Dossier: Cataldo Naro e l’eredità spirituale di Salvatore Cassisa

Arcidiocesi di Monreale CURIA ARCIVESCOVILE

 

Ufficio stampa

 

COMUNICATO STAMPA

Circa le tante e talvolta diverse e perfino contraddittorie informazioni che la stampa ha dato nei giorni scorsi riguardo al trasferimento dell’arciprete don Nino La Versa dalla guida della parrocchia della chiesa madre di Cinisi a quella della chiesa madre di Altofonte si precisa, innanzitutto, che non corrisponde a verità che l’arcivescovo mons. Naro non abbia voluto ricevere i cittadini di Cinisi che con due pulman sono venuti nella sede dell’arcivescovado in Monreale la mattina del lunedì 6 giugno scorso. Quel giorno come il giorno prima e il giorno dopo, l’arcivescovo si trovava in visita pastorale a Grisì. La notizia è facilmente verificabile. I cittadini di Cinisi sono stati ricevuti dal vicario generale mons- Antonino Dolce che li ha informati che l’arcivescovo si trovava a Grisì Non si capisce P intento di chi diffonde la notizia che l’arcivescovo si sia rifiutato all’incontro. Come hanno riportato correttamente alcuni giornali, l’arcivescovo andando giovedì scorso 9 giugno nella chiesa madre di Cinisi per la celebrazione della cresima non ha evitato di parlare durante l’omelia ‘del trasferimento del parroco e di spiegarne il significato nell’ ambito di quel “servizio” alla Chiesa diocesana nelle sue varie comunità cui ciascun sacerdote si è impegnato in forza della sua ordinazione sacramentale. In tale ambito l’arcivescovo aveva chiesto a don La Versa, ottenendone il consenso, il trasferimento ad Altofonte, il cui parroco aveva chiesto il trasferimento ad altra parrocchia. La parrocchia della chiesa madre di Cinisi, naturalmente, non sarà privata di una sua guida che l’arcivescovo sceglierà tra i sacerdoti della diocesi. L’avere scelto don La Versa per la guida della comunità della chiesa madre di Altofonte significa la stima e P apprezzamento delle sue belle doti umane e pastorali da parte dell’arcivescovo. A mons. Quaglino che lascia la guida della comunità di Altofonte l’arcivescovo rinnova l’espressione del sentimento della più affettuosa gratitudine per il lavoro di tanti anni nella medesima parrocchia. Come ha sempre fatto in caso di spostamento di parroci, l’arcivescovo incontrerà i consigli pastorali parrocchiali delle comunità interessate ai trasferimenti che, peraltro, sono previsti per il mese di agosto, prima dell’avvio del nuovo anno pastorale-. In questi giorni l’arcivescovo è impegnato sia nella continuazione della sua prima visita pastorale – ha appena finito la visita a Roccamena e sta per intraprendere quella a Camporeale – e sia nelle cresime in tutti i comuni della diocesi. Ieri è stato a Corleone e oggi è a Frizzi. Tuttavia egli chiederà presto ai rispettivi parroci di convocare i consigli pastorali delle due chiese madri di Cinisi e di Altofonte.

Monreale, 16 giugno 2005

GIORNALE DI SICILIA, VENERDÌ 17 GIUGNO 2005

FATTI & NOTIZIE

È accaduto a Cinisi dove il presule, a capo della diocesi di Monreale, era andato a celebrare cresime. Tutto per il trasferimento di un parroco. Prima la contestazione in chiesa, poi, fuori, calci e pugni

Monsignor Naro: «Io, vescovo

assediato e aggredito dai fedeli»

di Francesco Deliziosi

MONREALE. Un vescovo aggredito e preso a pugni per contestare il trasferimento di un parroco. Ha il sapore amaro della Sicilia irredimibile questa storia di veleni, di religiosità distorta e di povertà culturale che si svolge nelle terre dove la mafia fa ancora sentire il suo potere. A farne le spese è stato monsignor Cataldo Naro, dal 18 ottobre 2002 (primo incarico) alla guida di una diocesi sterminata, che va da Altofonte a Corleone, da Carini e Cinisi fino a San Giuseppe Jato. Guidata per vent’anni da Salvatore Cassisa e poi per quattro da Pio Vigo. Proprio a Cinisi, il paese di don Tano Badalamenti e di Peppino Impastato, giovedì 9 una folla ha atteso il vescovo Naro all’uscita di una chiesa, al termine di una messa per celebrare le cresime. Urla per contestare il trasferimento del parroco, insulti, poi pugni e strattoni, poi calci all’auto mentre Naro si rifugia nell’abitacolo, secondi di assedio e terrore finché carabinieri e vigili non riescono a sgomberare la strada. Una settimana dopo, per la prima volta, il vescovo accetta di parlare, per spiegare le sue scelte ma soprattutto per una riflessione a voce alta sulle difficoltà della Chiesa in Sicilia, terra di grande tradizione cattolica ma di contraddizioni altrettanto grandi. E’ lucido e disincantato, monsignor Naro, ma non per questo piegato o disilluso. Da ex preside della Facoltà Teologica e da studioso di prim’ordine del tema «Chiesa e mafia», sa affiancare, al sostegno della fede, l’acuto puntello della ragione. Nell’afa e nel silenzio che avvolge le stanze vescovili, a due passi dal Pantocrator del Duomo di Monreale, con un pizzico di tristezza ricorda quei momenti: «Una donna mi ha tirato la croce che ho al collo, altri si sono aggrappati alla mantellina, altri ancora mi hanno preso alle spalle, colpendomi con pugni da dietro. Sono riuscito a entrare in auto e la folla si è sfogata contro la vettura. Ancora pugni, urla, calci. Alcune persone hanno portato bambini davanti al cofano per impedire all’autista di andare via subito. Poi, per fortuna, i vigili urbani e i carabinieri sono intervenuti, hanno liberato la strada e siamo riusciti ad andare via». Ma come si è arrivati a un episodio inqualificabile come questo? «Vorrei distinguere due momenti spiega il vescovo. Sono arrivato in chiesa senza problemi. Durante la messa, una catechista ha espresso la contrarietà dei fedeli sul trasferimento di padre Nino La Versa da Cinisi ad Altofonte. Io ho risposto, spiegando nell’omelia le mie ragioni, dicendo tra l’altro la frase “solo Cristo è indispensabile, tutti gli altri sono servi del Signore”. Insomma, è stato un confronto franco, ma aperto e costruttivo. All’uscita, invece, ho incontrato un altro gruppo di persone che era fuori della chiesa». Monsignor Naro tiene quindi a distinguere le responsabilità dei due gruppi, non vuole che si criminalizzi un’intera comunità. Ma prende le distanze da manifesti e volantini che circolano in paese. L’ultimo arriva via fax da Cinisi proprio mentre è in corso l’intervista. Vi si legge di «comitati d’affari», di «intrighi oscuri», ci sono nomi di laici e di sacerdoti, si parla di «affari con la mafia e di soci occulti di floride attività commerciali». C’è, insomma, chi soffia sul fuoco e semina veleni e odio contro il vescovo che vuole ricondurre alla normalità la diocesi. Naro legge il fax e fa una smorfia di disgusto. Non commenta. Tiene però a sottolineare alcuni punti. Primo: non si è mai sottratto ai confronti con i fedeli. «So che lunedì 6 erano arrivati dei gruppi da Cinisi a ma io ero in visita a Grisì. Li ha ricevuti il vicario, monsignor Antonino Dolce». A breve Naro incontrerà i consigli pastorali, convocati dai parroci, delle due comunità coinvolte nel caso. Secondo: il trasferimento ad Altofonte di padre La Versa, un giovane sacerdote impegnato da cinque anni a Cinisi, era stato concordato con l’interessato. Ad Altofonte c’è l’anziana madre rimasta sola. E lì, dopo 37 anni, occorre sostituire don Leoluca Quaglino. Inoltre a Cinisi arriverà un altro sacerdote, ma il nome non è stato ancora deciso. Terzo: l’avvicendamento rientra in una più generale rotazione, con integrazioni e accorpamenti, già avviata in tutto il territorio. Il vescovo l’ha delineata in una lettera pastorale dell’agosto 2004 dopo averla concordata con gli organi della diocesi. I sacerdoti sono pochi, molti sono ultrasettantenni, Occorre rivedere molte situazioni. Ma a padre La Versa monsignor Naro conferma la sua piena «stima e fiducia», così come esprime «l’affettuosa gratitudine per il lavoro di tanti anni di padre Quaglino ad Altofonte» (dove pure sono state organizzate raccolte di firme e fiaccolate di protesta). «Potrei non fare niente e, spiega Naro Con le parole di una le nota canzone, come mi hanno consigliato, finché la barca va, lasciala andare. Ma mi sembra un ragionamento poco responsabile e privo di speranza nel futuro della nostra Chiesa». Tutto qui, Naro vuole guidare la barca, non lasciarla andare alla deriva. Come gli hanno consigliato. A cavalcare la protesta, anche alcuni esponenti politici. «Io ho sempre accettato il confronto, commenta il vescovo ma nelle sedi opportune, cioè nei luoghi e nei momenti ecclesiastici adatti. Anche in quella chiesa ho risposto alla catechista. Non ritengo però opportuno andare nei consigli comunali a spiegare le mie scelte, come mi è stato chiesto». Naro avverte una carenza culturale tra i cristiani e un clima asfittico, da anni Cinquanta. E conclude con una annotazione che fa riflettere: «Mi viene in mente l’irridente descrizione che dei contrasti tra parroci fece Leonardo Sciascia nelle “Parrocchie di Regalpetra”. Quanto ai politici, non capiscono che inviti del genere, inviti a dibattiti in luoghi politici, non hanno senso su scelte come le nomine dei , parroci. C’è senz’altro, in molti, una visione devozionale del cristianesimo, una commistione tra le sfere della Chiesa e della politica. Altre amministrazioni, come quella di Altofonte, hanno tenuto invece un atteggiamento corretto e, anzi, si sono dissociate dalle proteste di piazza».

