Giulia E. Nawratinawska, Ore miniate
di Giulia E. Nawratinawska
bianco e vermiglio
Tu che mi accarezzi l’anima,
il mio abbraccio contro
il tuo.
Le tue dita di ghiaccio
e di rubino.
Onda e tempesta in me.
divina metamorfosi
Indulge la mia mano
sul tuo viso, la tua
pelle bianca e
purissima. Ha il
gusto della neve
ogni tuo bacio, in
questo giardino
interiore
cielo e terra
si incontrano.
il tempo
Vorrei fermare il tempo
sul tuo sguardo distratto
Nell’attenzione di
questo istante dirti
tutta la tenerezza
che c’è al mondo.
immagine
La tua lingua
tagliente nella mia
bocca.
Il tuo respiro amaro
sulle mie labbra.
ll gioco dei tuoi occhi.
l’attenzione
E’ sterile il fico,
io qui accoccolata,
nella distesa desolata di sassi
dove non nasce il grano.
Tu mi racconti
la storia immaginaria
della primavera e dell’estate,
tra il verde dei cespugli
il giallo delle foglie morte.
Rosso e vermiglio scrivo
sulla corrente linea, meandri,
angoli, arabeschi, ondulazioni,
azzurri e verdi, orgoglioso amore erotico.
Il formicolio delle cose,
qui dove il cielo è d’oro,
il suolo è celeste.
xenia
come se non avessi mai alzato
lo sguardo dal mio tavolino di mogano
la verità riaffiora.
bianco e vermiglio,
il tuo rossetto, il lino intatto.
che cosa allontana tanto il mattino
dell’altro ieri dalla sera di oggi?










grazie Giulia
grazie caro Giampiero per lo spazio che hai voluto, saputo darmi, sto cercando un editore che voglia pubblicare le mie poesie che sono già una raccolta, e i miei racconti.
se qualche autore volesse aggiungersi vorrei pubblicare un testo in collaborazione. magari duettando le nostre produzioni.
chi vuole collaborare,
ancora un caro saluto e un grazie di cuore
Molto interessanti queste poesie. Complimenti.
“Ore miniate” diventa un forum permanente di poesia. Chiunque lo desideri può condividere qui i propri versi o segnalare quelli di altri autori, meglio se inediti.
settembre con te
filtra un filo di luce
e ti disegna il viso
l’azzurro di questo mare
è il colore chiaro di un’estate
il cielo, dunque, è d’oro?
clandestino del tuo letto ospitale
ma il tuo sguardo preciso su di me
è la costellazione amica dei miei pensieri
apro gli occhi a interminati mondi
in questo letto d’amore e di malattia
tortura e prigione ancora?
questa stanza e i nostri
sogni labili…
è intatto il mio pensiero
verso il tuo
ti trattengo mentre tu indugi
traluce il giorno
e infuoca questo sole nuovo
che ci promette ancora tempo
di settembre e noi.
.si caro Giampiero è vero ciascuno di noi ha almeno una poesia una dentro o da raccontare. ho aggiunto queste righe alla tua che infondo era già piena per raccontare una storia chi vuole potrebbe provare a leggerle insieme come fossero una sola. spero comunque non ti dispiaccia.
alla prossima. e al prossimo viandante
Non mi dispiace, affatto, cara Giulia.
Come dice Mario Ruoppolo-Troisi, il protagonista del “Postino”, a Pablo Neruda-Noiret: “La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”
E brava Giulia!!! A noi “combattenti” servono la poesia e l’amore ora più che mai!
Oscillazioni
-Respira. Si può.- Ricordo. Quella sera durante una pubblica lettura la rividi, e capii subito che era cristiana. Una piccola croce al collo, la castità negli abiti. Forse fu soprattutto quell’urto a provocare i miei sentimenti. Non parlo semplicemente di quella sera. Perché la materia è fatta di atomi, le molecole compongono le cellule, la luce consiste di fotoni. Era lo spessore della luna, il passo rapido di altri convenuti, il silenzio. Nulla era forte come il silenzio, scagliati come eravamo lì in mezzo alle parole. Quella confusione così sensuale e violenta. Ricordo.
C’era un albero, un albero alto in cui maturavano caldi frutti felici. Un albero carico senza una naturale stagione, non… ecco, ricordo… delle arance lì in alto; quell’albero era il prima e il dopo, era il poi divenuto una sola cosa con noi e lo dico con grande persuasione dentro di me infinitamente confermato dagli eventi. E quell’incomprensibile felicità destata nell’abbraccio che ci scambiammo, in quella sensazione ovunque e senza nome, bambina ovunque.
