FIRMINO
Carissimi viandanti in Terra di Nessuno, Vi presento “FIRMINO” la rubrica libraria interamente dedicata alle recensioni di volumi sui temi cari a Terra di Nessuno: Filosofia, teologia, spiritualità, scienze umane, bioetica, ecologia, politica, diritti dell’uomo, scuola. Questo spazio verrà aggiornato di volta in volta e si arricchirà col tempo, anche delle vostre recensioni, se lo vorrete, di consigli per la lettura o semplicemente di una vostra segnalazione su libri che voi ritenete importanti per la vostra vita.
Solidarietà a Roberto Saviano
Gomorra. Incipit
Buona lettura!
Terradinessuno. Giampiero Tre Re. Webmaster.










Parola di donna, corpo di donna. Antologia di scrittrici arabe contemporanee
2005, 310 p., brossura
Mondadori
La raccolta riunisce trentuno racconti, tradotti per la prima volta direttamente dall’arabo, tra cui alcuni inediti anche nei paesi di provenienza, di scrittrici arabe. Racconti talvolta spregiudicati, capaci di affrontare temi come il sesso, l’apostasia, la poligamia, l’attuale situazione irachena in maniera netta, decisa, senza ricorrere allo pseudonimo. Racconti che smentiscono tanti pregiudizi sulle donne arabe e danno voce alle protagoniste: quell’altra metà del cielo imprescindibile per comprendere la sfaccettata realtà del mondo arabo.
Le stelle fra le mani
Autore Maffei Massimo
Prezzo € 16,50
2009, 221 p.
Albatros editore
Nell’anno 298 dell’Unione il Consiglio Supremo Unito si riunisce a Tuna, capitale della Terra, per discutere sulle spese scientifiche sostenute nei tre anni precedenti. Hans Sprecht, presidente di turno del CSU, da sempre sostenitore della teoria della colonizzazione dei pianeti abitabili del sistema solare, si fa portavoce di un progetto ambizioso: cercare nuovi pianeti abitabili da conquistare. I precedenti programmi spaziali erano stati un vero insuccesso, avevano assorbito buona parte delle finanze del governo e gli elettori che fino ad allora l’avevano sostenuto si mostrano ora restii. Per Hans Sprecht questo vuole dire rinunciare a un grande sogno. Mai come in questi momenti si avverte la crisi globale del pianeta che porterà a un inevitabile conflitto mondiale. Temendo la reazione negativa del Consiglio viene autorizzata la partenza della navicella spaziale Lupus V di qualche giorno prima della data prevista per la riunione. “Il Lupus V, ultima speranza, puntò verso il cielo e si alzò alla velocità di fuga con un inferno di fiamme”. L’equipaggio del Lupus V si troverà coinvolto in un intrigo internazionale che coinvolgerà diverse generazioni di politici sulla Terra.
“Ladri di tutto ad Alta velocità” nota dell’ autore
Inizia domani su questo sito la pubblicazione de Il libro nero dell’Alta velocità. Il titolo è molto esplicito, eppure non esprime tutto quello che racconta o che nelle mie intenzioni vorrebbe raccontare. Il titolo che aveva accompagnato la scrittura, e che avevo da tempo comunicato a diversi amici, ai quali chiedo venia, era Ladri di tutto ad Alta velocità.
Il titolo scelto è quello più appropriato e il merito è di un caro amico che, in zona cesarini, me l’ha consigliato. In effetti il libro ricostruisce puntualmente la storia di questa grande opera, le cifre clamorose, le astuzie e i furbi che la punteggiano, i silenzi che la circondano, le scelte tecniche assurde, le bugie consapevoli e inconsapevoli, la clamorosa bugia del finanziamento privato, la truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea.
