Il paradiso può attendere (il denaro no)
Nell’eterna lotta tra Dio e Mammona, nel cuore dell’ecclesiastico il verdetto è scontato.
«Guardatevi dal lievito dei farisei e da quello di Erode», raccomandava Cristo ai suoi più stretti discepoli. In questo preciso ordine, perché chi si lascia contaminare dal primo non può evitare il secondo. Il demone proprio dell’uomo di chiesa, infatti, non si chiama “lussuria”, “violenza” o “avarizia” (il “lievito di Erode”, appunto), ma “fariseismo”. Un peccato capitale che significativamente non compare nella tradizionale lista dei sette. Da un lato perché quella lista è “ecclesiastica”, cioè compilata dai chierici per applicarsi ai non chierici, dall’altro perché il vizio che li compendia tutti, nell’uomo di chiesa, è appunto l’ipocrisia, peccato consistente nel fatto di mentire agli altri e sopratutto a sé stessi circa la propria condizione di peccatore.
Anche se sporadicamente se ne può trovare qualcuna non lontana dal Regno di Dio, la stragrande maggioranza delle guide religiose del cattolicesimo italiano merita ancora l’invettiva di Cristo: «Scribi e farisei ipocriti», gente che detiene abusivamente le chiavi del paradiso. Cammelli troppo grossi e sovraccarichi di merci costose quanto inutili, concordati, privilegi, finanziamenti e opere cattoliche, per passare attraverso le piccolissime porte del Regno.
Queste guide cieche pontificano su pagliuzze e moscerini, spaccano il pelo in quattro sulle barzellette blasfeme dei potenti, panettoni e preservativi, ma ingoiano senza fiatare il massacro sociale dell’innocente perpetrato attraverso la menzogna. Fingono di cadere dalle nuvole vaticane su cui abitualmente risiedono lasciando credere d’essere gli ultimi ad accorgersi che il re è nudo.
Per esempio, pur rientrando tra i loro precisi compiti, si guardano bene dal dire che ciò che col tempo ha trasformato l’Erode nostrano in un vecchio libidinoso e moralmente ricattabile è l’essersi dedicato per tutta la sua lunghissima gioventù al culto del denaro. Quale il motivo di questo curioso fenomeno di lingua legata? Il fariseismo, appunto.
Un episcopato che è diviso su chi deve guidare la chiesa italiana, vale a dire su tutto, ma che non può permettersi di mostrarsi in disaccordo con Erode, ha taciuto sui vizi di quest’ultimo per non perdere l’obbedienza di milioni di cattolici del ceto medio benestante e conservatore e ha trovato più consono al proprio ministero abbandonare o punire i pochi che hanno osato non tacere. Fino al punto di rinunciare all’iniziativa ed all’autonomia di giudizio del loro magistero morale, lasciandosi precedere dalle pur tardive e moderatissime prese di posizione del Presidente della Repubblica e come pavidamente nascondendosi dietro il suo prestigio. Un episcopato troppo molle, imbarazzato nei confronti di una classe politica retriva, che sta trascinando nell’ignominia il nostro Paese e la sua tradizionale cultura abituata alla cattolicità della riconciliazione e della pace.
La reazione della gerarchia nei confronti della violazione dei diritti umani può dirsi flebile, se paragonata alle veementi requisitorie in occasione dei caso Englaro e Welby. Troppo ha alzato la voce per una controversa difesa della vita per non far apparire la debole reazione di questi giorni di fronte alle palesi violazioni di diritti umani sacrosanti piuttosto come un assordante silenzio. Questa chiesa sembra infinitamente più impegnata a difendere il proprio ruolo sociale che la verità, la giustizia e la vita umana. Inseguire i politici sembra essere oggi l’ansia dei pastori. Per questa pecipua ragione assistiamo alla fine del tradizionale rapporto tra cattolicesimo e cultura popolare.
E questo rapporto, ormai esaurito, lo si vorrebbe recuperare dall’alto. Ma i laici vedono ormai una minaccia alla libertà dei cittadini più nella Chiesa e nelle sue ingerenze che nelle effettive aggressioni allo stato di diritto che vengono dall’interno stesso del suo assetto istituzionale (clandestini, razzismo ecc.). Le manipolazioni storiche che recentemente si è stati tentati di fare, da parte di certi politici, sul rapporto fascismo-cattolicesimo sono l’altra faccia della medaglia dell’ossequio formale che si accompagna al disprezzo sostanziale dei valori ecclesiali. “Come pecore senza pastore”, i fedeli, dal canto loro, si allontanano dalla Chiesa, perché i capi si sono allontanati da Cristo. Le nostre guide pastorali parlano arabo per la nostra gente. Ma non ci si creino alibi scambiando questa incomprensione con il salario del profeta.
È opportuno spendere una parola sul significato evangelico del “lievito”. Significa l’apostolato, la comunicazione della buona novella destinata a contaminare la cultura e propagarsi tramite l’esempio e l’azione pedagogica. L’essenza stessa della Chiesa, in poche parole. La sua sostituzione col lievito di Erode è più che una forma di cooperazione, è un auto-snaturamento, prostituzione, alienazione. Alla fine di un lento processo di propagazione nella massa e di assimilazione, tutto è indistinguibile da tutto, le coscienze sono rese indifferenti alla verità e alla spazzatura. Apostasia.
Gli intellettuali cattolici che fino al giorno prima degli scandali che oggi travolgono il Premier ci spiegavano con dovizia di argomenti teologici che il mistero del Natale deve inchinarsi alle esigenze del Made in Italy, o le varie Compagnie delle Opere del Dio Quattrino che da quarant’anni fanno affari all’ombra della Madonnina e, dopo aver praticato la prostituzione sacra con l’Erode di Ardcore, ora fanno le marie maddalene, meritano l’invettiva apocalittica del Battista: «Chi vi ha consigliato di fingervi pentiti per sottrarvi al castigo, figli di serpe?».
Ruby e la Minetti, Erode stesso sono meno colpevoli di gran parte dell’episcopato italiano, tra cui certamente capi come Bertone, Bagnasco, Crociata; o dei preti-manager alla don Verzè, o dei preti-opinion leader, come Padre Livio dai microfoni di Radio Maria, che hanno apertamente appoggiato la campagna elettorale del Tetrarca, spostando milioni di voti, incuranti delle sue alleanze e premesse anticristiane, paganeggianti, autoritarie; ma anche di buona parte della crema del cosiddetto laicato cattolico impegnato, come i responsabili di Comunione e Liberazione, o Ettore Gotti Tedeschi, banchiere cattolico presidente dello IOR, autore di opere di morale economica dai frivoli titoli (Denaro e paradiso, Piemme, 2004), inquisito per presunto riciclaggio di 23 milioni di euro della Banca vaticana.
Per tutti questi, a differenza del denaro, che notoriamente non dorme mai, il Paradiso può attendere. Stiano pur certi che si vedranno passare davanti, come tante piccole Salomè, Nicole, Iris, Noemi e Ruby Rubacuori.










http://tv.repubblica.it/edizione/milano/chiesa-e-ici-l-inchiesta-dei-radicali/75698?video
Che dire? Sottoscrivo parola per parola questo post. E mi auguro che qualche laico e qualche prelato che ancora facciano ricorso alla preghiera e all’ascolto della Parola continuino a seguire il Vangelo, la cui potenza fortunatamente travalica ogni limite posto dall’uomo, costituendo quel piccolo gregge da cui esplode la potenza del messaggio cristiano. Così la Chiesa nel corso della storia è rinata più volte dalle sue apparenti ceneri.
Complimenti Giampiero. Riflessioni di grande spessore.
Grazie, Seb.
Sei sempre molto attento e affezionato. Come forse si vede, il grosso dell’articolo era scritto già da alcuni mesi, ma ho avuto parecchie esitazioni a pubblicarlo e l’avevo quasi accantonato. Poi un amico ha postato il video di Saverio Tommasi su fb e il risultato è che estoy indignado.
Scopro dalla finestra lo spigolo d’una gronda,
in una casa invecchiata, ch’è di legno corroso
e piegato da strati di tegoli. Rondini vi sostano
qualche volta. Qua e là, sul tetto, sui giunti
e lungo i tubi, gore di catrame, calcine
di misere riparazioni. Ma vento e neve,
se stancano il piombo delle docce, la trave marcita
non la spezzano ancora.
Penso con qualche gioia
che un giorno, e non importa
se non ci sarò io, basterà che una rondine
si posi un attimo lì perché tutto nel vuoto precipiti
irreparabilmente, quella volando via.