Ricordo. Era stato sul finire dell’estate. L’avevo incontrata. Sulla riva vedevo solo sabbia bianca e dietro a una barca a remi rovesciata, le onde del mare. Era lì che avevo distolto lo sguardo, su di lei che nell’ora più tarda del pomeriggio scendeva in acqua. E la mia mente aveva sussurrato qualcosa… Come un tappeto orientale, e un nodo che non tiene, un garbuglio di fili: un difetto, come a farlo apposta… Out of time. You put me in such a awful spin, in a spin. Avevo socchiuso gli occhi, no, il suo sguardo era lontano e non avevo come raggiungerlo. -Respira.-
Respira. -Qui da tre giorni. In un pub.- La città è inghiottita dal cielo cupo, il grigio dei palazzi, barocco e lavica, la scogliera plumbea spigolosa. Bevo sorsi veloci di una birra, da solo, tra la folla di ragazze slanciate truccate con acconciature complicate, traballanti su tacchi alti: le sfioro con uno sguardo. E ancora Caos, quella tendenza ineluttabile e irreversibile di qualsiasi cosa: dall’atomo alla molecola, dai pianeti alle galassie, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande a restare fermo o a vacillare in un impensato movimento. L’Entropia assorbe solo l’energia che impieghi nello sforzo…
Per strada c’è caldo. Respira. Adesso. Respira.
Di nuovo equilibrio di tacchi equilibrio seducente, cosa sta dietro le parole degli altri, i ti voglio bene, le promesse dell’amore, tanta vita per gli altri…
-Qualcosa sta cambiando Giulio?- Mi ha detto prima la partenza.
Fermati e scrollati di dosso le abitudini. I tuoi desideri da tempo in attesa.
Quello che speravi non c’è.
Mi vedo ancora fermo. Fermo per pensare. -Respira.-
Respiro. -Questo mio cuore il suono dell’ultimo verso deve diventare diario.- Non si pubblicano i veri diari? -Respira. Si può.-
Ora dal balcone del mio alloggio al quinto piano della periferia osservo i tetti delle case antiche, i palazzi moderni, la cupola madrice, quella del Monastero, il lungo braccio del porto, la sabbia bianca alla playa, un aeroplano appena decollato, la nera scogliera… l’azzurro intenso del mare increspato.
La radio gracida, l’odore acre del riscaldamento delle auto. Una sera difficile nel traffico della città. Come tutte le sere, come tutte le città. E anche la mia stanchezza è la stanchezza di ogni sera… Cerco l’ombra di cose ormai irreparabilmente scomparse, ma anche l’acqua del fiume trascina via i cocci della vita.
Una ragazza cammina lungo il corso, una passeggiata, una gonna attillata appena sotto il ginocchio, si è truccata e indossa una giacchetta sulle spalle. Ferma all’ingresso di un locale notturno aspira il fumo della sigaretta. Da fuori, di tanto in tanto lancia sguardi indiscreti il telefonino in mano. Apre le labbra fatte di rossetto. Accende un’altra sigaretta. Due quando le passano accanto, l’ammirano dal basso verso l’alto, le dicono: -Mi chiami stasera?-.
Se per strada si compie questo rito strano, in camera libero una melodia. -Ain’t no sunshine when she gone.- Respiro. Nadjma?
Scendo allora… Mi avvicino solo per incontrarla e questo la fa stare bene. Qualcosa oscilla come una culla.
Nadjma. Queste ciglia mi hanno rapito… Il tuo viso tremava alla luce di candelieri improvvisati nel giardino. Il pensiero mi emoziona ancora. Sorridi con gli occhi al racconto di un’amica. Ricordo. Sarebbe stato semplice entrare in quel piccolo gruppo, penetrare il tuo sguardo leggero e distratto con un gesto preciso con parole azzeccate. Lasciai il gruppo di amici che mi aveva condotto. E afferrai la scusa più sciocca, con un libro nelle mani. -Respira. Si può.- Nadjma? -Questi occhi mi hanno rapito…-
L’amore sono piccoli dettagli. Una valigia nella mia testa, mi allontano a passi lenti. Di parole ne conosco, me le rigiro dentro, le sento, le ascolto. Mi restano impresse per tanto tempo tutto il tempo. Mi limito a rispondere alle domande -Come ti chiami? Di dove sei, bello lo spettacolo stasera.- E tu Nadjma. Come un miracolo tu mi hai seguito. Non voglio perderti adesso, fortuna e caso… una notte d’agosto.