Il racconto però incrocia le principali vicende della lunga e travagliata transizione dalla “prima” alla cosiddetta “seconda Repubblica”. Da quella della privatizzazione delle aziende pubbliche senza liberalizzazione a quella dell’ingresso nella moneta unica comunitaria e delle furbizie per eludere le regole europee. Da quella dei boiardi di Stato, con le loro corti di faccendieri, a quella dei magistrati e degli avvocati collusi, guidati non dalla legge ma pilotati e al soldo degli indagati. Da quella dei conflitti di interesse diffusi, coperti e alimentati dal conflitto di interesse per eccellenza, a quella della questione morale.
Nel libro queste vicende rimangono comunque nello sfondo, mentre la storia dell’Alta velocità, nelle intenzioni, viene proposta come chiave di lettura indispensabile di quello che è diventato un modello, il modello Tav, replicato negli Enti locali dai mariuoli dei partiti post-moderni, non più affaccendati a celebrare il rito a rischio della tangente ma trasformati in sanguisughe delle Istituzioni. In questo modello lo scambio tangentizio, prima celebrato da soggetti distinti e separati, è diventato intreccio e compromissione, con effetti ben più devastanti della Tangentopoli scoperchiata da Mani pulite. Nel modello Tav la spesa pubblica, quella nota e quella mascherata, diventa essa stessa una pseudo tangente che consente di allestire tavole imbandite per l’abbuffata dei partiti, tutti; delle imprese di diritto privato di proprietà pubblica, tutte; delle imprese private cooptate nel banchetto da boiardi e faccendieri o penetrate nell’affare in cambio di favori o piaceri ai tanti mariuoli che popolano i cosiddetti partiti della seconda repubblica.
La scrittura, confesso con tanta rabbia, è stata accompagnata dal titolo immaginato, e i ladri di tutto erano con tutta evidenza identificati nei boss e nelle oligarchie cooptate di questi partiti, ormai alieni alla politica e alla democrazia.
“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Su queste due righe, articolo 49 della Costituzione, si fonda la democrazia parlamentare del nostro Paese. Il metodo democratico con il quale i partiti concorrono è stato più volte regolato con legge dello Stato fino all’odierno sistema fissato nel “Porcellum”. In questi giorni si stanno raccogliendo le firme per abrogare le norme che hanno consegnato ai boss la nomina dei parlamentari. La mia firma ci sarà, ma la vittoria del referendum però non risolve la “questione”, anzi rischia di diventare lo specchietto delle allodole per garantire la sopravvivenza di questi partiti: riconsegna ai cittadini l’arma della preferenza su candidati comunque selezionati(?) dai boss e sotto-boss. La questione rimane quella che i padri costituenti non hanno chiarito e che tutti i Parlamenti che si sono succediti fino ad oggi non hanno mai voluto affrontare: che cosa sono i partiti? Come si costituiscono e come garantiscono il diritto di tutti i cittadini di associarsi liberamente?
Possiamo anche riformare il sistema per concorrere, ma se il diritto di associarsi rimane senza alcuna definizione, il pallino rimane comunque in mano alle oligarchie di questi partiti che “..non sono più organizzazioni del popolo, formazioni che promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camerille, ciascuna con un boss e dei sotto-boss”. La questione è e rimane quella scolpita da Enrico Berlinguer, ripresa e citata ogni qual volta emergono vicende di ordinaria corruzione. Ma la questione posta andava ben al di là del tema della corruzione. Non la questione morale era il tema, o almeno non quella riferita solo alla corruzione, ma quella declinata nel rapporto perverso fra partiti e istituzioni, nella occupazione delle istituzioni da parte dei partiti in quanto tali, nella partitocrazia senza politica che usa ed abusa della cosa pubblica. Sono loro i ladri di tutto ad alta velocità. Sono loro che, senza regole, e senza più le prassi dei partiti solidi della prima Repubblica, ci stanno rubando tutto; anche la sola speranza in un futuro meno buio di quello che la manovra finanziaria in discussione in queste ore sta disegnando.
