Sull’estraneamento della Chiesa dalla società contemporanea

2009 Febbraio 27

Lettera alla comunità ecclesiale

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Molti fatti con i quali veniamo in contatto ci dicono che oggi la Chiesa si trova in una situazione di progressivo estraneamento rispetto al mondo contemporaneo.  Molti uomini e donne, specialmente tra i giovani, avvertono da parte loro una radicale estraneità dalla Chiesa. In breve, fra Chiesa e società si è determinata una frattura sulla libertà di coscienza, i diritti umani fuori e dentro la stessa Chiesa, il pluralismo religioso e  la laicità della politica e dello Stato. La Chiesa appare ripiegata su se stessa e incapace di dialogare con gli uomini  e le donne del nostro tempo.
Siamo molto preoccupati per le conseguenze negative che tale perdurante situazione produce per un annuncio credibile del Vangelo.  Per questo, ci sembra saggio riprendere e rilanciare la feconda intuizione di Giovanni XXIII nel suo discorso di apertura del Concilio Vaticano II: quella di «un balzo in avanti» per una testimonianza ed un annuncio cristiani che possano rispondere «alle esigenze del nostro tempo».
Il tentativo in atto di contenere lo Spirito del Concilio è, a nostro avviso, un grave errore che, se perseguito fino in fondo, non può che aumentare in modo irreparabile lo steccato tra Chiesa e mondo, Vangelo e vita, annuncio e testimonianza. A noi sembra che l’insistere sulla riaffermazione di norme e visioni anti-storiche o, addirittura, non biblicamente fondate se non a volte anti-cristiane, non aiuti la credibilità ecclesiale nell’annuncio del regno di Dio. Vanno ripensati, ad esempio, le questioni riguardanti l’esercizio effettivo della collegialità episcopale e del primato papale, i criteri nella nomina dei vescovi, la condizione dei separati, dei divorziati e delle persone omosessuali, l’accesso delle donne ai ministeri ecclesiali, la dignità del morire.
Vogliamo una Chiesa che si fidi solo della forza libera e mite della fede e della grazia di Dio, che non  imponga mai a nessuno le proprie convinzioni sui problemi dell’etica e della politica.
Vogliamo una Chiesa che pratichi la compassione e trovi nella pietà la sua gloria. E faccia sue le parole che il santo padre Giovanni XXIII incise sul frontone del Concilio: «Oggi la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che della severità. Essa ritiene di venire incontro ai bisogni di oggi non rinnovando condanne ma mostrando la validità della sua dottrina. La Chiesa vuol mostrarsi madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bontà, anche verso i figli da lei separati».
Vogliamo una Chiesa che sappia dialogare con gli uomini e le donne e le loro culture, senza chiusure e condizionamenti ideologici, e impari ad ascoltare e a ricevere con gioia le cose vere e buone di cui gli interlocutori sono portatori. La verità e la bontà sono di Dio, il quale le dà a tutti gli uomini e non solo ai cristiani.
Vogliamo che al centro  della Chiesa venga messo il Vangelo e la sua radicalità. Solo così la Chiesa potrà essere vista e sperimentata come “esperta in umanità”.
E’ tempo che, senza paura, nella Chiesa e nella città prendiamo la parola da cristiani adulti e responsabili, per una credibilità e veracità ecclesiale.

Barbera Giuseppe
Fasullo Nino
Garbo Rosellina
Giuè Rosario
Impellitteri Tommaso
Passarello Teresa
RestivoTeresa
Romeo Zina Rumore
Rumore Rosanna
Scordato  Cosimo
Stabile Francesco Michele
Mario Giarratana
Giovanna Staropoli
Antonino Giarratana
Francesca Giacopelli
Giampiero Tre Re

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292 Risposte leave one →
  1. 2009 Giugno 29

    Non c’è nulla da aggiungere.
    O forse si se riuscite ad arreivare all fine !!

    http://www.facebook.com/friends/?ref=tn#/note.php?note_id=63643795492&ref=mf

  2. 2009 Ottobre 2

    Non sono sicuro che questo sia il posto giusto. Comunque.
    Ho appena finito di leggere, per le parti che mi interessavano (lavoro e sicurezza sociale, globalizzazione e immigrazione) caritas in veritate.
    Francamente deludente. Non scontenza nessuno, Ma chi aiuta?

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