Uomini e no
Cari amici,
Ho bisogno del vostro aiuto per avere informazioni su questa istantanea che ritrae Padre Pino Puglisi all’inizio del suo ministero. Qualsiasi dato può essermi utile: sul luogo, l’anno (anche approssimativo), le persone che compaiono nella foto; in particolare sul ragazzo con gli occhiali, che sorride, proprio davanti a P. Puglisi.
Grazie.
Giampiero Tre Re. Webmaster.















Caro Michele,
Scrivo questo commento in risposta alla tua lunga citazione dal volume di V. Ceruso, Le sacrestie di Cosa Nostra (vedi: 1).
La prima cosa che mi colpisce è l’aver conosciuto personalmente quasi tutti i protagonisti dei fatti narrati in quel brano, compresi alcuni di coloro che li narrano. Ciò mi produce una curiosa sensazione di straniamento, come deve accadere a chi sente raccontare da altri la propria biografia. Avverti un ineliminabile residuo di finzione, che probabilmente è indispensabile al narratore, ma che risulta fastidioso a chi quei fatti li ha vissuti, senza per questo saperli raccontare meglio.
Nel tuo commento precedente riproducevi un articolo di Vittorino Andreoli sulla figura del prete santo, forse per compensare un po’ l’amarezza del mio articolo intitolato con le parole di P. Puglisi: “Sì ma verso dove?”. (Vedi 2). Io ti rispondevo dicendo che c’è un fanciullino in noi la cui paura più grande non è quella di morire ma scoprire che i suoi modelli affettivi lo abbiano in qualche modo ingannato circa la propria bontà.
Mentre Marco e Sebastian, in Scuola di Preghiera, s’interrogano, non so se intenzionalmente, sul significato di una fede adulta (vedi 3), ripeto che trovo un abbondante pizzico d’infantilismo spirituale in articoli come quello di Andreoli, con tutto il rispetto per l’eminente psichiatra. L’onestà di una fede adulta prende sulle spalle la croce delle responsabilità storiche e del male compiuto dalla propria comunità quando ha sbagliato agendo come tale.
Mi vengono in mente le figure romanzesche di certi preti miserabili, come quello rappresentato da Greene in “Il potere e la gloria”, oppure del missionario lapso in “Silenzio” di Endo, attraverso i quali tuttavia la Provvidenza continua a operare misteriosamente paradossali meraviglie di grazia. E’ infantile protestare che i mafiosi non sono cristiani, molta più grazia deriverebbe alla comunità ecclesiale dal prendere atto che si tratta di figli della Chiesa, di cattolici come noi.
I commenti che ho citato sono:
1
http://terradinessuno.wordpress.com/2008/12/29/%c2%absi-ma-verso-dove%c2%bb/#comment-3286
2
http://terradinessuno.wordpress.com/2008/12/29/%c2%absi-ma-verso-dove%c2%bb/#comment-3248
3
http://terradinessuno.wordpress.com/scuola-di-preghiera/#comment-3275
Nessuna intenzionalità la mia su Scuola di Preghiera. Assolutamente no. Mera coincidenza.
Gli articoli di Andreoli sui preti pubblicati su Avvenire, a mio parere, sono palesemente un pacchetto commissionato e, con edulcorata maestria, confezionato a mo di contrappeso ad un palcoscenico dalla realtà tangibile tristemente più spiacevole ma non per questo meno amabile.
Caro Giampiero,il lungo brano che ho inserito è tratto dall’ultimo volume di V.Ceruso,Uomini contro la Mafia. Mi ha colpito la lettura del 15 capitolo dedicato,se pur con delle imprecisioni storiche,alle figure di Puglisi e Naro. Ho postato solamente quello su Puglisi e per il tuo articolo ” Si,ma verso dove?” e perchè non ho vissuto la vicenda di Puglisi, a differenza tua,pur avendo partecipato ai suoi funerali a brancaccio, e perchè mi ha colpito il tuo interrogativo: “…dove sono i Puglisi.. i Naro..?”.Mi sono rifiutato di postare la parte riguardante Mons.Naro,poichè ho provato le tue stesse identiche sensazioni accompagnate da un profondo dolore che mi porto,seppur tacitamente,dal giorno della morte del maestro ed amico Aldo Naro.
