L’arcivescovo, il gioco del golf e le lavandaie del Vaticano
Ma guarda un po’ che cosa mi tocca fare: difendere la memoria di Paul Marcinkus, “l’Arcivescovo in nigris” (che molti preferiscono ricordare piuttosto come l’eminenza grigia dello scandalo IOR e della torbida vicenda di Roberto Calvi)! Padre Paul, come amava farsi chiamare dai fedeli, mi ha onorato della sua amicizia verso la fine degli anni ‘80, quando era capo del Governatorato Vaticano, seconda carica, dopo quella di Segretario di Stato: praticamente il ministro degli interni di Giovanni Paolo II. Ora, lo so che l’affetto privatamente nutrito per una persona è un cattivo consigliere quando si tratta di giudicare con obiettività la sua immagine e il suo operato pubblico. Dunque mi dichiaro subito non in grado di dire alcunché sulle sue responsabilità negli scandali della banca vaticana ai tempi in cui ne era ancora presidente; se egli fosse davvero la mente di quegli intrighi, come vogliono alcuni, o se piuttosto non furono le missioni e i milioni di poveri assistiti dalla Chiesa attraverso lo IOR, e dunque anche attraverso persone come Paul Marcinkus, ad essere state truffate. Qui dico solo che nessuno, che abbia conosciuto questo prete colto e raffinato, poliglotta, estimatore del rinascimento italiano e forte giocatore di golf che amava predicare con uno stile breve e colloquiale per i pochi fedeli della domenica sera nella sua parrocchia romana di Stella Mattutina, può credere che egli abbia ucciso.
Marcinkus aveva il culto dell’amicizia. In un mio viaggio negli Stati Uniti potei rendermi conto di quanti amici avesse e del fatto che negli ambienti ecclesiali di Waschington, St. Louis, New York, Boston, Detroit e naturalmente la sua città, Chicago, egli era praticamente una star. In Italia, invece, era piuttosto solo; a Roma aveva pochissimi amici.
“Il Vaticano? E’ un ambiente di lavandaie” mi disse in una delle rare occasioni in cui questo eccezionale narratore non raccontava della sua infanzia di immigrato lituano nella Chicago degli anni trenta o dei suoi viaggi in giro per il mondo. Infatti non parlava mai delle sue vicende giudiziarie che lo costrinsero per due anni a non metter piede fuori dalle mura leonine. Quella fu la sola volta in cui mi fece allusione al fatto che molti dei suoi guai non dipendevano tanto dalla giustizia italiana ma da chi non gli voleva bene dentro al Vaticano. Diceva di poter e voler collaborare con la magistratura italiana sullo scandalo IOR-Ambrosiano, documentando il proprio operato da Presidente della Banca vaticana, ma di non poterlo o volerlo fare prima che la Corte Costituzionale si pronunciasse sulla questione giurisdizionale.
Forse le lavandaie del Vaticano sono ancora al lavoro, se si può sentir dire dal TG2 della sera (ieri, 24 giugno) che Giovanni Paolo II lo allontanò, costringendolo alla dorata pensione americana dei suoi ultimi anni. Tutti possono facilmente verificare che Marcinkus fu promosso da Giovanni Paolo II da presidente dello IOR a capo del Governatorato, e poi… Chi ha seguito da vicino questa vicenda sa che Giovanni Paolo II ringraziò personalmente il parroco romano che intercesse a favore dell’Arcivescovo presso il giudice Saia, allora presidente della Corte Costituzionale, che doveva giudicare se Marcinkus fosse perseguibile dalla giustizia italiana, a norma del dettato della Costituzione italiana e del Concordato.
Ma le lavandaie continuano il loro ostinato lavoro di pulizia, anche se il giocatore, da anni ormai, non calca più i campi da golf.













Caso Orlandi, Cossiga difende Marcinkus: “Era un galantuomo, la sua unica colpa fu di essere incompetente. E sulla sepoltura di De Pedis a Sant’Apollinare vi dico io la verità…” di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – L’Arcivescovo Paul Marcinkus, ex Presidente dello Ior, la Banca della Santa Sede, dietro il sequestro e l’uccisione di Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana scomparsa 25 anni fa a Roma? Le recenti dichiarazioni di una persona legata alla famigerata ‘Banda della Magliana’ hanno riaperto una delle ferite più dolorose della recente storia italiana. Il Vaticano ha già fatto sentire la sua voce, stigmatizzando le dichiarazioni della ‘pentita a orologeria’, ma tra coloro che non credono nel coinvolgimento di Marcinkus e della Santa Sede, c’è anche il Senatore a vita Francesco Cossiga, uno che di misteri italiani, per gli incarichi istituzionali ricoperti a vari livelli, davvero se ne intende. ‘Petrus’ lo ha intervistato in esclusiva e non sono mancate clamorose rivelazioni.
Presidente Cossiga, perchè a Suo parere, dopo tanto tempo, questa vicenda è tornata alla ribalta e, per giunta, in modo tanto deflagrante?
“Sa, in linea generale, in giro c’è sempre voglia di spubblicare la Chiesa… Poi, del caso in questione, penso che la teste sia una millantatrice, una che vuole spillare denaro con la vendita delle sue memorie a giornali e case editrici. Come dire, una persona poco affidabile, una che meriterebbe il carcere per quello che sta dicendo e facendo. Non mi meraviglierei se la Santa Sede ci costituisse parte civile contro di lei”.
Lei conosceva Marcinkus personalmente: che ci può dire di lui?
“Monsignor Marcinkus, lo scriva pure, era un galantuomo. Magari ingenuo e impreparato, nel senso che era l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Come mi aveva confermato qualcuno che contava all’epoca in Vaticano, il buon Marcinkus di finanza capiva poco o nulla, e per questo fu raggirato nel caso del fallimento del Banco Ambrosiano. Ma posso assicurare che era una persona onesta”.
Chi era quel ‘qualcuno’ che Le parlò di un raggiro ai danni di Marcinkus nella vicenda del Banco Ambrosiano?
“Fu Monsignor De Bonis, con il quale intrattenevo numerose frequentazioni, a confidarmi che, ebbene sì, Marcinkus non sapeva nulla di finanza. ‘Finirà nelle mani di persone senza scrupoli’, mi predisse lo stesso De Bonis prima del crack del Banco Ambrosiano. E infatti, come mi ha poi confermato un mio conterraneo che apparteneva alla banda di Calvi, così avvenne”.
Dunque, nominare Marcinkus a capo dello Ior fu una leggerezza, ma questo non fa di lui un delinquente, l’ispiratore di ‘gialli vaticani’ o il mandante di sequestri e omicidi…
“Esatto. Ma, mi consenta la divagazione, non è la prima volta che avvengono nomine sballate. Gliene cito una clamorosa: quella del Cardinale Carlo Maria Martini ad Arcivescovo di Milano. Per carità, non ho nulla contro Martini, un eccellente biblista, ma di teologia non capisce nulla. Personalmente, lo ritengo elegante, ma molto più simile ad un anglicano che ad un cattolico. Ecco, mi sembra l’arcivescovo di Canterbury…”.
Torniamo al caso Orlandi: Lei all’epoca era Presidente del Senato. Cosa seppe delle indagini?
“Le risponderò dicendo che oggi i Magistrati indagano solo a destra o contro Berlusconi, ma all’epoca si mossero molto attivamente“.
I ‘giallisti’ più incalliti mettono in relazione la sepoltura in una Chiesa di Roma di Renato De Pedis, il capo storico della ‘Banda della Magliana’, con la sparizione della Orlandi. Come se lo spiega?
“Le do’ una risposta precisa. Un alto Prelato di Curia, di cui per ovvii motivi non rivelerò il nome, mi confidò che Renatino De Pedis si era convertito al cattolicesimo in maniera sincera, aveva cambiato vita e donato un’ingente somma alla Chiesa da devolvere in opere di carità. In cambio, sapendo di dover morire a breve, chiese al Cardinale Poletti, che all’epoca era il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, di essere interrato nella Basilica di Santa Apollinare. Poletti avrebbe potuto rifiutarsi, ma con grande leggerezza acconsentì. Ecco come andarono davvero i fatti: il sequestro Orlandi non c’entrava nulla”.
da Petrus (http://www.papanews.it)
E ce credo che se lo teneva stretto Giovanni Paolo II dopo il milione di dollari che prese da Calvi per inviarli a Solidarnoc… ma daltronde sono solo storie di uomini in un mondo dove il capitale ha più peso delle elezioni, la fanno da padroni chi riesce a genstirne il peso, vedi Massoneria, Mafia, Finanza laica. Ricordiamoci per esempio che il vero motivo per cui fu tentato lo sterminio degli ebrei nella seconda guerra mondiale era proprio quello della loro presunta attività lobbistica esercitata con l’enorme potere economico e la forte identità. Insomma ciò che fa girare da una parte o dall’altra il mondo è la volontà di chi ha il controllo del grande dio denaro. Amen
A Le Iene Monsignor Paul Casimir Marcinkus.
http://it.youtube.com/watch?v=pxEdicK1xt4
La morte di Paul Marcinkus «banchiere di Dio» in esilio
NEW YORK — «Non si governa la Chiesa con un’Ave Maria». L’americano più potente della storia della Chiesa cattolica, l’uomo che è stato per 17 anni (dal 1971 all’89) il padrone assoluto delle finanze vaticane e che è stato accusato di crimini terribili, non ha mai voluto raccontare la «sua verità» né ai magistrati italiani che hanno tentato invano di arrestarlo per il crac del Banco Ambrosiano né alla stampa. Paul Casimir Marcinkus è morto ieri mattina (a 84 anni) nell’umile casa di Sun City, una cittadina nel deserto dell’Arizona, nella quale si era ritirato da molto tempo. Si lascia dietro una scia di misteri e questa frase, raccolta vent’anni fa dall’Observer, che ha finito per giustificare molti sospetti e ha favorito il proliferare delle ricostruzioni più romanzesche del ruolo avuto dal vescovo, figlio di un lavavetri lituano trapiantato a Chicago, nelle vicende finanziarie e nei rapporti politici della Chiesa. Le stesse circostanze della morte — ufficialmente ignote, anche se probabilmente si è trattato di un arresto cardiaco — contribuiscono ad alimentare cortine fumogene e illazioni che hanno accompagnato per decenni la parabola di monsignor Marcinkus.
Pesantemente coinvolto, in Italia, negli scandali politicofinanziari degli anni 70 e 80, alleato di personaggi come Michele Sindona e Roberto Calvi, il presidente dell’Istituto Opere di religione — la banca del Vaticano al centro del crac del Banco Ambrosiano — non ha mai risposto all’accusa di aver «svuotato» le casse dell’Istituto. Fondi che sarebbero serviti per finanziare, tra l’altro, la resistenza di Solidarnosc contro il regime comunista polacco e la lotta dei «contras» nel Nicaragua finito nelle mani dei rivoluzionari sandinisti. Questo sacerdote rude e spregiudicato che entrò nella Curia romana nel ‘69 e fu nominato vescovo nel 1981, è stato però sempre protetto da Giovanni Paolo II.
Il crollo dell’Ambrosiano e l’assassinio di Roberto Calvi risalgono all’estate del 1982. Emerse subito che gran parte dei 1.800 miliardi di lire sottratti alle finanze della banca erano finiti direttamente o indirettamente allo Ior o a organizzazioni indicate dalla banca vaticana. In un memorabile intervento alla Camera l’allora ministro del Tesoro Nino Andreatta chiese alla Chiesa e allo stesso Pontefice di riconoscere le colpe dello Ior e di correre ai ripari. Il cattolico Andreatta pagò questo atto di lealtà agli interessi della Repubblica con una lunga emarginazione: per molti anni la Democrazia cristiana gli negò ruoli di partito e di governo. La Chiesa non ammise mai le responsabilità dello Ior (anche se, dopo dispute infinite, restituì 250 milioni di dollari, una piccola parte delle cifre uscite dalle casse dell’Ambrosiano) e continuò a difendere Marcinkus anche quando, a metà degli anni 80, la magistratura italiana ne chiese l’arresto.
Protetto dalle mura del Vaticano e da un passaporto diplomatico, Marcinkus venne lasciato dal Papa alla guida dello Ior per ben sette anni dopo lo scandalo dell’Ambrosiano. Il «banchiere di Dio» — definizione alternativamente riservata a lui e a Calvi — uscì di scena solo nel 1989, mentre a Berlino cadeva il Muro.
