Embrione umano: il dialogo possibile
Il dialogo tra laici e cattolici italiani sui temi cosiddetti eticamente sensibili ha ultimamente ripreso vigore. Se, dopo la polemica sul caso Welby, la vicenda dei DiCo, le prese di posizione di Benedetto XVI, intellettuali laici come Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky ed Eugenio Scalfari ritenevano ormai alla fine la stagione del dialogo, dopo il successo della moratoria sulla pena di morte le cose sembrano cambiate. In particolare da quando il direttore del quotidiano “Il Foglio”, Giuliano Ferrara, ha inaugurato una campagna per giungere ad una moratoria dell’interruzione della gravidanza. Obiettivo: dichiarare inesistente il diritto di aborto, contrastare certe prassi abortive eugenetiche che si vanno affermando in Paesi asiatici ed africani, giungere ad una definizione internazionale sull’intangibilità della vita umana dal concepimento al suo esito naturale.
Anche in passato intellettuali laici hanno affermato il dovere della difesa della vita umana fin dal concepimento rimanendo su un piano squisitamente razionale. Sarebbe sufficiente citare Ippocrate, nel cui giuramento il medico dell’Antica Grecia si impegnava a non procurare aborto. Ma per rimanere a noi più vicini nel tempo e nello spazio possiamo indicare i nomi di Pier Paolo Pasolini e Norberto Bobbio. Pasolini ritiene l’aborto moralmente inaccettabile in nome di un sentimento della sacralità della vita che informa di profonda umanità le nostre tradizioni popolari. Diversamente, per Bobbio (che è tuttora considerato da molti la massima autorità, anche morale, del pensiero laico, non solo italiano, del novecento) i diritti umani, in primo luogo alla vita, non hanno bisogno d’essere fondati ma d’essere difesi. L’affermazione del diritto alla vita stabilisce, tra il no alla pena capitale e quello all’aborto, un legame di stretta coerenza razionale. La difesa del diritto alla vita dell’embrione era per Bobbio «un onore da non lasciare ai soli cattolici». Penso che con questa frase egli intendesse dire che, com’è storicamente accaduto per ogni diritto umano, anche il diritto alla vita dell’embrione umano, che oggi può apparire incerto e controverso, domani risulterà evidente e indiscutibile. Alcuni commentatori hanno addirittura voluto vedere in alcune dichiarazione di Benedetto XVI un’adesione alla proposta di moratoria di Giuliano Ferrara. Questi ha giustamente precisato che è stato piuttosto lui ad approdare alle stesse conclusioni del Pontefice. La vera novità, infatti, nell’impegno di taluni intellettuali laici, come Ferrara, sul fronte della difesa del diritto alla vita dell’embrione consiste nel fatto che oggi si pone il problema sugli stessi punti di partenza in cui tradizionalmente si colloca l’antropologia cristiana: la questione dello statuto personalistico dell’embrione umano.
I principi etici cui, in materia di aborto, si richiama l’attuale magistero della Chiesa cattolica sono:
-La persona umana trattata sempre come fine e mai come mezzo
-Intrinseca malvagità della soppressione della vita umana innocente.
Lo stato della questione sull’aborto, si trova attualmente definita, in campo cattolico, dalla enciclica Casti Connubii di Pio XI (1930), ripresa e ribadita dal concilio nella Gaudium et Spes (1965) nell’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI e in numerosi altri pronunciamenti del magistero ordinario di Giovanni Paolo II. Con Pio XII, la posizione della Chiesa è stata precisata, con l’applicazione ad alcuni casi del teorema del duplice effetto (es.: caso dell’isterectomia in stato di gravidanza; e dell’asportazione della tuba in gravidanza ectopica).
Si sente dire talvolta che la valutazione della Chiesa sia radicalmente mutata nel tempo. Si tratta di un’opinione errata, che confonde due distinte questioni: la valutazione morale dell’aborto procurato e la questione ontologica degli inizi della vita umana nell’embrione. L’illiceità dell’interruzione volontaria della gravidanza, in realtà, ha sempre avuto un alto grado di certezza nel corso della storia della Chiesa, nonostante il fatto che la S. Scrittura non presenti alcuna norma di diritto divino positivo nella specifica materia. Nella Chiesa primitiva l’aborto, come l’infanticidio, rientravano sotto la proibizione di uccidere contemplata nel Decalogo (cfr. Didaché; Lettera di Barnaba; Minucio Felice; Tertulliano). Le argomentazioni fondavano la norma sul comando dell’amore del prossimo e sull’atto creativo di Dio.
Nel Medio Evo la condanna dell’aborto viene mantenuta e codificata a partire dal Decreto di Graziano. Nella ricerca teologica, tuttavia, intervengono due novità: la riflessione sulla questione della cosiddetta “animazione” del feto e la riflessione sulle eccezioni al quinto comandamento (legittima difesa; condanna a morte; uccisione in guerra). Quest’ultima perviene alla conclusione che non sempre in tali casi, l’uccisione è peccato, anche se non tutte le vittime di queste eccezioni sono colpevoli. Per ciò che riguarda la questione dell’animazione del feto, che, secondo la teoria aristotelica accettata da S. Tommaso, avverrebbe a 40 giorni dal concepimento per i maschi e a 80 per le femmine, diremo che essa non apportò nessuna novità per ciò che riguarda il giudizio etico sull’aborto, quanto piuttosto sulla valutazione della gravità: Tommaso pensa che prima dell’animazione non possa trattarsi di vero omicidio. La sua posizione fu accettata dal papa Gregorio IX, che la codificò canonicamente. La questione dell’animazione differita condusse alcuni teologi a sostenere la liceità dell’aborto, entro i 40 giorni, limitatamente ad alcune circostanze (per salvare la vita della madre, nel caso di minacce di morte, ad es., se si fosse scoperta la gravidanza, ma non semplicemente per sfuggire al ludibrio). Così ad es. Sanchez e S. Alfonso de’ Liguori. Ancora il Catechismo romano (1566) lascia aperta la discussione su questo punto.
Con Sisto V (1585-1590) si ha una svolta. La legge canonica pone sotto pena qualsiasi abortus provocatus. Gregorio XIV ritrattò questa condanna limitandola all’aborto dopo il terzo mese di gravidanza e mitigando le pene, ma Innocenzo XI ripristinò la decisione di Sisto V (1679), che entrò nel codice del 1917. Intanto si fa strada il superamento della teoria dell’infusione differita dal concepimento (Th. Fienus; P. Zacchia XVII sec.). Le scoperte biologiche del XIX e XX sec. hanno quasi universalmente imposto la teoria dell’infusione immediata.