Non so se,in seguito,lo farò…..
L’articolo di Andreoli mi è sembrato opportuno,sempre in relazione al tuo post, poichè traccia l’idea di un cammino sacerdotale degno di tale nome e dice espressamente di prendere le distanze da chi non vive dignitosamente il suo status sacerdotale pur continuando ad esercitarlo. Un certo silenzio su Puglisi e su Naro dice proprio il non voler riflettere sulle responsabilità delle comunità ecclesiali dove sono vissuti entrambi,seppur con ruoli e compiti diversi. Il tentativo di “oscurarne” la memoria,da parte di taluni, è proprio legato al fatto di non voler riflettere sulla loro vita profetica. Non sono morti invano! Puglisi che sorride al suo carnefice e Naro che apre il cammino,attraverso il suo breve episcopato, per un discorso di resistenza cristiana alla mafia,dicono la speranza che per il mafioso c’è possibilità di pentimento vero e di perdono. Dicono che è possibile,finalmente,incominciare ad evangelizzare cogliendo la mafia come “struttura di peccato” e come una parte marcia della comunità credente, non parlando di essa con categorie solamente sociologiche,culturali ecc.,o facendo comunicati a destra o a manca. Dicono che bisogna ripensare il cammino d’evangelizzazione per la terra di Sicilia non con convegni o convegnini che servono a qualcuno per fare carriera…
Puglisi e Naro,seppur molto diversi,hanno avuto una grande cosa in comune: la capacità di capire e vivere il fatto che Il Vangelo deve farsi storia,deve incontrare gli uomini di questo tempo,con i loro peccati,mafia compresa,per poterli salvare.Cristo è morto anche per i mafiosi.
Devo anzitutto ringraziarti, caro Michele, per aver colto bene anche i sottintesi, i rimandi non espressi, tutto il non detto. Sono contento di questa sintonia tra noi. Vorrei che almeno qui, nelle nostre discussioni in Terra di Nessuno, badassimo a non lasciare nulla di non pensato. E’ qualcosa che noi dobbiamo a queste persone, ai Puglisi e ai Naro, la lettura cristiana del fenomeno mafioso non come un’altra analisi di un fatto sociale ma come un percorso di guarigione collettiva.
Caro Giampiero, ho fatto delle ricerche sulla foto. Questa si trova all’interno del libro DON PUGLISI vita del prete palermitano ucciso dalla mafia di Francesco Deliziosi – Ed. Oscar Storia Mondadori.
In fondo alla pagina c’è scritto “in alto: con i giovani della borgata e i primi parrocchiani.
Ne deduco che, considerato che 3P venne ordinato nel ‘60, la foto, probabilmente, è del ‘61 anno in cui Puglisi venne nominato vicario cooperatore presso la parrocchia SS. Salvatore della borgata di Settecannoli (limitrofa a Brancaccio) e Rettore della Chiesa S. Giovanni dei Lebbrosi.
Sì, penso che questa sia la datazione più plausibile. Anche Agostina sostenne più o meno la stessa cosa, quando glielo chiesi. Quella che ho in mente è solo un’ipotesi suggestiva ma evidentemente infondata, basata solo su una somiglianza e dei ricordi sbiaditi.
Ricordo P. Puglisi venire trafelato da Godrano (dove era parroco) alle riunioni del Consiglio Diocesano di Azione Cattolica, ove era assistente del Movimento Lavoratori. E lo ricordo così, con le fattezze magre e con le mani enormi, che rappresentavano insieme la levità dello spirituale e la concretezza dell’incarnazione.
Caro Tori,
Grazie del tuo bel contributo.