Lo segnalo in breve nella premessa: “La forza della concreta realtà economica e sociale nel mondo ha costretto tutte le accademie a riaprire le pagine della storia, mentre queste pagine, mille volte più modeste, disveleranno a molti un dato nascosto nelle pieghe della contabilità dello Stato: alla voragine del nostro debito pubblico noto vanno aggiunti i debiti per miliardi e miliardi di euro occultati nei bilanci delle SpA pubbliche e nei Project financing modello Alta Velocità”.
Questo debito occulto nella contabilità nazionale non esiste, ma è debito pubblico a tutti gli effetti, debiti a babbo morto, nel quale pascola indisturbato un esercito di boiardi, faccendieri e marioli sotto i vessilli di partiti liquidi che corrodono i contenitori della spesa pubblica mascherata dal finto privato.
I ladri sono loro, i partiti senza definizione e senza regole. Nel libro, questo tema è solo accennato, è una semplice denuncia, poco approfondita, con la quale, non a caso, si chiude l’ultimo capitolo, quello che maggiormente evoca il titolo che ha accompagnato la scrittura e le ragioni che mi hanno spinto a scriverlo: “Senza la definizione di regole per la formazione e la gestione dei partiti, qualsiasi riforma elettorale che metta mano alle regole del consenso, o qualsiasi riforma della pubblica amministrazione che detti regole per i tecnici, i politici e i rapporti coi privati, consegnerebbe comunque il governo dei processi a questi partiti indefiniti, che – dentro e grazie al trionfante modello Tav – sono diventati, strutturalmente, catalizzatori di illegalità e ladri di risorse, ladri di democrazia e ladri di futuro: appunto, ladri di tutto”.
Anche il sottotitolo che avevo immaginato, La tangentopoli dello stato post-keynesiano, tradiva la rabbia che ha accompagnato la scrittura. Quello scelto, Il futuro di tangentopoli diventato storia, anche in questo caso è merito di un altro carissimo amico e rende meglio il senso e la lettera del mio lavoro.
Buona lettura”
Opppss….Dimenticavo…
L’autore é IVAN CICCONI
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/il-libro-nero-dellalta-velocitain-anteprima-su-ilfattoquotidiano-it/156781/
Il dio del massacro
Reza Yasmina
2011, 91 p., brossura
Traduttore Frausin Guarino L.; Marchi E.
Adelphi (collana Piccola biblioteca Adelphi)
Fin dalle primissime battute di questa commedia appare chiaro perché Roman Polanski abbia deciso di portarla sullo schermo – e perché attori come Isabelle Huppert, Ralph Fiennes e James Gandolfini abbiano voluto interpretarla a teatro. Nel lindo, assennato salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. Con uno humour e cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, Yasmina Reza costruisce uno psicodramma, porgendo allo spettatore (e al lettore) uno specchio deformante nel quale scoprirà, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.
Un Uomo, la storia di Domenico Cigna
raccontata da Diego Guadagnino
di C. Cammalleri
Dalla penna di Diego Guadagnino e i tipi di Controluce (Palermo 2011 pp. 196 €. 12,00), «Il fabbro e le formiche», biografia di Domenico Cigna, ci restituisce la storia di un gigante: un uomo, nel più autentico senso sciasciano; un uomo dimenticato. E’ inutile negarlo, Domenico Cigna ci inorgoglisce; accade sempre agli amici di uomo illustre e perfino ai suoi nemici, non foss’altro perché ingigantisce anche loro. Quanto ai conterranei, amici e nemici, i grandi uomini hanno anche questo, spesso loro malgrado: che sollevano sopiti sonni identitari; e ben vengano in una terra da 150 anni mortificata da luoghi comuni costruiti a tavolino.