 

Francesco Deliziosi

Dichiarazione del Presidente della Margherita di Terrasini

Roberto Conigliaro

I recenti fatti occorsi a Cinisi ai danni di S.E. Monsignor Cataldo Naro Vescovo di Monreale, inducono il partito della Margherita di Terrasini a rivolgere un attestato di stima e solidarietà a S.E. il Vescovo dì Monreale i! quale si troverà nel nostro paese Giovedì 30 giugno, per svolgere nella Parrocchia di Maria S.S. della Provvidenza le Sante Cresime e celebrare il rito del Santo Sacramento. Per quella occasione l’invito che il partito intende promuovere alla cittadinanza, è quello di rendere un omaggio a Mons. Cataldo Naro. con un’accoglienza sia pure silenziosa e rispettosa del molo dell’alto prelato. Quel che è accaduto a Cinisi, il coinvolgimento delle istituzioni e di suoi singoli rappresentanti nei fatti occorsi, le odiose lettere anonime apparse a posteriori. non riguardano certamente Terrasini, ne è opportuno farvi menzione. Tuttavia su un punto il partito della Margherita si sente coinvolto, quello del pericoloso e, per molti aspetti grave, riferimento ai presunto regalo fatto alia mafia con le decisioni prese dal Capo della Curia di Monreale e al suo supposto isolamento dopo quegli avvenimenti. La Margherita è chiaramente, per le radici-storico-politiche dei suoi componenti, un partito che promuove la diffusione della cultura che contrasta (‘agire mafioso. In tempi nei quali troppi sono avezzi strumentalmente a dichiararsi pubblicamente contro la mafia. riteniamo giusto dimostrare con un gesto concreto, la solidarietà di una comunità civile e politica, ad un alto prelato che ha dimostrato con i fatti e senza troppo clamore, la sua volontà di diffondere concretamente nella Chiesa che amministra, la cultura della Vita e della Legalità. La qual cosa non può lasciare indifferenti quanti dimostrano la stessa determinazione sul fronte speculare e separato della politica e delle istituzioni. L’iniziativa darebbe l’opportunità, a tutti coloro i quali sono state vittime inconsapevoli di una puerile strumentalizzazione, di rendere omaggio pubblicamente al Vescovo con fa loro sola presenza e di dimostrarsi solidali con la Sua proficua opera di evangelizzazione nella nostra Diocesi. Nello stesso tempo sarebbe l’occasione per rinsaldare il legame di fratellanza, che unisce le genti di Terrasini e di Cinisi. Un legame coerente con i precetti della fede e i valori laici che accompagna la difficile sfida cui tutti siamo chiamati a partecipare con la nostra azione politica, cioè quella di rendere sempre più attivi e proficui, i rapporti istituzionali tra i due paesi, fino a concepire una nuova utopia, un nuovo sogno, quello di vederli uniti, per meglio affrontare un futuro sempre più incerto e nebuloso, per superare la paura, l’insidioso sentimento che ci spinge a richiuderci in noi stessi, che spinge a rifuggire dalla speranza. Una iniziativa la cui ispirazione, sia quella indicata nella lettera pastorale inviata proprio da Mons. Cataldo Naro nel mercoledì delle Ceneri del 2004. cioè quella del perdono e dell’amore per il prossimo, nella quale ricorda quella di un suo predecessore, l’arcivescovo Intreccialagli, il quale novant’anni prima denunciava il suo dolore nell’osservare come “in tante comunità paesane e all’interno stesso delle famìglie, esistesse una scia profonda di radicati rancori e di odi tenaci e determinati perfino all’omicidio. E non era difficile scorgere nel sentimento di astio e nella volontà di vendetta che dividevano i paesi e le famiglie la radice o, comunque, l’alimento di feroci forme di criminalità organizzata, quali il banditismo e la mafia, che allora opprimevano la convivenza civile e che, purtroppo, avrebbero contjpuato a turbarla in seguito”. Ed proprio per accogliere e rendere sempre più concreti i valori evangelici evocati dal venerabile Mons. Intreccialagli e ripresi lo scorso anno da Mons. Cataldo Naro che rivolgiamo questo invito, sicuri che senza troppi procalmi, sia però preso seriamente in considerazione nelle forme e nei modi che sì riterranno più opportuni.

Roberto Conigliaro
Presidente della Margherita di Terrasini

Cinisi, la maledizione di non poter cambiare

Un Vescovo aggredito e quasi malmenato dai fedeli per il trasferimento di un parroco. Volantini anonimi che annunciano ‘oscure manovre’. Politici di paese che improvvisano comizi e chiedono spiegazioni. Siamo tra Cinisi e Monreale, dove è sempre presente l’ombra di Monsignor Cassisa, imputato per innumerevoli reati e sempre assolto. “La nostra maledizione è quella di non poter cambiare mai”, dicono da queste parti.

CINISI (PA) – Aggredito e quasi malmenato all’uscita della chiesa per aver annunciato il trasferimento di un parroco della sua diocesi. Protagonista dell’episodio è mons. Cataldo Naro, arcivescovo di Monreale, che lo scorso 9 giugno, al termine della messa per le cresime nella parrocchia di Santa Fara a Cinisi, è stato circondato, insultato e strattonato dalla gente, prima di riuscire a raggiungere la sua automobile e a lasciare così il paese, anche con l’aiuto dei carabinieri. È lo stesso mons. Naro a raccontare i fatti in un’intervista al “Giornale di Sicilia” (17/6): “Una donna mi ha tirato la croce che ho al collo, altri si sono aggrappati alla mantellina, altri ancora mi hanno preso alle spalle, colpendomi con pugni da dietro. Sono riuscito ad entrare in auto e la folla si è sfogata contro la vettura. Ancora pugni, urla, calci. Alcune persone hanno portato bambini davanti al cofano per impedire all’autista di andare via subito. Poi, per fortuna, i vigili urbani e i carabinieri sono intervenuti, hanno liberato la strada e siamo riusciti ad andare via”.

Vicesindaco contro arcivescovo

A scatenare le ire di una parte dei parrocchiani di Santa Fara, la decisione, peraltro concordata con il diretto interessato, di trasferire don Nino La Versa dalla parrocchia di Cinisi, dove era arrivato 5 anni fa, a quella di Altofonte. L’episodio è stato preceduto e accompagnato da manifesti e volantini comparsi a Cinisi, che parlano genericamente di “comitati di affari”, “intrighi oscuri’, “affari con la mafia”, “soci occulti di floride attività commerciali”, facendo nomi di laici e di sacerdoti. A soffiare sul fuoco anche il vicesindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo (eletto con una lista civica che fa riferimento al centro-destra): prima ha improvvisato un ‘comizio’ davanti alla parrocchia di Santa Fara, subito prima della celebrazione delle cresime (e dell’aggressione all’arcivescovo), invitando la popolazione a chiedere spiegazioni al vescovo circa il trasferimento di don La Versa; e qualche giorno dopo, riferisce “Il Giornale di Cinisi” (www.ilgiornaledicinisi.it), in un’intervista all’emit-tente locale Tv7, ha fatto intendere che “il trasferimento di padre Nino fosse quasi un regalo alla mafia” da parte di mons. Naro. Dichiarazione che ha subito fatto scattare da parte dei Democratici di Sinistra di Cinisi e di Giovanni Impastato (fratello di Peppino, ucciso a Cinisi dalla mafia per ordine del boss Gaetano Badalamenti nella notte dell’8-9 maggio 1978) la richiesta di dimissioni del vicesindaco.