La Chiesa ha fatto pagare a suo modo al vescovo-banchiere gli eccessi di quegli anni negandogli la porpora cardinalizia ed esiliandolo nel deserto del Nevada. Marcinkus, uomo di potere abituato a muoversi come un ministro o il capo di una grande «corporation», ha accettato senza battere ciglio il suo destino: non una parola e un impegno quotidiano nella piccola parrocchia di San Clemente. Unico brandello sopravvissuto del suo vecchio stile di vita, le partite a golf, sport per il quale aveva una grande passione. Ma anche quelle si erano rarefatte negli ultimi anni, dopo un intervento chirurgico alle anche.
In Italia il nome di Marcinkus resta legato alla stagione più torbida della storia politica del Dopoguerra: il tentativo della loggia massonica P2 e di alcuni ambienti finanziari di occupare varie istituzioni del nostro Paese. Una stagione macchiata dal sangue di molti delitti di mafia intrecciati con queste vicende politico-finanziarie, segnata dalle gesta della Banda della Magliana e sulla quale non si è mai riusciti a fare pienamente luce: molti dei protagonisti, a partire proprio da Calvi e Sindona, sono stati infatti «eliminati», mentre chi conosceva pezzi della realtà ha preferito tacere, lasciando campo libero alle accuse formulate (ma mai verificate) da «faccendieri» come Francesco Pazienza e Flavio Carboni.
La figura di Marcinkus ha continuato così a galleggiare per anni in un mare di accuse mai provate: non solo quelle della magistratura, prevalentemente a sfondo finanziario, ma anche le ricostruzioni di saggisti che lo hanno dipinto addirittura come il mandante dell’assassinio di papa Luciani. Il pontificato di Giovanni Paolo I durò appena 33 giorni: fu trovato morto all’alba del 29 settembre del 1978. Infarto, dissero i medici, ma alcuni libri pubblicati negli ultimi anni hanno puntato il dito su Marcinkus e sul cardinale Villot, allora segretario di Stato, accusati di aver architettato l’eliminazione di un pontefice «scomodo» che intendeva decapitare la Curia e riformare a fondo le finanze vaticane.
Di recente quei giorni e alcuni di quei personaggi sono tornati a galla, in una puntata della trasmissione Chi l’ha visto, nell’ambito della vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi. Il rapimento della giovane figlia di un dipendente del Vaticano sarebbe stato architettato, negli anni 80, per cercare di ottenere il rilascio di Ali Agca, il protagonista dell’attentato contro papa Wojtyla. Storie non supportate da alcun impianto probatorio i cui segreti — se ce ne sono — sono sepolti dietro i cancelli del Vaticano.
L’immagine di Giovanni Paolo II, il «Papa polacco che ha trionfato sul comunismo», non ha di certo risentito di queste vicende, anche se l’unico (piccolo) gruppo di teologi che si oppone alla sua immediata santificazione fa riferimento proprio alla libertà d’azione garantita a Marcinkus anche dopo lo scandalo dell’Ambrosiano.
Per l’Italia quello fu un passaggio difficilissimo: usando l’Ambrosiano come suo braccio finanziario, la loggia massonica clandestina P2 guidata da Licio Gelli tentò di infiltrarsi nei gangli vitali degli organi dello Stato e di conquistare perfino il Corriere della Sera (controllato allora dalla famiglia Rizzoli che teneva in piedi l’azienda coi finanziamenti di Calvi). Il 1982 fu l’anno terribile del crac della banca, della morte di Calvi, trovato impiccato a Londra, in una macabra messa in scena sulle rive del Tamigi, vicino al ponte dei Frati Neri. Seguì una vigorosa azione di salvataggio della banca, confluita nel Nuovo Banco Ambrosiano: la revisione della situazione contabile fece emergere con tutta evidenza che lo Ior aveva svolto un ruolo centrale nella gestione dell’Ambrosiano e nella «dispersione» delle sue risorse, finite soprattutto in America Latina.
Ne sono seguite battaglie giudiziarie infinite. Quella per l’Ambrosiano Overseas, conclusa di recente, è durata oltre vent’anni. I magistrati hanno ascoltato decine di testimoni e imputati in tutto il mondo. Salvo uno: Marcinkus.
(Dal Corriere della Sera del 22/02/2006)
L’incontro. Francesco Pazienza e Paul Marcinkus
Da Vaticano arrivò la conferma: ero riuscito ad ottenere l’appuntamento con monsignor Marcinkus. Ero molto ansioso di conoscerlo e di vedere se e quanto corrispondevano la vero le descrizioni che mi erano state fatte di lui, a proposito dell’imponenza fisica, della brutalità delle maniere, del pragmatismo e del temperamento. Alto come una pertica, con un fisico da giocatore di football americano, e con una voce profonda, mi ricevette in un ufficio molto strano,lunghissimo e curiosamente stretto.
Marcinkus non conosceva il motivo per cui avevo chiesto di vederlo. Mi accolse fumando una sigaretta senza filtro e continuò ad accenderne una dopo l’altra. Compresi al volo che il prelato che avevo di fronte era tutt’altra pasta rispetto al cardinale Silvestrini. La conferma arrivò non appena cominciò a parlarmi in un perfetto italiano. Io gli risposi in inglese- americano. Al che si bloccò e mi chiese brutalmente: Who are you?. Chi sei?
Come Silvestrini era raffinato nel modo di parlare e di muoversi, e le sue parole erano piene di prudenze, di mezzi toni, di sfumature, cosi Paul Marcinkus era roccioso, immediato, pragmatico, quasi aggressivo. Non poteva d’altra parte che essere così, dato che in quel periodo, oltre che dello IOR, si occupava della sicurezza personale del papa. Era la vera e propria guardia del corpo di Giovanni Paolo II durante i suoi viaggi in giro per il mondo. Insomma , era l’uomo disposto a mettere il proprio corpo davanti alla pallottola o alla lama di coltello che avesse tentato di raggiungere Sua Santità
Un monsignore mi aveva raccontato, ridacchiando, che un giorno, mentre scendeva dall’aereo ufficiale su cui viaggiava il pontefice, mentre lo precedeva sulla scaletta, fuori dal soprabito nero di Paul Marcinkus era scivolata a terra una mini-mitraglietta UZI di fabbricazione israeliana. Questo era il personaggio. Coraggioso, rude, lontano dallo stereotipo dei frequentatori della Curia romana e proprio per questo a loro inviso.
Visto che fumava come un turco , gli chiesi il permesso di farlo anche io. Mi offrì una delle sue sigarette, rifiutai cortesemente, estrassi dalla tasca interna della giacca il portasigari di cui e presi un Montecristo numero uno. Poi, da una catena d’oro che portavo appesa alla cintura, tirai fuori una piccola cesoia d’oro massiccio per troncare la punta del sigaro e me lo accesi. Mi guardò incuriosito e mi chiese: Are true cubans? ,Of course, risposi. Allora schiacciò la sigaretta che aveva appena accesa nel portacenere e mi chiese: Ne ha uno per me?. Estrassi nuovamente il portasigari di cuoio e gli porsi aperto l’astuccio con i quattro sigari rimasti, gli allungai la cesoia e lo aiutai ad accenderlo. Dopo aver tirato e gustato la prima boccata esclamò un Great pieno di soddisfazione. Cominciammo a parlare di ciò che mi stava a cuore.
Enzo Biagi
Roma 13 marzo 2006
Durante il Concistoro straordinario l’assennato Porporato disse: «Occorre passare da una Chiesa per i poveri a una Chiesa interamente povera: tocchiamo qui forse la questione più provocante, la più urgente per l’evangelizzazione del Nuovo Millennio… Solo una Chiesa povera può diventare una Chiesa missionaria». Il concetto, benché sacrosanto, fece inorridire molte Eminenze. Uno dei papaveri fra i più retrivi, italiano doc con peculiarità da strapaese, obiettò: ”La Chiesa deve essere povera? Niente affatto! Sono i cristiani che devono essere poveri, cioè devono dare tutti i loro averi alla Chiesa, che invece deve essere ricca”. “Sono sempre stato dell’idea che la Chiesa meno beni possiede, più bene sta”, argomentò l’anonimo Vescovo- pastore. Ma il machiavellico Gran Sacerdote dai tanti affari immobiliari sosteneva invece: ”Non c’è antitesi fra Dio e il denaro, non c’è incompatibilità, perché il denaro è di Dio. Il Vangelo non condanna la ricchezza, né il profitto, né il potere”.
Durante il Sinodo dei vescovi il Santo Padre, dopo avere rammentato che”la povertà è un tratto essenziale della persona di Gesù e del Suo ministero di salvezza”, esortò: parola “Noi, venerati Fratelli, siamo stimolati a esaminarci circa sensi di il nostro atteggiamento verso i beni terreni e circa l’uso tra tutti che se ne fa. Siamo invitati a verificare a che punto nella Chiesa sia la conversione personale e comunitaria a una effettiva povertà evangelica… Come Vescovi, siamo chiamati, pertanto, a essere poveri al servizio del Vangelo… Perché la voce dei Pastori sia credibile, è necessario che diano essi stessi prova di una condotta distaccata da interessi privati”. Sante parole al vento. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, e con gli orecchi hanno udito male, e hanno chiuso i loro occhi; per non vedere con gli occhi nè udire con gli orecchi.
I Millenari.
Caro Riccardo,
forse volevi dire “un miliardo” di dollari (di allora). Infatti parlamo di ben altre cifre, credo oltre 900 volte superiori a quella indicata da te. Per avere un’idea approssimativa della differenza, diciamo che, per la propria candidatura alla Casa Bianca, Obama può contare al momento su 500 milioni di dollari (di oggi): la campagna elettorale più ricca di sempre.
Tieni presente che lo IOR non è (o non era) un soggetto privato ma la banca centrale di uno Stato. Possiamo discutere, dal punto di vista morale, se la Chiesa debba/possa avere una banca e gestire tanti soldi; ma allora dobbiamo anche discutere se debba ancora esistere uno Stato della Chiesa, un papa monarca e via dicendo… Com’è ovvio, però, queste sono questioni di cui un singolo non può portare da solo le responsabilità, neppure se si chiama Paul Casimir Marcinkus, Giovanni Paolo II o Ratzinger.
Dici: “Marcinkus ha preso cifre astronomiche da Calvi”. Questo passaggio di denaro, e a che titolo ciò sarebbe avvenuto, era esattamente quello che la magistratura voleva accertare, anche se i mezzi d’informazione diedero e continuano a dare il fatto in sé, insieme all’illegalità dei motivi, per cosa scontata. E’ chiaro che non possiamo emettere un giudizio su fatti e personaggi storici omettendo uno sguardo in prospettiva storica. Chi fosse realmente Calvi noi lo sappiamo adesso (forse) dopo il violento epilogo dello scandalo di cui era al centro. All’epoca dei fatti, l’immagine pubblica di Calvi era quella di presidente di una banca cattolica.
@ Sebastian
Grazie per il lavoro di documentazione, spero che continui.
Vi sono numerose inesattezze nella stampa da te riportata sul caso-Marcinkus. L’aforisma marcinkusiano “delle Ave Marie” riportato per la prima volta, credo, in inglese dall’Observer, e poi spesso rimbalzato da una testata all’altra, non so se sia autentico. All’epoca in cui era già al Governatorato, cioè aveva effettivamente funzioni di governo, gli ho sentito dire (in italiano) “Non posso pagare i dipendenti [del Vaticano] con le Ave Marie”, il che, evidentemente, ha tutto un altro significato.
Marcinkus non subì alcun esilio: andò semplicemente in pensione dopo una straordinaria carriera. Non fu creato cardinale? Non mi risulta che il Capo del Governatorato, a differenza del Segretario di Stato, che lo è sempre, debba essere un cardinale. Ciò nonostante egli fu infinitamente più influente della maggior parte dei cardinali del tempo. Accettò, come era sempre stato suo desiderio e suo stile personale, un modestissimo incarico in una parrocchia di Sun City.
I 250 milioni di dollari versati dallo IOR, a titolo di risarcimento ai propri correntisti, non sono necessariamente un’implicita ammissione di colpa, per di più tardiva e limitata. Tieni presenti che i clienti dello IOR sono per lo più diocesi, parrocchie, ordini religiosi, oltre che singoli privati. La S. Sede allora presentò questo gesto come atto di buona volontà per ridurre il danno subito, non per colpa della S. Sede stessa, da questi soggetti ecclesiali.
