora fede? Credo di no. Oggi aspetto che il mio destino si compia seguendo questo pensiero: &#8220;Ho visto ciò che la vita mi ha dato e non ho   avuto paura e non ho girato lo sguardo di là e non ho perdonato ciò che non si può perdonare&#8221;.<br />
Mi scuso con lei per questo mio dire; il mio non è stato uno sfogo ho soltanto parlato a cuore aperto con un uomo che voglio bene, che stimo e che ho l&#8217;onore di essergli amico. Veda che per carattere non parlo mai con alcuno dei miei pensieri intimi, lo facevo soltanto con un uomo ed oggi l&#8217;ho fatto con lei. Se l&#8217;ho infastidito od annoiato me ne scuso sinceramente, io da parte mia la ringrazio perché parlando con lei mi sono accorto di essere me stesso. Facendola partecipe di ciò che io sento senza alcuna inibizione di sorta. Perché io non parlo mai con alcuno dei miei sentimenti e non soltanto per timore dei greci e dei loro doni, ma principalmente per un mio modo di vedere la vita, non faccio mai nessuno partecipe di ciò che io provo nel mio interiore. Grazie per avermi fatto compagnia in una giornata così uggiosa non soltanto per le condizioni atmosferiche.<br />
Passo alle miserie di tutti i giorni. Lei mi chiede una mia analisi su delle argomentazioni che mi ha fatto e che peraltro io già conoscevo perché me le aveva anticipate lo zio di suo cugino ed anche lui mi chiese cosa io ne pensassi; con lui fui più conciso e semplice, invece con lei articolerò il mio pensiero in maniera più ampia. Tengo aprioristicamente a precisare che il mio dire sarà basato esclusivamente sui fatti e non sulla sua persona, perché per me è un assioma che lei farà sempre tutto ciò che potrà nel limite umano affinchè la nostra causa possa avere una svolta, so che darebbe la vita per ristabilire la verità delle cose, su ciò non ci piove e sempre grande stima alla sua persona da parte mia. Detto ciò analizzo i fatti a modo mio s&#8217;intende e per modo mio includo tinello la mia ignoranza su certe tematiche. Jorge Amado diceva che non c&#8217;è cosa più infima della giustizia quando va a braccetto con la politica ed io sono d&#8217;accordissimo con lui. In Italia da circa 15 anni c&#8217;è stato un golpe bianco tinto di rosso attuato da alcuni magistrati con pezzi della politica ed ancora oggi si vive su quest&#8217;onda. Oramai non c&#8217;è più un politico di razza; l&#8217;unico a mia memoria fu Craxi ed abbiamo visto la fine che gli hanno fatto fare. Oggi per essere un buon politico basta che faccia antimafia, più urla e più strada fa ed i politici più abietti sono proprio quelli siciliani che hanno sempre venduto questa nostra terra al potente di turno. Troppo semplicistico per lo stato italiano relegare il fenomeno Sicilia come un&#8217;orda di delinquenti ed una masnada di criminali, non è così, abbiamo più storia noi che questo stato italiano. Se io fossi nato due secoli fa, con lo stesso vissuto di oggi già gli avrei fatto una rivoluzione a questo stato italiano e l&#8217;avrei anche vinta: oggi il benessere, il progresso e la globalizzazione fanno andare il mondo in modo diverso ed i miei metodi risultano arcaici, quindi resto soltanto un illuso idealista ed entrambi sappiamo che fitie fanno gli idealisti. Quando uno Stato ricorre alle più infime torture per vendetta ed ancor più per portare alla delazione gli esseri più deboli mi dica che Stato è. Uno Stato che fonda la propria giustizia sulla delazione mi dica che Stato è, di certo le delazioni avranno fatto fare carriera a certi singoli ma come istituzione lo Stato ha fallito. Hanno praticato e praticano ancora oggi la tortura nelle carceri, facciano pure, non contesto loro ciò, hanno istituito il 41 bis, facciano pure e che mettano anche 1&#8242;82 quater, tanto ci saranno sempre uomini che non svenderanno la propria dignità (incoi&#8217;npn&#8217;Hsibiìe) da noi, che la smettano di ammantarsi di perbenismo e di alto grado di civiltà, non ha nulla di paese civile questo sino a quando certe verità non verranno a galla. Solo la storia la scrive chi vince e loro hanno vinto.<br />
C&#8217;è una differenza sostanziale tra lei e me, lei è stato una vittima della giustizia italiana, invece io sono un nemico della giustizia italiana che è marcia e corrotta dalle fondamenta. Lo dice Tony Negri ciò ed io la penso come lui; solo che la differenza sostanziale che c&#8217;è tra noi due non cambia i suoi effetti, perché ingiustizie ha subito lei ed ingiustizie subisco io senza alcuna differenza tra noi due.<br />
In merito alle sue argomentazioni io penso che non si arriverà mai a niente, non per mancanza di una volontà, lo so che lei farà l&#8217;impossibile per arrivare a ciò che mi ha detto, solo che in politica non si fa niente per niente e noi oggi non abbiamo più un potere contrattuale, non abbiamo più nulla da offrire, siamo solo un fardello; chi vuole che si vada a sporcare la bocca per la nostra causa o per tipi come me che vengono considerati ormai carne da macello? C&#8217;è solo di prendere atto della sconfitta restando nella propria dignità, un uomo si vede da ciò, soprattutto da ciò, perché la sconfitta torcia noi uomini e non la vittoria. Chiudo così: &#8220;Ce l&#8217;abbiamo fatta con l&#8217;alluvione e la pestilenza; con la legge non s&#8217;è potuto, no: abbiamo perso&#8221; [...]»<br />
«22-V-2005</p>
<p>Carissimo mio,</p>
<p>con gioia ho ricevuto sue notizie e con altrettanta gioia mi accingo a parlare, sperando, prima di ogni cosa, di trovarla in ottima salute assieme a tutti i suoi cari, così coinè le posso dire di me.<br />
La ringrazio di cuore di tutto ciò che mi ha detto e credo di non avere parole adatte ad esprimerle la mia gratitudine; vorrei, però, sommessamente e con molta umiltà riuscire a farle comprendere ciò che io provo interiormente.<br />
Veda, in me in passato non c&#8217;è stato niente di predisposto verso il soprannaturale e il supremo, tutto è accaduto aldilà delle mie volontà, io ho solo subito le sensazioni dettatemi dal mio ego, ci fu un tempo in cui io avevo fede, l&#8217;avevo in modo naturale senza imposizioni di sorta, poi ad un tratto mi resi conto che qualcosa dentro di me si era rotta, mi resi conto di avere smarrito la mia fede, ma non me l&#8217;ero imposto io ciò, è stata del tutto naturale la mia metamorfosi, vero è però che non ho fatto mai nulla per ritrovarla, mi sono accorto che in fondo ci vivo bene anche così, mi sono convinto che dopo la vita c&#8217;è il nulla e sto vivendo per come il fato mi ha destinato, preoccupandomi soltanto di conservare integra la mia dignità e quella della mia famiglia per poterla un giorno riconsegnare integra per come mi è stata affidata alla memoria di chi me l&#8217;ha donata, cioè mio padre. Mi creda, sono un uomo interiormente sereno ed in pace con me stesso. Le racconto un aneddoto che mi è accaduto anni fa&#8217;, il mio dire comunque è fine a se stesso, mi sono solo ricordato per ciò che mi ha detto Lei. Dunque, mi trovavo ad un appuntamento con amici e ci trovai anche un uomo in abito talare che io conobbi in quella occasione, lui penso mi conoscesse per la mia nomea; sul finire della giornata lui mi chiamò in disparte, l&#8217;avevo notato che era tutto il giorno che mi girava in tondo ma avevo fatto fìnta di niente, credo che l&#8217;attraessi perché ero stato l&#8217;unico tutto il giorno a non avergli chiesto alcunché, per la mia riservatezza ed anche per la mia giovane età. Lui esordì dicendomi se io avessi bisogno della benedizione di Gesù Cristo, io per educazione e per rispetto verso l&#8217;uomo e l&#8217;età non gli dissi che non ero credente e gli risposi in altro modo, senza alcuna arroganza, anzi con molta umiltà, ma senza tentennamenti, dissi testuale: &#8220;Padre, se io sono stato nel giusto, Dio mi ha già dato la sua benedizione, se io non sono stato nel giusto, mi perdoni, ma lei non può fare alcunché per me&#8221;. Lui non si turbò, anche perché non era minimamente nelle mie intenzioni arrecargli offesa e lui lo capì, mi mise una mano sulla spalla e paternamente mi disse &#8220;se hai bisogno della benedizione di Gesù Cristo sai dove e come trovarmi, ti aspetto&#8221;. Risposi &#8220;la ringrazio, lo terrò presente&#8221;. Non lo vidi più da allora ma penso che entrambi non ci siamo scordati perché ogni tanto mi manda i saluti che io puntualmente ricambio.<br />
In quanto alla morte credo di avere avuto un rapporto particolare con lei, mi è sempre aleggiata intorno e so riconoscerla, da ragazzo la sfidavo con leggerezza per via dell&#8217;incoscienza giovanile, oggi da uomo maturo non la sfido, più semplicemente la prendo a calci in testa perché non la temo, non tanto per un fattore di coraggio, ma più che altro perché non amo la vita, teme la morte chi sta bene su questa terra e quindi ha qualcosa da perdere, io non ci sono stato bene su questa terra e quindi non ho nulla da perdere, neanche gli affetti per ché li ho già persi nella materia già da tanti anni. Quando la morte verrà mi troverà vivo, a testa alta e sorridente perché quello sarà uno dei pochi momenti felici che ho avuto nella vita. Spero solo di riuscire a portare a termine ciò che mi sono prefissato prima di andare via, per me stesso e, per dare un senso alla mia esistenza. Vero è che sono stato una persona sola e la mia vita è stata un guazzabuglio di sofferenze, delusioni e fallimenti (non per causa mia) ma è anche vero che ancora si sentirà molto parlare di me, ci sono ancora pagine della mia storia che si devono scrivere, non saranno questi &#8220;buoni &#8221; e &#8220;integerrimi&#8221; della nostra epoca, in preda al fanatismo messianico, che riusciranno a fermare un uomo come me, questo è un assioma. [...]»</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/matteo-messina-denaro-lettere-a-svetonio/">Leggi il testo integrale di due lettere di Messina Denaro a Svetonio</a></p>
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		<title>Omaggio a Cataldo Naro</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 21:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolicesimo e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Cataldo Naro seminarista, col padre Salvatore. Anni sessanta
 Foto tratta da: S. Falzone, Il tempo di una fotografia. Istantanee d&#8217;epoca a San Cataldo, presentazione di Massinmo Naro, Centro studi Cammarata &#8211; Edizioni Lussografica, Caltanissetta 2008.
C&#8217;è un intervento di Cataldo Naro, al convegno «Domande radicali nella letteratura italiana del Novecento», tenutosi a Roma il 18-19 maggio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=571&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/naro-seminarista-anni-sessanta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-572" title="C. Naro, seminarista, col padre Salvatore. Anni sessanta." src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/naro-seminarista-anni-sessanta.jpg?w=199&#038;h=300" alt="" width="199" height="300" />Cataldo Naro seminarista, col padre Salvatore. Anni sessanta</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/naro-seminarista-anni-sessanta.jpg"> </a>Foto tratta da: S. Falzone, <em>Il tempo di una fotografia. Istantanee d&#8217;epoca a San Cataldo</em>, presentazione di Massinmo Naro, Centro studi Cammarata &#8211; Edizioni Lussografica, Caltanissetta 2008.</p>
<p>C&#8217;è un intervento di Cataldo Naro, al convegno «Domande radicali nella letteratura italiana del Novecento», tenutosi a Roma il 18-19 maggio 2006, in cui l&#8217;Arcivescovo di Monreale, deceduto il 29 settembre di quello stesso anno, parla di Montale e della banda di Malvolio, il personaggio montaliano che incarna il bersaglio delle critiche del suo autore contro un certo cattolicesimo fiorentino politicamente impegnato che, tra gli anni quaranta e gli inizi dei sessanta, ruotò attorno alla figura del &#8220;sindaco santo&#8221;, Giorgio La Pira. Di questa &#8220;banda&#8221; lapiriana fecero parte il Card. Elia Dalla Costa e il parroco don Giulio Facibeni. L&#8217;ambiente ecclesiale in cui maturò quest&#8217;esperienza era tuttavia assai più vasto e popolato di figure di tutto rilievo: da E. Balducci, a Dossetti, a Divo Barsotti, allo stesso don Milani.<br />
Il pezzo di Naro, di cui pubblichiamo qui di seguito un frammento, è di enorme interesse per almeno tre motivi:<span id="more-571"></span><br />
Primo, è un magistrale saggio del metodo d&#8217;analisi storica di Naro, spregiudicato e rigoroso insieme, applicato al cattolicesimo italiano recente.<br />
Secondo: attraverso la ricostruzione e il commento della critica di Montale alla banda di Malvolio, Naro contesta, da un punto di vista religioso e laicissimo, un tipico modo dei cattolici italiani di stare in politica. Le parole e le idee di Naro, rilette oggi, appaiono dirompenti in un momento in cui si avverte ai più alti livelli gerarchici un forte contrasto tra la necessità di un radicale rinnovamento del ceto politico d&#8217;ispirazione cattolica e l&#8217;esigenza di mantenere le rendite di posizione di cui gode la morale cattolica, bene o male garantite dal personale politico che, pur inetto a proporre una nuova interpretazione di uno specifico contributo dei cattolici alla vita civile e politica, c&#8217;è già.<br />
Terzo: l&#8217;allora responsabile del progetto culturale dei vescovi italiani si discosta chiaramente dalla visione strategica di evangelizzazione concepita da Ruini, della cui cerchia tuttavia Naro fa parte al punto da poter essere considerato un suo uomo e candidato alla guida dell&#8217;episcopato siciliano, se non addirittura a ricoprire le più alte responsabilità nella Conferenza episcopale italiana, come dimostra, tra l&#8217;altro, anche la recente nomina del fedelissimo amico di Naro, Mariano Crociata, vescovo di Noto, a segretario della CEI. Un testo, dunque, quello che proponiamo, che è un ponte tra il recente passato ed una transizione difficile in cui si trova il nostro Paese e la Chiesa italiana, progettato da un leader che ha previsto e interpretato assai meglio di altri l&#8217;attuale evoluzione culturale e religiosa della società italiana.  <strong></strong></p>
<p><strong><br />
Cataldo Naro</strong><br />
Arcivescovo di Monreale, già docente di Storia della Chiesa e preside della Facoltà teologica di Sicilia, in Palermo scomparso improvvisamente il 29 settembre 2006.</p>
<p>L&#8217;inopinata critica montaliana della secolarizzazione<br />
Tratto da: <em>Montale e la banda di Malvolio</em>, in <em>Tra chiaro e oscuro. Domande radicali nella letteratura italiana del Novecento. Atti del convegno tenutosi a Roma il 18-19 maggio 2006</em>, a cura di M. Naro, Caltanissetta-Roma 2008, 63-80.</p>
<p>Montale, nei suoi anni fiorentini, ma ancora prima da Milano, si interessò di questo mondo cattolico fiorentino di segno lapiriano. E nelle sue ultime poesie (<em>Diario del &#8216;71</em> e <em>Diario del &#8216;72</em>) vi allude quasi sempre in modo sarcastico e beffardo. Non gli piacevano i «chierici neri» e meno ancora i «chierici rossi», quelli cioè progressisti e socialmente impegnati. Non gli piacevano quei cattolici fiorentini mistici e proferì, che parlavano sublimamente di Dio, e, nello stesso tempo, si ingolfavano in affari politici e in iniziative sociali o culturali molto terrene. Egli si era foggiata nella mente una sorta di figura-tipo del cattolico fiorentino del secondo dopoguerra, facendovi confluire elementi diversi e spesso contrastanti, osservati nelle principali personalità di quel mondo cattolico fiorentino. Nelle sue poesie chiama questa figura-tipo talvolta Malvolio e talaltra Benvolio. Si veda l&#8217;aspro sarcasmo della poesia <em>Dove comincia la carità</em>:</p>
<p>Questa violenta raffica di carità<br />
che si abbatte su di noi<br />
è un&#8217;ultima impostura.</p>
<p>Non sarà mai ch&#8217;essa cominci <em>at home</em><br />
come ci hanno insegnato alla Berlitz; mai<br />
accadrà che si trovi nei libri di lettura.</p>
<p>E non certo da te, Malvolio, o dalla tua banda,<br />
non da ululi di tromba, non da chi ne fa<br />
una seconda pelle che poi si butta via.</p>
<p>Non appartiene a nessuno la carità. Sua pari<br />
la bolla di sapone che brilla un attimo, scoppia<br />
e non sa di chi era il soffio.1</p>
<p>Montale si mostra infastidito del parlare di carità «da chi ne fa una seconda pelle che poi si butta via». Ma della «banda» di Malvolio/Benvolio lo infastidisce soprattutto un parlare di Dio irrispettoso della sua trascendenza, troppo antropomorfico, troppo ben informato. Se Dio c&#8217;è, non può essere quello che ci raffiguriamo noi, quello che noi pensiamo. È quanto Montale sembra dichiarare nella poesia <em>Il mio ottimismo</em> che, dopo il sarcastico dileggio delle ridicole raffigurazioni antropomorfiche di Dio, si chiude con un inaspettata e umile dichiarazione d&#8217;amore:</p>
<p>II tuo ottimismo mi dice l&#8217;amico<br />
e nemico Benvolio è sconcertante.<br />
Ottimista fu già chi si estasiava<br />
tra i sepolcri inebriandosi del rauco gargarismo<br />
delle stringi;<br />
pessimista colui che con felpati versi<br />
lasciava appena un&#8217;orma di pantofola<br />
sul morbido velluto dei giardini inglesi.<br />
Ma tu che godi dell&#8217;incenerimento<br />
universale rubi il mestiere ai chierici,<br />
quelli neri s&#8217;intende perché i rossi<br />
dormono e mai sarà chi li risvegli.<br />
Ah no, Benvolio, i cherchi ci presentano<br />
un Deus absconditus che ha barba baffi e occhi<br />
a miliardi perché nulla gli sfugge<br />
di noi: e dunque quasi un complice dei nostri<br />
misfatti, un vero onnipotente che<br />
può tutto e non lo può o non lo vuole.<br />
Il mio Artefice no, non è un artificiere<br />
che fa scoppiare tutto, il bene e il male,<br />
e si chiede perché noi ci siamo cacciati tra i suoi<br />
piedi, non chiesti, non voluti,<br />
meno che meno amati. Il mio non è<br />
nulla di tutto questo e perciò lo amo<br />
senza speranza e non gli chiedo nulla.2</p>
<p>Lo stesso dileggio di ogni linguaggio antropomorfico su Dio Montale riserva al linguaggio pur cosi raffinato e &#8220;moderno&#8221; della teologia evoluzionistica di Teilhard de Chardin, che è preso di mira nella poesia <em>A un gesuita moderno</em>:</p>
<p>Paleontologo e prete, ad abundantiam<br />
uomo di mondo, se vuoi farci credere<br />
che un sentore di noi si stacchi dalla crosta<br />
di quaggiù, meno crosta che paniccia,<br />
per allogarsi poi nella noosfera<br />
che avvolge le altre sfere o è in condominio<br />
e sta nel tempo (!),<br />
ti dirò che la pelle mi si aggriccia<br />
quando ti ascolto. Il tempo non conclude<br />
perché non è neppure incominciato.<br />
E&#8217; neonato anche Dio. A noi di farlo<br />
vivere o farne senza; a noi di uccidere<br />
il tempo perché in lui non è possibile<br />
l&#8217;esistenza.3</p>
<p>Il sarcasmo di Montale sulla teologia del «gesuita moderno» ha il grande significato di una lezione sulla radicale inadeguatezza del linguaggio umano circa Dio. Dio è il totalmente Altro. Ciò che Montale nega non è una negazione di Dio; è semplicemente la critica di un linguaggio religioso che attribuisce a Dio i tratti propri dell&#8217;uomo o, comunque, presume di comprenderlo con le proprie categorie. Ma in Montale non c&#8217;è solo questa affermazione della radicale insufficienza del linguaggio umano su Dio. C&#8217;è anche il rifiuto della rivelazione di Dio in Gesù Cristo, nel cui volto il cristiano scorge il volto stesso di Dio. Montale esprime una grande esigenza religiosa, sollecita una radicale purificazione dell&#8217;esperienza religiosa e tuttavia non si apre umilmente alla rivelazione che Dio ha fatto di se stesso. Egli non riesce a «vedere» in Gesù di Nazaret il «Signore». L&#8217;ha detto nei pochi e amari versi di <em>Come Zaccheo</em>:</p>
<p>Si tratta di arrampicarsi sul sicomoro<br />
per vedere il Signore se mai passi.<br />
Ahimè, non sono un rampicante ed anche<br />
stando in punta di piedi non l&#8217;ho mai visto.4</p>
<p>Montale non si apre alla rivelazione di Dio in Cristo. Tuttavia il suo ateismo è profondamente religioso. Esprime la richiesta di un&#8217;esperienza religiosa estremamente pura, di un&#8217;umile affermazione dell&#8217;infinita trascendenza di Dio. Da questo suo punto di vista, radicalmente seppure implicitamente religioso, Montale ha buon gioco nel dileggiare quei cattolici fiorentini così bravi nel parlare di Dio ma anche così immersi negli affari di questo mondo. È nella <em>Lettera a Malvolio</em> che Montale prende decisamente di mira la figura tipo di cattolico che s&#8217;è foggiata e la dileggia con feroce sarcasmo. Il Malvolio di questa composizione poetica ha tratti complessi: vi è richiamata la figura di don Divo Barsotti, autore di un diario mistico intitolato <em>La fuga immobile</em>, pubblicato nel 1957,5 cui Montale allude chiaramente («Lascia che la mia fuga immobile [...]»), facendone il libro tipico di un cattolico prima della guerra e del primo dopoguerra (quando le separazioni erano nette, cioè durante il fascismo e, comunque, prima dell&#8217;avvento del potere democristiano, «dopo che le stalle si svuotarono»), ma c&#8217;è pure forse un&#8217;allusione a padre Balducci, lo «scolopio rosso» («Con quale agilità rimescolavi / materialismo storico e pauperismo evangelico», versi da cui però allora si sentivano provocati soprattutto alcuni intellettuali italiani difatti presi di mira da Montale, come Pasolini, il quale sentì rivolta a sé l&#8217;accusa d&#8217;essere Malvolio6). E, comunque, attraverso Malvolio, è anche il cattolicesimo fiorentino del secondo dopoguerra che è preso di mira, senza preoccupazioni di attente distinzioni di diverse personalità e di diverse ispirazioni al suo interno. È tutta la «banda del Malvolio» che provoca in Montale una sorta di violenta voglia di scherno e di beffa.</p>
<p>Non s&#8217;è trattato mai d&#8217;una mia fuga, Malvolio,<br />
e neanche di un mio flair che annusi il peggio<br />
a mille miglia. Questa è una virtù<br />
che tu possiedi e non t&#8217;invidio<br />
anche perché non potrei trarne vantaggio.<br />
No,<br />
non si trattò mai d&#8217;una fuga<br />
ma solo di un rispettabile<br />
prendere le distanze.</p>
<p>Non fu molto difficile dapprima,<br />
quando le separazioni erano nette,<br />
l&#8217;orrore da una parte e la decenza,<br />
oh solo una decenza infinitesima<br />
dall&#8217;altra parte. No, non fu difficile,<br />
bastava scantonare scolorire,<br />
rendersi invisibili, forse esserlo. Ma dopo.</p>
<p>Ma dopo che le stalle si svuotarono<br />
l&#8217;onore e l&#8217;indecenza stretti in un sol patto<br />
fondarono l&#8217;ossimoro permanente<br />
e non fu più questione di fughe e di ripari. Era l&#8217;ora<br />
della focomelia concettuale<br />
e il distorto era il dritto, su ogni altro<br />
derisione e silenzio.</p>
<p>Fu la tua ora e non è finita.<br />
Con quale agilità rimescolavi<br />
materialismo storico e pauperismo evangelico<br />
pornografìa e riscatto, nausea per l&#8217;odore<br />
di trifola, il denaro che ti giungeva.<br />
No, non hai torto Malvolio, la scienza del cuore<br />
non è ancora nata, ciascuno la inventa come vuole.<br />
Ma lascia andare le fughe ora che appena si può<br />
cercare la speranza nel suo negativo.</p>
<p>Lascia che la mia fuga immobile possa dire<br />
forza a qualcuno o a me stesso che la partita è aperta,<br />
che la partita è chiusa per chi rifiuta<br />
le distanze e s&#8217;affretta come tu fai, Malvolio,<br />
perché sai che domani sarà impossibile anche<br />
alla tua astuzia.7</p>
<p>Così come aveva irriso sarcasticamente alle false immagini di Dio, ora Montale irride agli uomini di Chiesa e al loro confuso agitarsi nel mondo della politica. C&#8217;è un parallelismo tra le due irrisioni. E come nella prima irrisione c&#8217;è l&#8217;amara ammissione di non potere o non volere credere in Cristo («Ahimé, non sono un rampicante ed anche / stando in punta di piedi non l&#8217;ho mai visto») ma anche una grande lezione religiosa sull&#8217;infinita e imperscrutabile trascendenza di Dio, così nella seconda irrisione c&#8217;è l&#8217;incomprensione per ogni tipo di impegno e di testimonianza del cristiano nella storia (nella stessa linea e logica dell&#8217;incarnazione del Figlio di Dio), ma c&#8217;è anche un salutare richiamo al carattere di semplice e povero segno che pure deve conservare ogni modalità di presenza cristiana nel mondo. La cosa più importante della presenza cristiana nella storia non è la sua efficacia sul piano umano, ma che riesca a porre dei segni che facciano presente Dio agli uomini, che cioè siano la traduzione sul piano storico della carità divina. Insomma, Montale coglie un punto fondamentale quando colpisce l&#8217;assolutizzazione del segno al posto della realtà significata, cioè, sostanzialmente, la riduzione del cristianesimo a ideologia o a progetto politico che pretenda proporre e realizzare la soluzione di tutti i problemi di questo mondo anziché annunziare e testimoniare la &#8220;buona novella&#8221; dell&#8217;amore di Dio agli uomini nel suo Figlio Gesù.</p>
<p>NOTE</p>
<p>1 E. Montale, <em>L&#8217;opera in versi</em>, edizione critica a cura di R. Bettarini e G. Contini, Einaudi, Torino 1980, p. 431.<br />
2 <em>Ib.</em>, p. 497.<br />
3 <em>Ib</em>., p. 320 (questa composizione non è, però, tratta da <em>Diario del ‘71</em> o da <em>Diario del &#8216;72</em>, come le altre citate, bensì da <em>Satura I</em>).<br />
4 <em>Ib</em>. p. 417.<br />
5 Il volume fu pubblicato dalle Edizioni Comunità di Milano. L&#8217;allusione di Montale al libro di Barsotti è stata rilevala dallo stesso Barsotti (cf. <em>Commento del Padre</em>, in appendice a B. Betti, <em>Relazione su Montale</em>, Firenze 18.10.1981, ciclostilato di una conversazione registrata al magnetofono, ad uso interno della Comunità dei Figli di Dio, fondata e guidata da don Barsotti). Per l&#8217;indicazione completa della vasta bibliografia del Barsotti cf. G. Gioia, <em>Bibliografia ragionata delle opere di Divo Barsotti</em>, in «Ho Theológos» n.s. 20 (2002) pp. 367-417.<br />
6 Cf. P.P. Pasolini, <em>Bestemmia. Tutte le poesie</em>, IV, a cura di G. Chiarcossi e W. Siti, Garzanti, Milano 1996. «Non ho banda, Montale, sono solo. / Non ti rimprovero di aver avuto / paura, ti rimprovero di averla giustificata. / Male forse ne voglio: ma il mio [...]»: <em>L&#8217;impuro al puro (Appunti)</em>, ib., p. 763; «Ah Montale, / hai fatto una mezza denuncia al fisco / col tuo mezzo parlare»: <em>Pauperismo evangelico (?)</em>, <em>ib</em>., p. 764.<br />
7 E. Montale, <em>op. cit.</em>, pp. 456-457.</p>
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		<title>Cattolici in politica. Coscienza: istruzioni per l&#8217;uso</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/20/cattolici-in-politica-coscienza-istruzioni-per-luso/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 14:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolicesimo e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[
R. Magritte, La réproduction interdite



&#8220;Cristo non avrà altri alleati
che i diritti dell&#8217;uomo.
Che verranno negati&#8221;
(Maurice Clavel)




Nel corso di una sua visita pastorale in Italia, Benedetto XVI ha recentemente auspicato la nascita di una nuova generazione di cattolici rigorosi in politica (7 settembre 2008, Cagliari). Ora, è vero che il papa parla Urbi et orbi, universalmente, ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=521&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/02/magritte-la-reproduction-interdite1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-315" style="margin-left:12px;margin-right:12px;" title="R. Magritte, La réproduction interdite" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/02/magritte-la-reproduction-interdite1.jpg?w=233&#038;h=300" alt="" width="233" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:right;">R. Magritte, La réproduction interdite</p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">&#8220;Cristo non avrà altri alleati<br />
che i diritti dell&#8217;uomo.<br />
Che verranno negati&#8221;<br />
(Maurice Clavel)</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">Nel corso di una sua visita pastorale in Italia, Benedetto XVI ha recentemente auspicato la nascita di una nuova generazione di cattolici rigorosi in politica (7 settembre 2008, Cagliari). Ora, è vero che il papa parla Urbi et orbi, universalmente, ma egli è anche il primate d&#8217;Italia e l&#8217;occasione e il luogo in cui rivolge un discorso è anche un&#8217;indicazione circa l&#8217;uditorio cui si rivolge. Oltre che su una sconfessione dell&#8217;attuale generazione di cattolici italiani in politica, sconfessione che c&#8217;è, ed è stata colta da tutti (stampa, televisione, cittadini cattolici e no) tranne che dai principali destinatari, l&#8217;accento del discorso del Pontefice ricade sull&#8217;aggettivo &#8220;rigorosi&#8221;, che significa competenti come politici e al tempo stesso come cattolici, ben attenti a mantenere distinti i due piani.<span id="more-521"></span></p>
<p style="text-align:left;">1. I cattolici (parlo del cattolicesimo italiano) sono impreparati alla politica innanzi tutto perché disabituati all&#8217;uso della coscienza. A tal proposito va detto che le frequenti invasioni di campo della gerarchia cattolica italiana dell&#8217;era Ruini non trovano una sufficiente spiegazione in quella smania di onnipotenza della gerarchia che va sotto il nome di progetto culturale della Chiesa italiana. A questa deve aggiungersi la causa legata alla coscienza pigra dei politici cattolici, accompagnata da un&#8217;incredibile ignoranza delle cose del Vangelo e dell&#8217;anima: ciò di cui gli stessi &#8220;laici&#8221;, nel senso di non credenti, dovrebbero dolersi. I vescovi si lamentano spesso di tale ignoranza, salvo non vedere la loro propria di singoli credenti e le proprie responsabilità circa questo fenomeno tutto italiano dell&#8217;ignoranza religiosa del popolo cattolico, anche praticante, legata a prassi pastorali e velleità di evangelizzazione sbagliate ancorché annose. Insomma, pigrizia della coscienza e ignoranza religiosa sono, come si dice, un fatto generale del costume italiano.</p>
<p style="text-align:left;">2. La prova dell&#8217;esistenza della coscienza, la cui sostanza è la capacità di libero orientamento dell&#8217;amore di sé, sta nel fenomeno del pentimento. Nel pentimento [metànoia] si rivela un certo primato della persona sulla natura umana. Il pentimento è tanto più difficile e significativo quanto più contraddice il consenso socialmente diffuso come struttura che sorregge il potere. Per ben funzionare, infatti, la coscienza dev&#8217;essere, innanzi tutto, &#8220;piena avvertenza&#8221;, cioè dev&#8217;essere ben formata dal punto di vista cognitivo e capace dal punto di vista affettivo-volitivo, il che dà luogo al &#8220;deliberato consenso&#8221;. La coscienza va applicata nel &#8220;foro interno&#8221;, vale a dire in un intimo dialogo della coscienza con se stessa sui propri conflitti, colloquio che si conclude con un giudizio che è strettamente personale e inappellabile. Secondo la migliore tradizione cristiana la coscienza va applicata sempre, in qualsiasi decisione morale, nel caso pratico come sui princìpi generali ed è su di essa che la persona sarà giudicata. Essa va applicata anche alla stessa norma morale, la quale non è altro che un &#8220;conflitto già risolto&#8221;, un condensato del continuo lavoro della coscienze individuali aperte a una collettività morale e ad una tradizione di moralità.</p>
<p style="text-align:left;">3. L&#8217;errore di fondo nel modo dei cattolici italiani di stare in politica risiede in una contrapposizione tra la coscienza e la norma, ovvero nel credere che la coscienza intervenga solo quando manchi la norma. Di conseguenza, ove si dia la norma, l&#8217;appello alla coscienza si ridurrà ad un richiamo all&#8217;obbedienza. Un vuoto normativo in campo morale può esservi per due motivi:<br />
- Un conflitto tra valori così nuovo da non trovare risposta nella tradizione etica della collettività cui l&#8217;agente morale fa riferimento<br />
- Una mancanza di competenza da parte dell&#8217;autorità magisteriale eventualmente riconosciuta dall&#8217;agente morale. Come, ad esempio, nel caso degli interpreti della tradizione morale ebraica e cristiana, nel campo di questioni definite dal &#8220;Date a Cesare quel che è di Cesare&#8221;. Poiché la gerarchia ha emesso norme morali praticamente su tutto, almeno così fa credere l&#8217;ignoranza religiosa al politico cattolico tipo, dalla convivenza di persone dello stesso sesso, alla dichiarazione di morte, dai trapianti, alle staminali e via così, &#8220;la pertinenza di Cesare&#8221;, in cui può scorrazzare libera l&#8217;elementare coscienza del politico cattolico, si riduce praticamente ormai, senza distinzione di appartenenza politica, alle beghe di partito. L&#8217;ingenua separazione schematica  tra il campo di Dio e quello dello Stato non trova conferma nelle parole del Vangelo, sicché le cose attinenti a Cesare e quelle riservate a Dio si giocano sempre sul medesimo terreno della storia e non esistono tra di esse mura divisorie prestabilite, trattandosi di entità concernenti piani diversi di realtà. Mantenere l&#8217;equilibrio lungo questo percorso di crinale, in una corretta visione etica, spetta precisamente al continuo esercizio della piena avvertenza e del deliberato consenso, alla coscienza, e costituisce la sostanza di ogni politica laica indipendentemente dal credo personale di chi se ne fa protagonista.</p>
<p style="text-align:left;">4. Si verifica dunque un&#8217;altra sconcertante conseguenza di quest&#8217;oblio della coscienza del cattolico italiano in politica. A furia d&#8217;insistere sui temi eticamente sensibili, quasi una sorta di area protetta di una presenza specificamente cattolica in politica, la politica dei cattolici diviene sempre più eticamente insensibile. Il risultato di questo modo confessionale e integralista d&#8217;intendere la coscienza è paradossale, perché in tutti i temi per definizione non eticamente sensibili le ragioni di scuderia finiscono col prevalere sulla coscienza, e da ultimo, sulle stesse protestate radici cristiane dei sedicenti cattolici buoni per tutte le bandiere.</p>
<p style="text-align:left;">5. Per la coscienza senza qualificazioni, etica e politica, senza perdersi l&#8217;una nell&#8217;altra, sono in un costante continuo rapporto, la cui cerniera è la coerenza e credibilità della persona che &#8220;fa&#8221; politica. Il contributo storico del cristianesimo alla democrazia concerne principalmente le regole del gioco politico, più che i contenuti. E queste regole poggiano su un&#8217;antropologia metafisicamente fondata ma che è in grado di reggersi autonomamente, iuxta propria principia, senza necessità, di per sé, d&#8217;appellarsi al trascendente. L&#8217;insostituibile contributo della coscienza cristiana in politica è di natura rigorosamente civile. Il contributo che l&#8217;ineguagliabile bagaglio morale e di pensiero che il cattolicesimo ha saputo esprimere in passato venga oggi messo al servizio di tutti da una nuova generazione di cattolici che stiano in politica secondo una rigorosa coscienza, mirando in primo luogo a due obiettivi: sostenere la fragile cultura dei diritti dell&#8217;uomo, oggi rimessi in discussione in Italia, e la difesa delle istituzioni costituzionali.</p>
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		<title>Un cambio nella posizione del Magistero sui trapianti?/2</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 21:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(leggi prima parte)
In occasione del quarantesimo anniversario della Harvard School Committee, che cambiò la definizione medica di morte, da allora non più basata sull’arresto cardiocircolatorio ma sull’”encefalogramma piatto, il 3 settembre scorso è uscito sull’Osservatore Romano un articolo della storiografa Lucetta Scaraffia (A quarant’anni dal rapporto di Harvard. I segni della morte, L’Osservatore Romano &#8211; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=501&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/09/un-cambio-nella-posizione-del-magistero-sui-trapianti1/">(leggi prima parte)</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/le_monde_su_welby.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-502" style="margin:12px;" title="Vignetta pubblicata su Le Monde in occasione del caso Welby" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/le_monde_su_welby.jpg?w=450&#038;h=295" alt="" width="450" height="295" /></a><em>In occasione del quarantesimo anniversario della Harvard School Committee, che cambiò la definizione medica di morte, da allora non più basata sull’arresto cardiocircolatorio ma sull’”encefalogramma piatto, il 3 settembre scorso è uscito sull’Osservatore Romano un articolo della storiografa Lucetta Scaraffia (<a href="../2008/09/09/un-cambio-nella-posizione-del-magistero-sui-trapianti1/#comment-2344">A quarant’anni dal rapporto di Harvard. I segni della morte</a>, L’Osservatore Romano &#8211; 3 settembre 2008).<br />
L’articolo è stato immediatamente ripreso dalle agenzie d’informazione perché sembrava annunciare un cambio della posizione della Chiesa cattolica in tema di trapianti.</em></p>
<p>(seconda parte)<br />
Riassumendo, Scaraffia, ritiene che &#8220;morte dell&#8217;essere umano&#8221;, in senso propriamente e strettamente medico e fattuale, può essere solo la morte dell&#8217;organismo nella sua interezza, piuttosto che vedere nella fine dell&#8217;integrità dell&#8217;organismo un indizio emergente sul piano fattuale della morte dell&#8217;essere umano sul piano metafisico della persona; che è, ed è sempre stata, la posizione ufficiale del magistero.<span id="more-501"></span><br />
Il concetto di morte in senso filosofico o teologico non si è mai appiattito sulla definizione medica di morte. I due piani si sono tradizionalmente articolati attraverso la mediazione della categoria di &#8220;segno&#8221;. Il corpo è &#8220;segno costitutivo&#8221; della persona, afferma con uno splendido ossimoro il teologo cattolico K. Rahner; di &#8220;segni della morte&#8221; parla la Pontificia accademia delle Scienze, negli anni Ottanta, con una locuzione ripresa perfino nel titolo del pezzo di Scaraffia sull&#8217;Osservatore Romano, evidentemente senza comprenderne troppo approfonditamente le implicazioni dottrinali.<br />
&#8220;Segno&#8221; dice pure Giovanni Paolo II: &#8220;I criteri di accertamento della morte [...] non sono da intendere come la percezione tecnico-scientifica del momento puntuale della morte della persona, ma come [...] SEGNI biologici della GIA&#8217; AVVENUTA morte della persona&#8221; (Al Congresso mondiale della Transplantation Society, 2000, maiuscolo nostro).<br />
La persona è un concetto metafisico e dunque non può identificarsi con nessuna particolare funzione biologica. E neppure con l&#8217;organismo considerato nel suo insieme. L&#8217;implicazione formulata dalla Scaraffia: &#8220;l&#8217;idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più [...] comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali&#8221; non è più necessaria se l&#8217;attività cerebrale è fatta dipendere dall&#8217;esistenza in vita della persona, e NON viceversa.<br />
Nella genuina concezione cristiana e magisteriale non è la morte fisica a creare la cessazione della persona; essa è piuttosto un evento che tocca la persona sul piano metafisico, che ha una ripercussione sul piano biologico e si manifesta con segni oggettivamente interpretabili. L&#8217;interpretazione di tali segni spetta al medico.</p>
<p>Ma, ci si chiede, forse qualcosa è davvero cambiato, come sostiene la Scaraffia, a quaranta anni dalla dichiarazione della Harvard Medical School committee? Come spiegare altrimenti l&#8217;inedito botta-e-risposta di questi giorni tra Osservatore Romano e Pontificio Consiglio per la pastorale della salute?<br />
E&#8217; cambiata la considerazione della morte, risponde H. Jonas, in ciò seguito da Scaraffia.<br />
In realtà è cambiata soprattutto l&#8217;immagine e la reputazione della medicina, l&#8217;idea che la medicina e i suoi progressi non possano essere altro che benèfici. Nel 1968 la medicina viveva un momento pionieristico di esaltazione e di ottimismo perché, dopo i successi dei primi trapianti cardiaci, essa aveva davanti sterminate prospettive di progresso. Oggi la medicina è sempre più consapevole di essere uno dei principali fattori della trasformazione culturale delle società occidentali, e come tale è vissuta dall&#8217;opinione pubblica. L&#8217;investimento sempre più massiccio di tecnologie nel campo biomedico non si limita a dare risposte operative alla crescente domanda di salute e benessere, ma pone essa stessa domande e nuove problematiche che cambiano a poco a poco il senso dell&#8217;espressione &#8220;qualità della vita&#8221;. Ecco, per esempio, che si affaccia la coscienza di nuovi diritti, come il diritto di rifiutare la terapia o il diritto di morire con dignità.<br />
Tuttavia, saltano all&#8217;occhio del teologo moralista aspetti della questione che rimangono occulti allo sguardo del bioeticista. L&#8217;impostazione della tradizionale etica medica cattolica, come quella di Pio XII, di stampo aristotelico-tomista, è giusnaturalistica e finalistica, e ciò sembrava garantirle più ampi margini di sviluppo dottrinale e consentirle il raggiungimento di livelli di maggiore efficienza nel creare convergenze pratiche col pensiero etico non religioso. Questi sviluppi e queste convergenze sono infatti venute negli anni sessanta e settanta con la posizione assunta dal magistero sui trapianti. Il più recente magistero pontificio, pur mantenendo la dottrina dei predecessori sui punti già acquisiti, ha invece optato per una diversa strategia, di principio impostata sulla difesa della vita, e quindi con un impianto deontologico, su questioni emerse successivamente, come fecondazione in vitro, staminali, accanimento e abbandono terapeutico.<br />
Lo spauracchio di Scaraffia, e della bioetica cui fa riferimento, sembra allora essere precisamente il fatto che cattolici e laici possano andar d&#8217;accordo su alcunché; quasi che la convergenza e la cooperazione siano di per sé spie di qualcosa che non va, piuttosto che il segnale che la comune ragione morale possa, di tanto in tanto, funzionare. In realtà, poiché la cosiddetta bioetica religiosa non può affatto contare su fonti speciali, diverse dal lume naturale della ragione, è da pensare, quando nel corso dibattito pubblico tale convergenza pratica appare impossibile, che ciò accade per la cattiva qualità della propria bioetica (per un difetto nell&#8217;argomentazione, per un insufficiente sviluppo dottrinale, per una mancata esplicitazione dei propri presupposti teorici o per l&#8217;ambiguità del linguaggio&#8230;) assai più probabilmente che per cattiva volontà degli interlocutori.<br />
Alcuni bioeticisti cattolici sembrano inoltre ossessionati dall&#8217;idea che possa esistere più di una teoria di fondazione morale della norma, compatibile con la fede cristiana. L&#8217;imbarazzo cresce quando si constata che impianti teorici diversi da quelli attualmente più in voga in morale possono vantare una tradizione più prestigiosa nel magistero cattolico. Forse questa realtà sembra ad alcuni indebolire l&#8217;immagine di una Chiesa monoliticamente impegnata nella difesa di verità e valori non negoziabili.<br />
Ma è un prezzo accettabile, per mantenere in vita non una persona, ma una teoria filosofica traballante, mettere a repentaglio non solo una sentenza pontificia, ma la consolidata dottrina magisteriale che poggia su di essa, quella sulla liceità dei trapianti, e sulla quale (o proprio per il fatto che?) vi è un&#8217;importante convergenza con gran parte del pensiero etico non religioso?<br />
L&#8217;interrogativo che forse tocca di più il senso comune è se davvero la teologia stia svolgendo, al momento, un buon servizio per le persone e per la Chiesa stessa.</p>
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		<title>Ricordo di 3P</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/15/ricordo-di-3p/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 23:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa e mafia]]></category>
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		<category><![CDATA[Diritti dell'uomo]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
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E&#8217; trascorso un mese dall&#8217;uccisione di P. Puglisi. Credo non sia trascorso invano questo tempo, perlomeno non per quanto riguarda il senso religioso e civile di questo sacrificio. Per esempio, penso sia utile cogliere retrospettivamente le ripercussioni della morte di Padre Peppino sull&#8217;opinione pubblica. Non è sfuggito a nessuno che un oscuro fatto di cronaca [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=183&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/15/ricordo-di-3p/"><img src="http://img.youtube.com/vi/LXif6Wwr5DU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>E&#8217; trascorso un mese dall&#8217;uccisione di P. Puglisi. Credo non sia trascorso invano questo tempo, perlomeno non per quanto riguarda il senso religioso e civile di questo sacrificio. Per esempio, penso sia utile cogliere retrospettivamente le ripercussioni della morte di Padre Peppino sull&#8217;opinione pubblica. Non è sfuggito a nessuno che un oscuro fatto di cronaca interna, col trascorrere dei giorni, abbia conquistato le prime pagine dei giornali e si sia fatto strada nella mente degli osservatori più attenti, come un fatto di primaria importanza. Alcuni amici francesi, in questi giorni, mi hanno riferito della risonanza avuta dalla morte di P. Puglisi nel loro paese e nelle loro comunità cristiane. Tutto ciò che sapevano di lui quelli che ebbero la fortuna di conoscerlo personalmente, il suo umorismo garbato, la sua intelligenza pedagogica, la sua fede immensa, sono ormai di pubblico dominio. L&#8217;assassinio di un anonimo prete di periferia ha così portato alla luce l&#8217;anima di un profeta.<span id="more-183"></span><br />
Non deve sfuggire neppure il fatto che questo episodio contiene elementi importantissimi per capire come cambia la mafia e quali sono le sue nuove strategie.<br />
La mafia non commette mai crimini &#8220;ideologici&#8221;, è vero; nel senso che uccide per scopi assai precisi: vendetta, interesse o &#8220;prevenzione&#8221;. Nella simbolica del crimine mafioso rientra però sempre un aspetto &#8220;pedagogico&#8221;, dimostrativo, logica alla quale non sfugge neppure l&#8217;uccisione di P. Puglisi.<br />
Tutti gli omicidi di mafia di una certa importanza vengono &#8220;autorizzati&#8221; da un organismo centrale. Dunque l&#8217;assassinio di P. Puglisi, anche se plausibilmente legato ad un episodio contingente ed eseguito immediatamente per la particolare facilità dell&#8217;obiettivo, può avere avuto, e certamente ha avuto, il benestare dei capifamiglia, anche in vista di altri e ben più ampi scopi. Alla cupola non potevano certamente sfuggire le ovvie conseguenze del loro gesto. Essi hanno messo già in conto, ad esempio, le possibili reazioni del clero palermitano e in particolare del successore di P. Puglisi; hanno calcolato la risonanza cittadina e nazionale di una tale esecuzione; hanno insomma freddamente valutato costi e benefici di tutta l&#8217;operazione. Hanno studiato specialmente il modo di trarre il massimo vantaggio possibile da questa morte, nel senso, di cui prima si diceva, della simbolica della violenza mafiosa: chi hanno voluto avvertire? I cittadini di Brancaccio, sicuramente; i preti, pure, forse. Ma ritengo plausibile anche l&#8217;ipotesi che i veri destinatari dell&#8217;avvertimento siano persone molto, molto precise.<br />
C&#8217;è tuttavia una domanda, se possibile ancora più inquietante, che nasce leggendo insieme l&#8217;assassinio di P. Puglisi e gli attentati di Firenze, Roma e Milano: quale eccezionale posta in gioco ha indotto la mafia a far cadere il tabù delle persone e delle cose sacre, questa ultima foglia di una mentalità tribale?  La mafia sa ormai di dover fare da sola, se non vuole scomparire, senza più appoggi o paraventi di nessuno. Perciò persegue una nuova strategia tremendamente ambiziosa: quella di rispondere all&#8217;offensiva dello Stato andando per la prima volta direttamente contro di esso, cercando di forzarne la disgregazione istituzionale, politica e sociale. Perciò Cosa Nostra nei prossimi mesi tenterà di colpire quei politici e quegli uomini delle istituzioni che rappresentano o garantiscono fattivamente l&#8217;unità nazionale. Il fine potrebbe essere quello di rafforzare la presenza sul territorio che è già di loro dominio e consolidare così il potere che mafia, camorra e &#8216;ndrangheta esercitano sull&#8217;Italia meridionale. La posta in gioco, come si vede, è altissima: siamo tutti noi meridionali, la nostra dignità di uomini e credenti liberi in uno Stato e in una Chiesa liberi.<br />
Ci conforta tuttavia la certezza della nostra vittoria. Dovendo sbrigare alcune faccende burocratiche, ho rimesso piede, giorni fa, nel mio vecchio liceo, il Vittorio Emanuele II, dove P. Peppino ha insegnato per anni. Sulle pareti, molte foto di P. Puglisi accompagnate da frasi dei suoi ragazzi; il metodo di 3P, come lo chiamavamo affettuosamente, temi essenziali, tempi lunghi, impegno pedagogico, ha lasciato un segno profondo.  Il clero palermitano, tutto il clero, nel glorioso martirio di P. Puglisi ha trovato un suo momento di unità; ha potuto valutare la resistenza oggettiva opposta dalla mentalità e dai codici comportamentali mafiosi all&#8217;evangelizzazione della cultura siciliana, ma ha anche avuto prova dell&#8217;immensa energia del Vangelo. Intanto cresce, nella coscienza collettiva della comunità ecclesiale, la consapevolezza di avere avuto tra noi un santo, così come per Chinnici, Falcone, Borsellino maturò in noi la coscienza di avere avuto tra i nostri concittadini persone dall&#8217;umanità eccezionale.<br />
Esistono cose che il mafioso può e cose che non può capire, né mai potrà. Ci sono cose che la mafia coglie immediatamente sfoggiando una intelligenza strategica straordinariamente sottile e perversa. Ma la perversione stessa del loro cuore malvagio li porta a sottostimare le capacità del cuore umano. In particolare, uccidendo P. Puglisi, quest&#8217;uomo mite e dolcissimo, non hanno capito che il suo sangue avrà contro di loro una forza deflagrante.</p>
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		<title>Un cambio nella posizione del Magistero sui trapianti?/1</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 20:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione del quarantesimo anniversario della Harvard School Committee, che cambiò la definizione medica di morte, da allora non più basata sull&#8217;arresto cardiocircolatorio ma sull&#8217;&#8221;encefalogramma piatto, il 3 settembre scorso è uscito sull&#8217;Osservatore Romano un articolo della storiografa Lucetta Scaraffia (A quarant&#8217;anni dal rapporto di Harvard. I segni della morte, L&#8217;Osservatore Romano &#8211; 3 settembre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=484&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_485" class="wp-caption alignleft" style="width: 145px"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/scaraffia-lucetta027copia.jpg"><img class="size-full wp-image-485" title="Lucetta Scaraffia" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/09/scaraffia-lucetta027copia.jpg?w=135&#038;h=162" alt="Lucetta Scaraffia" width="135" height="162" /></a><p class="wp-caption-text">Lucetta Scaraffia</p></div>
<p>In occasione del quarantesimo anniversario della Harvard School Committee, che cambiò la definizione medica di morte, da allora non più basata sull&#8217;arresto cardiocircolatorio ma sull&#8217;&#8221;encefalogramma piatto, il 3 settembre scorso è uscito sull&#8217;Osservatore Romano un articolo della storiografa Lucetta Scaraffia (<a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/09/un-cambio-nella-posizione-del-magistero-sui-trapianti1/#comment-2344">A quarant&#8217;anni dal rapporto di Harvard. I segni della morte</a>, L&#8217;Osservatore Romano &#8211; 3 settembre 2008).<br />
L&#8217;articolo è stato immediatamente ripreso dalle agenzie d&#8217;informazione perché sembrava annunciare un cambio della posizione della Chiesa cattolica in tema di trapianti; <span id="more-484"></span>ma anche perché, per la prima volta nella storia dell&#8217;O. R., seguirono quasi immediatamente una dichiarazione del Portavoce del Papa e del Card. Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, che suonarono come una smentita: nessun cambio d&#8217;atteggiamento del magistero sui trapianti: essi rimangono un agire medico lecito e un meritevole atto di carità da parte del donatore.</p>
<p>Volendo offrire un breve resoconto dell&#8217;editoriale che ha dato l&#8217;avvio al caso, va detto anzitutto che non è così facile riportare in sintesi gli argomenti della Scaraffia perché nell&#8217;articolo si possono trovare qua e là zone di confusione. C&#8217;è confusione tra il concetto di morte come fatto biologico e morte, se vogliamo, nei suoi aspetti simbolici, come evento che rivela la persona in quanto valore. Oppure nel modo di pensare il rapporto tra persona e corpo. Ad esempio quando la Scaraffia mostra, richiamando il precedente della gestante in coma che porta a termine la gravidanza, di non distinguere tra il processo biologico (la gestazione) e le relazioni personali (maternità); salvo poi negare con forza che la morte della persona possa identificarsi con la morte cerebrale, e dunque che la persona stessa possa identificarsi con una particolare funzione o sistema organico, sia pure importante, come le attività cerebrali o il sistema nervoso centrale.<br />
Questa particolare confusione si vede, ad esempio, dove l&#8217;Autrice afferma che &#8220;nuove ricerche [...] mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo&#8221;. Il nocciolo di queste novità scientifiche sarebbe che alcuni neurologi, giuristi e filosofi americani ed europei sono concordi nel dichiarare che &#8220;la morte cerebrale non è la morte dell&#8217;essere umano&#8221;.<br />
Qui Scaraffia sembra incorrere in un grossolano equivoco, perché parrebbe identificare l&#8217;espressione &#8220;essere umano&#8221; con l&#8217;integrità corporea o, al più, con la totalità psicofisica dell&#8217;organismo. In questo modo Scaraffia sembrerebbe credere che la distinzione tra morte cerebrale e morte dell&#8217;essere umano si collochi per intero sul piano fattuale (e infatti scrive: &#8220;Il rischio di confondere il coma (morte corticale) con la morte cerebrale è sempre possibile&#8221;) laddove dovrebbe invece dirsi che tale distinzione mira piuttosto a rimarcare i confini tra il piano dei fatti accertabili con metodologie mediche (morte cerebrale) dal piano qualitativo e della persona, il piano in cui si collocano, per capirci, la coscienza morale e i diritti umani.</p>
<p>Un metodo più rapido e non eccessivamente involuto, per muoverci all&#8217;interno di un testo consiste nel seguirne lo sviluppo prendendo come traccia il reticolo dei rimandi bibliografici. Le citazioni dell&#8217;Articolo di Scaraffia rinviano al dibattito bioetico che, a suo dire, porterebbe ad affermare l&#8217;opportunità di una rimessa in discussione della definizione medica dello stato di morte.<br />
La Scaraffia sostiene inoltre che la Chiesa nutrirebbe &#8220;molte riserve&#8221; nell&#8217;accettare la dichiarazione di morte formulata dall&#8217;Harvard Committee. La vice-presidente di Scienza e Vita cita, al proposito, Morte cerebrale e trapianto di organi, del filosofo del diritto Paolo Becchi, studioso che ha diffuso in Italia l&#8217;opera di H. Jonas, l&#8217;autore del celebre Principio responsabilità, anch&#8217;egli citato nell&#8217;articolo in parola.<br />
La tesi centrale della Scaraffia è questa:<br />
«L&#8217;idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo &#8211; grazie alla respirazione artificiale &#8211; è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente».<br />
Scaraffia quindi sostiene che la persona NON CESSA finché il suo organismo è mantenuto in vita, a dispetto della morte cerebrale.<br />
L&#8217;argomento usato qui non è nuovo. Esso si trova per la prima volta in H. Jonas, (vedi: Tecnica, medicina ed etica. Prassi del principio responsabilità, tr. it., Einaudi, Torino 1997, Introduzione di Paolo Becchi).<br />
Jonas prende le mosse, condividendola, da una sentenza di Pio XII: «Se si giudica permanente una profonda perdita della coscienza, allora i mezzi straordinari per l&#8217;ulteriore mantenimento della vita non sono obbligatori. Si possono sospendere e consentire al paziente di morire». Basterebbe questa sentenza di Pio XII, sia detto qui di passaggio, per risolvere il caso di Eluana Englaro. Con i nuovi criteri di determinazione dello stato di morte sulla base dell&#8217;attività cerebrale della Harvard School, secondo Jonas non si tratterebbe più di accertare lo stato permanente di perdita di coscienza per lasciar morire il paziente, E QUINDI prelevarne gli organi per la donazione, ma, ormai, della pura e semplice identificazione della morte con il carattere permanente del coma profondo, per poter disporre di organi per il trapianto nelle migliori condizioni (tecniche) possibili.<br />
Becchi riassume così il pensiero di Jonas, in due frasi che traggo dall&#8217;articolo della Scaraffia: &#8220;l&#8217;errore, sempre più evidente, è stato quello di aver voluto risolvere un problema etico-giuridico con una presunta definizione scientifica&#8221; [piuttosto che attraverso] &#8220;criteri eticamente e giuridicamente sostenibili e condivisibili&#8221;.<br />
Ma, conclude la Scaraffia, con la successiva accettazione, anche da parte della Chiesa, dei criteri di determinazione dello stato di morte sulla base dell&#8217;attività cerebrale, la sentenza di Pio XII è stata stravolta e ciò spiega la contraddizione che vi sarebbe tra le posizioni ufficiali del magistero sui trapianti e quelle su altre questioni, come il trattamento dei feti anencefali e, possiamo aggiungere, recenti casi come quello di Eluana.</p>
<p>Paradossalmente, Scaraffia dichiara che certe proposizioni sono in contraddizione con la dottrina cattolica senza citare neppure una sentenza del magistero ufficiale, ma un ragionamento di un filosofo non cattolico, Jonas, appunto, e un&#8217;implicazione avanzata da P. Singer, il filosofo animalista fieramente opposto all&#8217;antropologia cristiana: &#8220;Se i teologi cattolici possono accettare questa posizione in caso di morte cerebrale, dovrebbero essere in grado di accettarla anche in caso di anencefalie&#8221;. Ma la posizione odierna del magistero sui trapianti si pone come logico sviluppo del pensiero di Pio XII. I ragionamenti di Scaraffia finiscono così col dar torto a Pio XII, pur di non dar ragione a Singer.<br />
Le critiche di Jonas ai criteri dell&#8217;Harvard School, si pongono sullo sfondo di una ecofilosofia profonda con una forte strutturazione antropocentrica e immanentista, (incompatibile con ogni antropologia cristiana o personalista) sorretta da una concezione della soggettività umana vista come epitome di una soggettività diffusa nell&#8217;ecosistema. Le posizioni di Jonas si spiegano con la sua visione organicista e olista, secondo cui forme di soggettività si trovano fin nelle più elementari strutture della vita biologica. Perciò egli insiste per dei criteri di definizione di morte che tengano conto del corpo come inscindibile totalità. Ma nulla a che vedere con la soggettività aperta al trascendente della tradizione biblica.<br />
Non sono queste le sole bizzarrie che è possibile individuare nella tecnica argomentativa di Scaraffia. E&#8217; possibile che ella sia mossa dall&#8217;intenzione di provare l&#8217;universalità delle proprie posizioni, a prescindere dal proprio credo. E&#8217; probabile che si sia appellata alle riserve di Jonas sui criteri di morte delineati dalla Harvard School perché questi ha una posizione tuziorista sull&#8217;etica della vita fisica, cioè una strategia di difesa della vita che garantisce ampi margini di sicurezza, gradita a molti bioeticisti cattolici, pur senza essere un filosofo cattolico o religioso.<br />
Rinuncio a continuare un&#8217;analisi troppo puntuale che mostrerebbe, tra l&#8217;altro, anche i gravi errori logici presenti nel dispositivo argomentativo di Scaraffia. In questa sede importa di più osservare che Scaraffia fraintende la dottrina cattolica su questo punto quando attribuisce erroneamente le proprie posizioni anche al magistero cattolico sui trapianti.<br />
Cosa dovrebbe convincerci dell&#8217;effettiva esistenza anche nella Chiesa di queste stesse &#8220;riserve&#8221; nei confronti dei criteri di morte, da quarant&#8217;anni quasi universalmente accettati? Il fatto, scrive Scaraffia, che &#8220;per esempio, nello Stato della Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte cerebrale&#8221;.<br />
Come dire: nel caso in cui fosse il Pontefice a trovarsi in situazione di coma irreversibile, non verrebbe indetto nessun conclave per l&#8217;elezione del suo successore, senza che il cuore del papa morente si sia prima fermato.<br />
Un bell&#8217;esempio davvero (l&#8217;unico, che io sappia) di argomentazione bioetica specificamente cattolica.</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/16/un-cambio-nella-posizione-del-magistero-sui-trapianti2/">(continua)</a></p>
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			<media:title type="html">Lucetta Scaraffia</media:title>
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		<title>Prete e gay. L&#8217;identità difficile</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/09/03/prete-e-gay-lidentita-difficile/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 21:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità e Chiesa; omofilia; preti gay;]]></category>