Non è di Domenico Cigna che vogliamo dire (leggete il libro se – attraverso lenti non convenzionali – vorrete saperne di più sul mezzo secolo più caldo dello XX secolo), ma del libro in sé…
Continua a leggere…
Lunedi 5 dicembre alle ore 10.30 alla Sala Gialla del Palazzo Reale a Palermo,
sarà presentato il libro curato da Don Vincenzo Noto, “Il cardinale Salvatore
Pappalardo nel ricordo di…”, una serie di interventi di vescovi, sacerdoti,
giornalisti, professionisti che hanno ricordato la figura del presule a cinque
anni dalla morte avvenuta il 10 dicembre del 2006. Il libro è edito dalla casa
editrice AMEN di Misilmeri. Alla presentazione del libro interverrano:
l’avvocato Diego Ziino, i giornalisti Fabrizio Lentini e Nino Barraco, l’autore
Vincenzo Noto.
Info su edizioni.amen@libero.it
Pappalardo aveva una grande capacità di entrare subito in sintonia con quanti
partecipavano ai suoi incontri e la gente lo sentiva vicino anche perché il suo
linguaggio aveva ben poco di clericale e di cardinalizio.
Vincenzo Noto
Dire qualcosa a partire dai miei ricordi sul cardinale Pappalardo è per me
come cercare di dire qualcosa su mio padre.
Salvatore Di Cristina
Ricordo il cardinale Salvatore Pappalardo sempre con piacere ed edificazione.
Come persona eccezionale. Nella “altezza” del suo ruolo rimase, potremmo dire
“naturale”, semplice e cordiale, capace di un sano umorismo che dimostrava la
sua libertà d’animo e la sua superiorità di pensiero.
Pio Vigo
Il volto di un Vescovo che decise il futuro della città, che pose la Chiesa in
conflitto con il crimine, che diede speranza al dolore degli abbandoni, che
volle la frequentazione della Bellezza come presenza di Vangelo. Ecco il
Cardinale Pappalardo.
Nino Barraco
A Palermo, Pappalardo ha segnato molti di noi “giovani e meno giovani” che
bazzicavamo nelle stanze della curia arcivescovile. Riusciva a dire le verità
più grandi con le parole più semplici: impossibile non capire quello che voleva
dire.
Giovanni Chiappisi
Il suo incoraggiamento non mancò neanche quando l´incontrai, ancora una volta
nella chiesa della Madonna dei Rimedi, dopo la mia scarcerazione: ´Sii forte!
Non demordere!” mi disse.
Mario Frittitta
E´ un ricordo che conservo, prezioso: il ricordo del rapporto tra due persone
che non sono più tra noi, tra cui è intercorso un sentimento di stima e di
affetto, che hanno contribuito a quella punteggiatura positiva che, tra tante
sofferenze, segna la strada della speranza per la nostra terra.
Sergio Mattarella
Seduti nel salotto del suo appartamento a Baida, ci siamo ritrovati insieme
io, Stefano, mio marito, e quello che, a casa e fra gli amici, chiamavamo
semplicemente “il Cardinale”. C’era caldo, sebbene anche a luglio la Casa
Diocesana sappia essere confortante. Col suo fare caloroso e asciutto, ci
accolse come sempre con amore di Padre.
Teresa Piccione
La Chiesa palermitana, attraverso la dialogicità impressa dal suo Pastore, ha
maturato un volto e una coscienza missionaria capace di edificare il Regno con
un dinamismo dialogico sia intraecclesiale, sia ecumenico che interreligioso,
sia in partnership col mondo, per affermare valori umani e cristiani in vista
della costruzione del bene comune.
Ina Siviglia
Grande Pastore, schietto e talvolta istintivo e un po´ ruvido, con il quale ho
avuto la grazia di collaborare per un arco di tempo tra i più difficili, ma
certamente tra i più belli della mia vita.
Bartolomeo Sorge
Amava scherzare, sdrammatizzare e imparare, fino alla fine. Lo ha dimostrato
diventando bravissimo col computer, sulla soglia degli ottant´anni.
Alessandra Turrisi
Anche io se pur lontana ho un ricordo molto personale dell’Eminente. Di una certa del tutto personale fragranza.
Nunzia,
di Emilio Angelini
Assoluto rispetto per Nunzia e tanta indulgenza per i preti.