LA REPUBBLICA, ED. PALERMO 19.6.2005

Se un vescovo commette il peccato di fare

di NINO ALONGI

Molti avvenimenti che la cronaca ci presenta si distinguono o per la loro ripetitività, pensiamo ai delitti dì mafia, o perché riflesso dì fatti similari che avvengo no in altre parti del mondo: pensiamo alle tragedie che si svolgono nell’ambito familiare e che, per spirito d’imitazione o per qualche altro accidente, si ripetono anche da noi. Effetto della globalizzazione? Probabilmente. Comunque sia, ci siamo assuefatti ormai alle «cattive notizie». Né ci commuoviamo né ci indigniamo. Sarà per la eccezionalità dell’evento o per la stima che circonda la vittima, è certo però che l’aggressione subita nei giorni scorsi dall’arcivescovo di Monreale, monsignor Cataldo Naro, a Cinisi, sul sagrato della chiesa a conclusione della funzione religiosa, ha particolarmente colpito il lettore. La notizia non si può, in effetti, relegare a un mero fatto di cronaca. Ha dell’incredibile. Che il trasferimento di un sacerdote da parte del vescovo venga contestato dai fedeli è nell’ordine delle cose. È accaduto tante volte. Ma è del tutto inaudito che la contestazione possa tradursi, da parte degli stessi fedeli, in aperta violenza sul vescovo. Questo può accadere in una lontana terra di missione, nella giungla misteriosa di salgariana memoria. L’aggressione al vescovo si e svolta, viceversa, a Cinisi, cioè in un paese che dista qualche chilometro da un aeroporto internazionale e pochi chilometri da Palermo. Ed è stata perpetrata su un prelato che gode del rispetto della comunità sia religiosa che laica. Monsignor Cataldo Naro, oltre a essere un pastore attento e motivato, è una persona colta, uno studioso serio e scrupoloso. Per diversi anni è stato preside della Facoltà teologica di Sicilia e, di recente, è stato nominato presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni e un lungo tirocinio di docente. Come è potuta accadere una cosa del genere? Da quando ha preso sulle sue spalle il peso della diocesi, il vescovo si è posto seriamente il problema del rinnovamento della presenza della Chiesa nel territorio partendo dalla riorganizzazione delle parrocchie. Leggiamo dalla lettera pastorale scritta dal presule ai sacerdoti e ai fedeli nell’agosto del 2004: «Al fine di proporre una via di rinnovamento pastorale che risulti percorribile dalle nostre parrocchie, il Consiglio presbiterale ha individuato tre tratti fondamentali, seppure non esclusivi, di ogni comunità parrocchiale: un rapporto col territorio che favorisca l’esercizio del compito missionario della Chiesa; la tensione a realizzare forme di pastorale “integrala”; uno stile di pastorale davvero “integrale” al servizio della crescita della fede di tutti e di ciascuno nella comunità perché essa si manifesti al mondo quale corpo del Signore». Il vescovo, col conforto degli organismi collegiali, si è posto il problema di utilizzare, in sintonia con i bisogni pastorali, le risorse umane disponibili e le strutture esistenti nella diocesi. In alcuni casi egli ha dovuto procedere evidentemente accorpando parrocchie e spostando sacerdoti. In altre parole ha cominciato a governare sui serio. Ha trascurato però un piccolo particolare, cioè ha dimenticato che da noi non è possibile cambiare. Questo è il convincimento che ci portiamo dentro. È la nostra maledizione. I rapporti che si sono stabiliti negli anni sono immodificabili. Le situazioni, anche le più assurde, devono permanere. Da questo punto di vita c’è una perfetta sintonia tra la politica dei Palazzi e l’azione pastorale dell’autorità ecclesiastica. Una sintonia che negli ultimi anni si è rinsaldata, in barba alla tanto decantata laicità e alla stessa tradizione conciliare, con benefici sul piano del controllo delle strutture e delle coscienze per entrambe le istituzioni. Un tempo questa omertosa alleanza era senza parole, era nei fatti, e le proteste, quando si manifestavano, venivano messe a tacere con l’ostracismo o con l’eliminazione del malcapitato contestatore, oggi tutto procede, è vero, nel generale caos, ma, a differenza di ieri, tutti cercano di trarre dalle situazioni che si sono create, non imperia come, solo un qualche personale beneficio. In queste condizioni, se una persona decide improvvisamente di fare sul serio, di far seguire, in nome del bene comune, alle parole le opere, scatta puntuale la riprovazione generale. Che questo accada nella società civile certamente è molto grave. Ma è semplicemente devastante per le coscienze quando si scopre che lo stesso clima conformistico e compromissorio si ritrova all’interno della Chiesa. Sovvengono le parole di Papa Ratzinger: «Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli». Monsignor Cataldo Naro è stato vittima, più che dei suoi parrocchiani, della «mentalità dominante», voluta e difesa dal potere, che paralizza e impedisce a questa isola di progredire. Non a caso e rimasto solo.

NINO ALONGI

GIORNALE DI SICILIA 21.6.05

CINISI. (risa) Fioccano le reazioni e le attestazioni di solidarietà al vescovo di Monreale Cataldo Naro dopo l’aggressione subita all’uscita dalla chiesa madre per la decisione di trasferire l’arciprete Nino La Versa. «Sono addolorato per il vile gesto – scrive padre Ennio Pintacuda, presidente del Cerisdi – esprimo l’augurio di una ritrovata serenità e di un dialogo costruttivo alla comunità e la profonda convinzione che la chiesa in Sicilia possa portare avanti una missione evangelizzatrice d’amore e di pace, libera da qualsiasi condizionamento”. «Non è mai stata mia intenzione interferire e tanto meno intromettermi in vicende ecclesiastiche e in qualsiasi decisione o posizione presa dalla Chiesa», chiarisce Maurizio Gambino che aveva annunciato di volere incontrare il vescovo sulla vicenda del trasferimento dei parroci di Cinisi e di Altofonte, Solidarietà al preiato giunge anche dal Sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio. Da Cinisi, invece, l’associazione Peppino Impastato critica il vicesindaco Giangiacomo Palazzolo per avere dichiarato che con l’allontanamento del parroco si concede un favore alla mafia «Cosicché, anche l’arcivescovo Cataldo Naro finirebbe conl’essere un favoreggiatore. Scherziamo?», si chiede il presidente dell’associazione Salvo Vitale. Stima si esprime a Padre La Versa «vittima del voler fare qualcosa che turba equilibri secolarmente sedimentati». Comunicato stampa anche dalla Margherita che prende le distanze dai tumulti e dall’atteggiamento “compiacente” della giunta. RI.SA.

Giornale di Sicilia 25.6.05
Camporeale. Iniziativa lanciata dalla diocesi monrealese con il consorzio «Sviluppo e legalità»

Lotta ai boss, la Chiesa lancia la sfida

CAMPOREALE. (airu) Terra di boss, di banditi, ma anche di santi. Sono decine gli uomini e le donne dei centri dell’arcidiocesi di Monreale saliti sugli altari nel corso dei secoli o in cammino per diventare santi e beati. Per fare qualche esempio, Corleone, patria di Riina e Provenzano, ha dato i natali a quel San Bernardo cosi simile al fra’ Cristoforo manzoniano; Partinico, feudo dei boss Vitale, è anche culla della beata Pina Suriano. Mostra un nuovo volto la fetta di territorio siciliano noia in tutto il mondo per le storiche cosche di Cosa Nostra. Merito del progetto “Santità e legalità», curato dall’Ufficio comunicazioni sociali delia diocesi su iniziativa dell’arcivescovo, monsignor Cataldo Naro, in collaborazione col consorzio «Sviluppo e legalità». L’iniziativa è partita ieri con un convegno organizzato a Camporeale. L’obiettivo è quello di avviare una riflessione che «aiuti a scoprire alcune figure di santità vissute in questo territorio, insieme con alcuni martiri della giustizia, come antidoto ad ogni forma di illegalità”, affermano don Angelo Inzerillo e il professor Michele Vilardo, che hanno curato il documento. Di qui la riflessione sul concetto di perdono davanti a crimini efferati, su un corretto uso dei beni materiali e del denaro alla luce del Vangelo, sui flagelli sociali dell’usura e della droga. Temi che verranno affrontati nelle aule delle scuole, nei saloni parrocchiali. La Chiesa scende in campo in prima persona nella lotta alla mafia, dunque, non scimmiottando i] linguaggio della società civile, «ma attenendosi al proprio compilo, formare le coscienze richiamandosi al Vangelo spiega monsignor Naro È questa la grande ambizione: lottare contro la mafia usando le parole della tradizione e della cultura della Chiesa». «Si inizia così un percorso che ha un intento coraggioso e innovativo afferma Nicolò Maenza, sindaco di Camporeale e presidente del Consorzio, colpito pochi giorni fa da un’intimidazione -, che dimostra come la mafia sia in netto contrasto con la cultura cristiana della vita». La scuola e la Chiesa possono fare molto nell’opera di recupero sociale, secondo l’arciprete don Carmelo Migliore, il comandante del reparto dei carabinieri di Monreale, Maurizio Stefanizzi, il capogruppo dei senatori di Forza Italia Renato Schifani. E il presidente della commissione nazionale Antimafia, Roberto Centaro, affronta la questione morale in politica: «C’è un pericolo, quello di stringere un patto con il diavolo pur di vincere. Occorre una profonda riflessione all’interno dei partiti, che non si deve concretizzare con l’elencazione dei cattivi altrui, ma col rigore nella scelta dei candidati». Un richiamo forte lanciato anche dai componente dell’Antimafia Giuseppe Lumia, che sottolinea l’importanza della proposta innovativa di intendere la santità come «donarsi al proprio territorio, non fuggire da esso».