Franco Fortini, La Gronda
Scopro dalla finestra lo spigolo d’una gronda,
in una casa invecchiata, ch’è di legno corroso
e piegato da strati di tegoli. Rondini vi sostano
qualche volta. Qua e là, sul tetto, sui giunti
e lungo i tubi, gore di catrame, calcine
di misere riparazioni. Ma vento e neve,
se stancano il piombo delle docce, la trave marcita
non la spezzano ancora.
Penso con qualche gioia
che un giorno, e non importa
se non ci sarò io, basterà che una rondine
si posi un attimo lì perché tutto nel vuoto precipiti
irreparabilmente, quella volando via.
Franco Fortini, La Gronda.
Noi vorremmo esserci.
Forse una sola rondine potrebbe non bastare.
Dovremmo in tanti “posarci” per un attimo…………..
Grazie, Giampiero.
matilde e manlio schiavo
Grazie a voi.
Un abbraccio.
Giampiero.
Disastro ecclesiologico
“Dicono che parole inequivocabili son state dette: “desertificazione valoriale”, “società dei forti e dei furbi”, “cultura della seduzione”. Ma sono analisi: manca la sintesi, e le analisi stesse son fiacche”.
(Barbara Spinelli, Lo strano silenzio della Chiesa, Repubblica, oggi)
Aggiungasi “disastro antropologico”, sentenza definitiva sugli esiti dell’era berlusconiana nel nostro Paese, emessa da Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, già (o solo?) il 28 gennaio scorso.
Ma come mai questi verdetti episcopali più son altisonanti e rumorosi più appaiono tromboneschi e tradiscono imbarazzo e vergogna?
Ce lo spiega Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta:
“La Chiesa non reca salvezza se rimane collegata agli interessi di classe, di razza e di Stato. Non porta salvezza se è complice dell’ingiustizia e della violenza istituzionali. La Chiesa non può rimanere in rapporto con i poteri oppressivi, col rischio di diventare egoista e indifferente, priva di amore e vergognosamente timorosa” (26 gennaio 2011).
Gli è che se i vescovi provano imbarazzo per l’indegnità morale del loro candidato non ne provano alcuno per il fatto in sé di avere voluto una sponda politica degli interessi ecclesiastici. In breve, i vescovi sembrano non avvertire nessuna loro responsabilità nell’assenza di una retta coscienza politica dei cattolici.
In sintesi: se l’attuale segretario del PdL è lì non certamente per il suo acume politico ma per comprare la credulità della danarosa borghesia cattolica, allora i vescovi ancor più che del sesso compulsivo di Berlusconi dovrebbero vergognarsi della moralità farisaica e bacchettona di Angelino Alfano.
http://www.repubblica.it/politica/2011/09/21/news/silenzio_chiesa-21976172/
http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5059#forum548738
Il silenzio della chiesa sul degrado morale della politica italiana non appare né reticente né inspiegabile, conoscendone lo stile dall’interno. Detto ciò, occorre aggiungere che questo non porta con sé nulla di rassicurante per chi ha davvero a cuore il primato della coscienza e la sua autonomia negli affari che investono la partecipazione politica e responsabilità di governo. Questo velo di silenzio da parte dei vescovi, infatti, probabilmente sta lì a nascondere le grandi manovre politico-diplomatiche in atto per sostituire il premier con altra persona gradita all’eminentissimo Segretario di Stato.
Per il principio buddista di non dualità tra noi e l’ambiente, qualunque nuovo premier sarà il clone del precedente, fino a quando non cambierà il cuore (la mente) della gente che compone una società. Non è con la pseudomoralizzazione di CL che si ottiene un cambiamento etico, ma dando alla gente comune la fiducia e la reale opportunità di potere partecipare alla realizzazione del bene comune, del “Grande Bene”, per la felicità di ogni singolo individuo.
Tutto il resto è volgare mistificazione, di cui la Chiesa, o meglio una certa Chiesa si dovrebbe vergognare. Provo orrore e grande compassione per quelle persone la cui buona fede viene utilizzata per rafforzare il potere oppressivo di certe eminentissime lobby di potere.
Voglio comunque sottolineare che i personaggi politici sono marionette nelle mani delle corporations mondiali dell’economia. Sono loro, i Signori delle Banche, gli artefici del degrado umano che stiamo vivendo. Vorrei tanto che ciascuno di noi, oltre che a lamentarsi, cominciasse a fare qualcosa di realmente utile, per trasformare questo mondo.
Scusate il ritardo
Avete presente Giovanni Paolo II che chiede scusa per le persecuzioni inflitte dai cristiani agli ebrei o per la condanna di Galilei? Oppure Ratzinger che chiede perdono alle vittime della cattopedofilia e ringrazia il Cielo per la fine del potere temporale del Sommo Pontefice?
Bene: è possibile che per avere la magra soddisfazione di vedersi riconosciuto un torto da parte della Chiesa si debba essere morti da non meno di cinque secoli? Sarei veramente sorpreso non da un Bagnasco che fa la morale ai politici, ma da un vescovo qualsiasi che dicesse: “Ci scusiamo con gli italiani per aver sostenuto, per nostra convenienza, la campagna elettorale di un intero ceto politico rivelatosi immorale e corrotto”.
Meglio agnostici
“Gli agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace e le persone che – colpite come vittime o semplicemente scandalizzate da casi come quello della pedofilia – soffrono a causa dei peccati commessi da uomini di Chiesa e hanno desiderio di un cuore puro, sono piu’ vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli ‘di routine’, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”.
(Benedetto XVI, Friburgo, 25.09.11)
Parole sante:ma chi riflette,dentro la chiesa,su questo?C’è un bivacco terribile che snatura la chiesa della sua vera missione salvifica:salvare l’uomo dal peccato,berlusconismo compreso,da un degrado morale che attanaglia tutti i ceti sociali.Da un sistema di corruttele e di “puttanesimo”dilagante che accomuna politici di ogni sorta.Che fine sta facendo la chiesa in Italia?Bagnasco,oggi,attacca il premier!!!!! Dove sono i cattolici impegnati in politica?Qualcuno di loro che rivendica le radici cristiane del suo partito,è divorziato e,cosa ancora più grave,se ne va spesso nei paesi dell’Est europeo per avere,in clandestinità,delle relazioni sessuali con giovani donne di quei luoghi.Dobbiamo affidarci a chi difende la permanenza dei crocifissi nei luoghi pubblici?O a chi continua a mantenere lo scudo crociato?E al Segretario di Stato piace Bersani?
Dulcis in fundo:una telefonata(una tantum!!!!) allunga la vita!!!
La ringrazio, Maiko,perchè leggere i suoi post è sempre una sorpresa! Finalmente ho scoperto che la missione della Chiesa èsalvare l’uomo dal peccato, ma al contempo, mettersi in politica, ovviamente senza divorzio di sorta, in contrasto con il cristianesimo…. mi scusi, comincio ad avere un pò di mal di testa….
Per il mal di testa va bene qualche aspirina!Per il resto,il discorso è molto complesso perchè salvare l’uomo dal peccato implica un cammino nella storia,e non sulla luna,della chiesa,la quale da 2000 anni si incontra e si scontra con i sistemi politici.Il problema non è supportare questo o quel sistema politico,e men che meno partitico,ma illuminare la vita della polis con i valori del Vangelo.Tacere su certe nefandezze o “sposare”un sistema politico significa tradire,sostanzialmente,i valori del Vangelo.Detto ciò,è opportuno ribadire che l’uomo va salvato “in situazione”,cioè nella sua vita concreta e reale.Dunque il cristianesimo non è apolitico,anzi,tutt’altro.
La vita della polis si illumina utilizzando saggezza,coraggio, compassione e praticando il dialogo. Credendo nel potenziale che esiste in ciascun individuo si può percorrere un cammino di rigenerazione della nostra società. Mettendo al centro la persona e la sua giusta aspirazione ad una vita soddisfacente e pienamente realizzata.
Per quello che lei chiama “salvezza”, ho imparato che bisogna salvarsi da soli. Questa “salvezza” non arriva gratis. E’ una lotta continua contro le funzioni negative della vita: avidità, stupidità e collera, insite in iascuno di noi. Trasfomando queste “cause” gli effetti saranno inevitabilmente positivi per la vita di ogni singolo individuo e quindi dell’intera società. Quelli che lei chiama i valori del vangelo, come vede, sono un aspetto troppo limitato della vita. La invito, con tutto il cuore, ad ampliare le sue vedute. Inoltre la invito a riflettere sul fatto che se il sistema è corrotto, la corruzione è anche nel suo cuore. Non si lamenti più delle relazioni erotiche dei politici (mi permetta di dirlo:è da bigotti), ma si sforzi di essere semplicemente un buon cittadino.