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		<description><![CDATA[Come spiegarsi lo stridente contrasto tra la strenua opposizione della chiesa all&#8217;omosessualità, sul piano dottrinale, e la tolleranza da sempre manifestata nei riguardi dell&#8217;omosessualità diffusa e praticata tra il clero? E&#8217; opportuno lasciare che persone omosessuali si avviino al sacerdozio?
Solitamente accade, in questo blog, che scriva qualcosa cui seguono i commenti di alcuni lettori che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=471&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/02/escher1.jpg"><img class="size-full wp-image-305 alignright" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/02/escher1.jpg?w=341&#038;h=433" alt="" width="341" height="433" /></a>Come spiegarsi lo stridente contrasto tra la strenua opposizione della chiesa all&#8217;omosessualità, sul piano dottrinale, e la tolleranza da sempre manifestata nei riguardi dell&#8217;omosessualità diffusa e praticata tra il clero? E&#8217; opportuno lasciare che persone omosessuali si avviino al sacerdozio?</p>
<p>Solitamente accade, in questo blog, che scriva qualcosa cui seguono i commenti di alcuni lettori che guardano con interesse ai temi prediletti in Terra di Nessuno. Stavolta avviene il contrario. In più parti, sotto vari articoli e saggi che compaiono nel blog, diversi hanno scritto su Chiesa, clero, fede e omosessualità e mi pare opportuno cogliere queste sollecitazioni.<span id="more-471"></span><br />
Questo spazio viene  appositamente aperto con l&#8217;intenzione di fare cosa gradita a quanti vogliono continuare a intervenire sul tema ma non hanno trovato finora trovato in Terra di Nessuno un angolino ad esso specificamente dedicato. Poiché io stesso sono intervenuto qua e là con qualche mio parere e naturalmente interverrò qui con dei commenti, se lo riterrò opportuno, mi riservo di pubblicare in seguito una mia più articolata opinione.</p>
<p>Qui di seguito indico altri punti sparsi in Terra di Nessuno in cui il tema è stato già toccato.</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/07/23/lorco-che-ce-nella-chiesa-degli-angeli/#comment-425">L&#8217;orco che c&#8217;è nella Chiesa degli angeli</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/05/30/sullelezione-del-nuovo-vescovo-ausiliario-di-palermo/#comment-555">Sull&#8217;elezione del nuovo vescovo ausiliare di Palermo</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/09/15/il-pastore-smarrito/#comment-903">Il Pastore smarrito</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/04/01/odifreddi-perche-dobbiamo-dirci-cretini/#comment-1349">Odifreddi: perché non possiamo che essere cretini?</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/11/19/delle-nuove-cinque-piaghe-della-s-chiesa-palermitana/#comment-1374">Delle nuove cinque piaghe della Santa Chiesa (palermitana)</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/11/19/delle-nuove-cinque-piaghe-della-s-chiesa-palermitana/#comment-1391">Delle nuove cinque piaghe della Santa Chiesa (palermitana)</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/diritto-alla-vita-pagine-di-psicologia-e-diritti-umani/pedofilia-psicanalisi-e-psicologia-della-cura/#comment-1874">Pedofilia, psicanalisi e psicologia della cura</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/06/25/larcivescovo-il-gioco-del-golf-e-le-lavandaie-del-vaticano/#comment-2099">L&#8217;arcivescovo, il gioco del golf e le lavandaie del Vaticano</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/08/17/due-o-tre-cose-che-vorrei-dire-allarcivescovo-di-monreale/#comment-2165">Due o tre cose che vorrei dire all&#8217;Arcivescovo di Monreale</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/benvenuti/#comment-2166">Benvenuti in Terra di Nessuno</a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Mafia: dalla Mattanza a Provenzano, di Costantino Margiotta.</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/08/26/mafiadalla-mattanza-a-provenzano-di-costantino-margiotta/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 18:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Firmino (recensioni)]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Costantino Margiotta]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Porcasi]]></category>
		<category><![CDATA[Ignazio De Francisci.]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mattanza mafiosa]]></category>
		<category><![CDATA[omicidi efferati]]></category>

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		<description><![CDATA[
w3counter(27678);


di Michele Vilardo

Di Mafia si è sempre parlato. Di Mafia si è sempre scritto. Nessuno, però, è riuscito a raccontarne la crudeltà fino in fondo.Le parole non bastano. Ci siamo assuefatti alle descrizioni degli omicidi, alle strategie degli arresti, alle logiche di un sequestro. La nostra memoria ha bisogno di un nuovo punto di vista.
Per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=440&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- Begin W3Counter Tracking Code --></p>
<p>w3counter(27678);</p>
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<p><!-- End W3Counter Tracking Code--></p>
<p style="text-align:center;"><strong>di Michele Vilardo</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_0790.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-441" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_0790.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Di Mafia si è sempre parlato. Di Mafia si è sempre scritto. Nessuno, però, è riuscito a raccontarne la crudeltà fino in fondo.Le parole non bastano. Ci siamo assuefatti alle descrizioni degli omicidi, alle strategie degli arresti, alle logiche di un sequestro. La nostra memoria ha bisogno di un nuovo punto di vista.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Per la prima volta sono state raccolte in un unico volume le immagini più significative scattate da fotogiornalisti siciliani a partire dagli anni ottanta fino ad oggi.<span id="more-440"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Queste fotografie hanno accompagnato gli articoli di quei cronisti di “nera” che, testimoni di una mattanza barbarica, volevano urlare contro uno Stato latitante. Questo è quello che è accaduto in Sicilia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span lang="EN-GB">The Mafia bave always been spoken about. The Mafia bave always been written about. But nobody, however, has ever succeeded in rendering a full account of the depths of their cruelty.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span lang="EN-GB">Words alone are not enough. We are addicted to the descritions of the homicides, to the strategies of the arrests, to the details of every kidnapping. Our memory needs a new point of view.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span lang="EN-GB">For the first time, collected together in one volume, we have the most notable images taken by Sicilian photojournalists from the 1980s to the present day. These photos bave accompanied the articles of those reporters of «noir news” who, as witnesses to a barbaric, never-ending slaughter, wanted to howl against a State that is in denial. This is what is happening in Sicily.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08291.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-442" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08291.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">PREFAZIONE</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Nel 2001 mi trovavo in Inghilterra per motivi di studio e, passando ore nelle librerie londinesi, mi sono reso conto che le pubblicazioni sulla Mafia occupavano interi scaffali. I molti libri che trattavano di questo argomento erano principalmente testi di critica, di antropologia e monografie. Passando parecchio tempo seduto sulla moquette di WH Smith, Waterstone’s, Foyle’s, Blackwell e Borders (librerie che consiglio a chi si recasse a Londra) cercavo di capire quello che era già stato scritto e ciò che si poteva ancora aggiungere su questo tema.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">L’idea mi è venuta sfogliando le foto raccolte nel volume “New York Noir — Crime Photosfrom the Daily News Archive”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Mancava un libro che raccontasse, non per mezzo della parola ma attraverso le immagini, cosa fosse veramente la Mafia. Nel ricordare i fatti accaduti in Sicilia &#8211; e specialmente a Palermo- mi tornavano in mente solo quelle istantanee di morte che, negli anni ottanta, si vedevano su Il Giornale di Sicilia e su L’Ora.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Libertà, Giustizia e Legalità sono parole che fanno parte dell’ossatura di ogni Stato laico. In questo libro, ci sono persone che hanno sacrificato la loro vita perché credevano in questi principi ed hanno giurato fedeltà ad uno Stato che, spesso, si è trovato in difetto nei confronti dei suoi uomini, non accorrendo in loro aiuto al momento opportuno o arrivando in ritardo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07951.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-443" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07951.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Assassinio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07971.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-444" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07971.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Assassinio,a mezzo autobomba, del Consigliere istruttore Dott.Rocco Chinnici,di tre carabinieri della scorta e del portiere dello stabile di via Federico Pipitone.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-445" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08001.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Strage di Pizzolungo(Tp) al giudice Carlo Palermo,in cui persero la vita una mamma,la Sig.ra Asta,e due suoi gemellini.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08131.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-446" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08131.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08121.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-451" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08121.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Strage di Capaci e assassinio dell&#8217;imprenditore palermitano Libero Grassi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ci sono anche i cadaveri di chi ha creduto e aderito ad un sistema in cui onore, illecito e corruzione erano parte di una “Costituzione” decisa da pochi ma, condivisa da molti, per poter vivere una vita dove la paura è scambiata per rispetto, dove uno sguardo vale più di mille parole e dove l’omicidio viene utilizzato come strumento per esercitare la propria supremazia sui vinti.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08011.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-447" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08011.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08191.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-450 alignleft" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08191.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08181.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-449 alignleft" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08181.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08031.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-448" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08031.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Omicidi efferati, di stampo mafioso.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Le parole non bastano più per raffigurare l’orrore e dipingere il sangue che lava le strade della Sicilia. Il loro suono corre il rischio di passare inascoltato e di affievolirsi con gli anni, un po’ come la nostra memoria. Questa raccolta rappresenta una minima parte degli omicidi che sono avvenuti in Sicilia durante gli anni della Mattanza.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08081.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-453" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08081.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08231.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-454" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08231.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07931.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-455" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07931.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ho scelto il bianco e nero per un racconto che non ammette toni di grigio, per replicare quel dovere di cronaca che mette in evidenza i dettagli più significativi. Parafrasando Ohrn, lo scopo del fotogiornalista (e della fotografia) è di portare all’attenzione della gente i problemi sociali e, se possibile, trovarne la soluzione. Non ci si deve limitare a osservare il frame, bisogna guardare quello che è ritratto al di fuori dei bordi della fotografia. Dall’assuefazione alla Morte che, a Palermo, sembrava un elemento scenografico del teatro quotidiano, alla ruvida curiosità dei passanti. Gli arresti, pochi purtroppo, non rimangono in tono minore: celebrano il rito della Legalità e alimentano il motore della Speranza.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Costantino Margiotta</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07981.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-457" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07981.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07992.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-458" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_07992.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08141.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-459" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08141.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08171.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-460" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08171.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08261.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-461" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/img_08261.jpg?w=128&#038;h=85" alt="" width="128" height="85" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/_mg_3212.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-463" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/_mg_3212.jpg?w=119&#038;h=300" alt="" width="119" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Quadro del Pittore partinicese Prof.Gaetano Porcasi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"> </p>
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		<title>Due o tre cose che vorrei dire all&#8217;Arcivescovo di Monreale</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 16:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visione di Ezechiele,
le ossa inaridite
Eccellenza,
Dati i molteplici e affettuosi legami che intercorrono tra noi, desidero rivolgerle con franchezza le domande che troverà in calce. Io spero che lei si renda conto dell&#8217;eredità spirituale che porta sulle spalle, delle condizioni in cui versa la Chiesa che le è stata affidata, e in generale il popolo cristiano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=389&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:right;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/drybones1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-396" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/08/drybones1.jpg?w=216&#038;h=280" alt="" width="216" height="280" /></a>Visione di Ezechiele,<br />
le ossa inaridite</p>
<p>Eccellenza,</p>
<p>Dati i molteplici e affettuosi legami che intercorrono tra noi, desidero rivolgerle con franchezza le domande che troverà in calce. Io spero che lei si renda conto dell&#8217;eredità spirituale che porta sulle spalle, delle condizioni in cui versa la Chiesa che le è stata affidata, e in generale il popolo cristiano della Sicilia. Io voglio credere che si renda conto, in particolare, che spetta proprio a lei guidare un episcopato, quello siciliano, in gran parte impreparato, accidioso e narcolettico,<span id="more-389"></span> anche nelle giovani leve &#8220;pappalardiane&#8221;, visto che è ormai chiaro che l&#8217;attuale titolare della Sede di Palermo, la guida in certo modo naturale, dell&#8217;episcopato siciliano, vi è stato mandato in via di prepensionamento.</p>
<p>Perché ha consentito le esequie religiose al boss di Partinico Nenè Geraci, dato che chi si macchia di crimini come l&#8217;omicidio, la rapina, l&#8217;appartenenza a organizzazioni criminali è colpito scomunica, più volte reiterata da parte dell&#8217;episcopato siciliano?</p>
<p>Perché non c&#8217;era una delegazione ufficiale del clero di Monreale alle celebrazioni dell&#8217;anniversario della scomparsa del suo predecessore, tenutesi a San Cataldo, e lei stesso è stato presente solo in forma privata?</p>
<p>Introdurrà la causa di beatificazione del suo predecessore, Mons. Cataldo Naro? Se no, perché?</p>
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		<title>L&#8217;arcivescovo, il gioco del golf e le lavandaie del Vaticano</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 12:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuela Orlandi]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Marcinkus]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma guarda un po&#8217; che cosa mi tocca fare: difendere la memoria di Paul Marcinkus, &#8220;l&#8217;Arcivescovo in nigris&#8221; (che molti preferiscono ricordare piuttosto come l&#8217;eminenza grigia dello scandalo IOR e della torbida vicenda di Roberto Calvi)! Padre Paul, come amava farsi chiamare dai fedeli, mi ha onorato della sua amicizia verso la fine degli anni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=369&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/06/marcinkus1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-370" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/06/marcinkus1.jpg?w=245&#038;h=300" alt="" width="245" height="300" /></a>Ma guarda un po&#8217; che cosa mi tocca fare: difendere la memoria di Paul Marcinkus, &#8220;l&#8217;Arcivescovo in nigris&#8221; (che molti preferiscono ricordare piuttosto come l&#8217;eminenza grigia dello scandalo IOR e della torbida vicenda di Roberto Calvi)! Padre Paul, come amava farsi chiamare dai fedeli, mi ha onorato della sua amicizia verso la fine degli anni &#8216;80, quando era capo del Governatorato Vaticano, seconda carica, dopo quella di Segretario di Stato: praticamente il ministro degli interni di Giovanni Paolo II. Ora, lo so che l&#8217;affetto privatamente nutrito per una persona è un cattivo consigliere quando si tratta di giudicare con obiettività la sua immagine e il suo operato pubblico. Dunque mi dichiaro subito non in grado di dire alcunché sulle sue responsabilità negli scandali della banca vaticana ai tempi in cui ne era ancora presidente; se egli fosse davvero la mente di quegli intrighi, come vogliono alcuni, o se piuttosto non furono le missioni e i milioni di poveri assistiti dalla Chiesa attraverso lo IOR, e dunque anche attraverso persone come Paul Marcinkus, ad essere state truffate. Qui dico solo che nessuno, che abbia conosciuto questo prete colto e raffinato, poliglotta, estimatore del rinascimento italiano e forte giocatore di golf che amava predicare con uno stile breve e colloquiale per i pochi fedeli della domenica sera nella sua parrocchia romana di Stella Mattutina, può credere che egli abbia ucciso.<span id="more-369"></span></p>
<p>Marcinkus aveva il culto dell&#8217;amicizia. In un mio viaggio negli Stati Uniti potei rendermi conto di quanti amici avesse e del fatto che negli ambienti ecclesiali di Waschington, St. Louis, New York, Boston, Detroit e naturalmente la sua città, Chicago, egli era praticamente una star. In Italia, invece, era piuttosto solo; a Roma aveva pochissimi amici.<br />
&#8220;Il Vaticano? E&#8217; un ambiente di lavandaie&#8221; mi disse in una delle rare occasioni in cui questo eccezionale narratore non raccontava della sua infanzia di immigrato lituano nella Chicago degli anni trenta o dei suoi viaggi in giro per il mondo. Infatti non parlava mai delle sue vicende giudiziarie che lo costrinsero per due anni a non metter piede fuori dalle mura leonine. Quella fu la sola volta in cui mi fece allusione al fatto che molti dei suoi guai non dipendevano tanto dalla giustizia italiana ma da chi non gli voleva bene <em>dentro</em> al Vaticano. Diceva di poter e voler collaborare con la magistratura italiana sullo scandalo IOR-Ambrosiano, documentando il proprio operato da Presidente della Banca vaticana, ma di non poterlo o volerlo fare prima che la Corte Costituzionale si pronunciasse sulla questione giurisdizionale.<br />
Forse le lavandaie del Vaticano sono ancora al lavoro, se si può sentir dire dal TG2 della sera (ieri, 24 giugno) che Giovanni Paolo II lo allontanò, costringendolo alla dorata pensione americana dei suoi ultimi anni. Tutti possono facilmente verificare che Marcinkus fu promosso da Giovanni Paolo II da presidente dello IOR a capo del Governatorato, e poi&#8230; Chi ha seguito da vicino questa vicenda sa che Giovanni Paolo II ringraziò personalmente il parroco romano che intercesse a favore dell&#8217;Arcivescovo presso il giudice Saia, allora presidente della Corte Costituzionale, che doveva giudicare se Marcinkus fosse perseguibile dalla giustizia italiana, a norma del dettato della Costituzione italiana e del Concordato.</p>
<p>Ma le lavandaie continuano il loro ostinato lavoro di pulizia, anche se il giocatore, da anni ormai, non calca più i campi da golf.</p>
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		<title>Sciocchezzaio didattico</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/06/14/sciocchezzaio-didattico/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 11:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
 