Sono figlia di uno stupro e lo so perfettamente. Ma non sto parlando della mia nascita…
Quella è avvenuta in modo fin troppo regolare, con un padre onesto lavoratore e una madre cattolica. Anche se tutto preparava lo stupro successivo: un rispetto per l’altro in nome di un dio astratto e un orrore per cose che dicono sporche e, invece, sono pulitissime.
Ma ora voglio parlare dello stupro vero, quello che ha generato me e il mio modo di sentire il mondo.
Preciso subito che avevo quindici anni e che ero consenziente.
Non ho provato niente, quella volta, solo il dolore previsto e la vergogna per la verginità che se ne era andata.
“Forse è giusto che sia così – pensai – forse le cose belle verranno dopo.” E osservavo il sangue che colava lungo le cosce.
Ora so qual’ è la colpa commessa in quella occasione: era un coito anonimo, stupidamente anonimo.
Devo forse rimproverare quell’uomo che poi divenne mio marito?
No, non posso farlo.
Era giovane quanto me e mi dava coraggio solo per nascondere la sua paura.
In seguito, però, si è macchiato di tutti i peccati di omissione e non parlo di quelli di cui dicono i preti quando fanno riferimento ai comandamenti.
Ha condotto il nostro rapporto in modo stanco e senza fantasia, costruendo il suo piccolo trono perché portava il pane a casa e non faceva mancare nulla.
La mia colpa imperdonabile?
Aver sposato il ruolo della rassegnata e aver offerto il mio sacrificio alla memoria di mia madre…
La conseguenza di tutto questo?
Un corpo troppo a lungo negato e una sessualità che ha dormito per circa trent’anni. Con effetti devastanti per l’anima e l’intelligenza.
Solo da qualche anno sto cercando di riappropriarmene ma ho avuto bisogno di un altro marito e di osservare altre forme di banalità.
L’ho tradito diverse volte e l’ho fatto anche volentieri.
Negli ultimi tempi, però, mi sono accorta di una cosa.
Ci metto ancora rabbia, quando faccio l’amore, e le cose si svolgono sempre in modo frettoloso.
Il mio corpo gode, certo che gode, e anche più volte. Il ventre sussulta, mi accarezzo il seno e sento tutte le contrazioni dei miei muscoli intimi.
Ma quando me ne vado, libera e senza rimorsi, mi accorgo di avere l’amaro in bocca e mi chiedo se non ho perso un’occasione.
Qualcuno, di recente, mi ha detto che i miracoli possono anche avvenire ma la cosa veramente difficile è un’altra.
Sì, bisogna innanzitutto riconoscerli, poi accettarli e, infine, concimarli.
Bisogna esserne degni, cioè.
Ma se lo fai puoi anche intravedere una porta socchiusa.
Io non so cosa ci sia dietro ma me l’ha indicata il dito di un poeta e la varcherò con animo sereno.
Prima, però, voglio riprendermi quello che credo essere il mio vero nome: mi chiamerò Nunzia perché so di avere qualcosa di annunziare alle genti.
http://www.angeliemilioni.it/letteratura/piccoli-saggi/323-nunzia.html
L’ultima stagione
Oggi alle 17,30 presso l’associazione Anghelos, via Pirandello, 40 Palermo, presentazione ufficiale del film “l’ultima stagione”, di Gaetano Adamo e Gaetano Siino.
Il dio dei leghisti: spiritualista ed egoista
Sabato 24 marzo 2012 alle ore 17.00 nell’Aula Magna di Palazzo Steri (sede del Rettorato dell’Università di Palermo) piazza Marina 61, Augusto Cavadi discuterà del suo libro Il Dio dei leghisti, Edizioni San Paolo, Milano 2012, con Angela Maraventano e Giuseppe Leoni, senatori della Lega Nord e don Cosimo Scordato, docente presso la Facoltà Teologica di Sicilia. Introdurrà l’incontro e modererà il dibattito con il pubblico il prof. Andrea Cozzo docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo.