ALESSANDRA TURRISI

Ecco i vertici del comitato scientifico del Cidma. Eletto presidente monsignor Cataldo Naro

Da Corleone un nuovo impegno antimafia

CORLEONE. (codi) Monsignor Cataldo Naro è stato eletto ieri presidente del comitato scientifico del centro internazionale di documentazione sulla mafia e sui movimenti antimafia (Cidma), che ha sede a Corleone nell’ ex convento di San Lodovico. Si sono così, ufficialmente insediati i 14 componenti il comitato scientifico: di esso fanno parte oltre all’arcivescovo di Monreale: Ettore Artioli vice presidente della Confindustria, il criminologo Giorgio Chinnici, il giornalista Matteo Collura, il procuratore della repubblica presso il Tribunale di Termini Imprese Alberto Di Pisa, Carlo Dominici economista dell’Università di Palermo, Gutilla Mariny, che è storico dell’arte, il sociologo Antonino La Spina, l’avvocato Giovanna Livreri, il condirettore del Giornale di Sicilia Giovanni Pepi, il prof. Giovanni Ruffino preside della Facoltà di Lettere dell’ ateneo palermitano, Giovanni Russo magistrato e consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, il prof. Giovanni Sant’Angelo Pro-Rettore dell’Università di Palermo ed il prof. Giovanni Tranchina già preside della facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Palermo. Vicepresidenti sono stati eletti: Giorgio Chinnici ed il prof. Giovanni Sant’Angelo. Il Cidma ha tutte le potenzialità di diventare, reperendo le necessarie risorse umane e finanziarie, un centro di eccellenza perla conoscenza del fenomeno mafioso e dei movimenti e comportamenti antimafia ha dichiarato monsignor Cataldo Naro -. Proprio in quanto centro di Studio e documentazione, può giovare alla crescita culturale della Sicilia e contribuire a un “guadagno” conoscitivo del fenomeno mafioso». Soddisfatto il sindaco, Nicolò Nicolosi: «Con la nomina del comitato scientifico si completa l’architettura di base del centro. Ciò ci consentirà di attivare tutte quelle iniziative di carattere conoscitivo che sono propedeutiche ad un’azione di più efficace contrasto al fenomeno mafioso». Per il criminologo Giorgio Chinnici: «Il Centro deve riprendere un’attività di Studio e di ricerca sulle problematiche alla mafia per documentarne le trasformazioni e divulgare lo stato attuale Cosa Nostra. Se da un lato registriamo un calo degli omicidi (solo quattro nello scorso anno) spiega il criminologo dovuto alla costante azione di contrasto delle forze dell’ordine nel reprimere il fenomeno, dall’altro Cosa Nostra elabora nuove strategie che bisogna individuare e contrastare». «L’ateneo palermitano che ha partecipato aita costituzione del Cidma dice il prof Giovanni Sant’Angelo non poteva far mancare il proprio apporto alla ripresa dell’attività di ricerca».

COSMO DI CARLO

La Sicilia ed. Palermo 19.6.2005

Solidarietà a monsignor Naro dopo l’aggressione aCinisi

Dopo gli attacchi, è l’ora della solidarietà per monsignor Cataldo Naro, il vescovo di Monreale aggredito a Cinisi al termine della funzione per le cresime da alcuni fedeli inferociti che contestano il trasferimento dell’arciprete, padre Nino La Versa, da Cinisi ad Altofonte. Monsignor Naro, che ha spiegato sia alla comunità di Cinisi che attraverso una nota stampa le sue ragioni, ha denunciato pubblicamente l’accaduto, particolarmente inquietante perché coinvolge lui vescovo e perché ricade in un territorio particolarmente «caldo». Lo ha sottolineato più volte lo stesso monsignor Naro in pubblici incontri e omelie per quanto riguarda la presenza mafiosa. Tra le prime attestazioni di solidarietà, quella dei religiosi dell’Arcidiocesi di Monreale: «I religiosi e le religiose dell’Arcidiocesi di Monreale si legge in una nota esprimono piena solidarietà all’arcivescovo di Monreale monsignor Cataldo Naro per le ingiuste e inqualificabili aggressioni avvenute in questi giorni nei confronti della sua persona durante il normale svolgimento della sua preziosa attività pastorale tesa a promuovere la crescita della comunità ecclesiale diocesana. I religiosi e le religiose dell’Arcidiocesi di Monreale rendono grazie al Signore conclude il comunicato del dono di un Pastore di alto profilo spirituale e intellettuale che sta svolgendo un’opera di grande rilevanza pastorale in ogni settore della vita diocesana». Solidarietà a monsignor Naro anche dal sottosegretario al Lavoro on. Saverio Romano: «Apprendo dalla lettura dei quotidiani dell’aggressione, subita da monsignor Naro, vescovo di Monreale, a Cinisi all’uscita di una chiesa, causata dal trasferimento ad Altofonte del parroco di Cinisi, padre Nino La Versa. Nell’esprimere la mia profonda solidarietà a monsignor Naro condanno tale gesto di profonda inciviltà nella ferma convinzione che solo col dialogo e il rispetto reciproco è possibile trovare la giusta via per la soluzione dei problemi nella difesa del valore supremo dell’indipendenza della chiesa cattolica».

Giornale di Sicilia 19.6.2005

Ma è polemica sulle dichiarazioni rilasciate dal vicesindaco

Cinisi, l’aggressione a monsignor Naro

Le forze politiche condannano il gesto

CINISI. (risa) Scoppia la bufera sulle contestazioni al vescovo di Monreale. A pochi giorni dall’intervista a monsignor Cataldo Naro, pubblicata dal Giornale di Sicilia, sui tumulti verificatisi a Cinisi lo scorso 9 giugno per il trasferimento dell’arciprete don Nino la Versa, arrivano le prese di distanze delle forze politiche. «Non porti lutto dice il presiedente del Consiglio comunale Salvatore Abbate in una lettera inviata al prelato per questi pochi scalmanati e per le loro irragionevoli gesta». Condanna arriva anche dal consigliere della lista civica Nino Ruffino. Ma nel ciclone finisce pure il vicesindaco Giangiacomo Palazzolo per il ruolo che avrebbe avuto nel corso della manifestazione e per le dichiarazioni rilasciate ad alcune emittenti private. Sotto accusa è la frase con la quale il vicesindaco diceva che il trasferimento dell’arciprete sarebbe stato un regalo alla mafia. «Se non è in grado di dimostra re a quali personaggi o fatti alludeva scrivono il segretario cittadino dei Ds Giuseppe Biundo e il consigliere comunale Giuseppe Manzella non può espletare il mandato». «Si deve assumere le proprie responsabilità», dice il consigliere di Fi Manfredi Vitello. Uguale richiesta arriva da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che chiede che a lasciare la carica sia pure il sindaco Salvo Palazzolo. «Respingo con sdegno queste strumentalizzazioni demagogiche» risponde il primo cittadino. Malumori, intanto, scoppiano anche all’interno della stessa maggioranza, mentre i carabinieri stanno visionando le immagini della contestazione per scoprire eventuali ipotesi di reato. «Piena solidarietà». al vescovo Cataldo Naro è stata espressa in una nota dai religiosi e dalle religiose dell’arcidiocesi di Monreale, «per le ingiuste e inqualificabili aggressioni avvenute in questi giorni dice il comunicato nei confronti della sua persona durante il normale svolgimento della sua preziosa attività pastorale».

RI.SA.

L’eredità di mons. Salvatore Cassisa

L’aggressione all’arcivescovo Naro, ultimo episodio di una lunga serie di fatti, è solo la punta dell’iceberg del grande disagio che l’arcidiocesi di Monreale vive da almeno 30 anni, cioè dal 24 gennaio 1974, quando viene nominato arcivescovo di Monreale mons. Salvatore Cassisa, più volte implicato – sebbene poi sempre prosciolto – in inchieste penali per collusione mafiosa, appropriazione indebita e falso in atti d’ufficio. Come è avvenuto nel 1991, quando mons. Giuseppe Governanti, parroco della chiesa del Carmine a Monreale e presidente della sezione siciliana del Tribunale ecclesiastico, invia una lettera al card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana, per sollecitare l’invio di un visitatore apostolico che faccia chiarezza sull’operato amministrativo del suo vescovo, appunto mons. Cassisa, riguardo alla ristrutturazione del duomo (v. Adista n. 68/93). Alla Cei, però, la denuncia del sacerdote si insabbia, per tornare poi alla ribalta nel 1993 quando, nel corso di alcune indagini sulle connessioni tra mafia e politica nella gestione degli appalti pubblici, emerge che per il duomo di Monreale erano circolate tangenti miliardarie gestite dal costruttore Angelo Siino, imprenditore che curava anche gli interessi del boss Totò Riina. Fra i vari incartamenti, viene ritrovata anche la lettera di mons. Governanti, che mons. Cassisa provvede immediatamente a destituire da parroco della Chiesa del Carmine, proibendogli anche di celebrare la messa all’interno dei confini della diocesi poiché, si legge nel decreto di destituzione, le affermazioni del sacerdote intendono “intaccare, svilire, pregiudicare il prestigio, la funzione dell’autorità ecclesiastica diocesana”. Ma pochi giorni dopo Cassisa è costretto fare marcia indietro per le proteste, che arrivano fino in Vaticano, dei parrocchiani di mons. Governanti.