Vorrei chiederti: ti ricordi Puglisi PROPRIO così, come in questa foto? Certo lui portava gli anni bene, ma la Parrocchia di Godrano la prese nel 1970 e l’Azione Cattolica non prima del 1978, se non sbaglio. In base ai tuoi ricordi in questa foto dovrebbe avere non meno di 33-35 anni, se non di più. Ma qui Puglisi appare assai più giovane. Fammi sapere. Per il momento, un abbraccio.
Hai ragione per ciò che riguarda la parrocchia di Godrano (i miei ricordi risalgono allora proprio agli inizi degli anni ‘70) ma non per ciò che riguarda l’impegno in A.C.I. diocesana, molto antecedente al ‘78. Effettivamente questa foto potrebbe essere antecedente ad entrambi, datata agli inizi degli anni ‘60 (ero allora un bambino). Mi fa piacere comunque ricordare quest’Uomo che si può definire senz’altri aggettivi “buono”.
Londra, 30 apr. (Adnkronos) – Ad appena due anni di età conosce i nomi di 35 capitali, sa tutto l’alfabeto inglese, conta fino a 10 in lingua spagnola e distingue i vari tipi di triangoli. Per questo la bimba, Elise di Edmonton, a nord di Londra, dotata di un quoziente intellettivo (Q.I.) pari a 156, è stata accolta nel ‘Club dei cervelloni’ Mensa, diventandone il membro più giovane. L’associazione internazionale Mensa, che riunisce tutti coloro che hanno un Q.I pari o superiore a 98, l’ha definita una “bambina prodigio”, riporta la Bbc. Prima di Elise, il più giovane ad entrare a far parte dell’associazione era stato Ben Woods, diventato membro negli anni Novanta all’età di 2 anni e nove mesi. Un record battuto da Elisa che ha spento da soli quattro mesi le sue prime due candeline.
Londra, 30 apr. (Adnkronos) – Ad appena due anni di età conosce i nomi di 35 capitali, sa tutto l’alfabeto inglese, conta fino a 10 in lingua spagnola e distingue i vari tipi di triangoli. Per questo la bimba, Elise di Edmonton, a nord di Londra, dotata di un quoziente intellettivo (Q.I.) pari a 156, è stata accolta nel ‘Club dei cervelloni’ Mensa, diventandone il membro più giovane. L’associazione internazionale Mensa, che riunisce tutti coloro che hanno un Q.I pari o superiore a 98, l’ha definita una “bambina prodigio”, riporta la Bbc. Prima di Elise, il più giovane ad entrare a far parte dell’associazione era stato Ben Woods, diventato membro negli anni Novanta all’età di 2 anni e nove mesi. Un record battuto da Elisa che ha spento da soli quattro mesi le sue prime due candeline.
Roma, 29 apr. (Apom) – ‘Tra moglie e marito non mettere il dito’. Se il marito si chiama Silvio Berlusconi e la moglie Veronica Lario, poi, stanne il più lontano possibile, specie se hai circa trent’anni, frequenti la Camera dei Deputati e sei stata eletta in Forza Italia. Se poi sei carina, se ti chiamano ‘eurovelina’ anche se non sei candidata, se ti indicano cafonamente come esponente della ‘mignottocrazia’ anche se, sinceramente, politicamente conti come il due di coppe quando la briscola è bastoni, cambia proprio continente o trincerati dietro il tuo miglior sorriso e il più furbo dei ‘no comment’. E così fanno le giovani deputate pidielline quando, sardonicamente, si chiede loro un parere, una parola, anche un solo sguardo d’intesa sulla querelle tra il premier e la first lady, nata dopo la festa di Casoria e i nomi dei candidati alle europee.
Pietre dello scandalo loro malgrado, le ‘baby -deputate’ tacciono in pubblico, scantonano alla prima vista di un taccuino, tacchettano via per i corridoi di Montecitorio salvo poi chiedere, in via tutta privata, ‘ma perchè montate questa storia?’. Non è che non ci arrivano: è che lo scotto del noviziato ’s’ha da pagare’ e allora in molti, eletti, giornalisti e gente comune, finiscono per indicare loro, le varie Gabriella Giammanco, Mariarosaria Rossi, Annagrazia Calabria, Laura Ravetto, Nunzia De Girolamo, Elvira Savino eccetera come ‘femme fatal causa’ delle crepe nel matrimonio del Cavaliere.