Non è chiaro di quale Concistoro si tratti nell’ultimo documento da te inserito. Ma il Concistoro è la riunione periodica dei cardinali e Marcinkus, com’è noto, non lo era… A che titolo una dichiarazione di quest’ultimo è riportata fuori dal suo contesto originario? (Chi sono questi “Millenari”?)
Enzo Biagi evidentemente non scrive la propria testimonianza diretta su Marcinkus; il tema dell’intervista non è Marcinkus; ma la versione del faccendiere Pazienza riguardo allo scandalo dell’Ambrosiano. I ricordi di Pazienza su Marcinkus, riportati da Biagi, non coincidono con i miei se non per la forma oblunga del suo non grande studio. Il Marcinkus che ho conosciuto non fumava mai sigarette, sigari sì, e non era un fumatore incallito, semmai un raffinato intenditore. L’immagine che di lui offre Pazienza è confusa, legata ad un imprinting lontano e di pochi minuti. L’immagine aggressiva che Pazienza ne riporta è, a mio parere, del tutto soggettiva.
Che girasse armato di mitraglietta è, ovviamente, una panzana, detta per ridere o per ingannare: uno scherzo da prete. Non so se Pazienza se la sia inventata e se Biagi se la sia bevuta. Però fa tanto colore, questo sì. A proposito di un suo vecchio articolo ferocemente critico contro papa Giovanni XXIII Montanelli disse un giorno, pentendosi, di essere caduto in una trappola tesagli da un altissimo prelato della Curia, di cui aveva raccolto i pettegolezzi. Ecco, secondo me dietro gran parte di questo massacro della figura e della memoria di Marcinkus ci sono proprio loro, le sempre all’opera lavandaie del Vaticano. Le quali, certamente con le migliori intenzioni del mondo, pensano di far pulizia buttando via l’acqua sporca (nel caso: Paul Marcinkus) per salvare il bambino (nel caso: Giovanni Paolo II). Che vuoi farci, mio buon Sebastian?
Infine: Cossiga ha perso l’ennesima buona occasione per starsi zitto. Da quello che dice è chiaro che su Marcinkus non sa proprio nulla di prima mano. Secondo me Cossiga è invidioso di Andreotti, che sa tutto su tutti, perché su Cossiga un film come “il Divo” non lo faranno mai. Ed è invidioso anche del Cardinale Martini: sono certo che Cossiga avrebbe rinunciato a fare il Presidente della Repubblica pur di realizzare il suo sogno segreto di essere cardinale.
Giampiero
“I Millenari” sono un gruppo di prelati anonimi del Vaticano che hanno scritto coraggiosamente un paio di libri attingendo dal loro ministero pluridecennale presso il vertice della gerarchia curiale. I libri pubblicati seppur dall’anticlericale Kaos edizioni trattano di documenti duramente critici verso la nomenclatura vaticana. Una denuncia dei carrierismi, delle miserie, delle “clientele vescovili” e delle “baronie cardinalizie” all’interno del Vaticano, e sono testi che l’editoria cattolica avrebbe condannato a rimanere inediti. La sintesi che ho postato tratto da “Fumo di Satana in Vaticano”, non riguarda Marcinkus direttamente, voleva solo timidamente calcare la mano su ciò che Riccardo ha espresso nel suo post quando accenna a rapporto denaro-Vaticano.
Il detto delle Ave Marie, può averlo usato anche in altre occasioni, cosicché potrebbe essere verosimile ciò che riporta il Corriere della sera.
Che Marcinkus andò “semplicemente” in pensione dopo una “straordinaria carriera” perdonami ma è il tuo punto di vista. Sai benissimo che sono veramente pochi della tua opinione. Ok, mi dirai che le lavandaie hanno fatto anche gli straordinari, ma dal suo stile efficiente, da vero manager che conquista rapidamente la fiducia dei maggiori centri internazionali del potere finanziario non mi sarei aspettato una relazione a tutto spiano con personaggi capaci di partorire una sorta di comitato d’affari che operò attraverso banche e consociate estere, spostando capitali con operazioni più o meno occulte, pagando tangenti, manovrando fondi neri (provenienti da evasioni fiscali) e sporchi (ripuliti per conto della criminalità organizzata, Mafia e altri). Possibile che non si sia mai accorto di nulla? E’ improbabile.
Evidentemente il gioco lo soddisfava spregiudicato com’era. La consapevolezza che di persona non avrebbe mai pagato era garantita dal fatto che mamma Vaticano è pur sempre mamma Vaticano; immunità garantita fino alla fine! Eppure non esita a sputargli addosso appena ne ha l’occasione. Perché è rimasto fino alla fine? Sarebbe stato veramente straordinario se alle prime puzze di marciume avesse chiesto le dimissioni per non invischiarsi in quel malaffare; e invece no, il gioco se l’è goduto fino alla fine, come ad una partita di golf…. fino al crack.
Lo IOR alla fine assediato dai creditori gode della ripresa nel 1984 quando il card. Agostino Casaroli dà un apporto alla questione versando 406 milioni di dollari a titolo di ‘contributo volontario’, sfidando il parere contrario non solo dello stesso Marcinkus ma di quasi tutti i dirigenti vaticani. (l’Opus Dei ringrazia!)
Marcinkus viene estromesso dalla gestione della Banca vaticana e affidata ad Angelo Caloia (banchiere vicino all’Opus Dei), al quale Casaroli chiede di riscrivere gli statuti della banca vaticana. I nuovi statuti prevederanno la figura di un’prelato’ che garantisca l’eticità’ degli investimenti dello Ior. A questo ruolo viene chiamato mons. Donato De Bonis, già braccio destro di Marcinkus.
Nomi, storie, mezzi puliti o meno. per ottenere dei fini, quali? Solidarnoc? ovvero contro il regime comunista in Polonia. E questo Calvi per il Vaticano, alias Licio Gelli. In Italia? Comprare il corriere della sera per toglierlo dall’influenza dei socialisti. E questo Calvi-Gelli per i suoi scopi massonici. Ma quali sono? questi scopi? se non il potere! Gelli era un monarchico-fascista cristiano per quanto può esserlo un tipo del genere. La verità è che a certe sfere, si deve tenere la barca in equilibrio e trovare forze in grado di bilanciare. Il secolo trascorso è stato un secolo infernale. Ho studiato la questione di Pio XII. Un papa continuamente minacciato dai bolscevichi ad est e dai nazisti e fascisti a Nord e dentro casa. Dove ogni parola detta o non detta non si sapeva se avesse decretato o meno la sofferenza e la morte di più o meno milioni di persone. Linee diplomatiche confuse, prudenti e a tratti convulse. Pio XI aveva scritto la sua enciclica segreta, e fu scoperto da Hitler, I polacchi e gli ebrei stavano internati, treni cariche di persone stipate come merci finivano nel nulla, poi le prime conferme dell’ecatombe e quella che sembra l’ultimo baluardo contro “le gelide correnti atee bolsceviche” divenne la più atroce e scristianizzante e disumanizzante storia che sconvolse l’europa occidentale… Non è facile giudicare. Non è facile agire.Ma credo che se Giovanni Paolo II e Marcinkus abbiano fatto in modo, legalmente o illegalmente, di aiutare persone che vivendo oppressi sotto un regime ideologico e militare quale quello sovietico volevano ribellarsi e fare un rivoluzione pacifica come quella di Solidarnoc, abbiano fatto molto più che bene. Calvi ha dato i suoi soldi, degli ammanchi doveva garantirli lui, non lo IOR. Da quello che ho letto, questa è la mia opinione. L’Opus Dei poi ha fatto il suo gioco, sfruttando la situazione per entrare nella stanza dei bottoni. Speriamo solo che sta barca regga nel modo più pulito possibile, evitando le lavandaie di turno.
Qui non è in discussione Calvi, ma lo IOR in Marcinkus.
Tutti quei soldi spesi a favore del Vaticano, di politici “anticomunisti” e chi ne ha più ne metta, venivano saccheggiati al Banco Ambrosiano il quale, a sua volta, compiva ogni tipo di operazione illegale, riciclaggio di denaro mafioso, della droga, di sequestri, di traffico di armi, per attirare i clienti più facoltosi. Dietro le operazioni di riciclaggio, c’era quasi sempre lo IOR vaticano al di sopra di ogni sospetto, che faceva perdere le tracce dei soldi sporchi.
Se la mafia voleva far giungere i propri denari in America per esempio da investire a Wall Street, la banca di Calvi si incaricava di spostarli da un continente all’altro, facendoli transitare attraverso lo IOR, in modo che dopo questi movimenti fosse impossibile risalire ai veri proprietari. Se Calvi avesse parlato, probabilmente Giovanni Paolo II, sarebbe stato il primo Papa della storia che travolto da uno scandalo internazionale di dimensioni non indifferenti.
Come vedi Riccardo, è assolutamente facile pesare gli avvenimenti. Il metodo non può essere disgiunto dalla bontà del fine, ma deve essere garantito da operazioni in conformità a questa.
Un documento sicuramente interessante integrabile in questa discussione tratto da una puntata televisiva di Enigma condotta da Corrado Augias.
http://it.youtube.com/watch?v=P5v6aV18eFI
Intervista al giornalista Philip Willan, autore de “L’Italia dei poteri occulti”.
http://it.youtube.com/watch?v=agIcdM3d5oo
Guarda per quanto ne so il riciclaggio non c’entra niente con lo IOR. Da quello che ne so, dalle cose che ho letto e il film i banchieri di Dio, ricostruzione del caso Calvi, Gelli donava soldi che faceva mediante i sistemi di riciclaggio etc, per ottenere i favori politici che desiderava, insomma comprava potere, vedi i soldi ai socialisti, cui la moglie di Calvi “chiese” aiuto e il relativo intervento in parlamento di Craxi. Oppure l’acquisto del corriere per toglierlo dall’influenza, della finanza laica, o dei comunisti non ricordo. Solidarnoc era un interesse politico comune fra vaticano e Gelli. Il problema dello IOR a quanto ho capito è stato che ha fagocitato milioni di dollari contro la legge che vietava l’esportazione di ingenti capitali all’estero (oggi abolita). Secondo la morale cattolica si può andare contro una legge iniqua o comunque nella situazione particolare dove il rispetto della legge può essere omesso per giusta causa o per evitare un danno maggiore rispetto alla sua osservanza. Esempio banale violare le leggi stradali per accompagnare un moribondo all’ospedale.
Ma in questo campo invoco la competenza del nostro moralista. Mentre per il caso Calvi-IOR credo che non si possano esprimere giudizi assoluti sulle responsabilità del vaticano o di Marcincus data la mancanza di chiarezza in tutta la vicenda, insabbiata oltre che dalle lavandaie, dai servizi segreti italiani, esteri, massoneria… e chi più ne ha più ne metta! Dal canto mio, conservo quel minimo di pietas che mi rimane accordando la mia fiducia sull’operato di Gv Paolo II e dei collaboratori che ha difeso.
oh questo non significa che sono ingenuo… è solo sospendere il giudizio fino a che non abbia prove convincenti che mi diano quel grado di certezza per esprimere un giudizio che sia minimamente aderente allo svolgimento dei fatti. Per il resto anche la Giustizia pretende la presunzione d’innocenza fino alla conclusione del processo.
“Licio Gelli investiva il denaro dei Corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano”. A dirlo è Francesco Marino Mannoia, pentito di mafia in tempi non sospetti. Egli è secondo Giovanni Falcone “il più attendibile dei collaboratori di giustizia”. Quando Mannoia fu chiamato, a deporre in video-conferenza dagli Stati Uniti, nell’ambito del processo a Marcello Dell’Utri, rivelò che “i soldi della mafia sono finiti per anni nelle casse dello Ior, che garantiva investimenti e discrezione”. Ovviamente era necessario un tramite, che per Mannoia era diverso a seconda dei rami della mafia siciliana. Secondo il pentito, i Madonìa erano in affari con Sindona, Riina con Gelli: uguale la destinazione dei capitali.