Mentre l&#8217;anno scolastico se ne va, gli allievi della 4 I Turistica mi passano un foglietto contenente le castronerie sfuggite agli alunni, ma più spesso agli insegnanti, durante le lezioni. Per me, che insegno loro psicologia della comunicazione, è un dono di un certo valore . La comunicazione a scuola, infatti, la sua qualità, i suoi stili, a pensarci bene, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=363&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> </p>
<p> <img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/06/ricordi_di_scuola11.jpg?w=450&#038;h=370" alt="" width="450" height="370" /></p>
<p> </p>
<p>Mentre l&#8217;anno scolastico se ne va, gli allievi della 4 I Turistica mi passano un foglietto contenente le castronerie sfuggite agli alunni, ma più spesso agli insegnanti, durante le lezioni. Per me, che insegno loro psicologia della comunicazione, è un dono di un certo valore . La comunicazione a scuola, infatti, la sua qualità, i suoi stili, a pensarci bene, è la vera protagonista di queste spiritosaggini involontarie. <span id="more-363"></span>Un aspetto tanto spesso trascurato quanto centrale nella vita scolastica vera, quella che si svolge quotidianamente in classe.<br />
A scuola la comunicazione è spesso rigida, stereotipata e rende perfettamente l&#8217;immagine di una relazionalità bloccata. Il lapsus, l&#8217;irruzione impertinente e spontanea del paradosso, è il meccanismo della marionetta automatica che all&#8217;improvviso si rompe, mette disordine, irride, scompiglia; ma mentre smaschera la non autenticità celata dietro la ripetizione di formule vuote e pompose, svolge sul linguaggio e sulle relazioni umane una sua piccola funzione, quasi di terapia omeopatica.</p>
<p style="text-align:right;">Dedicato a tutti i colleghi docenti d&#8217;Italia. </p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Scricchiolii logici&#8230;<br />
</strong>E&#8217; stato io al posto di lui; truccata così sei inconoscibile; hanno ucciso l&#8217;uomo ragno che non sia stato non si sa; vediamo che sparata deve minchiare; i mesi della settimana; la finestra del balcone; sono un alunno medio prima; prendi foglio, carta e penna; questo non è mia intendimento, è mio intendimento; me lo sistemi un taglio decente; noi guardiamo con gl&#8217;occhi; devo fare un fratello al mio regalo; ho scordato la macchina in radio; non siamo chi siamo; nel biglietto non c&#8217;è scritto da dove departi; mi viene da me; dico Rita per dire tutti; che c&#8230; ci scarpi le pesti; dico giugno nel senso maggio; mai mettersi sull&#8217;autobus con gli sconosciuti.<strong></strong></p>
<p><strong> </strong><strong>&#8230;e sbandamenti ortografico-gramaticali<br />
</strong>Anticipatatatamente; Centro-la-minchia [centro-sinistra]; teatdro Sand&#8217; Angelo; equavazione [evacuazione]; la protogonista; la documenzazione; si porterò risollevare; ognuno nelle sue sede; le accadiemie; dove state andiando; all&#8217;incontrario; la desidenza (residenza); avete afferrato il cuncetto; è rimanuta; ne sei sicuto (sicuro); vai nella mia zaina; occhialo; a che ora si osce; abigiamento; sieduti; resistettere; questonaro; glie lo fatto aperto; frazzo [fratto]; punzo [punto]; Alberco [Alberto]; in continuamente; se si lascerebbe; si stanno per estinguersi; macazziniere; il quarattene (carattere); dico voglio dire; scarrammati; ill&#8217;uovo; visutare [visitare]; tront&#8217;anni; roncorrono; aurriculare; mi vene qualche dubbio; stabbilamenti; dei visitatrori; con questo medoto; turisto; abbiamo arrivati al messaggio; se vi farebbe piacere; siamo telematiche [telegrafiche]; al centrato [contrario]; colcolare;  culviculum; quanto volte; incluzse; italione; anglosassine, spangolo; in aribo [arabo]; io sono la terza volta che vengo; canuzione [cauzione]; potevatemù; allevazione; in pena età; i cavettoni ; il marcato; atmosfera macraba-macrabo-mocraba [macabra]; gli scazzi di anzianità; nel prossimo modolo; come li fallo io; le mie cuggini; l&#8217;ipostrofo; bisogna effetturare; in condizioni pessimi; ponzo di si; IMPISI-IMPIS [INPS]; prima di sbattìre; soccessivamente; pir quindi; nel libblo;  se scoperò [scoprirò]; la stessa giorno; denoro in cassa; le discotaiche; a sei cereno [a ciel sereno]; questi è tutti i calcoli; pretente [presente]; quando inicci; la pattaglia; la dostanza; si mettono in cinte; mi sacriferò; abbiamo fatto il gino panoramico; un lampione [campione] sportivo;; una vostra campagna [compagna] giudistiosa-giudistiziosa; dobbiamo stampare il compilario;; stampsiare; ; in aribo; ne riparteremo; ce lo possiamo vantare; suppletti [supplenti]; a vederzi; il libblo; ne tiamo riparlando; la plazza; Silvester Starlone; una cosa possiamo fare, so un&#8217;altra cosa; il celefono; mio zio è già affettivo; civilità; alla bracia; la prastra; se cadi mali; se ti fai un po&#8217; di pratica; accalappare; afartenenza; rapitarmente; si è sentuso; contienitori; colli suoi fratelli; bugiardia; la colla divilica; la borgia [bolgia]; vocabolario zinicchi; il bullista; i corsi senza recupero; devi fare fresi bravi; la riservazione delle camere; bendana [bandana].</p>
<p><strong>Lingue&#8230; straniere<br />
</strong>Resepsion; lo spiling [<em>spelling</em>]; nox tax family; bisner (<em>business</em>); bid and brekfest;; facciamo fers (<em>surf</em>); biutifol; gran toor; British Museium; front ofscish; là orl [<em>hall</em>]; tour operatòr; feshback; bidi bolding; trasporn [<em>transfert</em>];, duple fazz; Air Traspor; scadden [<em>scanned</em>] cingum Battaman, Ennibbol Kennibbol; post party; Air Franch, je defè (verbo <em>faire</em>), vous diseves, puedo sborrar [posso (s)cancellare].</p>
<p><strong>Geografia dell&#8217;altro mondo<br />
</strong>In Melgio (Belgio); Californa; gli oliandesi; funge da Venezia; il oriente; Ettina [Etna]; Nottretram [Notre Dame]; S. Teresa di Gallina (Gallura); Sharma Sheìc; King Kong [Hong Kong]; Santiago di Campostela; le Isole Balneari [Baleari]; tutto un mondo è un Paese.</p>
<p><strong>Dialettiche e dialettismi<br />
</strong>La tasciatagine [cattivo gusto]; non sicci può [è impossibile]; che pottarono; vanno a finiscono dalla preside; sto stando attenta; mi sto stando in silenzio; come la chiamamo; ci se ne rivà; <em>mu vippi</em> [<em>vitti</em>] <em>‘stu film</em> [un film già... "bevuto" (visto); so come va a finire questa storia]; ho il bambìo ["<em>'u babbìu</em>": voglia di scherzare]; me l&#8217;ho scordato; cignuanta [cinquanta]; sbinnonna [bisnonna]; c&#8217;è il sole occupato ["<em>accupatu</em>", oscurato dalle nuvole]; Non cinciollare con il bracciale [Non "gingillarti", lett. "non menartela"]; <em>praticannu &#8216;u zuppu all&#8217;annu</em> zuppippi ["<em>zuppichii</em>", "chi va con lo zoppo impara a zoppicare]; <em>si&#8217; &#8216;na atta chi pieri</em> [Sei un gatto coi piedi (?)]; era un pastore tedesco, ma &#8220;arraggiato&#8221; come i cani ["cane rabbioso"].  </p>
<p><strong>Anatomie patologiche</strong><br />
Le prime reti ferrovaie; con la pianta della mano; ; con lo scolo (scalo); due maschie; un fumatore accallito; tosta di minchia; memoria sentitiva; massa capellosa, massa camellosa; i capelli a virgola; le vene del giudizio; vene a fallo; penetrazione orecchiale; si prende la mano con tutto il piede; incavallamento del muscolo; mi si è cavalcato un muscolo; c&#8217;è la cosa della cosa che mi fa male; non mi raccapezzolo; mi vengono i panici; da qui vi entra e da qui vi esce da dietro; un mazzo di fuori [fiori]; mi sono morsa la lingua, il labbro e le gengive.</p>
<p><strong>Storie immaginarie<br />
</strong>Modioevo; nel melleesettecendo; Napolione; napoleaniche, l&#8217;albero cronologico; un gruppo di esercito; grazie al telegrafo uno poteva mandare un massaggio; non si sapeva chi aveva più armamenti, gli USA o gli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Fenomeni paranormali</strong><br />
 Una pretonazione (prenotazione); la coltivazione di pesci; un pernottamento di 24 ore; la scintilla che ha fatto traboccare il vaso;  la scala reale delle note; è un bambino giovane; è fratello di secondo grado; non sta né in piedi né in terra; l&#8217;albume del tuorlo bianco; il vento vi bagna e l&#8217;acqua vi asciuga; tu mi alzi ed io ti prendo; arriva l&#8217;elefante e ti affaccia le mutande; ho perso il laccio del filo di Alessia.</p>
<p><strong>Comunicazione divergente</strong><br />
Io quando dico che interrogo io interrogo, se mi date due minuti ci vogliono solo due minuti, perché quando ti devi stare zitto ti devi stare zitto; N. smettela; a partire da questo mamento; shhilenzio!; silenzia; state silenzio; vogliamo fare zitti?; non parlare con la bocca aperta; guarda quella che non mi dicono niente; uscete; pappammolli; parlo sordomuto?; proviamo un diagolo; questo atteggiamento scattivo; sei poco inesperto; sei una cosa nnutile; andate a classe; c&#8217;è aria viziosa qui; non mi faccio interrogo; mettiamo le carte a tavola; i recuperi si recuperano quando si possono recuperare; facciamo 30, facciamo 31.</p>
<p><strong>E per finire&#8230;</strong><br />
La prof. di Matematica agli alunni più indisciplinati: «io non vi calcolo».</p>
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		<title>Il grande inganno</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/04/29/il-grande-inganno/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 11:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Calderoli]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
Adesso che le elezioni sono davvero finite, con l&#8217;ascesa del genero di Rauti a sindaco di Roma, possiamo davvero tirare le somme: una vittoria della Lega,  più che del PdL; ma una sconfitta del PD, e di Veltroni in particolare, più che una vittoria delle destre.
Ma andiamo per ordine.
La vittoria della Lega.
Il giudizio che più di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=344&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> </p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/04/sette-nani-1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-345" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/04/sette-nani-1.jpg?w=468&#038;h=351" alt="" width="468" height="351" /></a>Adesso che le elezioni sono davvero finite, con l&#8217;ascesa del genero di Rauti a sindaco di Roma, possiamo davvero tirare le somme: una vittoria della Lega,  più che del PdL; ma una sconfitta del PD, e di Veltroni in particolare, più che una vittoria delle destre.<br />
Ma andiamo per ordine.<span id="more-344"></span></p>
<p>La vittoria della Lega.<br />
Il giudizio che più di frequente è stato emesso a commento della vittoria di Bossi, Calderoli e Borghezio è che la Lega conosca meglio di chiunque altro l&#8217;elettorato e il territorio del Nord produttivo del Paese. D&#8217;improvviso personaggi che incarnano le più becere politiche, i più meschini egoismi collettivi, il vero declino &#8211; quello morale - di questo benedetto Paese, divengono statisti, osannati dai media di ogni indipendenza, della statura di Sturzo, De Gasperi e Moro.<br />
Ma di quale elettorato si parla e cosa esattamente del territorio del loro elettorato i dirigenti della Lega conoscono, in realtà? Avremmo allora davvero dovuto credere a Bossi quando diceva, in piena campagna elettorale, che orobici e brianzoli nascondano moschetti e baionette sotto il cuscino? Veramente studenti e pensionati del Lombardo-Veneto fremono dalla voglia di manganello? E&#8217; proprio così sicuro che onesti lavoratori padani e donne cisalpine e figli spirituali di San Gallo e del cristianesimo celtico sono conquistati al culto di Eridanio?<br />
Chiediamoci piuttosto perché nessuno, neppure dall&#8217;opposizione, dice che la Lega ha vinto giocando una mano truccata. Perché nessuno osa fare l&#8217;ovvia osservazione che la Lega vince grazie ad una legge elettorale certamente incostituzionale, appositamente tagliata e cucita da un leghista addosso alla Lega a discapito degli interessi del Paese vero, della sua unità, delle categorie deboli di cittadini e delle nuove tipologie, non sintattiche, di cittadinanza? Perché?<br />
Bene, lo diciamo noi, qui sul web, in Terra di Nessuno: Calderoli si è avvantaggiato legalmente ma illegittimamente di regole elettorali create alla Cicero pro domo sua. Proprio il forte radicamento territoriale leghista, ma solo su una porzione del Paese, rende la Lega adatta a svolgere compiti amministrativi e a mediare politicamente bisogni ed emergenze a livello locale, ma, com&#8217;è ovvio, completamente inadatta, ed anzi dannosa, al governo del Paese. Le esperienze precedenti sono state abbastanza istruttive e non accadrà nulla di diverso: torneremo a vedere la Lega svolgere una politica ricattatoria, del tutto ignara del ruolo internazionale dell&#8217;Italia, interamente ripiegata e chiusa su di sé, nell&#8217;erronea convinzione della coincidenza degli interessi del Nord con quelli della Lega stessa, piuttosto che con quelli dell&#8217;Italia, tutt&#8217;intera, e dell&#8217;Europa.<br />
Se Veltroni non dice queste cose è solo perché, facendolo, dovrebbe anche ammettere di aver sbagliato strategia in campagna elettorale e, naturalmente, tirarne le dovute conseguenze&#8230;</p>
<p>La sconfitta del PD.<br />
Anche dopo la sconfitta nella corsa la Campidoglio, la dirigenza del PD compie goffi tentativi di stendere su se stessa un velo pietoso. Non credo alla teoria della &#8220;marea nera&#8221; che trova un punto di convergenza sul tema della sicurezza. Occorrerebbe piuttosto riconoscere proprio che l&#8217;intera strategia elettorale è stata sbagliata, sin da quando si è profilata la staffetta Rutelli-Veltroni e dunque a partire dalla campagna per le politiche.<br />
A differenza che per le nazionali, nel ballottaggio per l&#8217;elezione del sindaco di Roma l&#8217;astensionismo è stato determinante. E&#8217; come se le buone ragioni dell&#8217;astensionismo, già tali anche prima (vedi il <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2008/03/28/cattolici-non-votate/">post precedente pubblicato qui</a> durante la campagna elettorale) avessero avuto bisogno di un test più ridotto, ma intensamente simbolico, come l&#8217;elezione del sindaco della Capitale, per affermarsi anche quantitativamente. L&#8217;astensionismo esprime il voto di chi era contro l&#8217;alternanza Rutelli-Veltroni alla guida della città, senza con questo essere necessariamente contro il centro sinistra e soprattutto senza essere a favore del ritorno dei fascisti al Campidoglio. Detto in altro modo, penso che questo astensionismo sia stato interpretato come il voto più utile per quella fetta di cittadinanza, il solo modo a disposizione per mandare un messaggio, forse l&#8217;ultimo, in cui si chiede un reale rinnovamento delle politiche, delle persone ed anche degli stili del centro-sinistra.<br />
Purtroppo, la situazione in cui si trova attualmente il PD è tragicomica o, più esattamente, morettiana. Il tragico è che la dirigenza del PD è tutt&#8217;ora la stessa della quale Nanni Moretti disse: &#8220;con questi non vinceremo mai&#8221;. Il lato comico è che lo stesso Moretti a ridosso delle votazioni nazionali ha bollato come irresponsabile l&#8217;astensionismo. E la dirigenza del PD è daccordo con lui.</p>
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		<title>Cattolici, non votate!</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 16:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Davide,
Nella situazione che si è creata dopo lo scioglimento anticipato delle camere, l&#8217;unica scelta democratica, di eticità civile, di coscienza e laica che rimane è quella di non votare. Questo il tenore dei nostri discorsi l&#8217;altra sera, a casa di &#8230;, ed ora vorrei mettere in comune con gli amici lettori di questo blog le buoni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=318&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="Magritte, Pyrenees" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/magrittepyrenees1.jpg"></a><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/magrittepyrenees1.jpg?w=170&#038;h=320" border="0" alt="Magritte, Pyrenees" width="170" height="320" align="right" />Caro Davide,</p>
<p>Nella situazione che si è creata dopo lo scioglimento anticipato delle camere, l&#8217;unica scelta democratica, di eticità civile, di coscienza e laica che rimane è quella di non votare. Questo il tenore dei nostri discorsi l&#8217;altra sera, a casa di &#8230;, ed ora vorrei mettere in comune con gli amici lettori di questo blog le buoni ragioni dell&#8217;astensionismo.</p>
<p>Com&#8217;è noto, nelle attuali condizioni elettorali i cittadini non possono scegliere democraticamente né i candidati né i programmi. A causa di una legge elettorale appositamente concepita, da un personaggio che non fa mistero del suo odio per il Paese, per ottenere l&#8217;ingovernabilità producendo maggioranze diverse alla camera e al senato, i cittadini sono privati della possibilità di scegliere i propri rappresentanti. <span id="more-318"></span>Di fronte a questa situazione, formazioni politiche che pretendono di essere nuove, avrebbero dovuto mettere un solo punto in programma: la riforma elettorale, e poi tornare al voto. Questo avrebbero dovuto fare <em>comunque</em>, non solo nell&#8217;ipotesi di sostanziale pareggio (che peraltro è scontata). Far questo, e solo questo, avrebbe offerto ai cittadini una reale possibilità di scelta democratica e avrebbe dato prova della sincerità d&#8217;intenzione di una generazione di politici che pretende di presentarsi al Paese come veramente &#8220;nuova&#8221;. Invece, esattamente come le loro sigle, i programmi del PDL e del PD sono identici per almeno i due terzi. Il rimanente terzo sono solo dettagli formali. Questa scelta di non caratterizzare i programmi guarda al dopo elezioni, a garantire, comunque vadano le cose, di sostenere una legittimazione formale della nuova (?) classe politica, una fittizia autorevolezza politica ai due partiti-contenitore. La legalità democratica è così garantita, ma solo formalmente. Intanto, in un&#8217;oscura uniformità in cui tutte le vacche sono grigie, la libertà di scelta dei cittadini perde sostanza.</p>
<p>Ma non è solo la legge elettorale che ha determinato la riduzione di queste elezioni ad una pantomima della volontà popolare. Cause che vengono da più lontano sono la concezione meramente procedurale della democrazia e la tendenza dell&#8217;episcopato a intervenire negli affari pubblici sempre più direttamente come soggetto politico. Queste due cause, hanno condotto da una parte alla riduzione delle elezioni a una sorta di mega sondaggio, una semplice procedura di verifica quantitativa dell&#8217;abilità dei partiti di intepretare gli umori della gente. Le liste elettorali sono concepite come palinsesti televisivi, la campagna elettorale sembra una chiacchiera salottiera tra la solita mezza dozzina di vecchi signori. Dall&#8217;altra, la lezione sturziana di distinguere il sociale dal politico e di assegnare quest&#8217;ultimo all&#8217;ambito d&#8217;azione dei partiti, pena l&#8217;inarrestabile deriva demagogica, è smarrita non solo da parte della gerachia ecclesiastica, ma degli stessi laici d&#8217;ispirazione cristiana impegnati in politica. Perciò i programmi sono sempre più uniformi, le alternative democratiche, che rendono possibile un esercizio sostanziale della libertà, svaporano in proposte virtualmente indistinguibili.<br />
La riduzione del confronto democratico ai suoi soli aspetti quantitativi, ad una letterale resa dei conti, penalizza le identità più forti e più tradizionali, rinchiudendole in formazioni-contenitore, in partiti-tifoserie in cui ciò che conta, per dirla con Giuseppe De Rita, non è l&#8217;identità ma l&#8217;appartenenza, la lealtà alla scuderia o al leader.</p>
<p>Qui in fin dei conti è il motivo in più, per i cattolici, per svolgere in queste elezioni un servizio democratico all&#8217;intero Paese compiendo l&#8217;unica scelta identitaria ormai possibile: quella di astenersi in massa. Non ve ne sono altre, a parte quella di interpretare l&#8217;autonomia di scelta dei laici cattolici in politica, alla maniera di Mastella o Casini, una concezione della politica come tattica di schieramento e di palazzo per il mantenimento di rendite di posizione. La prova? L&#8217;abbiamo qui, in Sicilia, nella regione in cui il cattolicesimo è sempre stato il più tradizionalista d&#8217;Italia e di conseguenza l&#8217;impegno dei cattolici il meno creativo sul piano delle grandi visioni politiche e il più spregiudicato sul piano degli equilibri di palazzo.<br />
Caro Davide, mi chiedevi, pur condividendo la mia scelta astensionista alle prossime elezioni nazionali, il perché ci si dovrebbe astenere anche alle amministrative regionali siciliane, come io pure affermo. Tu puoi vedere già qui in Sicilia le prove generali di ciò che avverrà sul piano nazionale dopo le elezioni. Il centro destra che litiga sullla ribalta nazionale, sostiene qui lo stesso candidato governatore, la cui vittoria è di gran lunga più certa di quella, sul piano nazionale, della stessa coalizione che lo sostiene.<br />
Comunque andranno le cose avranno bisogno dei voti della Sicilia per governare e comunque vada i partiti che pretendono di interpretare l&#8217;identità cattolica, vogliono avere in tasca la polizza di assicurazione di essere comunque dalla parte di chi governa&#8230;</p>
<p>La democrazia è come una cittadella fondata su un monte. Ma su che cosa è fondato il  monte?<br />
Cattolici, non votate!</p>
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		<title>Buona Pasqua 2008</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 12:01:50 +0000</pubDate>
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PASSIAMO.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/moro-via-fani.jpg" title="Strage di via Fani"></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/strage-via-fani.jpg" title="Strage di via Fani"></a></p>
<p align="left"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/30vgiulia1968.gif" title="Battaglia di Valle Giulia 1968"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/30vgiulia1968.thumbnail.gif" alt="Battaglia di Valle Giulia 1968" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/palak372.jpg" title="Jan Palach"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/palak372.thumbnail.jpg" alt="Jan Palach" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/grunewald-crocifissione-2.jpg" title="Grunewald, Crocifissione"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/grunewald-crocifissione-2.thumbnail.jpg" alt="Grunewald, Crocifissione" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/strage-via-fani.jpg" title="Strage di via Fani"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/strage-via-fani.thumbnail.jpg" alt="Strage di via Fani" /></a><br />
<a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/halabja1-attacco-chimico-ai-curdi-1998.jpg" title="Attacco chimico in Kurdistan 1998"><img align="left" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/halabja1-attacco-chimico-ai-curdi-1998.thumbnail.jpg" alt="Attacco chimico in Kurdistan 1998" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/tibet-2008.jpg" title="Tibet rivolta 2008"></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/holbein-christ.jpg" title="Holbein, Cristo nel sepolcro"><img width="957" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/holbein-christ.jpg" alt="Holbein, Cristo nel sepolcro" height="175" style="width:307px;height:68px;" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/moro1.jpg" title="Via Caetani"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/moro1.thumbnail.jpg" alt="Via Caetani" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/martin_luthe-200x1501.jpg" title="Martin Luther King, 1968"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/martin_luthe-200x1501.thumbnail.jpg" alt="Martin Luther King, 1968" /></a><br />
<a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/nelson_mandela_1998.jpg" title="Nelson Mandela 1988"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/nelson_mandela_1998.thumbnail.jpg" alt="Nelson Mandela 1988" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/tibet-rivolta-2008.jpg" title="Tibet rivolta 2008"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/tibet-rivolta-2008.thumbnail.jpg" alt="Tibet rivolta 2008" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/grunewald1-resurrezione.jpg" title="Grunewald, Resurrezione"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/grunewald1-resurrezione.thumbnail.jpg" alt="Grunewald, Resurrezione" /></a></p>
<h2 align="right"><font color="#ff6600">PASSIAMO.</font><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/03/holbein-christ.jpg" title="Holbein, Cristo nel sepolcro"></a></h2>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/terradinessuno.wordpress.com/322/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/terradinessuno.wordpress.com/322/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/322/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/322/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/322/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/322/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/322/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/322/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/322/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/322/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/322/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/322/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=322&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ricordo di don Gabriele Perlini</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 06:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Don Gabriele Perlini
Ho vissuto accanto a Don Gabriele Perlini, parroco romano, nella comunità presbiterale di Stella Mattutina, tra 1986 e 1990.
C&#8217;è un particolare aspetto della pastorale di Don Gabriele a Stella, anzi una vera e propria missione, credo, per la quale non esito a riconoscergli quello che fu, tra gli altri, un suo speciale carisma: il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=257&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/donga.jpg" title="Don Gabriele Perlini"><img align="left" width="240" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/donga.jpg?w=240&#038;h=320" hspace="12" alt="Don Gabriele Perlini" height="320" /></a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/donga.jpg" title="Don Gabriele Perlini">Don Gabriele Perlini</a></p>
<p>Ho vissuto accanto a Don Gabriele Perlini, parroco romano, nella comunità presbiterale di Stella Mattutina, tra 1986 e 1990.<br />
C&#8217;è un particolare aspetto della pastorale di Don Gabriele a Stella, anzi una vera e propria missione, credo, per la quale non esito a riconoscergli quello che fu, tra gli altri, un suo speciale carisma: il perfezionamento vocazionale di giovani sacerdoti.</p>
<p>Mi ricordo bene: la prima volta che vidi la chiesa di Stella Mattutina fu anche la prima volta che vidi Don Gabriele: lui stava sul balcone della canonica che dà su via Lucilio; mi stava aspettando.<span id="more-257"></span><br />
«Arriverò un po&#8217; in ritardo a pranzo &#8211; gli avevo detto per telefono, chiamandolo dall&#8217;Università Gregoriana &#8211; sono con un amico».<br />
«Porta anche lui, figlio mio», mi disse, dall&#8217;altra parte del filo, una voce morbida e opaca, come quella di una lunga canna d&#8217;organo mezzo otturata.<br />
E così li vidi insieme, lui e la chiesa, lui come una pertinenza di quella, come un pezzo di essa, un mattone.</p>
<p>Non ci volle molto a capire che Don Gabriele era un prete speciale.<br />
Come potrebbe essere diversamente quando uno così, un uomo dell&#8217;autoironia cristiana, del &#8220;chi può capire capisca&#8221;, uno che riuscirà a portarsi appresso per quasi novant&#8217;anni l&#8217;umanità in dotazione alle sue origini liberal contadine, decide di farsi prete?<br />
Poeta, di parte, si capisce, spregiudicato, fantasioso e fazioso un po&#8217; più di quanto basti, e tuttavia fedele alla Chiesa come solo sa esserlo un fanatico della libertà che ha perso la testa per Gesù Cristo.<br />
E come non amare le sue scelte di campo, anche quelle discutibili (quelle, voglio dire, che lui stesso metteva in discussione&#8230;)?<br />
Sai quanto equilibrio e lavoro su se stessi occorre per una scelta di campo netta!<br />
Ecco, questo mi è rimasto di Don Gabriele, questo suo modo di essere prete, che ebbe su di me l&#8217;effetto dell&#8217;acido cloridrico: mi ha educato all&#8217;essenziale.<br />
A star vicino a Don Gabriele, e a sentire le sue prediche, sembrava potesse farlo arrabbiare solo la «stupidità umana» (una formula che lui usava, praticamente da sempre, per definire&#8230; ogni male al mondo!), una specie di peccato d&#8217;origine dell&#8217;umanità, forse la sola cosa che, paradossalmente, a dar retta a lui, renda implausibile l&#8217;inferno.<br />
Bene, il carisma e il modello sacerdotale che Don Gabriele ha offerto a tanti giovani preti consisteva semplicemente in questo: l&#8217;intuizione vissuta che un prete vero non può essere che un uomo intelligente.</p>
<p>Quando il Cardinale Pappalardo, finì di leggere la lettera che il suo vecchio compagno di seminario Perlini, tramite me, gli aveva mandato, mi posò addosso uno sguardo che mi pareva &#8220;umido&#8221;. «Sono contento &#8211; disse alla fine &#8211; di quello che Don Gabriele mi riferisce di te».<br />
Poi, dopo un po&#8217;: «&#8230;non tanto per quello che dice; ma perché è lui a dirlo, tu mi capisci&#8230;»</p>
<p>†Mons. Gabriele PERLINI<br />
Montorio Veronese (VR), 8 agosto 1916 &#8211; Roma, 11 marzo 2004<br />
Ordinato Presbitero il 22 febbraio 1941 in ROMA<br />
Parroco Santa Maria Stella Matutina: 14/03/1962 &#8211; 31/07/1993<br />
Vicario Parrocchiale Santa Lucia: 23/07/1947 &#8211; 30/08/1957<br />
Vicario Parrocchiale Santa Maria Janua Coeli: 23/07/1941 &#8211; 23/07/1947</p>
<p>Approfondimenti:</p>
<p>http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/gabriele-perlini-larcivescovo-in-nigris/</p>
<p>http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/gabriele-perlini-testamento-spirituale/</p>
<p>http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/gaspare-barbiellini-amidei-la-vigna-di-don-gabriele/</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/terradinessuno.wordpress.com/257/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/terradinessuno.wordpress.com/257/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/257/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=257&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Don Gabriele Perlini</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Notizie dal pianeta scuola</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/02/11/notizie-dal-pianeta-scuola/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 23:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pedagogia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomia Scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione nella scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Continuità didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione scolastica]]></category>

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		<description><![CDATA[Francisco Goya, Capricci
Il sogno dell&#8217;autonomia scolastica genera mostri (e poi li dà in adozione).
In nome dell&#8217;autonomia, nella mia scuola s&#8217;è deliberato per una singolare scansione dell&#8217;anno scolastico e dunque, proprio mentre ovunque in Italia si è agli scrutini del primo quadrimestre, da noi, avendo già concluso a dicembre il primo periodo, si è appena concluso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=264&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="Francisco Goya, Capricci" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/donkeyscr.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/donkeyscr.jpg?w=240&#038;h=320" border="0" alt="Francisco Goya, Capricci" width="240" height="320" align="left" /></a><a title="Francisco Goya, Capricci" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/donkeyscr.jpg">Francisco Goya, Capricci</a></p>
<p><strong>Il sogno dell&#8217;autonomia scolastica genera mostri (e poi li dà in adozione)</strong>.<br />
In nome dell&#8217;autonomia, nella mia scuola s&#8217;è deliberato per una singolare scansione dell&#8217;anno scolastico e dunque, proprio mentre ovunque in Italia si è agli scrutini del primo quadrimestre, da noi, avendo già concluso a dicembre il primo periodo, si è appena concluso il &#8220;fermo didattico&#8221;. Quest&#8217;ultimo è una specie di fermo biologico della pesca, ma molto meno efficace dal punto di vista degli attesi benefici, perché nel nostro caso la didattica, piuttosto che fermarsi, regredisce.<span id="more-264"></span><br />
«Siete tornati al trimestre!», staranno forse pensando alcuni colleghi che incautamente si fossero avventurati tra queste pagine. Eh no, perché la nostra è un&#8217;esperienza davvero inedita, credo, in tutto il mondo. E&#8217; il primo ed unico caso in cui l&#8217;anno scolastico non è suddiviso in periodi che consentano di controllare l&#8217;evoluzione dell&#8217;apprendimento, confrontando la curva del rendimento tra periodi di ugual durata. Noi siamo i primi ad esserci disfatti della vetusta e banale idea che il tempo è una variabile essenziale della relazione di cura; da noi l&#8217;anno è suddiviso in due fantasiose parti asimmetriche: un trimestre e un&#8230; pentamestre.<br />
Tanta genialità merita d&#8217;esser premiata battezzando la novità con nome nuovo e appropriato. Propongo di chiamare i cinque mesi della seconda parte dell&#8217;anno scolastico &#8220;pentamostro&#8221; (beninteso, dal latino &#8220;monstrum&#8221;, cosa che desta meraviglia). L&#8217;idea è talmente originale che -vedrete!- presto saranno in molti ad adottare il monstrum nostrum.</p>
<p><strong>Al passo coi tempi/1: scrittura e linguaggi al tempo di Internet</strong>.<br />
Due giorni prima dello scrutinio, gl&#8217;insegnanti della mia scuola devono &#8220;caricare i voti&#8221;. Questa stravagante espressione (&#8220;Vado a caricare i voti&#8221;; &#8220;Hai caricato i voti?&#8221;, ecc.) nota solo ai frequentatori della sala dei professori della mia scuola, non ha nulla a che vedere con le attività preparatorie che un plotone d&#8217;esecuzione deve eseguire per svolgere il proprio ingrato compito. La forma gergale indica, in realtà, le operazioni di trascrizione dei voti della propria materia dal registro personale al tabellone elettronico archiviato nel sistema Intranet d&#8217;istituto. In un&#8217;unica aula, climatizzata e dotata di ogni strumentazione d&#8217;avanguardia per la proiezione del tabellone su maxischermo, la preside può così presenziare personalmente a tutti i consigli di classe. Un bel risparmio di tempo, denaro e fatica, si dirà, nonostante il trascurabile dettaglio che l&#8217;idea di muovere duecento persone (i professori) invece che una sola (il Dirigente Scolastico), obblighi quasi sempre i docenti del consiglio di classe a lunghe anticamere, nonostante l&#8217;operazione di scrutinio vera e propria duri, più o meno, una ventina di secondi&#8230; Ma tant&#8217;è.<br />
Subito dopo aver dato i numeri, il consiglio di classe (però senza la Preside) passa in un&#8217;altra stanza, nota in tutta la scuola come &#8220;la ghiacciaia&#8221;, ove si trascorre il resto del pomeriggio compilando, come amanuensi, una doppia dozzina di moduli cartacei per ciascun allievo.</p>
<p><strong>Continuità didattica</strong>.<br />
Leggo sui giornali che mancano docenti di ruolo, la continuità didattica è a rischio. Ma che cos&#8217;è la continuità didattica? In teoria dovrebbe trattarsi del principale criterio da rispettare nell&#8217;assegnare una classe ad un determinato docente. Come si vede &#8220;continuità didattica&#8221; significa, nella più ovvia delle interpretazioni, una forma di rispetto per le persone e delle loro relazioni sociali e affettive. Nella realtà quotidiana di molte scuole i criteri prevalenti sono, invece, di natura logistica e burocratica. Può accadere, così, che una classe non venga assegnata ad un determinato docente perché, pur essendo composta dagli stessi alunni che il professore aveva già l&#8217;anno precedente, la classe ha cambiato denominazione, passando da una sezione all&#8217;altra, cioè, in sostanza da una sigla all&#8217;altra.<br />
E&#8217; ciò che è accaduto al sottoscritto, proprio quest&#8217;anno. La giustificazione datami dai superiori per la scelta di non assegnarmi gli stessi alunni dell&#8217;anno precedente: non c&#8217;è continuità didattica tra il biennio e il&#8230; monoennio. Con buona pace della didattica e delle persone.</p>
<p><strong>Al passo coi tempi/2: Decreti e decretini</strong>.<br />
In un Paese a democrazia avanzata, come il nostro vorremmo che fosse, la scuola dev&#8217;essere all&#8217;altezza dei processi di graduale crescita della costituzione reale e della cultura dei diritti; mi riferisco, in particolare, a importanti valori civili come il diritto allo studio e l&#8217;obbligo d&#8217;istruzione.<br />
In uno stato di diritto, poi, vi sono le leggi ordinarie, che pure regolano la convivenza civile. In caso di conflitto la norma più fondamentale prevale sulla meno elevata, così come la norma successiva, abroga tacitamente la precedente sulla stessa materia. Va da sé che la norma non abrogata rimane vigente, persino qualora mutasse la forma dello Stato, poniamo da monarchica a repubblicana.<br />
Deve certamente aver fatto appello a tutta la sua cultura giuridica la Preside che ha bollato con lo stellone della Repubblica le poche righe che seguono, comparse un bel giorno nel registro di classe:</p>
<p>«Ai sensi del R. D. 4/05/1925* N° 653 sono esclusi dalla frequenza e dagli scrutini per mancato pagamento di tasse scolastiche gli allievi&#8230; [seguono i nomi]<br />
Il Dirigente scolastico&#8230;».</p>
<p>*Sic. Regio Decreto del 1925. Esiste davvero e non è mai stato abrogato&#8230; Dio salvi la Regina!</p>
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			<media:title type="html">giampierotrere</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">Francisco Goya, Capricci</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Shoah: Cinque domande e una risposta sullo sterminio (per non dimenticare)</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/02/06/shoah-cinque-domande-e-una-risposta-sullo-sterminio-per-non-dimenticare/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2008 23:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti dell'uomo]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Ebraismo e cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[Josip Stalin]]></category>
		<category><![CDATA[mercoledì delle ceneri]]></category>
		<category><![CDATA[olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[Pio XII]]></category>
		<category><![CDATA[salone del libro di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>
		<category><![CDATA[sterminio]]></category>
		<category><![CDATA[Theodor Roosevelt]]></category>
		<category><![CDATA[Winston Churchill]]></category>

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		<description><![CDATA[Pio XII sapeva della Shoah, anche la potente lobby degli ebrei americani e la Croce Rossa sapevano: perché non hanno parlato?
Roosevelt, Stalin e Churchill sapevano, perché non hanno attaccato militarmente le infrastrutture dei campi di sterminio?
Giovanni Paolo II: Perché la Provvidenza ha concesso al nazismo tredici anni e al comunismo sovietico settanta?
Un rabbino: Dov&#8217;era Dio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=303&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Pio XII sapeva della Shoah, anche la potente lobby degli ebrei americani e la Croce Rossa sapevano: perché non hanno parlato?</p>
<p>Roosevelt, Stalin e Churchill sapevano, perché non hanno attaccato militarmente le infrastrutture dei campi di sterminio?</p>
<p>Giovanni Paolo II: Perché la Provvidenza ha concesso al nazismo tredici anni e al comunismo sovietico settanta?</p>
<p>Un rabbino: Dov&#8217;era Dio mentre il suo popolo veniva sterminato?</p>
<p>Una sopravvissuta polacca: Dov&#8217;era l&#8217;uomo?</p>
<div><a title="Cimitero degli ebrei morti nei campi di sterminio nazisti. Berlino." href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/cimitero-degli-ebre.jpg"></a></div>
<p><a title="Cimitero degli ebrei morti nei campi di sterminio nazisti. Berlino." href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/cimitero-degli-ebre.jpg"></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/cimitero-degli-ebre.jpg" alt="Cimitero degli ebrei morti nei campi di sterminio nazisti. Berlino." /></div>
<p> </p>
<p></a></p>
<p>Tutte le risposte, forse, in una ben nota tesi della storiografia ebraica, secondo la quale Hitler combattè contemporaneamente due guerre: una contro gli ebrei, l&#8217;altra contro il resto del mondo. <span id="more-303"></span>Fino alla fine si consolò della disfatta pensando alla totale eliminazione degli ebrei come il suo vero successo. Fu l&#8217;impiego di enormi risorse di uomini, mezzi, infrastrutture, materiali per portare a termine lo sterminio, che finì con l&#8217;indebolire lo sforzo bellico della Germania contro gli Alleati. E&#8217; temerario pensare che il sacrificio di sei milioni di ebrei, in definitiva, abbreviò il conflitto mondiale, risparmiò all&#8217;Europa immensi sacrifici, salvò la vita a molti milioni di persone, ottenne la salvezza della stessa Germania dalla totale estinzione e forse preservò dalla scomparsa la stessa civiltà cristiana e la cultura dei diritti in Europa?</p>
<p align="right"> </p>
<p align="right">Per le sue premesse, per le sue molteplici cause e per il concreto svolgersi degli eventi, sappiamo e constatiamo, dunque, che l&#8217;Olocausto fu una disfat­ta della intera civiltà occidentale e uno dei peggiori baratri della coscienza del­l&#8217;umanità in tutta la sua storia.<br />
(da M. Cattaruzza, M. Flores Simon, L. Sullam, E. Traverso, Premessa, Storia della Shoah: per non dimenticare, Berna, Siena, Venezia, Parigi giugno 2005)</p>
<p align="right">&#8220;Fu trafitto a causa delle nostre colpe. Il castigo che ci rende la pace fu su di lui e per le sue piaghe noi siamo stati guariti&#8221;</p>
<p align="right">(Isaia, 53,5)</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/terradinessuno.wordpress.com/303/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/terradinessuno.wordpress.com/303/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/303/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/303/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/303/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/303/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/303/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/303/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/303/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/303/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/303/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/303/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=303&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">giampierotrere</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/cimitero-degli-ebre.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Cimitero degli ebrei morti nei campi di sterminio nazisti. Berlino.</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Embrione umano/2: il caso serio dell&#8217;antropologia</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/01/30/essere-umani1-embrione-il-caso-serio-dellantropologia/</link>
		<comments>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/01/30/essere-umani1-embrione-il-caso-serio-dellantropologia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 23:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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J. Bosch, Salita al calvario, particolare, Vienna, Kunsthistorische Museum
Riguardo all&#8217;inizio della vita personale si pone lo spinoso problema dello statuto ontologico dell&#8217;embrione umano: cos&#8217;è l&#8217;embrione umano? A partire da quando possiamo considerare l&#8217;embrione titolare di una dignità personale e avente diritto alla tutela e al rispetto della sua vita fisica?
Quale modello epistemologico?
Un primo rilievo da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=277&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p align="right"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/a6958c05682a4dd281ed290525e1f8691.jpg" title="J. Bosch, Salita al calvario, particolare, Vienna, Kunsthistorische Museum">J. Bosch, Salita al calvario, particolare, Vienna, Kunsthistorische Museum</a></p>
<p>Riguardo all&#8217;inizio della vita personale si pone lo spinoso problema dello statuto ontologico dell&#8217;embrione umano: cos&#8217;è l&#8217;embrione umano? A partire da quando possiamo considerare l&#8217;embrione titolare di una dignità personale e avente diritto alla tutela e al rispetto della sua vita fisica?<span id="more-277"></span></p>
<p><b>Quale modello epistemologico?</b></p>
<p>Un primo rilievo da fare è di natura epistemologica. Le matrici culturali da cui deriva la tradizione morale dell&#8217;occidente, sia essa la cosiddetta morale &#8220;laica&#8221; che quella cosiddetta religiosa, sono di stampo individualistico, fissista e naturalistico. Entrambe le famiglie morali, che si contrappongono quasi su tutto, concordano nel cercare l&#8217;inizio della persona nel flusso del suo divenire biologico (o nel mitico &#8220;primo istante del concepimento&#8221;, o nell&#8217;impianto in utero, nell&#8217;abbozzo del sistema nervoso centrale, nell&#8217;inizio dell&#8217;attività elettrica del cervello o dell&#8217;attività motoria ecc.). Il terreno di questo accordo è tutt&#8217;altro che solido ed è facilmente esposto alla taccia di biologismo. In altre parole, è come se la cultura etica dell&#8217;occidente, impregnata di individualismo e di naturalismo, fosse ormai disabituata a vedere nella persona una storia di libertà e di relazionalità fondanti ma niente più che una cronaca di fenomeni fisiologici.<br />
Le ragioni per le quali affermiamo la dignità personale sono invece da ricercare nel patrimonio storico di questo individuo umano concreto, piuttosto che nel suo patrimonio genetico. Non &#8220;quando&#8221; inizia la persona, dovremmo chiederci, ma &#8220;perché&#8221; ci percepiamo moralmente vincolati di fronte ad essa, sottoponendo ad analisi il fenomeno dell&#8217;obbligatorietà delle relazioni interpersonali.</p>
<p><b>Quale antropologia?</b></p>
<p>Storicamente il problema dello statuto dell&#8217;embrione umano è il problema cruciale di ogni antropologia perché ne fa emergere le contraddizioni latenti; ma né la morale laica né quella religiosa mostrano di disporre di un adeguato modello antropologico per risolverlo.<br />
La morale laica è condizionata da una visione della verità che coincide con la controllabilità di principio, perciò tende a cercare la soluzione a questo problema in un dato di fatto oggettivo, dunque sul piano scientifico-biologico. In questo quadro fattualista, il pregiudizio scientifico che preferisce differire il momento dell&#8217;ominizzazione rispetto al concepimento (cosa che consentirebbe d&#8217;intervenire tecnologicamente sui processi riproduttivi in maniera moralmente lecita) esplode in tutta la sua paradossalità. La tesi dell&#8217;animazione differita, infatti, è stata storicamente un cavallo di battaglia delle teorie spiritualiste (da Porfirio a Tommaso d&#8217;Aquino) perché dimostra oltre ogni ragionevole dubbio la trascendenza dell&#8217;anima, il suo esser totalmente altro rispetto ai processi materiali. Accortisi di questo paradosso, molti hanno sostenuto che l&#8217;inizio dell&#8217;essere umano non è legato tanto a qualcosa che sopraggiunge, ma piuttosto a un processo materiale che si estingue o cessa (es. la cessazione di totipotenza delle cellule embrionali). Qui però sono le evidenze scientifiche, curiosamente, a opporre resistenza. Le tecniche di clonazione dimostrano che la totipotenza è solo uno stato accidentale della cellula, che può essere ricreato in qualsiasi momento: dunque non è mai &#8220;perso&#8221; dalle cellule, neppure da quelle adulte più specializzate.</p>
<p>La morale cosiddetta religiosa non si trova in condizioni più comode di quella laica. Le attuali posizioni del magistero cattolico si sono sviluppate, a partire dal XIX secolo, di pari passo con la medicalizzazione della maternità e con le sempre più precoci possibilità d&#8217;intervento sulla gestazione. Ossessionata dal tuziorismo, cioè il lasciare il più ampio margine di sicurezza possibile alla norma, quando si tratta di tutela della vita umana innocente, la dottrina cattolica ufficiale ha abbandonato la teoria più approfondita, raffinata e complessa mai elaborata nel campo dell&#8217;embriologia razionale, quella di Tommaso d&#8217;Aquino, perché quest&#8217;ultimo sostiene la tesi dell&#8217;animazione differita.<br />
La soluzione tomasiana al problema dell&#8217;ominizzazione si avvale di un certo numero di innovazioni, che egli stesso apporta alla psicologia di Aristotele. Il concetto di “forma sussistente”, in particolare, che trasferisce dalla materia alla forma, nel caso della sostanza umana, il principio dell’individuazione; o anche il concetto di forma potenziale, che dà luogo ad un’altra ardita novità rispetto ad Aristotele. In definitiva l’unità del processo di sviluppo dell’embrione umano è garantita proprio dal fatto che potenzialità ed individuazione risiedono, nel caso dell’individuo umano, nella forma, piuttosto che nella materia.<br />
Tommaso d’Aquino propende per la tesi dell’animazione mediata, ritenendo che su di essa convergano ragioni di varia natura, empirica, metafisica, teologica: si adatta meglio all’evidenza di una gradualità nello sviluppo dell’embrione; collima con la dottrina della materia sufficiente, cioè la necessità che la materia raggiunga un grado sufficiente di complessità atto a reggere il “peso” metafisico della forma&#8230;<br />
Ma la spiegazione dell’animazione data da Tommaso funziona altrettanto bene sia nell’ipotesi di un’animazione differita quanto nell’ipotesi opposta. Quello che veramente conta, per l’Aquinate, è solo assicurare l’unità del processo di sviluppo embrionale implicandovi strettamente l’origine trascendente dell’anima, in modo da rendere insostenibile qualsiasi forma di traducianismo. Tale unità, nell’essere umano, è garantita dalla sussistenza della forma e di tutto ciò che questa contiene, in primo luogo il principio di finalità.<br />
La morale cattolica ha abbandonato la complessa visione tomista credendo di aver trovato il colpo del fuori combattimento con la scoperta nello zigote del DNA umano. Ma le cose non si sono mostrate così semplici dal punto di vista di una disamina rigorosa dal punto di vista filosofico e giuridico. Intanto il cosiddetto &#8220;primo istante del concepimento&#8221;, da identificare al tempo stesso come inizio della vita umana, è, appunto, un mito. La scienza mostra che anche il concepimento è un processo, una successione di istanti, che il DNA si forma nello zigote impiegando un certo tempo e attraversando un certo numero di fasi.<br />
In effetti, non si vede quale rilevanza possa avere da un punto di vista metafisico, per chi è abituato a cogliere la problematica in una prospettiva ontologica, la diversità di durata tra il processo del concepimento, così come descritto dalla biologia contemporanea, e quello, per quanto assai più lungo, teorizzato da Aristotele in base alle sue osservazioni empiriche, cui Tommaso si attiene. Anzi, propriamente parlando, da un punto di vista essenzialistico i termini e la questione stessa della “mediatezza” o dell&#8217;“immediatezza” dell’animazione, così come il cosiddetto “istante” del concepimento, in quanto implicano una successione cronologica, forse non hanno neppure un senso.<br />
Dal punto di vista filosofico-giuridico, poi, l&#8217;attuale cultura dei diritti si è sviluppata storicamente nel quadro di una particolare concezione dell&#8217;essere umano come soggettività compiuta: essere umano è il soggetto consapevole di sé, della propria dignità, capace di esprimere e rivendicare i propri diritti. Non basta dunque affermare che l&#8217;embrione è biologicamente umano perché tutti debbano razionalmente convincersi, dentro questa concreta cultura giuridica, che è la nostra, che l&#8217;embrione sia persona e titolare di diritti.</p>
<p><b>Quale soluzione?</b></p>
<p>Pare che la soluzione possa venire rovesciando la tradizionale visione del rapporto tra natura e persona in favore del primato della persona sulla natura.<br />
L&#8217;embriologia di Tommaso ha alle spalle l&#8217;antropologia biblico-sapienziale dell&#8217;«Immagine di Dio». Quest&#8217;ultima presenta la persona umana come un centro di relazionalità radicate nella dimensione corporea individuale. In tal senso la persona è, appunto, &#8220;immagine&#8221;, realtà visibile, concreta.<br />
La lezione è ripresa nella dottrina tomasiana per la quale l’anima, come si è detto, è una forma <i>sui generis</i> capace di sussistere anche priva della propria materia: da ciò la sua capacità di trascendere la materia stessa, cogliere l’universale ed aver cognizione di sé.<br />
L’anima è dunque una forma sostanziale, individuata a prescindere dalla materia, verso la quale tuttavia è inclinata -come, del resto, ogni cosa tende a stabilizzarsi in forza di una interna necessità metafisica- quale termine naturale di quella intrinseca tendenza alla sostanzialità che le è propria infinitamente di più di quanto accada a qualsiasi forma non sostanziale.<br />
La stabilità del rapporto materia-forma, il grado di sostanzialità, se così si può dire, ed individualità dell’essere umano sono tanto più elevati, ed intensa la forza che solidarizza anima e corpo, proprio in virtù del carattere di sostanzialità che, in noi, sta dalla parte della forma e dunque risulta incomparabilmente più essenziale che in qualsiasi altro ente mondano. Dunque: in quanto è forma, l’anima si esprime in una materia, ma in quanto è sostanza, contiene in sé la propria specifica potenzialità e precede ontologicamente la materia, con la quale entra tuttavia in una relazione assolutamente singolare, partecipandole la propria sostanzialità ed individualità.</p>
<p>Sotto questo aspetto, tradotto in termini a noi oggi più familiari, ciò che noi chiamiamo &#8220;dignità di persona&#8221; non è altro che l&#8217;obbligazione prodotta in noi dall&#8217;accadere particolare dell&#8217;essere umano, cioè dal singolo individuo concreto; la figura di valore rivestita dall&#8217;esistenza dell&#8217;essere umano concreto.<br />
L&#8217;essere di persona è un valore a suo modo assoluto, assolutezza consistente nell&#8217;essere una creazione singolare, voluta per se stessa e degna di continuare ad esser voluta per se stessa, indipendentemente dalle sue situazioni esistenziali (sano, malato, innocente, colpevole, consapevole o no, adulto, bambino o organismo unicellulare) . Nell&#8217;esserci della persona fatto e valore coincidono senza residui. E&#8217; dunque il concetto di dignità umana che deve trovare il proprio fondamento nell&#8217;immediatezza di valore della persona, non viceversa. In quanto persone, siamo in possesso di una dotazione genetica specificamente umana, non viceversa. La coincidenza di fatto e valore nella persona è la base di ogni futura affermazione di diritti in capo all&#8217;embrione e il presidio alla surrettizia reintroduzione di diseguaglianze tra esseri umani. Per l&#8217;embrione, il semplice fatto d&#8217;esistere è titolo sufficiente per continuare ad esistere e a veder rispettato tale diritto, a prescindere da qualsiasi altra considerazione di valore, sulla base della semplice constatazione della sua condizione universale di figlio dell&#8217;uomo.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/dispensa-di-bioetica/lembriologia-di-tommaso-daquino/">L&#8217;embriologia di Tommaso d&#8217;Aquino</a></p>
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		<title>Voglie di preghiera</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 16:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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 Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo


Aut male, aut mala, aut mali.
E&#8217; ciò che rispondeva Agostino di Ippona a chi gli domandasse perché certe preghiere non vengono esaudite: può darsi malo il modo, l&#8217;oggetto o il soggetto della preghiera.
La citazione mi viene in mente per questa voglia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=273&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><a title="Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/ruggero21.jpg"></a></em></p>
<p><em><a title="Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/ruggero21.jpg"></a><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/ruggero21.jpg?w=260&#038;h=320" border="0" alt="Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo" width="260" height="320" align="left" /></em><em> <a title="Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/ruggero21.jpg"></a><a title="Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/ruggero21.jpg">Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo</a></em></p>
<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
<p><em></em><em>Aut male, aut mala, aut mali</em>.<br />
E&#8217; ciò che rispondeva Agostino di Ippona a chi gli domandasse perché certe preghiere non vengono esaudite: può darsi malo il modo, l&#8217;oggetto o il soggetto della preghiera.<br />
La citazione mi viene in mente per questa voglia di soprannaturale che sembra ultimamente aver fatto irruzione nella politica italiana. Non che la cosa meriti esplicite condanne&#8230; La richiesta rivolta a Dio di interferire nel libero convincimento delle persone è qualcosa di così palesemente sbagliato, e addirittura blasfemo, che lo Spirito Santo ha voluto servirsi, appena poche settimane fa, di un monumento del laicismo come E. Scalfari per tentare di far desistere la senatrice teologa democratica Paola Binetti dall&#8217;abitudine di invocare continui interventi divini per rendere meno difformi dalla morale della Chiesa parecchi decreti e leggi dello Stato e infine lo stesso ordinamento giuridico del nostro Paese.<br />
Non sarà tuttavia Paola Binetti, né Ruggero II, rappresentato qui sopra, ma probabilmente Totò Cuffaro a passare alla storia come il personaggio politico che cercò con maggiore insistenza di arruolare l&#8217;Altissimo tra i suoi sostenitori. <span id="more-273"></span>L&#8217;On. Salvatore Cuffaro, UDC, Presidente della regione Sicilia, rivela, infatti, di aver sollecitato presso i suoi molti e devoti amici, una quantità mai vista di veglie di preghiera per impetrare l&#8217;assoluzione nel processo che lo vedeva accusato di favoreggiamento di un mafioso. A differenza della senatrice teodem Paola Binetti, però, il Governatore Cuffaro, com&#8217;è noto, non è riuscito nel suo intento, essendo stato condannato a cinque anni in primo grado.</p>
<p>Allora, per S. Agostino in primo luogo è cattiva preghiera quella che chiede &#8220;<em>male</em>&#8220;, ossia una preghiera fatta in maniera cattiva. Gesù mette spesso in guardia dall&#8217;ambiguità della preghiera, specialmente nel Discorso della Montagna, proprio in quanto atto per eccellenza dell&#8217;uomo religioso. «Prega in segreto, non in piazza o in chiesa, per farti bello; Non farti pubblicità, non strombazzare la tua religiosità, non sappia la tua destra cosa fa la sinistra; Non sperare in ricompense»; sono solo alcuni esempi tra i moltissimi che potremmo citare dal nuovo e dall&#8217;antico testamento. Esiste certamente una pornografia della preghiera, l&#8217;ostentazione dell&#8217;intimità spirituale allo scopo di sottolineare la propria appartenenza, aumentare la propria considerazione sociale con la speranza di averne un ritorno favorevole per la propria immagine pubblica. Una preghiera indubbiamente oscena agli occhi di Dio.<br />
C&#8217;è più di un modo sbagliato di pregare, e su questi Gesù usa parole insolitamente dure: «Pagàno è chi crede di essere esaudito a furia di chiacchiere; Non chi blatera &#8220;Signore, Signore&#8221; entra nel Regno di Dio» e così via.</p>
<p>Poi c&#8217;è la preghiera cattiva perché chiede &#8220;<em>mala</em>&#8220;, cioè cerca di ottenere da Dio cose cattive, per sé e/o per altri. Qui è da chiarire anzitutto come sia possibile chiedere a Dio qualcosa di cattivo per se stessi. Il fatto è che l&#8217;ignoranza umana di Dio è tale che nella preghiera, come dice l&#8217;Apostolo, «non sappiamo neppure cosa chiedere» per il nostro bene. &#8220;Nostro bene&#8221; è da intendersi qui non in assoluto, ma &#8220;<em>coram Deo</em>&#8220;, ciò che per noi si rivela bene <em>al cospetto di Dio</em>. Analogamente per &#8220;<em>mala</em>&#8221; deve intendersi non solo ciò ch&#8217;è palesemente ingiusto o malvagio, come il proprio utile a danno di altri, ma anche, dice Gesù, pregare per cose come «il cibo o il vestito», cioè la richiesta di beni come risposte modellate su un&#8217;idea tutta immanente dei bisogni umani: «Non di solo pane vive l&#8217;uomo&#8230;» I &#8220;beni&#8221; di cui si fa richiesta a Dio sono solitamente dalle persone religiose pensati sui modelli umani di bontà; tipicamente, il buon padre di famiglia. Per questo dopo aver detto: «Se tuo figlio chiede pane, gli darai forse un sasso?», Gesù aggiunge: «Dio darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono». In altre parole, Dio trascende l&#8217;umano al punto che è possibile vivere un&#8217;intera esistenza facendo totalmente a meno di lui o accontentandosi di una sua qualsiasi immagine surrogata.<br />
Quanto alla bontà dell&#8217;oggetto, dunque, unico modo di non nominare Dio invano è osare chiedere nella preghiera che Dio stesso si doni a noi nella preghiera. Diversamente avremo la preghiera-borborigmo; la stessa parola &#8220;Dio&#8221; sarà svuotata della sua sostanza personale per divenire un significante senza significato.</p>
<p>Infine, «<em>aut mali</em>»: l&#8217;orante cattivo fa cattiva l&#8217;orazione. Il principio «Nessuno è buono se non Dio solo» è uno dei pilastri della morale evangelica, la quale perciò non mostra alcuna indulgenza nei confronti della comune psicologia autogiustificatoria dell&#8217;uomo religioso. Delle quattro richieste che i discepoli sono invitati a rivolgere al Padre, nella preghiera insegnata loro da Gesù, subito dopo la supplica di anticipare ad oggi l&#8217;elargizione del pane escatologico, nelle restanti tre chi prega prende atto del proprio bisogno di perdono, della fragilità della propria condizione di peccatore e di soggezione rispetto al male. Le parabole rappresentano sovente la persona religiosa moralmente atteggiata ad una disposizione troppo benevola nei confronti della proprie intenzioni e della propria coscienza. Nel celebre cammeo della preghiera nel Tempio del pubblicano e del fariseo, Gesù non risparmia neppure la sua feroce ironia all&#8217;autocompiacimento, al complesso di superiorità, al delirio d&#8217;onnipotenza spirituale dell&#8217;uomo che si crede religioso.<br />
L&#8217;efficacia della preghiera sta nel perdono; nell&#8217;offrirlo, nell&#8217;ottenerlo. La preghiera autentica è un&#8217;espressione di pentimento, non certo l&#8217;ostentazione, e meno che mai la ratifica, della propria giustizia.</p>
<p>Come mai, dunque, nel caso di Cuffaro l&#8217;intercessione di un così gran numero di persone s&#8217;è mostrata inefficace? Probabilmente, per tutt&#8217;e tre i motivi che, secondo S. Agostino, rendono cattiva una preghiera: ha moltiplicato a dismisura le ciance religiose, chiedendo a Dio non l&#8217;assoluzione dei peccati ma quella per non aver commesso il fatto. Ma forse il Presidente intende contestare proprio questo, cioè che la preghiera in suo favore abbia potuto fallire. Mentre scriviamo questa nota, infatti, Cuffaro e i suoi avvocati sono intensamente impegnati in festeggiamenti a base di cannoli e champagne e a spiegare ai cittadini che rimarrà al suo posto perché la sentenza segna per lui un successo, in quanto lo solleva dall&#8217;accusa infamante di collusione con la mafia.<br />
Poiché sembra che il pubblico capisca piuttosto che il Governatore stia semplicemente cercando di rivoltare la frittata, suggerisco a Cuffaro, per risultare davvero convincente nei confronti di elettori, compagni di partito e alleati, di essere coerente e devoto fino in fondo, e di chiedere ai suoi di raccogliersi un&#8217;ultima volta in una veglia di preghiera. Per grazia ricevuta.</p>
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			<media:title type="html">Cristo incorona Ruggero II Re di Sicilia, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana), Palermo</media:title>
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		<title>Salvatore Cuffaro condannato a 5 anni</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 17:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolicesimo e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[
Il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, condannato per favoreggiamento a 5 anni ed al pagamento di 20 milioni di euro. Pena accessoria: interdizione dai pubblici uffici».
Caduta l&#8217;imputazione di associazione mafiosa.
Cuffaro: «Sono sollevato, perché sapevo di non aver mai favorito la mafia. Da domani sarò al lavoro per spiegare ai siciliani come sono andate le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=269&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="cuffaro6x3famiglia4iy.jpg" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/cuffaro6x3famiglia4iy.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/cuffaro6x3famiglia4iy.thumbnail.jpg" alt="cuffaro6x3famiglia4iy.jpg" /></a></p>
<p>Il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, condannato per favoreggiamento a 5 anni ed al pagamento di 20 milioni di euro. Pena accessoria: interdizione dai pubblici uffici».</p>
<p>Caduta l&#8217;imputazione di associazione mafiosa.</p>
<p>Cuffaro: «Sono sollevato, perché sapevo di non aver mai favorito la mafia. Da domani sarò al lavoro per spiegare ai siciliani come sono andate le cose».</p>
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		<title>Embrione umano: il dialogo possibile</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 17:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disegno di Leonardo da Vinci
Il dialogo tra laici e cattolici italiani sui temi cosiddetti eticamente sensibili ha ultimamente ripreso vigore. Se, dopo la polemica sul caso Welby, la vicenda dei DiCo, le prese di posizione di Benedetto XVI, intellettuali laici come Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky ed Eugenio Scalfari ritenevano ormai alla fine la stagione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=262&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="right"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/feto-02.jpg" title="Disegno di Leonardo da Vinci"><img align="right" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/feto-02.jpg" alt="Disegno di Leonardo da Vinci" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2008/01/feto-02.jpg" title="Disegno di Leonardo da Vinci">Disegno di Leonardo da Vinci</a></p>
<p>Il dialogo tra laici e cattolici italiani sui temi cosiddetti eticamente sensibili ha ultimamente ripreso vigore. Se, dopo la polemica sul caso Welby, la vicenda dei DiCo, le prese di posizione di Benedetto XVI, intellettuali laici come Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky ed Eugenio Scalfari ritenevano ormai alla fine la stagione del dialogo, dopo il successo della moratoria sulla pena di morte le cose sembrano cambiate. In particolare da quando il direttore del quotidiano &#8220;Il Foglio&#8221;, Giuliano Ferrara, ha inaugurato una campagna per giungere ad una moratoria dell&#8217;interruzione della gravidanza. Obiettivo: dichiarare inesistente il diritto di aborto, contrastare certe prassi abortive eugenetiche che si vanno affermando in Paesi asiatici ed africani, giungere ad una definizione internazionale sull&#8217;intangibilità della vita umana dal concepimento al suo esito naturale.<span id="more-262"></span><br />
Anche in passato intellettuali laici hanno affermato il dovere della difesa della vita umana fin dal concepimento rimanendo su un piano squisitamente razionale. Sarebbe sufficiente citare Ippocrate, nel cui giuramento il medico dell&#8217;Antica Grecia si impegnava a non procurare aborto. Ma per rimanere a noi più vicini nel tempo e nello spazio possiamo indicare i nomi di Pier Paolo Pasolini e Norberto Bobbio. Pasolini ritiene l&#8217;aborto moralmente inaccettabile in nome di un sentimento della sacralità della vita che informa di profonda umanità le nostre tradizioni popolari. Diversamente, per Bobbio (che è tuttora considerato da molti la massima autorità, anche morale, del pensiero laico, non solo italiano, del novecento) i diritti umani, in primo luogo alla vita, non hanno bisogno d&#8217;essere fondati ma d&#8217;essere difesi. L&#8217;affermazione del diritto alla vita stabilisce, tra il no alla pena capitale e quello all&#8217;aborto, un legame di stretta coerenza razionale. La difesa del diritto alla vita dell&#8217;embrione era per Bobbio «un onore da non lasciare ai soli cattolici». Penso che con questa frase egli intendesse dire che, com&#8217;è storicamente accaduto per ogni diritto umano, anche il diritto alla vita dell&#8217;embrione umano, che oggi può apparire incerto e controverso, domani risulterà evidente e indiscutibile. Alcuni commentatori hanno addirittura voluto vedere in alcune dichiarazione di Benedetto XVI un&#8217;adesione alla proposta di moratoria di Giuliano Ferrara. Questi ha giustamente precisato che è stato piuttosto lui ad approdare alle stesse conclusioni del Pontefice. La vera novità, infatti, nell&#8217;impegno di taluni intellettuali laici, come Ferrara, sul fronte della difesa del diritto alla vita dell&#8217;embrione consiste nel fatto che oggi si pone il problema sugli stessi punti di partenza in cui tradizionalmente si colloca l&#8217;antropologia cristiana: la questione dello statuto personalistico dell&#8217;embrione umano.</p>
<p>I principi etici cui, in materia di aborto, si richiama l&#8217;attuale magistero della Chiesa cattolica sono:<br />
-La persona umana trattata sempre come fine e mai come mezzo<br />
-Intrinseca malvagità della soppressione della vita umana innocente.</p>
<p>Lo stato della questione sull&#8217;aborto, si trova attualmente definita, in campo cattolico, dalla enciclica <i>Casti Connubii</i> di Pio XI (1930), ripresa e ribadita dal concilio nella <i>Gaudium et Spes</i> (1965) nell&#8217;enciclica <i>Humanae Vitae</i> di Paolo VI e in numerosi altri pronunciamenti del magistero ordinario di Giovanni Paolo II. Con Pio XII, la posizione della Chiesa è stata precisata, con l&#8217;applicazione ad alcuni casi del teorema del duplice effetto (es.: caso dell&#8217;isterectomia in stato di gravidanza; e dell&#8217;asportazione della tuba in gravidanza ectopica).<br />
Si sente dire talvolta che la valutazione della Chiesa sia radicalmente mutata nel tempo. Si tratta di un&#8217;opinione errata, che confonde due distinte questioni: la valutazione morale dell&#8217;aborto procurato e la questione ontologica degli inizi della vita umana nell&#8217;embrione. L&#8217;illiceità dell&#8217;interruzione volontaria della gravidanza, in realtà, ha sempre avuto un alto grado di certezza nel corso della storia della Chiesa, nonostante il fatto che la S. Scrittura non presenti alcuna norma di diritto divino positivo nella specifica materia. Nella Chiesa primitiva l&#8217;aborto, come l&#8217;infanticidio, rientravano sotto la proibizione di uccidere contemplata nel Decalogo (cfr. <i>Didaché</i>; <i>Lettera di Barnaba</i>; Minucio Felice; Tertulliano). Le argomentazioni fondavano la norma sul comando dell&#8217;amore del prossimo e sull&#8217;atto creativo di Dio.<br />
Nel Medio Evo la condanna dell&#8217;aborto viene mantenuta e codificata a partire dal <i>Decreto</i> di Graziano. Nella ricerca teologica, tuttavia, intervengono due novità: la riflessione sulla questione della cosiddetta &#8220;animazione&#8221; del feto e la riflessione sulle eccezioni al quinto comandamento (legittima difesa; condanna a morte; uccisione in guerra). Quest&#8217;ultima perviene alla conclusione che non sempre in tali casi, l&#8217;uccisione è peccato, anche se non tutte le vittime di queste eccezioni sono colpevoli. Per ciò che riguarda la questione dell&#8217;animazione del feto, che, secondo la teoria aristotelica accettata da S. Tommaso, avverrebbe a 40 giorni dal concepimento per i maschi e a 80 per le femmine, diremo che essa non apportò nessuna novità per ciò che riguarda il giudizio etico sull&#8217;aborto, quanto piuttosto sulla valutazione della gravità: Tommaso pensa che prima dell&#8217;animazione non possa trattarsi di vero omicidio. La sua posizione fu accettata dal papa Gregorio IX, che la codificò canonicamente. La questione dell&#8217;animazione differita condusse alcuni teologi a sostenere la liceità dell&#8217;aborto, entro i 40 giorni, limitatamente ad alcune circostanze (per salvare la vita della madre, nel caso di minacce di morte, ad es., se si fosse scoperta la gravidanza, ma non semplicemente per sfuggire al ludibrio). Così ad es. Sanchez e S. Alfonso de&#8217; Liguori. Ancora il Catechismo romano (1566) lascia aperta la discussione su questo punto.<br />
Con Sisto V (1585-1590) si ha una svolta. La legge canonica pone sotto pena qualsiasi <i>abortus provocatus</i>. Gregorio XIV ritrattò questa condanna limitandola all&#8217;aborto dopo il terzo mese di gravidanza e mitigando le pene, ma Innocenzo XI ripristinò la decisione di Sisto V (1679), che entrò nel codice del 1917. Intanto si fa strada il superamento della teoria dell&#8217;infusione differita dal concepimento (Th. Fienus; P. Zacchia XVII sec.). Le scoperte biologiche del XIX e XX sec. hanno quasi universalmente imposto la teoria dell&#8217;infusione immediata.<br />
La teoria dell&#8217;animazione differita, anche se occasionalmente ripresa da teologi del secolo scorso, come K. Rahner) non ha fornito alcun decisivo apporto riguardo al giudizio morale sull&#8217;aborto, ma solo a mitigare il giudizio sulla gravità dell&#8217;atto (non equiparato all&#8217;omicidio). La teoria dell&#8217;animazione differita, infatti, non sembra in grado di replicare adeguatamente alle due principali difficoltà sollevate contro di essa: l&#8217;antropologia rudimentale, dal punto di vista biologico, che le fa da sostrato e la conseguente impossibilità, in ogni caso, di determinare con oggettiva esattezza il momento dell&#8217;animazione.<br />
Ma anche sullo sfondo di un riconoscimento di principio del diritto alla vita sin dal concepimento non sarà sbarrata la strada verso un più articolato giudizio sull&#8217;atto; per esempio, verso il possibile riconoscimento della liceità di alcune indicazioni mediche dell&#8217;interruzione di gravidanza.</p>
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		<title>Buon Anno</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 13:44:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Glicofilusa




pieno di grazia

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/12/untitled-16.jpg" title="Glicofilusa"></a></p>
<div style="text-align:center;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/12/untitled-16.jpg" title="Glicofilusa">Glicofilusa</a></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<div style="text-align:center;"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/12/untitled-16.jpg" title="Glicofilusa"></a><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/12/untitled-16.jpg" alt="Glicofilusa" /></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<h1><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/12/untitled-16.jpg" title="Glicofilusa"></p>
<div style="text-align:center;">pieno di grazia</div>
<p></a></h1>
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		<title>Delle nuove cinque piaghe della S. Chiesa (palermitana)</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/11/19/delle-nuove-cinque-piaghe-della-s-chiesa-palermitana/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2007 23:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Cinque piaghe]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Pino Puglisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Antonio Rosmini
-Della piaga del piede destro della S. Chiesa palermitana: L&#8217;oblio del Vaticano II
Le due anime del concilio sopravvivono e trovano una singolare manifestazione nelle realtà locali. Una chiesa schizofrenica: Spartizione delle responsabilità di governo in base a due competenze e sfere d&#8217;influenza: quella propriamente pastorale e quella amministrativa.
Più che la visione di una pastorale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=233&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/11/rosmini_1.jpg" title="Antonio Rosmini"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/11/rosmini_1.jpg" alt="Antonio Rosmini" align="left" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/11/rosmini_1.jpg" title="Antonio Rosmini">Antonio Rosmini</a></p>
<p><b>-</b><b>Della piaga del piede destro della S. Chiesa palermitana: L&#8217;oblio del Vaticano II</b></p>
<p>Le due anime del concilio sopravvivono e trovano una singolare manifestazione nelle realtà locali. Una chiesa schizofrenica: Spartizione delle responsabilità di governo in base a due competenze e sfere d&#8217;influenza: quella propriamente pastorale e quella amministrativa.<br />
Più che la visione di una pastorale d&#8217;insieme manca una visione d&#8217;insieme della pastorale, una visione, cioè, che metta fine alla schizofrenia di questa chiesa collegando le grandi enunciazioni di principi pastorali alle concrete iniziative economiche di intervento sul territorio.<span id="more-233"></span></p>
<p><b>-</b><b>Della piaga del piede sinistro </b><b>della S. Chiesa palermitana</b><b>: Disarmonia nella crescita ecclesiale</b></p>
<p>Una crescita disarmonica fa sì che la diocesi palermitana sia una chiesa &#8220;a due velocità&#8221; (o più).<br />
Esiste un crescente distacco, anzi, una reciproca indifferenza tra la componente laicale e una grossa fetta della componente clericale della chiesa palermitana, dedita ad iniziative economiche non sempre trasparenti e spesso assai lontane dalle finalità pastorali della chiesa. (Perché non si pubblicano i bilanci della Curia? Perché operazioni economiche delle parrocchie sono state condotte ad insaputa dei legittimi parroci? Quanti dormirebbero sonni tranquilli se si scoperchiasse &#8220;ecclesiopoli&#8221;, la questione dei finanziamenti pubblici ad enti ecclesiastici, cantieri scuola, ecc.?).<br />
Assistiamo così al fenomeno di una ecclesialità scoordinata.<br />
La spinta propulsiva dei movimenti si va esaurendo e rimane come irrisolta, a volte ripiega verso pratiche devozionali, nella logica delle appartenenze, cede alla tentazione di sottolineare più le peculiarità che la comune fede cristiana. Alcuni movimenti sono ormai quasi giunti a blindare la propria identità ecclesiale.<br />
La presenza della comunità diocesana sul territorio è, come si dice, a macchia di leopardo. Data la schizofrenia tra governo pastorale e gestione curiale della chiesa palermitana le priorità di intervento sul territorio sembrano seguire criteri più manageriali che pastorali. Mancano chiese, oratori, centri sociali soprattutto nelle zone più periferiche e popolari della città; assenti le più elementari infrastrutture di promozione umana indispensabili per una efficace evangelizzazione.</p>
<p><b>-Della piaga della mano destra </b><b>della S. Chiesa palermitana</b><b>:</b> <b>La scelta dei collaboratori dell&#8217;Arcivescovo palermitano</b></p>
<p>La politica della scelta dei collaboratori risale direttamente al vescovo ed è, almeno a Palermo, un indice degli orientamenti del vescovo. Segue la linea del rinnovamento conciliare, ma la scelta non è dettata da criteri meritocratici. Il vescovo deve scegliere nel presbiterio diocesano (uno dei tanti punti lasciati irrisolti dal Vat. II è il rapporto tra chiese locali, vescovi e ordini religiosi); tenendo conto dell&#8217;esperienza pastorale dei candidati e dei desiderata del presbiterio o di suoi membri considerati autorevoli. Sappiamo che questa prassi è stata seguita per l’elezione di Mons. Di Cristina, ma non per quella di Mons. Cuttitta.</p>
<p><b>-Della piaga della mano sinistra </b><b>della S. Chiesa palermitana</b><b>: Assenza di modelli per il presbiterio</b></p>
<p>Più che i modelli pastorali, manca oggi un vero e proprio modello di pastore. In verità «Dio stesso ha provveduto» al modello, con il martirio di P. Puglisi, un presbitero davvero postconciliare, per la sua spiritualità nutrita di sacra scrittura, il suo stile di vita evangelico, la concretezza profetica del suo metodo pastorale. Ma, al di là dei riconoscimenti di circostanza, il tipo di prete incarnato da Puglisi continua tuttora a godere della stessa scarsa considerazione riscossa da Puglisi stesso finché fu in vita. I modelli di fatto seguiti e soprattutto quelli che affascinano i giovani preti palermitani sono spesso ben altri, formati su valenze più sociologiche che teologiche, sull&#8217;attrattiva del prestigio sociale del prete e la mitologia della sacralità del suo ruolo.<br />
Reclutamento, aspettative errate, preparazione: tutto, troppo spesso, è inadeguato nel prete.<br />
Individualismo, isolazionismo. Inamovibilità di alcuni membri della curia e di parroci. Emorragia di presbiteri.</p>
<p><b>-</b><b> Della piaga del costato </b><b>della S. Chiesa palermitana</b><b>: La questione mafiosa</b></p>
<p>Il martirio di Puglisi e la lezione di Aldo Naro dicono che dalla risposta ecclesiale all’emergenza mafiosa dipende la credibilità stessa dell’annuncio di una salvezza e di una redenzione dell’uomo siciliano per mezzo di Gesù Cristo. Superare il ritardo culturale della Chiesa sulla mafia. Elaborare uno specifico discorso cristiano sulla mafia. Comprendere la mafia non solo come fenomeno che presenta aspetti religiosi o di generica religiosità ma come fenomeno che ha una sua specificità religiosa come forma ed espressione storica del cristianesimo in Sicilia. Una profonda ricomprensione ecclesiale, in chiave di metanoia e non di autoesaltazione, dei linguaggi, delle prassi e delle modalità di evangelizzazione, della propria storia passata e soprattutto di quella recente.</p>
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	</item>
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		<title>Leggendo l&#8217;enciclica Mit brennender Sorge</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Nov 2007 15:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settanta anni fa il Sommo Pontefice Pio XI scriveva l&#8217;enciclica all&#8217;episcopato tedesco Mit brennender Sorge (Con viva ansia, in seguito: MBS). Motivo immediato: l&#8217;abolizione delle scuole confessionali in Germania, l&#8217;ultima delle continue violazioni, da parte del Terzo Reich, del concordato tra Stato e Chiesa, voluto da Adolf Hitler stesso nel 1933.
Questo documento, relativamente poco noto, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=228&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="el-nazismo.jpg" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/11/el-nazismo.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/11/el-nazismo.jpg" alt="el-nazismo.jpg" align="right" /></a>Settanta anni fa il Sommo Pontefice Pio XI scriveva l&#8217;enciclica all&#8217;episcopato tedesco <em>Mit brennender Sorge</em> (<em>Con viva ansia</em>, in seguito: MBS). Motivo immediato: l&#8217;abolizione delle scuole confessionali in Germania, l&#8217;ultima delle continue violazioni, da parte del Terzo Reich, del concordato tra Stato e Chiesa, voluto da Adolf Hitler stesso nel 1933.<br />
Questo documento, relativamente poco noto, almeno in Italia, è esemplare da molti punti di vista. Nei contenuti, in primo luogo, che delegittimano il regime nazista in nome del Vangelo, del diritto divino, della legge di natura ed anche del diritto positivo. Attraverso un approccio che rimane ancorato alle competenze religiose e morali della propria autorità, Pio XI coglie il nazismo nel suo tratto precipuo di sistema intrinsecamente disumano. In secondo luogo, il testo è di assoluta grandezza storica, oltre che dottrinale, per la <em>parrhesia</em> che pervade l&#8217;enciclica. Nessun potere, nessuna autorità ufficiale mondiale aveva prima d&#8217;allora osato alzare pubblicamente, e con tale chiarezza, la voce contro Hitler e le sue gerarchie.<span id="more-228"></span><br />
La fedeltà allo specifico della missione ecclesiale e persino del linguaggio cristiano è il criterio che guida i giudizi valutativi espressi dall&#8217;enciclica contro il nazismo anche su un piano strettamente politico. Così l&#8217;enciclica si pronuncia sull&#8217;uso manipolatorio della propaganda, sul ricorso abusivo al linguaggio religioso e la tendenza a camuffare una mera e brutale volontà di potenza sotto le spoglie di una religiosità mondana e a battaglie di civiltà; l&#8217;infondatezza religiosa, morale e filosofica delle dottrine razziste e del mito della superiorità ariana, il culto del capo, il disprezzo dell&#8217;altro e della parola data, l&#8217;idolatria ideologica del potere, l&#8217;attacco alla trascendenza ed alla rivelazione, cristiana, ma anche giudaica.<br />
Al tempo stesso, la MBS non si nasconde, da parte sua, le responsabilità, le insufficienze, le controtestimonianze provenienti dall&#8217;interno del corpo ecclesiale.<br />
Si dirà, forse, che la denuncia del Pontefice non nomina mai Hitler, né pronuncia la parola &#8220;nazismo&#8221;, e rimane troppo legata all&#8217;ambito religioso perché le si possa riconoscere un respiro autenticamente universalistico.<br />
In realtà proprio nel grido in difesa dei diritti di coscienza sta la radice comune dei diritti dell&#8217;uomo. Il valore universale della MBS risalta invece dalla sua applicabilità a questioni per tanti versi lontane nel tempo rispetto al contesto storico per il quale fu pensata e scritta. Essa è tutt&#8217;oggi un testo d&#8217;eccezione per chi si interroga sulle possibilità di un dialogo interculturale e di sfruttare appieno le potenzialità di una lettura specificamente religiosa dei sistemi di violenza che si oggettivano nelle strutture mondane della convivenza umana. Si pensi ad esempio all&#8217;attuale dibattito tra cattolici e laici in Italia o alla questione ebraica nei termini inclusivi di una continuità messianico-escatologica di ebraismo e cristianesimo, o alle possibilità della categoria &#8220;struttura di peccato&#8221;, per decrittare il fenomeno mafioso sotto il suo inquietante profilo di fatto religioso.</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/pio-xi-mit-brennender-sorge/">Pio XI, Mit brennender Sorge (versione italiana, testo integrale)</a></p>
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		<title>La scuola che vorrei (come la vede un personalista)</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/10/29/la-scuola-che-vorrei-come-la-vede-un-personalista/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 10:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

«La scuola dà di volta?
Un no vale una rivolta:
nemmeno più ci si volta
su chi vien bocciato a una svolta.
Promosso o bocciato
son nomi
(così come il fato)»
(Maurizio Ruffino)
&#160;
E. De Amicis, Cuore, Prima ed. tedesca, 1894
&#160;
Le recenti affermazioni sugli insegnanti fannulloni da parte del politico che attualmente siede sulla poltrona del ministro dell&#8217;istruzione hanno costituito un gustoso diversivo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=157&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/10/amicis_cuore_11.jpg" title="De Amicis, Cuore, prima ed. tedesca, 1894"></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/10/amicis_cuore_titel1.jpg" title="E. De Amicis, Cuore, Prima ed. tedesca, 1894"></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/10/amicis_cuore_titel1.jpg" title="E. De Amicis, Cuore, Prima ed. tedesca, 1894"></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/10/amicis_cuore_titel1.jpg" title="E. De Amicis, Cuore, Prima ed. tedesca, 1894"></a></p>
<p><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/10/amicis_cuore_titel1.jpg?w=240&#038;h=320" alt="E. De Amicis, Cuore, Prima ed. tedesca, 1894" align="right" border="0" height="320" hspace="12" width="240" /></p>
<p align="right">«La scuola dà di volta?<br />
Un no vale una rivolta:<br />
nemmeno più ci si volta<br />
su chi vien bocciato a una svolta.<br />
Promosso o bocciato<br />
son nomi<br />
(così come il fato)»<br />
(Maurizio Ruffino)</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/10/amicis_cuore_titel1.jpg" title="E. De Amicis, Cuore, Prima ed. tedesca, 1894">E. De Amicis, Cuore, Prima ed. tedesca, 1894</a></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">Le recenti affermazioni sugli insegnanti fannulloni da parte del politico che attualmente siede sulla poltrona del ministro dell&#8217;istruzione hanno costituito un gustoso diversivo rispetto alle ripetitive polemiche che possono leggersi sui giornali ad ogni inizio d&#8217;anno scolastico: caro libri, marce indietro, esami sì, esami no ecc. La facezia proferita dal Ministro è come il siparietto natalizio del presepe, del bue che dice &#8220;cornuto&#8221; al povero asinello (ma, <em>mutatis mutandis</em>, e in maniera più appropriata al caso, anche dell&#8217;asino che dice &#8220;somaro&#8221; al bue, il quale, <em>mischino</em>, finisce mazziato, oltre che cornuto).<span id="more-157"></span><br />
Come ad ogni inizio d&#8217;anno, abbiamo potuto assistere anche a proposte per migliorare la qualità dell&#8217;insegnamento, tanto sagge quanto poco dispendiose, guarda caso da parte di gente che lavora nel mondo della scuola, nel senso che mette piede in aula tutti santi giorni. Marco Lodoli, ad esempio, propone benefit &#8220;culturali&#8221; per i docenti (teatri, cinema, musica, libri non scolastici a prezzi di favore per gli insegnanti). Maurizio Muraglia prospetta alcune misure assai pratiche per combattere il caro-libri: investendo a fondo sulle tecnologie informatiche per la didattica (reti di computer in aula, lavagne elettroniche). Il sospetto che ci coglie, però, è che proposte come queste abbiano il grave difetto di essere troppo poco dispendiose per essere davvero accettate in un sistema in cui praticamente interi settori industriali si reggono sulla scuola (come, per dire, quello editoriale, si regge sul libro scolastico). Infine Edoardo Sanguineti, che riporta il dibattito coi piedi per terra, ricordando il disastro in cui versa il patrimonio edilizio scolastico: insufficiente, obsoleto, arrangiato e inadatto. Sfortunatamente la sua proposta di ricostruirlo per intero è, questa volta, troppo dispendiosa per un Paese che non crede nella formazione e nel proprio futuro.</p>
<p align="left">Ciò che soprattutto sembra mancare alla scuola è un&#8217;antropologia. O meglio, essa risponde a quelle antropologie anonime che asintatticamente si impongono in assenza di un&#8217;esplicita autocomprensione dell&#8217;umano. Ciò che intendo dire non è che la scuola non possa avere che un&#8217;antropologia, ma piuttosto che sia semplicemente impossibile che non ne abbia alcuna. Tanto vale, allora, esplicitare i propri presupposti antropologici ed esporli al confronto con gli altri.<br />
L&#8217;uomo, come lo vede il personalista, in unità trascendentale di fatto e valore, è anzitutto l&#8217;individuo umano concreto costituito nella sua corporeità. Due sono le emergenze del corpo in quanto segno costitutivo della persona. In primo luogo la relazionalità. Il corpo fa della persona stessa essenzialmente un rimando ad altro e ad altri. Da una parte il corpo è &#8220;segno&#8221; cioè emergenza, pertinenza di un significato, al quale perciò esso rimanda, dall&#8217;altro è condizione storica, nella sua concretezza, dell&#8217;attingibilità, comunicabilità del significato e di conseguenza, in certo modo, la sua costituzionale socialità.<br />
La seconda emergenza è la storicità. La durata del corpo, poiché è materia, nella coscienza del suo perdurare in quanto sostrato delle relazioni (a partire da quella parentale) diviene tempo, indisponibilità della propria origine e nel contempo autopossesso. In ciò è evidente il carattere paradossale dell&#8217;essere persona, ma non solo: la persona è durata nella crescita, permanenza nel cambiamento. Il tempo diviene storia attraverso la percezione che la persona ha della propria permanenza nel tempo, attraverso la percezione d&#8217;essere principio unificante della molteplicità dei propri atti. Il tempo si fa storia attraverso la persona che coglie se stessa come narrazione sussistente di una storia di libertà.</p>
<p align="left">La scuola come la vede il personalista è innanzi tutto legata agli individui concreti. Una grossa parte del problema risiede nei diversi mondi che convivono e confliggono nel mondo della scuola. Chi entra in aula tutti i giorni ha di ciò che la scuola è, e di ciò che dovrebbe essere, un&#8217;idea spesso completamente diversa da quella che ne ha il suo preside (in particolare da quando, in virtù di una mutazione burocratica, il loro stipendio si è considerevolmente evoluto, dando luogo alla nuova specie del Dirigente Scolastico) oppure il Provveditore o il Ministro. Quanto più ci si allontana dal cuore personalistico-relazionale della scuola, salendo in alto nella scala gerarchico-burocratica, tanto meno questa relazione diventa concreta di carne e sangue e sempre più cartacea, dispendiosa e confusa. Gli ambiti disciplinari, i dipartimenti, programmi, moduli, didattiche, docimologie, progetti, progettini e progettoni non riusciranno mai a contemplare la scuola come luogo delle emozioni e degli affetti. Esiste un&#8217;intelligenza emotiva e dei sentimenti che questo tipo scuola non riesce a formare. L&#8217;educazione del gusto e della creatività, dell&#8217;affettività, la formazione dello stile e del sentimento del bello, l&#8217;esigenza di amore, in nessun modo possono rientrare in una visione della scuola-azienda che si va affermando o in una subordinazione del mondo della scuola alle logiche del mercato del lavoro.</p>
<p align="left">Guardando alla scuola vissuta (non a quella chiacchierata) la chiara impressione di chi ci lavora è che si perda sempre più di vista l&#8217;essenziale, e cioè che la scuola è in primo luogo una relazione umana fondamentale. Le esigenze di natura didattica (continuità, ritmi di apprendimento, ambiente di lavoro) le concrete esigenze degli attori di questa relazione, sono sistematicamente posposte a quelle organizzative e burocratiche.<br />
Buona cosa, per dire, l&#8217;autonomia didattica&#8230; se fosse davvero &#8220;didattica&#8221;. Io, ad esempio, insegno in una scuola in cui (caso unico, credo, in tutto il mondo) in nome dell&#8217;autonomia, l&#8217;anno scolastico è scandito in un bimestre seguito da un &#8220;pentamestre&#8221; (entità temporale del tutto sconosciuta, che, a cominciare dall&#8217;ibrida denominazione, meriterebbe essere chiamata &#8220;pentamostro&#8221;). Come si possa pensare di poter, in questo modo, valutare realisticamente i progressi degli alunni nel corso dell&#8217;anno, sulla base di periodi didattici di diseguale durata, è un mistero per chiunque abbia qualche nozione di didattica e dei processi di apprendimento.<br />
Una recente indagine statistica sulla scuola italiana rivela, con sorpresa di molti, che la considerazione delle famiglie sull&#8217;efficacia formativa della scuola, è più alta di quella comunemente percepita. Il fatto è che le famiglie hanno spesso della scuola un&#8217;immagine obsoleta. La scuola è la prima prova che lo Stato dà della propria esistenza ai cittadini come forma pienamente sviluppata della socialità umana. Ma l&#8217;esperienza di questo imprinting sociale, introiettata dalle persone, è oggi spesso talmente brutta e conflittuale che i soggetti regrediscono verso forme più semplici, ma affettivamente più calde, ritardando la loro evoluzione socio-culturale e rallentando i loro processi di personalizzazione.<br />
Prendiamo il fenomeno del bullismo, che sembra invadere la scuola: è spesso un prodotto della scuola che stiamo realizzando. E&#8217; vero che il personaggio deamicisiano di Franti, l&#8217;archetipo <em>ante litteram</em> del bullo, che «odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro», sta lì a ricordarci quanto antico sia il fenomeno in sé; ma nuove «consonanze», ad esempio quella tra bullismo e mafia, che un acuto sociologo come <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/chinnici-g-bullismo/">Giorgio Chinnici</a> può mettere in luce in termini scientificamente rigorosi, lasciano intuire quale importanza l&#8217;educazione delle emozioni dovrebbe avere per l&#8217;educazione alla legalità. E quanto la perdita di status della scuola come tempo di costruzione della memoria affettiva delle persone influsca negativamente sulle dimensioni del fenomeno.<br />
Verso la fine del trascorso anno scolastico, ha suscitato un certo dibattito l&#8217;episodio, accaduto a Palermo, dell&#8217;insegnante che punì l&#8217;allievo reo di bullismo, infliggendogli, come pena, quella di scrivere infinite volte una sorta di <em>memento mori</em>: «Sono un deficiente».<br />
Si ricorderà come il genitore inferocito abbia intentato causa, perdendola, alla professorezza del figlio. La sentenza fu, alla fine, di esemplare saggezza, ma ci si può certamente domandare se sia giusto che un docente sia lasciato solo a fronteggiare un simile caso e, soprattutto, se per affrontare il problema non vi siano mezzi migliori di quelli cui ha fatto ricorso la collega.<br />
Il bullismo spesso nasce proprio dalla distanza che separa le diverse istanze educative che dovrebbero relazionarsi ai medesimi soggetti, dall&#8217;incomunicabilità che caratterizza le loro relazioni: la famiglia e la scuola.</p>
<p align="left">Vi è infine il problema di quello che si può chiamare il disagio d&#8217;insegnare. Che importanza può avere la struttura modulare o seriale del programma o la progettazione di un modulo se poi l&#8217;insegnate va in <em>burn-out</em> a metà d&#8217;anno?<br />
Tutti sanno che la selezione e l´assegnazione dei docenti avviene secondo criteri a dir poco assurdi.<br />
Quale lavoratore qualsiasi del mondo della scuola, dal ministro all&#8217;ultimo dei segretari o del personale ausiliario, ad eccezione dei docenti, accetterebbe di lavorare nelle condizioni logistiche in cui si svolgono la maggior parte delle lezioni oggi in Italia? Ma più di ogni cosa v′è conflitto tra valutazione dell&#8217;efficienza formativa del sistema sul metro della cooperazione o della competizione, tra cura e profitto. Si allontanano sempre più i docenti dagli allievi.</p>
<p align="left">L&#8217;istruzione non si vende da nessuna parte, né un tanto al chilo. E&#8217; un&#8217;impresa cui l&#8217;intera società attende collettivamente.<br />
E′ il caso, ormai, di limitare l&#8217;insulso sistema dei progetti, che non servono agli alunni ma solo a disperdere risorse, innescando una corsa al ribasso nella qualità dell′offerta formativa.<br />
Il successo scolastico si costruisce a scuola. La ricerca laboratoriale va elevata a sistema in funzione di un apprendimento reticolare, globale, visivo, operativo. Sì, dunque, al tempo pieno, ma in strutture adatte: biblioteche, mense, strutture sportive di prim&#8217;ordine.<br />
I docenti siano retribuiti tenendo conto dell&#8217;altissimo valore sociale della loro funzione e non di sciocchi calcoli di ore settimanali di lezione da parte di chi non mette più piede in un&#8217;aula scolastica da sessant&#8217;anni.<br />
Investiamo in edilizia scolastica progettata come si deve, seguendo i criteri del lavoro didattico, e affidata ai migliori architetti. Dotiamo il Paese di strutture, strumenti e soprattutto docenti che consentano il dispiegarsi di tutto il fascino umano e il potenziale di civiltà della relazione educativa.</p>
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			<media:title type="html">E. De Amicis, Cuore, Prima ed. tedesca, 1894</media:title>
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		<title>La Sicilia è il mondo. La santità della Chiesa siciliana in C. Naro</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 00:47:58 +0000</pubDate>
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&#160;
Cinisi (PA), 10 giugno 2005. I fedeli aggrediscono l&#8217;Arcivescovo di Monreale, Mons. Cataldo Naro
&#160;
&#160;
«È certo solo l’amore di Cristo. Non possiamo neppure dire: l’amore di Dio, perché sappiamo definitivamente solo attraverso Cristo che Dio ci ama. Solo mediante Cristo sappiamo che Dio ama perdonando. Ciò che è certo è solo quanto si è rivelato sulla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=201&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="right"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/10/22/la-sicilia-e-il-mondo-la-santita-della-chiesa-siciliana-in-c-naro/"><img src="http://img.youtube.com/vi/6PuI9O3J8G8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">Cinisi (PA), 10 giugno 2005. I fedeli aggrediscono l&#8217;Arcivescovo di Monreale, Mons. Cataldo Naro</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right">«È certo solo l’amore di Cristo. Non possiamo neppure dire: l’amore di Dio, perché sappiamo definitivamente solo attraverso Cristo che Dio ci ama. Solo mediante Cristo sappiamo che Dio ama perdonando. Ciò che è certo è solo quanto si è rivelato sulla croce»<br />
(Romano Guardini)</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p>Così come, <em>á la</em> Sciascia o Tomasi di Lampedusa, la Sicilia è detta metafora del mondo &#8211; &#8220;Sicilia&#8221;, dunque, è il mondo &#8211; la Chiesa siciliana è simbolo e mistero della Cattolica Una-Santa.<br />
Siciliani sono Falcone e Provenzano, Borsellino e Cuffaro: e infatti coesistono nella Chiesa siciliana i Naro e i Cassisa, i Puglisi e le teste di capretto appese alle porte di certe chiese e di certe case, le liturgie che incantarono Romano Guardini e le pagliaccesche ritualità nelle feste dei pagi dell&#8217;entroterra palermitano. <span id="more-201"></span>Ed è una coesistenza, si badi, tutta teologale. Certo, sarebbe apparentemente molto &#8220;cattolico&#8221;, com&#8217;è certamente molto siculo, dire: «<em>arma e cammisa l&#8217;avemu divisa</em>» («L&#8217;anima è individuale come la propria biancheria intima») ognuno è responsabile della propria pulizia, per dire: non mi curo di quel che altri combinano, io tiro diritto per la mia strada. Ma è cattolica, invece, la comunione dei santi, e dunque veramente cattolico è accettare di essere identificati anche con le pagine più sporche scritte dalla propria comunità.</p>
<p>Il presente articolo è solo per segnalare un convegno in ricordo dell&#8217;Arcivescovo di Monreale, Aldo Naro, che si terrà, ad un anno dalla morte, il prossimo 27 ottobre nella sua città natale, S. Cataldo. Per l&#8217;occasione ho aggiunto, in questo sito, una ristretta selezione di suoi testi, nella sezione Biblioteca di Terra di nessuno. Un piccolo <em>bouquet</em> di parole, scelte in onore di questo raffinato intellettuale e immensa figura di credente.<br />
Una proposizione con la quale vorrei interpretare uno dei temi cari all&#8217;ultimo Naro è che la santità è l&#8217;analogo della legalità nello Stato. E così come la legalità dovrebbe esprimere il principio stesso della normale coesistenza civile, e tuttavia ha i suoi eroi e i suoi martiri &#8220;borghesi&#8221;, allo stesso modo la santità nella Chiesa ha i suoi campioni, perché anche la comunità ecclesiale porta al suo stesso interno le proprie contraddizioni; anzi, la santità è questa contraddizione.<br />
Tra gli scritti qui pubblicati nella nostra Biblioteca, vorrei segnalare, in particolare, <em>Amiamo la nostra Chiesa</em>, un testo davvero sublime, anche dal punto di vista letterario, un piccolo gioiello da molti punti di vista: per il tono affettuoso, l&#8217;originalità dello stile, il colore che lo pervade, la cristallina impostazione cristologica: una figura musiva degna della domus aurea di Monreale, dalla quale trae spunto.<br />
In questo capolavoro del magistero di Naro non si troverà una sola proposizione non religiosa. L&#8217;Autore ricorre in maniera esclusiva al linguaggio religioso, e fa ciò intenzionalmente. Beninteso, questo avviene senza che il vescovo subisca alcun complesso di superiorità nei confronti dei linguaggi della filosofia e delle scienze secolari. Il fatto è che per lui la singolarità dell&#8217;esperienza cristiana non può esser detta che con parole cristiane; non solo: la novità dell&#8217;essere in Cristo consiste nell&#8217;abitare nuovi linguaggi. Da fine studioso, abituato al rigore della documentazione scientifica, sa che <em>quod non est in actis non est in mundo</em>. Anche la vita cristiana esiste nel mondo solo a condizione di farsi annuncio, documento, evento linguistico. La novità delle parole cristiane, così come la bellezza delle sue espressioni artistiche, sono parte integrante della bellezza di Cristo.</p>
<p>E&#8217; impressionante osservare che questo documento, <em>Amiamo la nostra Chiesa</em>, così sereno e rasserenante sia stato scritto mentre il suo Autore era sottoposto ad ogni genere di persecuzioni e minacce proprio da parte di ambienti ecclesiastici compromessi in intrallazzi con politici e mafiosi. L&#8217;episodio della &#8220;disobbedienza di Cinisi&#8221;, del 9 giugno 2005, (di cui sopra riportiamo il video) sorprendentemente simile al racconto evangelico di Matteo 27,17-24, in cui il popolo, sobillato da rappresentanti dell&#8217;autorità civile e religiosa, rinnega il proprio Pastore innocente, preferendogli un qualunque Barabba, è solo il più noto di questi fatti, non l&#8217;unico. Certi segnali come i funerali del boss Nenè Geraci nella Chiesa Madre di Partinico (diocesi di Monreale) con relativi disordini, o il fatto che nessuna iniziativa ufficiale sia stata organizzata dalla diocesi per il primo anniversario della scomparsa del suo Arcivescovo o anche certi segnali che giungono, per quanto piccola cosa, al blog di Terra di nessuno dedicato a Naro, sono segno che tante ferite rimangono ancora aperte.<br />
La santità è il senso delle contraddizioni della coesistenza umana, l&#8217;uno e le altre esplicitati alla luce paradossale dell&#8217;inutilità della morte di Dio. E non vale a nulla dire che il &#8220;fallimento&#8221; di Dio è solo apparente: quando Dio esprime un giudizio, attraverso la profezia del martirio, ciò che appare è esattamente la Verità.</p>
<p>Mi piace concludere come si conclude <em>Amiamo la nostra Chiesa</em>, con la <em>Litania delle figure di santità della Chiesa di Monreale</em>, composta dallo stesso Naro.</p>
<p>«San Castrense, nostro patrono e intercessore,<br />
il cui corpo il re Guglielmo ci donò, prega per noi<br />
San Leoluca, abate di continua preghiera, prega per noi<br />
Santa Rosalia, che percorresti penitente<br />
le strade della nostra arcidiocesi, prega per noi<br />
San Luigi IX, grande re cristiano,<br />
il cui corpo i crociati seppellirono nel nostro duomo, prega per noi<br />
San Bernardo da Corleone,<br />
esempio di conversione coraggiosa, prega per noi<br />
San Benedetto il Moro, misericordioso taumaturgo,<br />
che dimorasti a Sant&#8217;Anna di Giuliana, prega per noi;<br />
San Giuseppe Maria Tornasi, maestro del culto liturgico,<br />
che trascorresti a Torretta la tua infanzia, prega per noi<br />
Beato Giuliano Mayali, amico dei re e del popolo,<br />
che ci desti il santuario di Romitello, prega per noi<br />
Beato Simone Napoli da Calascibetta,<br />
fedele testimone della tradizione francescana, prega per noi<br />
Beato Giacomo Cusmano,<br />
che venerasti nei poveri il sacramento del Signore, prega per noi<br />
Beata Maddalena Morano<br />
che portasti le suore salesiane ad Altofonte, prega per noi<br />
Beata Pina Suriano, vergine laica, sposa del Signore<br />
e operatrice di pace tra le famiglie, prega per noi<br />
Venerabile Innocenzo da Chiusa Sclafani,<br />
che ci portasti l&#8217;immagine del Volto Santo, prega per noi<br />
Venerabile Luigi La Nuza,<br />
che educasti alla fede il nostro popolo, prega per noi<br />
Venerabile Girolamo da Corleone,<br />
testimone dell&#8217;amore del Signore e operatore di miracoli, prega per noi<br />
Venerabile Andrea da Burgio,<br />
che attraversasti col saluto francescano i nostri paesi, prega per noi<br />
Venerabile Ignazio Capizzi, genio della pastorale e gloria di Brente,<br />
quando essa apparteneva alla Chiesa di Monreale, prega per noi<br />
Venerabile Maria di Gesù Santocanale,<br />
signora e madre, vicina ai piccoli e ai grandi, prega per noi<br />
Venerabile Teresa Cortimiglia, amica dei poveri, prega per noi<br />
Venerabile Antonio Augusto Intreccialagli,<br />
maestro di discernimento spirituale e pastore di umile fermezza, prega per noi<br />
Servo di Dio Mercurio Maria Teresi,<br />
missionario della Sicilia e nostro arcivescovo, prega per noi<br />
Servo di Dio Mansueto Mazzara,<br />
esempio di evangelica penitenza, prega per noi<br />
Serva di Dio Maria Trucco, terziaria domenicana,<br />
sposa fedele del Signore, prega per noi<br />
Servo di Dio Giorgio Guzzetta, vanto degli albanesi di Sicilia<br />
e insigne riformatore, prega per noi<br />
Serva di Dio Rosaria Caterina Alias,<br />
innamorata del Cristo, prega per noi<br />
Serva di Dio Maria Cira Destro, che a Corleone testimoniasti<br />
il tuo amore appassionato al Crocifisso, prega per noi<br />
Serva di Dio Vincenzina Cusmano,<br />
che servisti ipoveri a Monreale, prega per noi<br />
Serva di Dio Maria Rosa Zangara,<br />
grande mistica della croce, prega per noi<br />
Serva di Dio Diomira Crispi, viaggiatrice instancabile<br />
e apostola del Vecchio e del Nuovo Mondo, prega per noi<br />
Serva di Dio Carmela Prestigiacomo,<br />
sapiente educatrice, prega per noi<br />
Servo di Dio Pietro Privitera,<br />
che percorresti benedicente le nostre campagne, prega per noi<br />
Servo di Dio Giovanni Bacile, intraprendente decano di Bisacquino<br />
e parroco moderno, prega per noi<br />
Servo di Dio Tommaso Mannino, restauratore di chiese<br />
e formatore di comunità parrocchiali, prega per noi<br />
Servo di Dio Pino Puglisi, sacerdote e martire,<br />
che portavi i tuoi giovani da Palermo a contemplare<br />
il Cristo pantocratore della nostra cattedrale,<br />
prega per noi».</p>
<p>Vorrei accompagnare, qui, al nome di Puglisi, che provvisoriamente chiude la schiera dei santi &#8220;monrealesi&#8221; ricordati da Naro, quello di stesso di</p>
<p>Aldo Naro, sentinella e messaggero di questa Chiesa,<br />
martire per amore di Cristo, per questa Chiesa e questa gente, fino alla fine,<br />
prega per noi.</p>
<p>[C. Naro, <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/cataldo-naro-amiamo-la-nostra-chiesa/"><em>Amiamo la nostra Chiesa</em></a>, testo integrale]</p>
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		<title>Il silenzio e la resa. In memoria di Cataldo Naro</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 12:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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Giotto, Il sogno di Innocenzo, Assisi 
&#160;
Di Cataldo Naro, Arcivescovo dal 2002 al 2006 della diocesi col più alto tasso di connivenza tra clero e mafia, Monreale, si racconta che non possedesse le chiavi dei cancelli della sua abitazione, il Palazzo Arcivescovile, che condivideva con il suo predecessore, Mons. Cassisa.
Il nome di quest&#8217;ultimo compare in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=174&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-left:0;"><font face="Times New Roman"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/09/sogno-innocenzo.jpg" title="Giotto, Il sogno di Innocenzo, Assisi"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/09/sogno-innocenzo.jpg?w=400&#038;h=487" alt="Giotto, Il sogno di Innocenzo, Assisi" style="width:363px;height:447px;" align="left" height="487" width="400" /></a></font></p>
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<p style="margin-left:36pt;"><font face="Times New Roman"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/09/sogno-innocenzo.jpg" title="Giotto, Il sogno di Innocenzo, Assisi">Giotto, Il sogno di Innocenzo, Assisi</a> </font></p>
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<p style="margin-left:0;"><font face="Times New Roman">Di Cataldo Naro, Arcivescovo dal 2002 al 2006 della diocesi col più alto tasso di connivenza tra clero e mafia, Monreale, si racconta che non possedesse le chiavi dei cancelli della sua abitazione, il Palazzo Arcivescovile, che condivideva con il suo predecessore, Mons. Cassisa.<br />
</font><font face="Times New Roman">Il nome di quest&#8217;ultimo compare in quel vero e proprio <em>cahier de doléance</em> che nel 1993 (allora Cassisa era indagato per corruzione) un gruppo di laici rivolse a Wojtyla, in visita in Sicilia. Di Salvatore Cassisa si dice anche che abitasse nel Palazzo arcivescovile di Monreale da quando il vescovo di cui avrebbe preso il posto, Corrado Mingo, gli assicurò l&#8217;appoggio per la sua candidatura alla successione in cambio della promessa, in seguito non onorata, da parte del futuro vescovo Cassisa, di lasciarlo abitare in quel palazzo fino alla morte.<br />
Non saprei dire dove abiti oggi Cassisa, ma ho sempre trovato rivelatore l&#8217;aneddoto della sua convivenza con Naro, nello stesso Palazzo di cui il giovane titolare non possedeva la chiave. Vi vedo la parabola della visione e della vicenda esistenziale di Naro circa il rapporto tra Chiesa e Mafia.</font><span id="more-174"></span></p>
<p style="margin-left:0;"><font face="Times New Roman">Il discorso di Naro su questo rapporto parte dalla contestazione della tesi della svolta che l&#8217;episcopato di Pappalardo avrebbe rappresentato rispetto alle posizioni di Ruffini sul tema. </font><font face="Times New Roman">Secondo Naro, Ruffini ne aveva una comprensione apologetica, Pappalardo una più chiara e articolata. Quella che Naro chiama “scelta culturalista” della Chiesa siciliana, tuttavia, induce a porle sostanzialmente sullo stesso piano. Anche il numero considerevole d&#8217;interventi di Pappalardo sull’argomento, contro l’unico di Ruffini, non cambia la sostanza dell’approccio, che rimane quello tradizionale della morale cattolica ufficiale. Nell’interpretare l’atteggiamento dell’uno e dell’altro nei confronti della mafia, Naro applica con sicurezza una stessa chiave di lettura, quella del rapporto tra la Chiesa meridionale e lo Stato, a partire dall’Unità d’Italia, nei suoi riflessi sulle concrete prassi della politica ecclesiastica. «Gli archivi ecclesiastici dimostrano che la Chiesa del tempo sapeva cos’era la mafia e anche chi erano i suoi capi»: da questo suo punto di vista storiografico Naro trovava che aver posto fine al silenzio, da parte di Ruffini, sia pure con oblique intenzioni, rappresenti la vera novità rispetto al passato, più che la tambureggiante omiletica di Pappalardo rispetto a Ruffini.<br />
</font><font face="Times New Roman">A <em>tutto</em> l’episcopato siciliano, infatti, secondo Naro, è sempre mancata “una valutazione del fenomeno, un suo giudizio <em>alla luce del Vangelo</em>”, come egli dichiarò in un’intervista del 2003 (la sottolineatura è mia). </font><font face="Times New Roman">Dobbiamo attendere il maggio del 1993, il “grido” di Giovanni Paolo II contro la mafia nel discorso conclusivo della sua terza visita apostolica in Sicilia, per assistere ad una vera novità: </font><font face="Times New Roman">«Con il discorso del papa si aggiunge qualcosa di nuovo […] fa comprendere che la resistenza alla mafia non si gioca solo sul piano civile, ma con il retroterra di fede dei credenti», sostiene in quella stessa intervista. Egli</font><font face="Times New Roman"> riteneva che tra questa condanna della mafia e l’assassinio di Padre Pino Puglisi, nel settembre dello stesso anno, vi fosse un profondo legame di senso, non solo di tempi. Questo legame di senso lo individuava rilevando una svolta linguistica: «</font><font face="Times New Roman">Il papa, che invoca il giudizio di Dio e indica la mafia come peccato sociale, è il primo a parlare con categorie ecclesiali».</font></p>
<p style="margin-left:0;"><font face="Times New Roman">La questione sollevata da Naro, dell’essenza e dell&#8217;assenza di uno specifico discorso cristiano sulla mafia, non si esaurisce nella selezione di categorie appropriate, ma nasconde una critica implicita alla comunità ecclesiale. Definire la mafia “peccato sociale” o “struttura di peccato”, piuttosto che “organizzazione ingiusta”, non è, insomma, solo una questione di nomi e di etichette, ma nel contempo lascia intendere che l&#8217;uso di specifici linguaggi condiziona la percezione del fenomeno. I linguaggi della sociologia e della criminologia non sono adatti a cogliere gli aspetti religiosi del fenomeno mafioso, se non parzialmente, cioè sotto il solo profilo della loro rilevanza culturale. Gli aspetti religiosi si rivelano soltanto sotto la lente del linguaggio specificamente teologico ed in sua assenza, semplicemente, scompaiono. Non è che la Chiesa taccia perché non percepisca il fenomeno mafioso, ma è piuttosto vero il contrario: vede ciò che tutti vedono, ma neppure essa riesce a vedere ciò che nessun discorso, se non la parola cristiana, può dire. </font></p>
<p style="margin-left:0;"><font face="Times New Roman">Perché questa disabitudine, questa scarsa dimestichezza da parte del clero siciliano col proprio specifico linguaggio? Forse fu anche questo un effetto dell’intricata storia dei rapporti tra la Chiesa siciliana e il potere civile? L’ansia della Chiesa di continuare ad affermarsi come voce autorevole, in un’arena divenuta ormai multiculturale, usando linguaggi univoci e &#8220;profani&#8221;, provocò un’equivoca autocomprensione ecclesiale? O dobbiamo risalire alle modalità storiche dell&#8217;inculturazione del cristianesimo e dell&#8217;evangelizzazione in Sicilia?<br />
Sui possibili motivi, Naro, per rigore storiografico, tace, trattandosi di interrogativi che, così posti, sollecitano il lavoro del teologo, più che lo storico. Per Naro è chiaro, comunque, che la necessità di parole cristiane sulla mafia non riguarda solo un modo nuovo di vedere l’oggetto di questo nuovo discorso: la mafia; ma anche il suo soggetto: la Chiesa. Nuove prassi pastorali, nuovi modelli sacerdotali e dunque un nuovo rapporto tra laici e clero: «È un passo in avanti anche nel modo di intendere il ministero sacerdotale», sostiene Naro a proposito della vicenda di Puglisi.<br />
</font><font face="Times New Roman">La novità doveva certamente investire, nell&#8217;idea che se ne faceva Naro, anche il ruolo degli intellettuali e dei teologi nella Chiesa. La sua istanza circa </font><font face="Times New Roman">la necessità di parole cristiane per raccontare realisticamente la mafia risale a ben prima del 1993. Poi, tra il 1994 e il 1995 escono, a pochi mesi di distanza, gli atti di due seminari del Centro di Studi &#8220;A. Cammarata&#8221;, ispirati, nel tema, da Naro e inseriti nella collana da lui stesso diretta. Fin dai titoli risulta chiaro il suo programma di elaborare categorie di base per una lettura teologica della Mafia: &#8220;<em>Martiri per la giustizia</em>&#8221; e &#8220;<em>Per un discorso cristiano di resistenza alla mafia</em>&#8220;. La prima delle due raccolte di saggi voleva vincere la riluttanza di Roma ad applicare il titolo di &#8220;martirio&#8221; ad uccisioni quali quelle di Livatino e Puglisi (ma forse anche Borsellino e Falcone) a motivo dell&#8217;assenza del movente dell&#8217;<em>odium fidei. </em>La seconda raccolta ruotava attorno alla possibilità di applicare al fenomeno-Mafia due<em> </em>nuovi termini, elaborati negli ambienti teologici latinoamericani, poi accolti nel vocabolario di quell&#8217;episcopato e, infine, del magistero di Giovanni Paolo II: &#8220;struttura di peccato&#8221; e &#8220;peccato sociale&#8221;.<br />
A dodici anni di distanza, i risultati di quell&#8217;operazione culturale di Naro appaiono contraddittori.<br />
</font><font face="Times New Roman">Da una parte, se una volta il discorso dei cattolici sulla mafia si limitava ad importare linguaggi, per così dire, secolari, oggi termini come &#8220;struttura di peccato&#8221; cominciano ad essere accolti nella produzione scientifica e letteraria della cultura laica, come in Andrea Camilleri (<em>Le pecore e il pastore</em>) e Umberto Santino (<em>Dalla mafia alle mafie</em>); d&#8217;altra parte, sembra non possa darsi torto allo stesso Santino, quando afferma che «le espressioni &#8220;struttura di peccato&#8221; e &#8220;peccato sociale&#8221; [...] sono delle bucce vuote» e che </font><font face="Times New Roman">l&#8217;impegno di teologi come Naro «non è riuscito a spostare il baricentro della Chiesa» nel suo atteggiamento riguardo alla mafia.<br />
Ma perché ciò è avvenuto? </font><font face="Times New Roman">Il vino di un nuovo discorso cristiano sulla mafia non può essere semplicemente versato negli otri della vecchia ecclesiologia o della vecchia morale. Anche i teologi siciliani hanno fatto la loro parte nel fallimento della linea di Naro. Un esempio assai chiaro si può ricavare rileggendo proprio il volume <em>Per un discorso cristiano di resistenza alla mafia.</em> Il teologo palermitano Cosimo Scordato, ad esempio, celebre per il suo impegno proprio su questi temi, quando indica nell&#8217;espressione &#8220;struttura di peccato&#8221; uno strumento per la comprensione cristiana del problema, e non anche una categoria &#8220;operativa&#8221;, mostra di non cogliere come parte integrante del concetto la necessità di una ristrutturazione dell&#8217;autocomprensione ecclesiale, se si vogliono cogliere fino in fondo gli aspetti religiosi della problematica mafiosa.<br />
Ma è soprattutto nel saggio del teologo moralista Salvatore Privitera, in appendice, che si ode il rimbombo della caduta di una pietra sepolcrale sul discorso portato avanti da Naro e dai suoi collaboratori. In nome di una concezione rigidamente individualista, ontologista e formale di oggettività, il teologo di Acireale nega la stessa logicità interna dei concetti di &#8220;struttura di peccato&#8221; e &#8220;peccato sociale&#8221;, in quanto categorie &#8220;intersoggettive&#8221;, che investono responsabilità collettive. Ma soprattutto in nome dell&#8217;esaltazione di un&#8217;astratta normatività del discorso morale, Privitera ignora la funzione performativa del linguaggio teologico, cioè la sua capacità di cambiare la vita e le prassi, innanzi tutto, del suo portatore, la Chiesa stessa.</font></p>
<p style="margin-left:0;"><font face="Times New Roman">Divenuto Arcivescovo di Monreale, Naro doveva sperimentale sulla propria pelle ciò che col suo lavoro di storico aveva forse intuito e cioè che la mafia non è semplicemente un corpo parassitario ed estraneo alla Chiesa e che la lotta della Chiesa alla mafia non poteva non essere anche la lotta di un&#8217;intera comunità con se stessa.<br />
Proprio ieri, nel ricordarne la figura con un&#8217;insegnante di religione della diocesi di Monreale, sono venuto a sapere, dalla collega, della passione con la quale Naro le contestava un complesso progetto basato sul dialogo interreligioso in un paese dell&#8217;entroterra palermitano, in cui sono sempre mancate le basi minime dell&#8217;evangelizzazione.</font></p>
<p style="margin-left:0;"><font face="Times New Roman">In ricordo di Aldo Naro, Arcivescovo di Monreale: voce in un Palazzo chiuso e silenzioso, resa di un martirio senza sangue.</font></p>
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		<title>Il Pastore smarrito</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2007 11:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa e mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
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Ignoto, Trionfo della morte, 1446, Palermo 