Una buona giornata a tutti
Sa, Sig. Maiko, siccome non sono sono una tifosa della Chiesa, mi sono andata ad informare su quale fosse la sua missione e ho scoperto, dalle parole del Papa, che è: “annunciare l’amore”. Quindi, nulla a che fare con la salvezza dal peccato. Poi, mi permetta di scriverle che è una arroganza giudicare il berlusconismo come peccato. Il berlusconismo è semplicemente l’effetto di un atteggiamento sociale che, per quanto anch’io consideri riprovevole, è condiviso da milioni di italiani. Ed inoltre, non vedo alcun peccato nel desiderare o avere rapporti con ragazze giovani, o essere divorziati. Lei vede troppo peccati attorno. Io, invece, vedo solo tanta sofferenza. La sofferenza di un vecchio che, per paura della morte, compra il sesso di una ragazza e la sofferenza di quest’ultima che per paura di perdere un’occasione di lavoro, si concede ad un uomo vecchio, ma influente. Lei vede peccati, io vedo persone illuse e piene di paura. Perchè non prova a sentire compassione (comprensione)invece che ergersi a giudice?
Viviamo in un’epoca triste e piena di sofferenze. Nel buddismo questa è l’era di Mappo, detta anche Ultimo giorno della Legge. e’ l’era più difficile, perchè piena di guerre e odio, ma sta terminando. Anche se noi non riusciremo a vederne la fine, possiamo fare molto e molto semplicemente. Essere delle persone consapevoli. Prendersi le proprie responsabilità. Parlare con la gente, ma anche sforzarsi di ascoltare le altrui istanze. Mai giudicare! Lei, qualche tempo fa, scrisse che l’omsessualità è una malattia. Mi colpì molto la sua affermazione. Cominci a mettere in discussione qualche sua certezza, per esempio questa sull’omosessualità. Si sforzi di capire perchè non può essere una malattia. Uno spunto glielo do io:la malattia presuppone una sofferenza. Conosco una schiera di omosessuali assolutamente felici di essere ciò che sono. Proprio come lo è lei….o forse più di lei.
Ma nel buddismo esiste il concetto di “peccato”?
No, Giampiero. Il peccato non esiste, perchè non esistono nè il male, nè il bene in senso assoluto, ma solo relativo. Esistono funzioni positive e negative della vita, che danno felicità o sofferenza. Ma anche quest’ultima (la sofferenza) è sempre causata da una oscurità: quella di non riconoscere la propria natura di Budda, che è innata in ciascuno di noi. Più che di peccato, parlerei di offesa a tale natura preziosa. Queste funzioni, positive e negative, convivono. Sta a noi mettere quelle azioni che producono il “bene” nel senso della felicità. Non può esistere il peccato, perchè non esiste il giudizio. Mai. Da un grande male può scaturire un grande bene! Dipende sempre da noi. Esiste, invece un concetto che si avvicina a quello del “perdono”. Si chiama “sanghe”. Significa, in un certo senso, chiedere scusa alla propria vita, per non avere riconosciuto la buddità in essa contenuta. E’ come una profonda e sofferta consapevoezza di non avere messo quelle cause preziose per la trasformazione del karma. Quindi, non perdonare gli altri, ma solo se stessi.Non riconoscere la propria e l’altrui buddità è l’offesa più grave alla Legge Mistica, ma siccome la vita è istante per istante, in questo preciso momento, posso sempre cambiare tutto e ottenere l’illuminazione, La buddità esiste anche nel mondo di sofferenza, come in quello di avidità o collera. Dipende da noi, solo da noi, illuminarci alla sua verità, quella del Mioho renge kyo.
Potresti pensare che sia troppo facile ignorare il principio del “peccato”, ma non è affatto così. La Legge Mistica di causa-effetto è INESORABILE. Nessuno può mai sfuggire ad essa. Per questa ragione, un buddista ha comportamenti che ai molti appaiono più misurati e onesti. Un buddista sa che non esistono sconti per le azioni che mette in termini di gesti, parole e pensieri.
Scusa, Rosa. La tua risposta è esauriente, però io avevo posto una questione un po’ diversa: non se il peccato per te (o in sé) esiste o non esiste, ma se nel buddismo esiste il concetto di peccato. Da ciò che leggo dalla tua risposta arguisco di no. Mi chiedo allora che senso possano avere, per un buddista, certe tue espressioni come: “la missione della chiesa di ‘annunciare l’amore’ non ha nulla a che fare col ‘salvare l’uomo dal peccato’”. Rigorosamente parlando, infatti, tutto ciò che si può dire è che su questo punto il buddismo non ha nulla da dire. In altre parole, non è che “il peccato non esiste”, ma forse che il buddismo è sprovvisto degli strumenti concettuali per “vederlo” e problematizzarlo. Eppure per un occidentale, come Seneca, Paolo di Tarso, Agostino, Dante, Shakespeare, Lutero, Pascal, Kierkegaard, Dostoevskij, Bernanos e i sei milioni di ebrei passati per il camino, quella del peccato è una tragica evidenza esistenziale di ogni giorno.
Egregia Rosa,
la ringrazio per l’attenzione rivolta nei confronti del mio dire e per la inevitabile,ma salutare,dialettica che si apre tra persone civili che la pensano in maniera diversa e su diversi argomenti:confrontarsi è il sale della democrazia e del sano dialogo tra le religioni.Detto ciò,mi sia consentito fare qualche riflessione sul suo dire,ma dalla mia identità di cattolico.L’uomo può salvarsi da solo?Assolutamente no.La salvezza è un dono di Dio fatto all’uomo attraverso l’incarnazione(Natale) e la Pasqua del suo figlio Gesù detto il Cristo.L’uomo è chiamato,in forza della sua libertà,ad accettare la salvezza offertagli da Dio che consiste,lo ripeto,nel liberarlo dal suo peccato che si concretizza,da parte dell’uomo,in mille modi,compresi i peccati di natura sessuale,cioè abusare del proprio e dell’altrui corpo o per fini di lucro o di mero piacere o per altri fini che snaturano la dignità del corpo umano e della sua sessualità.Giusto scrive lei a proposito di “annunciare l’amore”.Ma che cos’è questo se non il fatto che Dio salva l’uomo dal peccato e lo rende una creatura nuova,capace di amare con il cuore di Dio e di vedere e vivere la vita come Dio desidera.Il peccato genera tanta ma tanta sofferenza e schiavitù fisica,dai vari vizi,e morale.Io vedo troppi peccati attorno?Ha ragione,perchè ci sono e siamo noi esseri umani a commetterli.Il berlusconismo è approvato da milioni di italiani?Allora cosa vuol dire questo?Che è approvato dal punto di vista elettorale,ma resta sempre riprovevole dal punto di vista etico-morale perchè chi governa una nazione deve dare l’esempio non a suon di escort e di bunga-bunga,ma avendo un comportamento pubblico e privato degno del ruolo che riveste.La verità non si misura mai a colpi di maggioranza.Gli omosessuali sono felici?Sono felice di sapere che lei ha la capacità di misurarne la felicità.Per ciò che mi riguarda rimane un disordine di natura razionale perchè è una relazione contro natura e di natura morale perchè Dio ha creato l’uomo per la donna e viceversa.Non voglio dilungarmi più di tanto.Resto sempre a sua completa disposizione.
Cordiali saluti.
Potrei infine dire che nel buddismo potremmo parlare del peccato in termini di ignoranza. Quindi, nessuna accezione di tipo morale.
Sig. Maiko,
non posso risponderle. Il mio Maestro mi esorta a non entrare in competizione con persone che professano altra fede, ma solo esprimere i principi del buddismo. Principi che io mi sforzo di mettere in pratica nella mia vita, in ogni suo istante. Nutro profondo rispetto per lei e so per certo che anche lei è un Budda. Per questa ragione, le sono sempre amica.
@Gp
Hai ragioe. Per me quelle frasi non significano niente. Sono assolutamente vuote di contenuto. “Annunciare l’amore”. Perchè la Chiesa dovrebbe annunciare l’amore? Io sono una donna che ha molto amato e che ama. Il mio desiderio è annunciare il Mioho renge kyo, come fece Budda sul Picco dell’Aquila. Percepire profondamente il cuore e la mente del Maestro e desiderare di rendere tutti felici. Il “peccato” è un concetto per me superato, per il buddismo incompatibile con i suoi principi fondamentali.
Tutti quei filosofi e uomini di lettere che prima hai citati, hanno avuto a causa del senso del peccato una vita abbastanza infernale, che io certo non merito. Non li invidio affatto. Per i milioni di ebrei ivece, abbiamo già discusso abbondantemente in passato, vero?