Mannoia, nella sua ricostruzione va oltre e dice: “Quando il Papa venne in Sicilia e pronunciò un discorso duro contro la mafia, scomunicando i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due autobombe davanti a due chiese a Roma”. Vera o fantasiosa che sia l’ultima parte della dichiarazione (non esistono riscontri giudiziari), resta il fatto che ancora una volta lo Ior fa la sua comparsa sulla cronaca accoppiato a una trama oscura.
x Riccardo
In linea di principio sono d’accordo con la morale cattolica che tu citi quando dice che si può andare contro una legge iniqua in casi particolari e per giusta causa, anche se l’esempio che fai tu (accompagnare il moribondo in ospedale) detto fra noi
purtroppo non funziona. Non certo per ragioni morali ma per motivi di tutela della salute: si chiama il 118, sempre; la movimentazione improvvisata di un malato può aver effetto controproducente.
Converrai che la strumentalizzazione di tale norma morale che di fatto vira istericamente in un lugubre ed isterico paraculismo ci mette una frazione di secondo. Chi stabilisce cos’è prioritario e cosa non lo è? Il potere legittimato in un determinato periodo di tempo.
Cari Sebastian e Ricky, provo a riassumere la mia posizione.
Penso di poter tranquillamente confermare che Marcinkus non fu mai silurato, perché protetto in prima persona dal Papa. Del resto, basta uno sguardo al suo curriculum e fare due conti con le date.
Ma il punto centrale qui è che le pesanti accuse contro Marcinkus e lo IOR non sono mai state provate in un processo. Certo, se mai lo fossero, ci sarebbe poco da questionare: si tratterebbe di fatti gravissimi. Ma questo processo non ebbe mai luogo non per intrighi del Vaticano (che, al contrario, scelse la linea della resistenza passiva) bensì per una sentenza della Corte Costituzionale che riconobbe lo IOR “istituto centrale” della Chiesa.
Posso inoltre affermare, avendo raccolto le confidenze delle persone direttamente coinvolte, che l’interessamento a favore di Marcinkus presso l’allora presidente della Corte Costituzionale fu il frutto di un’iniziativa strettamente personale di un semplice parroco, di cui si parla anche in questo nostro blog. Sono propenso a credere che Giovanni Paolo II fu praticamente solo contro tutti, nell’ambiente, a schierarsi dalla parte di Marcinkus.
Ciò che mi preme ribadire è proprio che Giovanni Paolo II difese sempre Marcinkus e dunque, qualsiasi valutazione si voglia dare alla vicenda, il giudizio sui due non può andare disgiunto. Marcinkus fu ingenuo; oppure: non poteva non sapere? Allora si abbia il coraggio di dire le stesse cose anche del Papa! Sulla base delle informazioni che ho, credo, come minimo, che Marcinkus abbia agito in buona fede. Rispetto la coerenza della posizione di chi, ritenendo Marcinkus in cattiva fede, attribuisce responsabilità anche a Giovanni Paolo II. Sospetto tuttavia che le cose siano andate ben diversamente e cioè che qualcuno ha pensato di colpire Marcinkus, magari per prenderne il posto, illudendosi di riuscire comunque a salvare la faccia a Giovanni Paolo II.
Grazie per l’attenzione e i vostri contributi.
Giampiero.
P. S. @ Sebastian, sui sedicenti “Millenari”. Ora mi pare di ricordare alcuni libelli veterocattolici contenenti attacchi deliranti a Giovanni Paolo II, fatti circolare negli anni ‘80 a Roma. Si tratta di personaggi talmente coraggiosi da non volerci dire neppure i loro nomi. Perché dovremmo credere sulla parola a chi neppure si presenta con la sua faccia? E che valore possono avere voci e testimonianze, di fatto e per principio, incontrollabili?
Se sei d’accordo, atteniamoci ai fatti e alla più solida documentazione oggettiva.
2 libri dei Millenari li ho letti e li ho trovati godibilmente divertenti e plausibilmente aderenti alla realtà seppur talvolta nella loro drammaticità. Non vi sono pubblicati nomi o dettagli particolarmente diretti ma una mente coltivata nella lettura costante delle informazioni giornalistiche ne carpirà collegamenti verosimili.
Ad ogni modo attenersi a fatti oggettivamente verificabili resta un percorso obbligato e di buon gusto.
Vieni a leggere i miei ultimi post, tengo a un tuo commento. Ciao!
Caro Giampiero, ti chiedo scusa se pubblico un documento che non centra nulla con il post. Purtroppo in Italia si verificano situazioni di cui non si discute abbastanza.
CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA
Istruzione
della Congregazione per l’Educazione Cattolica
circa i criteri di discernimento vocazionale
riguardo alle persone con tendenze omosessuali
in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri
Introduzione
In continuità con l’insegnamento del Concilio Vaticano II e, in particolare, col decreto Optatam totius [1] sulla formazione sacerdotale, la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha pubblicato diversi documenti per promuovere un’adeguata formazione integrale dei futuri sacerdoti, offrendo orientamenti e norme precise circa suoi diversi aspetti[2]. Nel frattempo anche il Sinodo dei Vescovi del 1990 ha riflettuto sulla formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali, con l’intento di portare a compimento la dottrina conciliare su questo argomento e di renderla più esplicita ed incisiva nel mondo contemporaneo. In seguito a questo Sinodo, Giovanni Paolo II pubblicò l’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis [3].
Alla luce di questo ricco insegnamento, la presente Istruzione non intende soffermarsi su tutte le questioni di ordine affettivo o sessuale che richiedono un attento discernimento durante l’intero periodo della formazione. Essa contiene norme circa una questione particolare, resa più urgente dalla situazione attuale, e cioè quella dell’ammissione o meno al Seminario e agli Ordini sacri dei candidati che hanno tendenze omosessuali profondamente radicate.
1. Maturità affettiva e paternità spirituale
Secondo la costante Tradizione della Chiesa, riceve validamente la sacra Ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile[4]. Per mezzo del sacramento dell’Ordine, lo Spirito Santo configura il candidato, ad un titolo nuovo e specifico, a Gesù Cristo: il sacerdote, infatti, rappresenta sacramentalmente Cristo, Capo, Pastore e Sposo della Chiesa[5]. A causa di questa configurazione a Cristo, tutta la vita del ministro sacro deve essere animata dal dono di tutta la sua persona alla Chiesa e da un’autentica carità pastorale[6].
Il candidato al ministero ordinato, pertanto, deve raggiungere la maturità affettiva. Tale maturità lo renderà capace di porsi in una corretta relazione con uomini e donne, sviluppando in lui un vero senso della paternità spirituale nei confronti della comunità ecclesiale che gli sarà affidata[7].
2. L’omosessualità e il ministero ordinato
Dal Concilio Vaticano II ad oggi, diversi documenti del Magistero – e specialmente il Catechismo della Chiesa Cattolica – hanno confermato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità. Il Catechismo distingue fra gli atti omosessuali e le tendenze omosessuali.
Riguardo agli atti, insegna che, nella Sacra Scrittura, essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso.
Per quanto concerne le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare[8].
Alla luce di tale insegnamento, questo Dicastero, d’intesa con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ritiene necessario affermare chiaramente che la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione[9], non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay[10].
Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate.
Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale.
3. Il discernimento dell’idoneità dei candidati da parte della Chiesa
Due sono gli aspetti indissociabili in ogni vocazione sacerdotale: il dono gratuito di Dio e la libertà responsabile dell’uomo. La vocazione è un dono della grazia divina, ricevuto tramite la Chiesa, nella Chiesa e per il servizio della Chiesa. Rispondendo alla chiamata di Dio, l’uomo si offre liberamente a Lui nell’amore[11]. Il solo desiderio di diventare sacerdote non è sufficiente e non esiste un diritto a ricevere la sacra Ordinazione. Compete alla Chiesa – nella sua responsabilità di definire i requisiti necessari per la ricezione dei Sacramenti istituiti da Cristo – discernere l’idoneità di colui che desidera entrare nel Seminario[12], accompagnarlo durante gli anni della formazione e chiamarlo agli Ordini sacri, se sia giudicato in possesso delle qualità richieste[13].
La formazione del futuro sacerdote deve articolare, in una complementarità essenziale, le quattro dimensioni della formazione: umana, spirituale, intellettuale e pastorale[14]. In questo contesto, bisogna rilevare la particolare importanza della formazione umana, fondamento necessario di tutta la formazione[15]. Per ammettere un candidato all’Ordinazione diaconale, la Chiesa deve verificare, tra l’altro, che sia stata raggiunta la maturità affettiva del candidato al sacerdozio[16].
La chiamata agli Ordini è responsabilità personale del Vescovo[17] o del Superiore Maggiore. Tenendo presente il parere di coloro ai quali hanno affidato la responsabilità della formazione, il Vescovo o il Superiore Maggiore, prima di ammettere all’Ordinazione il candidato, devono pervenire ad un giudizio moralmente certo sulle sue qualità. Nel caso di un dubbio serio al riguardo, non devono ammetterlo all’Ordinazione[18].
Il discernimento della vocazione e della maturità del candidato è anche un grave compito del rettore e degli altri formatori del Seminario. Prima di ogni Ordinazione, il rettore deve esprimere un suo giudizio sulle qualità del candidato richieste dalla Chiesa[19].
Nel discernimento dell’idoneità all’Ordinazione, spetta al direttore spirituale un compito importante. Pur essendo vincolato dal segreto, egli rappresenta la Chiesa nel foro interno. Nei colloqui con il candidato, il direttore spirituale deve segnatamente ricordare le esigenze della Chiesa circa la castità sacerdotale e la maturità affettiva specifica del sacerdote, nonché aiutarlo a discernere se abbia le qualità necessarie[20]. Egli ha l’obbligo di valutare tutte le qualità della personalità ed accertarsi che il candidato non presenti disturbi sessuali incompatibili col sacerdozio. Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’Ordinazione.
Rimane inteso che il candidato stesso è il primo responsabile della propria formazione[21]. Egli deve offrirsi con fiducia al discernimento della Chiesa, del Vescovo che chiama agli Ordini, del rettore del Seminario, del direttore spirituale e degli altri educatori del Seminario ai quali il Vescovo o il Superiore Maggiore hanno affidato il compito di formare i futuri sacerdoti. Sarebbe gravemente disonesto che un candidato occultasse la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione. Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale.
Conclusione
Questa Congregazione ribadisce la necessità che i Vescovi, i Superiori Maggiori e tutti i responsabili interessati compiano un attento discernimento circa l’idoneità dei candidati agli Ordini sacri, dall’ammissione nel Seminario fino all’Ordinazione. Questo discernimento deve essere fatto alla luce di una concezione del sacerdozio ministeriale in concordanza con l’insegnamento della Chiesa.
I Vescovi, le Conferenze Episcopali e i Superiori Maggiori vigilino perché le norme di questa Istruzione siano osservate fedelmente per il bene dei candidati stessi e per garantire sempre alla Chiesa dei sacerdoti idonei, veri pastori secondo il cuore di Cristo.
Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, in data 31 agosto 2005, ha approvato la presente Istruzione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, il 4 novembre 2005, Memoria di S. Carlo Borromeo, Patrono dei Seminari.
Zenon Card. Grocholewski
Prefetto
+ J. Michael Miller, c.s.b.
Arciv. tit. di Vertara
Segretario
[1] Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto sulla formazione sacerdotale Optatam totius (28 ottobre 1965): AAS 58 (1966), 713-727.
[2] Cfr. Congregazione per l’Educazione Cattolica, Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis (6 gennaio 1970; edizione nuova, 19 marzo 1985); L’insegnamento della filosofia nei Seminari (20 gennaio 1972); Orientamenti educativi per la formazione al celibato sacerdotale (11 aprile 1974); Insegnamento del Diritto Canonico per gli aspiranti al sacerdozio (2 aprile 1975); La formazione teologica dei futuri sacerdoti (22 febbraio 1976); Epistula circularis de formatione vocationum adultarum (14 luglio 1976); Istruzione sulla formazione liturgica nei Seminari (3 giugno 1979); Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari (6 gennaio 1980); Orientamenti educativi sull’amore umano – Lineamenti di educazione sessuale (1 novembre 1983); La Pastorale della mobilità umana nella formazione dei futuri sacerdoti (25 gennaio 1986); Orientamenti per la formazione dei futuri sacerdoti circa gli strumenti della comunicazione sociale (19 marzo 1986); Lettera circolare riguardante gli studi sulle Chiese Orientali (6 gennaio 1987); La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale (25 marzo 1988); Orientamenti per lo studio e l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa nella formazione sacerdotale (30 dicembre 1988); Istruzione sullo studio dei Padri della Chiesa nella formazione sacerdotale (10 novembre 1989); Direttive sulla preparazione degli educatori nei Seminari (4 novembre 1993); Direttive sulla formazione dei seminaristi circa i problemi relativi al matrimonio ed alla famiglia (19 marzo 1995); Istruzione alle Conferenze Episcopali circa l’ammissione in Seminario dei candidati provenienti da altri Seminari o Famiglie religiose (9 ottobre 1986 e 8 marzo 1996); Il periodo propedeutico (1 maggio 1998); Lettere circolari circa le norme canoniche relative alle irregolarità e agli impedimenti sia ad Ordines recipiendos, sia ad Ordines exercendos (27 luglio 1992 e 2 febbraio 1999).