La teoria dell’animazione differita, anche se occasionalmente ripresa da teologi del secolo scorso, come K. Rahner) non ha fornito alcun decisivo apporto riguardo al giudizio morale sull’aborto, ma solo a mitigare il giudizio sulla gravità dell’atto (non equiparato all’omicidio). La teoria dell’animazione differita, infatti, non sembra in grado di replicare adeguatamente alle due principali difficoltà sollevate contro di essa: l’antropologia rudimentale, dal punto di vista biologico, che le fa da sostrato e la conseguente impossibilità, in ogni caso, di determinare con oggettiva esattezza il momento dell’animazione.
Ma anche sullo sfondo di un riconoscimento di principio del diritto alla vita sin dal concepimento non sarà sbarrata la strada verso un più articolato giudizio sull’atto; per esempio, verso il possibile riconoscimento della liceità di alcune indicazioni mediche dell’interruzione di gravidanza.
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L'arcivescovo, il gioco del golf e le lavandaie del Vaticano
Il grande inganno
[...] sconosciuto: [...]
[...] Here’s another interesting post I read today by giampierotrere [...]
Caro GP.non c’era argomento più idoneo da legare alla bellissima immagine della GLICOFILUSA,ossia della Vergine della TENEREZZA,riconosciuta dal contatto fisico tra la guancia del Figlio e quello della Madre.Credo che ogni donna che abbia la GRAZIA di diventare MADRE dovrebbe poter riflettere su ciò:ossia sul suo grembo come luogo della TENEREZZA nei confronti della nuova vita.Luogo della vita e non della TOMBA come, spesso, purtroppo avviene.Uno slogan femminista di tanti anni fa così recitava:”l’utero è mio e me lo gestisco io”.Al punto tale da potersi assumere la pesantissima decisione di sopprimere una nuova vita?Molte donne sconoscono una legge dello stato italiano(e non di quello vaticano) che consente loro di poter partorire in un ospedale pubblico e non riconoscere il neo-nato.Cosicchè scatta la procedura per l’adozione.E’ sempre un dramma,ma almeno salva una vita umana o dai bisturi impietosi dell’abozionista(la donna viene anestetizzata e non si rende conto di nulla) o dai cassonetti dell’immondizia.Dunque ben venga una seria riflessione su questa pena di morte “legalizzata” dalla legge positiva ma non dalla coscienza di qualsiasi donna.Molte donne che hanno abortito portano,con loro a vita,il rimorso tremendo di averlo fatto,spesso per disinformazione e ignoranza.Inoltre credo che un’altra cosa su cui discutere è il fatto che la 194 lasci alla sola libera decisione della donna la facoltà se portare avanti o meno la gravidanza.Se i figli si fanno in due,eventualmente,bisognerebbe decidere in due.Eppure le cose non stanno così.Al di la delle disquisizioni tecnico-giuridiche,va recuperato il valore assoluto della vita umana,dal concepimento alla morte e il ruolo della donna,credente o meno,come GLICOFILUSA.
A natale fra un panettone e l’altro si è parlato anche di aborto in famiglia…e i risultati non è che fossero incoraggianti se solo io ero contro l’aborto… cattolicissimi ma realisti a sentir parlar loro. E tu “figghiu mio ancora si nicu” oppure ” una volta ero battagliera come te, ma ora che sono madre, e capisco cosa vuol dire figli, non potrei portare avanti una gravidanza con bimbo gravemente ammalato” ne un’altro ancora! Insomma, in linea di principio forse ero riuscito a chiarire, ma nel pratico mi lasciavano perdere come Paolo all’aeropago… che frustrazione! Alla fine riusci a far rintronare qualcuno dicendo: Guardate io non so se mi capitasse cosa farei coniderando tutto quello che significa, forsanche acoonsentirei all’aborto di mia moglie o della mia ragazza, ma se lo facessi, lo farei nella piena coscienza di commettere un omicidio.
Cmq bell’articolo, complimenti Giampiero! Per quanto riguarda invece ciò che accadde in italia e come si sia convinta l’italia ad accettare la legalizzazione dell’aborto è interessante questo articolo di Antonio Socci http://vapensiero.wordpress.com/2008/01/06/con-quale-%e2%80%9cballa%e2%80%9d-propagandistica-si-ottenne-la-legalizzazione-dell%e2%80%99aborto-in-italia/
… e qui abbiamo come si difende Giuliano Ferrara che finalmente comincia a farmi simpatia da quello str… di Riccardo Marenghi che cerca di ridicolizzarlo strano a dirsi con la verità cercando di far dire a Ferrara che le donne che abortiscono sono delle assassine ( facendolo così definire un insensibile da parte dell’opinione pubblica ormai buonista) ma si difende Ferrara che da buon politico (anche se giornalista) è “astuto come un serpente”! Ma forse sono ingeneroso io: mi sono appena accorto che il titolo non è fazioso: “Non giudico le donne: io processo l’omicidio”. Ad ogni modo l’accusa contro Ferrara è mossa ed è psicologicamente forte: Ferrara vuole “additare”, “accusare” e “condannare” le donne che abortiscono.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200801articoli/29058girata.asp
L’aborto è un’ulcera universale fin dai tempi più remoti. Solo nel Novecento si è diffusa la teoria che lo Stato debba garantire alle donne di decidere da sole se interrompere la propria gravidanza. Uno degli ultimi Paesi europei a considerarlo un reato è stato l’Italia, fino al 1975 era considerata un’illegalità. In realtà, come tutti ben sappiamo, le donne italiane abortivano ugualmente rivolgendosi clandestinamente alle “famose” mammane, che con mezzi rudimentali e metodiche approssimative aggiustavano la questione in cambio di un generoso compenso, spesso a caro prezzo, la vita stessa della donna.
La legge 194/1978 - Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza – indubbiamente è riuscita in gran parte a eliminare la piaga degli aborti clandestini. Le interruzioni di gravidanza si sono ridotte del 44 per cento, è stata debellata quasi totalmente la piaga degli aborti clandestini (20/25 mila l’anno e limitati, prevalentemente, all’Italia insulare e meridionale) e difesa la salute e la dignità di tante donne. Non si può però, neanche smentire il fatto che oggi si ricorra spesso all’aborto come sistema di controllo a posteriori delle nascite, e lo dimostra il fatto che purtroppo aumentano le interruzioni di gravidanza tra le donne giovanissime. Ciò dimostra che in Italia manca una seria politica di informazione sulla contraccezione.
A mio parere è auspicabile una discussione seria e responsabile davvero laica, che tenga a rafforzare gli aspetti di prevenzione, perché l’aborto non può essere un diritto assoluto ma un dramma da contrastare e da prevenire. Una rigida posizione di chiusura da parte dei movimenti antiabortisti cattolici, dimentichi della piaga degli aborti clandestini lo ritengo un segno di debolezza.