Parole fra di noi. Mi tengo per me il resto, tutte le frasi che mi si formano dentro, le cose che capisco di una persona e tutto quanto. Quello che non esce me lo tengo per me. Ma, al momento che devono uscire fuori, attraversare la bocca e dirigersi verso il mondo non si perdono per strada. Le mie le tue parole. Questa parola e questo corpo attenti. -Respira.
In strada incontro la ragazza. Ne ha di cose da raccontare Rosa Maria?
Scriverebbe la storia di tutti gli uomini che le hanno confessato cosa sarebbero voluti diventare. Di ferite aperte, di parole ancora sempre uguali, parole… parole uguali, le stesse. Cicatrici e ustioni ancora percettibili in ogni dettaglio nascosto sulla carne. Lei possiede tutti i sogni degli altri. Notti insonni di storie.
Poi quando si muove si sente addosso come una fredda occhiata ritorta, rigida come se qualcuno le strappasse le interiora dallo stomaco. La sensazione indelebile di vuoto morsicato e feroce. Oltre la banalità del quotidiano, le storie sono inafferrabili. Ognuno ha qualche verità da raccontare.
Sguardi. Dimmelo ancora. Rosa Maria… Ci allontaniamo verso il lungomare. Fortuna e caso… in un abbraccio. E’ quasi alba. Grigio. Le imbarcazioni precarie affondano da qualche parte. Approdano, mentre i resti annodati dalle reti non sono a buon mercato…
Cerchi, cerchi e ancora cerchi, cerchi che si allargano adesso come nell’acqua. -Respira.- Unplugged.
-Rosa Maria.- Il cuore è un guerriero, senza dolcezza, senza regole? E’ questo ricordo oceano mare dentro il respiro. To be in love. Sciogli la treccia. Rifacciamolo il mondo, quando metti uno sguardo dentro uno sguardo, una mano al posto di una mano. Restiamo ancora Rosa Maria. Non è più maschio, non è più femmina.
Respira. -Perché questi occhi mi hanno rapito – La radio che gracida, il cielo d’alba grigia, l’odore acre del riscaldamento dell’auto. Una mattina come tutte le mattine. Come ogni mattina. Singing loud to heaven. A million scream. Il mondo è alle mie spalle. Il resto è solo un blues. Oltre la nebbia chiara di questa città. E i miei sogni sono ancora per poco degli sconosciuti. Semplicemente sono quello che vuoi. Se tu sei qui adesso. Just another crash. I’m ready to go.
Nadjma?… Come un battito. Questi occhi mi hanno rapito. Promettono felicità. Nadjma. Rosa Maria. E ricordi come una valigia nella mia testa. Passi lenti per andare. Rosa Maria. Nadjma. Ancora io Giulio. Questa storia noi, come un legame doppio attorto. Come un DNA. E memoria. Memoria impressa nei polmoni, il sangue, nelle ossa nel cuore.
Disegno la tua immagine. Il pensiero fatto per pensare. Il gesto già perfetto dove inizia tutto quanto. -Sono. Come tu mi vuoi.- Respiro. Ricordi.
Un appartamento in centro, la domenica mattina, ogni mattina, i miei figli… – Rosa Maria Nadima?- La mia canzone stasera. E non è un abitudine, ma una coincidenza. – Non voglio andarmene, voglio restare ancora, non si avvolgono le farfalle notturne intorno alla luce?- Dove finisci tu comincio io. -Non voglio addormentarmi stanotte. E’ di te che ho bisogno davvero.- Respira.
Love is a noise in over my head. Respira. Luky day.
Piove intorno, fuori, e tu non vuoi svegliarti adesso. Parlami… La nostra voce nel mondo. Singing above the world. Raccontiamola la nostra storia. E quello che non è importante lasciamocelo alle spalle. -Respira-
La casa è vuota, adesso. E dunque… Lascia che sia.
I set fire to the rain. Fire over the wind and rain.
Piccoli elementi estremamente concreti, questo corpo, lo spazio e il tempo. Il nostro vocabolario di movimenti, gesti e relazioni, e il mio cuore che si schianta, ancora ne odo il fragore. Nadjma? -Nadjma?-Rosa Maria. Il nostro destino a spasso fra le dita… Oscillazioni.
Giustificare oggi la propria presenza dentro l’assenza di un altro, memoria e amore. Respira. Così nello scrivere ho pensato alle mie donne, tutte le mie donne, nella consapevolezza che da questa storia non ne esce nessuno se non ci incontriamo.
Respira. Si può. -Come on… Let there be love.-