E loro tacciono, anche se non fanno la faccia colpevole, non malcelano un imbarazzo che non sembrano provare: nei loro visi compare piuttosto la paura di essere tirate in mezzo a una vicenda che, giurano, non le riguarda, di prender colpe che dicono non avere. Del resto, l’unica cosa di cui hanno veramente paura è rovinare il ‘rapporto’ con ‘colà dove si puote ciò che si vuole’, via del Plebiscito 102, perchè le loro coetanee sono la ‘generazione 1000 euro’ e queste giovani donne, che di certo stupide non sono, sanno benissimo di aver avuto la più grande occasione che potesse loro capitare e sono decise a giocarsela fino in fondo, con buona pace di tutti. E poi, Berlusconi è universalmente riconosciuto come un uomo galante, estroso, sensibile al fascino femminile, ma, dicono le ‘ragazze’, anche molto garbato: loro gli perdonano certe uscite, certe battute, certi bigliettini che a volte fanno arrossire in pubblico e gioire in privato.
Ma la politica è l’arte dell’opportunità, e allora oggi è meglio tirarsi fuori subito dalla questa storia, e farlo con il silenzio, che qualcuno non pensi ‘excusatio non petita…’. Una, Nunzia De Girolamo, beneventana, coordinatrice provinciale del Pdl, trentenne, che dal primo giorno a Montecitorio non ha mai mancato di cercare di farsi notare più per le sue doti politiche che per il suo bel sorriso, parla, tutto d’un fiato: “Non entro nelle questioni personali del presidente del Consiglio. Mi stupisco solo che nel 2009 il dibattito politico sia incentrato sulla differenza di genere. Per me non esistono candidati o candidate o eletti o elette: per me vale solo la persona, i suoi valori e il suo impegno. Evidentemente siamo ancora in una società maschilista”.
Poi l’aggiunta ‘politica’: “In queste ore si dibatte del codice delle autonomie locali, dell’eliminazione degli sprechi, e del potere politico negli enti locali, ma nessuno ne parla, perchè? D’Alema ha detto di essere d’accordo sulla riduzione del numero degli eletti: mi aspetto quindi che condizioni il suo partito positivamente e che lotti insieme alla maggioranza per l’affermazione del codice di cui si discute in queste ore”. Sì, ma Veronica? Stretta di spalle, sorriso e via.
Intanto, fuori c’è tutto un mondo che una posizione la prende eccome. C’è Facebook, ad esempio, che, essendo un social network, è fedele specchio della realtà. E lì sì che la gente prende una posizione e Veronica diventa un mito: “più elegante di Segolene, più intelligente di Hillary, più di sinistra della Bindi” viene definita la signora Berlusconi, appaiata a Barack Obama e proposta come capo del Partito Democratico, in quanto “unica vera opposizione” al Cavaliere. Ma qualcuno difende anche il primo ministro e giù a scrivere che “Veronica Lario ha perso una buona occasione di stare zitta”, perche’ “i panni sporchi si lavano in famiglia”.