Trovo il dibattito sull´aborto aperto inaspettatamente dall’improvvisato paladino Giuliano Ferrara, l’ateo devoto, che vorrebbe equiparare l’interruzione di gravidanza alla pena di morte, la cosiddetta moratoria, un possibile strumento propagandistico ed un’operazione mediatica con chissà quali obbiettivi. Non credo che la dottrina della Chiesa abbia bisogno del suo “provvidenziale” intervento, lo riterrei un declino da non sottovalutare sul quale il popolo di Dio non dovrebbe farsi relegare ad un ruolo di platea passiva e consenziente.
Pax +
Quando un uomo afferma qualcosa lo fa in vece del “laicismo”, dell’”ateismo”, o della propria religione? Se il papa domani ammattisse e dicesse si all’aborto perchè per Tommaso entro i quaranta giorni lo ammetteva io dovrei, in quanto credente seguirlo a ruota? Giuliano Ferrara è un uomo e in quanto tale ha un pensiero, e una coscienza che noi crediamo informata da Dio stesso. Anch’egli è tempio dello Spirito. Ma per restare in argomentazione non religiosa, ha un Pensiero che gli è lecito difendere e che il papa gli si accodi parlando anch’egli di moratoria non mi fa assolutamente problema:perchè dovrebbe? Qui non si tratta della Chiesa e dello Stato! Qui si parla di persone, che nel loro esercizio della ragione, informata dalla fede o meno poco importa, lottano per affermare una verità che è al di sopra delle fedi, dei laicismi e anticlericalismi. Sicuramente è assurdo che come dice Ferrara mancano all’appello “un “cattolico adulto” come Prodi, una cattolica democratica come Bindi e una cattolica ex comunista come la Turco”… ma non perchè in quanto cattolici devono pensarla come il magistero, ma perchè in quanto convinti di qualcosa (Dio solo sa cosa) fanno la svizzera su temi che coinvolgono la coscienza di tutti: Qui non si parla di semplici manovre politiche o mediatiche qui si tratta dell’omicidio di milioni di persone, coll’aggravante che nè possono scappare nè possono protestare in alcun modo: gli ultimi in assoluto.
Caro Sebastian,
piacere, capisco la tua preoccupazione acchè il tema non diventi occasione di chiusura ideologica. Ma in questo caso la verità è sotto gli occhi di tutti: la chiusura ideologica non è da parte cattolica. Per quanto riguarda la tua affermazione riguardo ai motivi della 194 ti rimando all’articolo di Socci che ho linkato nel mio ultimo intervento;
ti linko anche cosa ne pensano gli italiani al riguardo http://www.lucacoscioni.it/node/6148
e ti chiedo che se anche fosse vero, e non lo è, che la 194 ha ridotto la mortalità femminile per aborto, e addirittura gli aborti stessi ( cosa impensabile), davvero credi che la legalizzazione di un crimine sia la via per risolvere la problematica che ci sta dietro? Come dire che per chi ruba e uccide perchè è povero ciò è lecito: lui vive un dramma per cui per lui è legale rubare e uccidere. Non sarebbe invece la via corretta, andare incontro al povero con politiche atte a risollevarlo dall’indigenza? e così per le donne non sarebbe meglio attuare politiche atte a informare, aiutare le donne che si trovano in difficoltà sociali, economiche, psicologiche…invece che legalizzare indiscriminatamente l’aborto?
saluti,
Riccardo
L’attuazione della legge 194 del 1978 viene costantemente monitorata. Il sistema di sorveglianza dell’andamento del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza è stato progettato e viene gestito dall’ISS, dal Ministero della Salute e dalle Regioni, in collaborazione con l’ISTAT.
Grazie a tale sistema è stato possibile predisporre le relazioni annuali che il Ministro della Salute presenta al Parlamento, come prescritto dalla legge. Il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza ha subito, dopo l’applicazione della 194, una riduzione, soprattutto se si scorporano dai dati le IVG effettuate da cittadine straniere (fenomeno sempre più emergente a partire dal 1995).
In particolare si calcola che dal 1982 in Italia il numero delle interruzioni di gravidanza è sceso del 45%. Tendenza confermata anche dal dato relativo allo scorso anno, in cui si e’ registrato un calo del 6,2%.
Credo che bisogni avere la forza di guardare in faccia la realtà. L’Italia è uno stato LAICO, l’equilibrio si dovrebbe trovare in una situazione in cui l’aborto è un diritto e nessuno abortisce, in quanto nessuno si trova in condizione di dover abortire perché tutti conoscono e usano i contraccettivi e perché tutti fanno figli solo quando li vogliono. Se l’educazione sessuale fosse fatta bene e se tutti avessero le informazioni e gli aiuti di cui hanno bisogno, la legge 194 sarebbe inutile perché nessuno avrebbe bisogno di ricorrervi.
Il pressing etico dei vertici della Cei di questi anni sembrerebbe finalizzato a dare la scossa ad un’Italia che di tanto in tanto è colpita da amnesia della sua storia e identità cristiana. Ma il troppo stroppia. I tempi cambiano.
Di Giuliano Ferrara non mi curo.
Pax +
il punto è questo l’aborto non può essere un diritto, altrimenti sarebbe un diritto uccidere anche dopo la nascita! Al massimo, nei casi in cui è in gioco la vita della madre si può intervenire sulla madre, nonostante questo comporti la morte del bimbo, come diceva Giampiero. Ma questo già non è aborto.
Secondo non è detto che i metodi contraccettivi siano infallibili, non è infrequente per esempio la rottura dei profilattici per cause meccaniche.
Terzo dire che gli interventi della Cei sono finalizzati a che? a non usare l’aborto ma il contraccettivo? credo che forse ti riferisci alla chiesa protestante non a quella cattolica allora!
Perdona l’ironia.
Ciao
figghiu mio ancora si nicu!
Siamo in uno Stato laico.
Basta.
Ti abbraccio…
Pax +
però che strano: Laico è una terminologia religiosa!
Comunque meglio essere “come uno di questi piccoli” che un omicida
ciao fratè
La parola laico viene dal greco λαϊκός, laikós - uno del popolo, dalla radice λαός, laós - popolo.
Il termine ebbe in origine un uso esclusivamente religioso: riferendosi ai fedeli di una religione, veniva usato (e, nel suo senso proprio, viene usato tuttora) per indicare colui che, pur professando un dato culto, non è appartenente alla gerarchia del suo clero. L’insieme dei fedeli laici è detto laicato.
Recentemente il termine laico sta passando ad assumere il significato di “non credente”, e quindi agnostico o ateo, benché quest’uso, non registrato dai dizionari. Attualmente è usato spesso per indicare una persona che si ispira ai valori del laicismo o che si ritiene propugnatrice della laicità dello stato; “laico” è usato in opposizione a clericale (questo ultimo termine ha un significato spregiativo).
Non sono abortista, pertanto non mi sento omicida.
Lascia che siano gli altri a considerarti “come uno di questi piccoli”; chi si loda si imbroda.