Nel gennaio 1994 anche il segretario particolare di mons. Cassisa, don Mario Campisi, viene raggiunto da avviso di garanzia per favoreggiamento mafioso (v. Adista n. 7/94): il suo telefono cellulare sarebbe stato usato dal boss Leoluca Bagarella. Un centinaio di sacerdoti e laici palermitani scrivono allora una nuova lettera a Giovanni Paolo II in cui chiedono, peraltro inutilmente, di consigliare mons. Cassisa affinché, “per coerenza evangelica”, “sospenda, almeno temporaneamente, l’esercizio del suo ministero” fino a quando la magistratura non farà luce sulle voci di collusione mafiosa che lo coinvolgono. Intanto, durante le perquisizioni ordinate dalla Procura all’interno del filone di indagini sulla ristrutturazione del duomo, nello studio arcivescovile vengono trovati diversi appunti fitti di sigle, numeri e nomi (fra cui quelli dell’andreottiano on. Mario D’Aquisto, del sen. Gualtiero Nepi, del sen. Giulio Andreotti), nonché documenti bancari relativi a conti aperti presso lo Ior, la banca vaticana (v. Adista n. 28/97). Viene aperto un processo per i reati di corruzione, abuso d’ufficio, falso e truffa da cui, alla fine, mons. Cassisa risulterà prosciolto.

Qualche anno dopo, mons. Cassisa viene coinvolto in una nuova inchiesta della magistratura per truffa ai danni dell’Unione Europea: l’arcivescovo viene accusato di aver presentato una falsa documentazione al fine di gonfiare la reale estensione di un vigneto di proprietà della Curia di Monreale per ricevere più finanziamenti da parte dell’Ue, il tutto con la complicità di due funzionari dell’ispettorato agricoltura, Antonino Drago e Ignazio Bennati. Dopo essere stato condannato in primo grado e in appello (v. Adista n. 19/2001), la Cassazione nell’ottobre 2003 annulla la sentenza (confermando però le condanne per Drago e Bennati) e ordina un nuovo processo da cui mons. Cassisa viene assolto, nel febbraio 2005, in quanto la “situazione probatoria” risulta “alquanto incerta”.

Dimissioni senza abbandonare il Palazzo

Intanto, il 24 maggio 1997, mons. Cassisa aveva abbandonato la guida dell’arcidiocesi di Monreale per sopraggiunti limiti di età. Sembrava che le dimissioni di mons. Cassisa avrebbero messo fine alla situazione di disagio in cui versava la diocesi. Così invece non fu e così non è ancora. Infatti, quelle dimissioni è come se non ci fossero state del tutto, essendosi venuta a crare una situazione unica e strana, tacitamente consentita e protetta dal card. Giovambattista Re, prefetto della Congregazione vaticana dei vescovi: mons. Cassisa continua a vivere nel palazzo vescovile da dove mantiene relazioni, esercita potere di influenza e di condizionamento su persone, comportamenti e scelte, che scoraggiano, quando non impediscono, ogni ipotesi di cambiamento nella vita della diocesi. Il suo immediato successore, mons. Pio Vigo, che aveva accettato a malincuore la promozione dalla diocesi di Nicosia a quella di Monreale, dopo qualche anno getta la spugna e chiede al Vaticano di essere trasferito altrove, accettando anche la ‘retrocessione’ – fatto inusitato nella carriera ecclesiastica – nella meno importante diocesi di Acireale.

Mons. Naro: una vittima dei poteri dominanti

L’arrivo di mons. Cataldo Naro aveva acceso la speranza di un ritorno alla normalità. Ma la persistente presenza di mons. Cassisa, insieme agli ultimi episodi di cronaca, ne hanno rivelato l’insuccesso. È questo il clima che ha voluto denunciare Nino Alongi, personaggio di spicco nel laicato cattolico palermitano, in un suo commento all’episodio di Cinisi nelle pagine di Palermo del quotidiano “la Repubblica” (19/9): “Mons. Cataldo Naro è stato vittima, più che dei suoi parrocchiani, della ‘mentalità dominante’, voluta e difesa dal potere, che paralizza e impedisce a questa isola di progredire. Non a caso è rimasto solo”. “Da quando ha preso sulle sue spalle il peso della diocesi, il vescovo si è posto seriamente il problema del rinnovamento della presenza della Chiesa nel territorio partendo dalla riorganizzazione delle parrocchie”, trascurando però un piccolo particolare: “ha dimenticato che da noi non è possibile cambiare”. Questa “è la nostra maledizione”, prosegue Alongi. “I rapporti che si sono stabiliti negli anni sono immodificabili. Le situazioni, anche le più assurde, devono permanere. Da questo punto di vista c’è una perfetta sintonia tra la politica dei palazzi e l’azione pastorale dell’autorità ecclesiastica”.

LA SOLITUDINE DI UN PASTORE

DI TANO GULLO

“Un apologo dal sapore Kafkiano”.
Tratto da: La Repubblica-Palermo del 5-12-2006.

Se non è l’anticamera della beatificazione poco ci manca.La scomparsa improvvisa di Cataldo Naro, arcivescovo di Monreale, ha scatenato un’ondata emozionale che è sfociata in una sorta di culto della personalità. La morte lo ha carpito prematuramente mentre era immerso in una impegnativa e contrastata missione pastorale, spiega in qualche modo la messe di consensi acritici. Ma per averne intuito la travagliata personalità, crediamo che di questo coro di sperticate iperboli lui avrebbe preso volentieri le distanze. E non deve sembrare irriverente questa valutazione perché chi lo ha conosciuto sa che la sobrietà-seppur accompagnata a un orgoglio intellettuale che talora lo vedeva stagliarsi in una sorta di sprezzante cattedra intellettuale-era uno dei suoi connotati distintivi. Ma andiamo alle celebrazioni: due riviste, la prestigiosa “Segno” e la meno conosciuta “l’Abbazia”, diretta a Caltanissetta da Salvatore Falzone, gli dedicano un numero monografico, senza contare l’intitolazione all’Arcivescovo di aule e quant’altro, spia di un’adorazione che trova eguali solo nei super martiri Borsellino-Falcone. Accanto alla sperticata rincorsa alla memoria (“io l’ho conosciuto qui e io lì”, ”siamo amici sin dall’infanzia, ricordo quando ci siamo visti per la prima e l’ultima volta”, ”mi ha scritto e gli ho parlato”, ”gli ho pronosticato e mi ha predetto”), alle lacrime per il vuoto avvertito già al momento della scomparsa e alla generalizzata contaminazione di fede ricevuta dalla gran parte dei testimoni, emerge un continuo riferimento alla solitudine del principe della chiesa. Una soluzione logorante in cui Naro si rinchiude sin dal momento in cui varca la soglia della diocesi più estesa d’Italia, già guidata da Pio Vigo ma ancora zavorrata dalla sfilza di polemiche e di denunce penali che hanno accompagnato il chiacchierato predecessore monsignor Cassisa, con il quale Naro era costretto a una forzata convivenza negli appartamenti curiali.
Fin dal primo giorno della missione pastorale si rende conto che una cosa è l’attività intellettuale che svolgeva presso il centro Cammarata del suo paese natale San Cataldo (da qui il nome ma gli amici lo chiamavano più semplicemente Aldo) o il magistero educativo che espletava nella facoltà Teologica, un’altra cosa-ben più gravosa- era “sporcarsi le mani” con la gestione di una diocesi o, peggio, con lo sforzo di chiudere i tanti conti in sospeso accumulati in anni di veleni e di sospetti.
La solitudine probabilmente lo ha spinto ad arroccarsi in una sorte di torre eburnea da dove irradiare sapienza e certezze, anche quando ci sarebbe stato bisogno di rivendicare collaborazione e conforto. Cominciarono così presto a diffondersi gli echi di nuovi veleni con le solite lettere anonime che incolpavano l’arcivescovo di coprire nefandezze di qualche prete o ne dipingevano il carattere autoritario allergico a qualsivoglia confronto. Schizzi di fango coperti dall’anonimato sicuramente, ma pur sempre un’ulteriore traccia di un cammino sui carboni ardenti dell’ordalia.
Trionfalistici i toni che leggiamo su “L’Abbazia”, giustificati solo dal fatto che a scrivere sono solo amici ed estimatori dell’arcivescovo. Elogi sperticati, riferimenti agli angusti labirinti della curia di Monreale (come la descrizione di un imbarazzato e ossequioso Naro al cospetto di Mons. Cassisa che fa lo scrittore Mario Ricotta) e qualche curiosa presenza nell’affollato indice come l’assessore regionale Alessandro pagano, l’onorevole Calogero Mannino e l’immarcescibile Giulio Andreotti.
La solitudine dunque. Su “Segno”-dove per la verità gli interventi sono improntati ad analisi rigorosamente argomentate- ne è il leit motiv che fa da filo conduttore a tutto il dossier, che comprende anche tre scritti dello stesso Naro. E a scanso di equivoci Nino Fasullo nella premessa introduttiva scrive:” il Vangelo e il Concilio sono stati i punti ispiratori del suo programma. Come era prevedibile , incontrò difficoltà di vario genere, incluso l’isolamento, che è la condizione consequenziale inevitabile di ogni prassi innovativa”.Ne parla più diffusamente Alessandra Dino che con l’arcivescovo si è confrontata per un decennio sul controverso rapporto Mafia-Chiesa. “Era come una profonda solitudine-scrive-da cui Cataldo Naro, come tutte le persone che vivono radicalmente e coerentemente le proprie scelte, sembrava essere costantemente accompagnato, con la quale sembrava quasi condannato a vivere”. La studiosa, dapprima spiazzata da un ‘idea di antimafia poco appariscente del presule, alla fine comprende il messaggio del suo interlocutore, pastore contro la mafia senza essere stato mai prete antimafia. Ecco il messaggio di Naro:” Occorre recuperare la mafia e rianalizzarla alla luce del proprio orizzonte culturale, senza veli e senza sconti;agire sulla preparazione dei sacerdoti;far capire il pericolo di una chiesa abituata a parlare il linguaggio di tutti, spesso dimenticando il proprio. Tale processo avrebbe sicuramente messo in luce l’assoluta e profonda inconciliabilità tra la mafia e la fede cristiana, tra mafia e vangelo”.
E di solitudine parla ancora Nino Alongi(“tanti gli ostacoli sin dai primi giorni di insediamento nella diocesi, sopportati dal presule con grande dignità, ma, diciamo la verità, in assoluta solitudine”), Salvatore Butera ( “il lavoro e gli impegni erano pressanti e non sempre scevri da solitudine, amarezza e incomprensioni”). Un “ vuoto “ che parte da lontano a sentire Francesco Renda, dagli anni giovanili a Caltanissetta .” Don Cataldo, tuttavia, non aveva avuto né aveva il sostegno della curia nissena e nella città nissena tra i fedeli e laici operava da solo”. Ma l’immagine di solitudine che ci sembra più straziante è quella che racconta Salvatore Ferita, quando andandolo a prendere nella curia monrealese, per accompagnarlo a un appuntamento lo trova imprigionato dietro al cancello di cui non possiede le chiavi. Passa una buona mezzora prima che una signora riesce a liberare l’arcivescovo dalla sua solitudine che stavolta coincide con quella del Palazzo.