A lanciar strali sono soprattutto i militanti azzurri, uomini e donne di Forza Italia, che tacciano Veronica di “ingratitudine” per aver “infangato il prestigio” non già del premier, ma del marito. Su di loro, su Euro-veline, depu-veline, attricette, soubrette, belle ragazze e ‘papij-chiamanti’ varie, silenzio: che vuoi che sia, per gli italiani, una bellina per il Cavaliere, marito-premier che oggi davvero naviga in brutte acque? Ren
(ASCA) – Roma, 15 mag – Con Susanna Agnelli scompare un pezzo di storia italiana. Susanna, sorella di Gianni e Umberto, era nata a Torino il 24 aprile del 1922. Giovanissima, durante la Seconda guerra mondiale, entro’ a far parte della Croce rossa italiana. Alla fine della guerra, sposo’ Urbano Rattazzi, da cui ebbe sei figli.Negli anni ‘70 inizia la sua carriera nelle istituzioni: dal 1974 al 1984 ricopri’ la carica di sindaco del comune di Monte Argentario, in provincia di Grosseto. Nel 1976 venne eletta deputato, e nel 1983 divenne senatore nelle liste del Partito Repubblicano Italiano. Dal 1983 al 1991 ha ricoperto la carica di sottosegretario agli Esteri sotto vari governi, diventando la prima e unica donna nella storia italiana ad accedere al dicastero della Farnesina. Susanna Agnelli divento’ ministro degli Esteri sotto il governo Dini, tra il 1995 e il 1996. Eletta alle elezioni europee del 1979 per le liste del Partito repubblicano italiano e fu anche membro della Commissione per le relazioni economiche esterne. Ha aderito al gruppo parlamentare liberaldemocratico. E’ rimasta in carica fino all’ottobre 1981. Negli anni ‘80 e’ stata l’unico membro italiano della ”Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo”, il cui rapporto e’ noto, dal nome della sua presidentessa, come ”Rapporto Brundtland”. Molto noto il suo impegno civile, e’ stata per lunghi anni presidente di Telethon. Susanna Agnelli ebbe una carriera anche come scritttrice per la sua autobiografia intitolata Vestivamo alla marinara (1975), best seller in Italia e all’estero. Tra gli altri titoli si ricordano: Gente alla deriva (1980), Ricordati Gualeguaychu (1982), Addio, addio mio ultimo amore (1985). Cura da molti anni una rubrica di posta intitolata ”Lettere private” su un importante settimanale italiano.
@Maria Stella
Carina l’idea di parlare di persone, qui.
eh già.
hurg
Colby Curtin
Una storia commovente arriva dagli Stati Uniti. Colby Curtin, una bambina di dieci anni malata di cancro da tre, è riuscita ad esaudire il suo ultimo desiderio grazie alla casa di produzione Pixar. La bambina, dopo avere visto il trailer, aveva chiesto di poter vedere il film Up – che sarà nelle sale italiane dal 15 ottobre -, ma la data di uscita non avrebbe permesso a Colby di riuscire a vederlo al cinema.
Viste le condizioni di salute della piccola, la madre Lisa ha chiesto ai manager della Pixar se non fosse possibile permettere alla figlia di realizzare il suo sogno. Infatti, al momento dell’uscita, Colby era costretta a letto a causa della malattia e non avrebbe in nessun modo potuto recarsi al cinema. Un funzionario della casa di produzione ha subito accettato la proposta, chiamando la madre della ragazza e annunciandole che un DVD con il film sarebbe stato recapitato a casa loro insieme ad altri regali.
Appena arrivato il DVD, la madre ha descritto alla figlia le scene – le sue condizioni erano peggiorate al punto che la bambina aveva perso la vista – mentre lei seguiva i dialoghi. Il film racconta la storia di un uomo anziano che, dopo la morte della moglie, decide di realizzare il loro sogno: visitare il Sud America, e lo fa volando nella sua casa sospesa in aria da migliaia di palloncini.
La bimba ha resistito fino alla fine del cartone animato, ma poche ore dopo è morta.
Una storia molto triste, alleviata dal fatto di essere riusciti ad esaudire l’ultima volontà della bambina, che alla fine della proiezione, alla domanda della madre se il film le fosse piaciuto, ha fatto un cenno col capo. “Mi piace pensare che Colby sia volata verso l’alto, in cielo, accompagnata da tanti palloncini” ha detto la madre, che, nel dolore della perdita della figlia, ha avuto almeno la consolazione di veder realizzato il suo sogno. E una nota di merito per questa vicenda va anche alla Pixar per aver fatto di tutto per accontentare Colby.
E’ morto l’On. Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Siciliana.