Quello che forse non sono stata brava ad esprimere allora è che ogni carnefice è contemporaneamente vittima della sua oscurità fondamentale, della sua paura, della sua illusione, almeno qualto la vittima stessa. Ma anche la persona più “cattiva” può diventare un Budda illuminato. Bisogna avere fiducia nell’uomo.
Ho cercato i “peccati” della mia vita, ma non ne ho trovati. Anche quella volta che mi sono imbattuta in una relazione che Maiko descriverebbe “scandalosa” ho fatto un’esperienza preziosa e sono riconoscente verso la vita. Mi ha anche permesso di sondare meglio il mio karma, le mie tendenze, quindi di trasformarle. Avere poi interrotta quella relazione, dopo grandi sofferenze fisiche e spirituali, mi ha permesso di incontrare ancora l’amore. Quindi devo dire ancora grazie alla vita. Quando ad una riunione una compagna di fede raccontò che il marito non la desiderava da tempo, le consigliammo di trovarsi un amante, ma contemporaneamente di fare daimoku (recitare Mioho renge kyo) per illuminare la sua vita e per desiderare la felicità del marito. Come vedi, è tutto relativo. Sai come fini? che il marito venne a sapere dell’amante e si rese conto che aveva per troppo tempo inseguito il lavoro e i soldi e aveva perso di vista i valori che erano stati alla base della sua unione. Alla fine, quella donna ebbe ragione. Furono di nuovo felici. Ciò che conta è sforzarsi di fare il meglio che si può e se si scopre la propria natura di Budda, il cuore ti porta a mettere azioni che producono benefici, perchè dettati da saggezza. Fu saggio, per quella donna, avere quel comportamento. Lo stesso per me.
Il fine del buddismo è la felicità. Ottenerla non è sempre facile e la strada non priva di “pericoli”…
Se ho scandalizzato Maiko…..pensaci tu
Sento il bisogno di chiarire che non ho alcuna intenzione di incoraggiare il libertinaggio. Al contrario. Dico semplicemente che quella donne ebbe ragione, in quella particolare occasione, a mettere l’azione che, poi, determino la soluzione. Chi può dire che esista un rimedio, sempre lo stesso, per risolvere un problema di coppia? Quando qualcuno mi racconta un problema o una sofferenza che lo affligge, io gli rispondo: recita Nam myoho renge kyo fino a quando non senti soddisfazione. Non esiste una causa più positiva della recitazione del daimoku. Un Budda risolve sempre e trasforma ogni inverno in primavera. La soluzione arriva sempre in forma di retribuzione e rappresenta il beneficio della pratica.
Cosa hanno in comune tutte quelle degnissime menti occidentali che prima hai citato? Pensano alle cose che ci circondano come se fossero entità separate. Per il pensiero buddista, non esistono separazioni tra le entità, cioè il mondo fenomenico: io, te, Maiko, il cane, la città, perfino Berlusconi, siamo la stessa cosa. Tutti siamo Mioho renge kyo. Tutti esprimiamo la Legge Mistica. Cos’è il peccato? Contravvenire ad un divieto? un atto di disobbidienza? Nel buddismo non esistono divieti o dogmi. Il meccanismo della Legge Mistica è difficle da comprendere, ma tale comprensione ha a che fare con l’aspirazione a sentire l’armonia che esiste tra tutti i fenomeni, nessuno escluso.
Vorrei invitare Maiko a pregare per la felicità di Berlusconi.
Berlusconi, se non proprio felice, sembra già parecchio soddisfatto di sé anche senza le nostre preghiere.
Cara Rosa,
Al contrario: Dante, Shakespeare, Dostoevskij e tutti gli altri che abbiamo citato hanno una grande coscienza dell’universale condizione umana, e quasi cosmica, di peccato. Di più: se non avessero avuto una così lucida coscienza del peccato probabilmente non avrebbero avuto una così profonda consapevolezza di sé, non avrebbero mai pensato, detto e scritto le loro formidabili parole e non sarebbero mai stati i giganti che sono.
Niente come il peccato rende interessante l’umanità e la rappresenta in maniera più oggettiva, perciò il peccato dà a pensare. Il peccato contiene in sé qualcosa che ha a che fare col trascendente e che perciò stesso continua a sfuggirci. Una storia senza fine che non possiamo fare a meno di raccontare.
Per Maiko e forse anche per te, l’uomo è un peccatore che implora il perdono di Dio. per un buddista l’uomo è un Budda. Se da quando sei nato ti dicono che hai bisogno di essere perdonato, ti sembrerà la cosa più naturale del momdo commettere i peccati per i quali implorare il perdono. Quando i bambini sono costantemente rimproverati ed umiliati dai genitori, crescono fragili, insicuri, pieni di paure.
Sentire di essere dei Budda, invece, è una condizione incoraggiante, come quando da piccoli si ricevono lodi da papà e mamma. Ci si responsabilizza, si diventa forti. Un Budda è una persona consapevole della preziosità della sua ed altrui esistenza. E’ una persona libera e coraggiosa.
Non conosce il peccato ma solo la capacità di trasformare la sua vita con le esperienze e un profondo spirito di ricerca.
Credimi. Nessun buddista avrebbe mai mandato tutta quella gente sù per il camino. I buddisti siamo persone che ci sforziamo davvero tanto. Abbiamo fiducia negli altri. Nel buddismo non può esistere l’omofobia, perchè significherebbe non riconoscere la buddità degli altri. E’ assolutamente impossibile. Quando ho scritto che vorrei rivelare il Mioho renge kyo, intendevo dire che vorrei che tutti quanti sentissero l’immenso potenziale della vita e che questo basta per realizzare una meravigliosa esistenza.
Ripeto quello che abbiamo già detto altrove tante volte: a differenza del buddismo la fede in Cristo non è in primo luogo dottrina, ma un modo d’essere dell’esistenza umana. La coscienza cristiana non è tanto coscienza del peccato, ma piuttosto coscienza di quanto ci è stato perdonato.
Lo so che nessun buddista lo avrebbe fatto un tale orrore: bisognerebbe per forza essere nazisti, per quello. Ma dire questo non basta alla coscienza. Il punto è che nel giudizio morale sui fatti la dottrina buddista non consente di distinguere chiaramente le responsabilità del nazista da quelle dell’ebreo.
@GP
Mi chiedevi:
“che senso possano avere, per un buddista, certe tue espressioni come: “la missione della chiesa di ‘annunciare l’amore’ non ha nulla a che fare col ‘salvare l’uomo dal peccato’”
Il buddismo non annuncia l’amore. Non ho mai letto la parola “amore” in alcun testo, durante questi sei anni. Il buddismo annuncia e rivela che l’uomo è un Budda che si deve ancora risvegliare alla sua natura. Tra gli uomini è necessario praticare il Rispetto. Dice il Budda: i Budda dialogano tra di loro. Quindi, quando parlo con te, so di avere davanti un Budda e lo tratto con rispetto. La stessa parola “Gohonzon” significa: oggetto di grande rispetto. Quando entra dentro una casa, è come se entrasse un ospite di riguardo e la vita stessa che va trattata con grande riguardo e rispetto.
Parlare di amore non è interessante. L’amore può finire, affievolire, diventare passione…
Perchè dovrei amare il prossimo? Io lo rispetto perchè è come me e voglio la sua felicità, perchè solo attraverso la sua felicità anche io sarò felice, proprio per quel principio che prima descrivevo come non separazione tra le entità.
Riguardo alla salvezza dal peccato, mi pare di essere stata esauriente. Per qualunque azione, corrisponde inevitabilmente la giusta retribuzione karmica. Da questo, proprio, nessuno ci può salvare…..
Hai ragione, su questo punto: Gautama stesso ha bisogno d’essere salvato dalla mistica legge della retribuzione cosmica. La quale, infatti, ha un’origine che precede il buddismo e mal si concilia con l’umanesimo della dottrina di Gautama. Essa era talmente radicata nella mentalità induista che Budda potè solo trovarne in qualche modo un rimedio, non una vera e propria eliminazione. Ma anche “immettere cause positive”, se pure avesse effetto sul karma sarebbe comunque al tempo stesso una sua conseguenza. Allo stesso modo, anche cambiando il proprio karma, in quanto l’individualità è un’illusione e oguno è tutto, ciascuno di noi non può fare a meno di partecipare del karma altrui: vittima e carnefice, Eichman e il bambino ebreo fatto passare su per il camino, sono moralmente indistinguibili.
“Dante, Shakespeare, Dostoevskij (…) se non avessero avuto una così lucida coscienza del peccato probabilmente non avrebbero avuto una così profonda consapevolezza di sé, non avrebbero mai pensato, detto e scritto le loro formidabili parole e non sarebbero mai stati i giganti che sono.”