Un abbraccio…
Pax +
Guarda che non ero polemico: stavamo discutendo… anzi nell’ultimo post stavo scherzando sul fatto che mi avessi chiamato nicareddu come mi aveva chiamato mia cugina… ne ce l’avevo con te affermando che non spingerei mai la mia ragazza o mia moglie ad abortire e pertanto non sono un’omicida… era solo per rispondere…
Sebà rilassati dai!
ciao bello
ok… scusa allora! L’asetticità di un puro commento esclusivamente scritto può essere mal interpretato. Faccia a faccia è ovviamente un altra cosa. Non sarebbe sicuramente successo.
Ciao caro…
Pax +
Ma… cosa succede all’Estero?
6.11.2007 - Uruguay: il Senato approva la legalizzazione dell’aborto
Con 18 voci contro 13, il Senato ha approvato una specie di soluzione dei termini: la legge permette l’aborto entro le prime 12 settimane nel caso che la gravidanza minacci la salute della donna. La salute nella legge viene definita uno stato di benessere fisico, mentale e sociale a seconda della definizione dell’OMS.
5.11.2007 - Svizzera
Anche nel quarto anno dopo l’entrata in vigore della soluzione dei termini il numero delle interruzioni di gravidanza è rimasto stabile in Svizzera, secondo le statistiche pubblicate dall’Ufficio federale di statistica. Nel 2006, in Svizzera sono state notificate 10.500 interruzioni di gravidanza, pari a un tasso di 6,8 interruzioni di gravidanza per 1000 donne dai 15 ai 44 anni. Tra il 2005 e il 2006, il tasso è leggermente diminuito, passando da 7,0 a 6,8 interruzioni per 1000 donne dai 15 ai 44 anni. Rispetto ai Paesi vicini, in Svizzera il tasso è basso.
31.10.2007 - Inghilterra
La legge inglese sull’aborto (Abortion Act 1967) può celebrare il suo 40esimo anniversario - era una legge pioniere, oggi è antiquata. Secondo questa legge 2 medici devono approvare l’interruzione di gravidanza, legale soltanto per ragioni mediche (tenendo conto delle circostanze psicologiche e sociali della donna).Già da qualche tempo, i gruppi progressisti chiedono la liberalizzazione della legge e il suo adattamento alle legislazioni della maggioranza degli altri paesi europei. Ormai, nel corso della revisione della legislazione sulla procreazione medicalmente assistita e la ricerca sugli embrioni, si discute anche la revisione della legge sull’aborto. Gli antiabortisti domandano che il limite per gli aborti sia abbassato da 24 settimane attualmente a 22 o 20 settimane. Oggi, dopo ampie audizioni e consultazioni e sulla base delle conoscenze scientifiche più recenti, la Commissione Parlamentare per la Scienza e la Tecnologia si è pronunciata in favore del mantenere il limite di 24 settimane e della rinuncia al consenso di un secondo medico. Queste proposte vengono sostenute dall’Associazione dei medici inglesi. Inoltre, la Commissione propone di autorizzare le infermiere specialmente formate ad effettuare interruzioni precoci e, nel caso di un aborto farmacologico di permettere alle donne di prendere il secondo medicamento a casa loro invece di rimanere obbligatoriamente ospedalizzate.
6.9.2007 - Germania: il numero delle IVG diminuisce
Nel corso del primo semestre 2007, il numero delle interruzioni di gravidanza è diminuito del 4,1% rispetto all’anno precedente. La tendenza alla diminuzione prosegue dall’2001. In particolare si nota di nuovo una diminuzione al di sopra della media (-6%) per le ragazze di meno di 18 anni.
17 luglio 2007 - Portogallo
Il governo portoghese ha pubblicato le disposizioni d’applicazione della nuova legislazione sull’aborto. La legge adottata dal parlamento con una larga maggioranza, l’8 marzo, è entrata in vigore il 15 luglio. La nuova norma autorizza l’interruzione della gravidanza alla richiesta della donna, entro le prime 10 settimane dopo l’ultima mestruazione. La donna deve essere informata e consigliata da un medico e dopo un tempo di riflessione di 3 giorni l’intervento può farsi in ospedale o in una clinica privata autorizzata.
25 aprile 2007 - Liechtenstein: il parlamento respinge la legalizzazione dell’aborto
Il parlamento del Liechtenstein ha respinto la mozione della Lista libera (Freie Liste) che mirava a nominare una commissione incaricata di elaborare una legge per depenalizzare l’aborto. La proposta ha raccolto solo 8 voti (su 25 deputati). Il Liechtenstein (35′000 abitanti) è fra i pochi paesi in Europa che hanno ancora una legge restrittiva in materia. Sono stimate a 50 al minimo le donne che ogni anno vanno ad abortire nei paesi vicini. Contro due fra loro fu avviata la procedura penale nel 2006.
24 aprile 2007 - Mexico City
Il parlamento del Distretto federale della Città del Messico (8,7 milioni abitanti) ha approvato con una maggioranza al di là dei due terzi una legge che depenalizza l’aborto alla semplice richiesta della donna entro le prime 12 settimane della gravidanza. E ciò nonostante l’opposizione massiccia da parte della Chiesa cattolica. Il risultato è dovuto al lavoro perseverante di un’alleanza femminista ben organizzata e alla maggioranza di sinistra nel parlamento del Distretto. Gli oppositori hanno annunciato la loro intenzione di fare ricorso alla Corte suprema del paese.
13 aprile 2007 - Polonia
Fin dal 2005 gli estremisti antiabortisti nel parlamento polacco cercano di restringere ancora più la legge sull’aborto che già è molto restrittiva. In autunno 2006, hanno presentato la proposta di inserire nella Costituzione il diritto alla vita fin dal concepimento, proposta equivalente al divieto totale dell’aborto. I cattolici conservatori attualmente dispongono della maggioranza in parlamento. Però il 13 aprile la loro proposta anche in forma più moderata (protezione della dignità umana fin dal concepimento) non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi dei deputati presenti necessaria per una modifica della Costituzione. Mancavano 27 voti (269 sì, 121 no, 53 astensioni).