La testimonianza del vescovo è ancora valida e inquietante
L’IMPEGNO E GLI OSTACOLI NELLA VITA DI CATALDO NARO
Di VINCENZO SORCE

Tratto da: La Repubblica-Palermo del 10-12-2006.

Penso che l’articolo di Tano Gullo “La solitudine di un pastore” del 5 dicembre meriti una qualche aggiunta, con alcune sottolineature sulla personalità ricca e poliedrica dell’arcivescovo Naro. Non per “consensi acritici” e non per fomentare un falso “culto della personalità”. Di Naro sono stato fraterno sincero amico per diversi decenni condividendone esperienze umani e presbiterali. Abbiamo condiviso anche passione pastorale, fatiche intellettuali e culturali attraverso un continuo confronto, una onestà dialettica, un dialogo sincero , una professionale ricerca della verità.Posso perciò affermare con estrema sicurezza la sua distanza dall’”orgoglio intellettuale”, dalla “sprezzante cattedra individuale”. Non fu mai un esibizionista del sapere, non cercò mai le passerelle della vanità, lungi da lui arroganza e superbia. Era uno studioso di spessore, uno storico di razza, ma era soprattutto uomo di fede e di chiesa nel senso più profondo del termine, sobrio ed essenziale, preciso e deciso, chiaro ed intransigente dinnanzi alla verità del Vangelo. Lo studio e la ricerca furono parte integrante del suo collocarsi all’interno della Chiesa, lo sentì come vocazione e perciò lo visse con assoluta fedeltà al Vangelo senza servilismi e con coraggio anche a costo di non essere a volte capito e accettato. Non si è mai auto-eletto a uomo ed ecclesiastico di frontiera , controcorrente per fantasia e non per i contenuti. Il suo volare alto, i suoi orizzonti morali, spirituali, pastorali ed ecclesiali dilatati, il realismo della sua analisi mai improvvisati, hanno dato fastidio alla mediocrità di alcuni, hanno provocato intolleranza ed astio. I consensi ampi, qualificati, di tutte le fasce e della società , non sono mai frutto di emotività collettiva, non c’è ombra di isteria da folla. Essi sono la conferma di quanto fosse alta ed estesa la stima di cui era circondato in vita Mons.Naro. Una stima che è cresciuta attorno alla sua opera e alla sua persona nella diocesi di Caltanissetta, alla facoltà teologica di Palermo, in Sicilia, all’interno della CEI, presso a tenei laici e pontifici e per ultimo nella chiesa di Monreale all’interno della quale non tutto si è rivelato facile ma per la quale ha voluto spendersi da testimone convinto lontano da consensi facili e sterili. Nella sua vita di uomo, di prete, di vescovo, ha saputo tessere relazioni vere e feconde. Ha strutturato rapporti costruttivi capace di fare crescere la comunità ecclesiale e civile, ha saputo ascoltare e dialogare. Ha guidato tanti giovani alla ricerca storica, all’impegno culturale e politico, al servizio ecclesiale; ha guidato saggiamente sulle vie dello spirito preti, uomini, donne, giovani ed adulti. Lavoratore indefesso, suscitatore di risorse e di energie, nel silenzio con umiltà, con chi era capace di sintonizzarsi con la sua frequenza d’onda mai eccentrica, mai ideologica, ma sempre spassionata e generosa senza sbavature. E’ perciò molto lontana dalla verità l’immagine che riscontro nell’articolo citato, l’immagine di Naro chiuso “ in una solitudine logorante”, “ arroccato in una sorta di torre eburnea da dove irradiare sapienza e certezza, anche quando ci sarebbe stato bisogno di rivendicare collaborazione e conforto”, incapace di “sporcarsi le mani con la gestione di una diocesi”.
Un’immagine dell’Arcivescovo lontana dalla verità e dalla realtà. Il pastore autentico, guida e maestro, è chiamato a dare certezze, sicurezze in nome di Dio e del Vangelo con fedeltà che non possono passare perciò dal facile populismo, da un democraticismo di maniera, dalla relazione accattivante. Il palazzo arcivescovile è stato per lui solo spazio essenziale per poche ore di sonno, per pochi pasti frugali, per i suoi libri e gli articoli che ritagliava e conservava, per ricevere chi lo cercava e poi tutto il tempo, tutte le energie, per le strade della diocesi, per le parrocchie, per il suo territorio, per tutti gli ambienti. Non certo dunque una torre eburnea nella quale si rinchiuse Cataldo Naro, perché ha accettato rapporti, contatti, relazioni utilizzando e valorizzando tutte le occasioni e tutte le possibilità. Dolendosene quando non ha trovato risposte, interlocutori sinceri, collaboratori capaci. Ne è dimostrazione la visita pastorale, il suo partire dalla sua conoscenza scientifica dei bisogni delle diverse comunità, indicando obiettivi concreti da raggiungere, aiutando ad elaborare con serietà progetti e programmi, con modalità nuove, conciliari, all’interno del recente magistero della Chiesa italiana, attentissimo alla storia profondamente conosciuta della chiesa di Monreale, nelle sue espressioni religiose, sociali e culturali. Ha stimolato, promosso, voluto tenacemente collaborazione, partecipazione, corresponsabilità e con percorsi singoli e attraverso gli strumenti promossi dalla nuova ecclesiologia conciliare. Basta leggere la rivista diocesana, il periodico “Giorno 8”, le due lettere pastorali “Diamo un futuro alle nostre parrocchie” e “Amiamo la nostra Chiesa”. Cataldo Naro certamente nel suo pensiero e nella sua prassi episcopale ha espresso l’ecclesiologia di comunione e perciò del riconoscimento di ruoli e vocazioni, di carismi e di responsabilità. Ha puntato moltissimo sui giovani preti ma non ha ignorato le fasce più adulte e più mature, li ha rispettati, aiutati. Non si chiami scelta di solitudine lo sbarramento alle sue iniziative di qualcuno e la voglia di potere di qualche altro, l’incapacità di tenere il passo di qualcun altro ancora. Il suo spaziare a livelli alti sia all’interno della facoltà teologica sia nei suoi impegni episcopali certamente ha creato problemi, ha messo in difficoltà chi ha passi lenti e fiato molto corto. Si è sporcato le mani, i piedi, le scarpe ma ha tenuto freschi e puliti il cuore, lo spirito, la mente. Non è morto certamente di asfissia in salotto del palazzo. Si è fatto strada, territorio, parrocchia, tutto a tutti. Non ha rifiutato compagni di viaggio sinceri e disponibili ad un servizio autentico alla verità sia nelle strutture accademiche sia nelle strutture ecclesiali. Certo i suoi percorsi stessi improntati a serio impegno e spirituale diventavano selettivi, suscitando invidia, gelosia e persino astio. Ne soffrì accettando la croce dell’incomprensione e dell’ostilità ma la gente lo ha capito. Il suo popolo lo ha accolto, si è sentito amato. Il fastidio che tutto questo provocava e provoca in qualcuno è segno che anche da morto la sua testimonianza è ancora valida e inquietante.

69 Risposte leave one →
  1. 2008 Agosto 29
    salvo permalink

    caro sebastian parole presenti in ogni tuo intervento ho come l’impressione di parlare con un sacerdote. è cosi? non perchè faccia differenza per me è solo che se fosse così potresti darci qualche consiglio utile, che possa aiutarci a risolvere o quantomeno a ridurre la nostra pena interiore ( come hai detto tu
    cordiali saluti

  2. 2008 Agosto 29
    Sebastian permalink

    Caro salvo, non sono sacerdote, o forse lo sono e non me ne rendo conto. Non sei l’unico a dirmelo.Conosco l’amore di Dio e mi sforzo di lasciare che questo operi in me secondo il suo volere, tutto qui.