”Quelli che pensano troppo prima di muovere un passo
trascorreranno tutta la vita su un piede solo”
Pino Puglisi 

Per comprendere l&#8217;importanza del Cardinale Pappalardo per la Chiesa e la società siciliana di oggi, occorre leggere il personaggio alla luce della vita e del martirio di Puglisi, che di fatto ne [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=162&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="left"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/09/722px-trionfo_della_morte_gia_a_palazzo_sclafani_galleria_regionale_di_palazzo_abbatellis_palermo_1446__affresco_staccato.jpg" title="Ignoto, Trionfo della morte, 1446, Palermo"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/09/722px-trionfo_della_morte_gia_a_palazzo_sclafani_galleria_regionale_di_palazzo_abbatellis_palermo_1446__affresco_staccato.jpg" alt="Ignoto, Trionfo della morte, 1446, Palermo" /></a></p>
<p>Ignoto, Trionfo della morte, 1446, Palermo<span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:Times New Roman;"> </span></strong></font></span></p>
<p align="right"><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:Times New Roman;"></span></strong></font></span></p>
<p align="right"><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:Times New Roman;">”Quelli che pensano troppo prima di muovere un passo<br />
trascorreranno tutta la vita su un piede solo”<br />
Pino Puglisi</span></strong> </font></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;"></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman">Per comprendere l&#8217;importanza del Cardinale Pappalardo per la Chiesa e la società siciliana di oggi, occorre leggere il personaggio alla luce della vita e del martirio di Puglisi, che di fatto ne concluse la parabola storica. </font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">Il modo, più intuitivo che sistematico o dottrinale, in cui Pappalardo vedeva e affrontava i problemi, ne rende più complessa l&#8217;interpretazione, più sfaccettata e interessante la sua figura di pastore, di quella consegnata alla cronaca dai media.</span><span style="font-size:11pt;"> La celebre citazione di Livio che risuonò nell&#8217;omelia durante i funerali del Generale Dalla Chiesa, &#8220;Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur [...] povera Palermo&#8221;, pronunciata pensando alla città come corpo civile, potrebbe funzionare benissimo anche come epitaffio del quarto di secolo occupato nella storia della Chiesa di Palermo dal ministero dello stesso Cardinale Pappalardo.<span id="more-162"></span> </span></font><span style="font-size:11pt;"></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;"></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman">Aveva una personalità insicura e perplessa, segnata da profonde fragilità affettive. Si faceva portatore di una visione non carismatica, quasi sociologica della Chiesa. Si sarebbe detto che credesse, più che in Cristo, nell&#8217;istituzione ecclesiastica; che avesse fede nella Chiesa come un alto ufficiale dei carabinieri avrebbe potuto averne nei confronti dello Stato. </font></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman">Forte della propria formazione nella leggendaria diplomazia ecclesiastica e dell&#8217;esperienza maturata come Nunzio Apostolico in Indonesia, Pappalardo fu inviato a Palermo quasi <em>in partibus infidelium</em>.<br />
Il suo predecessore, il Cardinale Carpino, fu arcivescovo di Palermo per due soli anni, succedendo al Cardinale Ruffini, e può essere considerato il vero iniziatore del rinnovamento conciliare a Palermo. E&#8217; convinzione diffusa, negli ambienti del clero, che la brusca interruzione di questo processo, avvenuta con le drammatiche dimissioni di Carpino, fosse legata agl&#8217;insanabili conflitti con quel manipolo di preti che, negli anni &#8216;60, aveva fatto del Palazzo Arcivescovile la roccaforte del collateralismo tra Chiesa e politica nazionale. Preso possesso della Diocesi, Pappalardo trovò, saldamente insediato in Curia, dai tempi del Cardinale Ruffini, proprio quel pugno di monsignori destinato a resistere all&#8217;avvicendarsi sulla cattedra di San Mamiliano di ben tre cardinali. </font></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman">Pappalardo era considerato un montiniano, aderì infatti alla cosiddetta &#8220;scelta religiosa&#8221; di Paolo VI nel rapporto tra Chiesa e politica, ma sostanzialmente fallì nel tentativo di opporre una diversa declinazione del modello clericale della Curia palermitana.<br />
L&#8217;ultimo dei Monsignori fu estromesso solo dal successore di Pappalardo, il Cardinale De Giorgi, e uscì di scena umiliando pubblicamente quest&#8217;ultimo. </font></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman">Lungo tutto l&#8217;episcopato di Pappalardo i due modelli di Chiesa (quello ufficiale, del Cardinale, e quello dei curiali) vissero vite parallele, giunsero ad un compromesso, si ignorarono reciprocamente e finirono per convivere da separati in casa. Questa situazione era ciò cui esattamente alludeva Puglisi, quando scherzosamente rispediva al mittente il saluto di chi gli si rivolgeva col titolo di &#8220;monsignore&#8221;.<br />
</font></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman">Pappalardo non avversò Puglisi, né favorì i monsignori della Curia; ma, se è ovvia la contrapposizione tra il modo d&#8217;essere nella Chiesa di Puglisi rispetto quella dei &#8220;monsignori&#8221;, spesso non si coglie abbastanza chiaramente l&#8217;incompatibilità anche tra il modello di Chiesa di cui si fecero rispettivamente portatori Pappalardo e Puglisi.</font></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman"> </font></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;"></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman">A Palermo, Pappalardo attuò una sempre più ampia integrazione delle prassi collegiali. La sua formazione giuridica, la mentalità diplomatica (il Cardinale De Giorgi, nel corso di conversazioni private, vi contrappose più volte la propria provenienza pastorale) davano alla sua azione una dimensione tutta orizzontale. Aveva la tendenza a cogliere la novità del Concilio piuttosto attraverso i suoi riflessi sugli assetti organizzativi della Chiesa locale, che sul piano teologico.<br />
Il &#8220;movente ecclesiologico&#8221; della prassi pastorale di Pappalardo presenta, così, un taglio culturalista e antropocentrico, particolarmente evidente nelle Costituzioni della maggiore realizzazione del Cardinale, la Facoltà Teologica di Sicilia. Lo stesso sfondo marcatamente umanistico che egli impresse alla cultura pedagogica del Seminario di Palermo, di cui spesso amava occuparsi personalmente, ma che traspare anche da certa vaghezza di indirizzi formativi e insicurezza nel discernimento. </font></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman"><br />
Il tipo di prete che si andava formando nel Seminario diocesano maggiore ereditato da Pappalardo appariva del tutto estraneo ai requisiti conciliari per i candidati al sacerdozio. Gli allievi vi venivano addestrati a compilare a dovere le carte del processicolo matrimoniale, come disse icasticamente un vescovo siciliano. I modelli erano pedagogicamente sprovveduti, spiritualmente poveri, poco esigenti dal punto di vista culturale. </font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">Anche se Pappalardo prendeva le distanze da tutto ciò, in definitiva il modello di pastore che egli impersonava e proponeva rimaneva pur sempre di tipo clericale. </span><span style="font-size:11pt;">In campo formativo, dall&#8217;azione del Cardinale si ricava una sensazione di insicurezza, di mancanza di chiarezza.<br />
Nella seconda metà degli anni &#8216;70 si verificavano, nel seminario maggiore palermitano di via Incoronazione, gravi episodi di omosessualità. Lì uno degli allievi aveva infine tentato il suicidio. Lo scandalo si allargò, fino a lambire alte personalità diocesane. In quell&#8217;occasione il Cardinale ritenne di non dover impedire l&#8217;ordinazione presbiterale dei tali coinvolti nella tresca, o non riuscì a farlo. Si accontentò di lasciare ad altri il compito di officiarla o di lasciare che i protagonisti della vicenda potessero trasferirsi, per ricevere gli ordini sacri in altre diocesi. Rimosse l&#8217;incolpevole rettore del seminario.<br />
</span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">In quegli stessi anni, dopo aver soppresso il seminario minore, Pappalardo affidava a Pino Puglisi un nuovo progetto di formazione, la &#8220;comunità vocazionale&#8221;. Puglisi integrò nel suo progetto alcuni elementi di quel vero e proprio esperimento pedagogico post-conciliare, raccogliendo un piccolo gruppo di adolescenti reduci di quell&#8217;esperienza, cui si aggiunsero altri. Nella comunità vocazionale confluirono anche metodologie formative precedentemente sperimentate dal sacerdote palermitano, così come sono già visibili prassi e strumenti che ritroveremo nella sua attività successiva, in particolare </span><span style="font-size:11pt;">la riflessione sul Vangelo come strategia di formazione umana ed ecclesiale</span><span style="font-size:11pt;">. </span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">A differenza di quello di Pappalardo, il modello pedagogico di Puglisi non era specificamente, e neppure prevalentemente, rivolto a candidati al sacerdozio. </span><span style="font-size:11pt;">Ciò che prevale, nella formazione sacerdotale, secondo Pappalardo, è la visione della funzione istituzionale del ministero; in Puglisi, invece, gli aspetti interiori della vita cristiana battesimale. In Pappalardo l&#8217;appartenenza ecclesiale è il supremo criterio regolativo; in Puglisi è la formazione evangelica a dare un giudizio su tutto: sulla vita morale, sulla prassi pastorale ed anche sul discernimento vocazionale.</span><span style="font-size:11pt;"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;"><br />
Molte analisi del discernimento di Pappalardo, ancorché corrette, mancavano di forza, erano lentissime e come esitanti rispetto al nuovo, anche se riconosciuto giusto e necessario. &#8220;Se non avessi stimato Padre Pino, non l&#8217;avrei nominato direttore spirituale del Seminario Maggiore&#8221;, disse Pappalardo nell&#8217;omelia funebre del sacerdote assassinato per ordine dei capifamiglia di Brancaccio, con espressione che a qualcuno suonò <em>excusatio non petita</em>. La nomina di Puglisi, infatti, aveva dovuto attendere per due lunghi anni prima che il sacerdote dell&#8217;<em>Opus Dei</em>, direttore spirituale uscente, si decidesse a lasciare.<br />
Così, di fatto, Puglisi non s&#8217;occupò di formazione al Seminario, neppure per un giorno.</span><span style="font-size:11pt;"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">Troviamo l&#8217;eredità del metodo di formazione di Padre Pino più in una schiera insospettabilmente vasta di laici, che entrarono in contatto con lui, che nei giovani preti. Per contro, </span><span style="font-size:11pt;">attraverso le istituzioni formative del seminario di Palermo e della facoltà teologica di Sicilia, il modello sacerdotale di Pappalardo è destinato ad influire ancora a lungo sulla vita della Chiesa, non solo palermitana, ma di tutta l&#8217;Isola. Non è un caso se ben due dei quattro segretari, di cui si servì nel corso del suo ministero, sono oggi vescovi, e buona parte dell&#8217;episcopato siciliano attivo proviene dai vertici della Facoltà Teologica, del Seminario di Palermo, dal gruppo dei più stretti collaboratori di Pappalardo.</span></font><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman"><span> </span></font></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman"><span></span></font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">La stagione più celebrata del ministero episcopale di Pappalardo, quella delle omelie contro la mafia, negli anni a cavallo tra &#8216;70 e &#8216;80 è anche quella che meno ha inciso sulla futura Chiesa palermitana. Essa rappresenta più un tratto nella biografia personale di Salvatore Pappalardo che un vero e proprio tema del suo modello di Pastore. </span><span style="font-size:11pt;">La sua proposta di lotta fu definita &#8220;la rivoluzione degli onesti&#8221;: la necessità di opporre, «all&#8217;ingiustizia di molti [...] la propria personale giustizia». Nelle omelie antimafia del Cardinale gli accenti squisitamente religiosi sono rarissimi. </span><span style="font-size:11pt;">Cataldo Naro, storico della Chiesa e, in seguito, Arcivescovo di Monreale, sottolineò l&#8217;inesistenza persino di una strumentazione linguistica capace di cogliere gli aspetti specificamente religiosi del fenomeno mafioso.</span><span style="font-size:11pt;"> Quella di Pappalardo è, piuttosto, una proposta morale, non particolarmente originale, debitrice com&#8217;era di Peruzzo, Ruffini e Petralia, e, in generale, del tradizionale magistero sociale del Mezzogiorno d&#8217;Italia, che inglobava il fenomeno nel complesso quadro della promozione umana</span><span style="font-size:11pt;">. Suonò però come una novità dirompente soprattutto per l&#8217;intensità del momento storico e la copertura mediatica che ricevette.<br />
</span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">Le denunce di Pappalardo crearono una situazione di radicale conflitto col partito cattolico al potere; fin quando non fu chiaro, intorno alla metà degli &#8216;80, che occorreva o riformulare complessivamente il sostegno dell&#8217;episcopato nazionale al partito unico dei cattolici o tacere. </span><span style="font-size:11pt;">Si tornò così alla vecchia difesa apologetica di un&#8217;astratta sicilianità, alla retorica del &#8220;siciliano onesto&#8221;.</span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;"> Lo stesso celebre grido di Giovanni Paolo II, nella Valle dei Templi di Agrigento, contro la mafia, fu un atto spontaneo del Papa, non previsto nel testo ufficiale dei discorsi che il S. Padre avrebbe dovuto tenere nel corso di quel viaggio apostolico in Sicilia. Ancora C. Naro, in una conversazione privata, sostenne che parole assai simili a quelle pronunciate da Wojtyla erano già presenti, invece, nella lettera della S. Sede che annunciava la visita del Pontefice e che il vescovo di una diocesi siciliana, tra quelle che il Papa avrebbe visitato, saltò proprio quel pezzo, nel darne notizia al proprio presbiterio.<br />
</span><span style="font-size:11pt;">Il cavallo di battaglia di Pappalardo si rivelò come qualcosa che riguardava la propria visione e la Chiesa in maniera, tutto sommato, tangenziale. </span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">Al contrario, in Puglisi l&#8217;impegno contro la mafia, nasce dal centro del suo orizzonte pastorale, come sfida all&#8217;asserita efficacia salvifica del vangelo. </span><span style="font-size:11pt;">Ai suoi occhi è ovvio che </span><span style="font-size:11pt;">il fenomeno mafioso, in quanto esplicitazione di un&#8217;antropologia aberrante, ha una sua rilevanza morale, ma anche teologale. </span><span style="font-size:11pt;">La scelta della più radicale non violenza deve saper mostrare con chiarezza di provenire dall&#8217;interno stesso dello sviluppo ecclesiale, di quel progetto di convivenza umana sanata alla radice dalla presenza di Gesù Cristo. </span><span style="font-size:11pt;">La pregiudiziale antimafiosa diventa, per lui, sempre più preliminare in qualsiasi progetto di nuova evangelizzazione che voglia applicarsi seriamente a ricristianizzare i siciliani.</span><span style="font-size:11pt;"></span></font><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;"> Per Puglisi occorre fare riferimento ad una scelta pedagogica dei poveri e dei fanciulli come parte sostanziale dell&#8217;intera prassi di liberazione di Gesù, sull&#8217;ispirazione delle richieste avanzate da Cristo nel </span><em><span style="font-size:11pt;">Discorso della Montagna</span></em><span style="font-size:11pt;">. </span><span style="font-size:11pt;">La mafiosità rappresenta, rispetto all&#8217;evangelizzazione, un vero e proprio controprogetto, che persegue interessi e scopi programmatici diametralmente opposti a quelli della comunità ecclesiale e rappresenta perciò un oggettivo impedimento per la salvezza integrale dell&#8217;uomo. </span><span style="font-size:11pt;">In definitiva, anche le stesse esigenze antropologiche sono colte meglio nella prospettiva religiosa di Puglisi che in quella di Pappalardo.</span></font><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman"><br />
</font></span><span style="font-size:11pt;"><font face="Times New Roman">Dall&#8221;82 in poi non si riscontra, nella Diocesi di Palermo, nessuna pastorale organica che tenga conto del radicamento storico e sociale della mafia e del suo impatto sull&#8217;evangelizzazione, nessuno strumento nuovo, nessuno sforzo per superare il ritardo culturale che gli intellettuali cattolici in genere registrano sul fenomeno mafioso. </font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;">Nel suo progetto di rievangelizzazione, con lo strumento del centro sociale, Puglisi rimase isolato e vulnerabile.<br />
</span></font></p>
<p><font face="Times New Roman"><span style="font-size:11pt;"></span><span style="font-size:11pt;"></span></font><span style="font-size:11pt;font-family:'Times New Roman';">Nell&#8217;omelia delle esequie, il Cardinale gridò che Padre Pino fu ucciso non perché &#8220;antimafia&#8221;, ma perché era un vero sacerdote.<br />
“E com’è” sentii mormorare da un giovane prete che mi era accanto “che io e te siamo ancora vivi?”</span></p>
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		<title>L&#8217;orco che c&#8217;è nella Chiesa degli angeli</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/07/23/lorco-che-ce-nella-chiesa-degli-angeli/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 22:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Pedagogia]]></category>
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		<category><![CDATA[Chiesa e pedofilia]]></category>
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		<description><![CDATA[La Chiesa di Los Angeles pagherà 660 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali a sfondo pedofilo perpetrati da ecclesiastici o personale comunque legato a enti ecclesiastici. In totale le cause per abusi sessuali sono finora costate alla Chiesa cattolica statunitense qualcosa come un miliardo e mezzo di dollari. Domenica 15 luglio l&#8217;arcivescovo di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=153&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/07/big_dipintiseicento-santantonio1137750337.jpg" title="big_dipintiseicento-santantonio1137750337.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/07/big_dipintiseicento-santantonio1137750337.jpg?w=304&#038;h=402" alt="big_dipintiseicento-santantonio1137750337.jpg" align="left" height="402" width="304" /></a>La Chiesa di Los Angeles pagherà 660 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali a sfondo pedofilo perpetrati da ecclesiastici o personale comunque legato a enti ecclesiastici. In totale le cause per abusi sessuali sono finora costate alla Chiesa cattolica statunitense qualcosa come un miliardo e mezzo di dollari. Domenica 15 luglio l&#8217;arcivescovo di Los Angeles, Roger M. Mahony ha pronunciato un importante discorso in cui porge alle vittime le scuse a nome della propria diocesi ed annuncia le misure che intende prendere perché si possano prevenire fatti del genere in futuro. Per far fronte ai risarcimenti, la Chiesa di Los Angeles dovrà procedere, tra l&#8217;altro, alla vendita di &#8220;beni non essenziali&#8221;, e non sarà più in grado di garantire &#8220;ministeri e servizi [...] allo stesso livello di prima&#8221;. Verrebbe da pensare che se la Chiesa non ha voluto essere povera per amore e giustizia, adesso dovrà esserlo per forza. Uno sguardo un po&#8217; più approfondito, però, potrebbe giungere a vedere in questa vicenda, apparentemente relegata ad un contesto umano comunque ristretto, un particolare effetto di un&#8217;inadeguata valutazione scientifica del problema.<span id="more-153"></span></p>
<p>La letteratura scientifica sulla pedofilia non è tanto abbondante quanto si potrebbe credere. Giocano a sfavore stereotipi scientifici che solitamente vedono nella pedofilia un tipo di perversione sessuale. Ciò ha abituato a considerarla piuttosto un problema individuale e, in un certo senso, &#8220;occasionale&#8221;. Questo difetto di prospettiva ha alimentato, per un verso, la falsa percezione mediatica del problema da parte dell&#8217;opinione pubblica, cristallizzata nella fobia e nella mitologia del &#8220;mostro&#8221;; per un altro verso, non ha aiutato l&#8217;indagine scientifica a cogliere nei termini appropriati il significato autodifensivo celato nei processi collettivi di tabuizzazione della vera natura del fenomeno, quello di &#8220;perversione della cura&#8221;.<br />
Non mi è possibile qui definire adeguatamente il concetto di perversione della cura, per cui mi permetto il <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/pedofilia-psicanalisi-e-psicologia-della-cura/">rimando ad una pagina </a>di questo stesso blog; ma leggere la pedofilia come perversione della cura, piuttosto che come perversione sessuale, può aiutarci a comprenderne più profondamente alcuni aspetti. Per esempio a comprendere la pedofilia sotto il suo peculiare profilo di relazione patologica; oppure la tendenza della vittima ad intestarsi la colpa, ad introiettare la relazione malata, ad interpretarsi come partner e seduttore a propria volta; oppure quel fenomeno del cosiddetto &#8220;ciclo della violenza&#8221;, un dato che sembra emergere in maniera statisticamente significativa dalle biografie dei <em>sex offender</em>, in cui riscontriamo spesso un vissuto vittimale in età infantile.<br />
Vedere la pedofilia (o meglio, un certo tipo di pedofilie) come una perversione della cura può esserci utile anche nell&#8217;analisi di certi fenomeni. Per esempio può aiutarci a capire perché la pedofilia assume un suo peculiare profilo proprio nella comunità ecclesiale, la quale si struttura essenzialmente come un&#8217;istituzione della cura.</p>
<p>La pedofilia non è affatto un problema che riguarda solo alcune Chiese d&#8217;Oltreoceano. Per sua natura la pedofilia può disseminarsi ovunque si instaurino relazioni di cura: famiglie, scuole, comunità educative. Ciò rappresenta, certamente, un invito all&#8217;opinione pubblica a rimettere in primo piano l&#8217;emergenza educativa quale questione architettonica dell&#8217;intera società; ma per le comunità ecclesiali europee, ed italiane in particolare, significa l&#8217;urgenza di abbandonare la pigrizia mentale e la pregiudiziale difesa della propria appartenenza, che porta a credere, quando si parla di pedofilia dei preti di casa nostra, che possa trattarsi solo di pasticciacci brutti ed isolati di pastori che si sono smarriti. Comunque sarebbe incauto minimizzare, cullandosi sul fatto che la diffusione della pedofilia tra il clero &#8220;tocca statisticamente percentuali molto piccole&#8221;, come ha dichiarato di recente il Card. Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, perché i fatti di pedofilia sono caratterizzati da un elevato numero oscuro. In altre parole, le dimensioni reali del fenomeno sono assai più importanti di quelle che emergono nelle statistiche ufficiali.<br />
Ma qui vogliamo chiederci: perché la scarsa comprensione della vera natura del fenomeno della pedofilia, in quanto perversione della cura, lo rende particolarmente insidioso all&#8217;interno delle comunità ecclesiali, specie di quella cattolica? Principalmente per il fatto che nella Chiesa latina esiste da secoli un particolare sistema rigidamente istituzionalizzato di selezione e formazione del clero. Questo sistema, basato sul modello dei collegi romani, risale al Concilio di Trento e nasce sull&#8217;esigenza di fare del celibato l&#8217;architrave dell&#8217;intera organizzazione ecclesiastica.<br />
L&#8217;impostazione educativa assegna priorità assoluta alla formazione spirituale e, al centro di essa, un ruolo preminente alla castità. Il Concilio Vaticano II, nonostante vaghi accenni sulla necessità di perfezionare l&#8217;educazione cristiana con l&#8217;apporto della moderna psicologia e pedagogia, è passato lasciando immutata questa impostazione, nella sostanza e nella prassi. Nel decreto Conciliare <em>Optatam Totius</em> sulla formazione sacerdotale, nn. 10-11, ad esempio, ciò che colpisce è che la formazione alla castità venga distinta dall&#8217;educazione alla maturità umana e trattata a parte, anche rispetto alla povertà e all&#8217;obbedienza, le altre due virtù tradizionalmente indicate come &#8220;consigli evangelici&#8221;: la castità è essenzialmente un dono soprannaturale. I principali riferimenti sono l&#8217;enciclica <em>Sacra Virginitas</em> e l&#8217;esortazione <em>Menti Nostrae</em>, entrambe di Pio XII. In questo modo la castità sembra non aver nulla a che vedere con la sfera sessuale, semmai è confrontata col sacramento del matrimonio, rispetto al quale è addirittura dichiarata superiore. Una visione fin troppo angelica della castità. Significativamente, vengono citati Matteo 19,12 (&#8220;C&#8217;è chi si fa eunuco da sé per il Regno dei Cieli&#8221;) e Luca 20,36 (&#8220;[I Figli di Dio] non si sposano [...] perché sono uguali ad angeli&#8221;).<br />
Nella semplificazione della prassi educativa dei seminari, il risultato è che orientamenti omofili e pedofili generalmente non sono stimati di per sé incompatibili con il dono della castità e neppure di ostacolo allo svolgimento del ministero sacerdotale. Chi è chiamato a valutare l&#8217;effettiva adesione interiore al dono della castità da parte del candidato al sacerdozio non sarà lo psicologo, ma il direttore spirituale, la cui competenza sotto il profilo psicologico e pedagogico è del tutto accessoria o non è affatto richiesta. La familiarità e l&#8217;esperienza della Chiesa con realtà come il peccato, la colpa e il perdono, poi, possono giocare un ruolo paradossalmente negativo. In peccati ricorrenti nel comportamento sessuale possono nascondersi alterazioni della personalità o manie ossessivo-compulsive che vanno riconosciute nella loro specificità e trattate con gli strumenti terapeutici appropriati, senza i quali l&#8217;uscita dal tunnel sarebbe impossibile. La propensione ad annullare al proprio interno le colpe della comunità con gli strumenti tradizionali della confessione sacramentale e della remissione dei peccati può pertanto occultare complesse ambivalenze di autocensura e autoassoluzione che possono formarsi in entrambi gli attori umani del sacramento, rimandando a forse mai un autentico percorso di guarigione.<br />
Anche le reazioni di contrasto alla diffusione della pedofilia nel clero, da parte delle autorità ecclesiastiche cattoliche, rivelano tuttora la tendenza ad inquadrare la pedofilia tra i comportamenti moralmente cattivi o sotto la categoria degli abiti viziosi. L&#8217;indole individualistica di quest&#8217;impostazione ha qui un suo peso.<br />
La ricetta annunciata dall&#8217;arcivescovo Mahony per prevenire futuri casi di pedofilia, è basata, ad esempio, su un irrigidimento dei criteri di selezione del personale, sia laico che clericale, impiegato nelle istituzioni educative della Diocesi e su nuovi programmi di formazione e di informazione specifica sul fenomeno.<br />
Occorrerebbe conoscere più da vicino in che cosa effettivamente consistano questa selezione e questi programmi; l&#8217;individualismo qui si vede tuttavia nel fatto che le condizioni ecclesiali ambientali-relazionali vengano considerate &#8220;neutre&#8221; nella genesi e nello sviluppo della perversione della cura. Le soluzioni prospettate lasciano credere che, in fondo, le dimensioni del fenomeno siano circoscritte a realtà locali. Sembra sfuggire la necessità di una completa ristrutturazione cognitiva del problema, sia sotto il profilo scientifico che sotto quello ecclesiologico, e soprattutto l&#8217;urgenza di una profonda riforma dei sistemi educativi dell&#8217;intera Chiesa cattolica. Sembra, infine, che la responsabilità che la Chiesa deve assumersi consista solo nel contenere il male, allontanando o isolando le persone le une dalle altre, piuttosto che nel salvarle tutte, siano esse angeli oppure orchi.</p>
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		<title>Sacre famiglie</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jun 2007 08:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[


Esistono prove scientifiche di possibili danni alla personalità di un soggetto educato da due genitori dello stesso sesso? La questione ha assunto una certa valenza strategica all&#8217;interno della più generale battaglia per i diritti civili in Italia. E&#8217; ormai chiaro, infatti, che il no ufficiale ai DiCo da parte della gerarchia cattolica è motivato dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=146&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p align="left">Esistono prove scientifiche di possibili danni alla personalità di un soggetto educato da due genitori dello stesso sesso? La questione ha assunto una certa valenza strategica all&#8217;interno della più generale battaglia per i diritti civili in Italia. E&#8217; ormai chiaro, infatti, che il no ufficiale ai DiCo da parte della gerarchia cattolica è motivato dal fatto che essa vi vede il punto di non ritorno verso la vera e propria violazione del matrimonio istituzionale. Questa avverrà, in senso proprio, se, e solo se, l&#8217;unione di persone dello stesso sesso verrà posta all&#8217;origine di un legame giuridicamente riconosciuto come famiglia. Anche il pensiero laico attribuisce importanza all&#8217;argomento dei possibili condizionamenti che l&#8217;orientamento omosessuale delle figure parentali può comportare nell&#8217;esistenza di un soggetto. E&#8217; chiaro che la richiesta di introdurre pure in Italia l&#8217;estensione alle coppie omosessuali della capacità di adottare solo perché altrove ciò è ammesso è un argomento troppo debole, ad onta del fatto che molti vi ricorrano. Che questo &#8220;Altrove&#8221;, poi, sia per definizione sempre e comunque un posto più civile del nostro Paese non aggiunge granché alla fragilità dell&#8217;argomento comparativo. Nella cultura dei diritti vige da sempre il principio che le rivendicazioni di libertà individuali possono trovare un limite oggettivo solo nelle libertà altrui.  Perciò è necessario accertare, con ogni mezzo conoscitivo a nostra disposizione, che riconoscere alle coppie omosessuali il diritto all&#8217;adozione non rechi danno ai soggetti personalmente coinvolti dalle decisioni adottive di altri.<span id="more-146"></span></p>
<p align="left">Corrado Augias, per esempio, dalle colonne della sua rubrica giornaliera su Repubblica, ha chiamato in causa gli psicologi, chiedendo loro risposte sull&#8217;interrogativo formulato all&#8217;inizio di questo articolo. Augias ha pure espresso la sua sorpresa nell&#8217;apprendere, da psicologi di varie tendenze, che prove scientifiche non ne esistono.<br />
A me sorprende la sorpresa: il fatto che tali prove non esistano può in realtà dipendere da attese inappropriate sulle possibilità e sul tipo di scientificità delle risposte che è possibile formulare riguardo a simili questioni. Può accadere che non si tengano presenti le particolari condizioni formali che ineriscono allo statuto epistemologico (cioè il tipo di conoscenza che un discorso è in grado di conseguire) delle scienze umane, com&#8217;è la psicologia. Chiedere alla psicologia prove scientifiche come quelle che è lecito aspettarsi, poniamo, dalla fisica o dall&#8217;astronomia, non terrebbe conto della diversità dei rispettivi modi d&#8217;essere di dette scienze.<br />
Tale diversità è legata alla particolare natura e complessità dei fatti in oggetto delle scienze umane (l&#8217;uomo, appunto) i quali presentano anche aspetti di valore.<br />
Per semplificare, immaginiamo di porre l&#8217;interrogativo di partenza nei termini inversi, ossia si chieda di fornire la prova scientifica che la diversità di genere delle figure parentali sia indifferente per l&#8217;evoluzione della personalità di un soggetto. E&#8217; probabile che la prima cosa che verrebbe in mente allo psicologo sarebbe che, posto in questi termini, il problema è ancora troppo complesso perché possa ricevere una risposta univoca; che esso andrebbe scomposto in una quantità di interrogativi cui rispondere singolarmente. E&#8217; anche probabile che lo psicologo possa riconoscersi non competente su alcuni di questi aspetti, che andrebbero affidati all&#8217;attenzione di scienze confinanti, come la sociologia e l&#8217;antropologia culturale. Anche invertendo i termini della questione, insomma, difficilmente le prove &#8220;scientifiche&#8221; di cui andiamo in cerca potrebbero essere fornite con una formula o con un semplice sì o no.</p>
<p align="left">Il problema, a questo punto, è quello classico dell&#8217;onere della prova: non è l&#8217;imputato a dover dimostrare la propria innocenza ma l&#8217;accusa a provare la sua colpevolezza. Ma nel caso del si o no all&#8217;adozione per le coppie omosessuali chi deve dimostrare che cosa?<br />
E&#8217; infatti improbabile che, anche prima della scoperta del metodo scientifico,  le società umane si siano affidate semplicemente al caso su questioni in cui fosse in gioco la loro stessa sopravvivenza.  D&#8217;altra parte, nelle moderne società occidentali, poiché nelle libertà individuali si riconosce l&#8217;essenza originaria stessa della dignità umana, la riflessione sui diritti tende a far prevalere questi ultimi anche nel caso di conflitto con i valori basati sulle tradizionali concezioni della natura umana.<br />
Si deve applicare qui, allora, un principio prudenziale (non scientifico, ma piuttosto di ragionevolezza pratica) contenuto, ad esempio, nel brocardo &#8220;<em>in dubio, pro possidentis</em>&#8220;; che potrebbe essere tradotto (a senso): al di qua di ogni ragionevole certezza deve farsi prevalere lo stato delle cose.  Il che non equivale a santificare lo stato delle cose ma a riconoscere una misura razionale, un senso, nella loro evoluzione.</p>
<p align="left">Comunque sia non è la scienza, qui, ad esser chiamata a far da giudice. E&#8217; la sfiducia nella politica a provocare il ritorno di tentazioni scientiste. La scienza non esiste per redimerci dal peso della politica e dell&#8217;etica, né dalla fatica di trovare vie praticabili di cooperazione e di consenso tra matrici culturali diverse.</p>
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		<title>Sull&#8217;elezione del nuovo vescovo ausiliare di Palermo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2007 11:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiare Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Cuttitta]]></category>
		<category><![CDATA[Cataldo Naro]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità e Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Pino Puglisi]]></category>
		<category><![CDATA[pedofilia e Chiesa]]></category>