12.12.2008 - Ridurre IVG tra le donne immigrate
Un programma straordinario con l’obiettivo di ridurre il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza tra le donne immigrate. Sara questo uno dei primi progetti a cui lavorerà il nuovo Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP), inaugurato dal ministro della Salute Livia Turco alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ad annunciarlo e’ stato lo stesso ministro presentando il nuovo Centro. ”Proporrò - ha detto il ministro - che l’avvio di questo Istituto sia proprio con un programma straordinario indirizzato ai minori e alle donne immigrate e rom, per prevenire l’aborto e promuovere la maternità e la paternità responsabili”. Un programma straordinario, ha concluso il ministro, ”che farà leva sia sui servizi pubblici sia sui mediatori culturali, ma soprattutto attivando le comunità degli immigrati”. (dal Ministero della Salute)
Pax +
Caro Sebastian
Se c’è un dato sul quale tutti sono d’accordo è che l’embrione non è “un nulla”. Coerentemente, il diritto d’aborto non esiste in nessuna dichiarazione. Forse, impropriamente, si vuole indicare il diritto di autodeterminazione della persona, dal momento che l’embrione si è sempre trovato finora nella condizione di esistere solo nell’organismo di un altro cittadino (la madre, appunto) e di non avere una sua evidente autonomia individuale. Paradossalmente, i progressi della medicina e della genetica dimostrano indirettamente che l’embrione è un organismo autonomo, che può esistere e, in certe circostanze, di fatto esiste, fuori dell’organismo materno in un’esistenza perfettamente autonoma.
L’interruzione della gravidanza non può essere un diritto soprattutto perché da tutti, in primo luogo dalla madre, è vissuta come un fallimento e un trauma che si prolunga a volte per tutto il resto della vita della madre. Dal punto di vista psicologico un aborto lascia un “fantasma” del figlio che spesso induce la madre a vivere nel rimpianto e come orientata al passato.
Una maggiore informazione è senz’altro indispensabile, ma le statistiche dimostrano che la sola cultura contraccettiva non basta a scongiurare certi fenomeni come le gravidanze sempre più precoci, che in paesi avanzati, come l’Inghilterra, sono ormai una piaga sociale. Il punto è che la contraccezione, se non è vissuta in un contesto relazionale stabile di coppia, affettivamente compiuto, banalizza l’atto sessuale e deresponsabilizza le persone. Molte gravidanze sono l’effetto di questo stile di vita sessuale assai diffuso, di incontri fugaci e occasionali, di una sessualità vissuta in maniera estemporanea.
L’informazione dovrebbe riguardare dunque anche i servizi, la rete di protezione sociale della maternità. Molte donne non conoscono i loro diritti di madri e gli aiuti in loro favore.
Questa rete andrebbe certamente rafforzata e promossa. In questo senso si può chiedere di più nell’attuazione della 194, nelle resposabilità degli enti locali, previste da quella normativa. E’ impressionante l’impatto degli aspetti psicologici sulla diffusione di questa sensibilità sociale. Molte interruzioni della gravidanza si sono… interrotte grazie, pensa un po’, al fatto che con l’ecografia si può vedere che il feto è effettivamente, fisicamente, un nostro simile. Ma per l’embrione le cose stanno ancora diversamente. Perché un cultura della responsabilità sociale della maternità cresca occorre proprio non relegare le donne nella loro solitudine, sottolineando solo gli aspetti individuali dei loro diritti di madri. Occorre comprendere che si tratta anche di un problema politico e dunque occorre anche far crescere la considerazione sociale, morale, direi ontologica dello statuto dell’embrione umano, di “cosa” l’embrione umano veramente sia.
Giampiero.
Carissimo Giampiero,
Il diritto all’autodeterminazione è il riconoscimento della capacità di scelta autonoma ed indipendente dell’individuo. Il movimento delle donne lo foggiò per indicare il diritto di poter scegliere rispetto alle questioni della sessualità e della riproduzione. L’espressione si traduce nel riconoscimento della capacità di scelta autonoma ed indipendente.
Le possibili complicanze psicologiche sulle donne coinvolte all’IVG sono estremamente variabili in parte più o meno consistente dall’educazione ricevuta e dalle pressioni sociali cui le persone sono soggette, oltre che dalle caratteristiche specifiche della personalità, della condizione sociale e dello stato psicologico delle donne coinvolte. Le conseguenze psicologiche sono presenti sia in casi di IVG, in casi di gravidanza imposta per IVG negata, quanto in casi di aborto spontaneo di un figlio desiderato. Questi eventi, ben noti a chiunque abbia avuto modo di averci a che fare (operatori sociali, sanitari), incoraggia tanto il fronte degli antiabortisti quanto quello dei sostenitori della legittimità dell’IVG ad impegnarsi per ridurre al minimo possibile il numero delle IVG effettuate, considerandole come un avvenimento che inevitabilmente è traumatico sia fisicamente che psicologicamente, per chi lo subisce.
Sono d’accordo con te quando dici che la sola cultura contraccettiva non basta a scongiurare gravidanze precoci, è ovvio che l’EDUCAZIONE SESSUALE non deve essere esclusivamente educazione alla contraccezione. Aggiungerei, come recentemente ha anche affermato il Vescovo di Hong Kong, Cardinale Joseph Zen Ze-kiun, che sarebbe opportuno che siano le famiglie come prime educatrici a promuovere ai bambini il tema della sessualità. Il Cardinal Zen ha ribadito che i genitori sono i primi e i principali educatori dei loro figli nella sfera della sessualità, spiegando che i genitori hanno un diritto e una responsabilità innati di comunicare una visione sana e positiva del sesso, per il bene della comunità. “Le scuole e le altre strutture sociali dovrebbero rafforzare le responsabilità e le capacità dell’educazione sessuale da parte dei genitori, e non sostituirle”, ha scritto in una lettera pastorale in occasione del Natale.
Il discorso embrione umano capirai che è un gran casino! Personalmente non credo che se ne verrà a capo facilmente pur essendo d’accordo con te che non è “un nulla”. Oremus pro Pontifice nostro Benedicto Dominus conservet eum et vivificet eum et beatum faciat eum in terra et non tradat eum in animam inimicorum eius.
Pax +
La “solitudine” della donna in maternità rientra tra le cause che favoriscono l’interruzione di gravidanza come fenomeno di massa. In paesi come gli Stati Uniti, ciò è in parte dovuto anche all’impostazione individualistica della problematica dei diritti inerenti l’interruzione di gravidanza. E’ noto che i diritti possono essere classificati come negativi (assoluti) o positivi. A tutela dell’individuo, i primi pongono un limite all’azione dello Stato; i secondi impongono impegni allo Stato, il quale però ne stabilisce i limiti, ridimensionando in qualche modo le pretese individuali per armonizzarle con i pari diritti degli altri cittadini. Il diritto all’autodeterminazione e alla riservatezza della sfera riproduttiva è uno dei più classici diritti negativi. Negli USA la normativa sull’aborto è plasmata su questo modello. Anche se lo Stato non disconosce la rilevanza sociale della procreazione, lascia alla sfera privata tutta la materia, anche quella relativa all’intervento abortivo in sé e quella legata alla protezione della maternità. In Europa le normative sull’interruzione della gravidanza fanno una scelta meno netta, ma sono più propense a modellarsi sui diritti positivi e dunque prevedono una rete di protezione pubblica per la maternità, senza che questo significhi un’ingerenza nella sfera intima della persona (come avviene invece in paesi asiatici i cui ordinamenti prevedono norme di controllo demografico).