Il libro che tutti i leghisti e tutti i parroci dovrebbero leggere lo ha scritto un professore di liceo palermitano, scrittore, saggista, teologo, studioso di mafia. Augusto Cavadi, autore del recente Il dio dei leghisti (San Paolo), pone «una questione teologica cruciale». E cioè: non farebbe meglio la Chiesa cattolica a «riformulare la sua scala di priorità, ricalibrandola con maggiore attenzione sul messaggio evangelico?». In concreto ciò significherebbe «chiarire (a sé stessa, e conseguentemente ai partiti e all’opinione pubblica) che prima di tutto vanno individuati, abbracciati e difesi in maniera efficace e verace alcuni principi essenziali e indiscutibili (quei principi enunciati, con la solennità di una carta di intenti, nel discorso della montagna: le beatitudini evangeliche)».
Quella di Cavadi è una cavalcata ella storia della Lega, ricca di spunti e aneddoti, con particolare attenzione ai leghisti cattolici e alla loro ideologia, dalla fase panteista bossiana a quella dello «scontro di civiltà» e alla loro strenua difesa del crocifisso. La scrittura è accattivante e non ci si annoia mai. Anche quando si solcano profondità teologiche, si ride, si sorride e si piange. Se il saggio spiega con nettezza gli errori di chi crede in Dio e nella Lega, interroga e provoca soprattutto i non leghisti,credenti e non, a cominciare dai sacerdoti.
Cosa può fare la Chiesa per non indulgere nell’errore e non incoraggiare «una generazione di leghisti che si sentono superiori perché il pane l’hanno in casa e non sentono più la necessità di provvedere al povero, allo straniero?». E quanto alla Chiesa, quale strada percorrere, si chiede Cavadi, tra «l’integralismo aggressivo e invadente da una parte e, dall’altra, un intimismo spiritualistico che preveda solo atti di beneficenza diretta, di assistenzialismo corto?». La risposta sta nella ricalibratura dei cosiddetti «principi non negoziabili» del Vangelo. Per far questo «non è necessario andare lontano: basta aprire gli occhi e leggere il cuore dell’annunzio biblico. Che Dio ci ama gratuitamente, anticipatamente rispetto ai nostri meriti e ai nostri demeriti,creativamente, testardamente: questo è per il cristiano l’unico valore assoluto rispetto al quale tutto il resto – appartenenza ecclesiale, adesione dottrinaria, osservanza morale, pratica sacramentale, militanza politica, testimonianza professionale – è irrimediabilmente relativo.
Ma su questa centralità dell’agape divina non si riflette mai abbastanza». In tal caso, se tutto ciò venisse ribadito,come scrive Augusto Cavadi «l’incompatibilità tra i discepoli di Gesù e gli eredi di Alberto da Giussano risulterebbe evidente». Basterebbe questo accenno per intuire quanto lontano fuggirebbero da una simile Chiesa «ri-centrata su un Dio così concepito, tutti coloro che parlano di scontro di civiltà».
Molto netta la conclusione inevitabile della concezione di Dio come Dio dell’amore: «Europa, vuoi essere davvero la prima di tutti i continenti? Sii allora la serva di tutti. Lava i piedi dei tuoi ospiti che, sporchi di sabbia del Sahara, bussano sgarbatamente alle tue porte o, ancor meno educatamente, si abbandonano sugli scogli e sulle spiagge delle tue coste meridionali».
Francesco Anfossi, Dalla rivista “Jesus”, marzo 2012.
Dentro il labirinto. Andrea Camilleri. ed. Skira
Incipit
Uno
Quasi una premessa
Ho davanti a me le riproduzioni di quattro disegni che rappresentano il medesimo soggetto: la testa di un cadavere disteso sopra un tavolo d’obitorio. Si tratta di schizzi dal vero.
Il morto si chiamava Edoardo Persico. Era nato a Napoli, per un po’ di tempo aveva vissuto a Torino, poi, da qualche anno, si era stabilito a Milano.