    Penso proprio di aver ricevuto molto, ed è un continuo divenire, tanto che cerco di non pensarci perchè chi tanto ha avuto, tanto deve dare. Ed io tremo al pensiero di quando sarò al cospetto di Dio.

    In virtù di ciò è impossibile che non ascolti la nostra sofferenza, ne sono sicuro, è così. Non disperate e non perdete la speranza. Dio è sempre presente.

    Come ho detto precedentemente qualcosa farò, ma nei tempi e nei modi che il Signore vorrà. I nostri progetti non sono i Suoi, è risaputo.

    La perla se è gettata nel fango non diventa di minor pregio, nè se viene unta con olio di balsamo diventa di maggior pregio, ma ha sempre valore agli occhi del suo proprietario. Così è per i figli di Dio. Dovunque essi siano hanno sempre valore agli occhi del loro Padre. (da un Vangelo apocrifo)

    Ti abbraccio.

  3. 2008 Agosto 29
    salvo permalink

    caro sebastian, ti ringrazio per quello che mi hai risposto, sicuramente le tue parole fanno riflettere, purtroppo avvolte noi rimaniamo accecati dalla rabbia
    E questo non è bene lo so, ma l’esperienza passata nella nostra comunità ci ha segnato. avvolte penso che bisogna accettare la volontà di Dio, il problema è capire quando è la sua volonta e non quella degli uomini.
    grazie ancora un abbraccio anche a te

  4. 2008 Agosto 30
    Sebastian permalink

    Vedi salvo, ho sperimentato che Dio ha la capacità di mutare il male in bene, tanto che il male stesso accecato dalla Luce dello Spirito, diventa servo dei Santi e dei figli di Dio stesso.

    Tutto ciò avviene di frequente ed in segreto come Egli desidera.

    Siate sereni…

  5. 2008 Agosto 30
    Loris permalink

    Carissimo Sebastian, mi sa che ti stai sbagliando quando dici che il Vescovo e venuto a vedere la situazione perché non è così, e venuto ti ricordo per venire ad incoraggiare il nuovo parroco e questi a fatti sì di riempirgli la chiesa invitanto le persone vicine ad essere presenti.
    Un’altra cosa che di dico che costui non è stato per niente sensibili alla situazione che si è creata come si sol dire vuole vivere giorni di pace. N B ” vatti a leggere via internet l’omelia del suo ingresso” e poi non abbiamo nessun motivo di raccontare fatti o non fatti e la pura e santa verità sei libero di crederci, costata personalmente.
    Hai ragione quando dici questa lenta agonia nel vivere, secondo me meglio farla morire che vivere così.
    Se ti è possibile ti inviterei a conoscere personalmente la figura di Mons Quaglino ti renderesti conto tu stesso che fugura di umile Santo.
    Caro Sebastian dovresti essere tu stesso a chiedere il perché non lo vedono di buon occhio forse perché e troppo umile, forse perché troppo preparato, forse perché tradizionalista sono ipotesi che si fanno non lo sò nemmeno io chiedilo a loro penso che ti risponderanno tra di voi vi capite!
    Saluti.

  6. 2008 Agosto 30
    Sebastian permalink

    Loris, deve esserci un malinteso… mi attribuisci cose che non ho detto. Ti pregherei di rileggere con più attenzione ciò che ho scritto.

    Altra cosa… perchè non potresti raccontare fandonie? Di che strumenti dispongo per verificare ciò al momento? Non ci conosciamo e… mettiti nei miei panni in questo contesto virtuale.

    Ad ogni modo il vostro disagio mi basta e merita tutta l’attenzione possibile da qualunque parte stia la ragione.

    Saluti anche a te.

  7. 2008 Agosto 30
    Loris permalink

    Caro Sebastian, ti chiedo scusa del malitenso ho letto di corsa il tuo intervento ho frainteso tra affermativo ed interogativo scusami capita siamo umani.
    Comunque, mi sta a cuore se tu conoscessi il Mons. per renderti conto.
    Capisco che tu possa avere dei dubbi sulla vicenda e non disponi di strumenti per verificare, ma tutto si vede ad occhio nudo ti invito a partecipare a qualche l’iturgia Domenicale magari più di una per vedere e capire può darsi che puoi dare qualche suggerimento per come possiamo adeguarci a tutto giò.
    E spero per quanto possibile poterti conoscere e scambiare a quattrocchi qualche parola sulla vicenda.
    Saluti.

  8. 2008 Agosto 30
    Sebastian permalink

    Bene, l’importante è capirsi, ma non c’era bisogno di scusarsi…

    Ho letto una frase, ed invocazione nello stesso tempo, che mi ha fatto molto riflettere… ve la propongo.

    Se tu dici:”Io sono Giudeo”, nessuno si preoccuperà. Se tu dici:”Io sono Romano”, nessuno si sentirà scosso. Se tu dici “Io sono Cristiano”, tutti si AGITERANNO. Possa io riceverequesta designazione che molti non possono sopportare; cioè questo nome.

    Saluti anche per te.

  9. 2008 Settembre 1

    Cari amici tutti che avete scritto su questo blog,

    Qual è il nocciolo della polemica che si è svolta qui sopra? Penso che sia l’urgenza che i laici esercitino il loro diritto di parola e anche di critica sulle scelte e la prassi pastorale del clero. Io credo che esista un sensus fidelium e dunque credo che si debba tenere conto anche del CONsensus fidelium nelle decisioni ecclesiali.

    Detto questo, non ho particolari difficoltà a credere che Quaglino possa esser stato un buon parroco e La Versa invece no. La polemica che qui si è dibattuta è indicativa, però, soprattutto su un altro aspetto più generale. Il nostro laicato deve imparare a leggere fatti e persone di Chiesa con uno sguardo dal respiro meno “parrocchiale”, più ampio, più “cattolico”, universale.

    Per Giovanni, Loris, Francesca:
    che intendete per “modernità” che affliggerebbe la Chiesa attuale? Tutti tendiamo a mitizzare il passato, specie quello della nostra infanzia, che tende a diventare il metro di giudizio di tutto e ad elevarsi al di sopra di ogni critica oggettiva. “Nessuno preferisce il vino nuovo, perché – dice – il vecchio è migliore”. Ma di quale vecchia Chiesa parliamo? La chiesa del cattolicesimo municipale, di quella del silenzio sulla mafia, di quella del collateralismo democristiano?
    Solo quarant’anni fa non solo questa discussione non avrebbe potuto neppure aver luogo, ma, per i preti d’allora, ciò che i laici pensavano non aveva nessuna importanza. Ogni epoca, ed anche l’attuale, ha i suoi santi (leggi: Puglisi, Naro e perché no?, Quaglino), che si distinguono, generalmente, per essere per lo più disconosciuti e rigettati dal buon popolo di Dio, come con chiarezza insegna il Vangelo.

    Per Salvo.
    Io non ho mai espresso il sospetto che Naro fosse il bersaglio “esclusivo” di questa polemica Quaglino-La Versa; ho detto che la mia impressione è che il grande Arcivescovo fosse “il vero bersaglio” di questa disputa. Comunque ringrazio lei e Loris di avermi dato indirettamente conferma del fatto che Naro è effettivamente uno dei vostri bersagli. Forse, nella foga della diatriba parrocchiale, non vi siete accorti del monumento di grazia di cui Dio stava facendo dono alla vostra Chiesa. Pazienza. Forse il buon Dio ci darà altre occasioni di capire, e di conversione. Spero solo, per voi, che non vi troviate, vostro malgrado, in una troppo cattiva compagnia.

    Giampiero.

  10. 2008 Settembre 2
    salvo permalink

    caro giampiero, io credo che sia giusto che avvolte bisogna vedere le cose anche con gli occhi degli altri, io non so l’esperienza che tu hai avuto nel conoscere il “grande vescovo ” io posso testimoniare in questi brevi interventi la mia impressione. il vescovo che io ho conosciuto non ha dimostrato la vicinanza ai problemi della comunità, piuttosto si leggeva chiaramente la sua grande capacità culturale, di storico ecc… ma un vescovo (a mio parere) deve essere anche padre vicino ai suoi figli, e dico figli non alunni. questo è il mio umile parere.
    conservo comunque un certo rispetto per cataldo Naro. spiegami però cosa intendi per cattiva compagnia perchè al momento non capisco cosa lei/o tu intenda