[3] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992): AAS 84 (1992), 657-864.
[4] Cfr. C.I.C., can. 1024 e C.C.E.O., can. 754; Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis sull’Ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini (22 maggio 1994): AAS 86 (1994), 545-548.
[5] Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum ordinis (7 dicembre 1965), n. 2: AAS 58 (1966), 991-993; Pastores dabo vobis, n. 16: AAS 84 (1992), 681-682.
Riguardo alla configurazione a Cristo, Sposo della Chiesa, la Pastores dabo vobis afferma: “Il sacerdote è chiamato ad essere immagine viva di Gesù Cristo Sposo della Chiesa […]. È chiamato, pertanto, nella sua vita spirituale a rivivere l’amore di Cristo Sposo nei riguardi della Chiesa Sposa. La sua vita dev’essere illuminata e orientata anche da questo tratto sponsale, che gli chiede di essere testimone dell’amore sponsale di Cristo” (n. 22): AAS 84 (1992), 691.
[6] Cfr. Presbyterorum ordinis, n. 14: AAS 58 (1966), 1013-1014; Pastores dabo vobis, n. 23: AAS 84 (1992), 691-694.
[7] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio Dives Ecclesiae per il ministero e la vita dei presbiteri (31 marzo 1994), n. 58.
[8] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica (edizione tipica, 1997), nn. 2357-2358.
Cfr. anche i diversi documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede: Dichiarazione Persona humana su alcune questioni di etica sessuale (29 dicembre 1975); Lettera Homosexualitatis problema a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1 ottobre 1986); Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali (23 luglio 1992); Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003).
Riguardo all’inclinazione omosessuale, la Lettera Homosexualitatis problema afferma: “La particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé un peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata” (n. 3).
[9] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica (edizione tipica, 1997), n. 2358; cfr. anche C.I.C., can. 208 e C.C.E.O., can. 11.
[10] Cfr. Congregazione per l’Educazione Cattolica, A memorandum to Bishops seeking advice in matters concerning homosexuality and candidates for admission to Seminary (9 luglio 1985); Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Lettera (16 maggio 2002): Notitiae 38 (2002), 586.
[11] Cfr. Pastores dabo vobis, nn. 35-36: AAS 84 (1992), 714-718.
[12] Cfr. C.I.C., can. 241, § 1: “Il Vescovo diocesano ammetta al seminario maggiore soltanto coloro che, sulla base delle loro doti umane e morali, spirituali e intellettuali, della loro salute fisica e psichica e della loro retta intenzione, sono ritenuti idonei a consacrarsi per sempre ai ministeri sacri” e C.C.E.O., can. 342, § 1.
[13] Cfr. Optatam totius, n. 6: AAS 58 (1966), 717. Cfr. anche C.I.C., can. 1029: “Siano promossi agli ordini soltanto quelli che, per prudente giudizio del Vescovo proprio o del Superiore maggiore competente, tenuto conto di tutte le circostanze, hanno fede integra, sono mossi da retta intenzione, posseggono la scienza debita, godono buona stima, sono di integri costumi e di provate virtù e sono dotati di tutte quelle altre qualità fisiche e psichiche congruenti con l’ordine che deve essere ricevuto” e C.C.E.O., can. 758.
Non chiamare agli Ordini colui che non ha le qualità richieste non è una ingiusta discriminazione: cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali.
[14] Cfr. Pastores dabo vobis, nn. 43-59: AAS 84 (1992), 731-762.
[15] Cfr. ibid., n. 43: “Il presbitero, chiamato ad essere immagine viva di Gesù Cristo Capo e Pastore della Chiesa, deve cercare di riflettere in sé, nella misura del possibile, quella perfezione umana che risplende nel Figlio di Dio fatto uomo e che traspare con singolare efficacia nei suoi atteggiamenti verso gli altri”: AAS 84 (1992), 732.
[16] Cfr. ibid., nn. 44 e 50: AAS 84 (1992), 733-736 e 746-748. Cfr. anche: Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Carta circular Entre las más delicadas a los Exc.mos y Rev.mos Señores Obispos diocesanos y demás Ordinarios canónicamente facultados para llamar a las Sagradas Ordenes, sobre Los escrutinios acerca de la idoneidad de los candidatos (10 novembre 1997): Notitiae 33 (1997), 495-506, particolarmente l’Allegato V.
[17] Cfr. Congregazione per i Vescovi, Direttorio per il Ministero pastorale dei Vescovi Apostolorum Successores (22 febbraio 2004), n. 88.
[18] Cfr. C.I.C., can. 1052, § 3: “Se […] il Vescovo per precise ragioni dubita che il candidato sia idoneo a ricevere gli ordini, non lo promuova”. Cfr. anche C.C.E.O., can. 770.
[19] Cfr. C.I.C., can. 1051: “Per quanto riguarda lo scrutinio circa le qualità richieste nell’ordinando […] vi sia l’attestato del rettore del seminario o della casa di formazione, sulle qualità per ricevere l’ordine, vale a dire la sua retta dottrina, la pietà genuina, i buoni costumi, l’attitudine ad esercitare il ministero; ed inoltre, dopo una diligente indagine, un documento sul suo stato di salute sia fisica sia psichica”.
[20] Cfr. Pastores dabo vobis, nn. 50 e 66: AAS 84 (1992), 746-748 e 772-774. Cfr. anche Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, n. 48.
[21] Cfr. Pastores dabo vobis, n. 69: AAS 84 (1992), 778.
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http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_20051104_istruzione_it.html
Interessante caro amico m, ma che non se ne discuta abbastanza in italia lo dici tu. A mio parere se ne discute anche troppo ed a pessimi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Sacre parole al vento!
Ovviamente è estremamente comprensibile che questo argomento ti stia molto a cuore, come mai? Sei un bonaccione avvicinato di recente da una tonaca genere prémaman appuà con l’innegabile sua volontà di farti la manucure?
Saluti.
Per sebastian,
Sono sicuro che ci sono moltissimi sacerdoti in procinto di santità, ma la questione è un altra, le disposizioni citate nel documento sopra non dovrebbero essere sempre applicate in tutti i seminari del mondo? Eppure come mai accadono eventi spiacevoli?
Riporto il post del blog di un ex prete giovane:
essaggio N°249
23-07-2008 – 15:59
Tags: confidenze sotto gli archi, memorie, omosessuali
Omofobssz
°°° Excursus sui preti/religiosi omosessuali
Nel blog di Ganimede c’è un post che mi ha stuzzicato e mi ha fatto venire la voglia di dire alcune cose che avevo in mente da tanto tempo. Ganimede parlava di un prete gay innamorato di un uomo con il solito discorso sulla consegna del silenzio, il senso di persecuzione, omofobia ecc. ma non voglio soffermarmi più di tanto sul post che mi serve solo da pretesto. Non metto in dubbio che ci siano sacerdoti santi anche se di tendenza omosessuale. Se un consacrato è in potenza omosessuale o etero non cambia niente; la castità, la verginità del cuore, l’appartenenza totale ed esclusiva a Cristo è uguale sia se si va a vela o a motore.
Mettendo da parte la continenza sessuale alla quale i preti dalle tendenze omosessuali sono ugualmente tenuti e dando per scontato che essi vivano la castità vorrei dire alcune cose sulle problematiche che nascono nei conventi, nelle comunità, seminari, diocesi ecc
Non voglio raccontare le mie esperienze di vita in questi luoghi e con questo tipo di persone, ne dilungarmi a spiegare i problemi che nascono in comunità dove ci sono uno o più persone con tendenze omosessuali. Dirò solo che in comunità di soli eterosessuali (per tendenza) ci sono meno giochetti sottobanco, incomprensibili antipatie, feroci divisioni, impenetrabili amicizie, gruppi chiusi, argomenti tabù che bloccano situazioni e persone, assurde gelosie, psicodrammi e atteggiamenti da educande frustrate… Si tratta di attitudini e dinamiche che le persone omosessuali creano inconsapevolmente e non ne faccio una colpa ma restano un problema e ancor di più quando diventano modi di fare espliciti, condivisi e volontari.
Concludo dicendo che non si può vivere serenamente la propria vita da consacrato quando la tua vita dipende da una lobby. Il problema è arrivato al punto che in tante comunità se non sei gay sei fuori. Sono sfumature, le stesse importanti sfumature del mobbing. Da una voce molto autorevole ho sentito dire: “stiamo oramai perdendo le persone normali” …se non lo diceva lui l’avrei capito da solo.
Quando la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha pubblicato il documento “circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo le persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri” non era omofobica o sessofobica, ne cattiva ne antiquata ma era semplicemente informata su ciò che accade e sta accadendo. Questa è una delle ferite che oggi fanno male alla Chiesa e che ha fatto male anche a me.
http://blog.libero.it/Exprete/view.php?nocache=1216888339
Sono un laico inserito da ormai molti anni nel mondo del lavoro e situazioni quali “giochetti sottobanco, incomprensibili antipatie, feroci divisioni, impenetrabili amicizie, gruppi chiusi, argomenti tabù che bloccano situazioni e persone, assurde gelosie, psicodrammi e atteggiamenti da educande frustrate…” le vivo giornalmente esattamente come le descrivi, nella sfera degli eterosessuali. Non ne tratto in questa sede le motivazioni ovviamente. Cosa si aspettava l’ex prete, di trovare il paradiso in convento o nei seminari? Povero sciocco… falsa vocazione sacerdotale.
Non stiamo perdendo le persone “normali”, ma stiamo scoprendo che altri amori sono possibili. Ognuno poi secondo la morale che vuol adottare scelga il suo ma… non lo imponga come regola e parametro di riferimento agli altri.
Saluti.
Per Sebastian,
come si suol dire ogni testa è tribunale. Leggi questo post, in questo blog si prende un altra posizione.
Messaggio N°181
19-07-2008 – 00:32
Tags: ATTUALITA’, CHIESA, OMOSESSUALITA’, PAPA, RIFLESSIONE, TESTIMONIANZA
Io, prete, innamorato di un altro uomo
http://blog.libero.it/parolenondette/view.php?nocache=1217161607
Grazie della segnalazione m, le vicende che vivo ogni giorno e quindi l’esperienza maturata, ha ormai quasi definitivamente formalizzato in me il convincimento che il vero peccato è la negazione dell’amore, il negare l’amore a se stessi e ad altri individui.
Ma tu chi sei? Mi sembri una persona di animo nobile… al di sopra della media. Ciò dipende dall’educazione che hai ricevuto o da una tua spiritualità interiore?
Saluti e piacere di averti conosciuto.
Per Sebastian,
sono una povera anima inutile, ho scelto da tempo di seguire Gesù.
Ascoltare e concretizzare il Vangelo non è umanamente facile, bisogna affidarsi totalmente all’amore divino.
Sono fermamente convinto che il fine più nobile per ogni essere umano è quello di vivere in comunione con Dio e con il prossimo, per quel che ci è possibile dobbiamo metterci al servizio del divin progetto.
La nostra solitudine, la nostra sofferenza, i nostri timori, insomma tutti i limiti umani non trovano altra soluzione che nell’intervento divino.
Un mondo nel quale “vale solo il consumo, l’egoismo, il divertimento” e con l’immensa potenza mediatica che propala il messaggio secondo il quale “questa è la vita e così dobbiamo vivere”, l’essere umano rischia di perdere se stesso e quindi la comunione con Dio.
Nella “La Città di Dio”, Sant’Agostino dice una volta che tutta la storia umana, la storia del mondo, è una lotta tra due amori: l’amore di Dio fino alla perdita di se stesso, fino al dono di se stesso, e l’amore di sé fino al disprezzo di Dio, fino all’odio degli altr
Caro m,
non sei un’anima inutile, sei, al contrario, protagonista di un’incredibile creazione ancora tutta da scoprire nella sua completezza in virtù di un vincolo d’amore che il Dio creatore ha per noi sue amate creature.