Vedi:
http://maik07.wordpress.com/2009/07/14/emortoa-104-annilon-giuseppe-alessi/
Dossier Giuseppe Pipitone
Diacono ucciso sul greto dell’ Oreto
Repubblica — 08 ottobre 2006 pagina 6 sezione: PALERMO
Una morte brutale, una serata di sesso sul greto del fiume Oreto finita con un’ inaudita violenza per un uomo che, nonostante l’ età avanzata, sognava ancora di diventare sacerdote. E un testimone, la persona che ha avvertito la polizia, che ha assistito alle ultime fasi del delitto e alla fuga dell’ assassino di Giuseppe Pipitone, 65 anni, diacono della parrocchia di Altofonte, il suo paese, e assistente amministrativo al dipartimento di Scienze biologiche dell’ Università di Palermo. Un delitto che ricorda molto da vicino quello di Antonino Cannistraro, insegnante di francese in una scuola serale, assassinato l’ anno scorso a colpi di cacciavite da un extracomunitario agganciato alla stazione centrale per un rapporto sessuale occasionale. Anche in questo caso, che l’ omicidio abbia uno sfondo sessuale è apparso subito evidente. Giovedì notte, quando la polizia è arrivata in via Emanuele Paternò, alla Guadagna, il corpo di Pipitone giaceva seminudo, con pantaloni e slip abbassati, in uno slargo sul greto del fiume Oreto, di solito rifugio di coppiette e tossicodipendenti. Ucciso a coltellate da un uomo che, secondo gli investigatori della sezione omicidi della squadra mobile, coordinati dal sostituto procuratore Massimo Russo, il diacono potrebbe avere incontrato proprio quella sera e con il quale si sarebbe appartato per consumare un rapporto sessuale. La caccia all’ assassino, che potrebbe anche avere agito con l’ aiuto di un complice, parte dalla ricostruzione delle ultime drammatiche sequenze della colluttazione viste dal testimone che ha chiamato il 113 e che avrebbe notato un uomo infierire sul corpo di Giuseppe Pipitone prima di darsi precipitosamente alla fuga. L’ autopsia sul cadavere, effettuata ieri all’ istituto di Medicina legale del Policlinico, ha confermato che, prima di essere ucciso con due coltellate al petto, Pipitone era stato pestato a sangue: l’ assassino gli aveva persino staccato un orecchio con un morso. Il primo esito dell’ esame medico-legale non è però riuscito a stabilire se Pipitone avesse avuto un rapporto sessuale o se l’ aggressione sia avvenuta prima. Quello che resta finora oscuro è il movente del delitto. Gli interrogatori condotti tra venerdì e sabato dagli investigatori della squadra mobile e la perquisizione fatta nell’ appartamento dove Pipitone abitava da solo non hanno dato grandi risultati ma sono serviti a disegnare la personalità della vittima: benestante, diacono della chiesa di Altofonte, cioè assiduo assistente del sacerdote durante la funzione liturgica, sembra non avesse abbandonato il sogno di prendere i voti. A casa aveva intere collezioni di testi sacri ma anche qualche cassetta porno, a quanto pare di genere eterosessuale. Nell’ appartamento gli investigatori hanno ritrovato anche il cellulare della vittima: i tabulati sono adesso sotto la lente d’ ingrandimento per cercare di capire se l’ appuntamento di Pipitone con l’ aggressore fosse stato organizzato per telefono o se invece, cosa che gli inquirenti ritengono più probabile, i due si siano incontrati casualmente. – ALESSANDRA ZINITI
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/palermo-12:03/1798640/7
UCCISO A COLTELLATE A PALERMO, INDAGINI SU PISTA SESSUALE
Un uomo, Giuseppe Pipitone, e’ stato ucciso a coltellate a Palermo. Le indagini della polizia si orientano verso il delitto a sfondo sessuale. L’omicidio e’ avvenuto nella notte di giovedi’ scorso quando il cadavere di Pipitone e’ stato ritrovato in via Emanuele Paterno’, nel quartiere della Guadagna, dopo una telefonata anonima al 113. Il corpo giaceva in uno slargo defilato, dove solitamente si appartano coppie e tossicodipendenti. Sul cadavere sono stati rilevati due profondi squarci al petto, causati da colpi di coltello, e ampie ecchimosi sul volto, ritenute il segno di un pestaggio. L’uomo era seminudo, con pantaloni e slip abbassati sotto il ginocchio. Pipitone, originario di Altofonte, un Comune collinare poco distante da Palermo, era incensurato. Gli investigatori della sezione “Omicidi” della Squadra Mobile stanno indagano sulle sue amicizie e frequentazioni. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Massimo Russo.