In ogni caso non c’è un “diritto d’aborto” riconosciuto, che io sappia, in nessuno Stato, per i motivi che ho già esposto. L’espressione è solo uno slogan di battaglia politica, ma non ha reale contenuto, poniamo giuridico o reali analogie con i diritti umani. Oltre tutto occorrerebbe chiarire di che diritto si tratterebbe, se positivo o negativo, ed un ordinamento che lo contemplasse darebbe comunque luogo a contraddizioni controproducenti per le stesse cittadine madri.
Per quanto riguarda le possibili complicanze psicologiche ci troviamo d’accordo, precisando tuttavia che la scelta di non interrompere la gravidanza non si traduce necessariamente in una gravidanza imposta; anzi, il più delle volte chi decide di non interrompere la gravidanza non rinuncia a nulla ma lo fa perché sceglie positivamente di avere il figlio.
Nessun paese al mondo, e nemmeno l’Ippf, la Federazione internazionale di pianificazione familiare, usa la parola “diritto” riferita all’aborto. La stessa 194 non afferma mai l`aborto come un diritto. Ma l’espressione deve essere comunque letta all’interno di una visione più generale visto che di fatto alla donna che vuole abortire si riconosce la piena libertà di farlo, se l’interruzione di gravidanza avviene entro un certo tempo.
La gravidanza imposta è gravidanza imposta ed è portata avanti non certo perché la donna sceglie positivamente di avere un figlio. Le atroci brutalità durante i conflitti nei Balcani e quelle consumate in Africa, ne sono la prova.
Adesso mi fermo… ho un pò di nausea! Non sarò incinto?
Ma poi… a me maschio, ma chi me lo fa fare impicciarmi di cose delle femmine!! Che si arrangino!! Quando vogliono lo sanno fare molto bene da sole!!
Pax +
Caro Sebà a me interessa perchè non vorrei mai trovarmi nella situazione in cui a mia moglie sia riconosciuto il diritto di uccidere mio figlio. In tutto questo guazzabuglio io non capisco perchè si prendano in considerazione solo le problematiche psicologiche della madre. E i padri? non hanno diritto a pretendere che il figlio non venga ammazzato? La 194 ne monitorizza l’impatto psicologico? E il bambino non ha il diritto a vivere come dopo la nascita, in quanto cittadino? ricordo che l’articolo 2 della costituzione italiana, unica in questo, riconosce i diritti inviolabili dell’uomo (non del cittadino), dunque anche se non ancora cittadino, il bambino non nato, in quanto uomo,ha il diritto alla vita riconosciuto dalla costituzione. Una legge sull’aborto è in se stessa anticostituzionale, oltre che moralmente inaccettabile. Un altro articolo, anche se più controverso, ha secondo me come giusta interpretazione la difesa, da parte della repubblica, del bambino dal concepimento alla gioventù. Questo è l’articolo 31( non c’entra niente J-Axe).
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
PROTEGGE LA MATERNITÀ, L’INFANZIA E LA GIOVENTÙ, FAVORENDO GLI ISTITUTI NECESSARI A TALE SCOPO.
per maternità il dizionario enciclopedico fabbri mi da diversi significati tra cui:
“periodo nella vita della donna-madre dall’inizio della gestazione, al puerperio e all’allevamento del neonato”
ma il testo della legge menzionando l’infanzia e la gioventù indica la maternità non solo come periodo della donna, ma anche del figlio. Per cui da un’interpretazione corretta del testo secondo me si può dimostrare che il diritto del nascituro è protetto dalla costituzione e nessuna legge abortista è valida.
Non essendo un giurista contemplo la possibilità che non sia corretta. Ma di certo so che il diritto alla vita del nascituro è superiore a qualsiasi non diritto ( perchè se non è un diritto non capisco come si possa dare il placet all’aborto), e sicuramente la serenità psicologica della madre è il male minore. Dopo un parto forzato i traumi della madre sono in potenza recuperabili. Dopo un aborto (forzato per il bambino) i traumi del bambino no!
ciao belli!
Ps sebastian non ti allarmare non l’ho con te…. (prevenire è meglio che curare… mentadent)
A proposito di padri, laici, che non vogliono perdere i propri bambini, mi avete fatto ricordare una canzone bellissima di tanti anni fa, l’ho scaricata, ve la linko
http://vapensieromusic.wordpress.com/2008/01/16/in-te-nek/
anche se non siete papà fa comunque pensare.
io ho firmato la moratoria per l’aborto proposta da Giuliano Ferrara
ricki, con tutto il rispetto… . è ovvio che non conosci le femmine. Trova la cavalla “giusta” (moglie) e vedrai che se vorrà abortire abortirà lo stesso fottendosene dei tuoi mega discorsi del menga!! Poi naturalmente si pentirà!
TESORO, non sono allarmato, e se pure TU ce l’avessi con me… il patologico è quello che cerco! E’ la mia passione!!
Tranquillo… no problem. Non farti troppi sensi di colpa.
Ti abbraccio…
Pax +
Guarda è proprio perchè conosco la cocciutaggine delle donne e la loro troppo spesso irrazionale sensibilità che mi preoccupa il fatto che i padri non abbiano neanche un diritto parziale di parola: di fatto se abortisse al primo mese il marito potrebbe anche non accorgersene! Il problema che pongo è lo stesso che qualche anno fa ha fatto sfilare a Roma, credo, decine di padri in mutande. Infatti in caso di separazione molto spesso i figli vengono affidati alla madre ( non sempre però) negando di fatto ai padri di poter educare propri figli, di essere presenti nei momenti più importanti della loro vita. Poi che spesso i padri sono menefreghisti è un altro discorso ma quelli la in mutande non si può certo dire che se ne fragavano. Insomma l’aborto lede il diritto del figlio, del padre e non in ultimo della società che soffre della mancanza di due milioni di bambini non nati!
Dicevano in un convegno della migrantes, meno male che sono arrivati gli stranieri altrimenti l’economia del paese sarebbe in ginocchio!
guarda di patologico per ora ho solo l’influenza.
se vedemu besughi!
ciao
x mario
hai fatto benissimo mario
Riporto il link della moratoria internazione contro la pena di aborto
http://www.fratelloembrione.it/petizione/
L’aborto è un omicidio!
per ritornare al dialogo laicisti-cattolici
riporto il Discorso mai pronunciato di Benedetto XVI alla “Sapienza”di Roma.
http://vapensiero.wordpress.com/2008/01/17/il-discorso-mai-pronunciato-di-benedetto-xvi-alla-sapienza-di-roma/
Ciao Rickinca84,
ho già inserito l’allocuzione del Santo Padre, nel mio piccolo blog http://mario70.wordpress.com/
Auguri per il tuo Blog Mario! Molto efficace la grafica, mi piace molto. Sicuramente buca il video più che quello di ricki e di Michele e di Tre Re. Devi ancora dargli un titolo mi pare… Cosa aspetti?
ricki sii generoso, se non con te stesso almeno con me ed esci dalla catena di montaggio. Stupiscimi. Dammi un’emozione che sia degna di essere vissuta… INSULTAMI!!!