Ciò che sperimento quasi giornalmente mi lascia costantemente di stucco, tanto che la mia vita nel corso degli anni si è incentrata senza che me ne accorgessi quasi esclusivamente sull’essenziale alla sopravvivenza umana e sull’ascolto di ciò che succede fuori e dentro di me… quasi nulla ha più senso per me se non l’amore di Dio; è questa la chiave. Eppure quasi nessuno intorno a me si accorge di nulla e… riesco a svolgere un’apparente e normale vita di relazione (seppur oggi abbastanza solitaria), pure invidiata. Talvolta provo un desiderio di Dio tremendamente forte, al di là della mia volontà, da provarne quasi sofferenza al cuore. Le prime volte non capivo cosa fosse… poi ho intuito. Allora mi fermo e lascio che la mia “anima” si nutra del divin amore… Poi tutto passa…. Incredibile!
Da diverso tempo però, sto metabolizzando sempre più concretamente la mancanza di un tassello in me, non so cosa sia ma mi manca… lo sento, lo sento sempre di più. Ma so attendere, ho imparato a non essere impaziente e ad aver fiducia, capirò.
Follia? Era ciò che pensavo all’inizio anni fa, ma poi ho dovuto ricredermi. Ho deciso di andare fino in fondo e non mi fermerò costi quel che costi perché nulla è più importante per l’uomo se non Dio stesso.
Sii forte e coraggioso e… quando c’è bisogno, dai anche tu vigore al divin progetto che Dio ha ideato nei tuoi confronti affinché questo si realizzi pienamente.
Un abbraccio fraterno.
Sebastian,
Il cristiano spesso deve fare i conti con la mentalità egoistica presente in questo mondo, tantissime persone inseguono freneticamente una felicità illusoria, sembrano completamente prive della propria consapevolezza spirituale. Quando Gesù tornerà, troverà fede sulla terra?
Vedere il telegiornale è una sofferenza interiore.
Grazie a te e Dio ti benedica
Ciao Giampiero sarebbe interessante un articolo su Medjugorje.
Medjugorje, l’atto d’accusa del Vescovo-esorcista.
Monsignor Gemma: “Le apparizioni della Madonna? Tutto falso: i veggenti mentono sotto ispirazione di Satana per arricchirsi economicamente”
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – Un misto tra interessi economici e diabolici, con i presunti veggenti e i loro collaboratori direttamente coinvolti nei guadagni relativi all’elevatissimo flusso di pellegrinaggi e soggiorni in paese, e il Maligno ben contento di seminare zizzania tra i fedeli più convinti delle veridicità delle apparizioni di Medjugorje e la Chiesa, da sempre scettica verso quello che ha definito a più riprese, per bocca dei due Vescovi di Mostar succedutisi nel tempo, ‘un grande inganno’. Monsignor Andrea Gemma, già Vescovo di Isernia-Venafro, tra i più grandi esorcisti viventi, non usa mezzi termini: altro che la Vergine, a Medjugorje sono apparsi, sinora, solo fiumi di denaro. Un’accusa grave, che dà la cifra non solo del coraggio ma anche della levatura morale e spirituale del prelato che ha accettato di rispondere alle domande di ‘Petrus’ su una vicenda così spinosa.
Dunque, Eccellenza, come definire Medjugorje?
“E’ un fenomeno assolutamente diabolico, intorno al quale girano numerosi interessi sotterranei. La Santa Chiesa, l’unica a potersi pronunciare per bocca del Vescovo di Mostar, ha già detto pubblicamente, e ufficialmente, che la Madonna non è mai apparsa a Medjugorje e che tutta questa messinscena è opera del Demonio”.
Lei parla di ‘interessi sotterranei’… Quali?
“Mi riferisco allo ‘sterco del Diavolo’, al denaro, e a cosa, sennò? A Medjugorje tutto avviene in funzione dei soldi: pellegrinaggi, pernottamenti, vendita di gadgets. Cosicché, abusando della buona fede di quei poveretti che si recano lì pensando di andare incontro alla Madonna, i falsi veggenti si sono sistemati finanziariamente, si sono accasati e conducono una vita a dir poco agiata. Pensi, uno di loro organizza direttamente dall’America, con un guadagno economicamente diretto, decine di pellegrinaggio ogni anno. Ecco, costoro non mi sembrano proprio delle persone disinteressate. Anzi, unitamente a chi presta il fianco a questo clamoroso raggiro, hanno palesemente tutto l’interesse materiale di far credere di vedere e parlare con la Vergine Maria”.
Monsignor Gemma, il Suo è un giudizio senza appello?
“Potrebbe essere diversamente? Queste persone che asseriscono di essere in contatto con la Madonna, ma che in realtà sono ispirate solo ed esclusivamente da Satana, stanno creando scompiglio e confusione tra i fedeli per interessi e vantaggi assolutamente deprecabili. Pensi, poi, alla disobbedienza che hanno alimentato in seno alla Chiesa: la loro guida spirituale, un frate francescano cacciato dall’Ordine e sospeso a divinis, continua ad amministrare invalidamente i Sacramenti. E numerosi sacerdoti di tutto il mondo, malgrado il divieto esplicito della Santa Sede, non desistono dall’organizzare e dal prendere parte a pellegrinaggi con destinazione Medjugorje. E’ una vergogna! Ecco perché parlo di una miscela tra interessi personali e diabolici: i falsi veggenti e i loro assistenti intascano denaro, e il Diavolo crea discordia tra i fedeli e la Chiesa; i fedeli più accaniti, infatti, non ascoltano la Chiesa, che – lo ripeto – ha sin dall’inizio ha messo in guardia dalla mendacia delle apparizioni di Medjugorje”.
E se i presunti veggenti vedessero davvero la Madonna?
“In realtà vedrebbero Satana sotto mentite spoglie. Perché Satana ha tutto l’interesse a spaccare la Chiesa contrapponendo le due correnti dei ‘pro’ e dei ‘contro’ Medjugorje. E poi, non sarebbe una novità: lo stesso San Paolo asserisce che il Demonio può anche apparire come Angelo della Luce, e che cioè può camuffarsi. Lo faceva, ad esempio, con Santa Gemma Galgani. Ma al di là dei suoi travestimenti, il Maligno è già intervenuto e vi posso assicurare che è lui ad ispirare i falsi veggenti sin dall’inizio con la lusinga del denaro facile”.
Questi veggenti non Le piacciono proprio…
“Per carità! Basta vedere come si comportano: sono disobbedienti verso la Chiesa, avrebbero dovuto ritirarsi a vita privata e invece continuano a propagandare le loro menzogne per scopi di lucro, facendo così il gioco del Diavolo! Il mio pensiero va immediatamente a Santa Bernadette, la veggente di Lourdes: questa dolce creatura volle spogliarsi della sua vita e scelse l’abito da Suora per servire il Signore. Invece, gli impostori di Medjugorje continuano a vivere comodamente nel mondo senza manifestare alcun tipo di amore né per Dio, né per la Chiesa”.
I sostenitori di Medjugorje sottolineano che la Santa Sede non si è mai espressa in materia.
“Questa è un’altra menzogna! Come accennavo in precedenza, il Vaticano ha vietato i pellegrinaggi da parte di sacerdoti in quel luogo ed ha già parlato per bocca dei due Vescovi succedutisi in questi anni a Mostar, i Monsignori Zanic e Peric, con cui ho parlato personalmente e che mi hanno sempre manifestato i loro dubbi. Veda, neanche per Fatima e Lourdes è accaduto che la Santa Sede si esprimesse direttamente sulle apparizioni mariane. Perché, dunque, avrebbe dovuto fare un’eccezione proprio in questo caso? La verità è che quando parla il Vescovo di Mostar, parla la Chiesa di Cristo ed è a lui, che si esprime con l’autorità conferitagli dal Vaticano, che bisogna dare ascolto. Quindi, la Santa Sede si è sempre espressa con le parole del Vescovo di Mostar, evidenziando che Medjugorje è un inganno diabolico. Ma le farà una confidenza. Vedrà che tra poco il Vaticano interverrà con qualcosa di esplosivo per smascherare una volta per tutte chi c’è dietro questo raggiro”.
Gli stessi sostenitori fanno notare che a Medjugorje si registra ogni anno un record di conversioni e miracoli…
“E’ una forzatura. E poi, chi conta tutte queste conversioni? Veda, se una persona si converte, è perché ha una certa predisposizione, perché si sa guardare dentro, perché sa ricevere il dono dello Spirito. Il luogo in cui avviene questa conversione è del tutto relativo. Pensiamo a San Paolo: si convertì per strada, e allora che dovremmo fare, scendere tutti in strada e attendere di essere convertiti? Per quanto riguarda i miracoli, le racconterò un aneddoto personale. Devo all’intercessione di Nostra Signora del Rosario di Pompei la guarigione miracolosa di una persona della mia famiglia, eppure non mi risulta che la Madonna sia mai apparsa a Pompei. Ecco, per credere, per essere guariti dentro e fuori, non occorre necessariamente che Maria si faccia vedere”.
Che Lei sappia, il Santo Padre Benedetto XVI quale opinione ha di Medjugorje?
“Mi limiterò a sottolineare che fu lui, in quanto Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, a emanare delle note ufficiali avverse a Medjugorje, come quella che vietava ai sacerdoti e ai religiosi di recarsi in pellegrinaggio in quella terra. Faccia lei…”.
Invece si dice che Giovanni Paolo II fosse convinto della bontà delle apparizioni.
“Una leggenda tutta da provare, fermo restando che le opinioni personali tali sono e non rappresentano in alcun modo un atto magisteriale”.
(da Petrus del 06.05.08)
Il mariologo Laurentin difende Medjugorje: “Ma quale inganno satanico! Lì appare davvero la Madonna”.
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Opinioni a confronto: il bello della dialettica. Sulle colonne del nostro giornale, l’autorevole Vescovo ed esorcista, Monsignor Andrea Gemma, ha severamente fustigato il fenomeno di Medjugorje definendolo ‘un grande inganno’. Par condicio impone di sentire un parere favorevole sulle apparizioni in quella terra. Abbiamo così intervistato uno tra i più autorevoli mariologi viventi, Padre Renè Laurentin (nella foto).
Padre Laurentin, cosa risponde a Monsignor Gemma?
“Anzitutto, gli tributo il mio caloroso saluto. Di solito, a dire il vero, non mi piace parlare di Medjugorje, perchè preferisco seguire la linea del silenzio oculatamente scelta della Chiesa, ma in questo caso proprio non riesco ad essere d’accordo con Monsignor Gemma. Certo, forse il numero delle apparizioni della Madonna è eccessivo, ma non penso che si possa parlare di un inganno satanico. D’altro canto, a Medjugorje si verifica ogni anno il più elevato numero di conversioni alla fede cattolica: Satana cosa ci guadagnerebbe a riportare tante anime a Dio? Guardi, in situazioni come queste la prudenza è d’obbligo, ma sono convinto che Medjugorje sia frutto del Bene e non del Male”.
Monsignor Gemma ha parlato anche di imponenti interessi economici a vantaggio dei veggenti e dei loro collaboratori…
“Neppure questa critica mi sembra troppo convincente. Non dimenticate che nei dintorni di ogni Santuario esistono negozi di articoli religiosi, di souvenir, e dovunque vi sia un Santo o un beato da venerare, accorrono centinaia di pullmans e sorgono strutture alberghiere per dare ospitalità ai pellegrini. Stando al ragionamento di Monsignor Gemma, dovremmo dire che anche Fatima, Lourdes, Guadalupe e San Giovanni Rotondo sono degli inganni ispirati da Satana per far arricchire qualcuno? E poi, mi risulta che persino l’Opera Romana Pellegrinaggi, direttamente collegata al Vaticano, organizzi viaggi a Medjugorje. Dunque…”.
Monsignor Gemma ha anche affermato che la Chiesa cattolica ha negato la veridicità delle apparizioni per bocca dei due Vescovi di Mostar succedutisi nel tempo.
“Mi dispiace dissentire. Due vescovi locali contano, sì, ma relativamente. Allo stato, la Santa Sede non ha negato la veridicità delle apparizioni, ma con la cautela che l’ha sempre contraddistinta, si è limitata a sospendere il giudizio in attesa di ulteriori accertamenti e approfondimenti”.