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J. Bosch, La nave dei folli



Diciamolo subito: l&#8217;elezione del giovane vescovo ausiliare della diocesi di Palermo, Mons. Carmelo Cuttitta, lascia di stucco.  Non perché inaspettata, vista la carriera ecclesiastica del candidato. Ma l&#8217;anticipo non comune sui tempi, quasi da Chiesa missionaria, sembrerebbe svelare una fiducia talmente sconfinata dei superiori circa le qualità del giovane [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=144&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p align="right"><a title="J. Bosch, La nave dei folli" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/la_nave_dei_folli_big_bosch1.jpg"><img style="width:302px;height:514px;" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/la_nave_dei_folli_big_bosch1.jpg?w=302&#038;h=514" border="5" alt="J. Bosch, La nave dei folli" hspace="5" vspace="5" width="302" height="514" align="left" /></a></p>
<p align="left"><a title="J. Bosch, La nave dei folli" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/la_nave_dei_folli_big_bosch1.jpg">J. Bosch, La nave dei folli</a><a title="J. Bosch, La nave dei folli" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/la_nave_dei_folli_big_bosch1.jpg"></a></p>
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<p align="left">Diciamolo subito: l&#8217;elezione del giovane vescovo ausiliare della diocesi di Palermo, Mons. Carmelo Cuttitta, lascia di stucco.  Non perché inaspettata, vista la carriera ecclesiastica del candidato. Ma l&#8217;anticipo non comune sui tempi, quasi da Chiesa missionaria, sembrerebbe svelare una fiducia talmente sconfinata dei superiori circa le qualità del giovane chierico da autorizzare i fedeli ad attendersi da lui chissà quali mirabolanti imprese ecclesiali.<span id="more-144"></span></p>
<p align="left">L&#8217;episcopato siciliano delle ultime due generazioni, considerato nel suo complesso,  è di levatura culturale singolarmente bassa. Prendiamo il caso dei giovani vescovi siciliani. Selezionati in base al criterio della cooptazione: nepotismo, per lo più; meritocrazia: solo eccezionalmente (come nel caso di Cataldo Naro, l&#8217;arcivescovo di Monreale di recente scomparso); parere del laicato: praticamente nullo.<br />
La formazione burocratica curiale del giovane candidato vescovo siciliano è quella richiesta in maniera praticamente determinante per la sua elezione. La formazione pastorale, non necessaria, è tuttavia ritenuta utile. La preparazione giuridica è assai apprezzata, anche se non in modo dirimente; la formazione teologica molto meno: non indispensabile; preferibilmente, lo stretto indispensabile.</p>
<p align="left">La formazione umana dei vescovi è l&#8217;unica per la quale ci si affidi davvero alla Provvidenza. I seminari non offrono nessuna precisa pedagogia. L&#8217;azione formativa è spesso limitata alla direzione spirituale e i direttori spirituali sono accuratamente scelti tra il clero più conservatore. La psicologia e la pedagogia scientifica sono guardate con indifferenza quando non con sospetto ed avversione.  La tendenza a leggere le alterazioni della personalità del prete con la sola categoria del &#8220;peccato&#8221;, dunque nei termini esclusivi di una problematica spirituale, e a cercare di contenerle servendosi di un sistema interno di sanzioni, ostacola un percorso terapeutico e contribuisce alla loro cronicizzazione. Omosessualità, nevrosi sessuali, pedofilia hanno presso il clero un&#8217;incidenza statistica significativamente alta.</p>
<p align="left">&#8220;Allungano le frange e allargano i filatteri&#8221;: nei Vangeli, Gesù ridicolizza i complessi di superiorità, la pretesa di considerazione sociale, il narcisismo, le manie di onnipotenza della leadership religiosa del suo tempo, ironizzando sui segni esterni e i rituali del potere. All&#8217;amico Mons. Carmelo Cuttitta, visto che il suo essere stato allievo di P. Puglisi è stato tra i meriti decisivi per la sua elezione episcopale, oltre ad augurare buona fortuna, vorrei dire: ti ricordi che Puglisi, seppure con la sua garbata ironia, considerava il titolo &#8220;monsignore&#8221; ridicolo e quasi insultante?</p>
<p align="right"><a title="J. Bosch, La nave dei folli" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/la_nave_dei_folli_big_bosch1.jpg"></a></p>
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		<title>La scuola non sa cosa insegnare&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2007 09:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pedagogia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze Umane]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[Benito Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Ruffino]]></category>

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		<description><![CDATA[(&#8230;né come debba farlo, né chi)
Ragazzo, devi molto perseverare,
avere buona pazienza,
per arrivare al punto
di partenza
(M. Ruffino)
&#160;
&#160;
La società italiana è caratterizzata da una scarsa mobilità sociale. Tra le altre cause si suole indicare la particolare struttura demografica del nostro Paese, con tassi di natalità tra i più bassi e l&#8217;invecchiamento della popolazione tra i più accelerati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=130&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>(&#8230;né come debba farlo, né chi)</strong></p>
<p align="right"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/cap341.gif" title="cap341.gif"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/cap341.gif" alt="cap341.gif" align="left" /></a>Ragazzo, devi molto perseverare,<br />
avere buona pazienza,<br />
per arrivare al punto<br />
di partenza</p>
<p align="right">(M. Ruffino)</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="left">La società italiana è caratterizzata da una scarsa mobilità sociale. Tra le altre cause si suole indicare la particolare struttura demografica del nostro Paese, con tassi di natalità tra i più bassi e l&#8217;invecchiamento della popolazione tra i più accelerati al mondo. Di solito si aggiunge che l&#8217;elevata età media della classe dirigente non sarebbe altro che lo specchio di questa particolare situazione sociale. A parere di chi scrive, l&#8217;analisi è così poco convincente e goffa da lasciar affiorare il tentativo di autodifesa dei gruppi sociali che detengono il controllo della trasmissione del sapere, dell&#8217;informazione e della distribuzione del benessere e sono al tempo stesso i soli adeguatamente rappresentati nelle istituzioni. Basterebbe ricordare che, a soli trentanove anni, Mussolini fu il più giovane primo ministro dell&#8217;Italia liberale, la sua ideologia ispirava una chiara politica di espansione demografica e tuttavia il ventennio fascista coincise con la più formidabile fase di blocco delle dinamiche sociali dall&#8217;Unità ad oggi. Evidentemente sono in molti a non essersi accorti che la fascinazione delle ingegnerie sociali di ogni tipo, comprese le loro presunte basi scientifiche skinneriane, hanno da tempo rivelato la loro faccia autoritaria.<br />
Le dinamiche sociali non dipendono dai rigidi determinismi immaginati da questa rozza cucina sociologica esibita nei talk show, ma dal grado di uguaglianza reale diffusa nel corpo sociale. La causa principale dell&#8217;immobilismo della società italiana, specie nel nostro Meridione, è l&#8217;organizzazione del sistema scolastico che, così come è concepito, irrigidisce, appunto, la stratificazione sociale. <span id="more-130"></span>In particolare, la tendenza ad anticipare sempre più la formazione professionale ad età troppo giovanili ottiene che sin dall&#8217;adolescenza il cittadino sia addestrato a ricoprire un preciso ruolo lavorativo sulla base esclusiva della sua estrazione sociale. Un sistema educativo concepito come cinghia di trasmissione per veicolare un rigido ordine sociale precostituito è la spia del tasso di autoritarismo presente in una società, e ciò indipendentemente dai modelli di gestione del potere formalmente assunti. Come accadeva nel Ventennio, la scuola rischia di trasformarsi, ed in buona parte è già, un abnorme meccanismo manipolatorio e d&#8217;oppressione di massa.</p>
<p>Nelle analisi mediatiche sul declino del sistema-Paese generalmente la scuola non figura neppure. Le stesse critiche al sistema scolastico accolgono la logica autodissolutoria del modello aziendalista, che è stato la comune ispirazione delle numerose recenti riforme dei cicli scolastici. Il disinteresse per il tema alto della scuola è la misura della stoltezza politica, oltre che dell&#8217;egoismo di classe, del ceto dirigente. Il ministro degli interni, Giuliano Amato, ai quindicimila studenti riuniti a Palermo per commemorare Giovanni Falcone, e che lo interrogavano criticamente sulla politica scolastica del governo, ha risposto tra l&#8217;altro: &#8220;Non credo alla scuola alternativa, una delle ragioni per cui studiate male è perché alcuni insegnanti sono usciti da anni in cui discutere del Vietnam prese il posto dell&#8217;imparare&#8221; (la Repubblica 24.5.07). E&#8217; una risposta che, nella sua desolante pochezza, rende un dato evidente: il politico si sente assediato perché in realtà non sa che fare anche su questioni strategiche per il Paese. Anche nell&#8217;attuale dibattito sulla cosiddetta crisi della politica, cioè il fenomeno della crescente insofferenza dei cittadini per le cose e gli uomini del Palazzo, pesa infinitamente di più la riforma delle pensioni che la formazione culturale dei cittadini.<br />
Nella disattenzione a ciò che accade alla scuola vi è, infine, anche una spia della confusione in cui versa la società civile. Un solo esempio, tratto dal più significativo evento civile di questo primo anno di governo del centro-sinistra. Gli organizzatori del movimento Family Day, questa parte indubbiamente sana della società civile, hanno lasciato che si neutralizzasse il potenziale propositivo e di crescita collettiva della propria protesta attraverso la strumentalizzazione reazionaria, politicamente innocua, del &#8220;no&#8221; ai DICO. In questo modo si è persa l&#8217;occasione per chiedere vere politiche progressiste di sostegno alla famiglia: una ripresa dell&#8217;edilizia popolare, dell&#8217;occupazione giovanile e di una seria politica di ristrutturazione completa del sistema formativo del Paese, in primo luogo.</p>
<p>La scuola è la prima esperienza pubblica di un cittadino. Bene, informiamo il Ministro degli Interni sulla concreta esperienza scolastica dei giovani palermitani cui egli ha rivolto le sue alate parole. Le condizioni materiali in cui avviene la relazione didattica sono disastrose. Edilizia scolastica adattata alla meglio, insicura, malsana, del tutto aliena da criteri ergonomici e dettati dalla specifica destinazione d&#8217;uso. Classi di venticinque-trenta persone, tra studenti e docenti, ammassati in pochi metri quadri, dotati di strumenti didattici obsoleti, in spazi insufficienti; ragazzoni seduti a due a due, dietro a banchi adatti a bimbi di scuola elementare, fino ad otto ore al giorno. Palestre e attrezzature sportive ridicole, biblioteche non funzionanti, trasformate in aule e magazzini, servizi igienici da lazzaretto, di mense neppure l&#8217;ombra. I ritmi di apprendimento, le leggi dell&#8217;attenzione e del lavoro intellettuale, la continuità didattica sono all&#8217;ultimo posto tra i problemi della gestione del personale docente, del calendario, degli orari e tempi della didattica. Gli insegnamenti pomeridiani, quando non sono dei doppioni di quelli curriculari, spaziano dall&#8217;equitazione, alle maschere, alle cornamuse, presepi e carnevali. Un fiume di denaro viene distribuito con il sistema dei progetti. Più i progetti sono attraenti per i ragazzi, più aumenta il numero degli iscritti, più crescono i finanziamenti: e il ciclo riprende. In realtà gli studenti sono frastornati da un&#8217;offerta di dubbia validità formativa a discapito dei processi logici di base, competenza linguistica e capacità espressive, metodologie e strategie di apprendimento, conoscenza di sé, formazione dell&#8217;affettività e delle emozioni, crescita psicosociale e relazionale, metacognizione, autocorrezione, soluzione di problemi nuovi, educazione del gusto, della creatività e dello stile.<br />
Le relazioni affettive sono sacrificate. L&#8217;aumento, anno per anno, dell&#8217;orario di lavoro dei docenti e la contemporanea squalifica professionale del lavoro docente e del suo ruolo sociale. Le relazioni scuola famiglia sono sempre più formali e difensive, la burocrazia è un muro crescente di carte tra docenti e famiglie, tra docenti e studenti. I ragazzi pensano ad evadere appena possibile, (il sabato, ogni pomeriggio, a partire dalla terza ora di lezione in poi&#8230;) ed a stordirsi in un modo qualsiasi.<br />
La scuola è sempre più il luogo in cui gli allievi fanno esperienza dei conflitti e del proprio svantaggio sociale, senza neppure ricevere gli strumenti per elaborarli. I ricordi di scuola sono ormai come una scena primaria, l&#8217;origine traumatica della reciproca diffidenza tra il cittadino e lo Stato.</p>
<p>Si sa che gli studenti non votano e la politica è portata a privilegiare i propri naturali &#8220;clienti&#8221;. Ma nel caso in cui il parlamentare, l&#8217;uomo di governo, l&#8217;amministratore nostrano non si sentisse particolarmente vocato a un&#8217;idea alta di politica, il legislatore dovrebbe almeno tenere in qualche conto le statistiche sul mondo della scuola.<br />
La dispersione scolastica è ancora elevata; solo pochissimi studenti delle scuole secondare, in special modo professionali, una volta conseguito il diploma si iscrivono all&#8217;università; tra questi, molti, troppi abbandonano al primo anno e gli altri trascinano spesso carriere universitarie interminabili; pochissimi diplomati nelle scuole professionali e tecniche trovano un lavoro che abbia attinenza con i loro studi; la maggior parte trova impiego in lavori non qualificati. Un&#8217;indagine realizzata dall&#8217;ISTUD per la camera di Commercio di Milano, attraverso la rielaborazione di dati provenienti da fonti istituzionali conclude che:<br />
&#8220;accedere al mercato del lavoro è più importante che accedere in una posizione perfettamente adatta al titolo di studio posseduto. Entrare, cominciare a lavorare, darsi da fare immediatamente dopo il conseguimento del titolo di studio è probabilmente visto anche dalle imprese come un segno che il soggetto è attivo, motivato ed intraprendente.<br />
[...] un ingresso rapido al lavoro è ciò che più conta per le prospettive di sviluppo della carriera individuale, anche se tale ingresso avviene in posizioni &#8216;atipiche&#8217; o non completamente confacenti al titolo di studio&#8221;. (Camera di commercio di Milano, La transizione scuola-lavoro e i rendimenti dei titoli di studio nel mercato del lavoro&#8221; (vedi <a href="http://www.mi.camcom.it/show.jsp?page=66326">http://www.mi.camcom.it/show.jsp?page=66326</a>).<br />
Ciò che vale per Milano e per il i giovani laureati, vale in realtà (anzi, a maggior ragione) anche al Meridione e per i giovani diplomati. Che senso ha un insegnamento tecnico impartito troppo precocemente e in tempi sbagliati a discapito di una migliore formazione umana e civile, quando è quasi certo che non servirà per l&#8217;effettiva attività lavorativa futura? Quando la formazione tecnica di migliore qualità avviene lavorando e che è il mercato del lavoro stesso a chiedere la formazione umana e civica come migliore prerequisito della produttività del futuro professionista?<br />
Il fatto è che alla scuola ideologica e dottrinaria se ne è sostituita una pragmatica, concepita in funzione delle esigenze economiche di gruppi egemoni, non di quelle antropologiche (se mai lo è stata) e del bene comune. Ecco perché la prima riflessione critica dovrebbe riguardare il fatto che la relazione educativa è declinata in tutte le culture ed istituzionalizzata, esattamente come il diritto, la religione, il rapporto uomo donna; insomma, come tutto ciò che a che fare con la propria continuità spirituale.</p>
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		<title>La laicità? Un valore cristiano</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2007 11:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei valori di fraternità, uguaglianza e libertà della rivoluzione francese il filosofo cattolico J. Maritain scorgeva  &#8220;virtù cristiane&#8221; ancorché &#8220;impazzite&#8221;; M. Weber dimostrò l&#8217;origine del capitalismo nell&#8217;etica protestante. L&#8217;apporto decisivo del pensiero cristiano è serenamente riconosciuto anche riguardo ad altri pilastri dell&#8217;autocomprensione dell&#8217;uomo occidentale contemporaneo, dalla forma democratica di governo, ai diritti dell&#8217;uomo, al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=136&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/moneta3_min1.jpg" title="moneta3_min1.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/05/moneta3_min1.jpg" alt="moneta3_min1.jpg" align="left" /></a>Nei valori di fraternità, uguaglianza e libertà della rivoluzione francese il filosofo cattolico J. Maritain scorgeva  &#8220;virtù cristiane&#8221; ancorché &#8220;impazzite&#8221;; M. Weber dimostrò l&#8217;origine del capitalismo nell&#8217;etica protestante. L&#8217;apporto decisivo del pensiero cristiano è serenamente riconosciuto anche riguardo ad altri pilastri dell&#8217;autocomprensione dell&#8217;uomo occidentale contemporaneo, dalla forma democratica di governo, ai diritti dell&#8217;uomo, al liberismo in economia. L&#8217;applicazione di una corretta metodologia storico scientifica dimostrerebbe che la stessa positiva influenza del cristianesimo si trova persino nel tormentatissimo rapporto tra fede e scienza.<span id="more-136"></span> Del resto, Galilei stesso, quando individua la natura linguistica del problema, e dunque implicitamente riconosce la rilevanza di senso tanto del discorso scientifico che di quello religioso, anticipa di secoli il dibattito epistemologico avviando la soluzione del problema del loro rapporto verso la distinzione dei piani di validità delle rispettive conclusioni.</p>
<p align="justify">Quanto al valore della laicità si debbono registrare punti di vista contrastanti. Da una parte, &#8220;laico&#8221; è termine di origine religiosa, anzi, liturgica: indica il &#8220;popolo&#8221; (laòs) ossia la parte non appartenente al clero dei partecipanti ad una celebrazione sacra. D&#8217;altra parte l&#8217;uso comune invalso a partire dalla rivoluzione francese ha imposto un nuovo significato del termine come sinonimo di persona che non si riconosce o non agisce in quanto appartenente alla Chiesa o si fa portatrice di una dottrina che le si oppone. Quanto al valore della laicità, essa di solito viene indicato nel rispetto della separazione di competenze tra lo Stato e la Chiesa. Poiché  Stato e Chiesa sono società che insistono sullo stesso popolo (cioè i medesimi laici sono al tempo stesso corpo civile e corpo di Cristo), ci si interroga sulle origini dell&#8217;idea di una loro separazione e sul fatto che rispettarla debba essere considerato un dovere. E&#8217; probabilmente osservando che non esiste pressocché nulla di analogo alla separazione tra Stato e Chiesa presso altre religioni, prima e al di fuori di comunità di antica evangelizzazione, che si giunge ad identificarne l&#8217;origine nel loghion evangelico: &#8220;Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio&#8221;. Ma cosa significa, oggi, questo (quasi) universale riconoscimento? E&#8217; evidente che con quella frase fulminante Gesù fornisce una sua interpretazione della teologia politica della tradizione religiosa in cui egli stesso si riconosce. Sintesi della religione mosaica non è il tanto il monoteismo ma la trascendenza di Dio, che ne è il vero principio. Ciò relativizza le realtà mondane, ma ne definisce anche l&#8217;autonomia. I leader religiosi, i pastori, devono rinunciare al potere secolare e ad ogni tipo di privilegio (compresa l&#8217;immunità fiscale, come in questo caso). Anche da un punto di vista strettamente religioso, dunque, secondo Gesù l&#8217;autorità civile persegue legittimamente autonome finalità. E&#8217; altrettanto pacifico che, nel momento in cui fu pronunciata, quell&#8217;interpretazione appariva divergente rispetto alla lettura teocratica, allora dominante, di quella stessa tradizione. Il &#8220;date a Cesare&#8221; ha avuto bisogno di produrre a sua volta un&#8217;immensa massa di materiali culturali e di essere a sua volta sottoposta per secoli a processi ermeneutici, prima di divenire, a sua volta, parte di un bagaglio tradizionale. In questa, come in altre occasioni, Gesù non inventa qualcosa di nuovo, ma semplicemente propone per primo una lettura straordinariamente profonda di esigenze etico-razionali già implicite nelle corde del giudaismo. Difficilmente, tuttavia, il principio del &#8220;dare a Cesare&#8230;&#8221; si sarebbe imposto senza il concorso di altre due condizioni: l&#8217;eccezionale autorevolezza di chi pronunciò quella sentenza e il lavoro della ragion pratica compiuto nella collettività che a lui si richiama come proprio capostipite spirituale. Basterà qui citare il concilio di Gerusalemme dell&#8217;anno 49, in cui, a meno di vent&#8217;anni dalla morte di Cristo, la comunità cristiana decide di separare le proprie sorti dai destini politici dell&#8217;Israele terreno. Si legge spesso che religioni che abbiano tra i loro fondamenti la presunzione di essere portatrici di verità assolute, o dogmatiche, non possano che essere attualmente intolleranti, integraliste  e violente. E&#8217; impossibile prevedere a lungo termine i possibili effetti di un evento culturale, sostanzialmente per gli stessi motivi che fanno apparire tanto banali certe sbrigative riduzioni di fenomeni culturali contemporanei alle loro presunte &#8220;radici storiche&#8221;, cui si perviene saltando a piè pari la faticosa onestà del metodo scientifico.   In tal senso l&#8217;affermazione che una verità che si vuole assoluta debba necessariamente rinunciare alla libertà è pregiudiziale, dommatica, in tal senso non laica. E&#8217; un&#8217;affermazione che viene fatta, di solito, in maniera del tutto inconsapevole dell&#8217;imponente dibattito epistemologico, storicamente sviluppatosi in un processo durato secoli, che sta alle spalle di un tale concetto di verità e delle conclusioni circa la sua natura analogica. Esistono verità analogicamente diverse, come tutti sanno per esperienza: verità fattuali, verità geometrico-matematiche, verità processuali&#8230;  Non si tratta di rassegnarsi al conflitto delle denotazioni ma nel prendere atto che la verità, per noi esseri umani, vive solo nel discorso.  Il discorso si colloca a vari gradi di senso che rispondono ciascuno a regole proprie, con diversa capacità di &#8220;produrre&#8221; significati in diversi contesti di comunicazione.  Se esistono verità diverse, analogicamente interconnesse, i discorsi che le riguardano risulteranno controllabili con procedure rispettivamente appropriate. La prova di cui il giudice andrà in cerca non sarà la dimostrazione di un teorema o un esperimento di laboratorio, ma piuttosto la deposizione di un testimone. E&#8217; una verità, quest&#8217;ultima, che implica un&#8217;ermeneutica e un libero convincimento, esclude in radice ogni forma di coercizione e si dimostra nel contraddittorio. La verità di senso che vive nei discorsi religiosi è piuttosto simile a questa verità che emerge nel processo penale e il suo tribunale è la storia umana.  L&#8217;asserita assolutezza di tale verità, perciò, non implica alcuna violenza; al contrario, suppone la libertà di tutti gli attori del processo e la sua esistenza è condizione di possibilità (in tal senso assoluta) di un dialogo interculturale universale. Che significa questo per l&#8217;attuale dibattito pubblico sul valore sulla laicità? Anzitutto che l&#8217;affermazione del valore della laicità non rappresenta alcuna minaccia per la Chiesa e i credenti di tutte le fedi in generale e la professione di verità assolute non rappresenta alcuna minaccia per la laicità. Ammettere che una verità assoluta esista non implica che essa sia quella che effettivamente professiamo, ma solo accettare il rischio, connesso alla sua natura trascendentale e alla gradualità dei suoi modi di esistenza, che la cultura cui apparteniamo si lasci giudicare dalla verità emergente dall&#8217;impresa collettiva di ricerca nuove e più umane possibilità di esistenza e d&#8217;agire.</p>
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		<title>Vita della scuola alla scuola della vita</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2007 19:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Don Milani fa lezione sotto un albero. Barbiana, 1964.
Il caso di M., il sedicenne studente torinese che si è tolto la vita a causa, come sembra, del mobbing da lui subito da parte compagni di scuola, riassume drammaticamente in una sola vicenda due questioni, apparentemente distanti tra loro, che in queste settimane animano il dibattito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=115&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/04/scuola-di-barbiana_high.jpg" title="scuola-di-barbiana_high.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/04/scuola-di-barbiana_high.jpg?w=385&#038;h=276" alt="scuola-di-barbiana_high.jpg" align="left" height="276" width="385" /></a></p>
<p>Don Milani fa lezione sotto un albero. Barbiana, 1964.</p>
<p>Il caso di M., il sedicenne studente torinese che si è tolto la vita a causa, come sembra, del <em>mobbing</em> da lui subito da parte compagni di scuola, riassume drammaticamente in una sola vicenda due questioni, apparentemente distanti tra loro, che in queste settimane animano il dibattito pubblico nel nostro Paese: da una parte l&#8217;evoluzione del conflitto che nasce dalla richiesta di accettabilità sociale dell&#8217;omosessualità e dall&#8217;altra la crisi del sistema scolastico. <span id="more-115"></span>Un&#8217;indagine recentemente condotta su base cittadina a Palermo ha posto in luce, tra gli altri, un dato assai significativo, al proposito: un giovane problematico per via, ad esempio, di una tossicodipendenza, non si aspetta per lo più di ricevere aiuto dal parroco o dagli insegnanti. Secondo questa stessa indagine, solo la famiglia tiene ancora (ma solo un po&#8217; di più).</p>
<p>Dicevo che la vicenda di M. fa discutere perché le diverse problematiche vi si trovano implicate maniera solo &#8220;apparentemente&#8221; casuale; in realtà il fatto sottolinea che la crisi del sistema scolastico va inquadrata nella più generale crisi che attraversa <em>tutte</em> le agenzie educative, dalla famiglia, alla Chiesa, alla scuola, appunto.<br />
Se si vuole contribuire ad un&#8217;analisi di questo caso occorre dunque tener presente la complessità del problema rappresentato dalla crisi della scuola e la corrispondente complessità delle possibili strategie di soluzione. Osservo anzitutto che, paradossalmente, proprio mentre la cultura aziendalistica scopre il carattere strategico delle relazioni umane, la scuola perde sempre più di vista la propria missione di pratica sociale a mano a mano che una certa cultura manageriale si diffonde nel mondo della didattica. A partire da qui, in qualità di insegnante, vorrei muovere solo qualche rilievo da un punto di vista, diciamo così, antropologico.</p>
<p>I più recenti progetti di riforma della scuola italiana mostrano l&#8217;intenzione di investire sulla &#8220;formazione&#8221; tecnica e professionale. Quantificabilità e misurabilità delle competenze in termini di produttività, impliciti in questo modello, rischiano di ridurre il cittadino alla sola dimensione produttiva, che poi è il tentativo di sempre, una forma subdola di oppressione che già Marx a suo tempo denunciava, di produrre il consumatore adatto al sistema di produzione dominante. Nella scuola oggi le relazioni umane sono frammentate, le esigenze personalistiche sistematicamente sacrificate all&#8217;organizzazione scolastica sul modello aziendale. La scuola perde sempre più la propria funzione di luogo ove si costruisce la memoria collettiva di una generazione e luogo dei sentimenti e delle emozioni, come l&#8217;amicizia o l&#8217;amore. A prescindere dalla questione se un certo modo di concepire la scuola possa cogliere e colga effettivamente i propri obiettivi di formazione, modelli che privilegiano la competizione e la produttività non sublimano l&#8217;aggressività che si esprime macroscopicamente nel fenomeno del bullismo e del mobbing, ma l&#8217;assecondano e l&#8217;esaltano.</p>
<p>La scuola è anzitutto una rete di relazioni tra persone, più che tra istituzioni o organizzazioni. La tendenza a pensare &#8220;in grande&#8221; (scuola-famiglia; scuola-società; scuola-politica; scuola-mondo del lavoro) sembra dimenticare quello che è il pane quotidiano della scuola: la relazione umana tra i ragazzi e i loro insegnanti. L&#8217;attitudine burocratica a immaginare la scuola in termini di cicli, numeri, classi di alunni e classi di concorso, finanziamenti e progetti, ordini, gradi e graduatorie, sembra non possa tener conto del fatto che la scuola è in primo luogo <em>tempo</em> di crescita, col quale siamo ormai abituati a misurare una parte sempre più grande della nostra vita. Si badi, un tempo la cui dimensione essenziale è la qualità, non la quantità; il senso più che i contenuti. Il tempo qui è da intendere heideggerianamente alla luce della relazione di cura, come condizione di possibilità del dispiegarsi della soggettività. I tempi della scuola, sempre più saturi e frantumati in un caleidoscopio di progetti ed insegnamenti dalla dubbia efficacia formativa, sembrano non tenere in alcuna considerazione né i tempi lunghi della didattica né i ritmi della vita.</p>
<p>L&#8217;accenno al concetto di cura apre a due osservazioni basate sulla figura di cura rivestita dalla professionalità del docente e dei suoi riflessi sulla relazione didattica. La prima concerne l&#8217;inerente socialità del rapporto educativo: la professionalità dell&#8217;insegnate non si realizza in un prodotto ma in persone, o, per meglio dire, nel verificarsi o meno di una serie di eventi qualificanti sotto il profilo personalistico. Essere un buon docente passa dall&#8217;essere dell&#8217;altro come tale; la realizzazione dell&#8217;altro come persona, cioè come essere umano concreto, storicamente situato, passa attraverso il lavoro professionale dell&#8217;insegnante. Docente e studente sono l&#8217;uno di fronte all&#8217;altro in assetto relazionale di reciproca formazione. L&#8217;interazione didattica è una pratica sociale essenzialmente cooperativa e complementare. Il secondo aspetto riguarda gli scopi: il lavoro di formazione ha la peculiarità di avere al suo stesso interno il proprio fine. In altri termini, l&#8217;educatore non può raggiungere il proprio fine professionale senza impegnare e realizzare se stesso come persona.<br />
I modelli di scuola che tendono ad imporsi spingendo la professionalità del docente verso un esercizio sempre più strumentale della propria funzione e lo spezzettamento delle competenze centrate su un addestramento troppo specialistico da impartire ai ragazzi possono condurre ad un vissuto interiore del proprio lavoro condizionato da un atteggiamento eccessivamente fiscale e, in ultima analisi, deresponsabilizzante circa i propri doveri professionali: &#8220;non è compito mio&#8221;. Ciò può dare luogo a frustrazione e perdita di motivazioni ma soprattutto a un distacco emotivo dall&#8217;essere dell&#8217;altro come un tutto personale unitario che mi si è affidato, sebbene entro certi limiti di tempo e competenza.<br />
Dal canto loro i giovani accettano sempre meno e tendono sempre più a disconfermare l&#8217;immagine della funzione docente quale professionalità della cura, legata a un modello autoritario e superato di relazione educativa, che in passato non ha certo fornito buona prova di sé&#8230;<br />
La funzione docente ha già preso congedo dalla sua vocazione alla cura? Mentre mi domando questo praticamente ogni giorno, la storia di M., sedicenne studente torinese e le altre migliaia di storie di disagio giovanile dentro e fuori la scuola, ci danno una severa lezione e annunciano una bocciatura del nostro sistema educativo. Attendiamo l&#8217;ennesima riforma.</p>
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			<media:title type="html">giampierotrere</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Fate che egli venga</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2007 02:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[Ebraismo e cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Edmond Fleg]]></category>
		<category><![CDATA[George Rouault]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;

Fate che Egli venga!
«Ed ora entrambi siete in attesa.
Tu che Egli venga e tu che Egli ritorni;
ma a Lui domandate la stessa pace.
E le vostre mani,
che Egli venga o che Egli ritorni,
a Lui tendete nello stesso amore!
E dunque cosa importa?
Dalle vostre due rive,
fate che Egli venga,
fate che Egli venga!».
________
Edmond Fleg in Ascolta Israele
George Rouault, miserere
Trovo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=116&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/04/1.gif" title="Rouault, miserere"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/04/1.gif?w=210&#038;h=311" alt="Rouault, miserere" align="left" height="311" width="210" /></a></p>
<p align="right"><font size="3"><font color="#ff0000">Fate che Egli venga!</font></font></p>
<p align="right"><font size="3">«Ed ora entrambi siete in attesa.</font><br />
<font size="3">Tu ch</font><font size="3">e Egli venga e tu che Egli ritorni;<br />
ma a Lui domandate la stessa pace.</font><br />
<font size="3">E le vostre mani,<br />
che Egli venga o che Egli ritorni,<br />
a Lui tendete nello stesso amore!<br />
E dunque cosa importa?<br />
Dalle vostre due rive,<br />
fate che Egli venga,<br />
fate che Egli venga!».<br />
________<br />
Edmond Fleg in <em>Ascolta Israele</em></font></p>
<p align="left"><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/04/1.gif" title="Rouault, miserere">George Rouault, miserere</a></p>
<p>Trovo questa poesia di Edmond Fleg nel sito<a href="http://www.nostreradici.it/"> http://www.nostreradici.it/</a>. La riporto perché riassume il programma di questo blog. La cristologia, non la fede comune in un Dio creatore, è la sola forma possibile del dialogo tra le religioni monoteiste e tra queste e l&#8217;uomo laico. Guardare avanti, non al passato, ma al futuro assoluto, all&#8217;<em>eschaton</em>. La sola possibilità di non lasciarsi costringere alla logica delle identità contrapposte e del fondamentalismo è guardare a colui che tutti attendono come figlio di Dio, colui nel quale la condizione universalmente condivisa dell&#8217;esser figlio diviene esistenza umana perfetta e lasciare che ogni essere umano, giudeo o gentile, si lasci finalmente giudicare dall&#8217;umanità di Gesù.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/terradinessuno.wordpress.com/116/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/terradinessuno.wordpress.com/116/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/116/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=116&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">giampierotrere</media:title>
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			<media:title type="html">Rouault, miserere</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Odifreddi, perché non possiamo che essere cretini?</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/04/01/odifreddi-perche-dobbiamo-dirci-cretini/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 00:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Firmino (recensioni)]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Ariel Toaff]]></category>
		<category><![CDATA[Ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Odifreddi]]></category>
		<category><![CDATA[Pasque di sangue]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il dibattito interculturale tra cattolici e laici si è arricchito, ultimamente, del contributo di Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), Longanesi, Milano 2007, giunto, in soli tre mesi, alla terza edizione.
Del libro, qui, dirò solo che vi si trova più foga emotiva e meno lucidità di quante sarebbe lecito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=105&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="perche_non_possiamo_g.jpg" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/04/perche_non_possiamo_g.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/04/perche_non_possiamo_g.jpg" alt="perche_non_possiamo_g.jpg" align="right" /></a></p>
<p>Il dibattito interculturale tra cattolici e laici si è arricchito, ultimamente, del contributo di Piergiorgio Odifreddi, <span style="font-style:italic;">Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai </span><span style="font-style:italic;">cattolici)</span>, Longanesi, Milano 2007, giunto, in soli tre mesi, alla terza edizione.</p>
<p align="left">Del libro, qui, dirò solo che vi si trova più foga emotiva e meno lucidità di quante sarebbe lecito aspettarsene da un matematico. Nelle orgogliose pagine iniziali egli si accredita, quale novello Giordano Bruno, praticamente unico difensore vivente della razionalità e dell&#8217;intelligenza contro la marea montante della «religione per letterali cretini»<span id="more-105"></span> (<em>scil.</em>, il cristianesimo, p.10); ma il resto del libro sembra piuttosto la reazione spaventata di uno che si senta minacciato. Ma questo è un argomento <span style="font-style:italic;">ad hominem</span> e dunque una fallacia di irrilevanza, lasciamolo da parte.</p>
<p>Ad una persona che lo schiaffeggiò, durante il processo &#8220;canonico&#8221; in cui era imputato per aver detto di essere il Figlio di Dio, Gesù non porse l&#8217;altra guancia bensì una domanda, che lascia intuire la sua convinta non violenza, la fiducia nel dialogo, il rispetto per l&#8217;umanità e l&#8217;intelligenza altrui e anche la sua perfetta padronanza della logica e delle regole della dialettica: «Se ho detto male, dimostra dov&#8217;è il male; ma se ho detto bene, perché mi percuoti?»</p>
<p>Il punto, qui, è precisamente lo stesso: Odifreddi riesce a dimostrare che il cristianesimo è «indegno della razionalità e dell&#8217;intelligenza dell&#8217;uomo» (p. 10)? In fondo la tesi di Odifreddi non è poi così originale, né spericolata. Non è forse lo stesso S. Paolo ad affermare, più di mille e ottocento anni prima di Nietzsche che la diversità della proposta cristiana consiste nell&#8217;insensatezza della morte di Dio? Ognuno può dunque farsi un&#8217;opinione comprando il libro e mi auguro che a nessuno salti in mente di impedire il dibattito, censurando in qualsiasi modo l&#8217;opera, come è accaduto di recente con le <span style="font-style:italic;">Pasque di sangue</span> di Ariel Toaff. Solo, si faccia attenzione affinché l&#8217;antisemitismo, cacciato dalla porta, non rientri dalla finestra&#8230; Mi riferisco al fatto che il titolo del libro chiama in causa i cristiani, e i cattolici in particolare, ma fin dall&#8217;inizio si sforza di attaccare la presunta irrazionalità di testi che sono sacri anche per gli ebrei e venerati persino nell&#8217;Islam, e non solo dai cristiani e per i cristiani. A dispetto dell&#8217;etimo, che vorrebbe riservare a questi ultimi l&#8217;esclusiva del cretino.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/">Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/breve-introduzione-alla-lettura-dellantico-e-del-nuovo-testamento/">Breve introduzione alla teologia biblica</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>La nota della CEI sui DICO e il dialogo tra laici e cattolici</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/29/la-nota-della-cei-sui-dico-e-il-dialogo-tra-laici-e-cattolici/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2007 22:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Gian Enrico Rusconi]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Con un fondo apparso sul quotidiano La Stampa, in edicola ieri, Gian Enrico Rusconi esprime l&#8217;opinione che il dialogo tra laici e cattolici sarà impossibile, dopo la pubblicazione della nota della Conferenza Episcopale Italiana sulle Dichiarazioni di Convivenza (DiCo). Come era prevedibile che la nota annunciata dal Card. Ruini non avrebbe contenuto scomuniche o sanzioni, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=103&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/h46.jpg" title="h46.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/h46.jpg" alt="h46.jpg" align="left" /></a>Con un fondo apparso sul quotidiano La Stampa, in edicola ieri, Gian Enrico Rusconi esprime l&#8217;opinione che il dialogo tra laici e cattolici sarà impossibile, dopo la pubblicazione della nota della Conferenza Episcopale Italiana sulle Dichiarazioni di Convivenza (DiCo). Come era prevedibile che la nota annunciata dal Card. Ruini non avrebbe contenuto scomuniche o sanzioni, così si può prevedere che il dialogo tra laici e cattolici non si fermerà a causa di una nota, certamente autorevole, ma non emessa ai più alti livelli di magistero. Le ragioni di tale dialogo, infatti, sono assai più profonde.<span id="more-103"></span> Il testo più autorevole, al riguardo, rimane la costituzione pastorale conciliare <em>Gaudium et Spes. </em>A chi volesse approfondire, queste pagine offrono il modesto contributo reperibile al seguente indirizzo <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/">Da questa Terra di Nessuno. Breve preambolo al dialogo tra laici e cattolici</a>.</p>
<p>In buona sostanza comminare la scomunica, in materia morale, nella quale ricade appunto il divieto di votare i DiCo, sarebbe un errore logico, un&#8217;implicita ammissione che le norme morali proclamate dalla Chiesa valgano solo per i cattolici, il che contraddirebbe il loro carattere universale. La scomunica, infatti, equivarrebbe ad un pronunziamento <em>ex cathedra</em>, in pratica la proclamazione di un dogma. Ora, benché non impossibili in linea di principio, non vi sono, di fatto, dogmi in materia morale. Perché? In breve, per il carattere razionale della legge naturale, per la sua estensione universale, per la sua origine dalla legge divina, capace di vincolare in coscienza ogni essere umano. In pratica non esistono dogmi morali per le stesse ragioni per cui la Chiesa ritiene di avere una competenza universale in materia di morale e per gli stessi motivi che rendono possibile la comunicazione tra fede e ragione, cattolici e laici.</p>
<p>Rusconi ha ragione, invece, quando afferma che, dopo la nota, sarà inevitabile un fronte di discussione interno al cattolicesimo. Questo fronte interno, per quanto doloroso, sarebbe auspicabile proprio dal punto di vista del laicato cattolico. Rusconi ha ragione pure quando sostiene che la scelta di agire direttamente sul piano politico mette l&#8217;episcopato in un curioso paradosso: «&#8230;se rimanere orgogliosamente una minoranza di &#8220;veri credenti&#8221; o viceversa avanzare come unico rappresentante della &#8220;maggioranza degli italiani&#8221;». Lo statuto kerigmatico della dottrina cristiana o, come i vescovi dicono di se stessi nella nota, l&#8217;essere «custodi di una verità e una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo» sono in aperta ed insanabile contraddizione col linguaggio, lo stile e le prassi lobbistiche con le quali si è mossa la Chiesa italiana dell&#8217;era Ruini.</p>
<p>Riguardo ai contenuti della nota dei vescovi non ho altro da aggiungere a <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=70">quanto ho già detto</a> da queste pagine in altra occasione, se non che non è chiaro, tuttora, perché i DiCo toglierebbero «al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro». Posto che, nel linguaggio magisteriale, tali «diritti esclusivi» dei coniugi sono, tradizionalmente, i «<em>bona matrimonii</em>», ossia l&#8217;unione sessuale e la prole, cose di cui non si fa mai menzione nella proposta di legge, l&#8217;argomento che i vescovi avanzano, qui, non è altro che la metafora consequenzialista della cosiddetta &#8220;china scivolosa&#8221;.</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Signor sindaco, dove prende i soldi per la sua campagna elettorale?</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/22/signor-sindaco-dove-prende-i-soldi-per-la-sua-campagna-elettorale/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 18:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Cammarata]]></category>
		<category><![CDATA[Leoluca Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Solo una domanda per il sindaco forzista di Palermo, Diego Cammarata, candidato del centrodestra per il rinnovo della carica alle prossime amministrative di maggio.
Saremmo felici di avere riscontro.
N. B. Diego Cammarata ha vinto la competizione elettorale al primo turno. Lo sconfitto, Leoluca Orlando, ha subito parlato di brogli. Staremo a vedere. Sulla questione del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=97&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="left"> <a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/06/cammarata11.jpg" title="Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/06/cammarata11.jpg" alt="Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata" align="right" /></a></p>
<p align="left">Solo una domanda per il sindaco forzista di Palermo, Diego Cammarata, candidato del centrodestra per il rinnovo della carica alle prossime amministrative di maggio.</p>
<p>Saremmo felici di avere riscontro.</p>
<p>N. B. Diego Cammarata ha vinto la competizione elettorale al primo turno. Lo sconfitto, Leoluca Orlando, ha subito parlato di brogli. Staremo a vedere. Sulla questione del finanziamento della campagna elettorale non abbiamo avuto finora nessuna risposta e non ci risulta che altri l&#8217;abbiano sollevata. Anche qui attendiamo i resoconti. Sarebbe più democratico, più etico, più rispettoso degli elettori, però, che i candidati a ricoprire incarichi politici indicassero la provenienza dei finanziamenti delle loro campagne elettorali già prima e durante la campagna stessa, come del resto avviene in altri Paesi, e non solo dopo. Una maggiore trasparenza non potrebbe che far bene al rapporto sempre meno fiduciale tra i cittadini e le cose dello Stato.<br />
Non sembra anche a lei, Signor Sindaco?</p>
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			<media:title type="html">Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata</media:title>
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		<title>Pace e guerra come problema ecologico</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 15:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Pace e guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[