Questa è semplicemente una tua supposizione. Di certo hanno ben raccontato le fragilità umane. Esiste una immensa schiera di grandi scrittori orientali che, nonostante il loro pensiero divergente, sono stati altrettanto formidabili.
Caro Giampiero, io ho un vero rispetto per la fede che ti anima. Non posso, però, non avvertire un certo compiacimento per la sofferenza, in quello che scrivi.
Ripeto ancora che la finalità della pratica buddista è la felicità. Una felicità da assaporare ora e non in paradiso. La sofferenza si trasforma in felicità con la consapevolezza che questa è da addebitare alle paure ed illusioni che fanno parte, comunque, delle funzioni della vita. Quando si è felici, si diventa persone migliori.
Qualunque fede ha bisogno di una prova concreta. Il buddismo è prova concreta.
Conosco tanti cristiani che si sono avvicinati alla pratica del Sutra del Loto esclusivamente per confutarlo. Sono diventati fervidi devoti, perchè il buddismo da risposte concrete.
Ti ricordo, inoltre (ma so che tu lo sai meglio di me) che gran parte della filosofia, psicologia e perfino medicina contemporanea si basa sui principi del buddismo e sul suo profondo umanesimo.
A proposito, è una cosa orribile uccidere i bambini. Quando ci penso provo un grande dolore. Nessuno dovrebbe mai uccidere, ma trattare tutti con gentilezza.
Riguardo al nazista. invece, ho riflettuto sul fatto che basta un nulla per trasformare Jack lo Squartatore in un chirurgo che salva migliaia di vite e una prostituta, in una santa.
Vedi cara Rosa, proprio qui sta il punto: il più sanguinario dei mostri può diventare il più puro dei cherubini, ma perché ciò accada non c’è affatto bisogno di aspettare l’ora in cui tutte le vacche sono grigie. Al contrario, occorre che si riconosca il proprio bisogno di perdono. Il che significa intestarsi in esclusiva la propria responsabilità e riconoscere la superiorità morale della vittima. Perché la verità libera e il peccato rende ciechi oltre che schiavi.
- Supposizione per supposizione, cara Rosa. Ma la parola decisiva ti è sfuggita: “Al contrario…”. Tu supponi che l’interesse per il mistero del peccato denunci una scarsa coscienza della non dualità del tutto, ma può benissimo essere che proprio una più forte consapevolezza della realtà storica del peccato ha favorito in occidente, attraverso il principio di responsabilità personale, una messa in chiaro del primato morale dell’individualità rispetto all’appartenenza al gruppo, suppongo. Ma sono in ottima compagnia.
(Potrei conoscere i nomi di questi formidabili autori orientali? Davvero Dante, Shakespeare e Dostoevskij sono così poco noti in Giappone?)
-Compiacimento per la sofferenza, dici. Solo perché distinguo tra sofferenza e male? Allo stesso modo invito te a fare altrettanto tra bene e felicità.
-Se “il buddismo dà risposte concrete”, come dici, allora dev’esserci qualcosa di sbagliato nel mio modo di porre le domande, visto che non riesco ad ottenerne da te
. In particolare non hai mai risposto a questa: perché un occidentale discretamente felice che voglia aderire al buddismo dovrebbe prima sottomettersi all’oppressione di un’impersonale e mostruosa legge di causa-effetto per poi avere la consolazione di sapere che se ne può uscire (ma solo in parte) mettendo in campo “cause positive”, quando potrebbe invece continuare a vivere felicemente ignorando la legge mistica e facendo quello che ha sempre fatto e che farebbe comunque, con o senza legge mistica?
Non hai mai risposto neppure a quest’altra: perché in occidente per essere felici dovremmo cessare di provare orrore per i crimini nazisti e pietà per le vite bruciate degli ebrei, dei rom, degli omosessuali, l’infanzia violata, l’umiliazione degli oppressi della terra e convincerci che questi ultimi sono vittime di se stessi e non dei loro oppressori?
O a quest’altra: Non credi che non basti non commettere genocidi per essere felici ma anche evitare che l’orrore possa ripetersi? E non credi che per evitare che ciò possa ripetersi sia indispensabile anche distinguere nel giudizio morale la vittima dal carnefice?
Oppure a quest’altra: Se un cristiano diventa buddista, ciò può accadere senza che sia tenuto a credere che Gesù sia morto sulla croce non già per salvare il mondo, ma a causa del proprio karma, cioè che Gesù non abbia saputo trasformare positivamente le cause della sua croce poste da lui stesso?
Ho pochi minuti di connessione. Ti scrivo al mio rientro.
Le domande che mi fai sono solo provocazione. Ok. Per me va anche bene, ma non e’ da te.
Questo significa che dovrò rassegnarmi ancora una volta a non avere risposta?
Questo significa che sto utilizzando la chiavetta di un’altra persona e non posso dilungarmi.
Rispondo schiettamente all’ultima tua domanda.
Un cristiano che si converte al buddismo non ha piu’ alcuno interesse alle problematiche che riguardano la resurrezione. Per il buddismo, Gesu’ (ammesso sia mai esistito storicamente) e’ un bodisattva. Cioe’ una persona che ha speso la sua vita per gli altri. Tutto Qui. Essendo tutti esseri umani, determiniamo con le nostre azioni la nostra vita. Gesu’ voleva morire, e c’e’ riuscito. Ma siccome tutti dobbiamo morire, prima o poi, cio’ che conta e’l-impegno che abbiamo messo nel vivere e lo stato vitale che abbiamo nel momento della morte. Credo che Gesu’ l’avesse abbastanza alto, almeno quanto il primo Presidente della Soka Gakkai Makiguchi ( morto in carcere per non avere abiurato il buddismo in favore del taoismo), perche’ aveva un’incrollabile fede. La morte di entrambi, comunque, e’ stata utile per la diffusione dei relativi pensieri riguardo alla vita. Oggi milioni di persone, nel mondo, praticano il buddismo di Nichiren. La Soka Gakkay e’ presente in 194 paesi del mondo.
Bene, è un buon inizio (a parte l’inciso sul dubbio circa l’esistenza storica di Gesù, altrimenti dovremmo a maggior ragione dubitare piuttosto dell’esistenza storica del principe Gautama, dato che su quest’ultimo abbiamo una documentazione infinitamente meno certa e diretta, che su quella di Cristo).
Ho vari dubbi sulla prima frase: “un cristiano che si converte… ecc.”. Il primo dubbio è che non si è parlato di Resurrezione, ma di morte in croce di Cristo. E’ chiaro che la dottrina della reincarnazione non può conciliarsi con quella della resurrezione. Ciò nonostante molti cristiani che abbracciano il buddismo divengono in realtà sincretisti, alcuni mantenendo sia la resurrezione che la reincarnazione, senza riflettere sulla reciproca incompatibilità di queste dottrine, altri conservando solo l’insegnamento di Gesù, magari incoraggiati dalla lettura buddista della figura di Gesù che tu qui riproponi (Gesù-bodisattva). Il fatto è che, grazie anche a duemila anni di credenza nella Resurrezione, la dottrina della reincarnazione giunge agli occidentali filtrata da un pregiudizio ottimistico, in realtà estraneo al pensiero originale del Budda sulla reincarnazione. Ma, oltre al fatto, per me estremamente significativo, che ogni dottrina cerca di “normalizzare” Gesù a propria immagine (per i buddisti è un illuminato, per i musulmani il sigillo della profezia, per i marxisti degli anni 70 un rivoluzionario comunista) a ben guardare questa interpretazione solleva grossi problemi anche al buddismo, come abbiamo già visto e tu stessa hai ammesso in passato, perché significherebbe che si può essere illuminati anche senza essere buddisti, in particolare anche senza l’orpello della legge karmica. In pratica, se, per absurdum, per essere dei bodisattva non è affatto necessario seguire la dottrina buddista (compreso il nam myoho renge kyo, che Gesù ovviamente non ha mai praticato, il Sutra del Loto ecc.) per quale motivo sobbarcarsi tutto il complicato apparato antropologico/dottrinale del buddismo? Ecco allora la mia perplessità: capisco che un fedele di formazione hindu nella dottrina del Budda possa trovare sollievo dal peso del karma, ma che bisogno ne avrebbe un occidentale consapevole?