Il Vescovo-esorcista, che bene conosce il caso Medjugorje, ha sottolineato che fu l’attuale Papa Benedetto XVI, quando era Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, a vietare i pellegrinaggi organizzati da sacerdoti e religiosi in quel luogo.
“Guardi, nelle note a firma dell’allora Cardinale Ratzinger, non si impedisce ad alcun sacerdote o religioso di recarsi a Medjugorje. Il divieto, se così si può definire, riguardava la partecipazione dei Vescovi a pellegrinaggi di massa”.
Lei è molto vicino alle posizioni del Servo di Dio Giovanni Paolo II, vero?
“Tengo a sottolineare che il Papa polacco disse: ‘Mi spiace dover guidare la Chiesa qui dal Vaticano e non da Medjugorje’. Ciò mi sembra molto significativo”.
(da Petrus del 06-05-08)
Sebastian se non sbaglio mi avevi chiesto i dati circa le opere del Vaticano, ecco qui:
Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo
“Dalla Parola alle Opere” 15 anni di testimonianze del Vangelo della Carità nel Terzo mondo
sintesi del volume
Dalla Parola alle Opere è un’ ampia e documentata illustrazione dei progetti e delle iniziative finanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana attraverso il “Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo”, dal 1990 al giugno 2004. L’intento è di informare dettagliatamente sulla utilizzazione dei fondi provenienti dall’otto per mille destinati dalla Chiesa cattolica a sostegno della promozione umana, dello sviluppo, e di altri aiuti caritativi nelle emergenze dei paesi del Sud del mondo. Sono 6275 gli interventi caritativi effettuati in quindici anni di attività per un totale di 710milioni di Euro. E’ la dimostrazione di come le nostre comunità cristiane si sono distinte per l’apporto generoso con cui sono andate incontro alle necessità delle popolazioni in gravi situazioni di povertà. I missionari, religiosi e laici, i volontari e i tecnici promotori di sviluppo hanno accompagnato gli ingenti aiuti in denaro, nella convinzione che il migliore contributo alla crescita globale delle società sia offerto dalla presenza di persone qualificate, che mettano la propria competenza a servizio di una reciproca collaborazione.
«L’istituto dell’otto per mille non ha rappresentato soltanto un’opportunità finanziaria in più, ma una forma di “democrazia fiscale”, aperta a tutti i contribuenti e finalizzata al sostegno di attività caritative e umanitarie, per combattere gravi forme di emarginazione e promuovere lo sviluppo integrale delle persone e delle comunità – sottolinea Sua Em.za Card. Camillo Ruini, Presidente della CEI, nella presentazione del Libro Bianco -. In questo spirito, nella nuova legislazione scaturita dall’Accordo concordatario è espressamente riservato uno spazio per la cooperazione internazionale con i paesi del Sud del mondo».
L’adempimento di questa finalità è stato affidato all’apposito Comitato, che da quindici anni persegue tale compito con dedizione e professionalità. Il volume che viene presentato oggi, oltre all’ampia e documentata informazione, rende conto della trasparenza di quanto si è operato, dando ragione di come si è risposto alla fiducia accordata da tanti contribuenti, nella speranza che anche in futuro non venga a mancare né diminuisca il sostegno a questa forma di attenta e mirata solidarietà.
Dal 1990 al 2004 sono stati effettuati 6275 interventi in Africa, America Latina, Asia, Europa, Medio Oriente per un totale di 710 milione di Euro. Così come è possibile osservare nelle tabelle (allegato 1) nel continente africano il numero di interventi è pari a 2314, mentre in quello latino-americano è di 2132. In Asia sono stati effettuati 1380 interventi; in Europa 146, in Medio Oriente 176, in Oceania 21, mentre è di 106 il numero degli interventi soprannazionali.
La maggior degli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo (per le macroaree) è stato impiegato in progetti di formazione (471.130.200 Euro per 4631 interventi); seguono 311 interventi utilizzate per le emergenze umanitarie per un totale di 105.452. 580. Sono invece di 69.357.638 Euro i fondi derivanti dall’Otto per mille per effettuare 770 interventi di costruzione. In particolare, poi, nell’ambito degli interventi che riguardano la formazione sono stati avviati e realizzati 1217 progetti nel settore delle comunicazioni, 810 per favorire l’apprendimento e la conoscenza di particolare attrezzature da lavoro; 605 hanno preso in considerazione il settore dell’ambiente.
Dal Kenya, al Guatemala, alla Colombia, all’India e al Ruanda e in altre migliaia di Paesi del Sud del mondo l’attenzione ai poveri è rimasta sempre alta in questi ultimi quindici anni. I finanziamenti, grazie alla raccolta dell’Otto per mille, riguardano diversi ambiti di azione: alfabetizzazione, formazione professionale in campo sanitario, agricolo-ambientale, economico, cooperativo e delle comunicazioni sociali, compreso il sostegno alle associazioni locali per l’acquisizione di competenze nella gestione e nell’animazione del territorio.
«I Paesi più poveri – sottolinea monsignor Piergiuseppe Vacchelli, Sottosegretario Cei e Presidente del Comitato per gli interventi caritativi a favore dei Paesi in via di sviluppo – vanno trattati come soggetti, come persone. Costruire il futuro di questi Paesi per noi ha significato predisporre loro la strada per il riscatto e l’autopromozione umana. Da questo punto di vista il concetto di cooperazione da noi adottato è stato sempre fondato su criteri di umanità e discrezione, consulenza tecnico-organizzativa senza imposizioni di regole e atteggiamenti di superiorità e presunzione verso chi aveva bisogno».
Un esempio fra i tanti interventi sostenuti negli ultimi dodici anni è il St. Mary’s Hospital Lacor di Gulu, nel nord Uganda.
L’ospedale si trova a sei chilometri da Gulu e vi lavorano 520 persone tra medici, infermieri, paramedici e altro personale. Nel 2002 sono stati effettuati oltre 27 mila ricoveri ospedalieri e più di 190 mila prestazioni ambulatoriali.
L’ospedale come aggiunge monsignor Vacchelli è «un polo d’eccellenza. Un’opera della Chiesa che accoglie tutti senza distinzione». Non a caso il Lacor Hospital si avvale dei centri di salute periferici di Pabo ed Opit situati a quasi trenta chilometri dalla struttura ospedaliera ed ha attivato scuole e programmi formativi per infermieri professionali e caposala, il tirocinio per i medici neolaureati delle università di Makerere e Mbarara, per medici specializzandi dell’Università di Mbarara, e altri programmi di formazione per tecnici di laboratorio, per tecnici di anestesia e per i futuri tecnici di radiologia dell’Università di Kampala. Esso è inoltre uno dei principali siti di ricerca sul campo per gli studenti del Master in management sanitario della Uganda Martyr’s University di Nkozi.
In una situazione così compromessa come quella del Nord Uganda caratterizzata da una guerriglia endemica che dura da oltre diciotto anni, il Lacor Hospital rappresenta una delle poche realtà economiche della regione in grado di dare, con la sua offerta di lavoro e di formazione professionale, un minimo di speranza alle giovani generazioni e contribuire indirettamente alla stabilizzazione sociale e, si spera, alla pacificazione di una regione tra le più tormentate dell’intero continente.
In Cambogia per esempio è stato presentato un progetto nazionale dalla Conferenza episcopale del Paese asiatico. Qui la situazione sociale risente ancora dello sconvolgimento operato dai Khmer Rossi. Per questo occorre trasmettere nuovi valori per aiutare la società Khmer a rinascere, a ricostruire una trama di rapporti e relazioni nel rispetto dell’uomo. Il progetto prevede la preparazione di programmi radio, l’avvio di un notiziario mensile, la produzione di video-cassette e Cd musicali di canzoni della cultura Khmer, siti web in lingua Khmer ed inglese sulla storia della Chiesa. La prima fase del programma è dedicata alla formazione di giovani giornalisti e alla preparazione specifica di tecnici ed operatori. I programmi radio riguardano: l’educazione familiare, lotta all’Aids, salute.
In Brasile, invece, nello Stato del Paranà, il progetto presentato dal vescovo di Ponta de Pedras ha come obiettivo quello di “mutare la situazione socio-economica delle famiglie migliorando la vita degli abitanti poveri’. Nell’area ci sono grosse difficoltà orografiche e mediante le trasmissioni radio si desidera raggiungere le località più ‘enclave’ della regione per educare e formare la popolazione nei settori come l’organizzazione comunitaria; nei progetti generatori di reddito; nell’alfabetizzazione; nella sensibilizzazione alle campagne di vaccinazione e di prevenzione delle malattie.
In Camerun, nel 2003, sono stati avviati corsi di taglio e cucito, di falegnameria e agricoltura in zone svantaggiate. Alla fine di ogni corso ad ogni ragazzo e ragazza è stato fornito un kit professionale per iniziare l’attività in proprio. I Guiziga, la popolazione di questa zona, un tempo cacciatori, oggi sono agricoltori, ma coltivano con mezzi assolutamente primitivi, a mano. Con questo progetto si vuole sviluppare un’agricoltura più moderna e meccanizzata ed aprire ai giovani nuove prospettive. Questo dovrebbe servire anche a sviluppare nei giovani la coscienza e la volontà di migliorare la loro vita e il loro ambiente, sviluppando anche il senso di appartenenza al villaggio. Un centro per la cura dell’ulcera di Buruli, inoltre, è stato realizzato in Costa D’Avorio. Il Buruli è una malattia della pelle, simile alla lebbra, che richiede una cura dai 6 mesi ai 3 anni. E’ stato avviato un Centro per la cura di questa malattia dove si accolgono un centinaio di degenti, soprattutto bambini. In seguito alla guerra il Centro è stato bombardato e saccheggiato. Ci si è dovuti spostare in un centro più lontano dalla capitale e provvedere all’allacciamento della corrente elettrica, senza la quale il centro non potrebbe funzionare
L’Avvio di cooperative musicali con relativa formazione di musicisti, compositori e direttori nella Repubblica Democratica del Congo è l’obiettivo promosso e realizzato al fine di qualificare un certo numero di giovani con talento musicale, in vista di una loro occupazione futura. Si prevedono tre tappe: programmazione, selezione dei candidati (un centinaio) 3 loro formazione. Alla fine concorso per 10 migliori composizioni e premiazione dei migliori. Sempre nella Repubblica democratica del Congo è stata compiuta una vasta opera di sensibilizzazione sul tema dell’aids con incontri formativi e seminari interessando la popolazione, genitori, insegnanti, giovani e fanciulli.
Un capitolo a parte è poi quello degli aiuti umanitari a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali e guerre di ogni genere. La Presidenza della Cei, attraverso i fondi derivanti dall’Otto per mille e alla conseguente erogazione degli stessi alla quale ha provveduto il Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo, ha fornito un aiuto concreto a quanti, in diverse aree del mondo.
Tesoro, sarà per l’età che avanza, la scintilla interiore che perde colpi, la ghiandola pineale attuppata, la prostata in fase theta ed i neuroni che scaricano di vita ma… non ricordo di averti chiesto nulla. Ad ogni modo grazie delle informazioni pubblicate.
Se sei il Marco amico di don V. ti pregherei di salutarmelo.
Pax +
Vorrei segnalare un blog di recente attivazione ritenuto molto interessante per gli amanti del genere e non:
UN ESORCISTA RISPONDE
http://unesorcistarisponde.blogspot.com
Uno spazio di scussione curato e moderato da uno dei 2 gesuiti esorcisti della diocesi di Roma.
Da accapponare la pelle!
Sebastian, si sono il Marco amico di don Vincenzo, scusami ho fatto confusione con l’utente che scrivevanel mio blog, “pensierooscuro”.
^_^
Non è obbligatorio credere per un cattolico alla veridicità delle apparizioni di Lourdes. Analogamente, non è obbligatorio non credere a quelle di Medjugorie.
Par Giampiero,
E’ vero non è obbligatorio, ma allora il giudizo positivo o negativo della Chiesa a cosa serve?
Il riconoscimento ufficiale?
La questione di Medjugorie è in fase di studio, mentre quella di Lourdes no, già c’è stato il parere positivo della Chiesa.
Saluti affettuosi.
Marco
Per Sebastian,
ti sei documentato sul miracolo eucaristico di lanciano? cosa né pensi?
Beh si Marco, sono eventi eccezionali che darebbero credibilità alla presenza reale del Cristo nell’Eucarestia.