Operazione Crossroads, test atomici, Atollo Bikini, luglio 1946, cartolina postale
In questi giorni si sono infelicemente compiuti quattro anni dall&#8217;inizio della guerra in Iraq, una guerra il cui imprimatur di moralità era dato, come si ricorderà, contro il diritto internazionale, dalla congiunzione di un cambio di strategia globale (dottrina della guerra preventiva) con la volontà di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=72&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/crossroads-bikini-1946.gif" title="crossroads-bikini-1946.gif"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/crossroads-bikini-1946.gif" alt="crossroads-bikini-1946.gif" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/crossroads-bikini-1946.gif" title="Operazione Crossroads, test atomici, Atollo Bikini, luglio 1946"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/crossroads-bikini-1946.gif" alt="Operazione Crossroads, test atomici, Atollo Bikini, luglio 1946" /></a></p>
<p style="width:502px;" class="photoImgDiv"><img src="http://farm1.static.flickr.com/46/167441411_d0a5dbcbeb.jpg?v=0" class="reflect" align="right" height="284" width="350" /></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/crossroads-bikini-1946.gif" title="Operazione Crossroads, test atomici, Atollo Bikini, luglio 1946">Operazione Crossroads, test atomici, Atollo Bikini, luglio 1946, cartolina postale</a></p>
<p align="left">In questi giorni si sono infelicemente compiuti quattro anni dall&#8217;inizio della guerra in Iraq, una guerra il cui imprimatur di moralità era dato, come si ricorderà, contro il diritto internazionale, dalla congiunzione di un cambio di strategia globale (dottrina della guerra preventiva) con la volontà di esportare il modello democratico e con l&#8217;identificazione degli interessi economici di certi gruppi più o meno vasti con quelli dell&#8217;intera umanità. <span id="more-72"></span>Non mancò allora chi, forse alludendo alla dottrina agostiniana della guerra giusta, sostenne che l&#8217;idea che tutte le guerre siano di aggressione fosse un&#8217;idiozia. Si portarono esempi di &#8220;guerre giuste&#8221;, tipicamente, quella di liberazione o quella contro la barbarie nazifascista. Si tratta di una vecchia idea della guerra (quella di battaglia per la civiltà) che induceva a concepire la guerra come confronto globale, guerra di sistemi economici e conoscenze tecnico-scientifiche, ma anche contrapposizione di corpi di idee e di valori. Un&#8217;idea che dev&#8217;essere considerata tramontata per sempre con l&#8217;unico caso in cui l&#8217;espressione &#8220;battaglia per la civiltà&#8221; , applicata a una guerra, non celasse un&#8217;ipocrisia, quella contro il nazifascismo, appunto. Quest&#8217;ultima non fu, innanzi tutto, un&#8217;esportazione della democrazia, ma una guerra per restaurare regimi democratici, Stato di diritto e cultura dei diritti in vaste regioni d&#8217;Europa in cui, dopo essere stati faticosamente conquistati, erano stati messi in discussione in nome dei particolarismi di sovranità nazionali mitizzate e santificate. Così come la più sistematica negazione dei diritti umani mai concepita ed attuata, la Shoah, diede luogo ad una reazione altrettanto epocale, che finì per consacrarli definitivamente come principi universalmente riconosciuti, non a caso la seconda guerra mondiale fu l&#8217;ultima guerra combattuta dagli europei. Lo sviluppo della tecnologia, che ormai mutua dal suo nuovo rapporto privilegiato con l&#8217;universalità del sapere scientifico la sua pretesa di far valere la sua capacità di dominio sulla natura come modello operativo universale, ha definitivamente impresso un significato globale alla distruttività della guerra. Dalla guerra totale, a quella finale, insomma, oltre la quale può esservi solo l&#8217;autodistruzione dell&#8217;intero genere umano.</p>
<p>Qualche giorno fa, il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha dichiarato: «Ci vuole un&#8217;idea forte per prendere le armi». Ce ne vuole una molto più forte per deporle; occorrerebbero motivazioni ed idee capaci di vincere le ragioni che indussero a prenderle. Questa idea <strong><em>non </em></strong>può essere la sopravvivenza della specie come vorrebbe Hans Jonas nel suo saggio <em>Il principio responsabilità</em>. &#8220;Cos&#8217;hanno fatto &#8211; pensa l&#8217;uomo della strada &#8211; le generazioni future per me?&#8221;: in quanto fa leva, in fin dei conti, sull&#8217;utilitarismo e su un finalismo concepito come convergenza e somma d&#8217;interessi individuali, corporativi, nazionali, comunque particolaristici, l&#8217;argomento della sopravvivenza, in fondo, non fuoriesce dalla logica del clan, e, se vogliamo far tesoro della lezione freudiana, lungi dall&#8217;assicurare cooperazione, stimolerebbe la pulsione autodistruttiva. Quest&#8217;idea può essere, invece, una motivazione forte e sopratutto presente: la giustizia. Rinvenire il legame tra guerra e crisi ecologica, tra ingiustizie sociali globali e catastrofe ambientale planetaria è la più grande sfida che la ragione morale si è mai trovata a dover fronteggiare.</p>
<p>Solo a causa di una vecchia idea dei diritti dell&#8217;uomo (la cui universalità è interpretata, banalmente, in modo aritmeticamente individualistico e non nel senso della loro indivisibilità e della loro appartenenza ad un patrimonio universale di civiltà) non riesce di coglierli in insanabile contraddizione con la guerra quale metodo di risoluzione delle controversie internazionali e l&#8217;applicazione della teoria dei diritti all&#8217;ecologia risulta ardua e infruttuosa, né, infine, viene colto il nesso strettissimo tra ingiustizie sociali e crisi ecologica. Occorre saper leggere i processi di sviluppo immanenti ai diritti umani. Le democrazie non si fanno guerra tra loro, tendono a risolvere le questioni sul piano del diritto internazionale a ridurre le disparità e ad uniformare i loro standard di qualità della vita. Per lo stesso motivo non è possibile esportare la democrazia con la guerra. I processi storici possono essere lunghi e tortuosi ma hanno una loro logica. La guerra radicalizza situazioni di disparità e rallenta i processi di sviluppo dei diritti. Lo sviluppo ecologicamente sostenibile non è cosa diversa dallo sviluppo dei diritti umani. Parafrasando l&#8217;enciclica di Paolo VI, <em>Populorum Progressio</em>, possiamo dire: vuoi la pace? Realizza condizioni di giustizia; vuoi l&#8217;equilibrio dell&#8217;ecosistema? Realizza condizioni di pace.<br />
Le sovrastrutture culturali riflettono un&#8217;autocomprensione nell&#8217;orizzonte ecosistemico. Oggi possiamo affermare che a modelli sociali dispotici e autoritari corrisponde un&#8217;epistemologia del dominio sull&#8217;ecosistema, così come il giovane Marx, a suo tempo, vedeva una relazione tra l&#8217;alienazione oggettivata nell&#8217;ingiusta organizzazione del lavoro e il degrado della dignità umana dei soggetti più deboli, i lavoratori e, soprattutto, le donne. Con lo stessa capacità di risposta sistemica con cui si concepisce la moderna difesa di una democrazia avanzata dovrebbe essere affrontata la crisi ecologica: stabilendo in primo luogo relazioni tra ecosfera e la sfera antropica; ricorrendo a tutte le risorse, coordinando tutti i saperi, diffondendo universalmente la cultura e il rispetto dei diritti, combattendo le nuove forme di violazione, abolendo le condizioni storiche di conflitto sociale e internazionale.</p>
<p>Come si vede, occorre lasciar cadere l&#8217;idea di una soluzione rapida della crisi ecologica, il mito di una sorta di rivoluzione culturale in senso ecocompatibile. È infinitamente più ecologico e più utile alla causa della pace il microcredito di Yunus o la nuova medicina antimalarica di medici senza frontiere, libera da brevetti e a bassissimo costo, che qualsiasi nuova tecnologia per il risparmio energetico o conferenza internazionale. Sarà un cammino dai tempi lunghi, per quanto urgente, che può passare solo attraverso una presa d&#8217;atto della gradualità dei processi culturali.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/natura-e-citta-un-percorso-ecologico/">Natura e città. Un percorso ecologico</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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			<media:title type="html">giampierotrere</media:title>
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			<media:title type="html">Operazione Crossroads, test atomici, Atollo Bikini, luglio 1946</media:title>
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	</item>
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		<title>Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/08/ecologia-e-psicologia-profezie-che-si-autoavverano-la-sindrome-di-cassandra/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2007 22:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
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		<description><![CDATA[
La profezia di Cassandra
Il dibattito filosofico intorno ai temi dell&#8217;ecologia ha da tempo assodato che esistono cause culturali della crisi dell&#8217;ecosistema. La novità assoluta, rispetto ad altre crisi ecologiche del passato, non consiste semplicemente nelle dimensioni, pure mai raggiunte prima d&#8217;ora, di quella attuale. Ciò che appare nuovo, è principalmente quella che si potrebbe chiamare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=45&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/cassandra-3.gif" title="La profezia di Cassandra"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/cassandra-3.gif" alt="La profezia di Cassandra" align="right" /></a></p>
<p>La profezia di Cassandra</p>
<p>Il dibattito filosofico intorno ai temi dell&#8217;ecologia ha da tempo assodato che esistono cause culturali della crisi dell&#8217;ecosistema. La novità assoluta, rispetto ad altre crisi ecologiche del passato, non consiste semplicemente nelle dimensioni, pure mai raggiunte prima d&#8217;ora, di quella attuale. Ciò che appare nuovo, è principalmente quella che si potrebbe chiamare l&#8217;&#8221;intensità qualitativa&#8221; del problema attuale, il suo carattere globale. <span id="more-45"></span>Quest&#8217;ultimo appare strettamente legato alla pretesa degli atti umani di valere non solo sul piano delle contingenze culturali in cui storicamente si pongono, ma d&#8217;essere portatori di un &#8220;di più&#8221; trascendente il mero mondo dei fatti, di essere vettori di significati validi in proiezione universalistica. Tale dimensione antropologica della crisi ecologica merita di essere approfondita con gli strumenti specifici delle scienze umane.</p>
<p>Il dibattito pubblico sulla crisi dell&#8217;ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l&#8217;andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra. In modo del tutto analogo alle apocalissi culturali magistralmente studiate da E. De Martino, quella di Cassandra è una sindrome da fine del mondo (o, almeno, <em>di certi</em> mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. Come nella vicenda della mitica profetessa troiana condannata a non essere creduta, l&#8217;apocalittica ecologica esibisce anzitutto una singolare struttura prolettica: è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell&#8217;organizzazione sociale. Le analogie non finiscono qui. La sindrome di Cassandra contiene in sé complesse tendenze (auto/etero) colpevolizzanti, sullo schema della personalità corporativa e delle dinamiche vittimali del capro espiatorio e della sostituzione vicaria. Simile ad un eroe cosmico, il cui sentire esprime una sua misteriosa comunione con le più profonde energie collettive, la cassandra attira su di sé la punizione proponendosi come sostituto espiatorio a nome della collettività; fa leva sulle paure collettive e accentua i caratteri apocalittici della propria predicazione allo scopo di rendere più promettente l&#8217;offerta salvifica di sé. Richiamando l&#8217;attenzione sulla propria persona, e distogliendola, in definitiva, dal problema incombente e da una possibile soluzione preventiva, la cassandra mitizza i contorni del problema stesso celandone le vere dimensioni storiche e politiche. Il complesso esita in una profonda frustrazione per l&#8217;incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.</p>
<p>Da sindrome di Cassandra sembra essere affetta, per il suo autolesionismo, certa ecofilosofia profonda di stampo non antropocentrico. Seguo qui la fondamentale classificazione di A. Naess che distingue tra <em>Shallow Ecology </em>e <em>Deep Ecology</em> (ecofilosofie &#8220;superficiali&#8221; e &#8220;profonde&#8221;). La prima categoria raggruppa quei pensatori che applicano alle questioni ecologiche paradigmi di pensiero tradizionali; sono &#8220;profonde&#8221;, invece, quelle ecofilosofie che respingono categorie già note alla tradizione filosofica o perché le ritengono inadeguate o perché addirittura compromesse con fattori che contribuiscono alla crisi dell&#8217;ecosistema. La tendenza catastrofista di certe manifestazioni estreme di pensiero ecocentrico non è legata al loro carattere &#8220;profondo&#8221;, cioè fondativo, di questo genere di riflessione filosofica, ma piuttosto alle varie sfumature di non-antropocentrismo che taluni ritengono imprescindibili dalla <em>Deep Ecology</em>.  Alcune di tali ecofilosofie conducono semplicemente una critica all&#8217;antropocentrismo ritenendolo inseparabile da una epistemologia di dominio sulla natura; altre si limitano a suggerire la soppressione del punto di vista antropico come semplice esperimento mentale, invitando, ad esempio, secondo il celebre aforisma di A. Leopold, a &#8220;pensare come una montagna&#8221;; altre ancora sfiorano la misantropia, qualcuna si spinge fino ad affermare, più o meno esplicitamente, che la specie umana rappresenta un clamoroso errore evolutivo, che per la natura meglio sarebbe la scomparsa del genere umano, ecc. L&#8217;intento di ogni ecofilosofia profonda è quello di combattere il tradizionale atteggiamento di dominio sulla natura da parte della religione, della filosofia, del diritto, della scienza, con l&#8217;arma dell&#8217;attitudine etica dell&#8217;ecologia, in nome e per conto di una visione olistica e del valore intrinseco delle entità naturalistiche. Ora, voler ottenere questi scopi, con questi mezzi, e nel contempo contestare l&#8217;antropocentrismo, equivale a segare il ramo su cui si sta seduti. La vocazione moralistica delle ecofilosofie non-antropocentriche è, più esattamente, parenetica: alzano retoricamente la voce, fanno leva sull&#8217;emotività e le paure collettive proprio perché la loro efficacia pratica è pari a quella del classico pugno battuto sul tavolo; ma la loro capacità di incidere beneficamente sulla crisi ecologica è inversamente proporzionale all&#8217;intensità dei loro toni apocalittici.</p>
<p>Un secondo esempio di sindrome di Cassandra è legato alla peculiare mitologia dell&#8217;occidente secolarizzato: il potere salvifico della tecnologia. Benché la trasformazione della materia, tramite il lavoro, imprima valore alle cose fino a mutare il significato della stessa operatività umana, non è nei poteri della tecnologia trasformare la barbarie in civiltà. L&#8217;invenzione e la diffusione di tecnologie avanzate fa di una civiltà una civiltà avanzata e di una barbarie una barbarie avanzata. &#8220;Non possiamo conoscere per intero neppure il più piccolo pezzo di mondo&#8221; è l&#8217;aforisma popperiano che indica nel riduzionismo originario della scienza moderna il cuore della sua onestà intellettuale, da cui proviene una continua lezione di umiltà. Perciò questa tendenza riduzionistica, impressa nell&#8217;atto di nascita della scienza, quando incontra ed instaura un rapporto privilegiato col pensiero tecnologico dà luogo ad un curioso paradosso. Lo sviluppo tecnologico, infatti, è mosso da una tendenza contraria, la tendenza ad un&#8217;espansione globale, a forzare i limiti ed agire nell&#8217;ignoranza. Il paradosso, poi, esplode, di fronte alla globalità sistemica e non riduzionistica dell&#8217;attuale crisi ecologica. Ciò specialmente quando alla crisi dell&#8217;ecosistema, causato da un modello di dominio tecnologico globale sulla natura, si ipotizzano soluzioni consistenti essenzialmente in un maggiore investimento di tecnologia..</p>
<p>Tra gli scopi della scienza vi sarebbe quello, popperianamente, di impedire ai politici di provocare danni catastrofici. Come ci si è sforzati di mostrare, però,  la novità del problema che l&#8217;umanità ha di fronte con la questione ecologica, in confronto, poniamo, con la corsa agli armamenti degli anni &#8216;60, non è tanto il fatto, contrariamente alla tesi di partenza di H. Jonas, che è in gioco la sua stessa sopravvivenza, ma soprattutto il fatto che né le scienze così come si sono strutturate a partire dal razionalismo moderno, né l&#8217;ecologia, singolarmente prese, saranno in grado di dare una risposta. Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell&#8217;ecosistema e il carattere  globale dell&#8217;interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. Così come è recentemente accaduto nel discorso di Bush al Congresso, il politico usa le paure collettive come merce di scambio per reiterare politiche aggressive, ingiuste, antidemocratiche e sommamente dannose per l&#8217;ecosistema. Una risposta realmente consapevole del significato culturale del trapasso della questione ecologica dalle sue dimensioni quantitative a quelle qualitative deve saperne riflettere la complessità anzitutto sul piano epistemologico. Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d&#8217;individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova <em>gestalt</em> ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura. Le dimensioni e l&#8217;intensità dell&#8217;attuale crisi ecologica fanno sentire la mancanza di un sapere interdisciplinare, una scienza-ponte in grado di rinvenire il nesso tra progresso tecnico-scientifico ed evoluzione della coscienza morale, tra il riduzionismo della ragione calcolante e l&#8217;approccio olistico e prudenziale delle grandi visioni sapienziali, tra diritto universale ad abitare pacificamente la terra ed equilibrio dell&#8217;ecosistema.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/natura-e-citta-un-percorso-ecologico/">Natura e città. Un percorso ecologico</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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			<media:title type="html">La profezia di Cassandra</media:title>
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		<title>Ariel Toaff e le &#8220;Pasque di sangue&#8221;: Perché non possiamo non dirci giudei</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2007 22:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Firmino (recensioni)]]></category>
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		<category><![CDATA[Ebrei e cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[M. Chagall]]></category>

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M. Chagall, crocefissione bianca
E&#8217; nella TeNaK (Torah, nebiim, ketubim: Legge, profeti e scritti sapienziali, i libri sacri di Israele) che troviamo l&#8217;autocomprensione storico salvifica del popolo ebraico. Com&#8217;è noto, nel canone biblico dei cristiani rientra l&#8217;intero corpo dei libri ritenuti ispirati dagli israeliti. Di conseguenza l&#8217;identità e la memoria d&#8217;Israele sono parte del patrimonio di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=79&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="M. Chagall, crocefissione bianca" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/crocefissione_bianca.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/crocefissione_bianca.jpg" alt="M. Chagall, crocefissione bianca" align="right" /></a></p>
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<p align="left"><a title="M. Chagall, crocefissione bianca" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/crocefissione_bianca.jpg">M. Chagall, crocefissione bianca</a></p>
<p>E&#8217; nella <em>TeNaK</em> (<em>Torah</em>, <em>nebiim</em>, <em>ketubim</em>: Legge, profeti e scritti sapienziali, i libri sacri di Israele) che troviamo l&#8217;autocomprensione storico salvifica del popolo ebraico. Com&#8217;è noto, nel canone biblico dei cristiani rientra l&#8217;intero corpo dei libri ritenuti ispirati dagli israeliti. Di conseguenza l&#8217;identità e la memoria d&#8217;Israele sono parte del patrimonio di riflessione dei cristiani. <span id="more-79"></span>Con l&#8217;espressione memoria ed identità di Israele non si vuol indicare qui solo la spiritualità monoteista, in cui Israele fu per millenni un caso assolutamente unico al mondo; ma anche il bagaglio morale, la tradizione giuridica, le trasformazioni antropologiche, sociali e istituzionali del popolo di Israele, le lotte secolari per il riconoscimento della dignità di ogni singolo oppresso, orfano, vedova, diseredato, bambino, ammalato, condannato, reietto, sconfitto, nell&#8217;infinita varietà di volti umani in cui Jahweh si compiace di lasciar apparire la propria immagine. Dal monoteismo abramico ai diritti dell&#8217;uomo si può vedere all&#8217;opera come un principio epigenetico ad assicurare continuità di crescita ad un processo di umanizzazione che gradualmente investe tutte le civiltà. Attraverso la tradizione che si richiama all&#8217;insegnamento del giudeo Gesù di Nazareth <em>questa</em> identità storica del popolo d&#8217;Israele è ora patrimonio di tutti i popoli cristiani. Si può discutere se ciò valga anche, in quale misura e per quali vie, per i popoli islamici.</p>
<p>Di questo processo, virtualmente coestensivo all&#8217;intera storia dell&#8217;umanità, Israele è, comunque, parabola, cifra messianica, icona segreta. &#8220;Israele siamo noi&#8221;, nel senso più umano e radicale dei termini. Si pensi alla Shoah: essa non rappresenta il primo caso di genocidio e neppure quello di maggiori proporzioni. E&#8217; tuttavia in reazione alla violazione del diritto di esistenza del popolo ebraico che i diritti dell&#8217;uomo per la prima volta vengono storicamente percepiti nella loro portata realmente universalistica. Da allora il genocidio è visto non più come attentato, se pur spregevole, all&#8217;esistenza di un mondo culturale &#8220;altro&#8221;, ma come il tentativo di negare <em>ogni</em> alterità al <em>proprio</em> mondo ed infine come tentazione, sempre in agguato nella storia umana, di negare se stessa in quanto &#8220;altro&#8221; di fronte ad un &#8220;tu&#8221;; la tentazione, in ultima analisi, di affermarsi in un amore assoluto di sé, fino all&#8217;autoannientamento. Ciò che accade ad Israele accade all&#8217;umanità in un senso epocale e cosmico.</p>
<p>Il libro del rabbino Ariel Toaff, <em>Pasque</em> <em>di sangue</em>, in cui si esaminano con metodo storico le leggende circa sacrifici umani e cannibalismo di bimbi cristiani da parte di ebrei, è ritirato dal commercio in seguito alle proteste delle comunità ebraiche, timorose di una rerudescenza di antisemitismo. E&#8217; stato ben fatto? Da chi potrebbero venire le temute aggressioni? La questione non ammette facili risposte. Verrebbe anzitutto da ripetere <em>Ecclesia non sitit sanguinis</em>, la Chiesa non è assetata di sangue (intendi: perché beve il sangue di Cristo ogni giorno) antica sentenza con la quale i pontefici si opponevano in linea di principio alla pena di morte.<br />
&#8220;Il cristianesimo è giudaismo per il popolo&#8221;, è stato detto con sentenza gravata forse da intenti spregiativi, ma non necessariamente inaccettabile, per il cristiano, nella sostanza. Nonostante i numerosi conflitti che ne hanno contrassegnato il divenire, la storia dei rapporti tra la Chiesa e la Sinagoga è suscettibile di essere letta anche nei termini inclusivi di un&#8217;evoluzione interna ad una stessa religione e ad uno stesso popolo e guidata da una precisa logica storica. In altre parole, non è la Chiesa a rappresentare oggi una minaccia per gli ebrei. Ma se la Chiesa non ha (più) sete di sangue, vedo molti altri, in giro, che ne bramano ancora: sangue di ebrei, sangue di cristiani, sangue di musulmani, sangue di tutte le minoranze e dei diversi della terra. Capisco, perciò, le ragioni di chi ha ritenuto di dover censurare il libro. Tuttavia, proprio in forza della coscienza della singolarità storica di Israele, le sue guide spirituali e i suoi intellettuali dovrebbero sentirsi investiti di una speciale responsabilità e competenza nel prevenire nuove forme di violazione dei diritti dell&#8217;uomo, impedendo che la paura dell&#8217;altro abbia il sopravvento.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/">Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/breve-introduzione-alla-lettura-dellantico-e-del-nuovo-testamento/">Breve introduzione alla teologia biblica</a></p>
<p><a href="http://www.cesnur.org/2004/mi_ganga.htm">Massimo Introvigne </a></p>
<p>Sviluppi sulla seconda edizione di <em>Pasque di sangue </em>di A. Toaff</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><a href="http://centroculturalelugano.blogspot.com/"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">http://centroculturalelugano.blogspot.com/</span></a></p>
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		<title>DICO: se Stato e Chiesa scivolano tra le lenzuola</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/02/16/dico-se-stato-e-chiesa-scivolano-tra-le-lenzuola/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2007 10:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raccolgo qui alcune riflessioni in margine al dibattito sulle dichiarazioni di convivenza (DICO).
1. La gerarchia ecclesiastica ha il diritto costituzionalmente garantito, come qualsiasi cittadino e qualsiasi gruppo organizzato, attraverso i propri portavoce, ad esprimere pubblicamente il proprio pensiero. Perché dunque arrivare a parlare di ingerenza e addirittura arroganza da parte della Chiesa? Rispondere che i vescovi non sono un gruppo qualsiasi è un argomento che non ha alcun peso proprio alla luce dell'uguaglianza di tutti i cittadini sancita dalla costituzione e pertanto non dovrebbe essere preso in considerazione in un ordine di idee autenticamente laico.

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/sch00510.jpg" title="Pisano, Adamo ed Eva, portale del duomo di Monreale">Bonanno Pisano, Adamo ed Eva,<br />
portale del duomo di Monreale, XII sec.<br />
</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/sch00510.jpg" title="Pisano, Adamo ed Eva, portale del duomo di Monreale"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/sch00510.jpg?w=283&#038;h=340" alt="Pisano, Adamo ed Eva, portale del duomo di Monreale" align="right" height="340" width="283" /></a>Raccolgo qui alcune riflessioni in margine al dibattito sulle dichiarazioni di convivenza (DICO).</p>
<p>1. La gerarchia ecclesiastica ha il diritto costituzionalmente garantito, come qualsiasi cittadino e qualsiasi gruppo organizzato, attraverso i propri portavoce, ad esprimere pubblicamente il propriensiero. Perché dunque arrivare a parlare di ingerenza e addirittura arroganza da parte della Chiesa?<span id="more-70"></span> Rispondere che i vescovi non sono un gruppo qualsiasi è un argomento che non ha alcun peso proprio alla luce dell&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini sancita dalla costituzione e pertanto non dovrebbe essere preso in considerazione in un ordine di idee autenticamente laico.</p>
<p>2. I rischi di un diretto intervento del magistero ecclesiastico nell&#8217;arena politica sono connessi piuttosto ad una polarizzazione del dibattito, che sarebbe contro gli interessi di tutti i cittadini. Non manca, infatti, chi considera i DICO una risposta troppo &#8220;timida&#8221; alla richiesta di riconoscimento di diritti delle persone conviventi in coppie di fatto. Il ddl sulle dichiarazioni di convivenza non fa alcuna menzione, opportunamente, a parere di chi scrive, di rapporti sessuali di alcun genere. I gruppi d&#8217;opinione che rappresentano le coppie omosessuali, se si è ben capito, considerano ipocrita non riconoscere esplicitamente un interesse pubblico anche alle relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso, purché conviventi in modo stabile. Ma siamo sicuri che ciò rappresenterebbe effettivamente un vantaggio per tutti i cittadini (ivi comprese le persone omosessuali)? L&#8217;orientamento e le preferenze sessuali rientrano nella sfera intima della persona, perciò i diritti che li riguardano sono diritti classificati come &#8220;negativi&#8221;, quelli, cioè, più forti e di prima generazione, nei confronti dei quali il riconoscimento da parte dello Stato rappresenta un limite che lo Stato stesso pone al proprio potere di regolamentazione. Se l&#8217;esistenza di una relazione sessuale fosse esplicitamente menzionata quale condizione per permettere l&#8217;accesso delle persone di fatto conviventi alle stesse tutele garantite alla convivenza matrimoniale, sarebbe come dire che una persona riceve una tutela in cambio della rinuncia ad una particella dei propri diritti (segnatamente: al diritto di non ingerenza dello Stato nella propria sfera intima). Il che non suona granché rassicurante: somiglia assai ad una crepa nella diga dei diritti; apre a derive autoritarie e sicuramente discrimina gruppi di cittadini che vorrebbero poter accedere a quelle tutele pur non avendo la minima intenzione di essere pubblicamente considerate conviventi more uxorio. Chi volesse ribattere che, posta in questo modo la questione, lo Stato invaderebbe la sfera intima dei cittadini anche riconoscendo l&#8217;istituto naturale del matrimonio, non si assumerebbe un compito facile. Anche sotto questo profilo il matrimonio è un istituto per sua natura impareggiabile. Nei suoi confronti, infatti, lo Stato si limita ad assimilare un istituto naturale che lo precede, i cui atti costitutivi sono essenzialmente ordinati alla procreazione, verso la quale esiste un altissimo interesse pubblico.</p>
<p>3. La dottrina cattolica sulla famiglia<br />
Le ragioni dottrinali della strenua opposizione dei vescovi ai DICO si sono andate a poco a poco chiarendo in questi giorni nel loro carattere antropologico. Si suppone non siano le sole, ma certamente l&#8217;episcopato non poteva far valere in questa circostanza argomenti teologici come la celebre dottrina paolina e conciliare per la quale la famiglia scaturisce dal mistero d&#8217;amore di Cristo per la Chiesa (GS, 52,g) o l&#8217;affermazione ecclesiologicamente assai suggestiva della famiglia quale chiesa domestica, contenuta nell&#8217;enciclica di Giovanni Paolo II, Familiaris Consorzio.<br />
L&#8217;unicità del matrimonio sotto l&#8217;aspetto antropologico è per la dottrina cattolica strettamente legata alla vocazione naturale della famiglia per l&#8217;educazione. Questa, a sua volta, poggia su due principi: la novità ed indisponibilità della persona e il principio-famiglia, che vede, nelle relazioni familiari, le relazioni sociali protocollari in cui vi è la sintesi naturale della forma stessa della socialità umana: solidarietà e sussidiarietà (vedi ad es. i documenti <em>Apostolicam Actuositatem</em>, 300; <em>Gravissimum Educationis</em>, 3,a; <em>Gaudium et Spes</em>, 48,f; 49,f).</p>
<p>4. Tuttavia la superiorità antropologica del matrimonio rispetto ad altri modelli di convivenza non ha bisogno di essere dimostrata: è autoevidente , nel senso che qualsiasi tentativo di sostituirlo con modelli alternativi, o anche solo di affiancarveli, finisce per confermarne la supremazia sul piano morale e spirituale. Ad esempio, c&#8217;è qualcosa di istruttivo nel desiderio delle coppie di omosessuali di vedere riconosciute le loro unioni come qualcosa che somigli ad un matrimonio e consiste precisamente nel fatto che il rispetto della diversità, battaglia storica del movimento omosessuale, trova proprio nel matrimonio eterosessuale la sintesi esistenziale più completa: la pari dignità nella diversità dei generi maschile e femminile.<br />
Ciò che le famiglie italiane, specie giovani, chiedono al legislatore non è di tutelare in astratto i propri presunti privilegi negandoli ad altri ma l&#8217;allargamento di diritti e servizi per il vantaggio di tutti e l&#8217;alleggerimento del peso economico dell&#8217;educazione: sanità, scuole, strutture ricreative e di aggregazione, assistenza agli anziani, ai bambini&#8230; I DICO possono e debbono essere migliorati in questa direzione.<br />
Dal canto suo, nel pieno rispetto delle famiglie e dello Stato, in nome del principio di sussidiarietà, la Chiesa italiana dovrebbe rilanciare l&#8217;evangelizzazione, la pastorale familiare e giovanile, la cura d&#8217;anime, compiti intimamente connessi alla sua missione divina e preminenti rispetto alla sua competenza sulla legge naturale. I vescovi stessi hanno più volte dichiarato che tra le cause della debolezza della famiglia non ci sono solo leggi inadeguate ma soprattutto una certa impreparazione spirituale e immaturità psicologica delle giovani coppie ammesse al matrimonio sacramentale.<br />
Quello che disorienta una parte del popolo cattolico, per finire, non è affatto il diritto della gerarchia episcopale a far sentire la sua voce, ma il fatto che l&#8217;episcopato italiano si proponga sempre più come un centro di potere monolitico, con i propri gruppi di pressione, organismi, mezzi di propaganda. Tra l&#8217;altro senza mai lasciare spazio a voci diverse, che pure esistono dentro la gerarchia, nel timore, si dice, di confondere i fedeli. Se con la scelta di agire come una qualsiasi lobby, la gerarchia ha ottenuto il riconoscimento di interlocutrice con voce in capitolo (si pensi alle raccomandazioni del Presidente Napolitano) deve anche accettare di essere considerata, né più né meno, quale uno dei tanti attori del confronto pubblico e di essere portatrice, come tutti gli altri, di interessi di parte. Ma la scelta di agire come un movimento d&#8217;opinione e di accettare le regole della comunicazione di massa disattende soprattutto le strategie di evangelizzazione che il Nuovo Testamento raccomanda come vincolanti, basate sul principio-kenosi: la non violenza, la libertà di coscienza, la rinuncia ad ogni tentazione del potere. Le parole di S. Paolo &#8220;predichiamo Cristo e Cristo crocifisso&#8221; appaiono sempre meno caratterizzanti nella comunicazione di un episcopato italiano che interviene ormai in diretta praticamente su tutto.<br />
Il Card. Ruini ha anticipato un intervento al tempo stesso chiarificatore e vincolante per i cattolici. Si annuncia una scomunica per i parlamentari che volessero votare i DICO? Non lo credo, se ha un minimo di fondamento la diceria secondo la quale fu proprio l&#8217;allora Card. Ratzinger a distogliere Giovanni Paolo II dal proposito di definire ex cathedra l&#8217;etica sessuale dell&#8217;Humane Vitae. Difficile pensare che, divenuto Papa, egli voglia impegnare il proprio Magistero ad un così alto livello su una materia apparentemente meno grave. Se, malauguratamente, ciò dovesse avvenire, non resterebbe che ripetere col Card. Henry Newman: &#8220;brindo al Papa ma, prima di lui, alla mia coscienza&#8221;.</p>
<p>Su CEI e DICO, in questo blog, vedi anche:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/29/la-nota-della-cei-sui-dico-e-il-dialogo-tra-laici-e-cattolici/">http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/29/la-nota-della-cei-sui-dico-e-il-dialogo-tra-laici-e-cattolici/</a></p>
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			<media:title type="html">Pisano, Adamo ed Eva, portale del duomo di Monreale</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Ma non confondiamo Gristina con Martini&#8230;</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/02/08/ma-non-confondiamo-gristina-con-martini/</link>
		<comments>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/02/08/ma-non-confondiamo-gristina-con-martini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2007 12:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Card. Carlo Maria Martini]]></category>
		<category><![CDATA[Cardinale Ruffini]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Raciti]]></category>
		<category><![CDATA[Piergiorgio Welby]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Gristina]]></category>

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		<description><![CDATA[Il duomo di Catania
Ma i vescovi leggono ancora il Vangelo? Come mai il cristocentrismo del Vaticano II è così poco di moda tra le giovani generazioni dell&#8217;alto clero italiano da dover faticare parecchio per trovare nella loro omiletica la parola stessa &#8220;Gesù&#8221; o &#8220;Cristo&#8221;? Davvero i vescovi non riescono più a dire qualcosa di cristiano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=67&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/258396383_baa96aad2f.jpg" title="258396383_baa96aad2f.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/258396383_baa96aad2f.jpg?w=441&#038;h=296" alt="258396383_baa96aad2f.jpg" align="right" height="296" width="441" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/258396383_baa96aad2f.jpg" title="Il duomo di Catania">Il duomo di Catania</a></p>
<p>Ma i vescovi leggono ancora il Vangelo? Come mai il cristocentrismo del Vaticano II è così poco di moda tra le giovani generazioni dell&#8217;alto clero italiano da dover faticare parecchio per trovare nella loro omiletica la parola stessa &#8220;Gesù&#8221; o &#8220;Cristo&#8221;? Davvero i vescovi non riescono più a dire qualcosa di cristiano o, almeno, di cattolico? <span id="more-67"></span>In compenso abbondano le analisi sociologiche da quattro soldi in certe figure sciocche e narcisistiche, malinconicamente simili alle comparsate di vecchie star televisive, mentre troviamo di continuo la parola &#8220;Dio&#8221; anche su labbra presumibilmente non avvezze al latino ecclesiastico. Ma fuggiamo la tentazione di un troppo facile sarcasmo.</p>
<p>Il problema dello spettacolo di straordinaria inettitudine pastorale e mancanza di sensibilità umana data dalle gerarchie cattoliche, specie del Mezzogiorno italiano, nei giorni dell&#8217;assassinio di Filippo Raciti, è complesso e assai risalente. E&#8217; essenzialmente un problema pedagogico e di formazione spirituale, sovente di scarsa qualità, impartita nei Seminari, e legato alla cosiddetta crisi delle vocazioni degli anni &#8216;70. Il calo delle vocazioni ha reso problematico non solo il reclutamento del clero ma anche la selezione di un episcopato di alto livello culturale e spirituale.</p>
<p>Molti membri del clero meridionale della precedente generazione hanno subito una forte esposizione mediatica sulla scia di una forte concentrazione dell&#8217;interesse popolare, non esclusivamente religioso, sulla figura di Giovanni Paolo II e della partecipazione di uomini di Chiesa alla lotta alla mafia. Questa nuova visibilità della Chiesa e del rinnovato riconoscimento della sua autorevolezza anche su temi non strettamente di fede non sempre ha giovato alla formazione dei giovani preti. Capita, dunque, che una sede prestiosa e difficilissima come quella di Catania venga ricoperta da un prelato con discreta formazione canonica, ma scarsa formazione teologica e pochissima esperienza pastorale, come riconoscimento ad una carriera burocratica costruita pazientemente fin dagli anni giovanili del ministero tra incarichi diplomatici e curiali. Capita anche che, mentre a Roma il Card. Ruini nega le esequie a Piergiorgio Welby, il nuovo Vescovo della Diocesi di che fu di Cassisa, Salvatore DiCristina, ex Preside della Facoltà Teologica di Sicilia ed ex Vicario generale di Palermo, formatosi alla scuola del Card. Pappalardo, evidentemente trova che nulla osti ai funerali religiosi al vecchio boss di Partinico Don Nené Geraci. Chissà che avrebbe deciso nella circostanza il suo giovane predecessore, da poco scomparso, Mons. Cataldo Naro? Forse lui, da stimato storico della Chiesa siciliana, si sarebbe ricordato che nel lontano 1952, nel corso secondo sinodo regionale siciliano, guidato dal Card. Ruffini, veniva confermata la scomunica a quanti si fossero macchiati di omicidio o rapina, e che, di conseguenza, andavano negati sacramenti e sacramentali (ivi compresa la benedizione della salma)?</p>
<p>A Palermo, cambio della guardia: lascia il pugliese Card. Salvatore De Giorgi, valente giornalista, giunge un diplomatico di prestigio (anche lui), il palermitano Romeo. Le prime uscite non sembrano esaltare i fedeli, ma è giusto dire che staremo a vedere. Intanto, tra il chiasso provocato dal Card. Ruini ogni volta che apre bocca e il clamoroso silenzio di parole cristiane sull&#8217;esplosione di violenza che scuote le comunità ecclesiali del sud Italia c&#8217;è davvero uno stridente contrasto. Non è proprio il caso, tuttavia, di mettere nello stesso bouquet l&#8217;Arcivescovo di Catania e il Card. Martini.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/">Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/breve-introduzione-alla-lettura-dellantico-e-del-nuovo-testamento/">Breve introduzione alla teologia biblica</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Chi evangelizza i poveri nella Chiesa cattolica?</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/02/05/chi-evangelizza-i-poveri-nella-chiesa-cattolica/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 15:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Riflessioni in margine all'uccisione di Raciti.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/47446878_c97a667be33.jpg" title="J. Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/47446878_c97a667be33.jpg" alt="J. Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei" align="right" /></a><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/47446878_c97a667be33.jpg" title="J. Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei"></a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/02/47446878_c97a667be33.jpg" title="J. Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei">J. Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei</a></p>
<p>Troppo concentrata a catechizzare i potenti, la Chiesa cattolica italiana ha smesso da un pezzo di evangelizzare i poveri. I Pastori dell&#8217;ultima generazione sono passati dalla &#8220;scelta spirituale&#8221; di Paolo VI, che negli anni &#8216;70 segnò l&#8217;inizio del disimpegno della gerarchia dalle sorti della DC e di un benefico atteggiamento critico della Chiesa nei confronti dello Stato, alla nuova parola d&#8217;ordine della cosiddetta &#8220;scelta culturale&#8221;. In questo modo, mentre il Card. Ruini pilota l&#8217;intervento diretto dell&#8217;episcopato sulla scena politica italiana, i vescovi si lasciano cogliere distratti ed impreparati dai rigurgiti d&#8217;inaudita violenza che scuotono dall&#8217;interno le loro comunità ecclesiali, a Napoli come a Catania.<span id="more-60"></span></p>
<p>I giovani sono un campo abbandonato, i bisognosi una vigna saccheggiata; il popolo, un tempo interlocutore privilegiato del clero, è oggi gregge senza pastore. Tutto ciò a dispetto delle proclamate &#8220;scelte privilegiate per i poveri&#8221;, degli accorati richiami dell&#8217;ultimo Giovanni Paolo II ad una nuova evangelizzazione e dell&#8217;esplicita presa d&#8217;atto che il processo di secolarizzazione della società italiana è giunto ormai da un pezzo ad una fase di scristianizzazione. Specie nelle Chiese locali del Mezzogiorno, un&#8217;intera generazione di pastori, incapaci di muovere un passo da sé, deresponsabilizzati dalla pratica di una falsa collegialità, in cui ogni dialettica interna è stata messa a tacere per precisa scelta disciplinare, sembra aver perduto ogni sintonia con la propria gente. Dov&#8217;è la Chiesa italiana, che fa, a che pensa, mentre dei battezzati si ammazzano a Napoli tutti i giorni o mentre dei giovani cattolici catanesi che ieri erano impegnati a sfasciare mezza città, e persino uccidere, possibilmente scenderanno domani in processione, coi loro scapolari bianchi, in compagnia dell&#8217;eccellentissimo Arcivescovo?</p>
<p>Con la fine dell&#8217;unità politica dei cattolici, si dice, la Chiesa italiana ha perso il suo referente politico e così s&#8217;impegna in prima persona. Mossa politicamente accorta, forse, ma incauta e addirittura stolta dal punto di vista dottrinale prima, e pastorale poi. Invadendo la sfera d&#8217;azione dal Concilio strettamente riservata ai laici, la gerarchia italiana predica la sussidiarietà ma non la pratica essa stessa, ponendo così le premesse di molte ingiustizie dentro il Corpo ecclesiale. Eutanasia, pacs, procreatica: la politica italiana va verso la &#8220;zapaterizzazione&#8221;? Non è l&#8217;effetto, come di solito si afferma in certi ambienti, di un ritiro nel privato, di una &#8220;luteranizzazione&#8221; del laicato cattolico, che giustifica il tambureggiante presenzialismo ruinante nell&#8217;apporre paletti e dettare agende sui temi eticamente sensibili. E&#8217; piuttosto la &#8220;balaguerizzazione&#8221; del clero nostrano la causa dell&#8217;irrigidimento in opposti estremismi tra cattolici e laici nel nostro Paese. O si vuole dimenticare che Zapatero esprime la risposta degli spagnoli agli errori e alle menzogne del cattolico Aznar, a sua volta espressione del radicalismo aristocratico, dell&#8217;ingerenza e dell&#8217;estremismo conservatore dei cattolici dell&#8217;Opus Dei in Spagna?</p>
<p>Ma una Chiesa che non sa più parlare a i poveri, non evangelizza neppure se stessa, perdendo la memoria salvifica e la disponibilità alla metanoia ed alla conversione. I pescatori di uomini tornano di nuovo a casa senza aver preso un bel nulla, con le loro reti rotte e vuote. Gli angeli delle Chiese sembrano aver perso la libertà spirituale ed autonomia di discernimento dei segni tempi, che derivano loro dalla dignità episcopale, ed essere sentinelle in attesa ormai solo di ordini di scuderia. Nonostante non manchino numerosi richiami profetici nei segni di questo tempo, non vogliono neppure sentire parlare di esame di coscienza&#8230;</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/">Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/breve-introduzione-alla-lettura-dellantico-e-del-nuovo-testamento/">Breve introduzione alla teologia biblica</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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	</item>
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		<title>Pena di morte e istinto morale della ragione</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/30/pena-di-morte-e-istinto-morale-della-ragione/</link>
		<comments>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/30/pena-di-morte-e-istinto-morale-della-ragione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2007 22:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti dell'uomo]]></category>
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		<category><![CDATA[Legge di Lamech]]></category>
		<category><![CDATA[Olindo Romano]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte e morale]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte e psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Bazzi]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Erba]]></category>

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		<description><![CDATA[
Wiligelmo, Lamech uccide Caino, Modena
Si parla dei fatti di Erba e s&#8217;invoca vendetta: &#8220;Sono animali&#8221;, si dice. Invece no, sono persone. &#8220;Non meritano di stare tra esseri umani&#8221;, &#8220;vanno giustiziati&#8221;, &#8220;sono bestie&#8221; si dice per l&#8217;appunto, dimenticando di parlare per metafore, visto che, se davvero si trattasse di animali, neppure la punizione, anche la più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=46&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/01/wiligelmo-storia-della-genesi-quarto-bassorilievo-duomo-di-modena.jpg" title="Wiligelmo, Lamech uccide Caino, Modena"><img width="481" src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/01/wiligelmo-storia-della-genesi-quarto-bassorilievo-duomo-di-modena.jpg?w=481&#038;h=173" alt="Wiligelmo, Lamech uccide Caino, Modena" height="173" /></a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/01/wiligelmo-storia-della-genesi-quarto-bassorilievo-duomo-di-modena.jpg" title="Wiligelmo, Lamech uccide Caino, Modena">Wiligelmo, Lamech uccide Caino, Modena</a></p>
<p>Si parla dei fatti di Erba e s&#8217;invoca vendetta: &#8220;Sono animali&#8221;, si dice. Invece no, sono persone. &#8220;Non meritano di stare tra esseri umani&#8221;, &#8220;vanno giustiziati&#8221;, &#8220;sono bestie&#8221; si dice per l&#8217;appunto, dimenticando di parlare per metafore, visto che, se davvero si trattasse di animali, neppure la punizione, anche la più mite, sarebbe giusta. Invece sono persone; non cessano mai di esserlo, gli uomini, neppure quando si rendono capaci di crimini disumani e pazzeschi.<span id="more-46"></span></p>
<p>L’invocazione della pena di morte che da tanta parte dell&#8217;opinione pubblica si oppone a fatti di questo genere presenta la tipica ambivalenza della formazione reattiva, una strategia di difesa psichica in funzione di risposta al bisogno di sicurezza e di rinforzo dei legami sociali. Mentre da un lato rimarca le distanze tra le strutture di base della convivenza civile e le pulsioni autodistruttive che si manifestano in certi fenomeni di violenza esplosiva, per altro verso riafferma la prevedibilità delle conseguenze degli atti umani. Esattamente ciò che può essere detto, su un piano squisitamente antropologico, anche del perdono, ma con una sostanziale differenza: il perdono ha come condizione il riconoscimento dell&#8217;uguaglianza e della solidarietà tra il colpevole e l&#8217;offeso.</p>
<p>Sulle questioni morali viene spesso pronunciato l&#8217;adagio: &#8220;l&#8217;autorità vale quanto valgono i suoi argomenti&#8221;. Non sempre questa massima è saggia quanto sembra. Riguardo all&#8217;abolizione universale della pena capitale, ad esempio, anche se, secondo il parere prevalente in letteratura, non disponiamo di argomenti invincibili pro o contro, non per questo la ragione morale rimane muta. In simili casi la ragione segue il proprio istinto morale nel determinare la giustizia. E la ragion pratica qui dice che, per quanto doloroso, è doveroso anzitutto riconoscere che siamo comunque di fronte ad atti umani.<br />
Che cos’è l&#8217;istinto morale della ragione? L’inclinazione spontanea della ragione a realizzarsi coerentemente in relazione ai beni. Questa &#8220;spontaneità&#8221; è il corrispondente, sul piano pratico, del processo veritativo, o “oggettivante”, che Tommaso d&#8217;Aquino chiama <em>tendentia in objectum formale adequatum intellectus</em>. Così come l’oggetto si distingue dalla cosa in sé, poiché se da un lato si riferisce a quest’ultima dall’altro esiste solo in quanto riferito ad un soggetto, allo stesso modo il valore si distingue dal bene, pur rimanendo in stretta relazione con esso. Da questo punto di vista prevale il carattere soggettivo del valore, in quanto risultato di libere scelte e gerarchie personali di beni, per cui la persona è davvero la misura di tutti i valori. D&#8217;altra parte, l&#8217;inclinazione naturale della ragione conduce la persona a rivolgersi non ad un ordine qualsiasi di beni ed inoltre agisce in contesti storici, dominati dalla necessità di cooperare. In relazione alla determinazione del bene l&#8217;oggettività è dunque necessaria e prende la forma dell&#8217;intersoggettività. In altre parole, il vero bene emerge gradualmente nella situazione di perenne conflitto psicosociale in cui avviene la ricerca collettiva di quadri assiologici condivisi ma, al tempo stesso, questo dinamismo di crescita non soggiace ad alcun convenzionalismo, essendo governato da leggi intrinseche alla ragione: la proiezione universalistica, l&#8217;esigenza di coerenza interna, l&#8217;uguaglianza.</p>
<p>Il percorso di umanizzazione, per molti versi esemplare, registrato nella tradizione scritturistica ebraico-cristiana, attesta che lo stesso istituto della pena di morte rappresenta una tappa evolutiva della civilizzazione occidentale. Essa ha una storia che la precede, nei confronti della quale si pone come momento di rottura, in cui vige il diritto di faida, indicato nella Bibbia come “legge di Lamech”: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette&#8221;, i cui connotati più evidenti sono lo squilibrio, la disuguaglianza, l’assenza di misura.<br />
Alla luce delle considerazioni sull’intrinseca energia di crescita implicita nella tendenza istintiva della ragione alla verità morale, la legge del taglione, “occhio per occhio, dente per dente” e “pelle per pelle”, appare “giusta” in quanto mira a contenere gli effetti autodistruttivi e socialmente disgreganti della faida, stabilendo una certezza e prevedibilità della pena ma anche una proporzione tra l’offesa e il risarcimento. Stando alle scritture, tuttavia, non siamo ancora di fronte al punto terminale del processo evolutivo di demitizzazione della violenza e della sua progressiva riduzione al piano storico. Quanto più nelle Scritture ci si allontana da una visione antropomorfica del divino, con tanta maggiore sicurezza la violenza viene vista come limitata al piano esistenziale, cioè alla immanente storicità dell&#8217;agire umano e al suo esprimersi in strutture politiche e sociali che talvolta oggettivano il vissuto violento di un gruppo umano e dei suoi singoli membri.<br />
Così come produsse una radicale ripulsa dell&#8217;assassinio rituale e dei sacrifici umani, la demitizzazione biblica della violenza implica una sostanziale diffidenza nei confronti delle pretese virtù catartiche della violenza di ogni tipo, compresa quella terroristica o rivoluzionaria, e inclina anche ad un graduale rifiuto della pena capitale.<br />
Già nella legge mosaica, benché la condanna capitale non sia esclusa si può rintracciare la tendenza a complicarne la casistica e dunque a renderla sempre più eccezionale. Nel «discorso della montagna» riportato dal vangelo di Matteo Gesù proclama abrogata la legge del taglione, che già rappresentava un progresso rispetto alla faida tribale, e la sostituisce con i nuovi rapporti di fratellanza universale istituiti dalla Signoria del Padre e dalla sua offerta di perdono. E&#8217; appena il caso di rilevare come Gesù di Nazareth fosse personalmente contrario alla pena di morte. La celebre sentenza di Cristo “chi non ha peccato scagli la prima pietra” adombra il fatto che è impossibile tenere insieme principio di uguaglianza e pena di morte.<br />
Sebbene non senza fluttuazioni e incertezze, i più autorevoli scrittori cristiani del passato, più che ad un astratto rifiuto della pena di morte miravano a imbrigliare la condanna capitale in una complessa rete di garanzie per sottrarla agli abusi di potere e allo spirito di vendetta individuale e sociale. Oggi anche la riflessione teologico-morale classica che includeva la pena di morte nel contesto della legittima difesa del bene comune appare comunque superata dal pensiero e dalla prassi ecclesiale.</p>
<p>Come misura di giustizia, la pena di morte dà luogo a continui paradossi della ragion pratica. La pena capitale, come tutte le sanzioni, mira a ristabilire il diritto quale misura della coesistenza nell&#8217;uguaglianza, intrinsecamente violata nell&#8217;atto criminale. Poiché la società ristabilisce la giustizia ricorrendo ritualmente alla violenza, cioè mediante una riappropriazione collettiva, rigidamente delimitata e regolamentata, del diritto esclusivo di uccidere, con l&#8217;eliminazione fisica del colpevole lo status morale degli attori si rovescia, il diritto finisce col sancire la superiorità morale del giustiziato di fronte alla società. Ogni giustiziato muore sempre e comunque non solo inutilmente ma anche ingiustamente. Questo ribaltamento inerisce intrinsecamente alla sanzione capitale, non solo quando il condannato si chiama Antigone, Socrate o Gesù; ma quando ha per nome Mussolini, Ceausescu o Saddam Houssein.</p>
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			<media:title type="html">Wiligelmo, Lamech uccide Caino, Modena</media:title>
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		<title>Verità assoluta, verità asserite ovvero: Gesù e la parrucchiera</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 18:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Zagrebelsky]]></category>