Torniamo al vero centro problematico e non normalizzabile, allora: la morte in croce di Gesù. La mia domanda non era se Gesù volesse morire o no (altra cosa, però, è dire che Gesù “offrì la sua vita per amore”, qualsiasi cosa ciò possa significare) ma se questa morte in croce sfugge o no alla legge karmica. Guarda, dirò con la massima franchezza che, qualsiasi cosa si risponda, la legge karmica è vinta dalla morte in croce di Gesù. Ciò sarebbe evidente se dicessimo che la morte in croce (si badi, la morte, non la resurrezione) di Gesù sfugge al karma. Ma anche in caso contrario, se cioè la morte di Gesù soggiacesse al karma, la Legge universale di causa-effetto sarebbe finita. In tal caso, infatti, Gesù non potrebbe certo essere accreditato come bodisattva, giacché il valore della sua morte in croce sta proprio nell’essere una libera offerta di sé, non la retribuzione di un fato ineluttabile. Ma come spiegare allora la sua vita di santità, le sue parole magistrali che riscuotono l’ammirazione universale di tutti i maestri dello spirito di ogni tempo?
Capisco che molti cristiani hanno abbracciato il buddismo perché quest’ultimo dà “prove concrete”, in altre parole è un cammino efficace per ottenere felicità. Ma ignorare la sfida di questo nodo cruciale, il segno di contraddizione rappresentato dalla croce di Gesù per tutti, compresi i buddisti, sol perché “con me il buddismo ha funzionato” o per paura di perdere la propria felicità faticosamente conquistata, vorrebbe dire sottrarsi alla responsabilità di pensare in maniera radicale le ragioni della propria fede, non ti pare? Non sarebbe degno di un vero bodisattva.
WoW!
Già…
Non c’e’ proprio verso! Per quanto risponda alle tue domande, continui a dire che non lo faccio. La morte di Gesu’ non sfugge al karma. In che modo te lo devo dire? La morte di gesu’ e’ la morte di una persona come tante, che si sono sacrificate per un principio, per una convinzione. Il karma non e’ una cosa che ci cola addosso o che dobbiamo per forza subire, come una condanna. Lo costruiamo noi con le nostre azioni. Gesu’ ha preferito morire per perpetuare il suo karma. Ma avrebbe potuto salvarsi la vita, decidendo di fuggire, sottomettendosi, nascondendosi.
Le sue parole magistrali non sono meno magistrali di quelle del mio maestro Nichiren e del suo discepolo Daisaku Ikeda. Per quello che ne so, dai testi di buddismo, ” un Budda morto, vale meno di un cane vivo”. se non so risponderti come vorresti, e’ perche’ le tue argomentazioni non mi suscitano interesse e non capisco nemmeno perche’ ti accalori tanto. Per me sono solo vuote elucubrazioni. Da morti, pero’, non si mettono azioni, quindi e’ inutile decidere di morire. Gesu’ ha commesso un errore. Il fatto che Gesu’ sia considerato un bodisattva (una persona che si occupa degli altri), non significa che tale condizione sia statica. Gravitare nel mondo di bodisattva, non significa non conoscere gli altri mondi, come l’avidita’ o l’inferno. Gesu’ era un uomo assolutamente normale, come me e te e ha, come tutti noi, praticato ogni stato vitale, anche il piu’ basso.Proprio come me che, pur facendo tanto per gli altri, altre volte cado nel sentiero dell’arroganza e della collera.
Come ho gia’ detto a Maiko, il mio Maestro mi consiglia di non mettermi in competizione con persone di altra fede. Prima di tutto, perche’ non e’ utile e poi perche’ la mia competenza e’ ancora modesta. Rischierei di compromettere, con affermazxioni errate, la credibilita’ della Soka Gakkai. Fino a questo momento mi sono sempre espressa con coerenza.
Vuoi sapere perche’ ho abbracciato il buddimo? Non certo per sfuggire a qualcosa. Mi conosci bene e lo sai. Esclusivamente volevo mettermi al timone della mia vita e non far dipendere quest’ultima dal perdono di nessuno, specialmente da un ‘entita’ misteriosa come Dio, alla quale non credo affatto, e alla luce della pratica, le religioni, tutte le religioni monoteistiche, con i relativi “apparati”, per quanto le rispetti profondamente,cosi’ come ogni devoto che si impegni per il bene, oggi mi appaiono primitive ed imperfette davanti alla verita’ che si cela nelle auree parole del Sutra del Loto.
In un post su Scuola di preghiera, ho scritto che solo con la pratica buddista si ottiene l’illuminazione. Chiunque altro otterra’ forse cio’ che cerca, forse no, ma l’illuminazione arriva solo con la consapevolezza che il mondo fenomenico e’ Nam Mioho renghe kyo.
A proposito, se pure ti citassi i nomi di grandi artisti cinesi indiani e giapponesi come l’eccelso maestro T’ien T’ai o Hokusai, non sapresti apprezzare i loro capolavori, perche’ per comprenderne profondamente l’essenza, un occidentale dovrebbe fare un grande gesto di umilta’ e tu forse, in questo momento, non sei disponibile .
Ho pochi minuti di connessione.
Sicché vi sarebbe una disposizione morale (la mancanza di umiltà) che mi impedirebbe di comprendere la dottrina buddista? E’ come dire che per capire Dante bisogna essere un cattolico del Medioevo o che il diavolo, se esiste, non può capire la Bibbia. Chissà che ne penserebbe di questa affermazione il presidente della Sokka Gakkai. In pratica stai affermando che non solo si può essere bodisattva anche senza necessariamente essere buddisti, ma che devi esserlo già prima di essere buddista, perché altrimenti non puoi capire il buddismo. Quindi il buddismo non è universale. Vabbè.
Ma io sono un bodisattva (me lo hai detto tu stessa) e quindi posso capire benissimo il buddismo e sono certo di capirlo di fatto.
Lasciamo perdere questi argomenti ad hominem. Dire che Gesù ha preferito perpetuare il suo karma è una contraddizione in termini. Cos’altro avrebbe potuto fare? Anche se fosse fuggito o avesse “preferito” sfuggire alla morte in qualche modo non avrebbe comunque perpetuato il proprio karma? O esiste il karma e Gesù non era libero di preferire altro, o la libertà, allora Gesù potrebbe davvero avere offerto la sua vita per amore.
Ho usato la parola “umilta’”, perche’ l’ho preferita ad “arrogante”. Sai cosa stai facendo, Giampiero? Hai scelto una posizione di “attacco” perche’ vuoi, in tutti i modi, dimostrare che il cristianesimo e’ superiore al buddismo. Questo e’ arrogante. E non centra con il disposizione morale, ma con la presunzione di avere ragione a tutti i costi. non solo, ma cerchi, usando la logica, di smontare il mio pensiero su argomenti che non sono logici, ma hanno a che vedere con la fede.
Per capire Dante, e’ ovvio, bisogna essere degli occidentali. Tu sarai un filosofo, ma io saro’ pure un’antropologa, ma senza bisogno di esserlo, ammetterai che la letteratura, come ogni altra forma d’arte, e’ un fatto culturale, cioe’ parla della visione del mondo e della vita dell’uomo che vive in un a determinata societa’. Questo concetto nasce dal superamento dell’etnocentrismo e dell’esclusivismo culturale, ma tu lo sai. Quindi, per apprezzare T’ien T’ai, bisogna penetrare in quel determinato pensiero. non e’ facile. Questo presuppone un atto di umilta’, cioe’ il superamento di quell’Escusivismo culturale che ci induce a pensare che la nostra cultura sia superiore a quella degli altri popoli, solo perche’ non la capiamo.
La teoria dei “dieci mondi”, uno dei quali e’ quello del bodisattva, spiega che esistono 10 stati vitali, a prescindere dalla fede buddista o non.
Sul karma di Gesu’. Non so che dire. il karma e’ insondabile.
Il karma è insondabile… e quindi? Quindi in queste tenebre tutte le vacche sono grigie.
Ti sbagli nell’attribuirmi arroganza. Dev’esserci qualcosa, se non ricordo male, negli insegnamenti del Budda, che mette in guardia i discepoli dall’accusare di qualche cattiva disposizione d’animo i loro avversari solo perché la dialettica serrata li costringe alla fatica di pensare in maniera più rigorosa la propria fede.
Tralascio di rispondere al discorso sull’antropologia perché semplicemente non sta in piedi da un punto di vista strettamente scientifico. Contrariamente a quanto sostieni, la critica scientifica all’eurocentrismo o all’esclusivismo culturale ha portato alla conclusione che esistono strutture antropologiche universali che consentono a tutte le culture di comprendersi reciprocamente (C. Lévi-Strauss).
Non voglio dimostrare nessuna presunta superiorità del cristianesimo sul buddismo ma la nostra (mia e tua) superiorità di moderni sul Budda. Che, tra l’altro, è una cosa che il Budda raccomanda caldamente ai suoi discepoli di fare sempre.