A me, e non solo, per esempio, dopo aver ricevuto l’Eucarestia nelle due specie, è successo di sentire nella lingua, dove poggiava il vino trasformato in sangue di Cristo, una sorta di formicolio misto a leggero calore.
Dovrebbero essere piccoli segni tangibili che indicherebbero ciò che la Chiesa afferma in merito all’Eucarestia ed al quale crediamo, e cioè la presenza vera del Corpo e del sangue di Cristo in Essa.
Ad ogni modo bisogna sempre orientarsi verso la Fonte e considerare questi segni, quando la Chiesa li ritiene di origine divina, eventi straordinari soprannaturali intesi come manifestazione della potenza e misericordia di Dio.
L’attaccamento, l’eccessiva attenzione e la ricerca spasmodica di essi distoglie l’attenzione da ciò che conta veramente. Sempre e comunque, la Fonte.
@ Marco.
Ciao, non ci sentivamo da un po’.
In parte hai già risposto. Pur non essendo, nessuna delle due presunte apparizioni, verità vincolanti per la fede il loro “status” non è identico, effettivamente. Tu sai, però, che esistono vari livelli di autorevolezza del magistero, che su Medjugorie non si è ancora espresso al suo grado più alto. Il pontefice o un concilio potrebbe sempre pronunciarsi “in negativo”, com’è successo tante volte in passato, per tante eresie. In altre parole, se è impensabile che un pontefice vincolasse la fede cattolica a credere alla veridicità, poniamo, di Lourdes, non lo sarebbe (anche se è improbabile che accada) una scomunica per chi si recasse in pellegrinaggio a Medjugorie. Ma, ripeto, non la ritengo una eventualità plausibile.
Riguardo a Medjugorie esistono pronunciamenti pro e contro a gradi meno elevati. E’ già successo in passato, basti pensare a P. Pio di Pietralcina, sul quale, se non sbaglio, lo stesso Giovanni XXIII aveva un’opinione personale negativa. Ciò significa solo, a mio avviso, che la devozione che ha per epicentro i fatti e i cosiddetti veggenti legati a Medjugorie impegna solo un problema di opportunità pastorale ed è una questione che si può ancora considerare campo di libera discussione e opinione teologica, proprio come stiamo facendo noi.
Personalmente ho visto a Medjugorie un segno importante a favore dell’autenticità: una marea di confessioni sacramentali e di conversioni. Ho raccolto anche dei segnali in contrario. Ho parlato con alcuni parroci delle comunità limitrofe e le loro perplessità ruotavano attorno (parlo degli anni ‘80) al fatto che Medjugorie non aveva apportato nessun rinnovamento della vita cristiana dei fedeli che da sempre vivono lì.
Marco, ho trovato questa recente intervista che forse può essere di tuo interesse in virtù di ciò che hai chiesto.
Padre René Laurentin fa marcia indietro: “Mai espresso giudizi positivi sull’autenticità delle apparizioni di Medjugorje”. E ‘bacchetta’ chi chiede la proclamazione del dogma di Maria co-redentrice
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – Padre René Laurentin rappresenta, senza ombra di dubbio, una delle massime autorità in materia di mariologia, il ramo della teologia che studia la figura della Madonna e il suo ruolo nella storia della salvezza degli uomini e del mondo. Negli ultimi 40 anni, dopo essere stato perito al Concilio Vaticano II, il religioso francese si è occupato delle principali apparizioni mariane della storia. Un vero esperto, insomma, la cui intervista, concessa in esclusiva a ‘Petrus’, non mancherà di far discutere, a partire dal ruolo di co-redentrice della Vergine alle presunte apparizioni di Medjugorje, da cui Padre Laurentin prende sulle nostre colonne improvvisamente le distanze. Ma andiamo per gradi.
Padre Laurentin, nella Apocalisse di Giovanni, Maria prevale sul Dragone. Possiamo dire, dunque, che insieme alla Santissima Trinità, la Madonna è l’avvesaria più temuta da Satana?
“Il capitolo 12 dell’Apocalisse è effettivamente il punto teologico principale che oppone la Vergine e il Drago, ma la stessa Genesi (3,15) dice che la Donna, cioè Maria, insidierà con il proprio calcagno la testa del demonio. Poi che la Madonna sia l’avversaria più temuta da Satana insieme alla Trinità, è tutto confermato dagli esorcisti e dall’esperienza cristiana”.
A proposito, i più grandi esorcisti hanno potuto appurare come gli spiriti infernali vengano assaliti dal terrore quando sentono pronunciare il nome della Vergine e molti di essi sembrano addirittura portarLe rispetto chiamandola ‘la Signora’: possiamo sostenere che Ella abbia ricevuto una sorta di ‘mandato’ specifico da parte di Dio contro il male?
“Molto semplicemente, come accennavo prima, la Vergine è il nemico del diavolo. E lo è non per aver ricevuto un mandato specifico, ma già per la sua Immacolata Concezione. Come dire, la Madonna terrorizzava il Maligno prima ancora della sua venuta al mondo”.
Praticamente in tutte le apparizioni mariane, la Vergine esorta alla recita costante, quotidiana, del Santo Rosario, definendo questa pia pratica la arma più potente contro Satana. Da mariologo, Lei ritiene il Santo Rosario più una preghiera mariana o cristologica?
“Cristo e Maria non sono che una cosa sola: nessun dilemma! Non mi piace la parola ‘mariana’, che ha un sapore particolarista e avrebbe fatto ridere la Vergine Maria quando andava alla fontana”.
Maria è stata co-redentrice del mondo con il Figlio Gesù? Nella Chiesa se ne parla da tempo, ma non sembra ancora giunta l’ora della proclamazione di un dogma, malgrado ciò sia stato chiesto a più riprese e con insistenza da molti Vescovi e Cardinali (in particolare) dell’America Latina. Lei che ne pensa?
“Studio da 50 anni il ruolo di Maria nella Redenzione del mondo. È sin dall’inizio ho pensato quanto questa participazione sia stata unica. Tuttavia, il titolo di co-redentrice è ambiguo, spesso mal capito, e per giunta contraddittorio dal punto di vista teologico ed ecumenico. E’ per questo che personalmente sono contro la definizione di Maria co-redentrice e penso che coloro che firmano, senza capire cosa fanno, le petizioni per la definizione di un dogma ad hoc, farebbero meglio ad approfondire con serietà il ruolo di Maria nella Redenzione. Un ruolo importante, importantissimo, ma non pari a quello unico di Gesù”.
Nel ‘Salve Regina’, definiamo la Madonna ‘Avvocata Nostra’: che ruolo avrà la Vergine quando ci troveremo davanti al Tribunale di Dio? Il suo giudizio conterà per la salvezza delle nostre anime? Cioè, potrà intercedere presso Gesù per alleggerire il nostro Purgatorio?
“Maria è nostra madre: ama, sostiene e difende i suoi figli. Ciò si chiama intercessione, ma sarebbe sbagliato rappresentare la Madonna in maniera così ingenua, impegnata in un dialogo durante il quale prende la nostra difesa contro Dio o contro il Cristo, come immaginava la cattiva letteratura del XV e del XVII secolo. L’azione di Maria presso Dio è un cuore a cuore nell’identificazione d’amore alla quale è arrivata e ci attira. Dunque, non c’è bisogno che la Madonna ci difenda presso Dio perché Egli non è un giudice cattivo e, come dice lo stesso Gesù nel Vangelo (Giovanni 5,22), ‘il Padre non giudica nessuno”. Non dimentichiamo, poi, che la funzione Trinitaria di Dio è ancora più materna che paterna. Leggiamo Giovanni 1,18: il Figlio è nel seno del Padre”.
Ricorre il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes, ma ve ne sono altre riconosciute ufficialmente dalla Chiesa (vedi Fatima). Cosa ci vuole comunicare la Vergine?
“Intanto ricordiamo che solo 13 apparizioni di Maria sono state riconosciute ufficialmente, mentre una quattordicesima è stata ammessa in forma pastorale, anche se non canonica, dal vescovo di Saint Nicolas, in Argentina. Ciò premesso, per quel che riguarda i messaggi, sono differenti ma, al tempo stesso, univoci, in quanto rappresentano la semplice eco del Vangelo ed invitano alla preghiera, alla conversione, alla penitenza, al digiuno, alla lettura della Bibbia, con dele modalità diverse a seconda dei tempi e dell’attualità profetica di ogni singolo messaggio ma senza travalicare mai quella che è la Dottrina della Chiesa”.
Lei è un sostenitore delle apparizioni di Medjugorje, invece molti altri illustri mariologi sono scettici. A Suo avviso, la Chiesa quando si pronuncerà su queste manifestazioni? Anche perchè in Vaticano non sembrano convintissimi dell’autenticità delle apparizioni di Medjugorje…
“A Medjugorje, il vescovo è contro le apparizioni e il suo predecessore l’ha scelto proprio per questa ragione. Naturalmente, come è noto a tutti, la Santa Sede, in questi casi, fa sempre sua la posizione del vescovo locale. Tuttavia, il Cardinale Ratzinger aveva rifiutato il giudizio negativo di Monsignor Zanic (nel 1986), il primo vescovo trovatosi ad affrontare la questione delle apparizioni. Io non sono che un esperto e non ho nessun Magistero. E non mi permetto mai di dare un giudizio sulle apparizioni che studio. Esamino solo i fatti, le ragioni a favore e quelle contro. Le discerno, le spiego il più chiaramente possibile, ma non dò alcun giudizio. Se lo avessi fatto, ciò avrebbe aumentato ancora di più le mie difficoltà, che sono già grandi, dal momento che mi occupo piuttosto assiduamente di questo fenomeno controverso”.
Padre Laurentin, la Sua, ci consenta, sembra una marcia indietro: Lei ha scritto anche dei libri sostenendo la tesi dell’autenticità delle apparizioni di Medjugorje…
“Ribadisco il concetto di prima: non ho mai espresso giudizi sull’autenticità o meno delle apparizioni; i miei studi sono soltanto un piccolo contributo alla Chiesa e ai fedeli…”.
Restando a Medjugorje: in particolar modo in quel luogo, ma anche in altre parti del mondo, molti cattolici antepogono Maria a Cristo. Lo stesso fanno numerosi ecclesiastici, nelle cui Chiese fanno prevalere la presenza di immagini della Vergine a quelle del Crocifisso addirittura alle spalle del presbiterio. Non crede che la Madonna stessa non sia contenta di tutto ciò?
“Penso che il problema sia opposto a quello che pone lei: Maria viene più sottovalutata che apprezzata. Proviamo a pensare a tutti quei cattolici che non la apprezzano e riconoscono come Madre”.
Padre Laurenti, in conclusione: chi dev’essere Maria per noi e chi siamo noi per lei?
“Non vorrei ripetermi, ma Maria è nostra Madre e nostra Regina: ‘Più madre che regina’, diceva, per la verità, Santa Teresa di Lisieux. E di conseguenza, noi siamo ‘semplicemente’ i figli della migliore, la più Santa e più meravigliosa delle Madri”.
(da Petrus)
Per Sebastian,
La mia fede è fondata sulla Sacra Scrittura e sulla Santa Tradizione, sotto il Magistero della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Il fedele può accettare tutto ciò che è conforme all’insegnamento della fede cattolica, ma riguardo ad eventi straordinari bisogna usare prudenza.
Personalmente seguo sempre la posizione della Chiesa.
San Paolo scrisse:
Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. 7In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!
Per Marco.
Ottima scelta.
Segui sempre la posizione della Chiesa. E’ la strada maestra.
Non dimenticare però che Cristo stesso fu un evento straordinario. Nulla ci fu e C’E’ in Lui di ordinario.
Saluti per te e Don V.
Per Sebastian,
Padre Vincenzo ti manda la sua benedizione.
Sai c’era una signora che diceva di esser in contatto con la madonna, la vidi molto tempo fa vicino la sua parrocchia in stato di trance , crede di divenire una sorta di trasmittente.
Personalmente sono sempre sbalordito nel vedere certe cose, non mi fido mai.
@ Marco, Sebastian, Ricki e tutti i viaggiatori in Terra di Nessuno che siano interessati.
Ho pensato di farvi cosa gradita aprendo una “stanza” qui in TdN: “Scuola di Preghiera”, esclusivamente dedicata alla preghiera, alla spiritualità, alla vita interiore. Potrete trovarla qui (con una piccola sorpresa di benvenuto!)
http://terradinessuno.wordpress.com/scuola-di-preghiera/
Un abbraccio a tutti.
Giampiero.