Pipitone, che aveva 65 anni, era un diacono, cioe’ un chierico che ha la facolta’ di assistere il sacerdote nelle funzioni liturgiche. L’uomo lavorava come amministrativo presso il dipartimento di Scienze biologiche dell’universita’ di Palermo.
La Squadra Mobile sta raccogliendo in queste ore diverse testimonianze. Una delle ipotesi investigative e’ che l’uomo sia stato ucciso da qualcuno con cui aveva appuntamento anche se non si esclude che il delitto possa essere maturato per un’improvvisa lite con sconosciuti. Lunedi’ sara’ eseguita l’autopsia. (AGI)
(07 ottobre 2006 ore 12.03)
http://www.delittiimperfetti.com/show_vitt.php?id_vitt=396
Giuseppe Pipitone [ 05-10-2006 ]
Modalità:
Arma da taglio
Luogo di morte:
PALERMO (PA)
Anni:
65
Sesso:
M
Lavoro:
Impiegato/a
Cittadinanza:
Italia
Residenza:
ALTOFONTE (PA)
Movente omicidio:
Info omicidio
L’omicidio è avvenuto nella notte di giovedì quando il cadavere di Pipitone è stato ritrovato in via Emanuele Paternò, nel quartiere della Guadagna, dopo una telefonata anonima al 113. Il corpo giaceva in uno slargo defilato, dove solitamente si appartano coppie e tossicodipendenti. Sul cadavere sono stati rilevati due profondi squarci al petto, causati da colpi di coltello, e ampie ecchimosi sul volto, ritenute il segno di un pestaggio. L’uomo era seminudo, con pantaloni e slip abbassati sotto il ginocchio.
Pipitone, originario di Altofonte, un Comune collinare poco distante da Palermo, era incensurato.
Ricordo di Tonino Cangiano
di Roberto Saviano
Mentre la politica si disinteressava della mafia, la mafia si è interessata della politica cooptandola sistematicamente. Ieri a Casapesenna, il paese di Michele Zagaria, è morto un uomo, un politico, il cui nome non è mai uscito dalle cronache locali. Si chiamava Antonio Cangiano, nel 1988 era vicesidaco e si rifiutò di far vincere un appalto a un’impresa legata al clan. Per questo gli tesero un agguato. Lo colpirono alla schiena, da dietro, in quattro, in piazza: non per ucciderlo, ma solo per immobilizzarlo, paralizzarlo: Tonino Cangiano ha vissuto ventun’anni su una sedia a rotelle, ma non si è mai piegato. Non si è nemmeno perso d’animo quando tre anni fa coloro che riteneva responsabili di quel supplizio sono stati assolti per insufficienza di prove.
Se la politica, persino la peggiore, non vuole rassegnarsi ad essere mero simulacro, semplice stampella di un’altra gestione del potere, è ora che corra drasticamente ai ripari. Per mero istinto di sopravvivenza, ancora prima che per “questione morale”. Non è impossibile. O testimonia l’immagine emblematica e reale di Tonino che negli anni aveva dovuto subire numerosi e dolorosi interventi terminati con l’amputazione delle gambe, un corpo dimezzato, ma il cui pensiero, la cui parola, la cui voglia di lottare continuava a prendersi ogni libertà di movimento. Un uomo senza gambe che cammina diritto e libero, questo è oggi il contrario di ciò che rappresentano il Sud e la Campania. E’ ciò da cui si dovrebbe finalmente ricominciare.
Roberto Saviano, Repubblica 24.10.2009
Sarà per evitare un altro martire che candidano il sotto(ma molto sotto)segretario Cosentino?
Roberto Saviano, che tempo che fa, 11.11.09