Due dei disegni sono del pittore Gabriele Mucchi, e portano la data del 13 gennaio 1936, il terzo è del pittore Adriano Spilimbergo, il quarto del pittore Fiorenzo Tomea. Gli ultimi due, non contrassegnati da una data, di sicuro sono stati eseguiti tra il 13 e il 17, giorni nei quali il corpo è rimasto esposto all’obitorio.
I tre pittori erano fraterni amici di Edoardo Persico, venuto a mancare improvvisamente nella notte tra il 10 e l’11, un mese prima di compiere trentasei anni.
Bruno Schulz, Il libro dell’idolatria
http://www.brunoschulzart.org/
« Lo spazio del negozio si ampliava nel panorama di un paesaggio autunnale, pieno di laghi e di lontananze […] E in basso, ai piedi di quel Sinai sorto dalla collera di mio padre, il popolo gesticolava, imprecava, adorava Baal e contrattava. Affondavano le mani dentro le pieghe morbide, si drappeggiavano delle stoffe colorate, si avvolgevano in dòmini e mantelli improvvisati, e parlavano confusamente e senza posa. »
(Bruno Schulz)
C’è nessuno?
Gaarder Jostein
1997, 116 p., ill.
Traduttore Kampmann E.
Editore Salani
IL VANGELO SECONDO BIFF
Amico di infanzia di Gesù
di: Christopher Moore e C. Brovelli
eizione:Elliot
pagine:580
Tutti sanno come è nato e come è morto Gesù. La stella cometa, la mangiatoia, i Re Magi; e poi la passione, la crocifissione. Ma che cosa ha combinato dall’infanzia ai trent’anni? Su richiesta del Messia, a duemila anni dalla sua morte, un angelo fa resuscitare il suo migliore amico, Levi detto Biff, a cui spetta il compito di scrivere un nuovo Vangelo che racconti finalmente la vera storia di Gesù di Nazaret. E quella di Biff è un’epopea ricca di miracoli, viaggi, scoperte e… sì, anche kung fu, demoni, morti viventi, folli monaci tibetani e pupe da sballo. Forse nemmeno l’astuzia e la devozione del migliore amico riusciranno a risparmiare al Salvatore il suo tragico destino, ma Biff non permetterà che si sacrifichi e ascenda al cielo senza aver lottato per impedirlo!
Costo, circa 11 Euro qui:
http://www.amazon.it/s/?ie=UTF8&keywords=il+vangelo+secondo+biff&tag=slhyin-21&index=aps&hvadid=11621886590&ref=pd_sl_32tfgty0uq_e
Al via il mese della legalità a Forlì, con Antonio Padellaro
E’ al via la terza edizione di “Coltiviamo la Legalità”, il percorso voluto e realizzato dall’Assessorato alle politiche Giovanili del Comune di Forlì e sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna,
in collaborazione con l’Università di Bologna -Polo di Forlì, le Associazione Libera, Il pane e le rose ed Arci e con il supporto di numerose Associazioni di categoria ed imprese del territorio. Il programma di quest’anno si presenta ricco di eventi, incontri, momenti di riflessione, spettacolo e cultura.
Il primo degli appuntamenti previsti si svolgerà il 14 maggio alle ore 21:00 alla Fabbrica delle Candele e tratterà il tema dell’informazione e della sua responsabilità sulla capacità di tenere i riflettori accesi sui fenomeni di illegalità, in ogni campo, fornendo ai lettori strumenti di critica e consapevolezza, anche attraverso l’uso di nuove piattaforme multimediali. Interverranno alla serata Antonio Padellaro, Direttore de “Il fatto quotidiano” ed Antonio Cipriani, curatore di progetti editoriali.