Pax +
E perchè?
Sarai mica un masochista? ehehehehehe
CATENA DI MONTAGGIO???? KE VUOI DIRE BRUTTO BACAROZZO! ahahahahaha
cosi va bene?
ciao fratè
Ps io con le canne ho smesso da un pezzo, sai è meglio scoprire l’incanto del mondo reale che fantasticare un mondo incantato… ma che sono poeta! forte st’aspirina… ops l’ho scambiato con il barattolino che usa il mio amico per l’ ECSTASY!!!!!
almeno a lui non verrà mal di testa…. ndhehiho!
scherzo! il bello di me è che quando voglio divento fuso senza sostanze: sono stupefacente da me stesso hihihihi
già bella grafica mario, buon lavoro!
ciao
E che minkia ricki!!! Ci vogliono le palle per contribuire al governo del Regno di Dio!!
Ti abbraccio…
Pax +
Mario,
volevo ringraziarti anch’io per aver postato il discorso di Benedetto XVI. Complimenti anche per il blog.
Sebastian,
hai ragione, la grafica di TdN è brutta. Se sei d’accordo puoi registrarti in wordpress e dare un’occhiata ai temi che mettono a disposizione, occuparti tu della grafica, insomma. Che ne dici?
Giampi.
@Sebà
Ci vuole l’Amore per contribure al Regno di Dio.
Al massimo ti posso rimproverare…
Giampiero, non ho detto che la grafica di TdN è brutta, ho solo detto che quella del blog di mario buca di più. E’ diverso! L’invito ad occuparmi io della grafica di TdN non posso accettarlo… devo prima disintossicarmi dallo stress di gestione di un altro sito del quale mi sono liberato alla prima occasione.
A ricki
bhe… allora diciamo che ci vogliono… PALLE, CAPACITA’ DI AMARE E FANTASIA!! e poi ho detto contribuire al governo del regno di DIO. Leggi bene!! Il linguaggio ti fotte, ti trapassa e non te ne accorgi!! Applaudi all’ovvio!
Ciaux…
Pax +
grazie, il blog è un esperimento, una bacheca dove poter riportare frasi, discorsi, immagini e tutto quanto colpisce la mia anima.
a ricki
Ti ho strapazzato troppo? Scusa!
Pax +
Non mi hai strapazzato per niente perchè, se non lo sai, il governo del Regno di Dio, spetta solo a Dio. Per cui “PENSA bene, perchè quel che ti fotte è non capir di ciò che parli, ti passa accanto… e pigli fresche pe frasche! applaudi all’ovvio: ti sei fregato da solo per l’arroganza di credere che mi devi provocare. Se ti farebbe calmare posso far finta di arrabbiarmi: basta che mi dai la tua mail.
ciao
Mi aspettavo che rispondessi così sulla partecipazione al governo del Regno di Dio. Era ovvio. Mi basta che ci rifletti un pò… se è un concetto che possa calzare alla tua persona senza mandarti fuori di testa bene, se no è giusto che lo molli, avendo tutto il diritto di mandarmi a quel paese. Non mi offendo!
Non ho capito la storia dell’email. Vuoi la mia?
Buona giornata…
Pax +
ABORTO IN FRANCIA, LA FUGA DELLE DONNE
Dai medici sempre più no. E negli Usa è calo record dal 1976.
Sono fino a 5000 le donne che scelgono di andare in Spagna e in Olanda.
PARIGI - Un dramma accompagnato da una gimkana fra cliniche private, ospedali pubblici e ginecologi: abortire è difficile in Francia. In tutti i sensi. Malgrado la scarsa influenza sulla società della Chiesa cattolica, malgrado l´efficienza delle strutture ospedaliere, molte donne si vedono rifiutato il diritto all´interruzione della gravidanza e devono spesso andare all´estero. Una situazione critica, sottolineata da una campagna pubblicitaria lanciata ieri dai Centri per la pianificazione familiare: «Viviamo in una società giudeo-cristiana che trasmette una certa morale e colpevolizziamo sempre le donne che vogliono abortire: sono percepite come irresponsabili o in situazione disperata. L´aborto dovrebbe essere qualcosa di normale, banale».
Un punto di vista fin qui largamente condiviso e oggi discusso in un mondo che sta cambiando: negli Stati Uniti, il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza è sceso nel 2005 a un minimo storico, anche se in questo caso le ragioni sono diverse: l´arrivo della Ru-486, la pillola abortiva, ha profondamente modificato i comportamenti di medici e donne.
La situazione francese è diversa e per certi versi sconcertante. Non esiste un vero dibattito o una vera pressione per rimettere in discussione la legge Veil del 1974. C´è tuttavia un´incuria generalizzata, particolarmente sentita nella regione parigina, che accoglie il 18 per cento della popolazione, ma dove è praticato il 25 per cento degli aborti. Interrompere la gravidanza è spesso una corsa contro il tempo: molte cliniche private rifiutano per l´assenza di impegnativa del servizio sanitario nazionale, i tempi per gli interventi sono spesso superiori ai 15-20 giorni, un numero crescente di medici invoca la clausola di coscienza e i centri dedicati all´interruzione volontaria di gravidanza sono diminuiti. Un´inchiesta svolta tre anni fa, aveva dimostrato che il 47 per cento delle chiamate telefoniche per fissare un appuntamento in vista di un aborto si concludono con un rifiuto. Certo, molte donne decidono di abortire troppo a ridosso dei termini legali (dodici settimane di gravidanza), ma è altrettanto vero che nel 94 per cento delle strutture ospedaliere l´aborto è praticato in funzione degli orari lasciati liberi dalle altre attività. E secondo i centri di pianificazione familiare la richiesta di un´ecografia prima di intervenire allunga i tempi e crea forti pressioni psicologiche sulle donne. Il risultato è che molte finiscono per andare ad abortire in altri paesi. Sarebbero fra le 3 e le 5 mila, dirette soprattutto in Spagna e in Olanda, dove l´aborto è possibile senza limiti di tempo in caso di «rischio psicologico» per la madre. Il numero degli aborti Oltralpe resta stabile (215-220 mila all´anno), ma il suo tasso ogni mille donne (12,9) è relativamente alto in Europa. Diversa la situazione negli Stati Uniti, secondo uno studio rivelato dal Washington Post. Nel 2005 il numero degli aborti è sceso a 1,2 milioni, il livello più basso dal 1976. Le ragioni sono molteplici, comprese le difficoltà a trovare un servizio disposto a praticare l´interruzione di gravidanza, ma la diffusione della pillola abortiva avrebbe svolto un ruolo di primo piano: la Ru-486 sarebbe somministrata anche in quegli ospedali dove vengono invece rifiutati gli interventi chirurgici. (da La Repubblica del 18.01.2008 pag.19)
La mala sanità è un conto…
certo è che una “campagna pubblicitaria lanciata ieri dai Centri per la pianificazione familiare: «Viviamo in una società giudeo-cristiana che trasmette una certa morale e colpevolizziamo sempre le donne che vogliono abortire: sono percepite come irresponsabili o in situazione disperata. L´aborto dovrebbe essere qualcosa di normale, banale»”
è veramente abominevole. Definirla battaglia ideologica è poco. Sta diventando un pò come gli stadi: insultarsi a vicenda è più perchè l’altro è diverso, ha la maglia di un’altro colore, che non perchè ha fatto qualcosa di sbagliato.