Il fatto che esistano delle strutture antropologiche universali, non significa che la comprensione delle culture o dei dislivelli culturali, in seno ad una stessa societa’, non avvenga senza uno sforzo e un grande spirito di ricerca. Inoltre, tu nel criticare la visione del mondo buddista ti metti nella condizione errata di chi applica i propri schemi e convinzioni come metro di giudizio, per di piu’, di tipo morale. In antropologia questa e’ un’eresia.
Non so da dove trai queste informazioni riguardo agli insegnamenti del Budda. Di certo Nichiren ha affermato queste preziose parole: non seguite una persona, ma solo la Legge. Gautama non e’ il mio Dio. E’ un maestro che ha insegnato come liberarsi dalle quattro sofferenze di nascita, vecchiaia, malattia e morte. Sono riconoscente per questo.
Per quanto il pensiero e la dottrina buddista sia complessa e, lo ammetto, difficile da comprendere, un devoto sa che non e’ necessario conoscere le teorie dei dieci mondi, dei dieci fattori, dei tremila regni….. per essere felice e realizzare una vita splendente e vittoriosa. Anche la persona piu’ ignorante e semplice basta che reciti Nam myoho renge kyo, per illuminarsi alla buddita’.
la recitazione del Daimoku e’ la base per l’ottenimen to della nente del Budda.
Nel gosho “Il conseguimento della buddita’ in questa esistenza” Nichiren afferma: se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verita’ che e’ originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verita’ e’ Myoho renge kyo. I suoi caratteri sono il vero asapetto di tutti i fenomeni e questo vero aspetto e’ la Legge Mistica. E’ chiamata Legge mistica perche’ spiega la relazione di mutua compenetrazione tra un singolo istante di vita e tutti i fenomeni.
La pratica si chiama cosi’ perche’ da effetti concreti. Se non fosse cosi’, sarebbe teoria e non pratica.
Gli effetti sono visibili sin da subito. Nella mia vita tutto ha cominciato ad essere splendido. i benefici hanno cominciato a trasformare ogni cosa e ogni cosa ha portato benefici. Sono una donna molto soddisfatta. Ho una relazione fantastica, nel mondo cammino con piu’ sicurezza, sono apprezzata nel lavoro e ho molto successo. Tutto cio’ che desidero e’ occasioner per realizzare progresso. I giovani universitari del mio gruppo, quest’anno si sono laureati tutti con il massimo dei voti. hanno vinto immediatamente il dottorato di ricerca. La determinazione che li anima mi da’ una grande gioia. So cche il buddismo sta creando valori nella loro vita e stanno lavorando ben issimo per la sua diffusione nel mondo. E’ una gioia immensa per tutti. Il buddismo di nichiren da’ un grande incoraggiaamento e mantiene la promessa di una vita vittoriosa.
Stanotte non sono riuscita a chiudere occhio. ho visto un video su youtube in cui uno scienziato spiegava che gli insetticiti utilizzati sulle sementi ibridate del granturco provocano la morte di miliardi di api. Mi sono tanto addolorata. Non e’ possibile che l’uomo non abbia a cuore la sua vita.
Cercando “very bad karma” ho trovato questo video. Le domande che ci poniamo sulla compatibilità tra cristologia e dottrina buddista della mistica legge di causa-effetto non sono l’espressione di eurocentrismo culturale ma domande filosofiche. Lo prova il fatto che non siamo gli unici a porsele. Non è lavoro da sfaccendati, ma solo un attimo di un processo di trasformazioni sociali in atto. Un giorno non molto lontano saranno temi al centro di un dibattito di massa. Noi siamo solo un’avanguardia. Vorrei rassicurare Rosa sul fatto che la fede è sempre salva, proprio perché, qualunque essa sia, non dipende dalla sola ragione ma dalla libertà di coscienza. Ciò nonostante, anche la ragione ha le sue ragioni, e il cuore capirà. Ci stiamo solo portando un po’ avanti col lavoro.
Tutto qui? Saranno pure concrete, queste prove, ma banali. E anche un po’ ridicole. Penso che il CEPU possa vantarsi di risultati migliori. Forse dalla recita del Nam mioho renge kyo può venire una maggiore serenità mentale e favorire quindi risultati migliori. Ma forse anche attraverso la recita del rosario o calandosi di acutil si possono ottenere risultati analoghi. Si può ipotizzare che le persone che si avvicinano al buddismo siano ovviamente tra quelle che esprimono maggiore curiosità e quindi un’intelligenza che li spinge alla ricerca. Ma comunque questo tipo di successi “secolari” nella sostanza si devono attribuire al talento naturale, al merito, all’autodisciplina, allo studio ma non necessariamente al Nam mioho renge kyo. Sta certa che se avessero impiegato tutto il tempo a recitare il Nam mioho renge kyo senza mai aprire i libri non avrebbero avuto quei risultati. E penso che proprio questa ansia di trovare “prove concrete” in questi successi mondani alla fine nuoccia alla credibilità della fede, perché si espongono al sospetto di utilitarismo. Che penseresti di uno che sostenesse che il fatto di avere due lauree e un dottorato col massimo dei voti fosse una “prova concreta” della fede cristiana? In fondo che bisogno ha il vero bodisattva di prove della fede? Egli non è proprio colui che non si lascia abbagliare dalle apparenze per cercare l’essenza? E che fede sarebbe quella che ha bisogno di prove?
Prima che tu mi dica che non ti rispondo, ti rassicuro sul fatto che ti rispondero’ piu’ che ampiamente. La risposta, pero’ , sara’ pittosto articolata, quindi ho bisogno di piu’ tempo. Tempo che, in questo momento non ho, perche’ devo zappare una fossa biologica, oltre che potare il nespolo, scaricare la legna per il camino e preparare il liquore all’alloro. Alla fine di tutto questo, purtroppo, tornare in citta’.
Non te la prendi, vero?
Ahi, ahi! Pare che me la vedrò brutta.
errata corrige.
Le sue magistrali parole non sono PIU” magistrali…..
“In particolare non hai mai risposto a questa: perché un occidentale discretamente felice che voglia aderire al buddismo dovrebbe prima sottomettersi all’oppressione di un’impersonale e mostruosa legge di causa-effetto per poi avere la consolazione di sapere che se ne può uscire (ma solo in parte) mettendo in campo “cause positive”, quando potrebbe invece continuare a vivere felicemente ignorando la legge mistica e facendo quello che ha sempre fatto e che farebbe comunque, con o senza legge mistica?”
Ti ho gia’ scritto moltissime volte che la Legge Mistica di causa-effetto non e’ un dogma, un’imposizione, una limitazione. E’ una legge che esiste in natura, come la legge di gravita’. Non e’ affatto mostruosa, e anche tu, ogni giorno, fai i conti con essa in ogni momento della giornata, da quando ti litighi con qualcuno, a quando lo saluti in ascensore o interroghi la classe. Ha a che fare con il comportamento e con tutto il mondo dei fenomeni e si modella continuamente con le nostre azioni. Per un buddista non e’ affatto un problema e non si sentira’ mai s chiacciato dal suo peso. Ci mancherebbe altro! Compiamo in continuazione azioni, pensiamo, parliamo…. se dovessimo sempre stare in preoccupazione per questo, sarebbe meglio andare dallo psichiatra.
“Non hai mai risposto neppure a quest’altra: perché in occidente per essere felici dovremmo cessare di provare orrore per i crimini nazisti e pietà per le vite bruciate degli ebrei, dei rom, degli omosessuali, l’infanzia violata, l’umiliazione degli oppressi della terra e convincerci che questi ultimi sono vittime di se stessi e non dei loro oppressori?”
Non ho mai detto questo. Ho anzi sempre scritto che ogni crimine e’ mostruoso ed e’ una profonda lacerazione nella dignita’ umana. Il Presidente Daisaku Ikeda, tutti gli anni, ormai da decenni, manda alle Nazioni Unite un documento in cui invita le nazioni del mondo al definitivo disarmo nucleare. Chiede a tutti i capi di stato di lavorare per la pace mondiale e per rendere inviolabili i diritti umani. Ha in oltre incontrato nelle rispettive nazioni le rappresentanze di quei luoghi per dialogare sui i diritti di ogni essere vivente. Ricordati che il Giappone ha subito il nucleare. La sofferenza dei giapponesi e’ stata immensa, ma la fede della gente comune ha permesso una rinascita grandiosa.
Anche se nel buddismo il bene e il male non sono assolute ma relative, questo non significa che l’offesa alla preziosita’ della vita lasci indifferente. Al contrario. Il buddismo di Nichiren aiuta i deboli ad avere piu’ cura della loro vita, riscoprendone le preziose potenzialita’. Allo stesso modo trasforma la potenza dei forti per un utilizzo costruttivo e non violento.