Il secondo appuntamento si svolgerà, in collaborazione con la Pastorale Giovanile di Forlì, il 15 maggio a partire dalle ore 18:00 alla Fabbrica delle Candele e sarà una serata dedicata alla figura di don pino Puglisi, sacerdote del quartiere Brancaccio, quartiere di Palermo, barbaramente ucciso dalla mafia. Dopo la proiezione del film “Alla luce del sole” di Roberto Faenza , sono previsti gli interventi Rosaria Cascio, Giampiero Tre Re e Roberto Lopes, docenti cresciuti con don Puglisi e che ora stanno portando avanti la sua sfida educativa e morale specialmente nei confronti dei giovani.
http://www.google.com/url?sa=X&q=http://www.forlitoday.it/eventi/cultura/al-via-la-settimana-della-legalita-a-forli-con-antonio-padellaro.html&ct=ga&cad=CAcQARgAIAAoATAAOABAsoOq_QRIAVgBYgJpdA&cd=3R2yD2KwCl0&usg=AFQjCNHCkl4iOOuUbFHJWHGRC4RaUI4SOA
Locandina
Venerdi 18 maggio alle ore 21.00 alla Libreria Paoline Corso Vittorio Emanuele n°456, Palermo, presentazione del libro di Rosario Giué “Ernesto Balducci. La parola di Dio nella storia”. Intervengono oltre all’autore Nino Fasullo, Cosimo Scordato e Francesco Michele Stabile. Introduce e modera Fernanda Di Monte.
In memoria delle vittime delle stragi del potere politico-mafioso che con il loro sacrificio hanno segnato la nostra storia.
Nell’antica Badia Fiesolana, alle porte di Firenze, padre Ernesto Balducci pronunciava le sue omelie che, dagli anni Settanta fino alla Pasqua del 1992, furono registrate e pazientemente trascritte, poi pubblicate in dieci volumi. A vent’anni dalla morte del prete toscano (25 aprile), una delle figure più libere e originali nella Chiesa italiana e nella società della seconda metà del Novecento, l’Autore scrive questo libro con il segreto desiderio che altri uomini e altre donne possano accostarsi alla meditazione balducciana e suscitare nuove passioni e nuove speranze. Il libro narra come nascevano quelle omelie, quali ne erano il linguaggio, le caratteristiche e i temi essenziali o più ricorrenti, il loro essere delle meditazioni.Per Balducci era necessario « coniugare una vita pienamente immersa nei problemi del tempo e la fede nella Parola che non passa ». Egli era convinto che la parola di Gesù di Nazaret, se opportunamente liberata dai rivestimenti religiosi e da appropriazioni indebite, può ancora essere accolta come qualcosa di inedito, capace di svegliare dal sonno le coscienze e «stabilire il diritto», prima di tutto a favore degli scartati della terra. Ritornare a quelle omelie è un’occasione per trarre motivi di ispirazione a vivere il Vangelo nella storia in vista dell’adempimento delle promesse di Dio. Per la Chiesa italiana rivisitare il servizio della Parola di Balducci può essere un’occasione per liberare il Vangelo e se stessa da incrostazioni non necessarie o inopportune.
Dalla Prefazione di Raniero La Valle:
«Per molte ragioni si può dire che la testimonianza di padre Balducci non è chiusa; al contrario, essa sopravvive e ancora fermenta e inquieta; toccherà poi a ciascuno decidere se quella testimonianza è ancora utile alla sua intelligenza delle cose e prodiga di significati per la propria vita, personale e pubblica. Nelle sue omelie c’è Ernesto Balducci con la sua cultura, la sua pietà, la sua teologia, ma nello stesso tempo c’è l’eccedenza dello Spirito che si faceva presente e attuale nella parola di Dio che presiedendo all’eucarestia egli commentava.
Stava in ciò la qualità di questa predicazione: del tutto indipendente dai manuali su cui i preti si formavano, ma interamente tributaria del Concilio, tutta misurata e modellata sulla parola di Dio letta e ascoltata nell’oggi. Ed è lo stesso Balducci che dichiara questa indissolubile contiguità tra il suo tempo, la sua parola e la paroladi Dio, quando rivela che per preparare le sue omelie, lette le Scritture e i giornali del giorno, passeggiava a lungo nel chiostro. E meditava per vedere in che modo la Parola biblica incrociava e illuminava gli eventi della Storia che in quel momento si stavano vivendo».