La Ru-486 oltra ai problemi morali di un qualsiasi aborto, ha dei “problemi tecnici” di uccidere, in taluni casi, madre e figli… per questo molti stati non l’hanno accettata. Ma non importa: ogni occasione è buona per darci sotto contro la chiesa.
Se volessimo usare la loro stessa moneta, allora potremmo definirili antisemiti (morale giudeo-cristiana) e poi li si che so dolori!
ciao belli
@ seba
sarò rincretinito ma io non ho capito che volevi dire prima
io, scherzando, dicevo ke se ti far star bene essere insultato, ti posso scrivere tante parolacce via email.
ciao
Ecco un reportage con tanti articoli che denunciano le morti causate dalla RU486
http://www.stranau.it/reportages/RU486/ru_486.htm
22.04.2008
RELAZIONE SULL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA - 2006-2007
Il Ministro della Salute Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la Relazione annuale sull’attuazione della legge 194/1978, contenente “Norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza” che contiene i dati preliminari per l’anno 2007 e i dati definitivi per l’anno 2006.
I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234.801 casi).
Il tasso di abortività (numero delle IVG per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’IVG, nel 2007 è risultato pari a 9,1 per 1.000, con una diminuzione del 3,1 rispetto al 2006 (9,4 per 1.000) e del 47,1% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000).
Continua la diminuzione delle IVG tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all’anno 2006 evidenziano infatti 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982, anno in cui più numerose sono state le IVG. Viceversa, le IVG sono incrementate tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 (+4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).
In merito al fenomeno degli aborti clandestini, nella Relazione di quest’anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un’ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere. Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell’abortività legale e clandestina tra le donne italiane.
Rispetto all’aborto effettuato dopo i 90 giorni, la situazione è invariata. La percentuale di IVG dopo tale periodo è stata complessivamente nel 2006 del 2,9%. Di queste, il 2,2% è relativo alle IVG tra 13 e 20 settimane e lo 0,7% a quelle dopo 21 settimane.
Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all’obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all’anno 2003, in taluni casi all’anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia. L’obiezione è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Nel Sud l’aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l’obiezione per i ginecologi passa dal 44,1% all’ 83%.; per gli anestesisti dal 40,4% al 73,7%; per il personale non medico, dal 50% al 74%. In Sicilia, per i ginecologi dal 44,1% al 84,2%; per gli anestesisti dal 43,2% al 76,4%; per il personale non medico, dal 41,1% al 84,3%. Ma anche nel Nord, come ad esempio in Veneto, l’obiezione è superiore al dato nazionale: per i ginecologi, 79,1%; per gli anestesisti, 49,7%; per il personale non medico, 56,8%.
Nelle conclusioni alla sua relazione il Ministro della Salute Livia Turco sottolinea che: “la legge 194/78, con la legalizzazione dell’aborto, ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di IVG, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all’aborto, secondo gli auspici della legge” e che “la legge 194/78 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata”.
Il Ministro Livia Turco, ribadendo che “il dettato della legge affida alle istituzioni centrali e regionali il compito del governo del sistema” e quindi sottolineando che “la relazione al Parlamento non intende essere un atto formale, ma lo strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie di sanità pubblica, al fine di correggere e risolvere le criticità, pianificare gli interventi più adeguati di prevenzione, raccomandare le procedure più appropriate in termini di maggiore tutela della salute della donna e di maggiore efficienza, precisa che “come Ministro della Salute ho il compito di promuovere specifiche raccomandazioni alle Regioni su alcuni aspetti salienti”.
In particolare “si raccomanda di adottare specifici interventi di prevenzione rivolti alle donne straniere, attraverso la formazione degli operatori socio-sanitari finalizzata ad approcci interculturali per la tutela della salute sessuale e riproduttiva; di organizzare i servizi per favorire l’accesso e il loro utilizzo; di promuovere una diffusa e capillare informazione per la popolazione immigrata.”
“Si raccomanda altresì di promuovere il potenziamento dei consultori, quali servizi primari di prevenzione del fenomeno abortivo”.
”Si raccomanda inoltre di adottare misure idonee a ulteriormente ridurre la morbilità da IVG e per il miglioramento dell’appropriatezza degli interventi, anche attraverso l’aggiornamento del personale preposto, come previsto dall’art. 15 della legge 194/78”. “Si raccomanda ancora di monitorare l’adeguata offerta delle prestazioni, anche in relazione all’aumento del fenomeno dell’obiezione di coscienza da parte del personale dei servizi, al fine da una parte di garantire la libertà di obiezione –riconosciuta dall’articolo 9 della legge 194/1978- e dall’altra di garantire la continuità assistenziale. Infatti in alcune Regioni l’obiezione di coscienza ha raggiunto livelli tali da prefigurare un’oggettiva condizione di grave difficoltà per le donne nell’accesso ai servizi. In questo senso si ribadisce che sono le Regioni –in applicazione del medesimo articolo 9 della legge- che devono controllare e garantire l’attuazione della legge, anche attraverso la mobilità del personale”. “Si raccomanda anche l’adozione e il raggiungimento di standard uniformi su tutto il territorio nazionale in relazione all’appropriatezza e alla qualità nel percorso della diagnosi prenatale e in particolare nei casi di anomalie cromosomiche e malformazioni, al fine di garantire l’immediata e reale presa in carico dei bisogni della donna e della coppia, nel rispetto e in applicazione degli art. 6 e 7 della legge 194/78”. “Si raccomanda, infine, in merito all’applicazione degli articoli 2 e 5 della legge 194/1978, l’implementazione delle misure necessarie alla rimozione delle cause che potrebbero indurre la donna all’IVG, sostenendo le maternità difficili e la promozione dell’informazione sul diritto a partorire in anonimato, nonché su tutta la legislazione a tutela della maternità”.
In conclusione, il Ministro Livia Turco sottolinea che “assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi”. Il Ministro Turco, inoltre, “evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio”.
Pax +