    cari saluti Salvo

  11. 2008 Settembre 2
    Loris permalink

    Caro Giampiero, penso o Fede o non Fede oggi tutti hanno diritto alla parola come dice il Vangela ” La verità vi farà liberi” penso che fin qui tutte due siamo d’accordo. Penso di non fare polemiche ma è difficile poter accettare quello che dici se non hai vissuto una certa esperienza di Chiesa, lascia stare con lo sguardo di Dio ma guarda dal lato umano, sai tutti dicevano che era arrivata la grazia con il nuovo parroco vieni e costata di persona in quale disgrazia e caduta la parrocchia.
    Papa Benedetto XVI non fà altro che richiamare la Chiesa alla sua radice cristiana, basta pensare che cosa la chiesa moderna di oggi sta cambiando riguardo all’Eucarestia, può darsi che io mi sbagli ma continuo a credere al vero valore che in quel pezzetto di Pane vi abita Cristo Vivente e uso molto rispetto.
    Guarda i preti moderni, non esiste più la ginoflessione quando nel Vangelo Gesù dice “ogni ginocchio davanti a me si pieghi in cielo, in terra e sotto terra” e facciamo l’inchino, mi impongono di prendere il Corpo di Cristo nelle mani, perchè se no si trasmettono i virus, ma da duemila anni non ho visto morire nessuno con il virus dell’Eucarestia in bocca.
    Secondo Te questa non è chiesa moderna?
    Qui non si tratta di vecchio o di nuovo perchè l’uno vale l’altro non c’è differenza per me, e poi non dirmi che la chesa attuale parla di valori, io in tre anni non ho sentito una predica dal nuovo che mi parli di mafia, la chiesa sta in silenzio ora che prima.
    O ammirato il gesto di Pino Puglisi e prego il Signore che tanti santi sacerdoti siano alla sua scuola per il Vangelo.
    Ma non dirmi che Naro era santo non ho visto in gesto di santità in cinque anni, anzi al contrario ti dico in più che ho saputo dall’alto che era molto vicino alla massoneria questa è la verità.
    Certamente perchè non dirlo Naro è stato un bersaglio ma per quello che ha fatto, non si può umiliare un sacerdote a tal punto di allontanarlo per sei mesi come se abbia commesso qualche crimine, dimmi dove sta la carità sacerdotale prima e poi quella di Vescovo.
    Forse come dici tu non ci accorgiamo della grazia può darsi ma spiegami come mai il nuovo parroco non è mai in parrocchia sempre fuori, viaggi a più non posso, la chiesa sempre chiusa, deleghe a tutti purchè lui non fa niente, queste cose si vedono ad occhio nudo e non ti dico altro non fineremo mai di scrivere.
    Vorrei solo capire cosa indendi dire nell’ultima battuta o di quale cattiva compagnia parli.
    Distinti saluti

  12. 2008 Settembre 2
    celico permalink

    Caro Webmaster: quando scrivo “volgarità” in riferimento a certe cose che leggo in questo sito, mi riferisco anche a cose cattive, disoneste, manovrate, infanganti come alcune delle cose che leggo qui sopra. So che lei non le condivide; capisco anche che il suo intento è tutt’altro riguardo a mons. Naro (rispetto al quale alcuni di coloro che qui ne scrivono inventano calunnie assurde!), ma constato altresì che al di là delle sue buone intenzioni e della sua buona fede, haimé, i risultati che sortiscono su queste pagine sono gravemente lesivi per la stessa memoria di mons. Naro, il quale non ha chiesto lui di essere continuamente messo al centro di queste chiacchiere e di queste beghe. Le persone di cui si parla negli ultimi interventi di questa pagina io non le ho mai conosciute di presenza. Ma chiedendo a chi ha avuto modo di sapere chi fossero (non chi siano diventate recentemente, se santi d’altare o diavoli dell’inferno…) al tempo in cui mons. Naro fu arcivescovo di Monreale (tre anni e mezzo, non cinque o chissà quanto altro tempo in più!), ho ricevuto la risposta più eloquente: il silenzio sdegnato e addolorato nei riguardi di entrambi! Sarebbe il caso di richiamare a questo silenzio certi utenti, a mio modesto parere.

  13. 2008 Settembre 2
    Sebastian permalink

    test

  14. 2008 Settembre 2
    Sebastian permalink

    Beh caro celico, spero ti renda conto che la valenza delle cose che dici in questo contesto, ha esattamente lo stesso peso di quello degli altri utenti. Pertanto il tuo richiamo al silenzio nei confronti di costoro, chiunque essi siano, è inopportuno e sommessamente volgare. La tua non è modestia, è alterigia.

    Sarebbe dignitoso da parte tua chiedergli scusa. A meno che tu non sia un simil-cardinal col cu*o a ponte sempre seduto al posto giusto ed al momento giusto o, in cima alla montagna più alta sempre pronto a toccar il cielo con un dito.

    Si scansi per favore…

  15. 2008 Settembre 2
    Francesca permalink

    caro giampiero ti ringrazio di avermi inviato questo tuo pensiero al quale rispondo immediatamente dicendo che la chiesa alla quale faccio riferimento io è quella in cui il sacerdote rappresenta la guida , il Padre per l’intera comunità.La chiesa del cattolicesimo municipale di cui tu parli anche con i suoi aspetti negativi e non, poneva al centro di tutto la Sacralita’ di Dio in cui il sacerdote era il “celebrante” e non il presidente come nella messa attuale; dove l’altare e’ diventato un semplice palcoscenico.
    infine caro amico voglio dirti che tutti questi discorsi presenti in questo forum risultano frivoli e vani di fronte ad una realta’ disarmante e deprimente che ogni giorno ahime’ vivo sulla mia pelle.
    tutto cio’ non puo’ che portare sofferenza e lotte intestine nella comunita’ con la conseguente perdita di una Fede profonda. Nella chiesa da te definita silenziosa regnava l’amore, la carita’, la condivisione dei valori e non l’arroganza, l’indifferenza della chiesa attuale. Se questa e’ la chiesa moderna, preferisco rimanere legata a quella della mia infanzia che mi ha insegnato la vera Fede.Viva il passato!
    P.s. preferisco non commentare le parole di celico

  16. 2008 Settembre 2
    Sebastian permalink

    Scusa Francesca… fai riferimento alla realtà di Altofonte come gli altri utenti?

  17. 2008 Settembre 2
    Giovanni permalink

    Salve a tutti, sono profondamente turbato e amareggiato dagli ultimi interventi osservati in questo forum. In particolare mi rivolgo a Celico, il quale si arroga il diritto di giudicare le persone non per i loro contenuti ma sulla base dei soliti pettegolezzi di sacrestia di cui ho già parlato abbondantemente in precedenza. Celico dovresti vergognarti, sei povero di contenuti e privo di argomentazione alcuna pertanto sei tu che dovresti rifugiarti nel silenzio. Mi appello adesso al webmaster di questo forum: vorrei che la libertà di opinione fosse garantita nei confronti di tutti, se questo è un ritrovo di pettegoli o un cortile on line mi rifiuto di scrivere e di manifestare le mie idee, lo trovo denigrante. I miei interventi hanno lo scopo di ascoltare i suggerimenti e anche le critiche, purchè costruttive degli altri rispettabili utenti. Finora ho basato i miei interventi su fatti concreti, non su illazioni o cose riferite da altri. Ho persino manifestato la mia volontà a constatare insieme a chiunque ne abbia realmente voglia la realtà di cui vi parlo! Evidentemente Celico fa parte di quella cricca di gente che vuole imbavagliare e ridurre al silenzio chiunque abbia un’opinione divergente. Vergognati dunque e abbi il coraggio di chiedere scusa, mai in nessun contesto nessuno dovrebbe macchiarsi di tale colpa, se questo avviene la nostra libertà è in serio pericolo. Vi saluto pertanto con una citazione che trovo adeguata a tale spiacevole vicenda: “Non avere paura di conoscere la verità; noi dobbiamo sempre cercarla la verità con ardore e sincerità perchè dove è la verita è anche il nostro sommo bene, perchè ivi è Dio” – San Riccardo Pampuri (vero medico oltre che santo, lui si che non faceva diagnosi basandosi sulle illazioni)

  18. 2008 Settembre 2

    Cara Francesca,

    vedo che c’è non poca confusione: semplicemente tu attribuisci al passato tutto il bene, anche presente, e chiami “moderno” tutto ciò che di negativo c’è di fatto o semplicemente credi vi sia nella Chiesa presente, e che c’è sempre stato.
    Proprio perché la si vive sulla pelle, la propria esperienza rimane qualcosa di superficiale e soggettivo se non la si mette a confronto con quella altrui. Diversamente, per forza i nostri saranno sempre i soli discorsi “seri” e quelli degli altri ci appariranno necessariamente “frivoli”. Ripeto: vero cattolicesimo non è una difesa del tradizionalismo per partito preso, ma la capacità di abbracciare la totalità dell’esperienza cristiana in ogni tempo e luogo.

    Un abbraccio.

  19. 2008 Settembre 2

    Per Loris,

    Scusa, ma o indichi le tue autorevoli fonti e porti prove controllabili di quello che affermi su Naro, oppure mi autorizzi a pensare che parli di cose che non conosci.

    Per Loris e Salvo,
    Ciò che intendo quando vi avverto di guardarvi dalle cattive compagnie ve lo dirò un’altra volta, ché stasera non ho più tempo.

  20. 2008 Settembre 2

    Per Celico,

    Sono spiacente di dover rispondere, nonostante condivida nel merito il suo ultimo commento, caro Celico, di non poter fare quello che lei mi chiede. A meno che non vi siano evidenti offese alla dignità delle persone, non metterò a tacere nessuno.

    Vorrei pregare tutti di trattarci con vicendevole cortesia e, se permettete, di non tirare il webmaster di qua e di là per la giacchetta, per pretendere da lui quello che fareste voi se foste il webmaster.

    Grazie a tutti.
    Giampiero Tre Re, webmaster.

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