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Duccio da Boninsegna, Gesù e la Samaritana
In un articolo sulle difficoltà del dialogo tra cattolici e laici, comparso di recente sul quotidiano la Repubblica, G. Zagrebelsky rileva un complesso di superiorità e una certa doppiezza da parte del magistero e degli intellettuali cattolici nel rapportasi con &#8220;i non credenti&#8221;. Zagrebelsky ascrive una parte importante della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=42&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/01/boninsegna_samaritana.jpg" title="Duccio da Boninsegna, Gesù e la Samaritana"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/01/boninsegna_samaritana.jpg" alt="Duccio da Boninsegna, Gesù e la Samaritana" /></a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/01/boninsegna_samaritana.jpg" title="Duccio da Boninsegna, Gesù e la Samaritana">Duccio da Boninsegna, Gesù e la Samaritana</a></p>
<p>In un articolo sulle difficoltà del dialogo tra cattolici e laici, comparso di recente sul quotidiano la Repubblica, G. Zagrebelsky rileva un complesso di superiorità e una certa doppiezza da parte del magistero e degli intellettuali cattolici nel rapportasi con &#8220;i non credenti&#8221;. Zagrebelsky ascrive una parte importante della colpa di questa situazione alla distinzione, comune nella dottrina cattolica, tra verità in tesi (livello dei principi non negoziabili) e in ipotesi (livello dell&#8217;applicazione dei principi sul piano della prassi). Secondo Zagrebelsky, ciò che viene asserito sul piano delle tesi viene spesso smentito sul piano delle ipotesi o, viceversa, ciò che viene acquisito sul piano della prassi non trova conferme e non viene accolto o non viene formalizzato sul piano delle tesi.</p>
<p>Le basi ed i problemi di comunicazione del dialogo tra cattolici e laici, in realtà, non sono qualcosa di molto diverso da quelli del dialogo tra credenti.<span id="more-42"></span><br />
Siamo tutti figli del fissismo aristotelico quando ci si interroga sulla verità e non teniamo conto della legge della gradualità che sostiene la concezione semitica, complessa e articolata, tutt&#8217;altro che ingenua, di una verità che si organizza analogicamente, che compare nelle Scritture.<br />
Mi aiuterò con un esempio tratto dal vangelo di Giovanni.</p>
<p>&#8220;Viene un tempo, ed è questo, in cui gli uomini adoreranno Dio in spirito e verità&#8221;.</p>
<p>E&#8217; già sorprendente che Gesù rivolga queste parole non ad un teologo, ma ad una donna comune; credente, ma non giudea. La scena, infatti, suscita stupore negli apostoli, come forse qualcuno oggi potrebbe meravigliarsi nel vedere l&#8217;eminente cardinale, citato da Zagrebelsky nel suo articolo, parlare di teologia con una parrucchiera. A parte questo, possiamo forse avere un&#8217;idea di cosa voglia dire &#8220;adorare Dio in spirito&#8221;; ma che s&#8217;intende, qui, con l&#8217;espressione &#8220;adorare <em>in</em> verità&#8221;?</p>
<p>Il concetto di verità &#8220;assoluta&#8221; è sconosciuto alla Bibbia, la quale preferisce esprimersi con categorie, come ad esempio &#8220;testimonianza&#8221;, che evocano piuttosto una speciale qualità del tempo (non <em>kronos</em>, bensì <em>kairòs</em>) nel quale la verità &#8220;viene&#8221; (<em>erchetai</em>) o &#8220;si fa&#8221;. La verità vi è concepita come una realtà vivente che, come tutto ciò che vive, cresce nel tempo, seguendo una sua precisa legge interna della gradualità. Non è lo scorrere del tempo a far crescere la verità, è piuttosto la verità a muovere il tempo; non sono gli eventi storici che cambiano le nostre opinioni, i valori, il modo di vedere le cose, non è il progresso umano a far avanzare la verità: è &#8220;vero&#8221;, piuttosto, ciò che fa crescere l&#8217;umanità aprendola gradualmente alla comprensione di sé, del proprio destino ultimo, del senso del proprio cammino nella storia. Nella prospettiva biblica, la verità è la struttura portante del tempo e il suo motore, non viceversa. Nella tensione tra <em>eschaton</em> (ultimo <em>kairòs</em>; senso, fine o scopo del tempo) e <em>apokalypsis</em> (rivelazione) il tempo dischiude il proprio significato solo nell&#8217;apparire della verità &#8220;tutta intera&#8221;. Se la verità &#8220;assoluta&#8221; vive nel tempo solo nella parola del testimone, cioè nella verità asserita, questa verità asserita è tuttavia solo provvisoria e, in certo modo, parziale ed a sua volta attende di avverarsi sotto il giudizio della verità &#8220;tutta intera&#8221;.</p>
<p>Il laico, per propria cultura, tende generalmente a diffidare di ogni assoluto, perché vi avverte una minaccia all&#8217;autonomia morale, al metodo del dubbio, al carattere ipotetico della proposizione scientifica; ma soprattutto perché una pretesa di assolutezza è storicamente alla base di ogni progetto di società autoritaria. Al contrario, nella visione ebraico-cristiana la verità &#8220;assoluta&#8221;, intesa, come si è detto, quale verità ultima di senso, è (a meno di clamorosi fraintendimenti, sempre possibili) condizione epistemologica di ogni dialogo interculturale e riserva critica nei confronti di ogni preteso assoluto mondano.<br />
Zagrebelsky rileva lucidamente che la preoccupazione del magistero cattolico di fronte al nuovo interesse della cultura laica per i temi religiosi è oggi il rischio di &#8220;protestantizzazione&#8221;, cioè della perdita della dimensione pubblica del cattolicesimo tradizionale. Questa preoccupazione agli occhi del laico può apparire, possiamo capirlo, una conferma del sospetto che il magistero non abbia in raltà mai rinunciato ad una sua visione illiberale sulla società. Ancora maggiori preoccupazioni ed un accurato esame di coscienza dovrebbe però, a mio avviso, suscitare nei pastori il fenomeno dell&#8217;incomunicabilità col loro stesso popolo: perché il vescovo non riesce più a farsi intendere dalla parrucchiera?</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/">Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/breve-introduzione-alla-lettura-dellantico-e-del-nuovo-testamento/">Breve introduzione alla teologia biblica</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2006/12/03/un-gesu-laico/">http://terradinessuno.wordpress.com/2006/12/03/un-gesu-laico/</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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	</item>
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		<title>Cosa c&#8217;è di universale nel caso Welby</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/10/lamentazioni-di-un-uomo-di-rissa/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 00:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>

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		<description><![CDATA[Giampiero carissimo,
Sono stata toccata profondamente dalla storia del signor Welby perchè questo è il percorso di tutte le persone affette da patologie neuromuscolari. Conosco persone che sono morte per questa malattia e altre che hanno il respiratore. Ora che sto abbastanza bene ti posso dire che vivere attaccata ad una macchina, senza poter uscire, stare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=40&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Giampiero carissimo,</p>
<p>Sono stata toccata profondamente dalla storia del signor Welby perchè questo è il percorso di tutte le persone affette da patologie neuromuscolari. Conosco persone che sono morte per questa malattia e altre che hanno il respiratore. Ora che sto abbastanza bene ti posso dire che vivere attaccata ad una macchina, senza poter uscire, stare seduta, girarmi su un lato, perfino non poter parlare&#8230; questa non è vita. <span id="more-40"></span>Ma nel momento stesso in cui il catarro ti riempie i bronchi e l&#8217;aria non arriva più, allora desideri solo vivere e faresti di tutto per continuare a farlo. Io ho uno spirito di sopravvivenza quasi animale, per cui spero di non dovermi mai accorgere di quello che sta avvenendo. Il Dottor Sciarra, il pneumologo di Welby è anche lo specialista della U.I.L.D.M. dove lavoro io, non avrebbe potuto mai farlo perchè in questo momento a Roma solo lui segue almeno altre trenta persone nelle stesse identiche condizioni di Piergiorgio. E se queste hanno ancora la speranza di vivere, lui dopo aver compiuto pubblicamente un tale atto non gli avrebbe infuso più coraggio. Secondo me Piergiorgio ha voluto cercare un modo per rendersi utile ad altri che non avevano la capacità di gestire tale situazione, ma avevano desiderio di compierla. Se avesse voluto compiere un atto egoistico avrebbe potuto farlo nel privato e nessuno avrebbe mai saputo niente. Per quanto riguarda la posizione della Chiesa capisco che deve mantenere la sua posizione dottrinale, ma molto spesso ha chiuso tutti e due gli occhi su situazioni veramente vergognose.</p>
<p>Un bacio, Gaia.</p>
<p>Adesso, dopo la morte di Welby, vorrei, come tutte le persone di buon senso, credo, che se ne rispettasse almeno il diritto a riposare in pace; ma ciò purtroppo non avverrà. Suo malgrado, egli fu uomo di rissa in questo mondo, come lamentava di sé il profeta Geremia. Il problema del trattamento medico dei malati terminali è già di per sé drammatico anche senza che se ne faccia un campo di scontro politico. E&#8217; un problema paradossale perché tocca un numero crescente di persone quanto più le tecnologie bio-mediche consentono di salvare vite umane. Il caso Welby è una storia universale nel senso che l&#8217;impiego crescente di tecnologia in medicina rende sempre più moralmente ambigua la prassi medica ed accresce le probabilità che la stessa cosa accada anche a noi. Temo perciò che invece che ad un aumento degli sforzi se non per risolvere quanto meno per mitigare o non peggiorare il problema, assisteremo a una caccia al colpevole.</p>
<p>Ritengo un errore non aver consentito le esequie liturgiche per Welby. L&#8217;autorità ecclesiastica ha molto più a cuore la propria coerenza dottrinale che la propria immagine. La scelta di non benedire la salma di Welby guarda ai rischi che le società corrono quando si indebolisce la percezione del dovere di difendere la vita. Si può persino ammirare questa severità nel richiamare al dovere di difendere la vita in ogni circostanza, soprattutto quando la si misuri con altre prassi e altri poteri, che sembrano alimentarsi di sola immagine, demagogia e opportunismo. Eppure&#8230; sul un piano dell&#8217;intelligenza pastorale dei problemi già papa Giovanni XXIII invitava a distinguere la condanna del peccato dalla misericordia dovuta alla persona. Lasciar prevalere la dottrina sulla pastorale, la norma sulla misericordia rappresenta, ritengo, un passo indietro.</p>
<p>Su un piano più strettamente dottrinale, la teoria deontologica cui parte del magistero si attiene perché considerata più sicura nelle questioni che toccano la difesa della vita, è comunque un&#8217;opzione filosofica. Altre opzioni, pure ammissibili, consentono margini di maggiore clemenza e di evitare un&#8217;inutile severità. Spesso chi crede di difendere la vita difende in realtà soltanto una teoria di fondazione della norma.</p>
<p>A coloro che reclamano la testa del medico che (con orribile espressione giornalistica) ha &#8220;staccato la spina&#8221;, esprimo sommessamente l&#8217;opinione che stabilire l&#8217;equazione morale tra sospensione del trattamento terapeutico e suicidio assistito è immensamente pericoloso perché potrebbe accentuare irresistibilmente l&#8217;inclinazione del medico verso l&#8217;accanimento terapeutico e quindi rappresentare un incalcolabile pericolo per la collettività.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Pena di morte: perché è giusto abolirla ovunque e per sempre</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/05/pena-di-morte-perche-e-giusto-abolirla-ovunque-e-per-sempre/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2007 13:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti dell'uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul piano puramente tecnico dell&#8217;argomenazione giuridica si deve convenire con eminenti studiosi di diversa tradizione filosofico-giuridica, come N. Bobbio o F. D&#8217;Agostino, i quali dimostrano che in tema di pena di morte non esiste l&#8217;argomento invincibile, il colpo del knock-out in grado di sbaragliare la tesi avversa. Non è possibile in questa sede esporre e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=35&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/01/foto-di-steve-rhodes.jpg" title="Foto di Steve Rhodes"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/01/foto-di-steve-rhodes.jpg" alt="Foto di Steve Rhodes" /></a>Sul piano puramente tecnico dell&#8217;argomenazione giuridica si deve convenire con eminenti studiosi di diversa tradizione filosofico-giuridica, come N. Bobbio o F. D&#8217;Agostino, i quali dimostrano che in tema di pena di morte non esiste l&#8217;argomento invincibile, il colpo del knock-out in grado di sbaragliare la tesi avversa. Non è possibile in questa sede esporre e discutere nel dettaglio le armi a disposizione nel repertorio degli uni e degli altri, semplicemente qui si ammette l&#8217;equilibrio delle ragioni pro o contro la pena di morte.</p>
<p>Le ragioni che faranno prevalere il no alla pena di morte vanno cercate sul piano antropologico, cioè ad un  livello pre-giuridico, in quella sorta di biografia collettiva cristallizzata nei miti di fondazione delle civiltà. <span id="more-35"></span>Tali ragioni affondano le radici nel sentimento diffuso della giustizia che solo gradualmente emerge in forme giuridicamente consapevoli seguendo le tipiche leggi di crescita insite nei processi di individuazione ed elaborazione dei valori. Torna utile qui la lezione di R. Girard, perché è appunto sul piano antropologico che vediamo sopravvivere, anche in civiltà giuridiche avanzate, residui di pensiero mitico, che contempla la possibilità di ricostituire la coesistenza  umana, negata nell&#8217;attuazione del crimine, grazie all&#8217;espulsione del colpevole non solo dalla convivenza civile ma da qualsiasi relazione e dall&#8217;esistenza stessa degli esseri umani viventi. Da un punto di vista psicosociale il fenomeno può essere descritto come una prassi ritualistica per mezzo della quale le società tribali tentano di controllare e contenere la presenza del male e le tendenze autodistruttive presenti nel loro stesso seno. Detto nei termini, a noi oggi più congeniali, del linguaggio dei diritti, è la qualifica stessa di umanità che viene negata alla vita ed agli atti del colpevole nello sforzo di ristabilire la dignità dell&#8217;offeso e dell&#8217;intera collettività.</p>
<p>Nella nostra civiltà è il fallimento della giustizia nel processo a Socrate, ma più ancora nel processo che si conclude con la condanna a morte di Gesù, come recentemente ha dimostrato G. Zagrebelsky, all&#8217;origine non solo degli aspetti processualpenalistici e più in generale giuridici del rapporto tra stato e individuo ma anche del rapporto tra forma del potere politico e diritti umani. La lezione storica che sta alle basi della tradizione  morale dell&#8217;occidente è che è meglio subire l&#8217;ingiustizia che compierla, è preferibile non punire il colpevole che colpire l&#8217;innocente. Tradizionalmente questa consapevolezza morale si è espressa nella forma di vari principi prudenziali che tengono conto della fallibilità umana e dunque del fatto che un errore giudiziario è sempre possibile. Ma ciò cui oggi assistiamo è l&#8217;emergere progressivo, sul piano antropologico, della ben più radicale consapevolezza della non eliminabilità del male dalla convivenza umana attraverso lo strumento della norma, umana o divina che sia. Emerge gradualmente e sarà sempre più evidente anche sul piano della civiltà giuridica l&#8217;idea che un passo decisivo di giustizia dev&#8217;essere compiuto non ripetendo all&#8217;infinito il tragico rituale dell&#8217;autoliberazione dal male, che alimenta se stesso attraverso l&#8217;eliminazione fisica del colpevole. Eliminare la pena di morte stessa.</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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			<media:title type="html">Foto di Steve Rhodes</media:title>
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	</item>
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		<title>Caso Welby, un kairòs per pensare</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Dec 2006 10:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Piergiorgio Welby]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il caso Welby continua ad offrire occasione di riflessioni alla società civile ed alla pubblica opinione, ma meglio sarebbe dire alla &#8220;collettività morale&#8221; cui apparteniamo. La prima riflessione riguarda l&#8217;ambiguità dei termini che ha spesso alimentato la confusione ed ha oggettivamente danneggiato Welby e continua a danneggiare molti malati in fase terminale. La parola eutanasia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=26&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="right"><img src="http://www.kairos.cz/images/Kairos-velky1.jpg" alt="Lisippo, allegoria dell'opportunità (kairòs)" style="width:366px;height:344px;" align="left" height="344" width="366" /></p>
<p align="left">Il caso Welby continua ad offrire occasione di riflessioni alla società civile ed alla pubblica opinione, ma meglio sarebbe dire alla &#8220;collettività morale&#8221; cui apparteniamo. La prima riflessione riguarda l&#8217;ambiguità dei termini che ha spesso alimentato la confusione ed ha oggettivamente danneggiato Welby e continua a danneggiare molti malati in fase terminale. <span id="more-26"></span>La parola eutanasia ha il pregio-difetto di essere fortemente evocativa e valutativa. Si cerca per questo di sostituirla con espressioni meno perturbanti, ma finché essa è usata nei discorsi etici che riguardano i trattamenti medici della persona morente dovrebbe essere chiaro che essa è generica ed indica un certo numero  di soluzioni mediche possibili al problema di porre fine alle sofferenze del malato, soluzioni dal significato morale molto diverso. Neppure la classica distinzione tra eutanasia passiva/attiva, diretta/indiretta risulta davvero chiarificante perché in origine fu pensata per permettere di modulare il giudizio morale non per distinguere una prassi medica dall&#8217;altra. &#8220;Eutanasia&#8221; comprende dalla sospensione dell&#8217;accanimento terapeutico, alla sospensione di trattamenti futili, alle cure palliative, fino al suicidio medicalmente assistito e probabilmente altro ancora. Ognuna di queste pratiche merita un giudizio morale a sé e occorre attenzione nell&#8217;uso dei termini: solo quella eutanasia che indica il suicidio medicalmente assistito raccoglie un giudizio quasi generale di illiceità sia nella prassi etica diffusa che negli ordinamenti giuridici. Su tutte le altre la discussione è aperta. In materia etica la scelta dei termini e delle argomentazioni è tutt&#8217;altro che casuale; al contrario, rivela le opzioni preliminari delle diverse teorie di fondazione delle norme. Allo stesso modo, la confusione terminologica e il disordine argomentativo sono indici di una inconsapevolezza dei propri presupposti epistemologici e teorici. Quando poi si tratta di prendere decisioni urgenti sulla pelle delle persone questa confusione diviene moralmente intollerabile in chi queste decisioni deve tradurre in prassi quotidiana. Si continua, ad esempio, nel dibattito pubblico nel nostro Paese, a perdere tempo con schematizzazioni del tipo etica della qualità/sacralità della vita oppure addirittura semplificazioni caricaturali come etica laica/cattolica. Tutti abbiamo visto, in questi giorni, che intellettuali di estrazione cattolica, e quindi tutti astrattamente ascrivibili allo schieramento per la sacralità della vita, esprimere giudizi morali reciprocamente opposti circa il tipo di eutanasia che è in gioco nel caso Welby. Ciò vuol dire semplicemente che il cosiddetto principio della sacralità della vita (e il suo corrispettivo della &#8220;qualità della vita&#8221;) in realtà non consente conclusioni univoche nel giudizio pratico. La ragione risiede nel fatto che il credente non dispone di particolari norme rivelate, in questo campo, e si lascia guidare, come tutti, dal lume naturale della ragione. In altri termini, ogni essere umano, e dunque ogni credente per proprio conto, abbraccia, in maniera più o meno consapevole, una delle fondazioni della norma che la ragion pratica mette a disposizione. E&#8217; vero che tradizionalmente la funzione magisteriale delle comunità cristiane, e in particolare di quelle cattoliche, in fatto di tutela della vita, predilige autorevolmente un&#8217;impostazione deontologica (basata sulla <em>gravitas materiae</em>, ossia sull&#8217;intrinseca natura, sul significato intrinseco dell&#8217;atto umano) perché ritenuta tuziorista, ma, non trattandosi di dogmi o verità rivelate, altre fondazioni etiche, come ad esempio la teleologica (basato sul giusto ordine di mezzi rispetto al fine ultimo, rappresentato dalla persona umana) hanno avuto ed hanno diritto di cittadinanza nelle comunità ecclesiali e spesso risulta prevalente presso quei gruppi di laici con un&#8217;alta competenza intellettuale e morale. Riguardo al caso Welby l’argomentazione teleologica è in grado di concludere sulla liceità del distacco dal respiratore automatico, giacché nessun intervento medico può perfezionare il suoi scopi di servizio alla persona del malato prescindendo dal consenso di quest’ultimo. La tecnica imprime valore alle cose. Questa è la ragione per cui quello che sfugge alla tecnica sembra sfuggire al mondo umano, tutto ciò che essa conquista appare conquistato alla verità ed al buon senso. L’adagio spesso citato: «tutto quanto tecnicamente si può, moralmente si deve», esprime appunto il carattere autoreferenziale della tecnologia in quanto fattrice di valori. Tuttavia, la parabola della razionalità tecnologica, per tutta l’antichità fino all’Umanesimo considerata un agire moralmente indifferente ed in seguito, con la nascita del pensiero scientifico, intrinsecamente buono, non di rado incontra oggi un giudizio che sempre più di frequente vi vede una forma intrinsecamente ambigua dell’operatività umana. Applicata alla vita, la (bio)tecnologia di volta in volta aggiunge valore all’umano, lo viola o addirittura lo pone come proprio prodotto. Anche riguardo a quest’ultimo aspetto il caso Welby deve far riflettere. L’alimentazione e l’idratazione non sono tradizionalmente contemplate come attività terapeutiche e per questo, secondo l’impianto argomentativo deontologico, non si configurerebbe mai un accanimento terapeutico in questi casi. Dopo aver mostrato il suo potere di cambiare la qualità della vita, la razionalità poietica sembra adesso volgersi ad un cambiamento qualitativo della vita, ad una mutazione tecnologica del significato morale di atti come il semplice dar da mangiare e da bere. Una volta di più, non tutto quanto è tecnicamente possibile lo è anche moralmente, non nel caso di Welby, quando la tecnologizzazione di atti umani naturalmente finalizzati a tutelare la vita e la dignità della persona (dar da mangiare all’affamato, da bere all’assetato), li disumanizza dando loro il senso snaturato di un insopportabile prolungamento e di una privazione della dignità del morire.</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right">Per approfondire</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/dispensa-di-bioetica/">http://terradinessuno.wordpress.com/dispensa-di-bioetica/</a></p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right">Sullo stesso argomento, vedi</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right"><a href="http://http://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/10/lamentazioni-di-un-uomo-di-rissa/">http://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/10/lamentazioni-di-un-uomo-di-rissa/ </a></p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
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			<media:title type="html">Lisippo, allegoria dell'opportunità (kairòs)</media:title>
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		<title>Un Gesù laico?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 02:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialogo Chiesa-Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Augias]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Guardini]]></category>
		<category><![CDATA[Rudolph Bultmann]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;enigma della persona di Gesù di Nazareth continua ad esercitare un fascino irresistibile.
Nella prefazione di una recente riedizione di alcuni suoi contributi teologici, Benedetto XVI ricorda la grande fioritura di studi sul Gesù della storia, che si ebbe negli anni trenta, in particolare con R. Guardini. Il tema centrale del dibattito era allora il rapporto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=23&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2006/12/hungarianpraymanuscript1192-1195.jpg" title="hungarianpraymanuscript1192-1195.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2006/12/hungarianpraymanuscript1192-1195.jpg" alt="hungarianpraymanuscript1192-1195.jpg" align="left" /></a></p>
<p>L&#8217;enigma della persona di Gesù di Nazareth continua ad esercitare un fascino irresistibile.<br />
Nella prefazione di una recente riedizione di alcuni suoi contributi teologici, Benedetto XVI ricorda la grande fioritura di studi sul Gesù della storia, che si ebbe negli anni trenta, in particolare con R. Guardini. Il tema centrale del dibattito era allora il rapporto tra la storicità e l&#8217;autocoscienza di Gesù. Lo stesso Pontefice ricorda che in seguito, negli anni &#8216;50, si affermò, con R. Bultmann, la moda della &#8220;demitizzazione&#8221; e con essa l&#8217;impresa un po&#8217; pretenziosa di raggiungere il nucleo storicissimo della vicenda umana del Cristo non attraverso l&#8217;interpretazione della lettera evangelica ma per la via di un&#8217;opera di energica ripulitura ed espunzione dalla pagina scritturistica di ogni presunta superfetazione teologica. Forse sulla scia delle fortune editoriali del <em>Codice da Vinci</em> la tendenza a contrapporre al Cristo della fede il Gesù della storia sembra tornata in voga. <span id="more-23"></span>La novità di questi ultimi tempi sembra però risiedere nel fatto che ad essere attratti dalla figura storica del Nazareno sono sempre più i non credenti. Tra i segnali di questa fioritura dell&#8217;interesse per il Gesù &#8220;laico&#8221; rientra a pieno titolo il recente volume di C. Augias e M. Pesce, <em>Inchiesta su Gesù</em>.<br />
Il punto forte del libro mi sembra il fatto che vi si tende a riconoscere nella vicenda storica di Gesù l&#8217;atto di fondazione dell&#8217;identità morale e il tipico profilo antropocentrico della spiritualità dell&#8217;Occidente. Tutto ciò, naturalmente, non può che essere condiviso dal credente, la cui sensibilità è tuttavia assalita da un insopprimibile disagio se la primogenitura morale di Gesù viene riconosciuta a prezzo della spogliazione della persona del Cristo di quella singolare relazione con Dio che i Vangeli invero gli attribuiscono ad ogni pagina.<br />
E&#8217; scientificamente illusorio e metodologicamente scorretto vivisezionare il dato scritturistico alla ricerca dei più piccoli indizi storici di una biografia di Gesù, che i vangeli quasi ignorano, e rifiutarsi di vedere l&#8217;enormità delle affermazioni sull&#8217;identità divina di Gesù che i vangeli gli attribuiscono ad ogni passo, come tratto centrale della sua vicenda terrena. Certe affermazioni maestose di Gesù su se stesso &#8220;Non c&#8217;è altro accesso al Padre se non per mezzo di me&#8221;; oppure: &#8220;Nessuno conosce il Padre se non Il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare&#8221; suonano davvero scandalosamente solenni solo se pensiamo siano state veramente pronunciate da un uomo in carne e ossa. Non risulterebbero così impressionanti se dessimo per sott&#8217;inteso che si tratta in realtà di frasi messe in bocca a posteriori ad un personaggio mitizzato. Così l&#8217;identità ultraterrena di Gesù si riempie di senso solo alla luce della travolgente novità storica del Cristo ed in particolare della sua morte; come la ricostruzione del suo percorso biografico può essere storicamente convincente solo alla luce delle sua autocoscienza circa la sua speciale relazione con il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Ad esempio, i sinottici e Giovanni sono concordi nell&#8217;affermare, al di là di ogni dubbio, che le vere cause storiche della condanna di Gesù sono&#8230; teologiche, e debbono precisamente cercarsi nelle affermazioni di Gesù stesso circa la propria figliolanza divina.<br />
I vangeli vanno rispettati così come sono e per quello che sono: il racconto di fondazione di una comunità che si crede chiamata ad abbracciare il mondo intero per intero, non solo sotto il profilo morale. Oggi noi rischiamo di smarrire la rilevanza teologica, oltre che antropologica, del narrare; la teologia, come Augias garbatamente fa notare, è effettivamente divenuta uno schermo tra Gesù e gli uomini, ma solo quando ha tralasciato quella sua originaria valenza cristocentrica e narrativa per divenire eccessivamente essenzialista, metafisica, speculativa. Si tratta, perciò, di una colpa che non andrebbe ascritta alla fede cristiana o al discorso teologico come tale ma semmai (e qui mi sembra che la critica di Augias sia particolarmente acuta) ad una responsabilità storica delle comunità ecclesiali contemporanee.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/">Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/breve-introduzione-alla-lettura-dellantico-e-del-nuovo-testamento/">Breve introduzione alla teologia biblica</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/15/verita-assoluta-verita-asserite-ovvero-gesu-e-la-parrucchiera/">http://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/15/verita-assoluta-verita-asserite-ovvero-gesu-e-la-parrucchiera/</a></p>
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		<title>Scherza coi santi</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2006 01:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Cardinale Ruini]]></category>

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		<description><![CDATA[
// 


Il Card. Camillo Ruini
Ridendo castigare mores è da sempre il ruolo che si assume la satira; una funzione preziosa nel dialogo pubblico: esercizio della libertà di pensiero in regime di stato di diritto, diviene affermazione del primato della coscienza e della persona di fronte ad ogni tentazione autoritaria ed esercizio dispotico del potere.
La satira [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=17&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><!-- End W3Counter Tracking Code--></p>
<p><a title="92545414_aed0723072_m.jpg" href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/92545414_aed0723072_m.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/92545414_aed0723072_m.jpg" alt="92545414_aed0723072_m.jpg" align="right" /></a></p>
<p align="right">Il Card. Camillo Ruini</p>
<p><em>Ridendo castigare mores</em> è da sempre il ruolo che si assume la satira; una funzione preziosa nel dialogo pubblico: esercizio della libertà di pensiero in regime di stato di diritto, diviene affermazione del primato della coscienza e della persona di fronte ad ogni tentazione autoritaria ed esercizio dispotico del potere.<br />
La satira è pensiero paradossale: a ciò è legato il suo effetto comico, la sua peculiare capacità di giungere, a suo modo, alla verità. La satira è, insomma, un ragionamento, ma un ragionamento di tipo particolare, un ragionamento etico, che segue la logica propria della ragion pratica. <span id="more-17"></span>Così come esistono leggi universali del giudizio, che altro non sono che le leggi di funzionamento della ragione umana (ad esempio, un asserto non può essere contemporaneamente vero e falso sotto il medesimo aspetto) esistono anche leggi universali del funzionamento della ragione pratica. Ad esempio, una determinata azione non può essere ad un tempo giusta e sbagliata nelle medesime circostanze e in vista dei medesimi fini.<br />
Anche in un&#8217;arena secolare, quale quella in cui viviamo, se ha senso parlare di pluralismo etico e di una molteplicità di voci in capitolo anche in materia morale, ciò avviene paradossalmente proprio perché, nella prospettiva del giudizio sulla validità di un determinato comportamento non vi può essere che una sola etica, quella &#8220;giusta&#8221; per definizione: l&#8217;etica razionale. Quest&#8217;unica etica razionale, infatti, con le sue leggi di funzionamento, non esiste galleggiante nell&#8217;aria, ma sussistente nelle varie &#8220;etiche&#8221; (cristiana, laica, ecc.) quasi impressa nelle rispettive capacità di concretizzarla in una prassi e di incidere così sulla storia. Lo scontro dialettico tra queste diverse “famiglie morali” è importantissimo per liberare (attraverso l&#8217;argomentazione, la prassi politica, la forza testimoniale) il contenuto razionale delle rispettive prassi.<br />
E’ proprio qui, nel conflitto critico tra le diverse tradizioni di pensiero etico, che il ruolo della satira, in quanto ragionamento etico, come si diceva, si rivela particolarmente importante.<br />
Si è discusso molto, recentemente, in Italia, sulla legittimità della satira di argomento, diciamo così, religioso e su come distinguere tra satira “legittima” dal puro e semplice insulto. Preme sottolineare, a questo proposito, la rilevanza del ruolo maieutico svolto dall&#8217;argomentazione tra le regole del gioco nel dialogo etico.Ciò che qui si vuole dire in margine alle recenti polemiche circa la satira su personaggi e cose appartenenti al mondo religioso (cristiano e non) è che censure e cacce alle streghe sono inutili e controproducenti, poiché la vera satira, in quanto ragionamento etico <em>sui generis,</em> possiede un suo criterio interno di autenticità ed una sua capacità di autoregolamentazione: la vera satira si riconosce dai suoi argomenti. E’ appena il caso di osservare che l&#8217;insulto e il sarcasmo non sono argomenti; così come l’argomentazione ad hominem possono esser definiti una fallacia di irrilevanza.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>La doppia sconfitta della democrazia</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2006/11/02/la-doppia-sconfitta-della-democrazia/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Nov 2006 09:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
		<category><![CDATA[populorum progressio]]></category>
		<category><![CDATA[Vertice FAO]]></category>

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		<description><![CDATA[
Stiamo perdendo la guerra contro la fame perché combattiamo (altre) guerre sbagliate?
Secondo l&#8217;annuale rapporto della FAO il numero delle persone sottonutrite è in aumento e non si riuscirà a cogliere l&#8217;obiettivo di dimezzare il fenomeno entro il 2015.
Nel frattempo la difficoltà di affermare sul piano internazionale il principio di legalità va di pari passo con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=8&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2006/12/socotra3.jpg" alt="" align="left" /></p>
<p>Stiamo perdendo la guerra contro la fame perché combattiamo (altre) guerre sbagliate?<br />
Secondo l&#8217;annuale rapporto della FAO il numero delle persone sottonutrite è in aumento e non si riuscirà a cogliere l&#8217;obiettivo di dimezzare il fenomeno entro il 2015.<br />
Nel frattempo la difficoltà di affermare sul piano internazionale il principio di legalità va di pari passo con la lentezza dei processi che dovrebbero riempire di uguaglianza sostanziale le dichiarazioni astratte e formali dei diritti umani.<span id="more-8"></span> Senza legalità e diritti dell&#8217;uomo il modello democratico si riduce ai suoi aspetti procedurali: come potrà presentarsi credibilmente ai Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo come condizione di crescita ed umanizzazione e non ridursi piuttosto ad un esercizio di potere dispotico ed arbitrario, sostanzialmente identico a quelli che pretende di sostituire (all&#8217;occorrenza giungendo all&#8217;uso della forza)?<br />
Le democrazie rischiano così una duplice disfatta: una sul piano militare e politico, sconfitta implicita nell&#8217;idea di una democrazia imposta in modo illegale e, in ultima analisi, non democratico, come vediamo accadere in Iraq. L&#8217;altra si pone sul piano culturale ed umano con la perdita dell&#8217;attrattiva di cui il modello democratico godeva dalla fine dell&#8217;ultima guerra mondiale, capace di suscitare ideali e processi di liberazione dal bisogno e dalla paura. Questa seconda sconfitta è ben esemplificata nel fallimento dei programmi di lotta alla sottoalimentazione, ed è, a ben vedere, causa dell&#8217;altra.</p>
<p>C&#8217;è un lato della questione dell&#8217;esportabilità della democrazia che si presta ad una lettura psicologica ed etica e che reclama il ricorso ad un&#8217;antropologia nella quale l&#8217;elemento dinamico risulti essenziale. Sotto questa luce lo sviluppo appare un bisogno non indotto dall&#8217;educazione o dalla cultura o dal mercato, ma una vera esigenza umana originaria. L&#8217;ambiente interviene solo nell&#8217;orientare la crescita e nel determinarla, nell&#8217;agevolarla o nell&#8217;ostacolarne il processo, mai nello sviluppo come tale, come impulso all&#8217;autocompimento. «La crescita è sintesi dei nostri doveri» (Populorum Progressio, 16) non solo nel senso che prendendoci cura del nostro e dell&#8217;altrui sviluppo assolviamo implicitamente tutti gli altri nostri doveri; ma soprattutto nel senso che si cresce, ci si autorealizza, solo sintetizzando, integrando tra loro le nostre attitudini temporali e quel di più di desiderio di autocompimento che ancora sporge oltre il soddisfacimento di ogni bisogno secolare. Significa far affiorare la radice umana del sottosviluppo internazionale, troppo spesso ridotto ai suoi risvolti puramente politici ed economici.</p>
<p>Da questo punto di vista, diciamo così, umanistico appare chiaramente che ogni strategia di soluzione del problema non potrà prescindere da due presupposti: la pertinenza, anzi, la specificità etica del tema dello sviluppo e il carattere obbligatorio della solidarietà sul piano internazionale, di modo che la responsabilità per lo sviluppo di ciascuno e di tutti appaia sotto ogni aspetto come parte integrante di un vero processo globale di democratizzazione.</p>
<p>Su questo argomento vedi anche:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/08/ecologia-e-psicologia-profezie-che-si-autoavverano-la-sindrome-di-cassandra/">Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/20/pace-e-guerra-come-problema-ecologico/">Pace e guerra come problema ecologico</a></p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/natura-e-citta-un-percorso-ecologico/">Natura e città. Un percorso ecologico</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/terradinessuno.wordpress.com/8/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/terradinessuno.wordpress.com/8/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/8/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=8&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Se c&#8217;è una terza via tra accanimento terapeutico ed eutanasia</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2006/10/31/se-ce-una-terza-via-tra-accanimento-terapeutico-ed-eutanasia/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2006 00:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dibattito che di recente si è riacceso in Italia sui problemi bioetici connessi all&#8217;eutanasia mette in risalto alcune importanti questioni inerenti l&#8217;ambiguità del ruolo culturale giocato oggi dalla tecnologia. Basti pensare al fatto che le dimensioni assunte dalla medicalizzazione nei Paesi occidentali è tra le cause principali del prolungamento della vita e dell&#8217;innalzamento della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=7&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il dibattito che di recente si è riacceso in Italia sui problemi bioetici connessi all&#8217;eutanasia mette in risalto alcune importanti questioni inerenti l&#8217;ambiguità del ruolo culturale giocato oggi dalla tecnologia. Basti pensare al fatto che le dimensioni assunte dalla medicalizzazione nei Paesi occidentali è tra le cause principali del prolungamento della vita e dell&#8217;innalzamento della sua qualità ma, nel contempo, anche della crescita del tasso di cronicizzazione delle malattie e dell&#8217;esplosione dei problemi sanitari e morali connessi alla cura dei pazienti terminali. <span id="more-7"></span>Quest&#8217;ambiguità investe in primo luogo i soggetti: a chi spetti il potere di decidere se operare l&#8217;eutanasia e perché; se un tale immenso potere non sia del tipo &#8220;tutto-o-niente&#8221; e non renda dunque impossibile qualsiasi politica pubblica in materia o, all&#8217;opposto, non annulli l&#8217;autonomia morale di chi è chiamato ad esercitarlo; chi abbia diritto ad un&#8217;eventuale assistenza medica al suicidio ed alla piena &#8220;informazione&#8221;; se tali diritti del paziente non si traducano, nel concreto di certe situazioni estreme, in una sorta di &#8220;accanimento burocratico&#8221;, in un danno per la sua libertà e in un&#8217;accentuazione, a suo svantaggio, dell&#8217;asimmetria di potere esistente nel rapporto col medico.</p>
<p>Quest&#8217;ambiguità ha esiti particolarmente penosi quando si riflette su una sorta di disorientamento etico diffuso: all&#8217;estremo opposto rispetto al tema dell&#8217;eutanasia e del suicidio medicalmente assistito, preoccupa il problema dell&#8217;accanimento terapeutico, spesso equivocato come un dovere dettato dal rispetto della vita umana, mentre si registrano casi in cui i pazienti o le loro famiglie rifiutano cure palliative scambiandole per pratiche eutanasiche. Non sorprende affatto, dunque, la difficoltà di esprimere coerenti politiche pubbliche in questo settore.<br />
Non possiamo ragionevolmente ignorare che il giudizio sulla singola azione è sempre emesso inserendola in una struttura globale di credenze e insieme di valori, il cui scopo è quello di soddisfare la domanda di senso di una certa collettività morale. In altri termini, ciascuna di queste espressioni, ovviamente, reca implicito anche un pre-giudizio morale sugli atti umani.</p>
<p>Qualsiasi giudizio si ritenga di dover esprimere circa l&#8217;eutanasia e l&#8217;accanimento terapeutico, una terza via, equidistante tra accanimento terapeutico e suicidio assistito, sarà comunque possibile trovarla solo smascherando quello che potremmo definire un nuovo pregiudizio, un pregiudizio indotto proprio dall&#8217;irruzione massiccia della tecnologia sulle fasi terminali della vita umana: l&#8217;idea che vi siano vite indegne di essere vissute e che persone costrette irreversibilmente al di sotto di certi standard qualitativi di salute non possano desiderare altro che smettere di vivere. La tentazione di rinunciare alla ricerca ed alla giustificazione etica di questa terza via, è legata non ad una qualche intrinseca impervietà metafisica del problema, ma al tentativo di respingere precisamente la domanda sull&#8217;essenza e il senso ultimo degli atti umani.</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/dispensa-di-bioetica/"><strong><em>Per approfondire</em></strong></a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/terradinessuno.wordpress.com/7/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/terradinessuno.wordpress.com/7/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/7/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=7&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Pensare la crisi ecologica</title>
		<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2006/10/31/pensare-la-crisi-ecologica/</link>
		<comments>http://terradinessuno.wordpress.com/2006/10/31/pensare-la-crisi-ecologica/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2006 23:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Smog sulla Valle del Po (foto NASA)
L&#8217;umanità consuma oggi una massa di risorse doppia rispetto alle capacità di autoriparazione del pianeta. E&#8217; l&#8217;allarme lanciato recentemente dal WWF. Eppure non pare siano molti a prendere seriamente l&#8217;idea che a questo tema è legata la sopravvivenza stessa dell&#8217;umanità; se fosse vero il contrario credo che non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=6&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> <a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2006/12/nasa6-703-44.jpg" title="nasa6-703-44.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2006/12/nasa6-703-44.jpg?w=335&#038;h=335" alt="nasa6-703-44.jpg" align="right" height="335" width="335" /></a></p>
<p>Smog sulla Valle del Po (foto NASA)</p>
<p>L&#8217;umanità consuma oggi una massa di risorse doppia rispetto alle capacità di autoriparazione del pianeta. E&#8217; l&#8217;allarme lanciato recentemente dal WWF. Eppure non pare siano molti a prendere seriamente l&#8217;idea che a questo tema è legata la sopravvivenza stessa dell&#8217;umanità; se fosse vero il contrario credo che non si parlerebbe d&#8217;altro.<span id="more-6"></span><br />
Occorre anzitutto sottolineare che la crisi dell&#8217;ecosistema rappresenta una sfida inedita nella storia della ragione. Se da una parte, infatti, la crisi dipende dall&#8217;attività umana, vale a dire da fattori che ricadono nella sfera della libertà, quella nella quale, secondo la celebre definizione aristotelica, rientra &#8220;ciò che dipende da noi&#8221;, tuttavia l&#8217;operatività coinvolta in tale crisi non è semplicemente quella propria del singolo individuo né quella che dipende da una mera somma di atti individuali. L&#8217;attività umana che determina la crisi dell&#8217;ecosistema si esprime negli stili di vita di moltitudini, è ispirata da scelte politiche, è sorretta ed alimentata da forze economiche<br />
globali e finisce per strutturarsi culturalmente in quella che è stata definita un&#8217;epistemologia del dominio.<br />
Non basta pertanto appellarsi ad una sorta di conversione ecologica da affidare alla buona volontà dei singoli cittadini ma neppure alla civiltà giuridica ed etica dell&#8217;occidente, che interroga invano la propria tradizione di fronte alla novità della questione, legata in un tutt&#8217;uno con le sue dimensioni ecosistemiche. Sarebbe possibile sostenere, oltre tutto, che le matrici stesse dell&#8217;occidente non siano affatto incolpevoli nella riduzione della natura a semplice oggetto di dominio e nell&#8217;aver imposto la mediazione della razionalità tecnologica come unica possibilità di rapportarsi sensatamente alla natura. Fino al paradosso che le strategie per rimediare ai danni ambientali prodotti dall&#8217;impatto delle tecnologie implicano un investimento ancora maggiore di tecnologia.<br />
Quello che si vuole dire qui è che un approccio giuridico sopranazionale, come si sta tentando faticosamente di realizzare, è indispensabile ma non ancora sufficiente. Ciò che spesso sembra sfuggire persino a molti dei più sensibili intellettuali è appunto l&#8217;esistenza di un aspetto epistemologico della questione ecologica: esiste una responsabilità umana nei confronti della crisi dell&#8217;ecosistema legata al modo in cui acquisiamo conoscenze scientifiche sulla natura, in quanto tali conoscenze divengono il presupposto di un impatto sistematico della tecnologia su scala planetaria.</p>
<p>Vedi anche:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/08/ecologia-e-psicologia-profezie-che-si-autoavverano-la-sindrome-di-cassandra/">Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra</a></p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/20/pace-e-guerra-come-problema-ecologico/">Pace e guerra come problema ecologico</a></p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/natura-e-citta-un-percorso-ecologico/">Natura e città. Un percorso ecologico</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/terradinessuno.wordpress.com/6/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/terradinessuno.wordpress.com/6/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/terradinessuno.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/terradinessuno.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/terradinessuno.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/terradinessuno.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/terradinessuno.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/terradinessuno.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/terradinessuno.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/terradinessuno.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/terradinessuno.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/terradinessuno.wordpress.com/6/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradinessuno.wordpress.com&blog=497134&post=6&subd=terradinessuno&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Benvenuti</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2006 16:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>

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		<description><![CDATA[Benvenuti su  terradinessuno
Il sito è uno spazio di discussione aperto sui temi delle scienze umane, le scienze religiose, la bioetica, la filosofia senza altri limiti se non quello implicito nel titolo&#8230; terradinessuno.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Benvenuti su  <strong><em><a href="http://terradinessuno.wordpress.com" title="dialoghi con giampiero tre re">terradinessuno</a><a href="http://wordpress.com/"></a></em></strong><br />
Il sito è uno spazio di discussione aperto sui temi delle scienze umane, le scienze religiose, la bioetica, la filosofia senza altri limiti se non quello implicito nel titolo&#8230; <a href="http://terradinessuno.wordpress.com" title="dialoghi con giampiero tre re"><strong><em>terradinessuno</em></strong></a><a href="http://wordpress.com/"></a>.</p>
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