Ma fa tutto questo utilizzando grande compassione. Un’immen sa compassione per chiunque, oltre che per la vittima, anche per il carnefice.
“O a quest’altra: Non credi che non basti non commettere genocidi per essere felici ma anche evitare che l’orrore possa ripetersi? E non credi che per evitare che ciò possa ripetersi sia indispensabile anche distinguere nel giudizio morale la vittima dal carnefice?”
Come vedi il cristianesimo fa le sue distinsioni morali e gli orrori continuano a ripetersi in tutto il mondo….
“Oppure a quest’altra: Se un cristiano diventa buddista, ciò può accadere senza che sia tenuto a credere che Gesù sia morto sulla croce non già per salvare il mondo, ma a causa del proprio karma, cioè che Gesù non abbia saputo trasformare positivamente le cause della sua croce poste da lui stesso?”
A questa ho risposto ieri. ma non e’ detto che Gesu’ non abbia saputo trasformare il karma. Potrebbe non avere voluto.
Ultima cosa. Parli del karma sempre dandogli un’accezione negativa. Perche’ mai?
Perché se davvero esistesse non potrebbe essere che negativo: se esiste il karma non esiste la libertà, e poiché la libertà è in sé un bene, il karma è un male. Infatti la persona non sarebbe più moralmente responsabile delle proprie azioni, non più di quanto lo sia della legge di gravità. Il buddismo stesso, a quanto dici, è prigioniero di questa tragedia, che grazie al vangelo la cultura occidentale non ha (più).
Per esempio, per quanto riguarda le catastrofi prodotte dal cattivo uso della libertà: il giudizio morale non evita che si realizzino, aiuta ad evitare che si ripetano. Se invece davvero esistesse il karma o quella che i buddisti chiamano legge di causa-effetto la loro ripetizione sarebbe non solo inevitabile, ma scientificamente necessaria. Esattamente come la legge di gravità.
…e batti a mazze!!!
Veramente è una settimana che gioco a denari.
Giampiero, le tue critiche serrate non smonteranno mai la mia fede che e’ incrollabile. la mia devozione al Sutra del Loto e’ totale. Sono disposta ad offrire la mia vita per difenderlo. La verita’ che rivela e’ la piu’ meravigliosa delle verita’. La felicita’ che provo nella pratica e’ talmente vasta che non riesco nemmeno ad esprimerla. Comunque, mi accorgo che la nostra conversazione sta diventando oziosa e piuttosto sterile. So che non troveremo mai un accordo, ma sono certa che se dovessimo decidere sulle sorti del paese, adotteremmo le stesse misure per il bene della gente.
Brutta rogna il cristianesimo…
Very bad karma.
Cioè, “cosi i rumpiri”?
Per dritto o per storto, purtroppo, è dura da accettare ma il dolore, l’angoscia, come le doglie del parto, ci stanno tutte. La scelta e modalità di rivelarsi è stata quella e…. non si cambia. Lo Spirito però ci viene veramente in conforto e sostegno. Lo sperimento.
@Giampi
Facciamo così: giovedì alle 19,30 vieni alla riunione di discussione e ti darò ogni spiegazione. Se il tuo spirito di ricerca è sincero e il tuo cuore è puro, verrai. Diversamente, dirai che hai un altro impegno. Sarò contenta lo stesso di avere avuto la possibiltà di esprimermi su terra di nessuno.
Scusa se m’intrometto, Rosa. Ma forse hai dubbi sulla sincerità di ricerca in cuore e spirito di Giampiero? E’ la tua dichiarazione che lascia perplessi… Non potrà mai essere una mancata partecipazione a qualunque iniziativa che porrà Giampiero in una condizione da te descritta. Mille buone ragione, tutte legittime, possono far si che Giampiero non partecipi ad iniziative di qualunque genere. E tutte ragioni assolutamente rispettabili.
No,Seb. Ho invitato Giampiero e Kal (e anche te) alle mie riunioni diverse volte, ma la risposta è stata sempre la stessa. La mia è una piccola provocazione che spero porti ad un risultato. Un piccolo pungolamento, diciamo così, perchè Giampiero è molto logico e razionale e ci sono delle cose che possono essere percepite in un modo diverso. Ieri sera ho parlato con una mia compagna di fede di grande esperienza. E’ stata una delle prime buddiste a palermo, ha incontrato la fede circa trent’anni fa. E’ la mia responsabile di settore. Mi ha detto di interromepere la discussione su Terra di Nessuno,perchè non è questo il modo di dialogare più utile a realizzare la conoscenza e quindi anche la diffusione del nostro pensiero, che invece si trasferisce cuore a cuore, cioè incontrando le persone. Mi ha anche detto di spostare la discussione nell’ambito di una nostra riunione, perchè con le disquisizioni filosofiche non si arriva mai da nessuna parte e non si riesce a comunicare il senso profondo della nostra disciplina. Mi ha lodata, per la buona volontà, ma mi ha anche consigliato di ritirarmi. Ho comunque gettato un seme. Spero che Giampiero non abbia impegni e venga davvero, questa volta. Ma se il suo cuore è puro, prima o poi, verrà, ne sono certa.
Sai, non è perchè non volevo rispondere alla provocazione del Cepu…..
Tu credi che, dopo un anno che proclamo di essere tutti dei Budda, posso anche solo minimamente ipotizzare che qualcuno di noi non abbia le immense potenzialità per ottenere ciò che desidera dalla vita? Pensi che un Budda possa rassegnarsi ad una vita mediocre, infelice o comunque incompleta? Un Budda merita ogni vittoria nel suo ambiente, e come dice Nichiren “i desideri terreni sono illuminazione”.Chi crede fermamente di meritare la vittoria dinamica in questa esistenza, non si ferma davanti a nessun ostacolo. Altro che Cepu!! Il Bbuddismo di Nichiren è un buddismo energico, che realizza consapevolezza dell’infinito potenziale insito nella vita.
Una volta, ti scrissi queste parole: non devo permettere alla mente di dominarmi. Sono io a dire alla mente cosa deve pensare. Ti ricordi in che occasione te lo dissi? Ebbene, questa è la differenza tra la recitazione del Nam myoho renghe kyo e il rosario. Il daimoku è il titolo ma anche l’essenza del Sutra del Loto, il cui nodo centrale è la rivelazione che ognuno di noi è un Budda. Ricordare a se stessi questo infinito potenziale, insito in ogni singolo istante della mente, permette di ottenere istantaneamente, nella forma presente, l’illuminazione. Per questa ragione la dottrina, la filosofia,senza la percezione della buddità sarà un’inutile ed austera disciplina.
Capisco Rosa, ma personalmente non permetterei mai a nessun anziano o maestro o anziano che sia, che mi dicesse cosa devo fare se non, SEGUIRE dove mi porta il cuore. L’ho già fatto e, nonostante le difficoltà e lo smarrimento dei primi tempi, tutto in qualche modo raggiunge un equilibrio sufficiente a farti sentire libera da qualunque vincolo anche, comodo. Pertanto, mi auguro che anche tu possa intraprendere questo percorso. Tendere l’orecchio e seguire il cuore.
Giampiero e Kal, così come io, ognuno per i suoi buoni motivi, abbiamo una fede cristiana abbastanza ferrea e difficilmente amovibile. Ciò naturalmente orienta verso un certo scetticismo, assolutamente condivisibile, nei confronti di altre situazioni. E’ probabile che tu e loro (noi) spiritualmente non siamo associati dagli stessi obbiettivi. Mi par di comprendere che tu (i buddisti) cerchi la felicità io, personalmente, cerco la verità. E’ diverso.
Nessuno mi impone nulla. Quello della mia amica e’ solo un consiglio, sul quale voglio riflettere.
La mia verità è Nam myoho renghe kyo. L’unica verità nella quale libertà e felicità si identificano.
Bene. Contenta tu!
Angeli e Angelini
Il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana rompe il lungo silenzio dei vescovi, che risaliva al mese di gennaio, e nel giro di pochi giorni interviene pubblicamente dicendo che è ora di cambiare aria e che è venuto il momento per i cattolici di varare un loro nuovo soggetto politico.
Se il silenzio dei vescovi significava che i vescovi erano in cerca di un sostituto del Cavaliere, la rottura del silenzio significa che lo hanno trovato.
Eh beh certo, concordo. Se son venuti fuori è perchè hanno già identificato un cavallo fresco.
Ah, buona questa: Cavaliere decotto-cavallo fresco. Davvero buona.