Pensare la crisi ecologica
Smog sulla Valle del Po (foto NASA)
L’umanità consuma oggi una massa di risorse doppia rispetto alle capacità di autoriparazione del pianeta. E’ l’allarme lanciato recentemente dal WWF. Eppure non pare siano molti a prendere seriamente l’idea che a questo tema è legata la sopravvivenza stessa dell’umanità; se fosse vero il contrario credo che non si parlerebbe d’altro.
Occorre anzitutto sottolineare che la crisi dell’ecosistema rappresenta una sfida inedita nella storia della ragione. Se da una parte, infatti, la crisi dipende dall’attività umana, vale a dire da fattori che ricadono nella sfera della libertà, quella nella quale, secondo la celebre definizione aristotelica, rientra “ciò che dipende da noi”, tuttavia l’operatività coinvolta in tale crisi non è semplicemente quella propria del singolo individuo né quella che dipende da una mera somma di atti individuali. L’attività umana che determina la crisi dell’ecosistema si esprime negli stili di vita di moltitudini, è ispirata da scelte politiche, è sorretta ed alimentata da forze economiche
globali e finisce per strutturarsi culturalmente in quella che è stata definita un’epistemologia del dominio.
Non basta pertanto appellarsi ad una sorta di conversione ecologica da affidare alla buona volontà dei singoli cittadini ma neppure alla civiltà giuridica ed etica dell’occidente, che interroga invano la propria tradizione di fronte alla novità della questione, legata in un tutt’uno con le sue dimensioni ecosistemiche. Sarebbe possibile sostenere, oltre tutto, che le matrici stesse dell’occidente non siano affatto incolpevoli nella riduzione della natura a semplice oggetto di dominio e nell’aver imposto la mediazione della razionalità tecnologica come unica possibilità di rapportarsi sensatamente alla natura. Fino al paradosso che le strategie per rimediare ai danni ambientali prodotti dall’impatto delle tecnologie implicano un investimento ancora maggiore di tecnologia.
Quello che si vuole dire qui è che un approccio giuridico sopranazionale, come si sta tentando faticosamente di realizzare, è indispensabile ma non ancora sufficiente. Ciò che spesso sembra sfuggire persino a molti dei più sensibili intellettuali è appunto l’esistenza di un aspetto epistemologico della questione ecologica: esiste una responsabilità umana nei confronti della crisi dell’ecosistema legata al modo in cui acquisiamo conoscenze scientifiche sulla natura, in quanto tali conoscenze divengono il presupposto di un impatto sistematico della tecnologia su scala planetaria.
Vedi anche:
Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra
Pace e guerra come problema ecologico
Per approfondire:

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Alcuni gas presenti nell’ atmosfera generano l’ effetto serra, cioè intrappolano il calore irradiato dalla terra impedendone l’ uscita nello spazio esterno, come il vetro intrappola il calore in una serra.
Questo fenomeno, normalmente naturale e benefico (senza l’ effetto serra la terra sarebbe di almeno 15 gradi C più fredda), sta aumentando di importanza a causa dell’ aumento di concentrazione di questi gas (gas ad effetto serra, detti anche “gas-serra”) dovuto alle attività umane.
I principali gas ad effetto serra sono : biossido di carbonio( o anidride carbonica, CO2 ), metano, fluorocarburi , protossido di azoto (N2O); anche il vapor d’ acqua e l’ ozono troposferico contribuisce all’ effetto serra.
Se gli interessi economici prevaranno ancora sulla salute del pianeta, l’essere umano sarà vittima di se stesso.